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Filosofia della mente

Il concetto di filosofia

Il termine “filosofia”, nella tradizione greca classica, era riferito ad uno stile di vita fondato sulla ricerca della verità (philosophía in greco significa “amore della sapienza”); tale ricerca, andando oltre gli eventi osservati, aveva come obiettivo rivelarne l’origine allargandone, per quanto possibile, il campo di indagine, senza tener conto degli interessi pratici. Come attività intellettuale specifica, e come forma di sapere organizzata scientificamente, essa esiste solo nella tradizione europea che inizia con i greci.

Esistono elementi filosofici anche in altre culture, ma sono per lo più inseriti in insiemi dottrinali di origine religiosa e per questo, molto difficile da definirli in senso propriamente filosofico. Anche nella tradizione orientale, per esempio, il pensiero filosofico si è posto come espressione di saggezza pratica, ma nel contesto di insiemi dottrinali di carattere religioso. Prevale infatti nelle filosofie orientali l’idea del sapere come origine divina, che è rivelazione o dono, ed è per questa ragione impossibile da determinare come filosofico in senso proprio.

Anche se nel corso dei secoli il termine “filosofia” ha subito molteplici slittamenti di significato, rimangono comunque due costanti nelle definizioni che di volta in volta sono state date della filosofia: “la tensione all’universalità, ovvero il tentativo di strutturare una conoscenza sistematica che sia la più valida e la più estesa possibile, capace di indagare tutti gli aspetti dell’essere; e la prescrizione di una saggezza intesa come pratica di vita, ovvero l’indicazione di una condotta conforme ai risultati di tale indagine”.

Nella tradizione occidentale, l’analisi filosofica si è suddivisa in diverse discipline fondamentali:

  • La metafisica (rapporto tra essere e realtà);
  • L’epistemologia (riflessione sulla questione delle fonti, della loro validità e dei relativi limiti della conoscenza);
  • L’etica (studio delle norme che regolano l’agire morale e i fini della condotta umana);
  • L’estetica (indagine sul concetto del bello);
  • La logica (studio delle leggi del pensiero e del linguaggio);
  • La politica (analisi delle forme di vita sociale).

Il sapere, concepito come rivelazione o illuminazione, dunque strettamente connesso a una forma religiosa è oggetto privilegiato della teologia.

Le origini della filosofia

Nei secoli VII e VI a.C., si assiste ad un passaggio da un’economia rurale ad una artigianale e commerciale, che contribuì alla maturazione della nascita della filosofia nella Grecia classica e consentì, almeno ad una parte di popolazione, una certa agiatezza e l’opportunità di dedicarsi ad alcune attività non retribuite. Inoltre, a questo passaggio, hanno contribuito anche due tipi di fenomeni:

  • L’emergere all’interno della città-stato (pòlis) degli ordinamenti repubblicani che contribuirono a rafforzare nel cittadino la percezione di essere parte integrante dello Stato e del bene comune, e a spronarlo ad una partecipazione più attiva, richiedendo quindi una maggiore istruzione per elaborazioni teorico-concettuali. A queste esigenze risposero positivamente i primi filosofi della storia.
  • La creazione delle colonie greche, che avevano un regime di maggiore libertà e di maggior benessere economico, disponevano anche di una maggiore accoglienza culturale verso tradizioni e costumi molto diversi da quelli delle loro origini.

Queste condizioni permisero la nascita di una ricerca e di una critica di tipo razionale.

Dottrine, teorie e concetti

Dottrina -> insegnamento o apprendimento dei fondamenti di una determinata disciplina.

Teoria -> formulazione logicamente coerente di un insieme di definizioni, principi e leggi generali, inerenti una specifica disciplina, che consente di descrivere, interpretare, classificare e spiegare, a diversi livelli di analisi, aspetti della realtà naturale e sociale, e delle forme di attività umana.

Concetto -> si riferisce al pensiero, come concepito dalla mente, ad una idea, ad una nozione che ne esprime le caratteristiche essenziali e coerenti di una determinata realtà che prende forma collegando assieme i diversi aspetti di uno specificato oggetto che alla mente interessa aver presenti nel suo complesso.

Agnosticismo e ascetismo

Agnosticismo è un atteggiamento filosofico secondo cui l'esistenza di Dio e di altri principi metafisici o entità spirituali, ad esempio l'anima, non è dimostrabile con certezza e quindi non può essere oggetto di conoscenza. Il termine indica una posizione che si differenzia tanto dal teismo (che afferma l'esistenza di queste entità) quanto dall'ateismo (che la nega). Benché venga abitualmente ritenuto una forma di scetticismo, che nega l'esistenza di un criterio oggettivo per distinguere il vero dal falso relativamente a qualunque affermazione, l'agnosticismo abbraccia un ambito dottrinale più limitato, in quanto nega soltanto la validità della metafisica e di alcune affermazioni della teologia.

Ascetismo è la pratica di sacrificio e di rinuncia ai piaceri mondani per raggiungere un grado superiore di spiritualità, di intellettualità, o di consapevolezza di sé. Per i filosofi cinici e stoici, l’ascesi e l’esercizio di astinenza era considerato necessario a chiunque volesse raggiungere il controllo dei pensieri e delle passioni. L’aspetto etico dell’ascesi è anche presente nel cristianesimo, in una prospettiva rivolta al trascendente: l’ascesi conduce all’unione con Dio nella contemplazione mistica, attraverso il superamento degli ostacoli mondani. Rientrano nell’ascesi, in quanto pratica di conversione, la meditazione, la preghiera, l’esercizio della virtù, ma anche rigorose forme di mortificazione fisica, come astinenza dal cibo, dalle bevande o dall'attività sessuale, come avviene nel digiuno o nel celibato, e talvolta anche resistenza al caldo o al freddo estremo o l'autopunizione, come avviene nel sufismo o tra i flagellanti.

Nella storia della spiritualità cristiana non sono mancate deviazioni della pratica ascetica, spinte fino all’eresia, ma l’ascesi è sempre stata considerata come un mezzo fondamentale di formazione, purificazione ed espiazione. Le sue forme più elevate erano, oltre al monachesimo, il martirio e la verginità. Un significato non religioso dell’ascesi, viene attribuito nell'Ottocento, dal filosofo Arthur Schopenhauer, che vide in essa “l'orrore dell'uomo per la volontà di vivere e l'essenza di un mondo riconosciuto pieno di dolore”.

Ateismo e bene e male

Ateismo è la dottrina che nega l’esistenza di Dio, sostiene la possibilità di elaborare prove certe e ben fondate sulla sua inesistenza. L’ateismo si differenzia dall’agnosticismo poiché si limita ad affermare l’impossibilità di ottenere una conoscenza certa delle entità metafisiche.

Bene e male in filosofia rappresenta la dicotomia che appartiene soprattutto all’ambito dell’etica, che la intende come opposizione fra ciò che gli attribuisce un valore morale, ciò che viene desiderato e bramato dall’essere umano, e ciò che è considerato moralmente cattivo oppure sbagliato, che può provocare danno, dolore o sofferenza. Oltre che nell’etica, la dicotomia bene/male si riflette anche nella metafisica e nella teologia.

Cognitivismo e comportamentismo

Cognitivismo è una corrente della psicologia che studia come l’essere umano possa acquisire informazioni e conoscenze sul mondo che ci circonda e come ci si deve comportare nell’ambiente a partire dalle conoscenze che vengono acquisite. L’obiettivo principale di questa impostazione teorica è quello di svelare i processi che intervengono nella formazione delle conoscenze individuali. La teoria cognitiva pone al centro del suo studio il soggetto attivo che opera nel mondo e che sviluppa le proprie capacità mentali; il cognitivismo infatti, valuta la mente umana come un elaboratore di informazioni provenienti dall’ambiente. Quindi, l’elemento principale dello studio del cognitivismo è la mente.

Comportamentismo è una scuola di psicologia che privilegia l'uso della ricerca sperimentale per studiare il comportamento (risposta) in relazione all'ambiente (stimolo). Il comportamentismo si sviluppò nei primi anni del XX secolo grazie allo psicologo americano Watson. Egli non negava l'esistenza dei sentimenti, sosteneva tuttavia che essi non potessero essere oggetto di studio, in quanto non osservabili direttamente; influenzato dagli studi di Ivan Pavlov sul condizionamento animale, formulò una teoria, definita “dello stimolo e della risposta”, in cui prese in considerazione tutti i comportamenti complessi dell'essere umano che potevano essere osservati e misurati. Il comportamentismo fu ulteriormente sviluppato, anche a livello internazionale, grazie a ricercatori come Tolman, Hull e Skinner, i quali formularono nuove teorie sull'apprendimento. Skinner sottolineò l'importanza degli stimoli ambientali in grado di generare un particolare tipo di apprendimento, denominato 'condizionamento operante', in cui agisce il meccanismo psicologico da lui definito rinforzo.

Costruttivismo e empirismo

Costruttivismo è una corrente filosofica nata nell'ambito degli studi epistemologici condotti negli ultimi decenni del XX secolo e ha tra i maggiori esponenti Nelson Goodman. L'idea guida del costruttivismo è che la realtà sia 'costruita' dal nostro modo di conoscerla. In altre parole, ciò che noi conosciamo attraverso la ricerca scientifica non corrisponde a una realtà oggettiva ma è il prodotto di un'invenzione, di cui l'inventore è inconsapevole. Viene dunque rifiutata l'idea che una teoria o una convinzione o una descrizione possa essere più vera di altre in quanto più rispondente a una realtà oggettiva. Generalizzando, il costruttivismo ritiene che ciò che noi chiamiamo realtà sia semplicemente il risultato di un'interazione tra soggetto e oggetto.

Empirismo in filosofia è un orientamento di pensiero che riporta la conoscenza all’esperienza dei sensi, negandone però l’esistenza di idee innate o di un pensiero a priori. Si possono delineare alcuni tratti generali condivisi dalle diverse dottrine empiriste:

  • L’attenzione per i dati sperimentali proprio per la loro concretezza, così come si presentano nella percezione;
  • Il privilegiare, sul piano metodologico, l’induzione rispetto al procedimento deduttivo;
  • L’atteggiamento nominalistico, il quale esclude che i concetti universali siano qualcosa di più che semplici nomi o rappresentazioni mentali che stanno in luogo di realtà singolari;
  • La concezione che il soggetto conoscente è passivo e recettivo nei confronti degli oggetti;
  • L’istanza antimetafisica, e cioè il rifiuto di presunte conoscenze della sostanza delle cose, e la propensione ad attribuire al sapere umano un carattere sperimentale, sempre perfettibile e mai definitivo.

Epicureismo, epistemologia ed ermeneutica

Epicureismo per epicureismo si intende un sistema filosofico basato sugli insegnamenti del filosofo greco Epicuro, ne genera la felicità come attivazione del bene supremo della vita, la virtù come liberazione dal disordine e dal dolore; di conseguenza, la serenità viene raggiunta controllando razionalmente le paure: soprattutto la paura degli dei, della morte e dell’aldilà.

Epistemologia dal greco episteme, “conoscenza” e logos, “discorso”, è una disciplina filosofica che studia la conoscenza e ne individua i fondamenti e i criteri di validità. In Italia il termine ha due differenti significati: la disciplina si identifica anche con la gnoseologia, cioè con lo studio che analizza la definizione e la giustificazione della conoscenza rispetto ad altre forme di esperienza umana. Il termine indica l’indagine filosofica sulla conoscenza scientifica e quindi, in un’accezione più restrittiva, è sinonimo di filosofia della scienza.

Ermeneutica è lo studio della teoria e della pratica dell'interpretazione. Nel XIX secolo teorici dell'ermeneutica come Schleiermacher e Dilthey considerarono la comprensione un processo di ricostruzione psicologica, ovvero la ricostruzione da parte del lettore dell'intenzione originaria dell'autore.

Esistenzialismo ed estetica

Esistenzialismo è una corrente filosofica e letteraria, nata in Germania e in Francia negli anni Trenta del Novecento, che ha come finalità il compito di analizzare l’esistenza umana.

Estetica è una disciplina filosofica che ha come scopo quello di formulare una definizione del concetto del bello e dell'arte. L'estetica si interroga sull’esistenza di uno specifico modo estetico della percezione o se, invece, gli oggetti stessi possiedano in sé delle 'qualità estetiche', e inoltre quali siano le arti e in che cosa consista il loro riferimento alla bellezza.

Etica

Con “etica” si intende quell’insieme dei principi o di norme che disciplinano la condotta umana, e per estensione anche lo studio di questi principi che assumono il nome di “filosofia morale”. Dal momento che gli esseri umani vivono insieme in gruppi, è diventato necessario adottare un comportamento morale per garantire la sopravvivenza di ogni comunità. Anche se i sistemi di valori venissero via via modificati in base alla condotta, i principi dell’etica hanno spesso origine, in forma irrazionale, da fonti molteplici: determinanti sono sempre state le azioni accidentali che, una volta diventate di uso comune, si stabilizzarono dando origine a tradizioni e costumi, sia le leggi costrette dai governanti per evitare le proteste tra i loro sudditi.

Fenomenologia

La fenomenologia è un movimento filosofico del XX secolo, fondato dal filosofo tedesco Edmund Husserl, che elaborò un metodo di analisi delle strutture dell'esperienza che fosse in grado di descrivere i fenomeni come si manifestano alla coscienza nella loro immediatezza, senza quindi riferirsi ad interpretazioni fondate su presupposti teoretici e logici mutuati dalla tradizione filosofica o dalle scienze naturali. Secondo Heidegger, allievo di Husserl, il compito della fenomenologia è quello di rivelare ciò che è occulto nell'esperienza ordinaria. Egli analizzò le strutture fondamentali dell'esperienza umana, l''esser-ci', descrivendo il modo di essere costitutivo dell'uomo come un 'essere-nel-mondo', cioè come apertura al mondo e cura di esso.

Filosofia della scienza

La filosofia della scienza è una disciplina filosofica che ha per oggetto la pratica scientifica e che si occupa della nascita, dello sviluppo e del mutamento delle teorie scientifiche. I temi trattati dalla filosofia della scienza, che possono, in certi casi, coincidere con quelli dell’epistemologia, o teoria della conoscenza, non sono soltanto al centro della riflessione dei filosofi, ma sono sempre stati oggetto d’indagine anche per i più grandi scienziati, ad esempio Galileo, Isaac Newton, Albert Einstein.

I risultati dell’osservazione, della sperimentazione e dei controlli determinano la validità di una teoria scientifica, ma non provano la sua verità. Anche le più banali generalizzazioni empiriche travalicano infatti ciò che si può rigorosamente inferire dall’esperienza diretta: se così non fosse, le teorie scientifiche non potrebbero prevedere il corso della natura, né avrebbero alcun potere esplicativo. Il rapporto fra osservazione e teoria costituisce uno dei problemi fondamentali dell’epistemologia, il problema dell’induzione, la cui formulazione tradizionale si deve al filosofo scozzese David Hume.

Egli prese in considerazione semplici previsioni basate su dati ricavati dall’esperienza, dimostrando con solidi argomenti che tali inferenze non sono razionalmente sostenibili. Hume non negava che i ragionamenti induttivi garantissero alle leggi scientifiche una certa attendibilità, ma affermava che è legittimo continuare a fidarsi dell’induzione solo se si trova una valida ragione per credere che l’induzione continuerà a mostrarsi attendibile anche in futuro. Questa, tuttavia, è una previsione che può essere giustificata solo per via induttiva: ritenere che l’induzione funzionerà in futuro solo perché ha già dimostrato la sua validità in passato significa cadere in un circolo vizioso che, per giustificare l’induzione, la presuppone.

I filosofi si sono impegnati con vigore per confutare questa conclusione scettica. Alcuni hanno cercato di dimostrare che i criteri adottati dagli scienziati per controllare i dati sperimentali sono in qualche modo razionali per definizione; secondo altri invece, l’esito positivo ottenuto in passato dalle indagini induttive può giustificare il loro futuro utilizzo, senza per questo imbattersi in un circolo vizioso. Recentemente, alcuni filosofi hanno affermato che la realistica attendibilità delle abituali pratiche induttive è sufficiente per suffragarne la conoscenza scientifica.

Funzionalismo e gnoseologia

Funzionalismo è una teoria filosofica secondo la quale gli stati mentali esistono indipendentemente dal loro supporto materiale e sono perciò calcolabili, alla cui elaborazione ha dato un contributo fondamentale il filosofo statunitense Hilary Putnam.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinads di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della mente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Lei Lorenza.
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