Il silenzio: l'importanza di ciò che non si percepisce
Il silenzio è parte integrante del mondo dei suoni, anche se questa affermazione può apparire paradossale. Un cinico potrebbe subito obiettare: "Il suono è presenza di vibrazioni, il silenzio è non-suono, cioè assenza di vibrazioni (o onde)". Molto spesso viene quindi associato alla parola "silenzio" il significato di un'assenza, di una "non-vita". Per contro, i suoni rappresentano la vita, l'azione. Niente di più sbagliato. Anche il silenzio è una presenza, esso è parte integrante della vita e quindi ha sempre un significato e un valore. Jean Paul Sartre ha scritto: "Si stia pure fermi e muti come sassi, la nostra stessa passività sarà un'azione".
The silence of incommunicability
Dopo due guerre mondiali, le persone perdono ogni certezza a causa della perdita di valori e individualità. Tutti si sentono soli pur essendo in compagnia: nell'arte, Munch rappresenta i suoi personaggi in questo modo. Scrittori, artisti e filosofi italiani e inglesi descrivono la realtà in modi diversi, ma ciò che li unisce è il desiderio di parlare dell'incomunicabilità: il silenzio.
Beckett e il silenzio eloquente
Beckett, uno scrittore irlandese, descrive l'incomunicabilità dicendo "non c'è comunicazione perché non ci sono veicoli di comunicazione" e lo esprime in "Waiting for Godot", dove i personaggi cercano di tenere a bada il terribile silenzio parlando senza senso. Possiamo definire Beckett come il maestro del silenzio eloquente, poiché è riuscito a trasmettere i suoi dubbi esistenziali attraverso un linguaggio minimale e lunghe pause fatte solo di silenzio!
L'autore sceglie due vagabondi perché vede in loro il ritratto realistico dell'essere umano senza scopo, a parte un'attesa infinita di un cambiamento (Godot). Infatti, i personaggi sono ossessionati dall'insensatezza della propria vita e dalla nostalgia per i significati del passato. Si occupano in qualche modo per non rimanere in silenzio, perché altrimenti non sanno cosa fare con la loro vita monotona e noiosa.
Joyce e il silenzio interiore
Joyce pubblicò "Dubliners" nel 1914, una raccolta di racconti brevi in cui un tema significativo in tutte le storie è il sentimento di paralisi che molti personaggi sperimentano come risultato dell'essere legati a tradizioni culturali e sociali ottuse. Questo si riflette anche nelle loro relazioni. Joyce definì Dublino come "il centro della paralisi". Tra questi personaggi, il silenzio e un desiderio interiore dominano.
Eveline, la protagonista di una storia, lavora duramente per sostenere economicamente la sua famiglia. Si innamora di Frank, un marinaio, che voleva scappare con lei per andare a Buenos Aires. Eveline e Frank stavano per lasciare Dublino, quando improvvisamente lei non parla né risponde a Frank. Alla fine, solo Frank partì. I Dublinesi mancano del coraggio di spezzare le catene che li legano, perché sono deboli e temono le innovazioni, il progresso e il futuro.
Sono paralizzati dalla loro silenziosa accettazione e obbedienza a regole morali; non aspettano un cambiamento che non desiderano veramente, a differenza dei vagabondi di Beckett, il cui silenzio invece mostra la loro consapevolezza di quanto siano inutili le parole per esprimere l'insensatezza della vita senza Godot.
Il silenzio dei vivi
"Vittoria mutilata", uno slogan della propaganda nazionalista. Significava che i sacrifici compiuti in guerra e il sangue versato non avevano trovato nei trattati di pace una giusta ricompensa: al popolo italiano era stato sottratto con la frode il meritato premio della vittoria. Lo stato d'animo dominante era l'amarezza. Benito Mussolini cercò di trarre profitto dallo scontento diffuso nella società italiana fondando un nuovo partito, il partito fascista. Tale partito prometteva di far tornare l'ordine in Italia e dichiarava di proporsi, al di sopra di ogni altro fine, il bene della patria.
Nell'ottobre del 1922, i capi fascisti organizzarono una marcia su Roma per costringere il governo, presieduto da Luigi Facta, alle dimissioni. Il re rifiutò di inviare l'esercito contro i ribelli e, dimessosi Facta, invitò Mussolini a formare un nuovo governo. Il nuovo governo fascista comprese anche esponenti di altri partiti, ma...