Valutazione morale del diritto
Nella valutazione morale del diritto si hanno tre tipi di studio dell'etica, come la formata da un insieme di teorie sulla metaetica, significato dei termini etici degli enunciati morali come il significato della parola buono o cattivo, o la natura degli enunciati che possono essere veri, falsi, empirici o analitici.
Tipi di etica
L'etica è formata da una teoria sulla morale critica o ideale che distingue i principi morali corretti o giustificati. È formata dalle teorie sulla morale convenzionale su quali sono i principi che vengono accettati all'interno di un gruppo sociale.
La metaetica è formata da un insieme di teorie sul significato dei termini etici degli enunciati morali, come il significato della parola buono o cattivo, o sulla natura degli enunciati che possono essere veri, falsi, empirici o analitici.
Teorie principali
Le teorie principali che sono state proposte sul significato dei termini etici e sul significato degli enunciati valutativi si distinguono in:
- Teorie cognitiviste: sostengono che i giudizi di valore formano degli enunciati descrittivi di una qualche classe di fatti, affermando che questi giudizi hanno un significato conoscitivo. Quindi avrebbe senso attribuire verità o falsità a un giudizio morale e questi principi sarebbero razionalmente giustificabili. Esse sono formate dal naturalismo etico e dal non naturalismo etico.
- Teorie non cognitiviste: sostengono che i giudizi di valore non sono descrittivi di determinati fatti. In base a queste teorie, i termini etici non possiedono o non possiedono soltanto un significato conoscitivo. Esse sono formate dall'emotivismo, in cui il massimo esponente è Stevenson. Stevenson sostiene che gli enunciati morali non sono né veri né falsi perché non informano nulla, ma sono espressioni di emozioni o di atteggiamenti, come una poesia che non informa nessuno ma esprime un determinato atteggiamento.
In questo caso Stevenson, quando analizza il discorso etico, fa una distinzione tra credenze, in cui possono esserci degli accordi sulle credenze o sui fatti, e atteggiamenti, in cui possono esserci dei disaccordi sugli atteggiamenti o sulle emozioni. Questa teoria è stata molto criticata perché essa vede il discorso morale come un'espressione di allegria o di rifiuto, essendo irrazionale e non suscettibile di alcuna giustificazione.
E dal prescrittivismo etico, in cui il massimo esponente è Hair, cerca di superare l'emotivismo etico di Stevenson sostenendo che ha ragione Stevenson quando dice che gli enunciati morali hanno una pretesa pratica, ma l'analisi di Stevenson non è adeguata perché ciò che esprimono gli enunciati etici sono prescrizioni che possono essere giustificate. Hair fa anche un'analogia accompagnando il discorso etico al discorso scientifico, ritenendo che il discorso etico sia universalizzabile nel senso che il discorso etico poggia su delle leggi universali, quando anche il discorso scientifico poggia su delle leggi universali assumendo una teoria come quella del verificazionalismo di Popper per mostrare questa analogia. Così come gli enunciati scientifici poggiano su delle leggi o su delle ipotesi generali e a partire da queste ipotesi generali si possono ottenere degli enunciati specifici e giustificati, a partire da queste ipotesi si dovrebbe fare qualcosa di simile con il linguaggio della morale.
Secondo questa teoria, gli enunciati morali valutativi possono essere giustificati perché l'idea di universalizzazione permette di offrire delle giustificazioni cercando di convincere qualcuno ad accettare un giudizio morale o a rifiutare un giudizio morale. Secondo Hair, gli enunciati morali o valutativi possono essere razionali in cui si possono offrire delle ragioni. Infatti, questi enunciati non esprimono soltanto dei sentimenti.
Altre posizioni
Altre posizioni etiche possono essere difese con diversi tipi di teorie etiche, come la teoria sul relativismo e scetticismo sulla metaetica, la teoria sull'etica normativa, la teoria sull'etica descrittiva o sociologica. In particolare, secondo questa posizione, qualsiasi comportamento viene valutato moralmente in maniera diversa a seconda delle circostanze storiche e del gruppo sociale al quale si sta facendo riferimento. Ma la valutazione morale e i giudizi dei comportamenti cambiano con il passare del tempo e dei secoli. Questo si chiama relativismo ed è messo in discussione da molti.