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Filosofia del Diritto - Introduzione

Appunti introduttivi di Filosofia del diritto per l'esame del professor Mazzù sui seguenti argomenti: il giurista, le operazioni compiute dal giurista, il legalismo, massimizzare la certezza del diritto, l’utopia del codice, la vaghezza casistica, la pluralità di applicazioni, l’interpretazione giuridica.

Esame di Filosofia del diritto docente Prof. C. Mazzù

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FILOSOFIA DEL DIRITTO (Corso)

Che cos’è veramente il giurista? Il giurista è in molta misura libero, non è un automa da

sussunzioni, non è un operatore esclusivamente logico, anche quando il giurista vuole essere

puramente un interprete della legge, in realtà vi rimane un grande spazio di libertà (movimento del

diritto libero).

Sia il giurista che il teologo si trovano davanti a dei testi dotati di autorità, i loro lavori sono

paralleli, tutti e due devono rispondere a dei problemi partendo da testi limitati, devono risolvere un

campo illimitato partendo da testi illimitati.

Il giurista ha un’anima, non è semplicemente la cinghia di trasmissione delle valutazioni del

legislatore.

La prima parte del corso è tutta dedicata ad un’analisi logica stringente delle operazioni compiute

dal giurista per far vedere che non sono rigorosamente logiche, cioè tali da dare lo stesso risultato

quale che sia l’operatore; mentre in fisica o in matematica, nelle scienze sperimentali e logico

formali, i risultati devono essere gli stessi qualunque sia l’operatore.

Se il giurista è uno che sceglie tra molti possibili significati della legge, la sua scelta è una scelta

politica, che significa semplicemente valutativa.

Come dimostrare ciò? Cominciamo con il paragrafo uno: Il legalismo e l’idea di codice.

Legalismo vuol dire tesi che tutto il diritto è contenuto nella legge, che non c’è diritto all’infuori

della legge, non esiste diritto naturale, non esiste diritto dei precedenti giudiziari, non esiste autorità

delle opinioni dei giuristi, non esiste diritto consuetudinario, quelle che prima delle codificazioni

erano tutte fonti del diritto.

La codificazione vuole riunire in un'unica fonte tutto il diritto in modo da massimizzare la certezza

del diritto.

La prima parte del corso è incentrata sulla critica dell’illusione di incentrare tutto il diritto in un

testo completo che risolve ogni caso in un unico modo e secondo il quale il giudice diviene

meramente bocca della legge (Montesquie).

Il duplice postulato del legalismo è: la legge è tutto il diritto, la legge è tutta diritto; significa che

non c’è diritto al di fuori della legge e che non c’è non diritto nella legge, non ci sono parti della

legge abrogate per desuetudine.

I giudici non sono delle macchine logiche ma sono delle macchine logico-politiche, dove c’è quindi

una parte di logica e una di valutazione.

Il secondo paragrafo critica la completezza della legge (la legge è tutto il diritto), la legge è

lacunosa, significa che per i vari casi della vita non fornisce una norma univoca (e non mancanza di

una norma per quel caso), il che significa che quando un caso può essere risolto in base a molte

diverse norme, c’è lo stesso lacuna.

Perché non c’è mai mancanza di una norma mentre invece c’è sempre mancanza di una norma

univoca? Perché i nostri ordinamenti giuridici sono molto abbondanti, sono formati da decine di

migliaia di leggi oltre che da numerosi principi.

Non c’è nulla che non cada su una norma molto dettagliata o almeno sotto qualche principio, solo

che questi principi hanno molti significati, ad esempio “il pieno sviluppo della persona umana”.

C’è chi ha sostenuto che le lacune sono apparenti ma che l’ordinamento stesso contiene delle norme

generali di chiusura che risolvono automaticamente il problema delle lacuna, la più importante è la

norma generale di libertà, secondo la quale ciò che non è regolato è permesso, ogni volta che si

trova una lacuna, cioè la mancata regolazione del caso o la mancanza di un’interpretazione univoca,

allora questa cosa è permessa.

La libertà è meglio della costrizione, perciò il permesso è meglio del vietato o dell’obbligatorio (le

tre modalità deontiche); non è pensabile una norma di chiusura secondo la quale tutto ciò che non è

regolato è vietato ma ancora più spaventoso sostenere che tutto ciò che non è regolato è

obbligatorio.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Mazzù Carlo.

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