Hobbes e il concetto di affettus-ratio
Hobbes, nell'ambito delle nostre inclinazioni personali, sostiene che il tema della morte è quello che opprime di più. Noi istintivamente tendiamo a sfuggire a tutte quelle situazioni che porterebbero alla morte.
Spinta per la pace e guerra
La spinta per la pace si esprime meglio nelle cosiddette “leggi di natura”, regole che la natura ci detta per trovare un accordo con gli altri uomini. Sono delle vie da seguire indicate dalla nostra ragione (naturale) per interagire positivamente con gli altri individui. Le leggi di natura suggeriscono modalità per ostruire la pace, come alternativa alla guerra che si creerebbe se fossimo fatti puramente di affettus.
Giuspositivismo e leggi naturali
Giuspositivismo è un atteggiamento teoretico opposto al naturalismo; il potere è in mano ad un sovrano più forte. Le leggi naturali ricalcano i tratti della natura umana, sono clausole di pace suggerite dalla ragione che possono consentire un accordo tra uomini, si chiamano naturali proprio perché sono insite nel nostro essere.
Definizioni chiave
p.82 3 definizioni:
- Diritto di natura (ius naturale): capacità che ognuno ha secondo il proprio libero arbitrio di decidere come agire, libertà che ciascuno ha di usare il proprio potere. Fare qualsiasi cosa per conservare la vita.
- Libertà: assenza di impedimenti esterni. Definizione negativa, definisco la libertà attraverso il suo controllo.
- Legge di natura (lex naturalis): il diritto non è la legge. Il diritto è un termine più ampio. Siccome leggi e diritto vengono confusi, la legge è qualcosa che determina e che obbliga: pongo una regola e qualcun altro deve osservarla.
IUS=libertà
LEX=obbligo
Ius omnium in omnia e leggi naturali
Nella misura in cui seguiamo il nostro affettus, creiamo una situazione di guerra permanente. IUS OMNIUM IN OMNIA (diritto di tutti su tutte le cose) si riferisce alla realtà per lo stato di natura. Sfuggire alla guerra/morte è una delle idee principali delle leggi naturali, regole o clausole, prima del sovrano, ancora nello stato di natura.
Principi di pace secondo Hobbes
- Cercare la pace:
1A cercare la pace
1B difendersi con tutti i mezzi di cui si dispone - Essere disposti quando anche gli altri lo sono a rinunciare al diritto a tutto
p.83 - Pacta servanda sunt:
I patti devono essere rispettati. p.92 È una lex naturalis. Non si può non rispettare i patti. La fonte è la natura-ragione. Istanza che mi dice cosa dover fare. Non è una legge scritta da un sovrano. Non è un diritto, è un obbligo/divieto.
Flatus Vocis (parole in aria), dobbiamo credere che esista in natura l’idea di rispettare i patti. Patti = fonte e opinione della giustizia. Assenza di patti = stato di natura = guerra = morte. Nascita dei patti = mettersi d’accordo (è naturale). Hobbes insiste molto su questo tema, riguardo anche alla giustizia/ingiustizia. p.93 pagina giuspositivistica. Hobbes è anche giurisprendista. Ciò che dà validità ai patti è il potere (in questo caso consideriamo il Leviatano).
Il discorso dello stolto
p.94-95 Discorso dello stolto, ragionamento per assurdo di Hobbes. Se a volte capita di riscontrare che rompendo un patto, io mi conservo meglio, ciò che la ragione suggerirebbe di fare è violare il patto, cioè essere ingiusto. Lo stolto fa tutte queste considerazioni (non riflette il pensiero di Hobbes).
Adempimento dei contratti
p.95 Tema dell’adempimento: in un contratto quando uno dei due non adempie, l’altro non è costretto ad adempiere. Quando uno ha già aderito, non è ragionevole che io a mia volta adempia (opportunismo).
Utilità del rispetto del pacta servanda
p.96 Utilità del rispetto del pacta servanda: non basta da solo a garantire la sicurezza della vita, ma la salvezza eterna sì. Metà pagina: definizione di giustizia come precetto della ragione, dalla natura. Al contrario, tradire le promesse non è né naturale né razionale. Distinzione tra giusto/ingiusto (questione di attitudine, disposizione, questione di costumi) e innocente/colpevole (avere compiuto singole azioni giuste/ingiuste).
Giustizia e ingiustizia
p.97 Esiste una giustizia/ingiustizia dei costumi e una giustizia/ingiustizia delle singole azioni concrete. p.98 Critica alla distinzione tra giustizia distributiva e quella correttiva (commutativa): non è questione di merito, ma di grazia. Giustizia contraenti > correttiva (coloro che fanno accordi tra loro). Giustizia dell’arbitro (giudice esterno che regola i casi) > distributiva (equità: atto di definire ciò che è giusto).
Altri principi secondo Hobbes
- Gratitudine: Hobbes dice ciò che regola il dono (benevolismo). Se non ci mostriamo grati di ciò che riceviamo in dono, tarperà alla fine la benevolenza/gratitudine, come un motore che spinge ad essere buoni e amare.
- Compiacenza: Hobbes paragona la società a un muro, a volte succede che c’è una pietra che non sta bene con le altre, la si toglie alla fine. Se si vuole stare in società, bisogna che le pietre aguzze smussino gli spigoli.
- Perdono: Perdonare vuol dire accordare la pace.
- Divieto di crudeltà nelle vendette: La vendetta pubblica, punizione esemplare, deve guardare al futuro e non al passato. Non sottolineare lo sbaglio, ma correggere il reo ed evitare che altri possano sbagliare in futuro. Quando si va oltre questi limiti vi è la crudeltà.
- Divieto di oltraggio: Non si può provare odio/disprezzo per gli altri perché ciò crea conflitto.
Divieto di superbia
Hobbes critica Aristotele sulla parte degli schiavi. Pensava che per natura nascono uomini inferiori qualitativamente che devono obbedire a quelli superiori. È un dato di fatto così come ci sono le pesche e le ciliegie. Uomini schiavi di altri. Hobbes non accetta questa tesi: gli uomini sono uguali per natura. Se per natura gli uomini sono uguali, il fatto che ci siano schiavi non può essere frutto di decisioni naturali, ognuno deve sempre riconoscere l’altro come uguale a sé per natura. Gli uomini sono uguali per natura, sono le scelte politiche a differenziarli.
Divieto di pleonexìa
Non pretendere per sé più di quanto siamo disposti a concedere l’un l’altro.
Principio di equità
Legge 3, parte seconda: l’arte svolta dal giudice quando esercita l’equità, di stabilire il giusto, deve fare uguali ripartizioni. Compito del giudice = assegnare ciò che è giusto.