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Interpretare ≠ Interporre tra l’oggetto e chi parla c’è qualcosa.

Il soggetto e la cosa sono legati da un DISCORSO INTERPRETATIVO che ci fa accedere a ciò che

vogliamo conoscere, consapevoli che ciò che conosciamo non è riducibile alla nostra attività

interpretativa. 

Filosofia ERMENEUTICA che nasce per l’interpretazione della Bibbia. Già usata da Platone per

definire l’attività pratica caratterizzata da attività teoretica (conoscitiva), ovvero per far emergere un

significato espresso in un segno. Origine da Ermes (Dio Messaggero), esporre un annuncio perché è

stato in grado di ascoltare. Questo tema riguarda i linguaggi non convenzionali – nauturali che

necessitano di interpretazione (linguaggio giuridico).

Varie correnti

 l’ermeneutica si pone come riflessione sulla conoscenza del perché mettere in luce il

problema del comprendere – comunicare; rifiuta il cognitivismo oggettivistico, in base alla

quale si pretende che conoscere sia rispecchiare fedelmente il mondo esterno come oggetto

inerte e passivo nei confronti del quale si pone il soggetto attivo

 problema dello statuto logico (precomprensione) del domandare e della domanda

 ogni filosofo ermeneutica riconosce che ogni processo conoscitivo è dialogico ed è pensato

come un atto creativo e relazionale

Conosco ciò che mi circonda in base alla curiosità e all’attenzione di ciò che suscita curiosità,

opero una selezione in base a ciò che io sono e secondo cosa io cerco. Conosco secondo

l’aspettativa di senso non in base a ciò che intorno a me “il mondo è”, ma in base a ciò che mi

colpisce del “mondo che è”. Non è scontata ma affermata contro la visione ingenua.

L’informazione obiettiva dal giornalismo inglese secondo la regola delle 5w, per cui nel dare

l’informazione si distingue la produzione della notizia, dal commento della stessa.

WHO – WHEN – WHERE – WHY – WHAT (esposizione) il tentativo di esporre in maniera

oggettiva è forse impossibile. Le 5w vengono esposte secondo la mia personale percezione

dell’evento, elaborate per ottenere un risultato:

 ripresa in diretta, occulta la notizia perché lo spettatore interpreta comunque a modo suo

 interpretiamo secondo ciò che noi siamo e secondo come vediamo quello che ci circonda

il soggetto offre la notizia informazione soggettiva più dato oggettivo.

Il descrittivismo è da rifiutare perché si basa su una indimostrata ed indimostrabile

corrispondenza tra linguaggio e realtà; ipotizzare che vi sia corrispondenza tra ciò che dico e

l’oggetto del mio oltre l’ermeneutica denuncia come questa idea che vi sia corrispondenza tra le

mie parole e ciò che dico sia indimostrata ed indimostrabile.

In realtà il tema della corrispondenza tra linguaggio e realtà è un vero problema, perché non posso

né affermare, né negare la corrispondenza:

 affermare la corrispondenza tra il mio dire e ciò che dico non è possibile

 negare non è possibile perché avrei due principi della realtà

La soggettività:secondo l’ermeneutica ogni informazione nasce da un’aspettativa di senso, ogni

conoscenza nasce da una domanda alla luce della quale il soggetto incontra l’oggetto e non lo

descrive, ma da forma comunicativa a ciò che la sua soggettività gli consente di cogliere

dell’oggetto stesso.

Domanda se non so, sono consapevole di non sapere ciò che dovrei sapere (condizione per

porla). Quando chiedo, cerco qualcosa di cui so l’esistenza e da cui mi aspetto qualcosa anche se

non conosco i suoi termini, domando con l’aspettativa di senso, con una precomprensione che vale

se non è pregiudizio.

Interrogo la realtà con una domanda basata sulla precomprensione, un testo in base al problema /

l’interrogativo specifico che muove la domanda. Consulto un testo medico per sapere qualcosa che

non so, interrogo e leggo il testo alla luce del mio problema, ma al contempo quando mi avvicino ad

un testo instauro un rapporto dialogico interattivo di conoscenza tra me e il testo che parla, risponde

ad un soggetto che alla luce delle risposte porrà nuove domande che vorranno a loro volta nuove

risposte.

Anche la poesia ha ogni volta diversa interpretazione. Vi è una precisa interrazionalità del

conoscere, il rapporto tra soggetto e oggetto è confronto come creatività soggettiva, è creare,

rielaborare, ma questa interrelazione avviene muovendo da un soggetto, ma nel contempo pretende

di ritrovare un riconoscimento negli altri soggetti. Ricerco la garanzia di quanto percepisco

nell’intersoggettività, ogni comprensione – conoscenza – conferma avviene tramite il linguaggio,

che è un problema, perché non ha i caratteri dell’univocità ed è caratterizzato da un’intrinseca

ambiguità.

Il problema del linguaggio è molto antico. Mito egizio di Teut che rivela ad Amòn (capo degli dei)

varie scoperte tra cui la scrittura che Amòn definisce Farmacòn, veleno perché il linguaggio –

scrittura permette si la trasmissione del sapere, ma allo stesso tempo tradisce perché imbriglia nei

segni i vari significati di cui è dotata una parola.

PAROLA la suo interno convivono segno e significato che non è mai univoco, ma è composto

da un nocciolo duro circondato da un alone semantico (vari significati che le varie soggettività

mettono in luce in base alle loro esperienze) ampio.

Ogni termine del linguaggio naturale ha un nocciolo duro circondato da un alone semantico che

rende la conoscenza e la comunicazione mai univoca.

(Mamma: nocciolo duro comprensibile. Vi è un alone semantico di significato, che fa si che ogni

definizione sia diversa per vissuto, condizioni sociali, rapporti).

Il significato non è mai completamente definito e definibile, è definito secondo contenuti e aspetti di

ogni esperienza. Ogni parola è dotata di un significato definito (nocciolo duro) che la rende

comprensibile, ma è allo stesso tempo un significato insufficiente e ridotto, accanto ad esso vi è un

significato che si allarga a seconda dell’esperienza (alone semantico).

Se il contesto è rispetto il significato è comprensibile, ma più il significato si allarga più è meno

univoco. Ogni comunicazione linguistica è relazionale ed ha un significato mai univoco, che ha un

senso solo all’interno di una comunità. Si mostra il problema di ogni conoscenza che interrogo la

realtà da una finestra sul mondo alla luce di una aspettativa di senso/da una precomprensione; la

conoscenza si fissa con il linguaggio grazie alle parole con cui comunico il mio conoscere, ma di

cui dimentico la polivalenza di significati che rende la comprensione fluida all’interno della

comunità.

INTERROGO LA REALTA’ TRAMITE IL LINGUAGGIO, DI CUI PERO’ DEVO

COMPRENDERE ED INTERPRETARE I SIGNIFICATI, PER FAR SI CHE ESSO SIA

COMPRENSIBILE A TUTTI E NON SOLO IN CONTESTO RISTRETTO.

Mondo giuridico attività interpretativa portata ad estreme conseguenze. Linguaggio ha un ruolo

principale.

Si pongono in crisi due posizioni dell’occidente giuridico

GIUSNATURALISMO 17 – 19 sec. Ha la pretesa per cui la ragione rintraccia e positivizza

alcuni principi giuridici fondamentali validi in ogni luogo e tempo. La fonte di produzione delle

norme è la ragione umana, un legislatore umano la cui ragione si esprime con universalità e

perennità, ragione che impone il processo della codificazione perché tutti abbiamo delle regole

chiare. L’ermeneutica critica il giuspositivismo, perché il diritto è legato ad ambito culturale, storico

istituzionale in cui vigere, valida anche perché sarebbe impossibile ottenere una comprensione

universale questo perché ogni popolo ha diverse aspettative di senso e diverse comprensioni. Il

diritto è espresso con il linguaggio che è un veleno perché nasconde (con la mancata interpretazione

dei significati) le esperienze del popolo, popoli diversi non possono avere la stessa legislazione.

Se comunque la legislazione fosse la stessa avrebbe effetti diversi sui diversi popoli.

GIUSPOSITIVISMO la pretesa da parte dello stato di essere l’unica fonte del diritto. Secondo

Bobbio il positivismo giuridico ha 5 caratteri:

 il diritto è inteso come fatto, non come valore, per cui ci si deve accostare al mondo

giuridico secondo mobilità avalutativa, senza formulare giudizi di valore. Il

formalismo giuridico considera valida la norma giuridica nei suoi principi formali e

non per i suoi contenuti

 coattività, se è un fatto, il fatto giuridicamente rilevante è quello che si fa valere

nell’effettività

 la norma è un comando, imperativo con un fine preciso. Norma: tecnica sociale per

influire sulla condotta umana

 legge, comando che orienta la condotta umana secondo finalità desiderate

 le norme formano un ordinamento giuridico che per il giuspositivismo è tale se

coerente e completo

Segue la concezione meccanica dell’interpretazione perché il giurista ha un compito dichiarativo, il

giurista riproduce ciò che ha detto il legislatore; la giurisprudenza riproduce, esplicita con mezzi

logico – razionali il contenuto di norma giuridica che sono già complete e coerenti. Il

giuspositivismo privilegia l’interpretazione testuale, tollera quella extratestuale e rifiuta quella

contro il testo.

Testuale interpretazione grammaticale logico – sistematica e storica

Extratestuale creata per colmare le lacune che potrebbero esserci nelle norme giuridiche

L’idea quindi di una giurisprudenza che riproduce il diritto e di un giurista che applica

meccanicamente la norma è un’idea ingenua come è ingenuo pensare la sentenza come prodotto di

un sillogismo meccanico.

Il diritto si positivizza più che essere un dato positivo. Processo di concretizzazione del diritto,

approfondimento / sviluppo del significato racchiuso nel testo; la legge non è mai un insieme di dati

descrittivi, per cui non si può cogliere la lettera della legge, che è un semilavorato concluso

dall’interpretazione (che finisce e definisce il semilavorato). La norma è il solo dal punto di vista

qualitativo e quantitativo, è solo nella sua essenza perché all’interno convivono lettera e spirito

della legge. 

LETTERA ciò che è colto dalla successione delle parole

SPIRITO quanto in forma ed è sotteso all’espressione letterale. Spirito dell’ordinamento perché

è espresso nel farmacòn che è il linguaggio giuridico.

Il giurista ha il compito di lavorare questo semilavorato grazie alla sua attività interpretativa.

ERRORE! È infondata la pretesa meccanicità della sussunzione. Non si ricorrere per giudicare ad

un sillogismo: la norma come premessa maggiore, il caso come premessa minore.

Norma come premessa maggiore interpretazione della norma non è meccanica

Caso come premessa minore (sentenza: il giudice quindi non è una semplice bocca della

legge). Selezionare tra 1000 dati gli elementi che sono giuridicamente rilevanti. Non è meccanico,

perché la selezione avviene in base alla PC che fa si che gli E.R. non siano lampanti per tutti.

Il giudice non può limitarsi ad un argomento di tipo deduttivo, perché nulla c’è da dedurre in quanto

nessun fatto è univoco, non c’è un’unica lettura del fatto:

norma composte da parole che non sono soggette ad una interpretazione univoca, che consenta di

muovere da esse come si muoverebbe da un dato da cui dedurre.

Istanza di regole riconoscere e ricercare, ma non tramite le modalità del giuspositivismo perché

irrealizzabile. Secondo la dottrina ermeneutica, il giudice interpreta nel senso che conosce il diritto

per applicarlo, è mosso dalla precomprensione accompagnata dalla dimensione dialogica.

Precomprendere il caso e il modo in cui la norma verrà applicata, lo fa in modalità dialogica perché

i concetti per i quali precomprende, sono comprensibili e giustificativi solo all’interno di una

determinata comunità con uguale linguaggio, valori. 20 – 11 – 2006

Dottrina ermeneutica ≠ Giusnaturalismo

Il diritto si positivizza. Consapevolezza di un costante processo di concretizzazione del diritto.

Processo: approfondimento e sviluppo del significato racchiuso nel testo.

La legge è un semilavorato (grezzo), concluso dall’impretazione. Non solo quantitativamente ma

anche qualitativamente. All’interno di ogni norma convivono lettera e spirito (spirito: ordinamento

espresso in quel farmacòn = linguaggio giuridico).

Compito giurista: finire di lavorare la legge con l’interpretazione.

Errore giuspositivismo appare infondata la pretesa meccanicità della sussunzione (rapporto tra

concretezza e norma). Non è meccanica se è semilavorato. Non è risolubile con un sillogismo.

Fissare le premesse maggiori e minori fa si che il giudice non sia solo bocca della legge.

Giudice non può limitarsi a ricorrere a ragionamenti di tipo deduttivo. Perché? Non c’è un’unica

lettura di un fatto.

Le norme composte da parole non sono soggette ad interpretazione univoca che consente di

muovere da esse come si muoverebbe da un dato.

Giuspositivismo (sillogismo: poche norme applicate in maniera meccanica). Ideale apprezzabile

da seguire ma non può essere perseguita dal formalismo giuspositivistico.

Cosa fa il giudice? Interpreta nel senso che conosce il diritto per applicarlo. Il giudice è mosso dalla

precomprensione sostenuta e accompagnata dalla dimensione dialogica (precomprende la norma e

davanti al caso concreto la applica).

Dimensione dialogica: i concetti sono comprensibili e giustificabili solo all’interno di una

determinata comunità di riferimento.

Il giudice non può de – durre il suo compito è indagare le stesse premesse rielaborate in base alla

precomprensione e alla sua collocazione nella comunità. La legge, come ogni testo tace finché non

lo si interroga per applicarlo.

Ogni norma nasce per risolvere un problema. Il susseguirsi di ipotesi consente all’interprete di

comprendere la concretezza da risolvere.

 

Precomprensione lettura applicazione

Ermeneutica profondamente interessante nel momento in cui confuta il sillogismo interpretativo.

Ogni giurista nell’interpretare deve basarsi su tre criteri:

 giustezza: giustizia materiale

 evidenza: se la decisione placa la situazione conflittuale

 concordanza: se l’interpretazione concorda con le precedenti

art. 12 preleggi: sembri indichino una via abbastanza precisa per l’interpretazione. Due presupposti

infondati:

legge chiara in se

o non esiste un caso prestabilito (sussunzione)

o

Kelsen

Giusnaturalismo finora criticate!

Normativismo

Non può essere la norma più efficace, ma neppure la norma formalmente e logicamente inserita in

un ordinamento formale (scetticismo)

Il diritto non può trarre validità dal fatto di esprimere una norma contenutistica valida in se per se

(dogmatismo)

FORZA = VIOLENZA

Cos’è il valore? Quale valore può essere colto dall’uomo? Qual è il valore del diritto?

VALORE inteso come criterio di orientamento dell’agire e quindi come criterio di scelta

compiuta da un soggetto tra due o più alternative possibili. Scelta libera di un soggetto non

condizionato.

Il valore esprime un bene che il singolo può scegliere di conseguire. Non è precostituito

all’esistenza. Si ritrova nella concretezza dell’esperienza perché non è un decalogo. Il valore non è

contenuto in una tavola delle leggi.

Decalogo di Kesloski 10 cortometraggi (1 ora), dedicati ai 10 comandamenti. Ognuno dimostra

come il singolo comandamento risponda alla concretezza del fatto.

Come rispondere al problema concreto rispettando il valore.

Vale per me e deve valere per tutti. problema: come conciliare il concetto di universalità con il fatto

di essere radicato nell’esperienza senza che questo ricada nel relativismo.

Dogmatico no al trascendentismo (valore rintracciabile in una serie di norme).

Platone: Iperuranio di Platone (mondo in cui i valori sono fissi e stabili) tesi erronea. Non sbaglia

Platone perché non ha mai creduto nella teoria, ma segue il mito.

Scettico no immanentismo (valore rintracciato nei singoli scopi identificati in una determinata

società).

Societismo: tutte le tesi sociologiche tendono a schematizzare tutto ciò racchiuso in una società.

Il valore non è prodotto dalla storia, ma non è nemmeno fuori dalla storia. Tentativo di instaurare un

rapporto ragione/valore, difficile perché viviamo in un’epoca post – moderna: concezione diffusa

caratterizzata dalla rinuncia ad assegnare ai concetti la capacità di riferirsi ad una realtà più estesa di

quella che forma la situazione di ciascun soggetto. Convinzione che non sia possibile rintracciare

riferimenti transituazionali.

POST – MODERNITA’ compare negli anni ’70 ad opera di architetti. Nata per definire una

mentalità, qualcosa che viene dopo la modernità. Periodo caratterizzato da ciò che è avvenuto

prima.

Cosa è moderno? 400 – 500 anni di storia caratterizzati dalla mentalità diffusa progettuale e

sistematica. Idea di progettare una trasformazione di ciò che circonda per realizzare un ordine

sistematico, grazie ad una rete di concetti che forma un sistema.

More geometrica dimostrata (Spinoza) valida per tutte le situazioni (duratura).

Caratteristiche della modernità: transituazionarietà che indica valori perenni e duraturi.

21 – 11 – 2006

Post – modernità mentalità dominante che si pone come posteriore all’epoca moderna.

Mentalità moderna caratterizzata da progettualità e sistematicità, sogno in cui si progetta un ideale

condizionato di vita sotto vari profili che attengono la trasformazione di ciò che circonda.

Sogno diventa incubo la dimensione progettuale ha mostrato tutti i suoi limiti dei quali l’uomo

contemporaneo ha preso coscienza. Modernità = trasformazione della natura per stare meglio. La

natura diventa trappola inospitale della quale si avverte l’oppressione bio – tecnologica e si avverte

imminente il disastro ambientale. Piano politico – giuridico = concezione naturale, moderne

tecnologie: creazione di universi concentrati sui totalitarismi (‘900 avvento mass – media).

IPERTROFIA NORMATIVISTICA (alluvione delle norme) progetto rovesciato contro di noi;

delusione, sconforto; rifugio nella mentalità post – moderna (rifiuto della progettualità e

sistematicità); anni ’70 architettura: indica la pretesa destrutturante anti – progettuale nella

progettazione architettonica. Destrutturante: progettare qualcosa che non duri, qualcosa di

minimalistico. Ogni progetto è di per se fallimentare. S’immagina di creare qualcosa destinato a non

durare. Immagine di rinunciare ai sogni. Tutto ciò che può essere transituazionale. L’uomo post –

moderno ha paura di provare l’incubo addormentandosi e decide di non sognare.

IC ET NUNC ora e qui

L’uomo post – moderno non pretende di conoscere il tutto, di progettare il mondo circostante.

Rifiuta ogni conoscenza duratura.

UOMO TECNICO non ha fiducia nel potere della scienza (che deve fornire servizi).

La ragione non può progettare, non può pensare in grande, può guardare a singoli elementi. Realtà

complessa e frammentaria possiamo cogliere solo ciò che essi offrono. Trae dai grandi sogni

elementi/lacerti di cui si serve per risolvere un problema concreto. Frammento che riguarda il

concetto di verità (semplice opinione).

Post – modernità = scetticismo

Semplice opinione: indica la qualità di una proposizione, compresa e riconosciuta come

condivisione in un determinato contesto.

Esperienza politica: luogo perfetto nella quale si esercita l’arte del compromesso (tutti contro tutti /

tutti alleati)

Destra / Sinistra = concetti dissolti

Esperienza giuridica: incontro / scontro di pretese individuali che si oppongono senza cercare

soluzione che non sia forza, compromesso.

VALORE? 27 – 11 – 2006

Post – modernità: la ragione non può cogliere nulla che vada aldilà del contingente / elementi

transituazionali.

La verità è intesa come un’opinione che non trova contestazioni / opposizioni.

L’uomo vive di restrizioni, in maniera ridotta. L’uomo diventa rinunciatario e non agisce in maniera

immorale, segue delle regole di comportamento che valgono in quanto funzionali a degli scopi che

l’uomo si prefigge. Quale sia il principio dell’agire che accomuna le varie regole dell’azione? Non

ci si pone il perché finale di un certo comportamento.

G. Vattimo: teoria del Pensiero Debole (inizio anni ’80) in quanto il pensiero è infondato, privo di

fondamento tipico della modernità. Per Vattimo non esiste principio dell’agire, nessun valore che

fondi e accomuni le regole della nostra vita quotidiana. Tolleranza di disponibilità al compromesso

per evitare di entrare in conflitto con gli altri. Atteggiamento che rende liberi perché spregiudicati.

Teoria erronea scettica, l’uomo non può possedere la verità quindi deve accettare le varie

opinioni come se non ci fosse verità assoluta (confonde l’inobiettabile con l’inesistente).

Il pensiero debole nasce per liberare l’uomo dal dogmatismo ritenuto privo di fondamento, ma

condanna l’uomo alla schiavitù del fatto, di ciò che accade.

UOMO RELATIVISTA schiavo delle cose

Pensiero debole né spregiudicato né liberante.

Teoria erronea non si debba porre il problema dell’agire. È impossibile negare l’esistenza di un

valore universale che porta però alla consapevolezza che ogni fine e ogni bene puntuale sono

sempre discutibili (devono essere discutibili). Porta alla necessità di una ricerca.

Vantaggio nostra epoca: (di passaggio) impegno a cogliere un significato autentico di quella ricerca

di valore che deve essere presente nelle nostre vite per non cadere in Scilla. Indagare su quale

rapporto esiste tra PRINCIPIO dell’agire morale e singole REGOLE.

PRINCIPIO intendiamo enunciati che si pretendono innegabili e validi in ogni tempo e luogo.

Kant: soggettività come fine e non come mezzo = innegabile perché il soggetto come tale non può

essere trattato come oggetto

REGOLE prescrizioni / enunciati prescrittivi che impongono una determinata condotta idonea a

perseguire un dato obiettivo che mi prescrivo

Il rapporto non può essere di tipo deduttivo, in quanto non si pone come deduzione, ma muovendo

dalla regola cerca di appurare se la regola rispetti quanto di principio può essere detto.

I principi se sono universalmente innegabili devono essere presenti in ogni singola regola e non si

esauriscono in nessuna di esse. Neppure la somma delle regole mi possono esprimere il principio

(tutto non è la somma tra le parti). Non posso dal principio dedurre le regole. Il principio ci

consente di individuare se la via che vogliamo percorrere è corretta (es. come il faro, non porta la

nave in porto, ma aiuta a non colpire scogli e iceberg).

Non è possibile ricorrere ad un decalogo, ma ogni regola cerca di non contrastare con i principi etici

(non violare quanto appare doveroso).

Principio pratico principio del dialogo (costitutivo dell’uomo che non è autosufficiente ed è

costitutivamente legato al principio del dialogo).

Essere in dialogo è l’unica realtà costitutiva dell’uomo:

 non può accettare il dogmatismo siamo in un rapporto

 non può accettare lo scetticismo dialogico intersoggettivo

Domandare unico modo autentico di farsi affermare (Socrate). Riconoscere l’altro non

totalmente diverso da me, né identico.

Regole inviolabili:

 non ledere un innocente (neminem ledere)

 non ridurre alcuno in schiavitù diritto penale

 rispetto e promozione di scambio intersoggettivo di opinioni

Omicidio = no regola d’azione

Principio della libertà: intende la dimensione dell’esistenza per la quale l’uomo è capace di scelte

incondizionate, nel senso che sono rese possibili solo dalla propria soggettività. (Kant:

autenticamente libero se segue il dovere, non libero se condizionato).

Liberalismo giuridico (Kant) realizzazione della propria soggettività. Affermare la propria

diversità nella ricerca di ciò che accomuna le differenze.

AGIRE LIBERAMENTE e RESPONSABILMENTE solo attraverso l’altro riesco a cogliere me

stesso. Seguire l’intelligenza (inter – ligere)

Agire liberamente non è agire arbitrariamente, ma agire in modo da consentire all’altro la domanda

e a me la risposta. 28 – 11 – 2006

Considerazione Valore è un modo di essere della coscienza ed esprime una risposta al costante

tentativo dell’uomo di dare un significato a ciò che accade. Il valore non è negabile, ma neppure

ricavabile, deducibile da un sistema di regole fisse, stabili, determinate. Esistono e sono conoscibili

dalla ragione dei principi fondamentali di ogni esperienza pratica che si dimostrano innegabili,

quali il principio del dialogo e libertà.

DIALOGO testimonia la presenza in noi di una necessaria dimensione intersoggettiva che deriva

dalla consapevolezza della nostra indigenza di verità

LIBERTA’ in virtù del quale l’uomo è capace di compiere delle scelte incondizionate, non nel

senso di arbitrarie, ma nel senso di responsabilmente autonome, espressive della sua profonda

soggettività.

Questi principi sono universali e valgono comunque e sempre. Però la loro universalità li rende

astratti e quindi impedisce di dedurre dalla loro indeterminatezza una sola regola puntuale

dell’agire, ciò non significa che non abbiamo influenza sul nostro agire. In realtà i principi nella

loro innegabilità e indeterminatezza sono presenti alla nostra mente e servono per avvalorare le

nostre scelte di comportamento che vengono prese nella concezione dell’esperienza, situazione;

l’uomo compie la scelta che più non viola il principio. Di fronte alle varie risposte si imposta una

contraddittorietà: discussione ove si presenteranno più regole ed esse, benché diverse tendono tutte

allo stesso fine, tendono però alla luce della soggettività di colui che la propone. La particolare

soggettività individua regole che sono differenti, è necessario impostare un atteggiamento CV

proponendo al vaglio altrui come noi intendiamo il principio e recuperare ciò che è di comune per

raggiungere il fine.

Di fronte alle regole generali d’agire è necessario impostare una controversia, perché essa è

essenziale ed ineliminabile e grazie ad essa il valore assume una struttura di ricerca del principio di

ogni valore, aspettandosi dall’altro obiezioni o conferme, affermiamo il valore ed evitiamo Scilla e

Cariddi, perché incontrando l’altro e proponendo all’altro le regole incontriamo anche noi stessi,

avvertiamo la distanza tra noi e l’assoluto, avvertiamo il nostro limite e capiamo noi stessi.

Controvertere, discutere è un valore, è positivo, ma se è veramente CV, assistita cioè da valore

fondamentale quale ricerca della verità che mi ripara dall’esito violento.

Controversia e Valore opposizione tra le parti che accettano di riconoscere i loro limiti e questo

risulta più facile se avviene davanti ad un terzo. Emerge la struttura giuridica: processo, ove le parti,

di fronte al giudice dicono le loro pretese (la loro concezione del giuridico per ottenere lo ius dicere

del giudice).

Consentire alle parti di rivolgersi ad un terzo per esporre la loro concezione del giuridico ed

ottenere lo ius dicere; grazie al processo dimostro regole che la parte deve accettare per ottenere che

la sua pretesa diventi valida non solo per sé, ma anche per gli altri, in maniera duratura.

Diritto vale se fa valere processualmente secondo verità. 4 – 12 – 2006

Rapporto tra verità e processo.

Diritto vale se consente il manifestarsi di un controversia che vale se è alla ricerca di un valore.

Processo, azioni che si scontrano, cercano una composizione tramite le norme.

Processo elemento centrale, norme pensate in vista di un processo.

Due posizioni:

 tesi di ENRICO OPOCHER

 tesi di UMBERTO SCARPELLI

il processo si conclude con l’apparizione di una verità, anzi il processo è rivolto a risolvere una

controversia è autentico solo se appare in esso la verità. Cos’è? Vi è soluzione della controversia

quando il giudice dice la verità, poiché essa è competenza fondamentale del giudice. Qual è la verità

che il giudice deve pronunciare? Quali sono i criteri che devono essere presenti nella sentenza per

renderla controversia, per far si che si possa esprimere su di essa giudizio fondato.

Per verità s’intende la qualità di un discorso per la quale lo stesso non possa venir rifiutato da tutti o

almeno da coloro che formano un certo contesto, a meno che non vogliono pronunciare frasi prive

di senso. La verità dei singoli accadimenti, piccole verità quotidiane che formano l’elemento

oggettivo degli accadimenti.

Secondo OPOCHER

La verità coincide con la corrispondenza degli enunciati linguistici ai fatti e la corrispondenza delle

norme interpretate dal giudice con gli accadimenti ricostruiti nel processo.

La verità processuale significa quella verità che appare quando nel processo vengono ricostruiti

accadimenti e quando vengono applicati agli stessi fatti delle norme interpretate in modo da poter

dare un giudizio degli stessi fatti.

La verità appare grazie ad un discorso descrittivo, che è vero quando è verificabile; requisito

del discorso scientifico, verificabilità, proposizione che indica fenomeni ravvisati da chiunque lasci

invariate determinate condizioni.

Compare una verità di questo tipo?

Se c’è, la sua presenza risolve il conflitto?

Caratteristica di una proposizione verificabile è di non essere indiscutibile e vera per tutti, ma solo

per chi getta le condizioni in base alle quali procedere alla descrizione (devo compiere delle scelte

che la rendono frutto di una iniziale convenzione).

Descrizione:

 ritagliare un CAMPO DI OSSERVAZIONE

 metodo DESCRITTIVO

 cercare il SIGNIFICATO dei termini utilizzati per descrivere

La descrizione vale se sono preliminarmente poste premesse o ipotesi precise, per tanto la verità di

ogni preposizione descrittiva è sempre particolare (nel senso che è necessaria solo da coloro che

condividono certe ipotesi che non sono a loro volta necessarie).

Perché la verità potesse identificarsi con verità dovremmo poter dimostrare piena corrispondenza tra

linguaggio e realtà. Non è possibile dimostrare la corrispondenza, ma soprattutto non posso né

affermarla né negarla. 

CORRISPONDENZA un assioma, qualcosa che viene ipotizzato, quindi ogni descrizione

esprime verità qualificata come ipotetica e convenzionale.

COERENZA: qualità che indica il rapporto logico tra una o due proposizioni, in base alla quale se

accetto la prima non posso negare la seconda.

Verità se il giudice applica coerentemente le norme. In realtà la coerenza si rifà sempre a discorsi

ipotetici. Il rapporto di coerenza non è necessario, lo è dopo aver accettato dei se, per questo

“applicare coerentemente” esprime verità necessaria solo per coloro che accettano le stesse

premesse.

La verità della sentenza ipotetica, nel senso che dipendono dalle ipotesi di partenza.

Conseguenza la verità verrà condivisa solo da coloro che condividono le ipotesi iniziali. Ù

GIUDICE che deve essere il terzo. O dice le ipotesi che le parti già accettano (non c’era quindi

alcun conflitto e non lo risolve); o iuris dicere, dice un discorso muovendo da una ipotesi diversa

dalle parti. In questo caso diventa il numero 3.

Secondo SCARPELLI

Si oppone alle tesi di Opocher, coloro che ritengono che il processo si concluda con la verità

(ricostruzione dei fatti e applicazione coerente delle norme).

a. La verità non c’entra nulla con la risoluzione della controversia

b. Il diritto dipende dal potere di chi esercita l’A

c. Il diritto senza verità si identifica con la forza

Secondo Scarpelli è inutile interrogarsi sulla verità processuale, in quanto “auctoritas non veritas

facit sententiam”. Egli afferma che nel processo in realtà non possono esercitare il loro ruolo

completo né la verificabilità né la coerenza.

Il processo si conclude alla luce di una descrizione verificabile e secondo coerente applicazione

della norma.

Scarpelli osserva: contenuto della fattispecie concreta, fatti inquadrati all’interno di una fattispecie

astratta indicata dalla norma. Il giudice dovrebbe ricercare la verità dei fatti.

Questo risultato non può essere ottenuto facendo coincidere fattispecie astratta e concreta. Stiamo

accertando un fatto con gli “occhiali del diritto”, rete categoriale in cui si esprime l’autorità del

diritto fatto osservato attraverso un filtro, il fatto è colto nel suo interesse giuridico.

Giudice: ha un altro vincolo, non è libero nella ricerca del fatto, egli può giudicare soltanto ciò che

le parti presentano. Non ha la libertà, in ogni processo ci sono determinate regole (discipline che

fanno la verità del processo diversa dalla verità scientifica).

Conseguenza: secondo Scarpelli le ipotesi su cui si fonda il discorso (verificabile) sono poste o

dalla volontà del giudice e valgono solo nel processo e appaiono diverse da come potrebbero

apparire in un discorso scientifico. Descrizioni intollerabili in ambito scientifico.

Secondo Scarpelli nel processo non appare verità per corrispondenza, perché le discussioni sono

condivise da ipotesi poste in maniera da produrre una visione deformata dei fatti. Non c’è verità per

coerenza perché non ci sono premesse comuni da cui dedurre in modo coerente conclusioni

condivisibili. Linguaggio naturale, che rende impossibile individuare un’unica premessa comune.

Cause:

 Crisi dei valori

 Polisemanticità

 Impossibilità di trovare premesse univoche da cui trarre un sillogismo

Non possiamo quindi avere verità per verificabilità e coerenza, nel processo non appare alcuna

verità, quindi esso si chiude non con il ritrovamento di una verità, ma in virtù di colui che ha

l’autorità e che si decide preventivamente.

Scarpelli ha ragione: in quanto non abbiamo descrizione spregiudicata dei fatti, il giudice non è uno

spregiudicato ricercatore delle verità; è vero anche che il linguaggio polisemantico impedisce di

precostituire una possibile coerente deduzione da una norma.

Scarpelli sbaglia: quando dice che non compaiono né verità per verificabilità né per coerenza. Le

verità compaiono, ma ne compaiono tante quante sono le parti. Sbaglia anche nel dire che non

compare alcuna verità. 5 – 12 – 2006

Limite tesi di Scarpelli? Ritenere che vi sia spazio solo per il ragionamento analitico – deduttivo che

porta alla formazione di tante verità ipotetiche quante sono le parti in causa. La verità non risolve la

controversia, ma la congela tramite il giudice che la impone.

A che condizione posso affermare che un discorso è ipotetico? Muovendo da una condizione di

pensiero non ipotetico.

Affermando la presenza solo analitico – deduttiva si cade nel contraddittorio.

Opocher e Scarpelli nel processo deve comparire una verità incontrovertibile, non legata alla

sanzione ipotetica. La verità incontrovertibile risolve la controversia utilizzando il metodo dialettico

(non c’è un primo chiodo accettato da tutti). Si parte da un punto che viene messo in discussione

(endoxa – opinioni comuni sostenute dai più e accettate). Vaglio dialettico: confutazione (metodo

basilare della riflessione dialogica) rivolta ad accertare il rigore della posizione. Proposizione

rigorosa se valida in se per se, ovvero se resiste alla contraddizione / negazione. Quando una

proposizione mostra l’impossibilità della negazione, vale in se per se. Proposizioni rigorose: la

verità è laddove provo a negarla, al riaffermo.

Il modello più tipico del ragionamento rigoroso è dato dal principio di non contraddizione, principio

che si autofonda (resiste alla prova per confutazione).

Principio di non contraddizione : è impossibile che il medesimo attributo convenga e non

convenga alla medesima cosa, nel medesimo tempo e sotto il medesimo riguardo.

Impossibile il possibile nega l’impossibile, dicendo che è solo possibile escludo l’impossibilità

(pretendo che valga questo e il suo opposto).

È impossibile dire una cosa e il suo contrario nello stesso tempo e sotto il medesimo riguardo.

Principi che è fonte di ogni ragionamento. Certezza. Come mostrare senza di – mostrare?

Confutandolo, provando a negarlo (Aristotele).

Per provarlo, proviamo a negarlo. 11 – 12 – 2006

Caratteristica del principio di non contraddizione è la sua provabilità che può essere provata solo

con la confutazione. La negazione non può neanche costituirsi. Il principio di non contraddizione

non si dimostra, ma si afferma solo evidenziando l’impossibilità della sua negazione e per questo è

realmente un principio autofondante. Importante perché:

 Struttura logica del nostro pensiero

 Ci mostra come non vi siano proposizioni vere solo per coerenza, ma ce ne sono anche

perché la sua negazione non si costituisce.

È importante essere consapevoli e non, perché le verità di principio sono pur sempre indeterminate

e non ci servono per partire da esse, per garantire conclusioni particolari. Non ci offre una regola

che dal principio debba essere dedotta, ma ci offre un vaglio.

Conquista autentica fondatezza del principio dialettico. Procedimento dialettico, muove da un

luogo comune (endoxon) per sottoporla ad un vaglio confutatorio.

Il procedimento dialettico cerca di capire le varie opposizioni

 per contraddittorietà (l’una si esprime come negazione dell’altra). Due opposizioni

contraddittorie non possono stare, devo vedere quale delle due pare non violare i principi

fondamentali e devo espellere quella contradditoria.

 per contrarietà (opposizione fra mentalità diverse per la sanzione) implica il riconoscimento

del genere comune, ambedue affermano che c’è qualcosa che li accomuna. Il genere comune

consente di circoscrivere la controversia. Una volta individuato il genere comune, la

dialettica ha il compito di rispondere alle esigenze delle parti, suggerisce alle parti un

criterio che consente di risolvere la controversia salvaguardando il genere comune. Non è

importante la soluzione a cui si giunge, non ha valore per quello che consegue, ma ha valore

in quanto permette il perdurare della dialettica.

È questo il compito dell’attività retorica (sussidio al discorso dialettico, aiuta il persuasivo).

Innegabili relativi. Innegabili rispetto a quella determinata relazione.

Criterio in base al quale realizzare una soluzione che rispetti l’elemento comune. Proseguimento dei

rapporti soggettivi.

RIEPILOGO 1^ SEMESTRE

Socrate pronuncia la sua difesa mostrando come i suoi avversari si contraddicono.

L’idea che in ambito processuale si dia occasione al condannato di valutare quale pena sia migliore

è una idea suggestiva da modo al condannato di capire che genere di reato ha commesso e

quanto sia dura la pena che deve subire. Molto difficile è la risocializzazione dei condannati che

hanno scontato la propria pena.

Socrate si serve di questo istituto per provocare la sua pena di morte.

Pilastro del nostro corso:

 Scilla

 Cariddi

Rifiuto di ogni dogmatismo e scetticismo.

Epoca moderna caratteri principali:

 Progettualità: mira ad incrementare il benessere utilitaristico

 Sistematicità: basata sul privilegio di un metodo analitico – deduttivo

Metodo analitico – deduttivo, che si accompagna alla dimensione razionalistica e individualistica.

Uomo faber ≠ Uomo dialogico

Uomo dialogico ex – istere, non si può senza opporsi agli altri. Offrire una nostra interpretazione

del senso del vivere e dell’esperienza. Vivere: controversia e non violenza:

Normativismo (al centro la norma – Kelsen) – ermeneutica giuridica

o Processualismo

o

Il normativismo tradisce la dimensione del valore.

Valore post – modernità: il problema del valore non va posto (pensiero debole)

Principio del dialogo: far valere secondo verità. Quale verità?

Ricostruendo gli accadimenti e stabilendo norme – Scarpelli – Opocher –

Il processo è valido tramite autorità. Nel processo non compaiono verità.

La verità va ricercata tramite la dialettica. Procedimento di non contraddizione. 5 – 02 – 2007

 Principio del dialogo

 Principio della ricerca

 Principio della difesa dell’intersoggettività

 Scetticismo e dogmatismo: posizioni non accettabili

 Non si può ipotizzare la presenza di una condizione umana priva di conflittualità, non si può

sperare di giungere ad una società senza conflitti

 Va riconosciuto qual è il modo per risolvere la situazione conflittuale senza violenza

 

Limite della dimensione normativistica quindi scelta processualistica

LA SANZIONE PENALE

Giustificazione della sanzione penale

Limiti pensati come necessari all’intervento penale, al fine di vedere se e a quali reati la sanzione

possa apparire, non una forza opposta ad un’altra forza, ma promozione dell’intersoggettività.

Definizione d’uso: filosofia è tutto un domandare che tutto domanda (stupore che si interroga su

tutto). Deve essere considerato come un gradino da cui partire che però andrà posto in discussione.

Giuseppe Bettiol: “la pena deve essere considerata come la conseguenza giuridica di un reato,

predisposta dal potere per chi ha violato i suoi precetti”.

a. Chi deve essere punito?

b. Perché deve essere punito?

c. Quando deve essere punito?

d. Come deve essere punito?

Implica la presenza di:

 Un sistema giuridico / ordinamento giuridico

 Precetti penali (norme) distinguibili da altre norme

 

Omissioni, mancanza di azioni meritevoli di azioni penali reati penali

Perché queste sanzioni?

1. perché è giusto rispondere al male con il male

perché è giusto punire

2. reagire per ottenere qualcosa in futuro

3. reagire per evidenziare il proprio potere di controllo sull’insieme dei soggetti sottoposti

la sanzione è tutto ciò, ma anche di più.

Vi sono due grandi risposte / teorie che mirano alla giustificazione della sanzione:

 ne – peccetur (guardare al futuro)

 quia peccatum (guardare al passato)

NE – PECCETUR si punisce affinché non avvenga più il reato in futuro; prevenire il prodursi

di futuri mali. Posso punire solo per prevenire una futura produzione di reati o per impedire la

manifestazione di personalità criminose. Si distingue:

 general: intimidire la generalità mostrando le conseguenze di un reato

 special: neutralizzare alcuni soggetti che per natura sono spinti a fare del male, incapacitarlo

di compiere delitti

QUIA PECCATUM si punisce perché un reato è già stato commesso ed è giusto rispondere al

male commesso al fine di ripagare con la stessa moneta.

 

Quia peccatum Retribuzionismo Kant

 

Ne – peccetur General Prevenzione Beccaria

 

Special Prevenzione Lombroso 

Ha senso porsi il problema delle varie concessioni della pena? Pena ripensata – giustificata

 abolita

Pena abolita teoria per la quale la pena è:

 inefficace: nonostante le pene, i delitti ci sono sempre stati

 ingiusta: perché quel potere che minaccia una pena, che irroga e esegue una sanzione lo fa

solo perché è il più forte 

teoria dell’Abolizionismo penale – ABOLIZIONISTI pena inefficace (elemento poco

confutabile), non si ha prova che sia vero, non si può sapere se togliendo la pena non si compiranno

più reati. Pena ingiusta perché colui che eroga lo fa perché è più forte.

Pena: manifestazione coercitiva della forza. Manifestazione di forza ingiustificata.

Teoria abolizionista ani ’70, fondata su una concezione dell’uomo individualistico e

spontaneistico. L’uomo è uomo se è libero.

Libertà spontanea manifestazione della propria individualità / diversità

Bene Assoluto ≠ Male Assoluto (limitazione della libertà proveniente dalle istituzioni e

dall’educazione familiare).

L’uomo può conoscere il bene e il male, la verità è quindi conoscibile ed è male la limitazione della

libertà. 

Anni ’70: Dottor Benjamin Spok teoria del “Libero e Bello”. Tutto era concesso, ed essenziale

era che il bambino fosse lasciato libero, perché libero avrebbe trovato una propria individualità e

conoscenza del giusto e del bene. Se il bambino si comportava male, non era colpa sua, ma di altri

fattori.

Dopo 10 anni ritrattò tutto, dicendo che si era sbagliato e che i bambini andavano “picchiati” (due

ceffoni al giorno) e quindi dovevano trovare un limite.

Prima di punire il singolo, va modificata la società. Il delitto è da concepirsi come manifestazione

distorta della libertà causata dall’ingiustizia della società; l’uomo è inserito in una società crimino -

genetica.

La pretesa di eliminare la coercizione non la porta all’estinzione, ma ad un riaffermarsi di una

concezione peggiore incontrollata e incontrollabile.

 Problema della pena

 

Obiezioni fondamentale: abolizione della pena contraddittoria, dicono di abolire la pena,

ma la riaffermano in modo incontrollabile. 12 – 02 - 2007

Linee guida del pensiero di CESARE BECCARIA (autore “dei delitti e delle pene”, manifesto

ideologico del riformismo, dell’illuminismo giuridico)

Beccaria padre del diritto penale e della nostra cultura giuridica. Esponente della concezione

“general preventiva” che riconosce alla pena il compito di prevenire i reati. Ogni volta situazioni di

degrado sociale portano a evocare riforme, il nome di Beccaria compare. In duplice modo:

a. Chi reclama un inasprimento delle pene cerca di scusarsi nei confronti di Beccaria (i nostri

tempi ci impediscono di seguire elementi umanitari e garantistici)

b. Ricordato per i suoi insegnamenti. Autore che ha attirato l’attenzione verso l’efficienza del

sistema penale. Risposta punitiva dell’atto commesso.

a. umanitarismo e garantismo

b. efficientismo

Se Beccaria fosse riuscito a conciliare a. e b. avremmo la perfezione giuridica.

Secondo la concezione general preventiva:

la pena è un’afflizione determinata e proporzionata (una pena troppo elevata fa favorire i cittadini

nei confronti dei delinquenti e non delle istituzioni). Dispiegamento esagerato del potere. Le ragioni

dell’efficientismo vadano a scapito dell’umanitarismo.

Beccaria sembra il massimo difensore dei diritti dei cittadini e allo stesso modo l’efficienza delle

istituzioni. FALSO! Non riesce a conciliare le due concezioni.

Beccaria (1738 – 1794), nobile lombardo, autore nel 1764 “Dei delitti e delle pene” unica opera

anonima. Nel 1766 venne tradotta in francese da Morellèt (abate) che cambia l’ordine dei capitoli.

Beccaria esce dall’anonimato, va in Francia non da Voltaire, non va da Caterina di Russia che

voleva fargli scrivere l’ordinamento giuridico russo. Appena scritto il libro venne inserito nella lista

dei libri proibiti in quanto manifesto del ceto illuminato milanese. Elemento di rottura proprio nella

concezione general preventiva.

Presupposti ideologici general prevenzione, punisco per non far commettere ulteriori reati.

Interpretano la natura umana in chiave utilitaristica e individualistica: esista una costante e

insuperabile conflittualità tra cittadini e istituzioni. Conflittualità può essere incanalata con un

sistema organizzato di incentivi e minacce verso i cittadini.

Due presupposti logici:

 perenne conflittualità tra cittadini e istituzioni

 l’uomo libero ma che usi la libertà per autodeterminarsi cercando la sua utilità

L’uomo in Beccaria è definito un FLUIDO, perché Beccaria usa un linguaggio mutuato dalla

chimica. L’uomo si pone sempre a libello di ciò che lo circonda.

FLUIDI concezione sperimentale come somma di fenomeni e fa si che l’elemento da privilegiare

sia un elemento quantificabile che giustifichi la scelta. Elemento quantificabile: principio di utilità

guida il fluido come teorema.

Dimensione secolarizzata caratterizzata dal laicismo giuridico (Ugo Grozzio – inizio dedica “Dei

delitti e delle pene”).

GIUSTO o INGIUSTO / UTILE o DANNO della società

Beccaria aderisce alla concezione illuministica. Per il laicismo la ragione umana è indipendente da

ogni fonte di autorità. Laicismo: distinzione tra mondo giuridico / religioso, fa si che l’ambito

giuridico / politico (dimensione dell’utile) sia indipendente.

 

Utilità seculum ci interessa ciò che è oggetto della nostra ragione, metodo da privilegiare è

quello analitico – deduttivo (applicato ad ogni settore dell’esperienza).

Beccaria individua una dimensione pulsionistica dell’uomo che lo porta a calcolare ciò che gli

conviene o meno, e di valutare tutto ciò che si presta ad essere quantificabile in vista di un aumento

del proprio benessere. La ricerca costante del benessere dell’uomo è inciso nel cuore dell’uomo che

nessuna legge può cancellare.

È allo spirito geometrico che dobbiamo riferirci per seguire le idee morali. Spirito geometrico:

metodo analitico – deduttivo insegna che ogni uomo agisce sempre e solo per motivi che

immediatamente colpiscono i sensi. Ciò che ci circonda è la sorgente delle nostre azioni. L’uomo

reagisce sempre a ciò che percuote i sensi in vista di soddisfare il proprio benessere, in vista di

edonismo (come la forza di gravità porta sempre gli uomini ad agire in vista del proprio benessere).

Uomo = macchina intelligente che reagisce agli stimoli esterni laddove l’intelligenza si esprime

nella capacità di elaborare dati. Strategia algebrica per razionalizzare le sue pulsioni e trarre il

massimo dalla situazione che lo circonda. Perché ogni uomo si fa centro di tutte le combinazioni del

globo. L’uomo accetta le regole sapendo che starebbe meglio se queste non ci fossero. Le regole

non sono un bene, ma il minore dei mali che accetto per massimizzare il mio benessere.

Atteggiamento ambivalente delle leggi: è giusto che ci siano le leggi, ma preferirei che per me non

ci fossero. Ognuno di noi è guidato dall’idea del reato, perché? Per riaffermare la propria utilità a

scapito dell’utilità comune. Ognuno di noi è un potenziale delinquente. Il legislatore deve ideare un

sistema di spinte contro spinte pene e ricompense / penale e premiale. Tanto più queste regole

comprimono le tentazioni, tanto più devono essere controbilanciate, tanto più, ma non di più, perché

deve comunque essere giusta / utile / necessaria garantiscono il minimo indispensabile. Perché i

fluidi non possono mai essere compressi. Massima libertà e sicurezza per i cittadini. 13 – 02 - 2007

Per Beccaria

Adeguata risposta sanzionatoria prodotta da due elementi:

 opera del legislatore volta a razionalizzare e addolcire la prassi del diritto penale (mite e

razionale)

 

opera del giudice mera bocca della legge. Applica in maniera meccanica quanto

contenuto nella norma.

Quali sanzioni? General preventiva > pene da prevenire allontanando la seducente idea del reato.

Servirsi del reo.

Sanzione ideale = 5 requisiti:

1. pronta (vicinanza temporale pena / delitto)

2. infallibile (certa)

3. proporzionale al delitto

4. duratura nel tempo

5. esemplare

1. essenziale: l’uomo risponde ad uno stimolo con un altro stimolo, perciò meno tempo passa tra un

delitto e la sua pena, tanto meno sarà durevole. Da questo discende un ottimo deterrente che porta il

soggetto dall’astenersi a compiere reato.

2. non servono pene enormi, ma certe, mostrando la non convenienza del delitto.

4 più persone ne possono venire a conoscenza

5. serve da esempio a tutti e quindi da fare in pubblico

3. costante impegno per addolcire le pene per far preferire una pena proporzionale. Beccaria

ipotizza una SCALA DI DELITTI E PENE per evidenziare una pena pronta proporzionale tra male

commesso e pena da affliggersi. La società del tempo non lo permette. Per Beccaria la geometria ci

aiuta, grazie al ragionamento analitico. Proporzionalità bene, perché assicura un vantaggio. I

delitti più gravi vengono puniti di più, appaiono molto più pericolosi all’opinione pubblica. Fa si

che i cittadini siano maggiormente intimiditi a evitare il compimento di atteggiamenti più gravi.

Epoca di Beccaria il carcere era un luogo di attesa prima della punizione (corporale e capitale) .

Beccaria propone di distinguere, perché la stessa sanzione per delitti gravi e non, per l’uomo di

Beccaria comporta avere più voglia di commettere reati gravi.

Perché si punisce? Non per rispondere al male (che ormai è accaduto), ma per far vedere che il

potere esiste. Per intimidire e controllare la società. Si controlla facendo si che la società si

riconosca nelle istituzioni. Sanzioni troppo severe portano sempre reazioni contrarie. In questi casi

si patteggia per il reo e non per l’istituzione.

Ogni pena proporzionale al male commesso:

 va distinta per gravità

 più si punisce per un reato, più è il vantaggio che si avrebbe nel commettere un reato

un reato che conviene molto, va punito di più rispetto ad un reato meno conveniente per i cittadini.

Bisogna valutare la tendenza dei cittadini a disubbidire. La pena è giusta e utile solo se è preventiva.

Pena necessaria diritto penale sempre estrema ratio, il ricorso alla sanzione deve essere l’ultima

spiaggia, quando tutto il resto è fallito:

 tutti gli strumenti che il legislatore ha per evitare che avvengono delitti primi di utilizzare la

pena

 strumenti di prevenzione

si può prevenire con due metodi:

diretto

o indiretto

o

migliori mezzi per prevenire: chiarezza delle leggi

 chiare e semplici, temute dagli uomini, da contenuto illuminato

 contenuto mirante a mantenere le libertà.

Diritto penale volto a premiare i comportamenti corretti, ma soprattutto a servirsi della

civilizzazione ed educazione del popolo.

Rousseau a favore della preventiva indiretta. Padre della pedagogia moderna. “L’emilio” (saggio

sull’educazione) ottica general preventiva, l’Emilio non veniva mai punito, ma educato a volere ciò

che può avere, con le sole punizioni provenienti dalla natura (costante accentuazione di ciò che il

potere vuole).

Prevenire migliorando la condizione sociale. Attenzione unicamente filantropica (nota introduttiva

libro), preciso intento umanitario che definisce: non vi è libertà ogni volta che le leggi permettono

che l’uomo smetta di essere persona (va sempre difesa) e diventi cosa.

Efficienza e umanità sono conciliabili? Senza rinunciare ai cardini principi della persona?

Tentativo di Beccaria che però fallisce perché è un uomo moderno, quindi sa calcolare e provare

emozioni. Calcolare: non può servire da limite al potere. Provare emozioni: non basta.

Morte o Tortura quale pena? 20 – 02 - 2007

È possibile conciliare umanitarismo ed efficienza?

Beccaria la vita vale nella sua dimensione biologica (benevita fondamentale nella sua

dimensione biologica non spirituale). Conseguenza umanitaria alla sua opera. Beccaria riesce a

convincere. Perché alla fine è costretto ad ignorare l’interiorità dei soggetti? E quindi si contraddice.

Beccaria resta imprigionato in alcuni preconcetti che destinano le sue ambizioni allo scacco.

Beccaria deve sacrificare l’interiorità dei soggetti in nome dell’intesa sociale per due motivi:

 riduttiva immagine antropologica che lo porta a pensare ad un rapporto conflittuale tra

cittadini e istituzioni.

 Identifica (errore) utilità e giustizia e ritiene che giusto sia perseguire l’utilità

Rendono carente il pensiero di Beccaria. Entrambe le cause sono dovute ad un limite di tipo

nosologico. Ragionare = Calcolare.

C’è spazio solo per il sentimento o per il calcolo ignorando la dimensione dialettica (senza

assolutizzare). Conflitto: male per eccellenza. Dobbiamo impedirlo grazie ad una ben

organizzazione sociale. La società deve essere ordinata, affidata ad un giudice che la applica in

maniera meccanica. La conflittualità tra uomo / uomo diventa tra uomo / istituzione. L’artificialità

non risolve il problema, ma lo sposta. Identificando l’utile col giusto si pretende di identificare il

relativo con l’assoluto. Porta allo scacco definitivo del suo pensiero. Perché? Le ragioni dell’utilità

prevalgono quelle del giusto.

L’umanitarismo si riconduce in una dimensione di efficientismo utilitaristico. Chi accetta la

presenza del conflitto e anche l’impossibilità di risolverlo fa si che sia necessario privilegiare le

ragioni di difesa e ordine sociale. Perché impedire che nasca il conflitto? Perché è l’unico modo di

difendere l’umanitarismo. Cosa davvero utile? La disciplina, perché se si incontra l’altro la violenza

scaturisce e nasce il conflitto. Tutto ciò che mi assicura l’ordine sociale è umanitario.

Diritto penale protezione della società dal reato (lato A) – difendere la soggettività del reo (lato

B).

In Beccaria il lato B è solo un “bassorilievo”, viene considerato soprattutto il lato A.

Violenza peggiore dei mali

Ordine migliore dei beni

Tesi di Beccaria: non convincente poiché non è in grado di mantenere le sue promesse.

(I fluidi e le bestie di servigio – saggio Prof. F. Zanuso) 26 – 02 – 2007

IMMANUEL KANT

Filosofo moderno autore sistematico. Molti gli scritti fatti su Kant penalista, ma egli parla del

sistema penale in sole 5 pagine.

Kant è il filosofo del criticismo, perché le sue tre opere principali presentano la parola CRITICA

nel titolo e perché si chiede cosa e come rappresenta la ragione umana. Esamina le grandi filosofie

sistematiche precedenti. Per Kant esistono due grandi correnti filosofiche sistematiche:

 

RAZIONALISTI come ragni tessono la tela (argomentazione) derivandole da sé, con un

giudizio “analitico a priori”. Rendono esplicito ciò che era implicito nel concetto di

partenza. I giudizi hanno un elemento di necessità, ma non ampliano la conoscenza

 

EMPIRISTI come formiche ci offrono un modo di ragionare “sintetico a posteriori”.

Arricchiscono i nostri dati della conoscenza, ma non riescono a garantire una conoscenza

necessaria e indubitabile.

Entrambi sono carenti, hanno dei limiti. L’unico modo di conoscenza sarà quello che ci consente di

avere un giudizio “sintetico a priori”. Perché? Conosciamo, sempre facendo un giudizio sintetico a

priori, ogni nostra conoscenza ha una matrice sensibile. Per Kant ogni conoscenza deve avere una

ragione sensibile, sensazione (giudizio sintetico a priori). Si riceve dall’eterno un input che ci

consente di organizzare gli stimoli sensoriali senza essere condizionati.

Spazio / Tempo prima sensazione banale, presente perché nell’uomo sono presenti categorie

precostituite. Non è un concetto empirico. Anche la più banale forma di conoscenza è frutto di

sintesi tra elemento (materiale – forma a priori, insita).

Stato dei concetti: di fronte a sensazioni tendiamo a sintetizzarli ed elaborarne dei concetti. Posso

elaborare concetti avendo delle sensazioni, che non provengono dall’esterno, ma provengono da

causa effetto.

Come tempo e spazio sono forme a priori così il concetto di causa consente di elaborare situazioni

in modo ordinato.

Tre conclusioni di Kant:

 La conoscenza è possibile solo muovendo dalla sensibilità ed è sempre fenomenica.

Apparenza. Conoscibile solo grazie a forme a priori che permettono di cogliere aspetti reali

alla luce di ciò che ci appare in forme a priori. Non conosciamo mai il numeno.

 L’uomo conosce la dimensione fenomenica, conosce il modo regolare e costante con cui i

fenomeni naturali si manifestano. Rivoluzione Tolemaica / Copernicana, come loro hanno

compiuto delle rivoluzioni anche Kant mette per la prima volta l’uomo al centro.

 La matematica (nesso a priori tra vari concetti) e la fisica (concetti fisici a priori) sono

possibili, la metafisica no! Rifiuto della dimensione razionalistica / conoscitiva della

metafisica. Si pone tre domande:

Esiste Dio?

o C’è vita dopo la morte?

o L’uomo è libero o determinato?

o

Ogni sistema che abbia cercato di rispondere si è incagliato. È riuscito a dire A e il contrario

di A, perché non può conoscere visto che non abbiamo mai possibilità di muovere a livello

sensibile. Non possiamo pretendere di occuparcene in maniera razionale ed avere

conoscenza. 

Kant riconosce che il modo di procedere della scienza non è applicabile alla metafisica. Errore la

ragione non può esprimere concetti perché non c’è sensibilità e se ci prova essa afferma tutto e il

contrario di tutti e si cade in contraddizione. Modo di provare che funziona apponendo una

negazione e mostrando come il negarlo è impossibile. Negare il principio di ogni realtà è

impossibile. Kant scollega il principio di non contraddizione e la sua prova, riduce il principio di

non contraddizione al principio di identità. Il principio di non contraddizione ci permette di dire

quale affermazione è sbagliata. Kant mostra il suo limite assolutizzando il metodo analitico –

deduttivo. Il nostro agire è sempre guidato da un imperativo prescrittivo di due tipi che

manifestano le due realtà che coesistono nell’uomo – fenomenica e noumenica – .

Imperativo ipotetico (fenomenica). Ci impone di agire in base alla considerazione delle

conseguenze che deriveranno dal nostro agire (ipoteticamente). “Se vuoi ottenere dei risultati devi

agire così”. Compio l’azione in vista del risultato positivo che mi aspetto dalla conseguenza

dell’azione. Dipende dal fine cui essa tende. Imperativo dell’abilità (il medico da un farmaco per

curare una malattia) e della prudenza (tutti quelli che ci guidano a perseguire il nostro benessere).

Mezzo finalizzato ad uno scopo interno.

Imperativo categorico (noumenica) azione compiuta solo se ritengo che sia giusto in se per se

compierla. Lo faccio solo perché è giusto. Apre la dimensione noumenica ed entro in contatto col

più profondo di me. Incondizionata, indipendente, autosufficiente anche se produce conseguenze.

Kant si distanzia dalla concezione utilitaristica perché solo l’agire categorico è morale. Compio

azioni perché doverose in se per se. È l’intenzione che mi fa entrare nell’agire morale. Quello che

conta è quello che faccio, non come? Quindi posso fare quello che voglio? No! Quando cerco di

agire sono guidato da tre massime del sapere giuridico:

 Agisci in modo che la massima delle tue azioni divento legge universale

 Agisci in modo da trattare gli altri sempre come un fine, mai come un mezzo

 Agisci in modo che la tua volontà possa essere legislatrice universale

Impongono dei contenuti come principi, ma non ci danno singole regole. Funzionano come principi

scriminanti. Certi comportamenti sono contro ogni tipo di morale.

Le tre idee metafisiche non possono essere demonstrate, ma se una volta nella vita riesco ad agire in

modo categorico io scopro la libertà, perché compio azione in cui solo la mia ragione mi guida.

Scopro che il mondo non è condizionato, so che c’è la libertà, ma non posso comunicarla perché gli

altri non sanno perché l’ho compiuta. Esperienza radicalmente libera e incomunicabile che mi isola

l’individuo. L’individuo può solo avvertire l’esperienza intimamente. L’uomo è solo (Beccaria /

Kant), autonomo. L’agire morale è racchiuso nell’individualità. Uomo razionalista.

Se il soggetto non ha bisogno dell’altro si capisce il ruolo del diritto: lasciare l’uomo privo di

condizionamenti per cercare di attingere quella libertà interiore che consente di seguire il diritto.

L’attività legislativa è imperativo ipotetico. La norma giuridica vale perché, nel regolare i rapporti

intersoggettivi, lascia ai soggetti una sfera di libertà di cui i soggetti possono usufruire a loro

piacere, ma meglio se lo fanno in modo categorico. Il mondo giuridico è fondato da un principio

ipotetico fondamentale agisci in modo che il libero uso del tuo arbitrio possa coesistere con

la libertà di ognuno secondo una legge universale. 27 – 02 – 2007

Kant il diritto è un insieme di imperativi ipotetici con finalità etica.

Funzione ancillare (dimensione finalizzata a qualcosa a lei superiore) del diritto rispetto alla morale.

Perché? Diritto norme ipotetiche, compito di regolare l’intrecciarsi delle azioni umane

assicurando la libertà esterna. Fine di natura categorica, sarà possibile consentire al soggetto di

attingere la sfera della libertà interiore.

Morale ≠ Diritto

Morale imperativo categorico: seguo le ragioni morali

Diritto imperativo ipotetico: amore per la legalità

Una società ben organizzata dove i rapporti intersoggettivi siano regolati in modo da lasciare spazio

alla libertà altrui consente di aprire l’uomo ad una dimensione noumenica. Il diritto ha il compito di

impedire il rapporto fra gli uomini (la massima indipendenza di uno convivi con la massima

indipendenza di un altro). Immagine di Kant radicalmente individualistica.

Concezione penale per Kant: risponde cercando di trovare il criterio di giustizia secondo le tre

massime dell’agire categorico. Perché la legge penale risponde a un precetto dell’imperativo


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Filosofia del diritto. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: il processo di Socrate, il motto di Socrate, scetticismo: Scilla, dogmatismo: Cariddi, fenomeno della codificazione, l’homo faber, uguaglianza e libertà.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Zanuso Francesca.

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