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Filosofia del diritto

I monoteismi sono abramitici, ed in essi si obbedisce solo a Dio. Nell'Islam, tra Corano e Sunna (vita del profeta), sono regolati tutti gli aspetti della vita. In democrazia le soluzioni sono trovate tramite confronto e mediazioni, e si obbedisce alle norme condivise dalla società, il cui rispetto è fondato sulla volontà della maggioranza (democrazia) o sul volere di Dio (non transeunte).

Se non è possibile la trasgressione (es. leggi fisica), non si tratta di norma giuridica, che stabilisce come obbligatorio uno dei vari comportamenti possibili. La colpa/punibilità è collegabile solo ai soggetti liberi: in caso di forza maggiore per esempio non si ha imputabilità. L'essere umano, libero, sceglie secondo criteri: la questione della libertà e della giustificazione della norma devono sempre essere basate su un criterio a monte: nella concezione moderna nessuna norma può trarre obbligatorietà da sé stessa: né la prescrittività (uso forza, come anche nei reati) né la semplice promulgazione da sole bastano.

Democrazia e monoteismi

In democrazia conta l'uomo e la sua volontà, nei monoteismi Dio e la sua volontà. Non esistono assoluti riguardo al dovere: nemmeno nei diritti alla vita (vedi eutanasia sì/no). Importante la distinzione tra trasgressione e ricusazione della norma: il ladro trasgredisce ma riconosce la norma (vuole diventare proprietario). Il rivoluzionario invece rifiuta il concetto di proprietà privata, oltre a trasgredirla. La norma fondata su criteri logici e condivisi è trasgredibile ma non ricusabile.

I principi alla base sono scelti in base a molteplici fattori culturali, storici, sociali: il principio egualitario della democrazia, ad esempio, si sviluppa in Grecia nelle città dove tutti erano combattenti a difesa della città, e quindi pretendevano di partecipare alla vita politica. Ad Atene cittadini pieni erano solo gli uomini, perché ad esempio i meteci (residenti per lavoro) non lo erano e le donne ne avevano solo parte, non partecipando all'assemblea.

Islam e politica

Nell'Islam (= assoggettarsi a Dio), nel Corano l'uomo è spesso chiamato schiavo, servo di Dio, anche se in realtà Dio e uomo non sono così distanti, comunicano e hanno accordi. L'Islam è l'unico monoteismo con cui oggi alcuni stati si identificano politicamente. Il rapporto tra democrazia e monoteismo nasce dal confronto tra Europa (Grecia) e Asia (Persia) quando il mondo era solo due continenti. L'Europa era conosciuta, l'Asia dai Dardanelli fino all'India. C'era anche l'Africa ma solo la parte nord, considerata Asia. I due continenti nel 490 combattono le guerre persiane.

L'Occidente è una nozione geografica, ma anche i valori che caratterizzano la visione della vita in Europa e derivati (USA, Canada ecc.): difficili da definire, siamo stati culla di fascismi, monarchia, ecc. anche se oggi si pensa democrazia, pur da difendere. Dall'800 il colonialismo e rinasce l'idea di scontro Occidente-Oriente come giustificazione alle guerre e dominazioni.

Orientalismo ed espansione coloniale

Lo studio dell'orientalismo (scoprire e studiare Asia, costumi e cultura altrui) nasce circa al tempo delle guerre persiane, quando i Greci scoprono usi, culture e costumi dei Persiani (enorme impero dall'Indo all'attuale Turchia, tutta l'Asia): gli studi greci erano su medicina, politica, stato, comportamenti. L'idea di Europa anche solo come Grecia unita si ha con le guerre di Alessandro il Macedone che conquisterà tutta l'Asia. Tra democrazia e cristianesimo rapporti simili a quelli verso l'Islam. Il cristianesimo (vedi medioevo) ha avuto potere politico e militare e pretendeva, come l'Islam, che leggi e cittadini fossero soggetti a Dio, con libertà limitata. Poi, dalle guerre di religione, si è evoluta l'idea che la religione fosse un fatto privato (visione laica), con libertà religiosa di culto e pensiero ma in subordine alla volontà popolare.

Il confronto Oriente-Occidente, e conseguentemente l'orientalismo, va in epoca moderna dall'800 alla metà del 900, col colonialismo moderno con protagonisti Inghilterra e Francia (maggiori orientalisti). Nell'orientalismo è insita un'ambiguità: perché Oriente è vago come Occidente. Nell’orientalismo il problema era di spiegare e giustificare perché l'Europa doveva conquistare ed attaccare popoli lontanissimi, tema ancora attuale.

L'espansione dell'orientalismo coincide con l'espandersi del dominio europeo tra il 1815 e il 1914 che controllava circa l'85% delle terre emerse, soprattutto tutta l'Africa. Anche anticamente la supremazia della forza è stata giustificata asserendo una superiorità della civiltà invadente, che rendeva partecipi e migliorava gli altri. Altra comune giustificazione è il ritorno in territori una volta origine del popolo invasore. Una ulteriore, usata da Alessandro ad esempio, è la vendetta di precedenti sconfitte.

Orientalismo secondo Edward Said

L'orientalismo assume una cultura superiore (Europa) rispetto alle altre giudicate secondo valori e principi europei (tra l’altro poco chiari): esempio citato da Said nel suo "Orientalismo" è una citazione di Marx per cui le culture altre non devono essere rappresentate dagli Europei, nonostante i loro successi in alcuni campi, per la loro incapacità di autorappresentarsi a causa di una basilare mancanza di compiuta identità, idea di sé stessi e di capacità.

Orientalismo e punti importanti: prodotto della cultura europea quando entra in contatto con altre civiltà nel quadro di un progetto egemonico (colonialismo), per giustificare l'imposizione della propria visione quale superiore. In parte minore è anche conoscenza dell'altro, curiosità per l'altro che si interseca con il rapporto di potere. Said pone il rapporto Oriente-Occidente come rapporto di potere sin dalla guerra di Troia (1250 a.C.): per i Greci solo Europa ed Asia (inclusa parte nord Africa): Troia era sullo stretto dei Dardanelli e controllava il traffico di merci.

Iliade ed Odissea, alla base della cultura europea, erano poemi orali, poi scritti da Omero diversi secoli dopo (8° sec. a.C.). Elena rappresenta l'egemonia, prima occasione di riunione dei Greci e vittoria sull'Asia. Said sottolinea anche che non esiste un occidentalismo: cioè che la conoscenza altrui per giustificarsi è problema europeo. Cita Stuart Mill che dice che "la libertà non si applica all'India", negando agli indiani le qualità basilari per usufruire di libertà ed uguaglianza di radice democratica greco-europea.

Said sostiene che l'orientalismo si è concentrato sugli aspetti pratici, ignorando la poesia e altri temi non utili al dominio. Oggi l'Oriente è l'Islam, che dovrebbe essere adeguato ai nostri principi democratici. Pensiero liberale e democratico non coincidono, perché libertà per i liberali è da estendere ai massimi livelli, anche in campo economico, personale ecc. mentre la democrazia si preoccupa più della collettività. La libertà ha valore in rapporto al modo di vedere l'uomo: le visioni politiche che hanno visione filosofica positiva dell'uomo pensano che lasciandolo libero collaborerà, ed esprimerà il meglio.

Libertà e democrazia

Altre, partendo da una concezione negativa dell'uomo, pensano che vada controllato. Due idee ricorrenti di libertà: come totale autonomia (anarchico liberale) = i singoli possano armonizzarsi evolvendosi al massimo, ma solo se liberi da ogni potere coercitivo. In senso democratico = con la presenza di un potere coercitivo, in comunità fondata su libertà ed uguaglianza: la libertà in democrazia è fondamentale per l'esercizio della sovranità popolare. La democrazia antica era diretta, si svolgeva nell'ecclesia (assemblea nell'agorà) che votava su tutto, e chiunque aveva libertà di parola su tutto.

Sul valore positivo della libertà varie risposte a seconda delle ideologie: presupposto è l'uguaglianza degli uomini, che deve poggiare su alcuni elementi essenziali comuni a tutti: per i cristiani è l'anima, che hanno tutti come creature di Dio. Anche i musulmani credono che gli uomini siano tutti uguali: non a immagine e somiglianza, ma schiavi di Dio, quindi uomini uguali se liberi, ovvero partecipi della umma: sin dalle origini la libertà religiosa non è per loro un valore, se non intesa come libertà di accettare la verità di Allah.

La democrazia basa l'uguaglianza sulla comune possibilità dei cittadini di partecipare alla vita della nazione, tramite diritti e doveri, contribuendo in molti modi. La patria in teoria, intesa come unità politica di cittadini, potrebbe esistere senza territorio (vedi ateniesi a Salamina). Contrapposizione tra democrazia e re nasce tra democrazia greci e re persiani. In Atene la cittadinanza era data per nascita da genitori ateniesi, e per aver fatto il soldato: si aveva il diritto e dovere di partecipare alla cosa pubblica, libertà di parola, e si poteva essere eletti per sorteggio alle cariche pubbliche.

Il concetto di Stato secondo Hobbes

Lo stato in senso moderno nasce dall'assolutismo di Hobbes, "homo homini lupus": nello "stato di natura" manca un potere assoluto e riconosciuto che si faccia rispettare: si ha libertà degli individui assoluta, che si regolano tramite accordi ma soprattutto con uno stato di guerra permanente, perché ciascuno è sempre libero di aggredire gli altri. L'uguaglianza sta proprio in questa autonomia assoluta, anche di aggredire. Libertà ed uguaglianza in questo senso non sono valori positivi.

Un esempio di stato di natura è il diritto internazionale, perché nei rapporti tra stati manca un potere superiore assoluto, perché lo stato nazionale è in sé assoluto, e non esiste un super-stato. Passare allo stato civile significa cedere il potere a uno, il sovrano, con libertà limitata degli individui entro le leggi. L'uguaglianza è la sottoposizione comune alle leggi e loro prescrizioni, e si rinuncia alla totale libertà in cambio di sicurezza e stabilità.

Lo stato civile (Leviatano) di Hobbes deve regolare tutto, limitando la libertà per garantire la pace. I singoli si sottomettono accettandolo e rinunciando a parte della propria libertà. Gli Stuart non condividevano non volendo avere come requisito la volontà popolare. Hobbes sostiene la pace partendo dalla propria condizione di uomo immerso nella guerra.

Teorie politiche e controllo sociale

Altra teoria politica sostiene che le leggi non siano accettate e rispettate, ma debbano essere imposte da alcuni individui migliori di altri. Per Hobbes l'uomo non è animale sociale naturalmente socievole che si accorda naturalmente, come per Aristotele, e lo prova la realtà: che richiede misure per proteggersi: obiezione è che anche solo uno che non lo sia basti a determinare la necessità di difendersi: inoltre anche in uno stato di polizia la forza basta a rendere tutto sicuro (e chi controlla il controllore?).

Hobbes è figlio di un tempo in guerra e vede maggiore libertà come maggiore pericolo di essere aggrediti. Per Freud la guerra c'è perché legata agli istinti profondi ineliminabili, all'aggressività ed egoismo e desiderio di affermazione. Hobbes più ottimista, si ferma al fatto che lo Stato sia necessario non sostenendo che tutti siano sempre per forza aggressivi, ma che serva alla stabilità e sicurezza sempre. Mills sostiene lo stesso di Hobbes, ma collegandolo al grado di sviluppo dei popoli, giustificando il colonialismo.

Uomo, politica e società

Riassumendo due teorie:

  • Uomo è animale politico, si associa naturalmente
  • Uomo è aggressivo, serve lo stato assoluto

In Hobbes libertà = ciò che uno è libero di fare, legge = norme da obbedire. Stato di natura toglie stabilità, quindi necessario passaggio a stato civile con limitazione libertà ed obbligo delle leggi. Alla base vi è la paura delle minacce sempre possibili dagli altri, evitata tramite un patto di unione con rinuncia comune al potere personale demandato al sovrano, garante della pace, che ha potere assoluto (ab-solutus, sciolto da altri poteri). Hobbes voleva costruire una teoria col metodo deduttivo, per avere valore scientifico.

Freud e la natura umana

Freud scrive sulla guerra nell'ottica della prima guerra mondiale: annientamento del nemico disumanizzato, attacchi con armi che o risparmiano nessuno e nessun luogo. Domanda valida ancor più per l'uomo già giunto ad uno stadio evoluto come nel 900. Constata che lo stato si avoca la forza non per cancellare l'ingiustizia ma per averne il monopolio. Su questa base si giustifica l'omicidio, sostenendo la funzione difensiva, quindi meritoria, della guerra.

Il bene ed il male variano a seconda delle società e della storia, vedi nazismo e pulizia dai ratti ebrei. Per Freud l'uomo agisce in base a moti pulsionali, di per sé neutri, che evolvono fino a diventare attivi nell'adulto: durante la crescita possono essere aumentati, ridotti e deviati con la cultura: se ti comporti bene sarai amato, e la società ti premierà accettandoti. Quanto di primitivo nella psiche è imperituro, quindi può avere sempre il sopravvento, a seconda delle circostanze. La natura umana ha in sé gli istinti aggressivi (di morte) per difesa e per affermazione.

La civiltà è un artificio da coltivare costantemente, perché stimoli la parte "erotica" e reprima quella aggressiva, posto che non la legittimi e stimoli per la guerra. L'uomo è considerato buono da società se collabora verso i fini comuni. Per Freud la violenza stessa è alla base del diritto: quando non si riesce a battere qualcuno, ci si unisce in molti per sconfiggerlo con monopolio, non scomparsa della violenza. Per Challil l'unione dei più deboli sconfigge i forti, quindi democrazia è vittoria dei mediocri. Se ucciso, il nemico diventa un esempio e non può nuocere: se lo si intimidisce lo si può usare come schiavo. L'unione fa la forza, e crea legami, espressa con i simboli come la bandiera.

Domande filosofiche e visioni del potere

Il tempo e la storia creano un'identità, fondata su valori e principi ed appartenenza. Sono le domande a caratterizzare una filosofia: Hobbes e Freud hanno non solo stesse risposte ma stesse domande, vivendo entrambi contesti simili di guerra ed incertezza. Dopo i primi saggi e le conversazioni con Einstein, Freud scrive nel "Disagio della civiltà" e paragona la psiche a una Roma in cui ogni monumento mai esistito coesiste con tutti quelli precedenti e successivi con una enorme sedimentazione.

L'uomo mira all'assenza di dolore e felicità, che può essere soddisfazione improvvisa di bisogni repressi: il perdurare della stessa soddisfazione fa scemare la felicità fino alla noia. La felicità è precaria. L'infelicità può venire dal corpo, dalle minacce dal mondo esterno, dai rapporti con gli altri. Si parte per essere felici, si finisce col principio di realtà, per cui importante è primo non soffrire, abbassando le pretese.

Freud vede la religione come una forma di delirio collettivo per crearci una felicità: cita l'affermazione delle religioni come svalutazione della vita terrena nell'affermarsi del cristianesimo con risultati anti-civiltà. Lo stato serve a evitarci preoccupazioni, dandoci basi certe su come e cosa fare, per evitare la sofferenza ed essere rassicurati. Eppure l'uomo è sempre pigro e tende ad essere riluttante alla necessaria educazione che la società ci offre, a causa degli istinti.

Concezione democratica e natura umana

La visione democratica ha concezione negativa del potere, che se concentrato rovina anche il migliore degli uomini: va diviso. Anche per Hobbes ci si sottomette allo stato per avere una minore libertà ma migliore previsione di vita, per pura convenienza: sebbene la ragione ci indichi le soluzioni e gli obiettivi, gli istinti combattono: quello che convince è la reale esperienza dello stato di guerra. Nello stato civile, con la convivenza, si ha la possibilità di progredire, senza doversi preoccupare della sopravvivenza.

Per Hobbes stato = Leviatano, che si impone a tutti. Il cittadino deve accettare le decisioni dello stato riguardo la pace e la convivenza come fossero proprie. Il patto di unione è anche di soggezione, con cui si cede il proprio potere a un'assemblea o re se anche tutti gli altri fanno lo stesso. La natura umana è duplice, altruistica-egoistica, eros-thanatos, e ve n'è una costruita dalla civiltà che però va coltivata ma non regge in condizioni particolari.

Per i critici della democrazia, un regime fondato sulla libertà sconfina facilmente in anarchia. Talete di Mileto, primo filosofo greco: "ringrazio la sorte di essere nato uomo e non bestia, greco e non barbaro, uomo e non donna". Questa è la gerarchia greca antica. Il tiranno è nella filosofia greca colui che incarna una dimensione che nega la politica, imponendo sé stesso oltre la legge, non chi esprime la massima carica politica. Riguardo alla donna, essa non esercita poteri politici, come i meteci (stranieri residenti) e i non liberi. Solo gli uomini liberi possono partecipare all'assemblea. Le donne avevano la cittadinanza, come tutti coloro che nascevano da padre e madre ateniese, ma non grande importanza in vita pubblica. Pericle stesso in un discorso le invita a esporsi il meno possibile.

In realtà le donne avevano un peso ma non in politica, almeno "non direttamente". Inoltre educano i figli, i futuri cittadini! Essere barbaro era, come per tutte le civiltà, un minus: i Greci avevano una forte identità ed autostima. Inoltre al di là dei valori comuni, erano liberi, cioè non sotto un sovrano. La Grecia è patria della libertà e di tutte le scienze, ma anch'essi hanno attinto dall'oriente: es. la geometria persiana. Anche Erodoto raccontando dei persiani, pur dicendo che fanno tutto il contrario dei greci, riconosce alcuni campi in cui i greci hanno appreso da loro.

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

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