Le origini del giusnaturalismo nel pensiero greco
La prima teoria del diritto realizzata in ambito filosofico è quella del diritto naturale. Eraclito disse che "il sole segue il suo corso e, se uscisse fuori da esso, arriverebbero le furie (le ministre di Diche - giustizia) per riportarlo al suo corso" - dunque, è impossibile agire contro natura. Fu Sofocle a porre il problema del rapporto tra le leggi positive, istituite dallo stato e da questo fatte valere, e le norme che l'uomo trova dentro di sé, indipendentemente dalla legislazione statale.
È questo il motivo importante rappresentato in una delle sue tragedie più famose (Antigone), in cui si narrano le vicende della figlia di Edipo, Antigone, che obbedendo alla propria coscienza e trasgredendo agli ordini del re Creonte, aveva dato sepoltura al fratello Polinice, caduto in battaglia combattendo contro la sua città natale. Antigone, condotta al cospetto del re, giustifica il suo atteggiamento sostenendo che non sia stato Zeus ad emanare questo editto e che i bandi emanati da Creonte non avessero tanta forza a tal punto da non poterle soverchiare, così come lo sono quelle emanate dagli dei. Tale concetto espresso da Sofocle esprime la coscienza del popolo greco in merito a tale problema.
Fino a Kant, filosofia naturale era sinonimo di giusnaturalismo, corrente di pensiero le cui origini si collocano in Grecia nel V secolo a.C. Secondo il pensiero greco-antico, tutte le cose hanno un ordine e, qualora ci fosse disordine, è compito della giustizia riparare al disordine creatosi. È in tal contesto che ha vita il rapporto tra diritto e natura. L'universo, secondo i giusnaturalisti, è ordinato dalla ragione (logos) e la natura ha quindi una sua razionalità, un senso, un fine. Non potrebbe dunque essere caotico, poiché se così fosse significherebbe che tutto avviene per caso, invece: esiste un fine verso cui le cose tendono.
Forme del giusnaturalismo nel pensiero greco antico
- Giusnaturalismo volontaristico: L'universo è regolato da leggi positive umane, al di sopra delle quali sono poste però leggi non scritte, dettate da una volontà divina.
- Giusnaturalismo razionalistico: L'universo è regolato da un insieme di principi di ragione, natura essenziale all'uomo.
- Giusnaturalismo biologico/naturalistico: L'universo è regolato dall'istinto.
Le visioni principali sono quelle volontaristiche e razionalistiche. La visione naturalistica è quella che ha avuto poco successo ed è stata poco influente, poiché priva di spessore filosofico. Queste tre differenti concezioni del giusnaturalismo sfociano nel pensiero “stoico”, il quale riteneva che l’universo fosse animato da un principio assoluto, razionale e divino insieme: il logos. Qui il diritto viene inteso come principio divino, razionale e naturale dal quale scaturiscono leggi positive ad opera dei saggi.
Giusnaturalismo stoico
Divulgato prima da Cicerone nel “De legibus” dove definisce la legge parte della natura, che comanda ciò che si deve fare e proibisce il contrario. Non nasce dalle leggi positive: potrebbe essere diritto rubare, uccidere qualora queste azioni venissero approvate dal voto o dal decreto di un legislatore. Nel “De Republica” dice che la legge naturale è presente in tutti noi, invariabile ed eterna. Questa legge non può essere abrogata; da questa legge non possiamo essere sciolti ad opera dello stato o del popolo. Solo Dio è l’autore di questa legge, egli è anche l’interprete e il legislatore. Chi la rinnega, rinnega la natura dell’uomo.
Platone e Aristotele
La differenza tra diritto naturale e diritto degli uomini è meno marcata in Platone e Aristotele (allievi di Socrate), i quali ritengono che siano "ambiti" che devono viaggiare insieme. Tutto ciò che accade dopo di loro, dipende molto dai loro pensieri. Secondo Platone, giustizia, stato e morale non possono essere identificati in maniera chiara, poiché armonizzati insieme. Sono idee che esistono indipendentemente dall'uomo, indipendentemente dal fatto che l'uomo lo dica o lo creda: verità assolute. È la filosofia la ricerca della verità. L'idea di Stato non può che essere il riflesso dell'idea di uomo, fatto di anima.
L'anima dell'uomo è costituita da:
- Un'idea dei bisogni (concupiscibile), la cui virtù fondamentale è data dalla temperanza
- Un'idea di protezione, la cui virtù fondamentale è data dal coraggio
- Un'idea razionale, la cui virtù fondamentale è data dalla saggezza
Lo Stato è anch'esso composto/stratificato in tre parti:
- Parte che presiede ai bisogni (agricoltori): virtù fondamentale temperanza
- Parte che difende lo Stato in sé (guerrieri): virtù fondamentale coraggio
- Parte che deve governare (filosofi, saggi): virtù fondamentale saggezza
Esiste una gerarchizzazione delle parti, ma senza una di esse lo Stato non sarebbe tale e non rifletterebbe la natura umana. È per tale ragione che, secondo Platone, nello Stato così organizzato non esiste la dicotomia tra diritto naturale e diritto umano: si realizza, così, la perfezione.
Giusnaturalismo e pensiero cristiano
Il pensiero cristiano differisce da quello greco, poiché raccoglie l'eredità della tradizione ebraica e di quella greca. Dunque, non è monolitico. Al cristianesimo delle origini l'idea del diritto è del tutto estranea: il Vangelo chiama gli uomini all'unità mistica con Dio ed il regno di Dio non ha bisogno di istituzioni giuridiche. La parola "giustizia" nell'Antico e nel Nuovo Testamento non ha infatti mai il significato di virtù regolatrice dei rapporti sociali intersoggettivi, ma esprime la perfezione religiosa di chi, mediante la grazia, è redento dal peccato. Ciò spinse San Paolo ad iniziare la sua opera. Attuò una polemica contro il legalismo molto dura, poiché sostiene che la legge è il segno del peccato e si è resi giusti non dalla legge, ma dalla grazia di Dio, precisando che coloro che vivono secondo lo spirito non hanno bisogno della legge.
L'atteggiamento degli scrittori cristiani verso il problema giuridico cambia nei Padri della Chiesa, tra il II e l'VIII secolo d.C. Il primo dei Padri della Chiesa a comprendere le implicazioni dell'accettazione di una concezione del diritto naturale in senso razionalistico fu Sant'Ambrogio, il quale si chiede che bisogno ci fosse di una legge rivelata, dal momento che l'uomo possedeva, innata, quella della natura, la cui risposta fu data sostenendo che sia necessaria poiché gli uomini non osservano a sufficienza quella naturale, concludendo ad ogni modo, però, che l'unico strumento di salvezza è la fede.
S. Giovanni Crisostomo sostenne per primo, invece, che l’uomo è capace, grazie alla propria ragione, di raggiungere la virtù ed evitare il vizio. Altra figura a tal proposito molto importante per quanto concerne la filosofia cristiana è Sant'Agostino, vescovo d'Ippona. Per gran parte della sua vita fu Manicheo (approccio attraverso il quale si distingue in maniera rigida il bene ed il male dal mondo, sostenendo che quest'ultimo abbia un polo negativo ed uno positivo). Si convertì al cristianesimo in seguito, rifiutando il manichesimo e cercando di spiegare ciò che è giusto attraverso l'idea del bene. Secondo Agostino il male esiste dove vi è l'assenza di bene. Tutto ciò che esiste è buono, poiché creato da Dio.
Il pensiero cristiano, infatti, non postula l'esistenza del male, ma postula l'assenza del bene, la quale produce il male. Il pensiero di Sant'Agostino si incentra infatti sul diritto e sulla giustizia, ritenendo che il diritto naturale sia espressione della ragione e di Dio, sostenendo che il divino sia posto dentro ogni uomo e, guardando dentro se stessi, l'uomo può scoprire, attraverso la ragione, ciò che è certo, potendo così arrivare a Dio. Nel suo trattato più importante pone enfasi ad un altro aspetto: la volontà di Dio. In tale trattato tende ad enfatizzare la volontà di Dio, sostenendo che il diritto naturale non sia la ragione, ma la volontà di Dio.
Attua, dunque, una sorta di cambiamento circa i suoi pensieri. Pelagio: l'uomo ha in sé la ragione (posta da Dio) e attraverso questa può arrivare alla verità, senza il bisogno di altro supporto, quindi senza neppure l'aiuto di Dio. Tale concetto ha una visione ereticale, poiché è come se mostrasse l'"inutilità" di Dio. Di fronte a questa prospettiva ideologica, che pone enfasi soprattutto alla ragione, Agostino comprende che l'unico modo per poter superare questo limite, si debba considerare la natura volontaristica del diritto naturale. Il diritto naturale è, quindi, volontà di Dio, comprensibile attraverso la fede. Inoltre, egli teme che la secolarizzazione, che con l'età moderna avvenne, potesse giungere e far pensare che il giusto lo si possa comprendere anche senza Dio.
Giusnaturalismo nel Medioevo e la sistemazione tomistica
A partire dal IX sec. le scuole teologiche e filosofiche si trovano di fronte al dilemma posto da Sant'Agostino dove gli intellettualisti identificano la legge naturale con la ragione e gli antintellettualisti identificano il diritto naturale con la volontà di Dio. Personalità importante in tal contesto fu quella di San Tommaso d’Aquino, la cui idea di base consisteva nel fatto che bisognasse dare robustezza razionale alla religione. San Tommaso sostenne che Dio è perfetto, poiché incarna la perfezione e ciò vuol dire che non ha possibilità di cambiamento, il quale presupporrebbe imperfezione. Inoltre, Dio è la causa di tutte le cose, il motore mobile, da cui nasce tutto. In Dio non c'è differenza tra l'essere (ciò che le cose sono) e il dover essere (ciò che le cose devono essere). In Dio, ciò che è è bene, ciò che è bene è.
La ragione di Dio è infinita, poiché Dio tutto può e tutto conosce, quella umana invece non lo è. Ciò implica l'imperfezione della mente dell'uomo e la necessità dell'esistenza del dover essere, e quindi, l'esistenza del diritto naturale. Quando Tommaso tratta la tematica del diritto, distingue 4 tipi di leggi (classificazione). Nella “Summa theologie” S. Tommaso fa un’ampia distinzione tra:
- Lex aeterna - Ragione di Dio, sovrano della comunità dell'universo e legislatore di essa.
- Lex divina - Volontà di Dio, espressa nelle Sacre Scritture e, come tale, superiore a tutte.
- Lex naturalis - Ragione umana partecipe alla ragione di Dio.
- Lex humana - Legge prodotta dalla volontà degli uomini e da essi istituita.
Secondo Tommaso il diritto umano non può che essere che il diritto che, attraverso un ragionamento, deriva dalla lex naturalis in due modi: per modum conclusionum, cioè per deduzione di principi; per modum determinationis, cioè per specificazione di norme più generali.
Nella “Summa theologie” si discute anche sul contrasto della legge positiva e quella naturale. Può e se dovesse accadere si tratta di corruptio legis. Tuttavia, pur negando ad essa valore morale, sembra riconosce validità giuridica al fine di evitare turbative sociali. (Secondo Hobbes invece la violazione delle leggi del re causerebbe disordine sociale e scandalo, dunque guerre, e sostiene dunque che sia giusto disobbedire al re- secondo Tommaso invece, per assicurare la pace sociale, non è necessario invocare la guerra). “Una legge positiva, che in qualche modo differisce da quella naturale è solo una corruzione della legge stessa. È possibile disobbedire, pertanto, solo alla legge contraria alla legge divina”. S. Tommaso pone la legge divina su un piano di superiorità, ma non attribuisce alla legge positiva la sua legittimità. Il diritto positivo non è una semplice derivazione meccanica della legge naturale. Per Tommaso nasce dalla volontà comune.
- Come può l'uomo gestire il rapporto tra ragione umana e volontà di Dio? La legge naturale e la volontà di Dio hanno un ruolo differente nella vita dell'uomo e finalità diverse: obbedire alla volontà di Dio ha una finalità principalmente orientata alla salvezza delle anime; fine ultraterreno l'esercizio della ragione ha come finalità principale quella di garantire una convivenza civile. fine terreno La reazione al razionalismo tomistico è rappresentata da Guglielmo d'Occam.
Guglielmo d’Occam e il pensiero empirista
Guglielmo d'Occam ha uno spiccato interesse per l'empirismo. Secondo egli, l'uomo conosce attraverso i sensi. La conoscenza umana è l'esercizio della ragione attraverso i sensi. L'esperienza umana dipende da quella sensibile. D'Occam sostiene che Dio non lo si conosce; in Dio si crede. Possiamo conoscere Dio? L'unica via attraverso la quale si arriva a Dio è la fede, e la ragione non ha alcuna influenza. Tale concetto costituisce il preludio della modernità, poiché il diritto naturale teologico si secolarizza, poiché il momento in cui viene sostenuto che la conoscenza è terrena, è come se stesse avvenendo una separazione tra fede e ragione. Ciò comporta, pur non esplicitamente volendolo, un avvio al processo di secolarizzazione. In tale contesto e processo, la ragione si autorevolizza e viene posto al centro di tutto l'uomo. Il medioevo era stato caratterizzato da una fondamentale unità (tra impero e chiesa), che si spezza con la riforma, luterana prima e calvinista poi. Con la riforma protestante viene riconosciuta la libertà religiosa come libertà fondamentale (tolleranza). Tutto ciò spalanca le porte, quindi, alla modernità (1600). Il diritto e lo Stato sono il frutto di un accordo tra gli individui - contratto sociale.
Giusnaturalismo nell'età moderna
Ponte che congiunge l'epoca antica con la modernità è considerato Ugo Grozio (1583-1645). A partire dal XIV secolo l’universalità e la sovranità dell’Impero vanno sempre più scomparendo, dando posto ad una nuova realtà costituita da una pluralità di Stati che si danno autonomamente le proprie leggi. Con le Riforme, Luterana e Calvinista, si spezza anche l’unità religiosa. Non vengono più rispettate quelle norme che erano dettate dal diritto naturale né tanto meno quelle positive. Grozio vive durante le guerre di religione e di ciò ne parla nel suo trattato, insieme alla modalità per risolvere tali guerre, consistente in un comune accordo definito da Grozio diritto internazionale.
Egli si pone il problema del fondamento del diritto internazionale e lo individua nella natura razionale e sociale dell’uomo, nel diritto naturale: consistente e considerato da Grozio la ragione umana. Tutto ciò, secondo Grozio, non può essere modificato da nessuna volontà e: "Il diritto naturale, su cui si fonda il diritto internazionale, esisterebbe anche se - cosa empia a dirsi - Dio non esistesse o si disinteressasse degli interessi del mondo". Tale è il pensiero di Grozio, dal quale è facile comprendere che secondo egli il diritto naturale sia indipendente da Dio. Al centro della sua analisi vi è l'uomo - l'individuo. Tutto ciò valse a Grozio, da un lato la condanna della Chiesa e, dall’altro, la fama della teoria moderna del diritto naturale. Va però sottolineato che il razionalismo di Grozio non è affatto contro la tesi di un fondamento teologico del diritto naturale, bensì contro quello volontaristico, che pone la fonte del diritto naturale direttamente e immediatamente nella volontà di Dio. Dunque, Grozio è storicamente considerato all’origine della dottrina moderna del diritto naturale e bisogna però riconoscere che questa non si contrappone alla dottrina antica e medievale, bensì di tali dottrine ne accentua e ne sviluppa alcuni aspetti ponendoli in primo piano.
Caratteristiche dei giusnaturalisti moderni
- Laicismo: Essi pongono l’accento sul fatto che il diritto naturale ha per fonte la sola ragione umana.
- Atteggiamento individualistico: Essi sono più interessati ai diritti soggettivi posseduti dall’individuo per natura (diritti innati), che alle norme naturali oggettive.
- Razionalismo: Essi cercano di realizzare una scienza del diritto, costruendo un sistema di norme deducibili con rigorosa esattezza e costituente un ordine analogo a quello della natura fisica.
Come Galileo Galilei e Isaac Newton erano pervenuti alla concezione di un universo retto da leggi razionali, così i giusnaturalisti tentano di realizzare una scienza del diritto che abbia lo stesso grado di rigore e di sistematicità delle scienze della natura. A tale scopo si servono di alcuni strumenti: Lo stato di natura (condizione originale in cui gli uomini vissero senza organizzare politica, ma solo con diritto naturale) e il contratto sociale (patto sociale con il quale gli uomini si sottomettono alle autorità per darsi un’organizzazione politica), attraverso i quali essi presumono di poter dimostrare la derivazione logica del diritto e dello Stato dell’individuo. Lo Stato di natura è considerato come uno stato in cui non esistono rapporti sociali stabili e non esiste il diritto umano, dunque si tratta di uno stato presociale.
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