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Filosofia del diritto

Rispondere a domande sulla natura, sul destino dell'uomo e le risposte applicate a problemi specifici. I gerarchi nazisti e i militari facevano parte delle forze naziste (SS), avevano applicato il diritto positivo per difendersi davanti alla giuria internazionale. Il prodotto di non sentirsi vincolati dalle norme giuridiche è l'anarchia. La questione sottesa al processo di Norimberga era se esisteva un insieme di norme giuridiche di carattere positivo (dettate da un'autorità).

Rapporto tra diritto naturale e diritto positivo

Obiezione di coscienza: disobbedienza alle norme per motivi etici. Nei nostri sistemi giuridici questa obiezione è permessa, anticamente no, ad esempio nel sistema nazista. La concezione con maggior successo è il giusnaturalismo, tesi secondo la quale esistono il diritto positivo (creato dagli uomini) e il diritto naturale. Positivismo giuridico: in una prima eccezione nega l'esistenza o la rilevanza del diritto naturale. Dopo la seconda guerra sorgono nuove concezioni e forme.

C'è una norma che dispone il divieto ai cani nei ristoranti: una sera il Sig. Rossi si presenta nel ristorante con il cane impagliato, può entrare o no? Il cane guida non crea disturbo, è stato allenato apposta. Rientra nella norma ma non rientra nelle ragioni. Da quali elementi è composto il diritto? Da più tipi di norme, ragioni, principi. La teoria generale del diritto ha come significato il fatto che si applica a tutti i settori dello stesso.

Cos'è la filosofia del diritto?

  • Storia delle idee (o concezioni) relative alla natura del diritto
  • Analisi della struttura degli ordinamenti giuridici
  • Studio di alcuni strumenti tecnici propri del ragionamento giuridico

Analisi del linguaggio: descrittivo e prescrittivo (guidare il comportamento umano).

Metodo analitico

Pretesa di risolvere o dissolvere (dimostrare che un problema è in realtà uno pseudo problema che può essere eliminato attraverso l'analisi linguistica) problemi concettuali.

La definizione

È un enunciato che serve per determinare il significato di un termine o un'espressione (unione di più vocaboli, sintagma) mediante un altro termine. Il termine da definire è il definiendum. Il termine mediante il quale si definisce tale termine è il definiens. Vi sono due tipi di definizioni:

  • Definizioni lessicali o informative: la finalità principale è informare sull'uso delle parole, ci informano come determinati termini o sintagmi sono utilizzati dalla comunità linguistica (es. vocabolario).
  • Definizioni stipulative: assegna un significato, attribuisce un significato. Ridefinizione: stipulazione: assegnazione di un nuovo significato a un termine. Si usano nei linguaggi termini e giuridici (es. portare liquidi nel bagaglio a mano, il dentifricio non è un liquido).

Enunciati empirici e enunciati analitici

  • Enunciati empirici: sono predicabili di verità o falsità (funzione verifunzionale). Devono la loro verità alla loro corrispondenza con la realtà (con il mondo). È un concetto intuitivo. Nella parte riguardante le prove di un processo servono gli enunciati empirici. Anche di fronte alla confessione di una persona bisogna provare la verità.
  • Enunciati analitici: sono predicabili di verità o falsità. Sono veri o falsi in ragione di altri elementi, in particolare in ragione della loro struttura.
    • Informali

      Sono quelli che devono la loro verità al significato dei termini che li compongono, all'uso delle parole in una certa comunità (es. scapolo: uomo non sposato, enunciato vero in ragione dei termini che lo compongono).

      Formali

      Dipendono dalla loro struttura, normalmente sono enunciati della logica, matematica, etc. Devono la loro verità alla loro forma. Tutte quelle che in logica si chiamano tautologie, enunciati necessariamente veri, sono enunciati analitici formali (es. oggi piove o non piove, è vero). Possono essere anche necessariamente falsi, come una contraddizione. Sono importanti per esempio per un testimone che si contraddice.

      Linguaggio vs metalinguaggio

      Linguaggio oggetto: di cui si parla. Metalinguaggio: designa il linguaggio in cui ci esprimiamo. Dicotomia tra menzione e uso di un termine. Quando si parla di una parola si menziona, l'uso è l'utilizzo di un termine in un certo discorso sia per fini informativi che direttivi. Quando i termini si menzionano vanno messi tra virgolette. Dicotomia fondamentale senza la quale non si può concepire la filosofia analitica.

      Enunciati descrittivi e prescrittivi

      Enunciati descrittivi: servono per trasmettere informazioni sul mondo (es. la neve è bianca). Enunciati prescrittivi o normativi: enunciato diretto a influenzare, modificare il comportamento umano. Vuole intervenire e cambiare la condotta umana (es. non uccidere, proibito fumare).

      Le principali differenze

      1. Gli enunciati descrittivi hanno valore di verità, possono essere predicati di verità. Si applica anche a quegli enunciati non accertabili (es. Dio esiste). Può essere astrattamente provato, accettato come vero o falso. Nel diritto, quando non si riesce a provare una cosa si considera falsa. Gli enunciati prescrittivi non hanno senso di verità.
      2. Gli enunciati descrittivi rispondono a quesiti su come stanno le cose. Quelli prescrittivi su cosa è corretto fare. La morale dice direttamente cosa dobbiamo fare.
      3. La relazione che viene richiesta per gli enunciati descrittivi è una relazione teorica, mentre per gli enunciati prescrittivi una relazione pratica. La prima reazione è teorica, non riguarda quello che potete fare ma a quello che potete credere in base al contenuto dell'enunciato. Un enunciato normativo prescrittivo richiede una reazione pratica diretta. Un enunciato descrittivo può avere una reazione pratica solo in un secondo momento.
      4. Le controversie che riguardano gli enunciati teorici si risolvono verificando se sono possibili oppure no. Ciò non riguarda gli enunciati prescrittivi, la soluzione dipende da scelte di valore, giustificazioni. I giudizi che non vertono suoi fatti sono per esempio i giudizi della corte costituzionale, in cassazione.

      Dicotomia motivi e ragioni

      I motivi sono stati psichici, impulsi, emozioni, preferenze: inducono determinati soggetti ad avere una credenza, prendere una decisione, prendere una parte, avere un'opinione. Le ragioni sono enunciati o catene di enunciati in lingua che si adducono a favore di una tesi, a una opinione. Possono essere viste come premesse di un ragionamento. Tale dicotomia è importante perché motivi e ragioni non sono equivalenti: prendere una decisione non sempre è collegato ai motivi.

      C'è una concezione del diritto, il realismo giuridico, che afferma che non c'è corrispondenza tra motivi e ragioni: le sentenze non sempre sono date dalle intuizioni (ragionamento irriflesso) che poi successivamente sono argomentate. Il diritto è un discorso e molto altro: ci sono le carceri, le sanzioni, gli interventi della polizia.

      Il discorso sulle fonti del diritto è un insieme di enunciati, una sequenza di parole dotata di forma sintattica e di senso compiuto. (Cane solo non è un enunciato). Gli enunciati di cui è composto il diritto sono enunciati in linguaggio normativo, o prescrittivo. In gran misura volte per l'indeterminatezza come l'ex reato di plagio o l'art. 1 Cost. è quasi più una stipulativa piuttosto che una norma ma possono apparire anche altri tipi di enunciati.

      Sintassi del linguaggio

      Struttura del linguaggio. Semantica: studio del significato. Pragmatica del linguaggio: ciò che si attua. Decide la natura di quell'enunciato.

      Pragmatica

      Ha a che fare con la funzione degli atti linguistici, ovvero un atto che si compie a parole (io battezzo, io giuro). Comandare è un tipico atto linguistico. Gli atti non linguistici non si possono compiere a parole (es. camminare). L'atto di descrivere e l'atto di prescrivere vanno distinti a seconda di come si usa un determinato linguaggio. L'atto di descrivere adempie la funzione di formulare e trasmettere credenze, informazioni, conoscenze. Per essere realizzato ha bisogno anche della verificazione di ciò che accade nella realtà, al contrario dell'atto di prescrizione. Gli atti constativi, per essere atti felici, con successo, hanno bisogno sia dell'atto linguistico che dell'atto non linguistico. L'atto di prescrivere adempie la funzione di dirigere, influenzare, modificare la condotta umana. Lo stesso enunciato può essere utilizzato da soggetti diversi per realizzare due atti linguistici con funzioni differenti. Per informare nel caso in cui si dica "è vietato posteggiare" o nel senso di prescrivere.

      Il linguaggio del legislatore: prescrive. Il linguaggio della dottrina: descrive. Si possono avere 4 soluzioni diverse: metalinguaggio (descritto o prescrittivo) e linguaggio oggetto (descrittivo prescrittivo); possono essere combinati in tutti i modi.

      • D-D: La scienza è la filosofia della scienza
      • P-P: Il diritto è la critica del diritto
      • D-P: Dottrina che descrive il contenuto del diritto
      • P-D: Scienza e critica della metodologia scientifica

      Gli enunciati descrittivi hanno forma verbale indicativa, è tipica ma non necessaria per gli enunciati descrittivi (non fare questo). Gli enunciati prescrittivi hanno tipicamente forma verbale imperativa o deontica (è proibito fumare). Il reato di omicidio è punito con la reclusione a anni 21: enunciato prescrittivo indicativo perché sta nel codice penale, non è fatto per informare ma per prescrivere. È indicativo ma prescrive.

      Gli enunciati hanno un riferimento comune ma un senso diverso, ogni enunciato può essere suddiviso in due parti: il riferimento, che è la situazione, lo stato di cose alla quale si riferisce e il senso, ovvero ciò che permette di determinare la funzione di quell'enunciato (prescrittivo o descrittivo). Il significato viene dato dall'unione del riferimento e del senso.

      Esempio:

      • C1: Carlo chiude la porta.
      • C2: Carlo deve chiudere la porta.

      L'elemento comune è "il chiudere la porta da parte di Carlo"; nel caso degli enunciati descrittivi, si informa dello stato di cose (si pronuncia un sì) il senso dell'enunciato è la constatazione. Nello stato dell'enunciazione prescrittiva il senso è che deve realizzarsi quello stato di cose.

      Un terzo elemento fa riferimento alla cosiddetta direzione d'adattamento (la parola si adatta al mondo); quando un enunciato descrittivo è vero è perché si è adattato al mondo. Un enunciato prescrittivo non ce l'ha, è opposta: il mondo si deve adattare alla parola. Una legge formata di parola ha l'aspirazione di far cambiare il mondo in conformità di quanto prescrive. Una spiegazione scientifica spiega il mondo.

      Da un punto di vista semantico le prescrizioni e gli enunciati prescrittivi hanno valori di soddisfacimento. Il concetto di soddisfacimento riprende la distinzione tra valori di verità, risponde alla realtà dei fatti (descrittivo) e valori di soddisfacimento (enunciato prescrittivo). Il diritto è un discorso prescrittivo perché si presenta come una sterminata sequenza di enunciati.

      Logica nel diritto

      1. Valutare la correttezza di un argomento giuridico.
      2. Capire la filosofia del diritto.

      La logica deduttiva

      Determinare in modo certo in quale modo avviene il passaggio da enunciati assunti come pretese e conclusioni. Un insieme di parole con significato di senso compiuto e sintassi compiuto forma un enunciato. Carlo chiude la porta è unità atomica perché non è scomponibile in altri enunciati. Possono essere combinati, uniti attraverso l'uso di connettivi logici che mettono in collegamento gli enunciati.

      Il primo connettivo è la negazione "non-no", cambia il valore di verità dell'enunciato. Non mette in relazione due enunciati ma si applica a uno solo, viene trattato come un connettivo.

      Disgiunzione

      È vera se e solo se gli enunciati che la compongono, gli enunciati sono detti disgiunti.

      I connettivi fondamentali

      • Negazione: Cambia il valore di verità dell'enunciato al quale viene applicato. Cambia il valore dell'enunciato = peculiarità = si applica ad un solo enunciato. Esempio: "Il gatto è sul tappeto" (falso), "Il gatto non è sul tappeto" (vero), non cambia nulla dell'affermazione, non cambia il significato. (falso) cambia il significato.
      • Congiunzione: È vera solo se entrambi gli enunciati che la compongono sono veri. È falsa in tutti gli altri casi. Gli enunciati che compongono una congiunzione si chiamano congiunti.
      • Condizionale: Proposizione complessa nel quale un certo enunciato (p) è condizione sufficiente per la verità di un altro enunciato (q) e (q) a sua volta è condizione necessaria per la verità dell'enunciato (p). Se (p) → allora → (q) → condizione necessaria all'antecedente. → antecedente condizionale sufficiente al conseguente.

      Ragionamenti "truth preserving"

      Modus ponendo ponens: principio separazione.

      • Premessa maggiore (p) → (q) Pietro è genovese allora è ligure.
      • Premessa minore (p) Pietro è genovese.
      • Conclusione (q) Pietro è ligure.

      Rinforzo antecedente: rinforzo premesse non cambia conclusione.

      Modus tollendo tollens: conseguente più antecedente negativo.

      • Premessa maggiore (p) → (q) Pietro è genovese allora è ligure.
      • Premessa minore ¬(q) Pietro non è ligure.
      • Conclusione (p) Pietro non è genovese.

      Modus tollendo ponens (MTP) o sillogismo disgiuntivo.

      • (p) V (q) Pietro è francese e italiano.
      • ¬(q) Pietro non è italiano.
      • (p) Pietro è francese.

      Fallacie formali

      Premesse che sembrerebbero vere ma in realtà sono false formalmente perché sbagliate. Esempio: "Pietro è ligure perché è genovese." È uno schema che non conserva necessariamente la verità. Negazione dell'antecedente, anziché negare il precedente si nega l'antecedente ed è un errore (schema invalido).

      Fallacie materiali

      Derivano da errori nella determinazione delle premesse o errori logici ma non necessariamente ragionamento giuridico.

      • Petizione di principio: Ragionamento valido ma nel quale la conclusione è sostanzialmente già enunciata nelle premesse.
      • Ad baculum (verso il pastone, minaccia violenza): È l'argomento mediante il quale si fa valere una conclusione in forma di una minaccia. L'argomento potrebbe essere valido ma è inefficiato dal modo in cui si fa valere.
      • Ad hominem: È quel ragionamento totalmente sbagliato per cui si dovrebbe rigettare un certo ragionamento o una conclusione in ragione di chi lo conferisce.
      • Ad misericordiam: Far accettare una determinata conclusione per pietà di chi riceve la comunicazione. Pietà verso l'assistito.
      • Ad verecundiam: Argomento che consiste nell'affidarsi all'autorità per il ragionamento senza criticarlo o minarlo.
      • Ad ignorantiam: Si rigetta una determinata conclusione perché non si riesce a dimostrarla.
      • Composizione e divisione (fallacie insiemistiche): Divisione: non si può passare da una proprietà del tutto ad una dei componenti. Composizione: non si può passare da una proprietà del tutto ad una dei componenti. Es. "Il Barcellona è forte, quindi ogni suo giocatore è forte."

      Giusnaturalismo

      • Classico
      • Medioevale
      • Razionalista (600)
      • Neogiusnaturalismo

      Positivismo ideologico: si deve rispondere al diritto o no? Positivismo metodologico: tocca il suo apogeo dopo la seconda guerra mondiale, sostiene che il positivismo sia una filosofia del diritto. Tesi della separazione tra diritto e morale. Positivismo teorico: è la presunta spiegazione delle caratteristiche fondamentali dei sistemi giuridici. Sostiene 8 utilizzi: positività normatività, coattività, statualità, coattivo, coerente, completo e determinato.

      Concezioni moderne sviluppate nel '900

      • Realismo giuridico: sottoclasse delle posizioni giuspositiviste.
      • Neocostituzionalismo: sottoclasse delle posizioni giusnaturaliste.

      Naturalismo giuridico

      Sostiene che il diritto non è prodotto dal legislatore ma dagli interpreti. Secondo alcuni è tutto diritto creato dai giudici, altri realisti moderati pensano che sia frutto di collaborazione tra il legislatore e i giudici (semilavorati).

      Realismo giuridico

      Diritto e morale sono separati. La validità delle norme non ha a che vedere con il valore morale delle stesse. Oggettività o meno delle norme morali: porta alle estreme conseguenze della soggettività delle norme morali. Le norme morali sono concepite come frutto di emozioni. Le neuroscienze hanno spiegato che gran parte dei giudizi sono frutto delle emozioni. Le emozioni imposte dalla cultura imposta da piccoli sono portate a reagire a determinati stimoli in determinati modi.

      Realismo giuridico americano

      Sviluppato da autori statunitensi (giudici) dell'America degli anni '30 del secolo passato. La corte suprema americana in quegli anni dichiara nulle moltissime norme del programma del New Deal, c'è un tentativo di Roosevelt di rivedere la composizione della corte suprema ma non riesce, ma un insieme di giuristi americani (realisti giuridici) che iniziano a criticare le sentenze della corte suprema su base filosofa-giuridica. La corte suprema presenta le sue decisioni come assolutamente determinate dal diritto vigente. Roosevelt aveva un modo per superare la crisi, creò un nuovo pat...

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pi1997 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Ratti Giovan Battista.
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