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Filosofia del diritto 1

il file inerente il corso "Filosofia del diritto 1" tratta principalmente, e in linee generali, del concetto di storicità del diritto, in special modo nel pensiero di Nietzsche, Heidegger e Freud. grande rilievo sul concetto di totalitarismo e di interpretazione dominante.

Esame di Filosofia del diritto 1 docente Prof. A. Ballarini

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segue logiche autonome, le logiche del SISTEMA. E di questo

sistema non possiamo liberarcene.

Questo ritrovarci a produrre dei sistemi è una caratteristica (Nietshe

lo chiama “fatto originario” [che non può fare

diversamente]producendo mondi ANTICIPATI, lo fa perche è

invivibile, e l’unico modo per cui può renderla vivibile è

dominarla)della società. L’effetto è che questi mondi anticipati ci si

rivolgono contro. Nietshe ha creato una porta d’accesso alla realta’

dell’esistenza: sembra che noi riusciamo, tendenzialmente, a vivere

solo in mondi anticipati, constatando però che questi mondi

anticipati finiscono per togliere a noi ogni individualità. Il mondo

sembra essere governato da destini della necessità. Qual è la realtà

effettiva dell’uomo se si ritrova sempre a produrre mondi a lui

estranei. ( il primo ad avere questa intuizione è Marx). Ci troviamo a

essere estranei a noi stessi e al mondo, come è possibile questo? La

risposta di Marx è la logica del capitale, l’auto estraneazione.

Reazione ai sistemi , saggio “il carattere storico”;

I poli entro cui ci troviamo è il positivismo giuridico che reagisce al

giusnaturalismo che trasforma la realtà nell’essere, sul piano

sociale e istituzionale. La reazione tutta moderna e contemporanea

ai sistemi, tutto ciò che cerca di spiegare la realtà con un principio

estraneo alla realtà stessa, così che questa realtà abbia senso.

Dentro questo quadro si colloca la storicità del diritto come via per

uscire dall’insopportabilità dei sistemi.

Questo ricorso alla storica che poi significa ricorso alla vita

materiali, dicendo stop a questi sistemi che minano la vita

materiale. Ci troviamo di fronte a un accostamento che non è ovvio

che volendo difendere la vita si accosta a un terreno che è quello

della storia (difendere la storia significa entrare dentro il piano della

storia). Binomio : VITA-STORIA. Questo non è logico, perché se

l’uomo ha un nemico da sempre è il tempo. Evidentemente non è su

un piano dell’ovvietà che si indica nel tempo e nella storia la difesa

della vita, ma si intende qualcosa di diverso da ciò che noi

intendiamo abitualmente ( il tempo la vita non è ciò che

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abitualmente intendiamo). IL TEMPO E’ IL NEMICO, e considerare il

tempo come qualcosa che scorre, ma non è così.

8 Marzo 2018

I diritti fondamentali che nascono come espressione e garanzia di

una parte dell’uomo che si ritiene immodificabile. Con l’avvento del

costituzionalismo e con l’ingresso dei principi fondamentali nelle

costituzionali con forza di legge ( esistevano anche prima ma le

costituzioni erano una sorta di contenitori in cui al suo interno

veniva messi principi che nessuno concretizzava, nessuno stato

cercava di renderli reali). Con il costituzionalismo moderno lo stato

si assume il dovere di realizzare i principi quelli che nella

costituzioni vengono definiti FONDAMENTALI. L’unico diritto che la

costituzione qualifica come fondamentale è IL DIRITTO ALLA

SALUTE. Solo con le costituzioni post-belliche, da un lato divengono

diritti al di sopra di tutti gli altri, ciò significa che nel sistema delle

fonti del diritto una legge che contraddica il principio costituzionale

è anticostituzionale quindi non è giustificata ne obbligatoria. Questi

principi vengano concretizzati solo in conseguenza ai totalitarismi e

di conseguenza che le leggi che il legislatore democraticamente ha

impugnato.

Divenendo i diritti fondamentali, principi costituzionali superiori a

qualsiasi altra legge assumo anche il carattere della STORICITA’.

Pronunciando “diritto fondamentale” concepiamo come un qualcosa

che s’impone da solo e come tale debba essere rispettato.

Esempioà la vita è un diritto fondamentale, e la difesa della vita è

un obbligo, quindi la vita è un diritto fondamentale che non ha

bisogno di essere trasformato in legge poiché vale da sé. Chi

salviamo mamma o bambino? Questo è un esempio che possiamo

fare per evidenziare che l’evidenza non va d’accordo con

L’ASSOLUTO. L’applicazione dell’assoluto segnerebbe la scomparsa

del diritto. tra le due vite si può decidere solo RELATIVIZZANDO il

principio assoluto.

Quando i diritti fondamentali nascono, i primi tre (libertà, proprietà,

vita) nascondo con la nascita dell’individuo soggetto della storia,

quindi quando comincia a infrangersi le leggi giusnaturalistiche.

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Nascono all’interno della comprensione della realtà la quale

considerava che l’uomo aveva una natura, ovvero quella di essere

figlio di dio. Partecipare alla natura di dio in quanto figlio, significava

partecipare all’onnipotenza di dio. Così come dio era onnipotente,

anche l’uomo nasce (così almeno dicevano i teorici del 600) con lo

stesso seme dell’onnipotenze, ovvero ogni uomo nasce con uno IUS

OMNIA, UN DIRITTO SU TUTTO, questo significa che è portatore di

alcuni carattere che riceve per nascita, e non sono ne trattabili ne

modificabili. Questo IUS OMINA si traduce nei primi 3 diritti

fondamentali, tra di loro connessi:

1) vitaà se non si ha diritto alla vita non serve a nulla avere il diritto

su qualcosa

2) libertà

3) proprietà à diritto ad avere un mondo e un tempo.

I diritti fondamentali erano espressione della natura che

universalmente veniva riconosciuta all’uomo. Se noi togliamo

questa natura non si può più parlare di realtà intangibili, ma solo di

realtà storiche. Questa è la via che anche i diritti fondamentali

hanno preso, tanto che si parla di GENERAZIONE DEI DIRITTI

FONDAMENTALI, dove i primi sono questi tre. La seconda

generazione sono i diritti civili. La terza i diritti dei più deboli, degli

emarginati. La quarta generazione con quelli che derivano dalla

condizione storica attuale. La differenza è pensare che anche i diritti

fondamentali nascono a partire dai bisogno che sono storici e solo

quando questi bisogno si impongono, per questo solo ad un certo

punto della storia cominciano ad imporsi i così detti “diritti civili” o

“diritti sociali”. Contemporaneamente anche l’intera vita, anche

pratica, del diritto, subisce questa spinta nella storicità, in

particolare anche quello che riguarda l’ambito

giurisprudenziale. In particolare quello che riguarda il fenomeno

della difesa dei diritti culturalmente rilevanti, ambito che nel

passato è stato improponibile, consiste nel rispettare la cultura

storica alla quale ognuno appartiene. Fenomeno che nasce in

America do ve il multiculturalismo è molto più rilevante e arriva

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prima rispetto all’Italia, il caso semplice è che nel rispetto della

propria tradizione culturale.

Esempio à uccisa una donna dai fratelli su comando del padre

poiché intende sposare un uomo di diversa tradizione culturale. La

legge non fu clemente con il padre, fu invece molto clemente con i

fratelli. Questo è forse il primo caso.

Questo sta ad indicare che ogni diritto conosceva la fattispecie,

quindi il lavoro dei giuridici era quello di ricondurre il fatto alla

fattispecie, il loro lavoro si basava nell’attenersi rigorosamente a

quanto scritto nel codice. Questi fonti erano giurisprudenziali, fonti

che arrivano alla reazione del mondo giurisprudenziale( giuridici), il

problema è che la differenza fondamentale tra i nostro ordinamento

( il giudice non è fonte del diritto, è il legislatore unica fonte del

diritto, chiaramente questo monopolio del legislatore viene levigato

dal fatto che lo stato si inizia a sottoporre a leggi del mercato o ad

esempio a quelli dell’unione europea entrando sempre più in una

realtà globale che impone all’esterno delle leggi)e i gli ordinamenti

anglosassoni ( il giudice è fonte del diritto) è che il nostro giudice è

fonte del diritto. il principio all’equità fece nasce un ‘ondata di

necessità volontà a razionalizzare e rendere logico il diritto

applicabile in sede di giudizio che fino ad all’ora si applicava ben

troppo all’arbitrio del giudice. Quindi la prima decisione storica che i

sistemi codificati si diedero, secondo cui da quel momento il giudice

veniva considerato “BOCCA DELLA LEGGE” così che napoleone abolì

anche le scuole di filosofia del diritto, poiché non serviva più

l’interpretazione del diritto, poiché il diritto diveniva un fatto logico

meccanico.

Da fonte del diritto come nel giusnaturalismo, il giudice, attraverso i

sistemi codificati diviene “bocca della legge”.

E’ vero che la storicità entra in ogni sfera del giuridico, è vero che

ce questa spinta a confrontare tutto con la realtà effettiva e con la

vita, ma è anche vero che l’ordinamento giuridico a quale

apparteniamo pone delle linee invalicabili. Questo da un lato

impedisce che ci sia questa aderenza ai bisogno della vita o alla

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realtà della vita, ma dall’altro accentua la spinta che questo

fenomeno ha, cioè quello della STORICITA’.

Perché si afferma questo fenomeno che è entrato prepotentemente

nella vita giuridica? Perche si ritiene che in questo modo noi

garantiamo la vita effettiva. La garantiamo dal dogmatismo e

formalismo dei sistemi, ovvero tutti quei tentativi che tentano di

spiegare l’esistenza a partire da un principio storico, metafisico.

Ogni volta che stabiliamo un principio assoluto, ci troviamo poi nella

realtà della vita in cui questo principio è inapplicabile e cade al

relativismo.

Quello che noi troviamo è questo binomio: VITA – STORIA. Si difende

la vita effettiva, materiale ( tanto che viene chiama la spinta alla

storicità una spinta al realismo) tanto più viene salvaguardata la

storia.

Il problema primo rispetto alla questione della storicità del diritto è

quello di non cadere in ovvietà. La prima ovvietà che si presenta, e

che appartiene alla struttura anche grammaticale che abbiamo

ereditato, è che rinunciare agli assoluti significa consegnarsi alla

pura relatività. Sembra che togliendo gli assoluti come punti fermi,

poi si aprano le porte alla generica possibilità in cui in fondo tutto

vale e non vale, questa è la prima ovvietà che si presenta. L’altra

ovvietà è che il ricorso alla storicità viene indicato come neanche d

discutere campo all’interno della quale potremmo difendere la vita

reale e quindi soddisfare questo bisogno di realismo e quindi

sottrarci a questi forme sistematiche. Quindi basta una semplice

riflessione per

accorgersi che ciò a cui la realtà si consegnerebbe sarebbe quella

che da sempre avrebbe considerato il nemico, ossia l TEMPO.

EVIDENTEMENTE il ricorso alla storia per garantire la vita non è il

riscorso a ciò che noi intendiamo abitualmente per vita per tempo e

per storia. Quindi il primo passo per accedere alla dimensione della

storicità è di liberarsi di queste ovvietà, in presenza delle quali il

ricorso alla vita sembrerebbe il minore dei mali, visto che non

abbiamo nient’altro contro i sistemi facciamo valere una sorta di

vitalismo che sicuramente non è la soluzione migliore ma l’unica

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che abbiamo tra le mani. Per capire il terreno della storicità

dobbiamo liberarci da ciò che abitualmente intendiamo vita, tempo,

storia, questo è l’ostacolo che la ricerca sempre si trova di fronte.

Sempre la scienza è stata bloccata da ovvietà e ha fatto passi

avanti solo quando è stata disposta a sorpassare queste ovvietà.

Esempio à storico di Galileo, chi può ritenere non evidente il fatto

che la terra sta ferma? Tutto attesta che la terra sta ferma, ma è un

principio di evidenza eppure è l’esatto contrario.

Questo principio di evidenza è stato costruito l’intera esistenza

dell’essere del mondo, e ogni tentativo di oltre passarla ha visto la

scienza giuridica ecc. scontrandosi contro. Questo perché gli

assoluti creano una scissione insolubile tra autentico e in autentico.

Esempio à esempio emblematico dell’assolutezza della vita. Noi

possiamo mantenere questa assolutezza dividendo: realtà autentica

( con il diritto di essere salvaguardata e quella che assomiglia di più

al principio stabilito come fondamentale) e realtà inautentica

( quindi non difendibile). Se vuoi mantenere assoluta la difesa della

vita occorre qualificare la vita sul piano dei valori.

Non possono valere gli assoluti ( perché sono singoli, reali, ed

esistenti), gli assoluti valgono nei sistemi, principi a partire dai quali

la realtà diventa ideologica, cioè LOGICA DI UNA IDEA. Viene fissata

quindi un’idea, un valore, un modello, una razza, una religione, un

sistema economico, poi tutto è reale è autentico è vero va garantito

e perseguito se attua questa idea, ed è invece escluso, combattuto

e condannato tutto ciò che contrasta la realizzazione di quell’idea.

Questa è la natura del POLITICO. E’ così perché è una realtà

ideologica è una realtà dominata o dominabile. Dominabile perché è

sistematica, non è composta da eccezioni ma di strumenti.

Garantire il singolo reale esistente contrasta già di per se con il

dominio, perche il primo garantito così come è , e per quello che è,

non potrà mai essere un o strumento funzionale del sistema; il

mondo estraniante è il sistema, ma l’esistenza è sempre quella

sistematizzata. E’ ineliminabile la tendenza ad assicurarsi il rispetto

al futuro. 24

Ciò che accade nel mondo nel diritto ha una forza di spinta

formidabile : per smuovere il giuridico occorre un bisogno rispetto al

quale il mondo giuridico non può intervenire.

Il massimo della realizzazione delle ovvietà è l’IDEOLOGIA, qui il

principio viene progressivamente vissuto come ovvio ed autorevole

perché da quel principio deriva il senso stesso dell’esistere e

sopratutto l’assicurazione dell’esistenza. Lo specchio della dinamica

in questione sono i modelli.

L’ovvietà soleva dalla scelta e ci si affida all’innocenza. La scienza

ha dovuto combattere sempre contro l’ovvietà.

La realtà tendenzialmente è ideologia, non è un caso che nel 900 i

sistemi totalitari sono stati retti da un consenso. Noi abbiamo una

tendenza verso l’IDEOLOGIA perche noi abbiamo bisogno di

SICUREZZZA,

anche ciò che sembra estraniante, ciò ha una forza di cui abbiamo

bisogno e non riusciamo a combattere. L’ideologia come quella

occidentale proviene da millenni di teorizzazione della colpa che

trova una struttura sociale e conoscitiva che gli conferisci

innocenza.

La leggerezza è quello di considerare che questi sono fenomeni del

passato,la realtà è che finche questa viene considerata una

tendenza globale, a questa si abbia l’incapacità di accogliere un

essere nel mondo che conferisca innocenza e sicurezza.

Una porta di accesso alla realtà della storicità è la fenomenologia

tedesca. L’autore che ha proposto questa ERMENEUTICA

DELL’EFFETTIVITA’ è MARTIN HEIDEGGER. Questo autore morto nel

1976 è stato uno dei massimi pensatori del 900.

Oltrepassare l’ovvietà. L’ovvietà ha una caratteristica, è tutto

tranne che ovvia. Il singolo storico materiale non ha posto

nell’ovvietà perché la subisce semplicemente.

14 Marzo 2018 25

La dimensione sulla quale si appoggia la conoscenza della realtà del

‘900 da una parte è la vita effettiva, dall’altra la vita nella sua

storicità. Bissogna comprendere vita e storia a partire da loro

stesse, senza trovare la spiegazione in qualcosa fuori dalla realtà.

Per secoli la conoscenza si è mossa attraverso un binomio: essenza

ed esistenza.

L’essenza è ciò che è dato fin dall’inizio e che non si modifica,

appartiene dunque ad una realtà extra temporale. Il problema è

quello di individuare i caratteri dell’essenza trasferiti nell’esistenza.

I diritti fondamentali nascono sulla base di quella che veniva

considerata l’essenza dell’uomo. Ancora oggi si ritiene che l’uomo

abbia una sorta di nocciolo immodificabile ed intangibile, salvo

stabilire di volta in volta da dove proviene questo nocciolo.

Per i postmoderni l’essenza altro non è che la derivazione dalla

verità: posta quella che è la verità il passaggio successivo era che

tutto ciò che si sarebbe incontrato sarebbe stato una

manifestazione di questa verità.

Diritti fondamentali: posto che l’uomo è figlio di Dio (pensiero

dell’Europa del ‘600), dunque partecipa della natura del padre, che

è onnipotente . Questa partecipazione fu definita dicendo che ogni

uomo nasce come portare di diritto su tutto.

Questo si traduce nei tre diritti fondamentali: libertà, vita, proprietà.

Tutto funziona finchè esiste questo binomio Dio-uomo, o in generale

verità-realtà. Ciòche il ‘900 cancella è che l’esistenza possa essere

spiegata a partire dalla essenza, cioè da una verità data una volta

per tutte.

Ogni volta che si prova a spiegaare la realtà a partire da una verità

assoluta (essenza) la dinamica che si instaura è la logica

dell’ideologia. Questo significa che l’esistenza da quel momento è

assoggettata ad una logica, quella che è autentico tutto ciò che è

conforme all’idea, è inautentico tutto ciò che è difforme all’idea.

Dinamica che si instaura per il semplice fatto che noi siamo esseri

viventi e questa struttura, dal momento che viene fissato un

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assoluto, viene assoggetta alla logica dell’assoluto, che discrimina

l’esistere in autentico e inautentico.

L’assoluto può essere un valore, un principio sociale, un modello

sociale.. allora la questione è che qualunque cosa della realtà

storica venga assolutizzato.

Se il ‘900 rinnega tutto ciò su cui la conoscenza e l’organizzazione

del sociale aveva poggiato per secoli è perchè l’assoluto è un

aspetto negativo (un pensiero viene assolutizzato quando lo si

trasforma in un modello, realizzando il quale la vita ha senso e

viceversa). Il pericolo della ideologia dunque riguarda ogni aspetto

dell’esistere.

La forza dell’ideologia è che essa conferisce due cose: sicurezza e

innocenza. L’ideologia rassicura perchè toglie il futuro (i modelli

stabiliscono cosa e come bisogna fare; vita come costante

ripetizione di qualcosa già conosciuto ). Questo conosciuto diventa il

senso della vita: quindi ognuno realizzando quel modello lo

assolutizza e fa si che esso faccia funzionare la vita.

L’ideologia può assumere la forma del totalitarismo e non è un caso

che quest’ultimo abbia come carattere originario e problematico

quello del consenso.

L’ideologia rende innocenti perchè toglie l’individualità.

Tutto questo fa sì che il ‘900 abbia un’avversione per tutto quello

che è sistematico, cioè per tutto quello che pretende di spiegare la

reltà a partire da un principio esterno dalla realtà stessa. Non si può

dunque spiegrae la realtà a partire da assoluti.

Che cos’è la storia? La manifestazione dell’eterno. Che cos’è la vita?

L’atto creativo di Dio. Andava sempre spiegato tutto a partire da

fuori. Questo meccanismo va in crisi e si comincia a spiegare la

realtà a partire dalla realtà stessa. Operazione difficile perchè non si

posseggono gli strumenti adatti perchè per secoli della realtà così

com’è non ci si è mai interrogati (ciò che non poteva essere

ricondotto era inautentico). Quello che accade con il ‘900 è che la

porta di accesso alla realtà viene vista nel quotidiano e la porta di

accesso ad esso nel linguaggio. Sono due dimensioni queste

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assolutamente ignorate dalla conoscenza precedenza perchè

entrambe sono sinonimo di inautenticità e quindi non si andavano a

cercare le risposte nel quotidiano dato che non ci si trovava nulla.

Il bisogno di realismo lo si vede realizzato ponendolo sul piano della

vita e della storicità.

Martin Heidegger: opera principale= “Essere e tempo”. Alcuni suoi

studenti hanno scritto per intere delle sue lezioni.

(Vedi “Concetti fondamentali delle note aristoteliche”)

Primo punto: che cos’è la vita. Egli pensa di poter rispondere

riprendendo il pensiero greco agli inizi, in particolare Aristotele.

La definizione che lui dà di vita è: “vita è un modo dell’essere e

precisamente l’essere in un mondo. Un vivente non è

semplicemente lì presente ma è in un mondo per avere un suo

mondo”. L’essere vivente non è ne’ un fatto biologico, ne’ un dono

di una realtà estranea. Ciò che noi incontriamo è innanzitutto un

modo d’essere, di essere in un mondo. Nella sua espressione

immediata l’essere vivente, se non si vuole ricorrere a spiegazioni

extrafenomeniche, è che noi siamo al mondo. È un modo già

specifico di “essere” (vita come modo dell’essere: essere nel

mondo).

L’essere nel mondo è dominato completamente dal parlare:

significa essere in un contesto già noto, già concepito in qualche

modo. La realtà così come la incontriamo è già caratterizzata :

quindi lo stare al mondo non è un fatto fisico o spaziale, ma si ha a

che fare con tutto ciò che già c’è. Questo costituisce la prima porta

d’accesso alla realtà (caratterizzata da qualcosa che già c’è). Si vive

dunque in una previsione di quello che è la vita (vor-habe, termine

tedesco). Questo esprimersi corrisponde all’esprimersi del senso

della vita.

Ciò che noi diciamo ha molto a che vedere con ciò che noi in quel

momento storico siamo.

Predispnibilità-previsione-precondizione.

15 Marzo 2018 28

Questione della ideologia

Ideologia intesa come logica di un’idea e che è la struttura di quel

sistema. L’ideologia affonda nella intera cultura occidentale,

arrivando fino al nostro modo di rapportarci alle cose. Va anche

riferita un po’ alla nostra fissazione di individuare un punto fermo

pensando che senza di quello le cose non avrebbero senso.

A lungo questa identificazione della verità con ciò che è immobile,

stabile, definitivo. Questo per la convizione che o una cosa è per

sempre o è relativa e se così fosse avrebbe poco valore. Questa

concezione della realtà è stata ampiamente contestata dalla realtà

stessa.

Questo concetto però ci fa capire che l’atteggiamento dell’ideologia

è un carattere ineliminabie. Ancora oggi una forma è in vita, cioè il

riferire la realtà ad un Dio, il quale godrebbe di una sorta di

invulnerabilità, rispetto ai fatti della vita. Questa caratteristica gli

viene accredita perchè linguaggio ci legittima. Si pensa che se si

togliesse questo punto fermo non si avrebbe nessuna possibilità di

ricondurre l’esistenza a qualche significato.

Anche nella nostra società accade ciò: ci porta a considerare l’io

come qualcosa di invalicabile.

Se si parte dalla vita come modo d’essere e l’essere nel mondo si

può ritrovare proprio nell’io l’errore fatale. Precondizione: il mondo

nel quale nasciamo e cresciamo è sempre fatto nello stesso modo.

Quello che ci mette progressivamente di fronte il mondo del reale

non ha punti fermi: per quanto noi ci affanniamo ci troviamo sempre

di fornte all’inverificabilità di punti fermi (la realtà non mostra mai

qualcosa di definitivamente fermo).

Contemporaneamente la realtà ci mostra la nostra formidabile

tendenza all’ideologia: si fissa un principio e si considera reale,

rilevante e si tiene conto solo ciò che è riconducibile a quel principio

e si esclude tutto il resto. Nel quotidiano costantemtne si

sottopongono i giorni a forme di ideologie perchè esse garantiscono

sicurezza e innocenza. 29

Piano della moralità= quello che scombina il piano dell’ideologia.

Non bisogna andare molto indietro nel tempo per trovare una

società disposta a livello familiare, individuale e collettivo a

estromettere, perchè contro natura e incomprensibile, realtà che

gogi sono diventati comuni. Morale= tutto ciò che è naturale ha

senso ed è lecito e viceversa. Ciò che era naturale però veniva

fissato sulla società Vittoriana, in base a principi religiosi.

Il problema della ideologia è che è sempre necessariamente

escludente di tutto ciò che non può essere riportare all’idea alla

quale è stato attribuito valore assoluto.

Tanto l’ideologia è una tendenza fondamentale ed ha potere che

uno psicoanalista degli anni ’70, Lening (?), fu il primo ad entrare

nel mondo della schizzofrenia o della psicosi (prima da lui

consideratauna malattia assoluta, che generava un mondo

inaccessibilie). Venne poi redatto un libro, “L’io diviso” (cerca

autore), che portò a conoscenza la dinamica di come accade la

divisione dell’io e quello che propgressivamente porta l’io a franare.

All’inizio c’è un’idea, in questo caso un modello, riguardante

l’origine materiale. Anche qui la quotidianità e il suo linguaggio

hanno molto da dire. Quello, infatti, che accadeva prima della

valutazione della psicosi veniva considerato normale, come mera

eccentricità. Questa si manifesta in special modo nel vestirsi, per

camuffare la sua vera realtà e per non farsi riconoscere. In principio

c’è sempre un’assolutizzazione di un modello tartto da un’origine

materiale. A quel punto se questo modello viene assolutizzato

scatta l’ideologia.

La prima considerazione che l’io fa è dividere il mondo nel mondo

vero e nel mondo falso. Il mondo vero è quello che realizza il

modello assolutizzato, mentre il mondo falso è quello che contesta il

modello. Nonostante l’io veda la parte del mondo contrastante

come falso esso è per lui in ogni caso indispensabile perchè ,

volente o nolente, ha a che fare anche con quella parte di mondo

(rapporto sempre conflittuale tra i due mondi).

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Dunque l’io comincia ad oscillare dalla parte del mondo che , per

lui, funziona, quello coerente al modello alla parte del mondo falso,

degli altri, con cui ha sempre a che fare anche se ogni volta ne

rimane deluso e respinto, che lo fa poi ritornare nel suo di mondo.

Può anche accadere però che questo pendolo subisca delle

accelerazioni, cioè il periodo in cui si riesce a sostenre il mondo

falso diminuisce perchè è insopportabile perchè contesta sempre di

più quello che è il mondo vero. Questa accelerazione pone alle

stretto l’io al quale induce ansia. Finchè regge può accadere che l’io

non regga più questo oscillare e quindi comincia a mettere in

campo delle difese dal mondo falso. Questa difesa che mette in atto

nei confronti del mondo falso è il non farsi trovare: si camuffa.

All’io non basta un personaggio e dunque comincia a cambiare

personaggi, assumendo ogni volta una personalità diversa (sempre

per non farsi riconoscere). Sembrerebbe che realizzato questo

stadio nessuno mai incontra quell’io perchè lui ogni volta è altro. Il

problema sta nel fatto che ad un certo punto neanche la persona sa

più chi lui stesso è. Arrivato a questo punto arriva il momento che

l’io comincia a franare, subentrando lo stato patologico.

Questo sta ad indicare la forza dell’ideologia: l’io ritiene che il

mondo così com’è non va, che in quel mondo non c’è autenticità.

L’aspetto preoccupante dell’ideologia non è assolutamente

intellettuale; va al di là del giudizio intellettivo.

L’ideologia non è solo quella politica, ma è ogni assolutizzazione di

qualcosa, che innesca una certa dinamica.

La comprensione della vita come essere nel mondo dimostra che la

realtà dalla quale dobbiamo partire non è quella di un io sovrano,

ma quella di non trovare un psoto per la singolarità: capovolge

interamente quello a cui noi siamo abituati. L’io non è una proprietà

inalienabile: all’inizio dunque non c’è l’io, ma l’anonimo, che è la

sotricità materiale nella quale nasciamo e cresciamo.

La singolarità dunque per emergere deve per forza emergere da

quel mondo così come lo ha trovato. In questo modo un modello

può facilmente diventare il senso della vita e la ripetizione di cose

31

passate. Accanto a ciò l’io lo si può acquistare, ma anche perdere di

nuovo. Questo è il senso dell’espressione di Freud: si dà una

possibilità all’io solo se si ha a che fare con l’es (tutto ciò che noi

non abbiamo scelto; quello che è pre-dato).

Secondo questa logica le leggi che l’uomo fa sono leggi ideologiche,

non seguendo la verà volontà della popolazione.

Se si continua a considerare come ovvietà la singolarità si continua

a considerare ancora l’io soggetto come modello totalizzante.

Questo io soggetto si rapporta al mondo sempre e soltanto nel

modo della rappresentazione: il mondo è quello che assicura. Tutto

ciò si concretizza nell’assolutezza dei principi della prevedibilità, del

calcolo (altri), che in realtà sono quelli che più consideriamo come

estranianti perchè contestano quelli che ora sono i diritti

fondamentali (diritto allo studio, al lavoro, alla salute). Ora questo

viene contestato dall’economia, sotto cui tutto deve essere

sottoposto (quando viene assolutizzata).

Pre-disponibilità=volendosi muovere senza far mai ricorso a realtà

al di fuori della realtà fattuale stessa l’ostacolo costante che si

incontra è anche la terminologia (perchè siamo abituati ad usare un

linguaggio costruito in riferimento ad un soggetto).

Il primo passo trattando la vita come modo di essere nel mondo è

che questo essere nel mondo non designa una collocazione

spaziale, ma significa essere in un contesto già noto, già

interpretato.

L’espressione predisponibilità sembra rimandare ad un soggetto, in

realtà in tedesco il termine VOR-HABE significa: vor= tutto ciò che

sta di fronte, habe= i beni, le proprietà. Questo termine non è

sbagliato, ma tradurlo con precognizione non rende esattamente,

poichè rinvia a qualche atto intellettuale e dunque di un soggetto. Il

termine tedesco sembra invece una porta d’accesso per una realtà

nota, ma già definita e interpretata. Di per se’ il mondo in cui

nasciamo e cresciamo è già definito in modo esatto e non scelto da

noi. 32

Il terreno al quale dà accesso questa prima porta non ha nulla di

intellettuale, perchè se così fosse non ci sarebbe il fenomeno delle

varie sfaccettature dell’io.

Chiamare l’uomo soggetto significa esprimere una minima parte

della realtà del mondo. La soggettività può esserci da sempre o non

esserci mai e può anche essere persa. Non si deve dare per

scontato che ci sia una reltà data una volta per tutte.

Il problema che ha posto sul piano storico il totalitarismo è che esso

si è basato sul consenso.

21 Marzo 2018

l’Obiettivo è sottrarsi da ogni forma di ideologia che non significa

necessariamente ideologia politica, ma bensì la rivoluzione della

realtà ad un alogica dell’idea. La via che viene imboccata per

sottrarsi all’ideologia è quella della vita effettiva, attraverso la quale

si attua quel bisogno di realismo e di concretezza e si entra nel

piano della storicità. Almeno nelle categorie che appartengono al

nostro tempo, da una parte c’è la ideologia, dall’altra la storicità e

l’essere storico.

Per l’occidente questo è tutto nuovo, questo perché l’occidente per

secoli si è costruito ristendendo la storicità immediata come

INAUTENTICO. Questo comporta una inadeguatezza anche

terminologica, e delle sorprese rispetto al nostro modo abituale di

intendere.

Quali sono le coordinate di questo essere storico? la via di accesso a

questa storicità, è la quotidianità e il linguaggio. Questo però

obbliga a fare i conti con dei fenomeni e dimensioni del tutto non

abituali. Prima di tutto dobbiamo fare i conti con il reperto primario

che nel territorio della storicità non incontriamo immediatamente

l’io, ma ciò che incontriamo è che l’esistenze, viene vissuto

(immediatamente) dalla storia all’interno della quale nasce e

cresce. Ugualmente viene vissuto dalla quotidianità e dal

linguaggio.

Come si traduce questo essere vissuto? si traduce nel fatto che la

forma media immediata dell’esistere storico è quella del parlare

33

anonimo e della quotidianità anonimo, non c’è un soggetto del

linguaggio e non c’è un soggetto del quotidiano. Vivendo all’interno

di una interpretazione dominante, già data e ritenuta la più propria

(si è vissuti perché non ci si pone problemi perché i valori e il come

si pensa e come si agisce è

tutto già fissato, poiché tutto questo è già stabilito allora il vivere

quotidiano e l’esistente si identifica con ciò che fa).

la prima cosa che va tenuta presente è che entrando nel terreo

della storicità scompare la distinzione tra autentico e in- autentico,

cosa tipica dell’ideologia del principio del fondamento. Questo

essere vissuto e lasciarsi vivere, secondo la nostra costituzione, già

può apparire come una forma di esistenza mancata. Nel campo

della storicità però non è così. Nel campo della storicità non ci sono

esistenze mancate ed esistenze riuscite, questo perché è proprio

esclusivamente nel terreno della storicità, sempre e comunque

quali siano i moti attraverso i quali spendiamo i giorni, sono sempre

comunque i giorni, ed essendo i nostri giorni sono la nostra vita, e

quello che alla fine noi spendiamo per intero è la vita. Di fronte alla

vita non si ha autentico o autentico , questo si può avere solo se

fissiamo un principio al di fuori della storicità stessa.

L’esperimento che a partire dal 900 l’occidente ha compiuto è

cercare un senso all’interno della vita effettiva. punto di partenza:

che cos’è la vita effettiva? un modo di essere; che tipo di modo è la

vita effettiva? è un essere nel mondo. Partendo da questo che

iniziano i problemi.

Questa impossibilità di decidere della vita nella sua interezza con un

giudizio assoluto, questo scardina il sistema di valore concettuale

precedente. Occorre partire dalla parte opposta, dalla convinzione

di avere un principio in grado di sottoporre a giudizio la vita.

TEORIA DELLA RELATIVITA’: tutto è relativo. Lo Einstein non voleva

pubblicare con tale nome la sua teoria. Così Max Plan (mentore -

colui che ci accredita- di Einstein) si adoperò affinché …

Appena tocchiamo quelle che sono le certezza e l’ovvietà noi

sempre tendiamo a pensare che tutto sia possibile. Man mano che

34

si esplora il territorio della storicità ci accorgiamo che le cose non

stanno così, ma si entra nell’EFFETTIVITA’, ovvero nella vita così

com’è. Come la vita? prima di tutto è un modo di essere. Che modo

di essere è? è un essere nel mondo. Mondo non è una realtà

spaziale, mondo è la storia dalla quale proveniamo e che in parte ci

produce, è l’insieme dei significati, la tradizione, la lingua, il senso,

dalla quale nasciamo e all’interno della quale cresciamo,MONDO è

LA TRADIZIONE. Questo è il mondo della vita effettiva. Questo

mondo ha un carattere iniziale preponderante, è contraddistinto da

un’interpretazione dominante. (ogni generazione ha una

interpretazione predominante, e quando si nasce si ha sempre un

0intepretazione preponderante, della famiglia, del mondo ambiente

ecc … ). Questo è il mondo che per noi all’inizio è il nostro proprio e

vero mondo. Che effetto ha questo mondo su di noi? questo mondo

ha l’effetto tendenziale di sollevarci dalla vita o da indurci a penare

che si può vivere semplicemente ripetendo il mondo che si è

ricevuto.

Ripetendo la terminologia di Martin Heigner, la dimensione primaria

di questo mondo è il SI, cosa si dice, cosa si pensa, cosa si fa. IL SI,

significa che si pensa si dice e si fa quello che dicono e fanno gi

altri. E’ vero la porta di accesso alla quotidianità è il linguaggio, ma

la quotidianità ha il suo carattere preponderante di lasciarsi vivere –

riempire i giorni da cose da fare- (che è il SI). L’insopportabilità del

lasciarsi vivere, comporta che si qualifica la realtà come un mondo

falso e ci si ritrae dentro il proprio mondo, considerato come unico

mondo vero.

Man mano che noi entriamo nel territorio della storicità abbiamo a

che fare con fenomeni i quali possono indurci facilmente ad operare

il giudizio, il che ha come risultato che l’analisi viene bloccata,

oppure l’altra scappatoia ovvero evadere dal quotidiano : visto che

il quotidiano è riempito esclusivamente dalle cose da fare, quale

l’atteggiamento autentico rispetto al quotidiano? finché si sta nel

quotidiano si è appesantiti con questo da fare, l’atteggiamento

rispetto al quotidiano è quello di evadere alle forme del quotidiano.

La vita effettiva che è stata imboccata come strada per sottrarsi

all’ideologia, si rivela una trappola in quanto ci è semplicemente

35

fermati ai reperti primari perché grava su di noi la convinzione

tradizione della realtà ( che sempre oppone il senso al non senso, il

relativo all’assoluto, ecc ..) e non riusciamo a liberarcene.

Non c’è dubbio che in noi c’è l’ES, molto simile al vissuto (anonimo,

neutro). Se noi ci fermiamo all’ES ci fermiamo su un fenomeno che

è reale, ma ci ritroviamo una vita dominata dall’ES. Non è un caso

che solo in fase matura Froid elabora questa teoria: è appurato che

l’io non dispone di se stesso ma esplorando abbiamo appurato che

l’io è un insieme di parti (io, inconscio, essere ecc..), la dinamica di

queste parti determina quello che noi sinteticamente diciamo IO,

ma dicendo IO dobbiamo avere la consapevolezza che IO è soltanto

l’espressione formale di una storia e dinamica che è costantemente

in movimento. Scoperto che il territorio e l’individualità è molto più

frastagliata di quello che pensavamo, e non si può non avere a che

fare con queste realtà, ma se riconosciute il loro dominio sarà

minore, occorre perciò esserne consapevoli ed averci a che fare. E’

un illusione pensare di guadagnare la propria identità senza avere a

che fare con il proprio l’ES.

E’ un illusione pensare di avere a che fare con la vita affettiva nella

sua storicità, senza pensare di avere a che fare con le strutture di

questa vita effettiva. Queste strutture si presentano per il fatto che

la vita effettiva è un essere del mondo. Per il fatto che il mondo per

noi è un interpretazione dominante.

E’ vero che la quotidianità ha questo fenomeno dominante, ma è

anche vero che questo dominante parla di cose che non si vogliono

sentire. Questo fare cose copre ciò che la quotidianità parla. La

quotidianità parla di come va la nostra vita.

Il carattere RELATIVO ASSOLUTO: la quotidianità è si relativa, la

relatività fa si che ciò che facciamo ne va per intero della nostra

vita, questo non ci piace e allora si ricopre attraverso il SI (fare così

come fanno tutti così non pensa). Anche il linguaggio è quello del SI,

perché tante cose non si dicono, almeno che non ci sia una scossa.

Tutta la nostra quotidianità riempita dal fare non contempla ciò che

avviene nella vita reale. La vita reale ciò che più colpisce crea

scandalo. Non si fugge dal quotidiano, ma si funge da ciò che il

36

quotidiano dice ma che rincorriamo sempre con la forma immediate

di dire e fare cose.

Quello che la storicità ha di suo, è che è vero che si presenta in

forme che sembrano sollevare l’individuo da ogni caratteristica

dell’individualità, ma questo è soltanto l’aspetto dominante, ma

questo aspetto dominante non è un caso ma è così perché copre

qualcosa di decisivo per l’esistenza. Heideger sostiene che noi

siamo un essere per il quale sempre ne vale del suo essere. Questo

avere a che fare costantemente con la cosa più importante, e con la

consapevolezza che con questo che si va a perdere e vale più di

ogni altra cosa. Occorre fare capire che sta fuggendo proprio dalla

sua stessa vita.

La storicità, immettendo nella quotidianità rende comprensibile ciò

con cui noi abbiamo costantemente a che fare, ovvero che i modi

del quotidiano non sono modi casuali e solo avendo a che fare con il

quotidiano solo in quell’istante si ha a che fare con la VITA

EFFETTIVA. altrimenti si ha che fare che con la fuga con l’evasione

pensando che il quotidiano sia un male ma è proprio in quest’ultimo

che è celato il senso della vita effettiva.

I 3 fenomeni che contraddistinguo l’essere del mondo:

PREDISPONIBILITÀ, PREVISIONE, PRECOGNIZIONE (tutte e tre stanno

ad indicare che l’essere si trova, sin dall’inizio , all’interno di una

convinzione dominante).

PREDISPONIBILITÀ: sembra un attività da definirsi all’io, ma è in

realtà è ciò che si trova già definito dove nasce a all’interno della

quale cresce.

Lezioni ’24 à “l’esserci in quanto essere nel mondo è sempre un

essere in un contesto già noto” – Heideger- : significa crescere in un

mondo già definito. Il mondo c’è già è definito proprio

PREDISPONIBILITA’.

“essere nel mondo significa avere un mondo già interpretato in un

modo determinato” : mondo nel quale già è stabilito, almeno al

momento della nascita, in un mondo in cui è già stabilito come

devono essere spesi i giorni, stabilito è il senso della vita, almeno in

37

un modo dominante. Proprio perché si nasce all’interno di un mondo

dove è già stabilito in maniera dominante qual è il senso della vita,

questo stesso mondo circoscrive i problemi, le soluzioni, i pensieri,

(le categorie). Ereditare un senso della vita non è ereditare una

fantasia, significa ereditare una prospettiva dove ci sono cose che

hanno senso o non hanno senso. Viene trasmesso un senso della

vita che già orientano tra ciò che può essere problema o ciò che

può essere soluzione.

“il mondo CI è già così e così, e con esso anche il mio esserci in quel

mondo è già ben determinato, mentre nell’avere a che fare con

esso è già dominante e determinato un modo di rivolgersi al mondo

in cui ci si prende cura di essere e se ne discute”.

Immediatamente la PRECOGNIZIONE comporta la PRE-VISIONE : un

modo di guarda re il mondo , di avere a che fare con il mondo, con

se stessi con gli altri, già predeterminato da ciò che si è trovato,

cioè dal senso della vita che viene trasmesso. Perche questo uso del

“mondo” CI è già cosi e così? in tedesco esistenza si dice DAS HEIG,

questo che Heideger a è staccare i due componenti, DA s e eig, la

traduzione italiano diventa ESSER-CI questo CI non indica luogo, ma

all’interno della precognizione e previsione il fatto che l’esistenza

sia un esserci, significa che l’esistenza proviene da una storia ed è

prodotto da questa storia, questo perché il fenomeno primario che

si rileva nella vita come essere nel mondo, è l’essere dominato da

un interpretazione dominante. Il CI è il mondo storico ambientale

nel quale nasco e nel quale cresco. Questo mondo storico

ambientale di volta e in volta orienta questo Ci.

22 Marzo 2018

Analisi del reale

ESSER-CI: può sembrare un gioco terminologico. Solitamente

dicendo “io sono” sintetizziamo la nostra realtà in questa frase

(Heidegger). Fin dall’inizio egli denunci la superficialità di questa

affermazione perchè il “sono” ha molto da dire. La concezione

stessa della vita ci è già. Dunque in quanto ci ritroviamo sempre in

38

un mondo già definito questo non equivale sempre ad una

costatazione di un dato neutro, ma comporta che il modo dell’avere

a che fare con il mondo con se stessoe con gli altri, con la stessa

conoscenza, poichè cresce in questa predisponibilità è già orientata

(previsione: c’è già una prospettiva). Questo viene sintetizzato nella

affermazione che la predisponibilità equivale ad un determinato

senso corrente dell’essere.

Il passaggio che Heidegger fa dalla semplice costatazione “io sono”

all’ “esserci” ha come giustificazione che il “sono” è già carico di

storia ed è una storia della quale non disponiamo. Sul piano della

comprensione della storicità (territorio dell’essere storico) il già dato

non funziona mai come qualcosa di neutro e privo di effetti, ma al

contrario delimita una determinata possibilità del concepire, del

porre domande e problemi (il passato non è solo ciò che è stato, ma

è sempre avanti perchè può orientare il futuro al punto tale da

assoggettarlo completamente).

Il già dato, la tradizione, di per se’ ha questo potere di orientare,

cioè di delimitare le possibilità. Si vive nell’inganno che l’essere

soggetto equivalga alla possibilità empre di decidere e di avere

aperte sempre tutte le possibilità: sul piano storico questo non

esiste perchè la singolarità non è intesa come essenza. La prima

conseguenza è che la storicità sempre e comunque delimita le

possibilità del pensare, del porre problemi e dell’impostare

soluzioni. Questo è ciò che Heidegger chiama previsione, cioè la

prospettiva che segue alla predisponibilità (trovarsi un mondo già

ben definito).

Di fronte alla concezione dell’essere nel mondo ritiene inadeguato

mantenere l’espressione “esistenza” e ritenere ancora l’essere

umano all’ “io sono”.

Il mondo del diritto è l’essere storico: bisogna entrare in un

territorio è del tutto inedito e spesso non abbiamo gli strumenti, in

special modo terminologici. L’operazione che a un certo punto tutte

le scienze umane hanno fatto è stata l’invenzione di un linguaggio

adeguato per la reltà così come essa veniva incontrata.

39

Questo territorio si rivela immediatamente non riducibile alle

categorie per noi abituali (del mondo metafisico; predisponibilità e

previsione). Tutto sta ad indicare all’interno di questo mondo che

l’uomo prevalentemente è vissuto dalla tradizione e dalla rpevisione

che questo mondo già dato definisce i problemi e le soluzioni che si

possono impostare. È questo che giustifica la trasformazione

terminologica dall’ “io sono” all’ “esser-ci”. Questo “ci” merita

attenzione perchè se è vero che delimita un mondo all’interno del

quale noi non siamo soggetti, ma è un mondo del vissuto, questo

stesso mondo innesca la dinamica (cfr.Freud) che con questo mondo

bisogna averci a che fare.

In questa strada si può capire il totalitarismo cos’ come si è

affermato nel XX secolo , al cui caratteristica principale è che il

totalitarismo affermatosi tra le due guerre poggiava sul consenso,

differenziandosi radicalmente dalle dittature che avevano

caratterizzato i secoli precedenti. Almeno nella sua fase di

affermazione non era qualcosa di imposto, ma poggiato sul

consenso.

Il problema che pone il totalitarismo è che l’intero occidente si è

basato sull’ “io soggetto” (colui che ha diritto ad un proprio tempo e

ad un proprio mondo).

Storicamente l’ io soggetto non ha nessun’arma per comprendere :

non si realizza come io soggetto, ma come assoggettato. Ciò che

viene delineato è esattamente il contrario della soggettività: oltre

questa noi non abbiamo nessun elemento per spiegare questo

fenomeno. Nonostante tutto è esistente il negazionismo .

Cioò che è successo nell’epoca dei totalitarismi è un assurdo:

l’uomo si realizza abdicando a se stesso. La conseguenza è quella di

considerare il totalitarismo un accidente storico. Sul piano della

storicità il fatto che l’uomo non sia solo soggetto diventa una realtà

comprensibile. Interpretazione dominante (le linee che configurano

come spendere i giorni sono già stabilite) che non lascia spazio alla

scelta e alla soggettività, ma determina una quotidianità dell’essere

vissuto. Tutto viene fatto ponendo l’interpretazioe economica come

40

valore primario e tutto viene subordinato a questa. Sono problemi

reali soltanto quelli di tipo economico.

L’essere vissuto trasforma l’essere stesso un lasciarsi vivere,

secondo le tradizioni, il linguaggio, i modi, che quell’interpretazione

dominante comporta. Strutture economiche = strutture dominanti.

Ciò rende il tutto non riconducibile l’azione di un io soggetto.

Questo si trasforma in uno specifico modo di temporalizzarsi.

Dove l’intepretazione domaninante è l’economico il modo del

temporalizzarsi è quello della certezza e della sicurezza. Questo dà

senso ai giorni; tutto ciò che allontana o infrange la sicurezza è una

minaccia. Tutto ciò si trasforma in strutture e in strutture dominanti.

Tutto viene improntato alla sicurezza economica.

Le strutture si trasformano in mentalità: il cittadino acquista la

consapevolezza di avere dei diritti.

Questa dinamica della vita effettiva è in grado di fornire elementi

per comprendere come è potuto accadere il totalitarismo. Proprio a

partire da questo fenomeno del “vissuto”. Ciò si trasforma in una

sorta di teorema: il passato non è semplicemente ciò che sta dietro,

ma è sempre anche avanti perchè ha il potere, come

interpretazione dominante, circoscrivendo la prospettiva all’interno

della quale si danno probleimi, pensieri, linguaggio.. , di orientare il

futuro.

Quando l’interpretazione dominante poggia sulla sicurezza e sulla

certezza questo fenomeno del passato, cioè di ciò che è conosciuto,

acquista sempre più potere perchè è in grado di riempire anche il

futuro. Questo lo fa facendo sì che i giorni siano la ripetizione di

qualcosa che già si conosce. Sul piano della vita effettiva questa è

una tendenza (proiettare sui giorni futuri questa sicurezza). Il

problema è quando questa interpetazione coincide con le forme

della sicurezza del vivere. Quando questo diventa primario il

fenomeno tendenziale diventa un fenomeno dominante:

costantemente si tende ad escludere che il futuro possa presentare

sorpese. 41

Ripetendo il passato, o qualcosa di già stabilito, si evita il timore del

futuro.

Questo oggi ha per noi la struttura dell’economico, che è una

variante della struttura nel mondo tecnico. Ciò lo sorregge e ce lo fa

trattare come ineluttabile è che garantisce sicurezza, cioè fa sì che

niente possa presentarsi come sorprendente (tutto ciò che è

sorprendente è scandaloso).

28 Marzo 2018

Se si prende la vita come modo d’essere, questo modo d’essere è

un essere nel mondo. Questa è una interpretazione dominante.

Essere nel mondo significa esserci in una interpretazione

dominante.

Questione della singolarità=punto decisivo.

Il problema è che tutte queste dimensioni vengono date come dati

di fatto, come realtà sulle quali non bisogna discutere. Così ci si

riferisce alla singolarità di tutte queste dimensioni.

Il problema di fronte al quale ci pone la scienza del ‘900 è che è

vero che per noi quelle sono le dimensioni alle quali fare riferimento

e che il problema è la singolarità, ma questi non sono dati di fatto,

non sono delle ovvietà e delle autoevidenze. Andando avanti si

scoprono tutte quelle dimensioni che operano fin dal quotidiano

anche senza che noi ce ne rendiamo conto.

La singolarità non è un’essenza, una proprietà inalienabile.

L’io può esserci, può essere perduto e può non esserci mai: la

singolarità è una possibilità d’essere. Bisogna capire quando

effettivamente c’è la singolarità e quando no.

Il riferimento alla storicità viene equiparato all’identificazione del

diritto con l’esperienza.

Nulla è decisivo per far orientare la vita in una direzione o in

un’altra.

Esperienza comune o quotidianità. Nel quotidiano a livello

immediato non c’è un io, non c’è una singolarità, anzi accade che si

42

viene distratti da qualunque prob lema possa riguardare la

singolarità. Se non si conosce la dinamica del quotidiano, si può

tranquillamente continuare ad esistere senza preoccuparci della

singlarità.

La preinterpretazione dominante mostra che l’essere nel mondo

nella vita effettiva non può essere letto nel modo abituale. Questo

perchè il mondo nel quale l’esserci vive è l’insieme di significati

orientati dall’interpretazione dominante. Da questo mondo l’esserci

è vissuto. Questo significa che il senso dominante dell’essere

distrae l’esserci e lo disperde nel mondo. Questo significa che

l’interpretazione dominante fa coincidere la vita con l’ovvietà,

l’autoevidenza e la merietà.

Questi elementi distraggono l’uomo da se stesso perchè funzionano

come dimensioni che rendono la vita senza problemi o che almeno

tutto ciò che è da riferire all’interpretazione dominante non ha a

che fare con il problema della tipicità.

In che modo si distrae il singolo? L’interpretazione dominante

distrae l’esserci disperdendo i giorni della vita nelle cose da fare o

nel fare. L’essere si distrae facendo coincidere la sua vita con quello

che fa e con quello che il suo fare produce.

Tuttavia ciò che ci sembra anonimo e inautentico è il nostro abituale

e tendenziale finchè è attiva l’interpretazione dominante.

Questi modi hanno una forza iniziale: la singolarità, se c’è, si

afferma contro questo modo iniziale del quotidiano, che è la

distrazione e la dispersione. Il quotidiano altro non è che la

realizzazione dell’interpretazione dominante. Questo mondo,

traslato sul piano della psicologia, è l’ES. l’es non è negativo, ma

pericoloso. Senza di esso noi non ci formeremmo come singolarità,

ma possiamo formarci come singolarità solo emancipandoci da

questo stesso mondo. Si ha la possibilità che compaia un io solo se

si ha a che fare con l’es.

La storicità materiale porta alla distrazione e alla dispersione.

Si è ciò che si fa. Come mai il quotidiano si rivela sempre pesante?

Finchè ci si riconosce nell’interpretazione dominante il qutoidiano

43

sarà pesante e ripetitivo (quando il quotidiano coincide con

l’interpetazione dominante). Nulla cambia se non cambi il rapporto

con l’interpretazione dominante.

Il fatto che il quotidiano sia pesante fa sì che l’esserci lo vive con

disagio.

L’ovvio ricopre sempre ciò con cui non ci si vuole avere a che fare.

Ciò che rende il quotidiano pesante è il fatto che, pur facendo cose,

non si può cancellare ciò che è stato fatto e non si può tornare

indietro su cose già fatte.

Una vita fatta di ripetizioni è monotona, ma non fa pensare al fatto

che finisce. Non facendo pensare a ciò tutto il resto diventa non

immediatamente problematico.

Finchè si è ciò che si fa si può tranquillamente ritenere di essere

legittimati a pensare all’esistere un’altra volta.

4 Aprile 2018

Per comprendere la dimensione della storicità, storicità che sul

piano non più metafisico ha un contenuto ben diverso da quello

abituale, deve esserci la possibilità di comprendere l’ideologia

totalitaria, non solo come fenomeno storico, ma come possibilità

dell’esistere. Questo non ha un risvolto politico, non è attribuibile a

qualcuno in particolare, ma si dimostra una tendenza fondamentale

dell’esistere. Non una necessità, ma una tendenza fondamentale.

Questo significa che noi tendiamo ad assumere modi che non sono

quelli della singolarità, ma al contrario sono modi e forme di

assoggettamento. Il primo di questi modi può essere sintetizzato

nella frase “sono ciò che faccio”: l’essere nel mondo ha nel

quotidiano un essere specifico. Tendenza del distrarsi nelle cose e

disperdersi nel mondo.

Questa tenenza nasce dal fatto che l’essere nel mondo è

innanzitutto un essere all’interno di una interpretazione già data,

dominante. 44

Il dominio di una interpretazione ha come effetto che il vivere si

traduce nell’attuare delle ovvietà, cioè muoversi secondo evidenze.

Il carattere che accompagna la quotidianità è che noi siam vissuti

da una interpretazione dominante. Questo è il primo livello di

comprensione della storicità.

Che cosa significa che noi siamo vissuti da una interpetazione

dominante? Come mai la quotidianità, o l’essere nel mondo, si

mostra attraverso questo aspetto?

“Sono ciò che faccio” può essere facilmente tradotto

nell’arbitrarietà della gente. Ma non è così. Si usa la parola “vissuto”

perchè l’essere nel mondo, rivelandosi innanzitutto come essere

all’interno dell’interpretazione dominante, comporta sì il distrarsi

nelle cose e il disperdersi nel mondo, ma non può mai essere letto

come “ciò che non vuole fare”. Questo rispecchia l’essere nel

mondo di chiunque.

Si fa sempre e solo quello che l’intepretazione dominante ha

stabilito che si debba fare.

Le astrazioni separano quella che si considera la vita reale e quella

che si considera la vita non reale (ricorda: esempio generazionale).

Ogni generazione e ogni tempo ha un senso della vita dominante. Si

può ripetere questo senso dominante, ma non può cancellarlo.

Ogni interpretazione dominante è uno schema concettuale, che si

tarduce in quelli che sono i bisogni reali e quindi quelli che vale la

pena perseguire e soddisfare.

La priorità dell’economico è un’interpretazione dominante

dell’esistere, che stabilisce i bisogni.

Un’interpretazione dominante può generare bisogni e preoccuparsi

della garanzia che tutti possano soddisfare questi bisogni, un’altra

interpretazione dominante potrebbe fare l’opposto.

Il problema nasce quando l’economico o qualunque altra visione

dell’esistere viene posta come interpretazione dominante e

prioritaria. Il modo con cui questa interpetazione si afferma è

sempre lo stesso: con ovvietà ed autoevidenza.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Macerata - Unimc
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Susanna_Chiaradia98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Macerata - Unimc o del prof Ballarini Adriano.

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