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Introduzione: genesi, natura e sviluppi della filosofia e dei problemi speculativi dell'antichità

La nascita della filosofia in Grecia

La filosofia come creazione del genio greco

La filosofia è una creazione dei Greci e non ha un corrispondente negli altri popoli, nemmeno quelli orientali. Ciò spiega il motivo per cui la civiltà occidentale ha preso una strada diversa da quella orientale e quello per cui in Occidente è nata la scienza. Proprio la filosofia ha dato le categorie logiche, un nuovo modo di pensare che ha poi consentito tali sviluppi.

Inconsistenza della tesi di una presunta derivazione della filosofia dall'Oriente

In passato si è anche tentato da parte dei sacerdoti egizi ai tempi dei Tolomei di far derivare il pensiero greco dalla sapienza egiziana. Ad Alessandria gli ebrei affermavano che essa derivava da Mosè e dai profeti biblici. In realtà, nell'epoca classica nessuno aveva fatto una proposta simile, lo si fece in epoca decadente, quasi alla ricerca di una rivelazione iniziale.

In realtà i popoli orientali possedevano una mitologia, una religione, un pensiero, ma non una scienza filosofica. Eventuali influssi dovevano essere assai problematici anche per i problemi della lingua, ma quand'anche vi fossero stati, la novità della nascita della filosofia era di tale portata da trasformarli radicalmente, così come i Greci trasformarono le arti che effettivamente appresero dagli orientali, come la matematica e l'astronomia, ricevute dagli egiziani e dai babilonesi.

La peculiare trasformazione teoretica delle cognizioni egiziane e caldaiche operata dallo spirito dei Greci

Matematica e geometria negli egiziani avevano un carattere decisamente pratico, non speculativo. Fu invece Pitagora ad elaborare una scienza generale dei numeri e una scienza geometrica teoricamente fondata. Anche i babilonesi studiavano gli astri per scopi pratici, per predire il futuro. Perciò i Greci trasformarono qualitativamente tutto ciò che avevano ricevuto.

Le forme della vita spirituale greca che prepararono la nascita della filosofia

I poemi omerici

I poeti, e soprattutto Omero, erano gli educatori dei Greci prima della filosofia. Il poeta narra i fatti e cerca di esporre anche le ragioni, ma l’epica rappresenta sempre una descrizione mitica, non razionale, della realtà, cosa che farà poi il pensiero filosofico.

Gli dei della religione pubblica e la loro relazione con la filosofia

Vi era in Grecia la religione pubblica ben descritta nei poemi omerici e la religione dei misteri che nega lo spirito della religione pubblica. Per Omero tutto quanto è divino, tutto ciò che avviene è opera degli dei, questi erano forze naturali idealizzate, figure umane idealizzate, quindi sono quantitativamente, non qualitativamente, diversi da noi. La religione pubblica greca è una religione naturalistica. Così l’uomo vede negli dei se stesso. Questa religione non aveva libri sacri, non vi erano dogmi e custodi del dogma, per cui la successiva riflessione filosofica non trovò impedimenti.

La religione dei misteri: incidenza dell'orfismo sulla costituzione della problematica della filosofia antica

Dell’esperienza misterica solo l’orfismo lasciò una traccia nello sviluppo del pensiero filosofico greco. L’orfismo è successivo ai poemi omerici che non ne parlano, fiorisce nel VI secolo. Per gli orfici nell’uomo è presente un principio divino, un’anima lì intrappolata per una colpa originaria. È questa un demone immortale che preesisteva al corpo e che cerca di liberarsi da esso attraverso la reincarnazione. Vi è così per la prima volta una concezione dualistica dell’uomo (anima + corpo), si capisce che non tutti i comportamenti sono buoni, che c’è anche bisogno di una purificazione. Senza l’orfismo non si spiega così Pitagora, Eraclito, Empedocle, Platone.

Le condizioni politiche, sociali ed economiche che favorirono la nascita della filosofia presso i Greci

Presso i Greci vi era una libertà sconosciuta agli altri popoli, vi era un ottimo rapporto con lo stato nella polis. Ma soprattutto in Grecia nacquero gli ordinamenti repubblicani e vi fu l’espansione coloniale e la filosofia nacque prima nelle colonie per il benessere e la cultura che lì si potevano avere a motivo dell’operosità e dei commerci fortunati. Si erano così create presso le colonie (prima in Oriente, poi in Occidente) le condizioni socio-economiche favorevoli per la nascita della filosofia.

Natura e problemi della filosofia antica

I caratteri definitori della filosofia antica

Secondo la tradizione antica l'inventore del termine filosofia fu Pitagora: agli Dei spetta la sophia, gli uomini sono solo gli amanti della sophia, un tendere ad essa. Per ciò che riguarda il contenuto, la filosofia intende spiegare la totalità delle cose, cioè tutta quanta la realtà, in tal modo essa si distingue dalle scienze particolari. Come metodo la filosofia è una spiegazione puramente razionale di questa totalità, andando oltre il fatto si cerca la causa, il principio, il logos. Lo scopo della filosofia è puramente teoretico (Aristotele), cioè contemplativo, si cerca la verità per se stessa, senza utilizzazioni pratiche, perciò "tutte le altre scienze saranno più necessarie di questa, ma nessuna sarà superiore" (Aristotele).

I problemi della filosofia antica

Per i primi filosofi naturalisti la totalità del reale era il cosmo, da qui il problema cosmologico. Per i sofisti la vera realtà è l'uomo, per Platone la vera realtà è quella trascendente. Col tempo le problematiche si moltiplicheranno e saranno di carattere morale, logico, epistemologico (=quale via per raggiungere la verità?), artistico (che cos'è il bello?). Con le scuole ellenistiche, dopo il crollo della polis e della sua tradizioni, la filosofia assumerà anche tratti pratici costruendo l'ideale del saggio avendo attenzione per la morale, ma resta l'antica attenzione: la filosofia scopre la verità e indica come vivere nella verità. Nell'ultima parte della sua storia la filosofia antica si arricchisce del problema mistico religioso con il neoplatonismo sulla scorta anche degli stimoli provenienti dal cristianesimo.

I periodi della filosofia antica

Si va dal VI secolo avanti Cristo al 529 dopo Cristo quando Giustiniano fece chiudere le scuole pagane e distrusse le loro biblioteche.

  • Naturalistico: Ionici, Pitagorici, Eleati, Pluralisti
  • Umanistico: Sofisti, Socrate
  • Grande sintesi di Platone e Aristotele
  • Scuole ellenistiche: stoicismo, epicureismo, scetticismo, eclettismo
  • Periodo religioso: ripresa del pitagorismo, medioplatonismo e neoplatonismo.

Parte prima: I filosofi naturalisti ionici e italici

I problemi della physys, dell'essere e del cosmo

I miti teogonici e cosmogonici

La teogonia è l'antecedente delle cosmologie filosofiche, qui il paradigma è la di Esiodo che narra la nascita di tutti gli Dei e la nascita del cosmo come loro opera. Esiodo ebbe la rivelazione dalle Muse: prima si generò il Caos, poi Geo (la terra), il Tartaro, Eros etc. Sono rappresentazione fantastiche, poetiche, mitiche, in questo modo si appagava la meraviglia, poi ci sarà il modo della ragione che nascerà con Talete, il primo filosofo.

Metafora della staffetta: la storia della filosofia è un continuo passaggio del testimone, dove il testimone che ci si passa è il problema, non le soluzioni. In questo senso la filosofia è la scienza che pone i problemi giusti, non che ci dà le soluzioni giuste.

La scuola di Mileto

Talete

Aristotele ci dice che fu l'iniziatore della filosofia della physis. Talete si pone in termini razionali, non mitici, il problema dell’inizio, del principio, dell’archè. Principio è ciò da cui derivano, ciò per cui sono e ciò per cui si risolvono tutte le cose. Per Talete il principio è l’acqua: tutte le cose, infatti, nascono dall’acqua, sono trasformazione dell’acqua e finiscono in acqua, come il fiume. Talete sembra anche dare un carattere divino all’acqua: “tutto è pieno di dei” così tutte le cose sono divine, ma il Dio di Talete non è il Dio della religione popolare del suo tempo.

Disse poi anche che il magnete possiede un'anima perché è capace di muovere (per cui l'anima è principio di movimento), e forse che le anime sono immortali, ma non nel senso di una immortalità personale (che la filosofia riprenderà in seguito dagli orfici), bensì per il fatto che sono d'acqua e l'acqua resta.

Anassimandro

A lui si deve il termine archè. Principio è l’apeiron, l’infinito indefinito, infinito quantitativo ed indeterminato qualitativo, l’archè, un minimo comun denominatore presente in tutte le cose. L’apeiron in quanto indefinito si può trasformare in tutte le cose senza costringerle ad avere i suoi caratteri. Non era facile spiegare come le cose derivino dall’acqua (critica di Anassimandro a Talete) mentre dall’infinito esse provengono per separazione dei contrari, operazione che Anassimandro chiama ingiustizia e guerra, dato che i contrari separati sono sempre in conflitto. L'infinito comprende e regge tutte le cose. Questo principio è divino perché è immortale ed incorruttibile. Questo divino per essere tale non nasce, è eterno.

Ma il Divino dei presocratici non è altro dal mondo, bensì la physis del mondo, l'essenza di tutte le cose. Anassimandro disse che "i cieli infiniti erano Dei". Le cose si generano per distacco dei contrari, ma questo nascere e dissolversi viene collegato da Anassimandro ad una colpa, si tratta infatti di una ingiustizia il nascere di contrari che si contrappongono (i contrari infatti sono sempre in lotta tra di loro) e che poi muoiono come espiazione di questa ingiustizia. Sono qui presenti elementi pessimistici ed orfici.

Così vi è una cosmogonia di infiniti mondi che si origina dalla separazione caldo/freddo (prima coppia di contrari che si separano), che diventano fuoco e acqua, l’acqua diventa terra (l’isola, infatti sorge dal mare che la produce), ed anche aria. Mondi che continuamente nascono e muoiono. Il caldo formò subito una sfera di fuoco che poi l’aria (che si formò dall'incontro del caldo con il freddo), salendo, spezza la sfera del fuoco in tre sfere: sole, luna e fuoco etereo, e le avvolge come una guaina trascinandole in un movimento circolare. L’aria buca la guaina che separa il fuoco etereo da sole e luna. Ecco perché noi intravediamo le stelle guardando in alto, esse sono in realtà il fuoco eterno che possiamo intravedere a causa della rottura della guaina. Dal freddo, di forma liquida, si formarono la terra e il mare. La terra ha una forma cilindrica e non ha alcun bisogno di sostegno essendo in una situazione di equilibrio di forze (in Talete la terra aveva bisogno del sostegno del mare). Dall'elemento liquido, sotto l'azione del sole, ebbero origine gli esseri viventi. I primi furono animali acquatici, poi gli altri che si adattarono via via all'ambiente terrestre (idea moderna!).

Anassimene

Anassimene corregge il suo maestro Anassimandro. Per lui il principio è sì infinito, ma non indeterminato. Principio è l’aria, essa è un qualcosa di intangibile che può assumere qualsiasi forma per rarefazione (fuoco) e condensazione (nubi, acqua, terra, pietre etc.), l’aria è la vita, dove c’è aria c’è vita, l’aria è dappertutto, è invisibile e impercettibile, è vicina all'incorporeo. Gli antichi dicono che Anassimandro abbia chiamato Dio l'aria e Dei le cose che derivano dall'aria. Da essa hanno origine l’acqua, la terra, il fuoco. Anassimene spiega così la differenza qualitativa delle cose con un carattere quantitativo (condensazione e rarefazione dell'elemento unico, l'aria). Il progresso con Anassimene consiste nel fatto che egli seppe descrivere la causa che fa derivare dal principio tutte le cose, con un naturalismo che è allora coerente con le sue premesse (che sono naturali, senza altri apporti orfici o altro).

Eraclito

Già i Milesi avevano colto l'universale dinamismo della realtà, ma non avevano riflettuto su di esso, cosa invece che fece Eraclito. Egli ha così influito sul modo di porre il problema, ora non si cerca il principio in un elemento materiale, ma negli stati, nelle condizioni, esso è il fluire, il panta rei. Il fiume cambia, noi che ci bagniamo cambiamo etc. Si deve allora cogliere la legge che regola il fluire delle cose, dato che il divenire che regola il mondo è un divenire ordinato.

La legge è la guerra/armonia dei contrari: tutte le cose divengono da un contrario all’altro: le cose calde diventano fredde etc. se anche l’apparenza ci dice che tutto è fermo, in realtà tale equilibrio è frutto comunque di forze che si equilibrano (come il castello di carte), da qui l'armonia dei contrari che fa esistere il mondo (malattia/salute; fatica/riposo etc.). Poiché la consistenza della realtà è il suo continuo divenire, il mutare di un contrario ad un altro, ne consegue che "la guerra è madre di tutte le cose e di tutte regina". Poiché le cose hanno realtà solo in quanto divengono, il principio che spiega tutta la realtà è la sintesi degli opposti, è questa l'unità nella molteplicità, perciò Dio è l'armonia dei contrari e l'unità degli opposti.

Ma Eraclito era comunque un filosofo della natura, perciò l'unità che egli affermava era un qualcosa di fisico, la sostanza primordiale presente in tutte le cose visibili. Il fuoco/logos realizza questo principio, egli è in perenne movimento, vive della morte del combustibile, si trasforma in fumo e cenere e ha in sé le regole del suo essere. Dunque "il fulmine (cioè il fuoco divino) governa ogni cosa". "il fuoco vuole e non vuole essere chiamato Zeus". Vuole perché effettivamente il fuoco è divino, non vuole perché è una rappresentazione antropomorfica.

Contrariamente ai Milesi, in Eraclito il principio primo ha una sua intelligenza: "esiste una sola sapienza riconoscere l'intelligenza che governa tutte le cose attraverso tutte le cose". Sembra che Eraclito abbia anche chiamato il suo principio Logos nel senso però di regola secondo cui tutte le cose si realizzano, legge che governa tutte le cose. La verità è comprendere il Logos. Come già per i Milesi, anche per Eraclito la natura dell'anima è la natura del principio, così essa è fuoco. In più però Eraclito quando afferma che l'anima è profonda la differenzia da qualsiasi altro organo del corpo (non ha senso dire che l'occhio è profondo, che la mano è profonda). Così l'anima è qualcosa di diverso dalle cose finite, dagli organi corporei, essa si estende all'infinito. Vi è qui forse una ripresa dell'orfismo con l'immortalità dell'anima, premi e castighi dopo la morte, anima personale, anche se tutto questo non si concilia bene con la dottrina della physis.

Eraclito accenna nei frammenti anche ad una morale di tipo orfico che disprezza i piaceri del corpo, perché saziare il corpo significa perdere l'anima.

Pitagorici

(siamo ora in Italia meridionale, fine VI secolo inizi IV secolo) Si preferisce parlare di pitagorici piuttosto che di Pitagora perché egli non ha lasciato nulla di scritto ed è un problema distinguerlo dai suoi discepoli. Sappiamo poco sulla sua vita e le Vite di Pitagora sono fantasiose. Fonda una sorta di setta religiosa, dalle dottrine segrete, dove la scienza era studiata come mezzo per raggiungere un fine comune. Fu Filolao il primo a divulgare le dottrine ai tempi di Socrate. Eppure Aristotele sa ben poco di quelli che chiama "i cosiddetti pitagorici" a sottolineare il fatto originale del loro lavorare insieme che rende impossibile una distinzione di pensatori.

Il numero principio di tutte le cose

Siamo ad un livello di astrazione superiore, ora il principio sempre presente in ogni cosa è il numero. I pitagorici furono i primi cultori sistematici della matematica, videro dunque la possibilità di tradurre in rapporti numerici i fenomeni della realtà. Per esempio la musica, con i criteri dell'armonia, con i suoni diversi che dipendono dalle lunghezze delle corde degli strumenti etc. Tutto è sempre una sequenza ordinata (le stagioni, i giorni, i 9 mesi del feto) che si ripete con regolarità. Ma attenzione: solo con Platone si penserà all’esistenza di enti sensibili e sovrasensibili (enti di ragione, così è per noi oggi un numero), ora si pensa al numero come ad un qualcosa di reale, materiale, tale da sostanziare le cose (il 9 fa sì che il feto duri 9 mesi, il quattro le stagioni etc.). I numeri, a loro volta, sono costituiti di elementi o principi che sono il pari e il dispari, (fa eccezione l'uno che è "parimperi". Esso genera il pari e il dispari aggiungendosi ad un numero dispari o pari).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/07 Storia della filosofia antica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Lapini Walter.
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