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scritta) dei letterati d’Italia – ‘800 (unità d’Italia): diffusione anche dell’italiano orale (accanto ai dialetti) –

→ →

dialettofonia passaggio all’italiano in anni recenti italiano influenzato dal dialetto locale (soprattutto

per la fonetica) molti tipi di italiano

2.4. Il romancio (in Svizzera) una delle 3 lingue ufficiali del Cantone dei Grigioni (con italiano

e tedesco) e una delle 4 lingue nazionali della Svizzera (con tedesco, francese e italiano) – per le loro

affinità, con il ladino centrale e il friulano forma un’unità linguistica: il ladino (o retoromanzo)

2.5. Il romeno (o dacoromeno, della Dacia, cioè la Romania) si parla in Romania, Moldavia e

parte della Bucovina (in Ucraina) – 2 varietà principali: tipo munteno (a sud, lingua letteraria) e tipo

moldavo (a est) – affinità del romeno con le lingue balcaniche (neogreco, bulgaro, albanese) e forte

influenza dei modelli linguistici e culturali francesi (dall’800)

3. Altre varietà romanze →

3.1. L’occitanico (o provenzale) lingua romanza del sud della Francia (lingua d’oc) – →

provenzale = varietà dell’occitanico parlata in Provenza – dal ‘300 decadenza politica del meridione

decadenza dell’occitanico in favore del francese (lingua della monarchia, della rivoluzione e dello stato) –

oggi lingua regionale foneticamente meno evoluto del francese (più legato al latino)

3.2. Il franco-provenzale (ponte tra francese e provenzale) parlato in Francia sud-orientale,

Svizzera e valli alpine italiane – Lione maggior centro letterario e linguistico

3.3. Il sardo varietà romanza più conservativa (in fonetica e morfologia) per il suo isolamento –

tutelato dalla legge sulle minoranze linguistiche storiche

3.4. Il corso parlato in Corsica, presentava numerose affinità con il sardo, poi ha subito

l’influsso del toscano (per la penetrazione pisana) – oggi è una lingua regionale della Francia (ma non

esiste una varietà standard, nemmeno per l’uso scritto) – 2 varietà: ultramontane (più conservative, simili al

sardo) e cismontane (simili al toscano) → si parla nell’area alpina centrale (in Trentino e Veneto)

3.5. Il ladino centrale (o dolomitico)

3.6. Il friulano si parla in Friuli (nord-est d’Italia) – è tra le varietà ladine (o retoromanze) con

ladino centrale e romancio – oggi gode della tutela della legge sulle minoranze linguistiche storiche

3.7. Il dalmatico varietà romanza estinta (parlata in Dalmazia) assorbita dal veneziano (sulla

costa) e dal croato (nell’interno)

→ continuazioni locali del latino (non deviazioni dell’italiano di base

3.8. I dialetti italiani

toscana) si dividono in: →

- dialetti settentrionali (gallo-italici) hanno tratti comuni al gallo-romanzo, ad eccezione del veneto

(influenzato dal fiorentino) →

- dialetti centro-meridionali dal Lazio in giù, ad eccezione del romanesco (influenzato dal toscano a

partire dal ‘400)

2. IL PARADIGMA CLASSICO

→ Aristotele (pensatore, filosofo greco): il linguaggio è il riflesso del

1. Il pensiero linguistico classico

pensiero umano con le scuole filosofiche ellenistiche di Stoici e Alessandrini nasce la filologia (analisi

linguistica applicata alla letteratura, soprattutto Omero) e si sviluppa la grammatica (Platone e il suo allievo

Aristotele, e poi gli Alessandrini, elaborano e mettono a punto le categorie grammaticali) – concezione

ellenocentrica del pensiero classico stranieri = barbari – cambiamento linguistico = deviazione, corruzione

della lingua (fallacia classica perché le lingue sono portate naturalmente a cambiare, non è una degenerazione) –

purismo italiano (fra ‘700 e ‘800) = difesa del toscano degli autori del ‘300 (le 3 corone)

2. Prime grammatiche romanze (volgari) 1200: scoperta della dignità letteraria delle lingue volgari

(parlate già da molti secoli) – nel medioevo il latino (lingua della chiesa, della cultura e della scienza) godeva di

grande prestigio grammatiche del latino – prima grammatica romanza: del provenzale, di Ramon Vidal (I

soggetti del poetare, per poeti italiani e catalani), grazie alla tradizione lirica dei Trovatori – in Italia

Terramagnino da Pisa (insegnamento dell’accordo, opera in rima) e Uc Faidit (Donato provenzale) – opere

→ →

in Inghilterra (alla corte normanna) Ortographia gallica (tra ‘200 e

grammaticali dedicate al francese

‘300) e Donait françois (ad opera di chierici parigini, per tutelare la purezza del francese in terra straniera)

3. Dante e l’eccellenza linguistica dell’italiano De vulgari eloquentia: trattato (incompiuto) che afferma

l’eccellenza del volgare italiano come lingua letteraria (da usare in tutta Italia) e passa in rassegna i dialetti

condannandoli tutti (anche il fiorentino) propone una lingua ideale (elementi migliori dei vari dialetti)

4. La riflessione rinascimentale sull’origine delle lingue romanze Dante pensava che esistesse una

lingua comune alla base di italiano, francese e provenzale, ma secondo lui questa non era il latino – durante il

‘400 gli Umanisti cominciarono a discutere sull’origine dell’italiano e Biondo Flavio affermò che nell’Antica

Roma esistevano 3 varietà di latino:

- la poetica;

- l’oratoria; →

- il vulgaris non latino del volgo ma registro parlato del latino, dal quale deriva l’italiano.

Al contrario, Leonardo Bruni sosteneva che nell’Antica Roma esistessero il latino e il volgare (una sorta di

dialetto parlato dal volgo) – prevarrà (dal ’500) l’ipotesi del Flavio – dopo gli italiani, (nel ‘600) gli eruditi

spagnoli e francesi dedicano opere all’origine della lingua castigliana e di quella francese – 1699: Gilles

Ménage (il Menagio) Origini della lingua italiana (sopravvaluta il ruolo del greco)

5. Grandi opere (grammatiche e dizionari) dedicate alle lingue romanze dal ‘500 per italiano, francese,

spagnolo e portoghese (poiché si sono affermate letterariamente) mentre scompaiono occitanico e catalano

(importanti nel medioevo) – in Italia Alberti, Bembo, Speroni e Castiglione ribadiscono la superiorità

dell’italiano nei confronti del latino (durante la discussione detta Questione della lingua, acceso dibattito su

quale modello di italiano adottare per le opere letterarie; prevale la proposta di Bembo di usare il fiorentino del

‘300) – in Francia Joachim du Bellay per primo afferma l’eccellenza del francese rispetto a latino e greco (a

modello di Speroni) – in Spagna nel 1492 Antonio de Nebrija pubblica la Grammatica de la lengua

castellana perché: spagnolo (nell’età moderna) = latino (nell’antichità) lingua di un impero – prima

→ i primi furono gli spagnoli ma il più

grammatica romena nel 1757 – i grandi vocabolari delle lingue romanze

importante è il Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612), modello per tutti gli altri

6. La nascita della filologia volgare nel ‘400 con gli Umanisti: non più interpretazione medievale

(allegorica o morale) ma lettura filologica (comprensione della lingua, dello stile e della cultura di un autore e

→ correzione e miglioramento attraverso 2 tecniche:

della sua epoca) – inizio della ricerca dei testi antichi

intervento congetturale (emendatio ope ingenii) e collazione (confronto), superati in età moderna dal metodo del

Lachmann – la filologia degli umanisti costituisce i primi passi della filologia testuale (critica del testo) per

ricostruire il testo originale e venne applicata da Bembo anche alla letteratura volgare (opere di Petrarca, Dante

→ →

e Boccaccio) Petrarca diventa il modello lirico e linguistico interesse per i suoi precursori, fra cui i

→ studi di provenzalistica in Italia

Trovatori →

7. L’erudizione settecentesca eruditi e antiquari in Francia riscoprono e pubblicano testi e documenti

antichi (del medioevo e della prima letteratura romanza) mentre in Italia Ludovico Antonio Muratori (il più

importante erudito del ‘700) scrive sull’origine della lingua italiana

3. IL PARADIGMA STORICO

→ rivoluzione a cavallo tra ‘700 e ‘800 in tutti i campi della cultura (culture

1. Linguistica e letteratura →

classiche non più modelli da imitare) Romanticismo, Storicismo (in storiografia), Idealismo (in filosofia)

→una nuova concezione del cambiamento: non più degenerazione, decadenza (fallacia classica) ma

→ →

indispensabile per la comprensione rinnovato amore per il medioevo in Francia e Inghilterra a cavallo fra

‘600 e ‘700: Querelle des Anciens et des Modernes (la grandezza dei greci e dei latini può essere superata dalle

opere dei contemporanei?) nuova prospettiva filosofica e letteraria (1780 circa) in Germania, Schiller e

Schlegel: il confronto fra antichi e moderni non è possibile perché i criteri di valutazione sono necessariamente

diversi → una nuova idea di umanità: Heider rifiuta l’esemplarità degli antichi e propone

2. La filosofia della storia

una relativizzazione dell’idea di umanità

3. Le grandi grammatiche storiche nuovo metodo di studio delle lingue: linguistica storica (esamina

l’evoluzione della lingua) e comparativa (confronta le lingue fra loro per creare uno stemma, diagramma dei

→ →

rapporti intercorrenti) risultato: l’indoeuropeo è all’origine di molte lingue europee (ed alcune asiatiche)

Franz Bopp (il padre dell’indoeuropeistica 800esca) inaugura il nuovo metodo storico-comparativo Jacob

Grimm: Grammatica comparata delle lingue germaniche – François Raynouard (letterato ed erudito francese)

applica il nuovo metodo storico-comparativo allo studio delle lingue romanze

→ studia l’evoluzione del latino verso le lingue

4. Friedrich Diez (linguista e filologo tedesco 800esco)

romanze e applicando in maniera scientifica il metodo storico-comparativo – elabora una grammatica delle

lingue romanze e rapportandole al latino – Meyer-Lubke (maggior esponente della scuola dei noegrammatici e

continuatore di Diez) nella seconda metà dell’800 disciplina e codifica ulteriormente i principi del metodo

storico-comparativo → →

5. Caratteri del metodo storico-comparativo principi teorici: regolarità dei cambiamenti fonetici

linguistica = scienza →

5.1. Le leggi fonetiche (agiscono nella trasmissione per via popolare, non valgono per i cultismi)

(a partire dal latino volgare) regola generale: I, E (lunga) > e chiusa – eccezioni (digitum > dito, non deto) –

anaforesi: regola condizionata dal contesto, cioè davanti a particolari gruppi consonantici + jod I, E

lunga > i (familja > famiglia) → attrazione di una forma

5.2. L’analogia (legge speciale che spiega un gruppo di eccezioni)

sull’altra (per affinità di suono o di senso), ad esempio il passato remoto mossi (processo analogico che lo

fa entrare nella serie dissi, scrissi) – lapsus analogici: dicete, facete (tipici di bambini e stranieri)

5.3. Cultismi e prestiti forme ereditarie e ripescamenti colti (rimaste più vicine o uguali alla

forma di partenza) oculum (latino):

- occhio (forma trasmessa per via popolare);

- oculare (cultismo) non si è evoluto secondo le leggi fonetiche.

→ →

parole passate all’italiano attraverso un’altra lingua manducare (latino) > manger (francese) >

Prestiti

mangiare (da manducare > manicare > manicaretto) →

5.4. La metafonesi (tipo speciale di legge fonetica) anticipazione fonetica, cioè processo di

assimilazione per cui la vocale tonica cambia per effetto della vocale finale in veneto, napoletano e

inglese (foot > feet; tooth > teeth); la metafonesi veneta è provocata da –i finale che fa passare o tonica a u

ed e tonica. La metafonesi del napoletano è provocata non solo da –i ma anche da –u.

→ leggi fonetiche comuni a molte lingue:

5.5. Fenomeni (fonetici) generali

→ un segmento vocalico o consonantico diventa simile ad uno adiacente (octo > otto;

- assimilazione

pectus > petto); → →

- dissimilazione un segmento si differenzia da uno adiacente (dissimilazione di r peregrinus >

pellegrino; armarium > armadio);

→ aggiunta di una vocale o consonante

- inserzione →

1- all’inizio pròstesi (inserzione di una “e” prostatica davanti ad s impura in spagnolo e

francese) →

2- all’interno epèntesi (inserzione di una v per eliminare l’incontro di due vocali, cioè uno

→ ruina > rovina; vidua > vedova)

iato →

3- alla fine epitesi (in toscano antico, aggiunta di “e” dopo parola tronca per farla diventare

piana ciòe = ciò)

di una parola →

- cancellazione eliminazione di uno o più segmenti vocalici o consonantici

1- all’inizio aferesi (abbatissa > badessa)

2- all’interno sincope (masculus > masclus > maschio; oculum > oclus > occhio)

→ →

3- alla fine apocope (in italiano è sistematica l’apocope di –de civitatem > cittade > città;

virtutem > virtude> virtù)

della parola →

- metàtesi (scambio) alterazione dell’ordine dei suoni (fabula > fiaba);

6. L’etimologia origini delle parole e scienza che le studia – onomastica (origine dei nomi propri) –

toponomastica (origine dei nomi di luogo) – interesse presente già nell’antichità classica e nel medioevo – studi

affinati nell’Umanesimo e nel Rinascimento – nel sei e settecento anche per le lingue romanze – nella seconda

metà dell’800 Meyer-Lubke (utilizzando il metodo storico-comparativo) pubblica il REW (dizionario

etimologico romanzo) →

7. La dialettologia: Graziadio Isaia Ascoli Diez analizza solo le principali lingue di cultura mentre

rimangono fuori molte importanti varietà dialettali romanze – Graziadio Isaia Ascoli (linguista goriziano) nei

suoi Saggi ladini fa uno studio scientifico dei dialetti dell’Italia settentrionale, identificando un’area linguistica

che denomina “ladino” comincia a farsi strada l’idea di un continuum dialettale dato dal fatto che le lingue si

differenziano in modo graduale, senza confini linguistici netti (infatti i dialetti italiani settentrionali sono più

affini alle varietà d’oltralpe che al toscano) – la dialettologia romanza si sviluppa ulteriormente con il lavoro di

Meyer-Lubke (il REW) →

8. Sviluppi e limiti del metodo storico: lingua e cultura, semantica e geografia linguistica tra ‘800 e

‘900 innovazione metodologiche grazie a Michel Bréal che rivolge la sua attenzione alla semantica (studio

del significato) – difetti del metodo storico-comparativo: lingua = specchio della mentalità di un popolo

esaltazione delle differenze fra le lingue esagerazione delle differenze fra i popoli – critica dell’idealismo

linguistico (Benedetto Croce e Giovanni Gentile): evoluzione della lingua + storia del paese

9. L’edizione dei testi e il metodo del Lachmann limiti della filologia umanistica: soggettività dei metodi

di correzione dei testi antichi (intervento congetturale e collazione) – meta ‘800: nuovo metodo editoriale ad

opera di Karl Lachmann, padre del metodo (che da lui ha preso il nome) utilizzato nell’edizione critica di

un’opera di Lucrezio - metodo successivamente perfezionato e codificato (all’inizio del ‘900) dal filologo

tedesco Paul Maas – principi del metodo lachmanniano:

1- la recensio (classificazione dei testimoni in base agli errori comuni al fine di ricostruirne i rapporti

genealogici);

2- la correzione del testo in base a criteri oggettivi (legge della maggioranza)

→ →

Prima applicazione del metodo al dominio romanzo Gaston Paris: la Vita di sant’Alessio (1872) Pio

Rajna: De vulgari eloquentia – aspetti comuni tra metodo del Lachmann e metodo storico-comparativo:

- idea di albero genealogico;

- idea di legge →

Sviluppi del metodo agli inizi del ‘900 critiche e revisioni da parte di Giorgio Pasquali: il filologo deve

fornire:

- il testo critico;

- la storia della tradizione (vicende trasmissorie)

Le obiezioni del filologo francese François Bédier: la recensio (combinare le lezioni di testimoni diversi è un

procedimento oggettivo?) propone di riprodurre il testimone ritenuto più vicino all'originale (correggendone

solo gli errori più evidenti) →

10. Bilancio del metodo storico-comparativo successi: ha affrontato il problema dell’evoluzione delle

lingue e ha trattato a fondo la fonetica e il lessico – limiti: rimaneva esclusa l’analisi dei rapporti fra lingua,

pensiero e mondo esterno e compariva appena lo studio della sintassi – inizio del ‘900 il linguista ginevrino

Ferdinand de Saussure affronta queste carenze nel suo corso di linguistica generale verso il paradigma

moderno: lo Strutturalismo

4. IL PARADIGMA MODERNO: LA LINGUA COME STRUTTURA E LA VISIONE SINCRONICA

DEL LINGUAGGIO →

1. Alle origini dello Strutturalismo corrente della linguistica generale alla fine degli anni ’20 fondata da

Saussure (che criticava il metodo storico-comparativo) – diversi rami dello strutturalismo:

- Circolo di Praga (Jakobson);

- Scuola di Copenaghen (Hjelmslev);

- Strutturalismo linguistico americano [Bloomfield e la sua opera Language (1933)]

Sviluppi dello strutturalismo in Francia il funzionalismo di Martinet →

2. Il segno linguistico (uno dei concetti basilari del metodo strutturale) è uno dei tipi di segni (con i gesti, i

segnali, il linguaggio dei fiori) che formano i vari sistemi semiologici, dotati di caratteri comuni: ogni segno è

dotato di:

- significante (sostrato fisico);

- significato (contenuto, idea, concetto) →

Fra questi due elementi c’è un legame arbitrario il segno è convenzionale (il significato del significante è

frutto di una convenzione fra i parlanti di una comunità linguistica)

3. Sincronia e diacronia lo strutturalismo, come la concezione classica, considera la lingua (nella

contemporaneità) una realtà statica: la lingua viene studiata prima di tutto da un punto di vista sincronico

(analisi di un preciso stato della lingua) e poi da un punto di vista diacronico (del cambiamento, dato dal

confronto fra due stati sincronici)

4. La struttura (sistema) termine centrale del nuovo approccio, strettamente dipendente dal concetto di

valore di un elemento, che non è mai assoluto (poiché fa parte di un sistema) Saussure paragona la lingua al

sistema dei prezzi e dei salari (e al valore dei pezzi nel gioco degli scacchi)

5. Langue (lingua, la generalità, l’aspetto fisso, regolare) e parole (discorso, l’individualità, atto linguistico

→ →

unico e irripetibile) solo la langue può essere oggetto di studio (della linguistica) altri sinonimi:

- codice (arbitrario, convenzionale e fatto di regole precise) e messaggio Jakobson (maggior esponente

del Circolo di Praga);

- competence (dominio istintivo della lingua grazie ad una grammatica interiorizzata) e performance

(esecuzione concreta) Noam Chomsky (fondatore della Grammatica Generativa negli anni ‘50)

6. Il fonema e i tratti soprasegmentali fonetica: studia i suoni nella loro natura fisica e articolatoria -

fonologia: studio del sistema dei fonemi (non semplici suoni ma rappresentazioni mentali, astratte dei suoni),

elementi dotati di carattere distintivo, capaci cioè di costituire coppie minime (2 parole che si differenziano per

un solo fonema cane/pane) – allofoni (varianti posizionali): diverse realizzazioni dello stesso fonema (non

hanno funzione distintiva) – tratti soprasegmentali (indipendenti dai fonemi):

→ àncora/ancòra);

- accento (ha funzione fonologica

- lunghezza; →

- tono (intonazione) affermazione, interrogazione (tono ascendente), esclamazione

7. Gli assi paradigmatico (verticale) e sintagmatico (orizzontale) prova della commutazione (per

individuare coppie minime): rapporto paradigmatico (in assenza), comporta la scelta all’interno di un

→ /k/ ,/a/, /n/, /e/)

paradigma, cioè di una classe di fonemi – rapporti sintagmatici tra fonemi: in presenza (cane

– i rapporti sintagmatici e paradigmatici sono validi non solo per il significante, ma anche per il significato

(opposizione categoriale, semantica o morfologica all’interno di una frase)

8. Oltre il principio della linearità del significante (sviluppi ulteriori dello Strutturalismo)

8.1. Dalla fonologia strutturale alla fonologia generativa fonologia strutturale classica: i

fonemi tipici di ogni lingua sono i suoi elementi primitivi – sviluppi:

- l’ultima articolazione del sistema fonologico sono i tratti distintivi (proprietà articolatoria e acustiche di

ogni fonema); →

- i tratti distintivi sono universali per tutte le lingue (ognuna delle quali le combina in modo diverso)

universalità fonologica di Roman Jakobson inoltre i tratti si combinano in modo binario (un fonema lo

ha o no)

Dagli studi di Jakobson Chomsky e Halle sviluppano la fonologia generativa: esiste un sistema fonologico

soggiacente che si trasforma nelle concrete realizzazioni foniche grazie a delle regole fonologiche

8.2. La sintassi dallo Strutturalismo alla Grammatica generativa Saussure: i morfemi (unità

minime dotate di significato) si strutturano secondo rapporti lineari di contiguità strutturalisti americani

(Bloomfield e Harris): analizzano la frase in sintagmi (costituenti) Chomsky: grammatica generativa

[l’analisi della frase in sintagmi (gerarchia fatta di gruppi e sottogruppi) può essere rappresentata tramite

l’albero sintagmatico, che utilizza le “parti del discorso della grammatica tradizionale, cioè Sintagma

Nominale, Sintagma Verbale, head (testa) del sintagma] – la grammatica generativa non solo mira a

descrivere la lingua, ma anche a darne una rappresentazione quasi matematica, mostrando che la lingua fa

un uso finito di mezzi infiniti e che in fondo esiste una sola lingua (originaria, il nostratico) così come

esiste un solo uomo: è la monogenesi dell’uomo e del linguaggio

5. VARIAZIONE SOCIALE (sociolinguistica) E GEOGRAFICA (geografia linguistica)

1. La Geografia linguistica (nasce fra ‘800 e ‘900) rappresentazione su carte geografiche della varietà

linguistica – l’ALF (Atlante Linguistico della Francia, che rappresenta i vari patois presenti sul territorio) di

Jules Gilliéron è l’opera che ha fondato la geografia linguistica nel dominio romanzo – l’AIS (Atlante Italo-

Svizzero) è il solo atlante linguistico completo dei dialetti italiani oggi disponibile

2. La Sociolinguistica nasce in America negli anni ’60 e studia la variazione sociale della lingua, cioè le

diversità linguistiche fra gli appartenenti delle varie classi sociali – diglossia (due varietà della stessa lingua

usate in contesti diversi, ad es. italiano e dialetto) vs bilinguismo (conoscenza di due lingue diverse) – il

fondatore della sociolinguistica è stato il linguista americano Uriel Wienrich, alla cui morte prematura William

Labov ha proseguito e approfondito i suoi studi affermando che la presenza o assenza di certi fonemi (e anche la

loro realizzazione) può a classificare una persona in una determinata classe sociale - →

3. Il contributo della Sociolinguistica alla spiegazione del cambiamento linguistico la sociolinguistica

ha messo in luce la relazione fra classi sociali e cambiamento linguistico: la lingua popolare si impone su quella

delle élites o viceversa, ma con estrema lentezza, ed è il risultato di una lotta tra conservazione (più difficile da

osservare perché spesso le forme concorrenti erano solo orali) e innovazione (cambiamento), come il caso

→ → →

egli/lui (fiorentino antico: solo egli 1400: egli/lui oggi: egli nello scritto, lui nell’orale futuro: solo

lui?)

4. Lingua (termine generico) e dialetto (dal greco dialektos: in Grecia esistevano 4 dialetti, cioè varietà

linguistiche letterarie + una koiné, la lingua comune) distinzione (dicotomia) rinascimentale nata con

l’affermarsi del fiorentino sulle altre varietà (considerate inferiori sul piano letterario, non adatte all’espressione

→ accezione peggiorativa) – oggi dal punto di vista linguistico si potrebbe anche eliminare la distinzione

scritta →

fra lingue e dialetti (poiché entrambi sono capaci di esprimere qualsiasi concetto equieffabilità delle lingue),

mentre dal punto di vista storico e sociale non tutte le lingue si equivalgono (la gerarchia è decisa dalla

comunità dei parlanti) – con lo sviluppo degli stati nazionali (nell’800) la lingua è entrata a far parte del sistema

dei valori etici e sentimentali della nazione (per la creazione di una coscienza nazionale e la partecipazione alla

vita civile della nazione) – il passaggio da dialetto a lingua deve avvenire, oltre che per via politica, anche

attraverso la standardizzazione (elaborazione di una norma per la nuova lingua, oltre a grammatiche e dizionari)

per renderlo adatto all’insegnamento e agli usi ufficiali.

6. IL CAMBIAMENTO NELLA LINGUISTICA CONTEMPORANEA

→ abbandono dello storicismo e nuova concezione del cambiamento (con lo

1. Sincronia e diacronia

strutturalismo): →

- sincronia stesso periodo storico (sezione sincronica) – diversi fenomeni linguistici;

- diacronia (confronto) stesso fenomeno linguistico – diversi periodi storici (stati di lingua)

2. Il cambiamento sintattico →

3. Il cambiamento morfologico morfologia: ramo della linguistica che studia la struttura interna della

parola e i processi che ne determinano la formazione – morfema: unità minima dotata di significato (i morfemi

si combinano per formare le parole) – fonema: unità minima non dotata di significato – morfologia diacronica:

confronto fra sistemi morfologici relativi a stati di lingua cronologicamente differenti

4. Il cambiamento fonologico Roman Jakobson ha per primo distinto il cambiamento fonetico (del sistema

dei fonemi) da quello fonologico (dell’articolazione dei suoni): il cambiamento fonologico è la manifestazione

di un cambiamento fonetico – il cambiamento fonologico si ha solo quando le modificazioni fonetiche portano

alla: →

- fonologizzazione acquisizione di una nuova opposizione distintiva (i fonemi di una lingua

aumentano) → perdita di un fonema dal sistema fonologico di una lingua (ad es. la perdita nel

- defonologizzazione

latino volgare dell’opposizione fra vocali lunghe e brevi)

- rifonologizzazione ridefinizione in altri termini di un’opposizione distintiva (ad es. nel latino volgare

la perdita dell’opposizione tra vocali lunghe e brevi ha portato alla distinzione fra aperte e chiuse)

5. Il cambiamento semantico semantica: ramo della linguistica che si occupa del significato delle parole –

lo storicista Michel Bréal ha affrontato per la prima volta il cambiamento semantico, poi nel ‘900 lo

strutturalismo lo ha affrontato in una prospettiva sincronica: ogni parola è dotata di un significante (il sostrato

fisico: in quanto arbitrario, è diverso da lingua a lingua), un significato (il contenuto, l’idea, il

concetto,anch’esso non sempre sovrapponibile in tutte le lingue) e un referente (l’entità extralinguistica,

concreta o astratta, cui il segno linguistico si riferisce) – a fare da mediazione tra referente e segno linguistico

c’è il concetto: una rappresentazione mentale generale, a livello concettuale, del referente – in prospettiva

diacronica, abbiamo un cambiamento semantico quando il significato di una parola cambia da uno stato all’altro

della lingua (il lessico cambia più rapidamente della fonologia, delle morfologia e della sintassi) – ad es. in

latino: bucca = guancia, os = bocca nelle lingue romanze: bocca, bouche, boca – cause del cambiamento

semantico: fattori di carattere socio-culturale ed esigenza di esprimere i concetti (sia vecchi che nuovi) nel

modo più efficace ed adeguato, ad es. usando una parola vecchia in una nuova accezione (oppure attraverso

neologismi e prestiti) →

6. La diffusione del cambiamento linguistico nella società un gruppo di parlanti introduce nel proprio

sistema linguistico un’innovazione che si estende a gruppi sempre maggiori della società: spesso l’innovazione

appartiene ad un gruppo di parlanti che gode di un particolare prestigio, ma può accadere anche il contrario (una

nuova forma può espandersi dai ceti più bassi fino a quelli più alti, come accade per la tendenza alla riduzione

del sistema vocalico francese, fatto di fonemi orali e nasali)

7. IL LATINO → il latino deriva dall’indoeuropeo (fa parte delle lingue indoeuropee, nella sottofamiglia

1. Prima del latino

dell’italico) – nel territorio occupato da Roma e latinizzato esistevano lingue di sostrato indoeuropee e non-

indoeuropee – Ascoli: il sostrato è il motore delle leggi fonetiche? cioè i popoli latinizzati avrebbero influenzato

lo stesso sviluppo del latino trasportando nella nuova lingua le loro abitudini fonetiche?

2. Periodi e stili del latino le lingue romanze non derivano dal latino classico ma dal latino volgare, che è

un concetto ricostruttivo in quanto le forme intermedie possono essere solo ipotizzate poiché non esistono

testimonianze – storia, evoluzione del latino (dimensione diacronica):

- latino arcaico;

- latino tardo;

- latino medievale, che maschera il romanzo (nato intorno al V secolo ma scritto solo molti secoli dopo)

Dimensione stilistica: registri del latino:

- latino classico (varietà alta);

- latino volgare (sermo familiaris, lingua parlata spontanea di tutte le classi sociali, e non solo del popolo,

nella comunicazione quotidiana)

3. Le fonti del latino volgare testi latini in cui il filologo ha trovato deviazioni dalla norma del latino

classico sintomi dell’evoluzione delle lingue romanze (gli “errori” sono i principali rivelatori di cambiamento

linguistico) – queste forme scorrette sono dette volgarismi (o romanismi) →

3.1. Opere dei grammatici latini (segnalano, per condannarle, le forme scorrette) Appendix

Probi: appendice (opera di un modesto insegnante) ad una copia di una grammatica di Probo (elenco di

volgarismi con a fianco la forma corretta) – vengono segnalati alcuni fenomeni fonetici all’origine di molte

forme romanze, ad es. la sincope [caduta della vocale postonica (calida > calda)]

3.2. Iscrizioni sul marmo:

→ latino classico;

- ufficiali →

- occasionali latino quotidiano [i graffiti di Pompei e le defixionum tabellae (formule magiche per

gettare il malocchio)]

3.3. Lettere di privati, ad es. militari in Egitto che, parlando delle loro faccende quotidiane,

fanno un uso vivo, e a volte scorretto, della lingua → riguardante le

3.4. Letteratura tecnica (trattati di architettura, agricoltura, veterinaria, culinaria)

artes (le discipline scientifiche) ritenute inferiori alla retorica, alla grammatica, alla matematica e alla

geometria:

3.5. Opere letterarie:


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Filologia Romanza, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Manuale di Linguistica e Filologia Romanza, Renzi, Andreose. Gli argomenti sono: che cosa sono la linguistica e la filologia romanza, i paradigmi degli studi romanzi, il dominio romanzo, le principali varietà romanze, altre varietà romanze.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in lettere moderne (letteratura, linguistica, filologia italiana e romanza)
SSD:
Docente: Sacchi Luca
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Sacchi Luca.

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