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Nelle lingue romanze le forme sintetiche non esistono più, così some i verbi deponenti (aventi forma passiva

sintetica ma di significato attivo)

8. Tre fenomeni (di cambiamento) di particolare interesse →

8.1. Il sistema casuale (eredità indoeuropea) e la sua evoluzione i casi latini sono dati dalla

posposizione del morfema di caso (che esprimono anche il numero e il genere dei nomi)

successivamente si passa ad una struttura mista, cioè preposizione + morfema di caso quest’ultimo,

divenuto ridondante, un elemento accessorio, viene eliminato – al contrario, la preposizione diventa

essenziale poiché permette di prevedere il significato del sintagma – i primi errori nell’uso dei casi sono

indice di cambiamento linguistico – il francese antico aveva una declinazione bicasuale, cioè un sistema a

due casi (nominativo e accusativo) in seguito perduto – il romeno è l’unica lingua romanza che ha

conservato le declinazioni del latino – la gran parte dei nomi romanzi derivano dall’accusativo latino (il

caso più frequente) ma anche dal nominativo

8.2. Verso l’articolo romanzo il latino non aveva articolo mentre le lingue romanze hanno sia

quello definito che quello indefinito – l’articolo definito nasce come richiamo a qualcosa presente nel testo:

è un uso testuale (gli altri usi sono apparsi più tardi) – l’uso dell’articolo indefinito unus diventa molto

frequente a partire dall’alto medioevo, così come quello dell’articolo partitivo (tipicamente gallo-romanzo

e toscano) →

8.3. Genesi degli ausiliari romanzi (importante innovazione rispetto al latino) il latino per

esprimere l’anteriorità utilizzava la forma sintetica (semplice) del verbo, mentre le lingue romanze hanno

creato delle forme verbali perifrastiche (i tempi composti verbo avere + participio passato)

9. Evoluzione fonologica →

9.1. La lunghezza sillabica latino classico: vocali, lunghe e brevi, e consonanti, lunghe (le

→ latino volgare: complementarità di vocale e consonante (consonante lunga + vocale

doppie) e brevi →

breve, e viceversa) la lunghezza delle vocali non è più un tratto distintivo, quindi avviene una

fonologizzazione dell’accento (nel latino classico aveva un ruolo accessorio mentre nel latino volgare

diventa un tratto distintivo) in italiano (come in latino) è distintiva la lunghezza consonantica, ma non

più quella vocalica, mentre le altre lingue romanze non hanno opposizione né di vocali né di consonanti

lunghe e brevi

9.2. Vocalismo tonico →

9.2.1. Vocali toniche la caduta della distinzione fra vocali lunghe e brevi portò ad una

riorganizzazione del sistema vocalico latino, ma solo in una piccola parte della romania Lausberg, cioè

Sardegna, Corsica meridionale, il confine tra Calabria e Lucania) si verificò una defonologizzazione

(tutte le coppie vocaliche uguali confluirono nello stesso suono) – in gran parte della romania si ebbe un

nuovo tipo di defonologizzazione (rifonologizzazione): ad esempio in italiano è nata l’opposizione

fonologica tra vocali aperte e chiuse – in molte lingue romanze (come italiano e spagnolo), le vocali

aperte hanno dato origine a dittonghi (venit > viene, bonum > buono)

9.2.2. Dittonghi molto presto il dittongo latino æ è diventato prima e breve, poi e aperta e

infine si è evoluta in gran parte delle lingue romanze nel dittongo /je/ (caelum > cielo, pedem > piede) –

invece il dittongo au (che ancora il latino volgare conservava) si è monottongato in o in italiano,

spagnolo e francese (aurum > oro, or)

9.3. Vocalismo atono →

9.3.1. Sincope caduta di vocali postoniche nel latino volgare (e poi nelle lingue

romanze): solidus > soldus > soldo, masculus > masclus > maschio, oculus > oclus > occhio

testimoniata nell’Appendix Probi

9.3.2. Vocali in iato il latino volgare avvia un processo di semplificazione della struttura

sillabica eliminando lo iato (incontro di due vocali appartenenti a sillabe diverse) originato da i breve o

e breve + vocale trasformandole nella semivocale palatale j (jod) alea > alia (dado), lancea > lancia

9.4. Consonantismo (fenomeni evolutivi già diffusi nel latino volgare e poi ereditati, e spesso ulteriormente

sviluppati, dalle lingue romanze) →

9.4.1. Semivocali (latine) j (palatale) e w (velare) diventano consonanti per semplificare

l’articolazione:

- il latino classico non possedeva la consonante /v/ e i segni V e u indicavano sia la vocale u che la

β e poi in gran parte

semivocale w – nel latino volgare la semivocale w diventa la fricativa bilabiale

β

delle lingue romanze diventa la labiodentale v (nello spagnolo, si conserva in contesto intervocalico,

mentre all’inizio di parola o dopo consonante diventa b);

- i segni I e i indicavano sia la jod che la vocale i nel latino volgare la jod si rafforza, passando alla

serie delle consonanti e in gran parte della romania si è evoluta nelle affricate g e z (in spagnolo è

diventata jota) iocum > gioco > juego

9.4.2. Nessi di consonante + jod nel latino volgare, nei nessi consonantici (t, d, k, g, l, n) + jod, per

un fenomeno di assimilazione la jod provoca la palatalizzazione della consonante che la precede:

ts (zeta dura) platea > piazza

tj →

tς (ch) ts (z dura) faciam > faccia, face

kj

dj e gj g o z dolce(coincidono con l’esito di jod)

ll

lj coincide con gn e ñ regnu > renum (si legge regnum)

nj → β

9.4.3. Spirantizzazione di -b- /b/ intervocalica diventa la fricativa bilabiale / / (com’era avvenuto

per la semivocale /w/) e in gran parte delle lingue romanze si evolve ancora nella labiodentale /v/ (ma

non in spagnolo e catalano) →

9.4.4. Caduta di h- iniziale (si deduce da alcune grafie errate e da casi di ipercorrettismo) causata

dalla perdita dell’aspirazione (del latino classico) nel latino volgare

→ già nel latino classico la –m finale si era indebolita e nel latino volgare

9.4.5. Caduta di –m finale

cade definitivamente – diversamente da –s, la –m è stata eliminata in tutto il dominio romanzo (ne resta

traccia solo in alcuni monosillabi italiani e spagnoli: con, quien)

10. Appendice. Un testo latino volgare: “Itinerarium Egeriae” (uno dei testi latini che più si allontana dalla

norma classica, rappresenta un compromesso fra l’uso vivo e la tradizione letteraria latina: risulta quindi dalla

commistione di due lingue, il latino classico e quello volgare) è il diario del pellegrinaggio in Terrasanta

(svoltosi alla fine del IV sec. d.C.) di Egeria, una religiosa originaria della Galizia – nel testo sono presenti le

due forme ipse e ille, che daranno origine all’articolo definito romanzo e due fenomeni di ipercorrettismo

(Israhel e heremo, che testimoniano che la h aspirata latina già non si pronunciava più)

8. I CARATTERI DELLE LINGUE ROMANZE →

1. La classificazione delle lingue romanze (come si possono raggruppare) le somiglianze tra le lingue

romanze (soprattutto nel lessico) sono dovute alla contiguità geografica oppure alla presenza di forme arcaiche

nelle aree laterali (agli estremi della romania) nel caso in cui l’innovazione sia partita dal centro – riguardo alle

somiglianze grammaticali (di morfologia e sintassi) possiamo distinguere tra varietà romanze:

- conservatrici (come il romeno, i dialetti dell’Italia centro-meridionale, a volte il sardo)

- innovatrici (il francese e in generale il gruppo gallo-romanzo)

2. Fenomeni grammaticali nelle lingue romanze

→ → →

latino classico: 5 latino volgare: 3 romanzo: 0 (ad eccezione del sistema

2.1. I casi

bicasuale del romeno, o meglio solo del dacoromeno, non degli altri dialetti separati) – in tutte le lingue

romanze, il sistema dei casi latini sopravvive nel sistema tricasuale (nominativo, dativo e accusativo) dei

pronomi clitici

2.2. L’articolo (innovazione di tutte le lingue romanze del VI sec. circa)

- determinativo (da ille);

- indeterminativo (da unus)

Solo in romeno l’articolo definito si trova dopo il nome e fuso con questo (enclitico)

2.3. Il neutro con la perdita del genere neutro latino in gran parte della romania c’è stata una

riclassificazione delle parole: neutro plurale femminile singolare (folia, plurale di folium > foglia) – in

romeno il neutro ancora sopravvive, ma nella forma che aveva assunto nel latino tardo e cioè:

- nomi singolari maschili

→ femminili

- nomi plurali

Questo è avvenuto anche in italiano, solo che a differenza del romeno, queste parole rappresentano una

categoria chiusa (braccio - braccia, osso - ossa)

2.4. L’avverbio in -mente è un’innovazione delle lingue romanze (in romeno, non esiste:

avverbio = aggettivo) poiché il latino prevedeva per l’avverbio una formazione autonoma da quella

dell’aggettivo (bonus - bene) →

2.5. Il condizionale altra innovazione romanza, dato che il latino esprimeva il significato del

condizionale con il congiuntivo (e in parte con l’indicativo) – le lingue conservatrici sono ancora il romeno,

il sardo e i dialetti italiani centro-meridionali

2.6. Il futuro il futuro latino è stato sostituito da una perifrasi (infinito + habet) ma non in tutto

il dominio romanzo (il romeno, il dalmatico e il sardo lo formano in altri modi) – spesso oggi il futuro

viene sostituito dal presente indicativo

• innovazioni dello spazio gallo-romanzo: →

2.7. La pronominalizzazione obbligatoria del Soggetto in francese (come in inglese e

tedesco), ma anche nei dialetti gallo-italici, in veneto, friulano e fiorentino popolare bisogna sempre

esprimere il soggetto della frase (per compensare la perdita delle desinenze verbali), anche nel caso di verbi

impersonali attraverso il soggetto espletivo (o pleonastico): IL faut bisogna

2.8. La negazione in quasi tutte le lingue (tranne inglese e tedesco) la negazione va prima del

verbo mentre in francese abbiamo: negazione preverbale (NE) + verbo + altro elemento (PAS, point, ecc.) –

il francese parlato contemporaneo ha eliminato il ne ed esprime la negazione solo con il secondo elemento

→ →

2.9. L’interrogazione in latino: con avverbi nelle lingue romanze medievali: con

l’inversione (come tedesco e inglese) oggi solo il francese conserva l’inversione (anteponendo al verbo

non il sintagma nominale ma il pronome personale)

2.10. L’articolo partitivo (di) altra innovazione della zona gallo-romanza – solo in francese,

→ del/dello/della)

provenzale e italiano l’uso del partitivo si è esteso al plurale (di + articolo singolare

• innovazioni esclusive del francese:

2.11. L’ordine dei sintagmi dall’ordine latino soggetto-oggetto-verbo si è passati nelle lingue

romanze all’ordine soggetto-verbo-oggetto (ordine non-marcato), che però non è totalmente rigido in

quanto i sintagmi possono essere disposti formando anche ordini marcati (se si vuole mettere in evidenza

un certo sintagma) – in francese c’è stato un irrigidimento dell’ordine delle parole, percui questa lingua

ammette solo l’“ordine diretto” soggetto-verbo-oggetto (non marcato), ad eccezione delle frasi

interrogative (formate attraverso inversione) e di quelle che iniziano con avverbi e complementi di tempo

2.12. La diminutivizzazione (tipo di derivazione nominale) le lingue romanze formano i diminutivi

tramite suffissi, mentre il francese moderno utilizza la parola PETIT (come small in inglese) per rendere

questo significato [gli unici diminutivi sono lessicalizzati (cristallizzati, parole a se stanti), come baguette]

→ l’accento può occupare tutte le posizioni nelle

2.13. La parola dal punto di vista del significante

lingue romanze, ma non nel francese moderno, che è una lingua ossitona (l’accento è fisso: cade sempre

sull’ultima sillaba) tutte le parole sono tronche percui l’accento non è più pertinente (nel francese antico,

invece, l’accento era ancora un tratto distintivo)

• tratti caratteristici delle lingue ibero-romanze: →

2.14. Essere e stare, avere e tenere (anche in gran parte dell’Italia meridionale) in spagnolo tra

SER e ESTAR ci sono differenze di significato, mentre TENER ha il significato di AVERE e può anche

avere valore enfatico, mentre HABER viene usato solo come ausiliare e verbo impersonale – in portoghese

TENER ha assunto tutte le funzioni di AVERE (oggi considerato arcaico)

2.15. La perdita della forma semplice del passato remoto (è stata poligenetica in gran parte della

romania, a vantaggio della forma composta del passato prossimo, che ne ha assorbito il valore aspettuale di

azione conclusa) non è avvenuta in spagnolo, portoghese, occitanico, italiano (del centro-sud, letterario

e standard) – in siciliano è scomparso il passato prossimo a vantaggio di quello remoto

→ →

2.16. L’infinito personale (o infinito flessivo infinito + desinenze personali) tratto caratteristico

di portoghese, galego e sardo nuorese →

2.17. La formazione del plurale in latino esistevano due modi per formare il plurale:

→ nella romania centro-orientale

1- plurale vocalico (con le varie vocali) → →

2- plurale sigmatico (con l'aggiunta di -s) nella romania occidentale in francese la –s non

si pronuncia quindi plurale e singolare si distinguono solo per l’articolo (ad eccezione dei plurali

irregolari)

2.18. Un fenomeno fonetico: la lenizione (indebolimento) delle consonanti (occlusive)

intervocaliche nella romania occidentale:

- area ibero-romanza si indeboliscono:

• p > b/β [saPere > saBer]

• t > d [viTa > viDa]

• k > g [amiCa > amiGa]

→ si dileguano:

- area gallo-romanza

• p > v [saPere > saVoir]

• t > Ø [viTa > viE]

• k > Ø [amiCa > amiE] o

→ →

9. I PRIMI TESTI ROMANZI 9 secolo d.C. presa d’atto di un processo durato secoli, durante i quali

le lingue romanze venivano parlate ma non scritte, almeno nei documenti ufficiali:

→ nel Concilio di Tours i vescovi francesi sollecita i preti a predicare nella lingua del popolo;

- 813 d.C. →

- 842 d.C. Giuramenti di Strasburgo (due formule di giuramento in antico francese e tedesco)

1. Dal latino al romanzo dal I sec. a.C.: diglossia:

→ registro alto;

- latino classico →

- latino volgare registro quotidiano (sermo vulgaris)

A partire dall’età imperiale (tra il I e il III sec. d.C.) evoluzione della società romana:

- maggiore mobilità all'interno delle classi sociali;

→ Editto di Caracolla: estende a tutti gli abitanti (liberi) dell’Impero la cittadinanza romana, e con

- 212 d.C. →

essa la lingua latina progressiva differenziazione delle due norme dal punto di vista grammaticale, lessicale e

funzionale (graduale ristrutturazione della lingua, non semplificazione né degradazione) – tendenze evolutive

del latino dal V secolo:

- cambiamento dell’ordine degli elementi della frase (da SOV a SVO);

- riduzione dei casi latini (da 5 a 3);

- sviluppo di elementi nuovi (articoli e pronomi clitici)

VI sec. circa passaggio dalla diglossia latino classico/latino volgare a quella latino scritto/romanzo parlato: il

latino diventa una “lingua morta”, conosciuta solo dalle persone istruite

o o

2. La fase sommersa del romanzo dal 6 al 9 secolo: il romanzo esisteva già ma non veniva scritto

→ →

VI secolo: frammentazione politica dell’Impero romano frammentazione dell’unità linguistica nascita dei

regni romano-barbarici abbassamento del livello culturale dei ceti alfabetizzati (a causa della crisi delle

→ →

istituzioni culturali e civili) e influenza delle lingue di superstrato latino scritto pieno di errori tentativo di

avvicinare latino e romanzo (attraverso la loro mescolanza) da parte di ecclesiastici e uomini di legge:

- testi di carattere didattico-prescrittivo (leggi, scritture religiose per il popolo come le vite dei santi,

glosse come quella di Monza);

- testi di carattere testimoniale (deposizioni, verbali, inventari di beni, brevi testi orali di carattere rituale o

letterario come l’Indovinello veronese) → →

3. Il passaggio allo scritto delle lingue romanze 800-900 d.C. caratteri dei primi testi romanzi (molto

diversi rispetto a quelli della fase sommersa): chiara percezione della differenza tra latino e romanzo a causa di:

- aumento del divario fra lingua scritta e parlata;

o →

- riforme di Carlo Magno (fine 8 sec.) in campo culturale e scolastico fra le altre iniziative, promosse

il ritorno al latino classico il che portò ad un miglioramento della qualità del latino e un suo ulteriore

→ il risultato fu una maggiore percezione della distanza fra i due codici;

allontanamento dalla lingua parlata

- influsso della scrittura del tedesco (che traduceva il latino della vita religiosa);

• →

Prima legittimazione ufficiale delle lingue romanze: Concilio di Tours (813) nella 17esima

disposizione si invitavano i vescovi francesi a tradurre le proprie omelie nella lingua del popolo cosicché tutti

potessero capire ciò che si diceva

• → l’Impero di

Primo documento redatto intenzionalmente in volgare: i Giuramenti di Strasburgo (842)

Carlo Magno era stato diviso dal suo successore fra i suoi 3 figli: Carlo il Calvo, Ludovico il Germanico e

Lotario ne consegue un’accesa lotta e i due fratelli Carlo e Ludovico rinnovano presso Strasburgo la loro

alleanza contro Lotario giurando Carlo in tedesco e Ludovico in francese (per farsi capire ognuno dalle truppe

del fratello) la lingua di questi giuramenti non è né francese antico né francese moderno ma è una lingua

modellata sul latino merovingico

• →

Il più antico testo letterario francese è la Sequenza di Sant’Eulalia (878-82) testo liturgico cantato che

narra del martirio della santa è scritto in un volgare più maturo rispetto a quello dei Giuramenti

• In Italia il testo romanzo più antico (850 circa) è un Graffito della Catacomba di Commodilla (scritto nel

volgare antico di Roma e rivolto da un religioso a dei religiosi, esponenti del basso clero che conoscevano

solo superficialmente il latino) testimonia una nuova attenzione nei confronti degli illitterati

4. I più antichi testi romanzi si possono raggruppare in 4 categorie:

1- testi giuridici inizialmente erano solo forme o brevi frasi in romanzo all’interno di documenti in latino,

poi, gradualmente, i testi giuridici verranno redatti completamente in romanzo (prima in Provenza, poi in

Francia e Spagna, successivamente in Italia);

2- testi pratici scritture redatte per le esigenze della vita pratica (ne abbiamo pochi reperti poiché venivano

redatti su supporti che, non essendo destinati alla conservazione, si disperdevano più facilmente);

3- testi di argomento religioso usati per la predicazione agli analfabeti (era un procedimento

prevalentemente orale):

- prediche tradotte in romanzo;

- glosse a testi latini sulle pareti delle chiese (solo in Italia);

- testi paraliturgici sequenze, tropi e drammi liturgici (come lo Sponsus in Provenza e il Pianto di

Maria in Italia) avevano scopo pedagogico (a favore per lo più di religiosi di scarsa cultura);

4- testi poetici di argomento profano comparsi verso la fine dell’anno 1000 in Francia e Provenza (poi in

Italia e Spagna) già esisteva da molto tempo una poesia volgare popolare trasmessa oralmente (e a questa

si sarebbe ispirata la poesia religiosa) in Francia e Provenza compaiono i primi testi della poesia epica e

della lirica cortese (amorosa) grazie alla rinascita carolingia

4.1. Le prime testimonianze volgari in Francia (l’area francese e quella provenzale sono le prime sia dal

punto di vista cronologico che da quello dell’importanza delle prime testimonianze del romanzo)

4.1.1. Francese (successive a quelle del provenzale):

→ si diffondono ampiamente durante il 1200, ad eccezione di quelli

- testi giuridici e pratici

dell’Inghilterra normanna (risalgono alla metà del 1100);

- i testi religiosi il Sermone di Valenciennes (predica in latino e francese intorno al profeta Giona,

della prima metà del 900), la Sequenza di Sant’Eulalia (fine 800), la Vita di San Lodegario e la

Passione di Cristo dotati anche di notazione musicale (seconda metà del 900), la Vita di Sant’Alessio

(poema agiografico della fine dell’anno 1000, la cui struttura metrica preannuncia quella della chanson

de geste); →

- testi poetici profani la Chanson de Roland (poema epico) è il testo più antico a noi pervenuto (fine

anno 1000, ma la sua redazione è sicuramente precedente)

• →

Circa a metà del 1100 nasce in Francia un nuovo genere letterario: il romanzo cortese in versi con

il poema epico, contribuirà alla diffusione della letteratura e della lingua francese in Europa

occidentale

4.1.2. Provenzale:

→ in territorio occitanico sono un po’ più tardi (Benedizioni di Clermont-Ferrand, della

- testi pratici

metà dell’anno 1000);

→ →

- testi giuridici sono precoci (a differenza del francese) il primo documento interamente in volgare

è il testamento di Ademar Odo (del 1102);

- testi religiosi sporadicamente venivano tradotte parti della liturgia, mentre più diffusi e precoci sono

i testi paraliturgici in versi la Passione di Augsburg, l’Alba bilingue (canto pasquale in latino con

ritornello in latino-volgare), lo Sponsus (dramma liturgico in latino e volgare della fine dell’anno

1000), il Sancta Fides (canzone dedicata alla vita di Santa Fede, forse composta in ambito giullaresco)

e il Boeci (frammento di una traduzione di una testo latino di Boezio, appartenente forse ad un

ambiente clericale o monastico più raffinato);

→ testi di argomento amoroso risalenti alla fine dell’anno 1000, che testimoniano

- testi poetici profani

che la poesia d’amore in Provenza circolava già prima della fioritura (1100-1200) della lirica

trobadorica (con Guglielmo IX d’Aquitania), che rende il provenzale una delle grandi lingue di cultura

del medioevo →

4.2. Le prime testimonianze volgari in area italiana (1200 tarda affermazione della scrittura del

volgare rispetto a Francia e Provenza) prevalenza di testi pratici e documentari (l’uso del volgare in

ambito religioso è limitato)

4.2.1. Toscano e altre varietà italiane:

- testi giuridici Placito Capuano (formula testimoniale del 960), prima registrazione di un volgare

italiano (in un documento latino), i placiti di Sessa Aurunca e di Teano, il memoratorium di Teano

(tutti legati all’abbazia benedettina di Montecassino), le Testimonianze di Travale (alcune frasi in

volgare toscano all’interno di un documento in latino), la Postilla amiatina, tre versi alla fine di un atto

di donazione di beni in favore dell’Abbazia di S. Salvatore (Toscana del sud), che hanno

probabilmente uno scopo scaramantico (allontanare gli influssi maligni);

- testi pratici particolarmente precoce e isolato è il Conto navale pisano (registro delle spese per la

costruzione di una nave risalente alla fine dell’anno 1000 o all’inizio del 1100), mentre il primo libro

(anche se frammentario) in volgare sono i Conti di banchieri fiorentini (1211);

- testi religiosi la Formula di confessione umbra (atto di penitenza in volgare della fine del 1200), i

Sermoni subalpini (22 prediche in piemontese antico), il Pianto di Maria (testo paralitugico in versi

posto alla fine di un dramma liturgico in latino), il Ritmo cassinese (testo poetico di tematica religiosa

ma con elementi giullareschi, risalenti alla fine del 1100), l’Iscrizione di S. Clemente (una specie di

fumetto scritto in volgare romano con le parole pronunciate dal persecutore del santo), l’Iscrizione di

Sant’Evasio (iscrizione a mosaico precedente al 1106), l’iscrizione nella tomba di Giratto (in cui il

defunto invita a pensare alla precarietà della vita umana);

- testi poetici profani della fine del 1100 sono il Ritmo bellunese e quello laurenziano (versi di genere

epico, influenzati dalla letteratura francese e provenzale), mentre il primo testo lirico italiano è

Quando eu stava in le tu’ cathene, ispirato alla tradizione trobadorica provenzale e risalente al periodo

a cavallo tra il 1100 e il 1200

4.2.2. Sardo precocità assoluta dell’uso del sardo in ambito documentario (già dalla fine dell’anno

1000) a causa dell’isolamento politico e culturale della Sardegna (che aveva fatto indebolire più

velocemente la tradizione dell’uso del latino) – le carte sarde sono documenti giuridici redatti

interamente in volgare (destinati alla circolazione interna): il più antico è il Privilegio logudorese (o

Carta consolare pisana), mentre la letteratura in volgare non si svilupperà prima del 1400

4.2.3. Romancio la prima testimonianza scritta è la Prova di penna di Wurzburg (di fine 900), mentre

il Sermone pseudo-agostiniano (del 1100) è la traduzione scritta nell’interlinea del testo latino di una

predica falsamente attribuita a Sant’Agostino →

4.3. Le prime testimonianze volgari nella penisola iberica sono avvenute in ritardo a causa della

conquista araba che isolò le regioni del nord fino all’anno 1000 (per circa 3 secoli)

4.3.1. Castigliano:

→ il più antico è la Nodicia de kesos (elenco dei formaggi consumati in un monastero del

- testi pratici

Léon, risalente al 959 circa);

- testi giuridici intorno all’anno 1000 si comincia ad usare il volgare in testi latini (ma è un uso non

intenzionale), mentre i primi documenti interamente in volgare risalgono alla fine del 1100;

→ sono per lo più aggiunte a testi latini per aiutarne la comprensione, come le Glosse

- testi religiosi

silensi (950 circa) e quelle emilianensi (anno 1000) – solo nella seconda metà del 1100 appaiono

componimenti religiosi in versi, come l’Auto de los Reyes Magos (dramma liturgico che narra la storia

dei Magi) e il Debate del alma y el cuerpo (componimento in versi di carattere didascalico redatto a

modello del genere dialogico dei contrasti);

- testi poetici profani il primo è il Cantar de mio Cid (il più antico e importante poema epico

spagnolo, composto nel 1207 da “Per Abbat”, il quale probabilmente mise insieme e rielaborò

materiali preesistenti) – le hargat mozarabiche, invece, sono versi scritti in arabo volgare o in romanzo

(la varietà mozarabico dello spagnolo) alla fine di poesie in arabo o ebraico classico, e rappresentano

una testimonianza dello spagnolo meridionale estintosi a favore delle varietà del nord della penisola

4.3.2. Galego-portoghese i primi testi lirici (dall’inizio del 1200) erano inizialmente ispirati a

modelli provenzali – i centri più importanti della poesia galego-portoghese furono prima il santuario di

Santiago de Compostela e poi le corti di Portogallo e di Castiglia – nel 1200 e 1300 il galego-portoghese

fu la lingua della lirica di argomento amoroso (e anche religioso, grazie all’opera del grande sovrano

castigliano Alfonso X el Sabio), delle cantigas de amor

4.3.3. Catalano:

- testi giuridici il primo è il Giuramento feudale latino-catalano (1035-1055), poi c’è il Libre jutje

(traduzione catalana di antiche leggi visigotiche, risalente alla seconda metà del 1100) – l’uso

amministrativo del catalano si afferma presso la corte di Aragona (nel 1330) fino alla fusione con il

regno di Castiglia;

- testi religiosi Omelie di Organyà (raccolta di prediche della fine del 1100);

- testi letterari fino al 1200 i poeti catalani scrissero in provenzale, poi Ramon Llull (scrittore

‘300esco) usò per primo il suo volgare materno in opere letterarie, come il romanzo didascalico di

argomento religioso Blaquerna (1283 circa) →

5. Lo sviluppo di una tradizione scritta del romeno la Romania è stata geograficamente e storicamente

isolata dal resto del dominio romanzo, e in ambito religioso e amministrativo si utilizzava lo slavo ecclesiastico

(in quanto prestigiosa lingua della chiesa ortodossa) il romeno è stato per secoli solo orale (ed è stato scritto

in caratteri cirillici fino al 1800):

→ il primo documento in assoluto del romeno e una lettera del 1521;

- testi pratici →

- testi giuridici solo da metà del 1600;

- testi religiosi anch’essi della metà del 1600, come il Codice Voronet (traduzione di parte del Nuovo

Testamento), i vari Salteri (traduzioni dei salmi) e i Quattro Vangeli di Coresi (testi a stampa della metà del

‘500) la fioritura della letteratura religiosa in Romania è dovuta all'’arrivo dei protestanti (luterano e

calvinisti)

- la prima opera storica scritta in romeno risale alla metà del 1600 ed è la Cronaca della Moldavia;

- testi letterari libri popolari (1600-1700)

• Solo nell’800 (con l’affievolirsi e la scomparsa del potere turco sul paese) la cultura romena si è

rivolta all’occidente, soprattutto alla Francia

10. DelL’EDIZIONE DEI TESTI antichi è moderni si occupa l’ECDOTICA (o critica o filologia testuale)

→ → → →

origini: 1800 filologia romanza = critica del testo perché

1. Filologia romanza e critica del testo

studio dei testi antichi = filologia + linguistica storica - scopi della critica del testo: rendere accessibile al

lettore moderno un testo antico conforme alla volontà del suo autore il filologo testuale deve correggere gli

errori di trascrizione mediante:

- lo studio della tradizione;

- la congettura.

Inoltre, deve possedere nozioni di paleografia, codicologia e diplomatica

2. Materiali e scritture nel medioevo si scriveva a mano (almeno fino a quando fu inventata la stampa nel

‘400) intingendo il calamo o la penna di volatile nell’inchiostro e scrivendo su pergamena o su carta, che poteva

anche essere rilegata per formare i manoscritti (o codici) – tipi di scrittura:

- prima della caduta dell’Impero romano caratteri latini;

- dopo la della caduta dell’Impero romano:

• →

in Francia scrittura merovingica e poi con Carlo Magno la minuscola carolina;

• →

in Spagna la visigotica;

• →

nei ducati longobardi del sud Italia scrittura beneventana

Tra 1200 e 1400 in Italia:

- gotica (per i libri);

- minuscola cancelleresca;

- mercantesca.

Caratteristiche della scrittura medievale:

- non si distingue U da V;

- si usano pochissimo punteggiatura e lettere maiuscole;

- non esistono apostrofi e accenti;

- le parole non sono sempre separate secondo l’uso moderno

→ prima dell’invenzione della stampa l’unico sistema per diffondere un testo era

3. La trasmissione dei testi

→ →

copiarlo a mano copiare = sbagliare (incomprensioni, disattenzioni, salti) inoltre il copista cercava di

correggere gli errori dell’esemplare antigrafo (da cui stava copiando) – tipi di tradizione:

- testimonianza originale manoscritto dell’autore (eventualità abbastanza rara) [Canzoniere,

Decamerone];


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Filologia Romanza, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Manuale di Linguistica e Filologia Romanza, Renzi, Andreose. Gli argomenti sono: che cosa sono la linguistica e la filologia romanza, i paradigmi degli studi romanzi, il dominio romanzo, le principali varietà romanze, altre varietà romanze.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in lettere moderne (letteratura, linguistica, filologia italiana e romanza)
SSD:
Docente: Sacchi Luca
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Sacchi Luca.

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