Appunti di Filologia e
Linguistica romanza
Docente: Paolo Canettieri
A.A 2020/2021
Filologia logia
La parola filologia deriva dal greco dove - indica che si tratta di un termine che
definisce il nome di una scienza mentre il suo suffisso specifica di quale materia si
occupa. In questo caso si dovrebbe parlare di “scienza dell’amicizia”, ma il suo reale
significato è quello di “amore per la parola”.
filologos,
Il termine deriva dalla figura del figura nominata per la prima volta da Alessi,
commediografo greco che tramite la bocca di un suo personaggio ne chiama un altro
filologos”
“ , per il piacere che provava nel parlare dopo aver bevuto troppo. Il primo
significato è, quindi, quello di “colui a cui piace parlare”, ma da questo si avrà
filosofos
un’evoluzione che andrà in parallelo con la figura del , ovvero “colui che ama la
sapienza”. Dall’amore per il discorso si passa ad una scienza vera e propria, assimilabile
grammaticos
alla grammatica e il filologo si avvicina al .
filia
La diventa la cura di colui che analizza i discorsi, sia orali che scritti, con maggiore
attenzione e, potremmo dire, amore. Per Nietzsche, infatti, la filologia richiede lentezza.
Questa attenzione porta a far si che i discorsi vengano analizzati nel minimo dettaglio in
tutte le loro parti.
Il filologo si occupa principalmente dei testi letterari, dato che rappresentano la più
ampia espressione del discorso, e cerca di collocarli storicamente in un determinato
contesto con un metodo storicistico. Ogni testo è destinato a mutare con il tempo e
perciò è possibile distinguere diverse variazioni:
• Varianti d’autore. Si ottengono nel caso in cui è lo stesso autore a modificare nel
tempo il proprio testo o a creare versioni divere dell’opera. Quando, nel primo
Canzoniere, quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’
sonetto del Petrarca scrive “
sono ” esprime la consapevolezza di essere diverso dall’uomo che ha scritto molte
delle opere presenti nella raccolta, e questa distanza dall’uomo che non è più lo
porta a scrivere diversamente, cambiare versi già scritti e vedere tutto con una
maturità diversa. È compito del filologo, perciò, studiare le varie fasi della
redazione di un testo. Possiamo ironicamente dividere gli scrittori in due tipi: il
tipo Mozart, ovvero colui che concepisce tutto in testa e scrive direttamente in
bella, e il tipo Beethoven, mai soddisfatto del modello scritto che continua a
lavorare in continuazione. Petrarca può essere definito un tipo Beethoven dato
che interviene sui suoi testi sia prima che dopo la loro pubblicazione, mentre non
sapremo mai con certezza che tipo di autore era Dante, in quanto non possediamo
nessun suo testo autografo; è, però, abbastanza verosimile che fosse un tipo
Mozart. Tra gli aneddoti che si raccontano di lui si dice, infatti, che avesse tutti gli
schemi lirici in testa e li scrivesse direttamente. Il filologo si occupa del momento
di elaborazione del testo, la cosiddetta "critica degli scartafacci" e le varie redazioni
del testo (critica genetica).
• Interferenze del messaggio. Non esistono canali di informazione che non possano
essere disturbati. Da quando esiste la scrittura la stragrande maggior parte dei
messaggi è stata trasferita a mano, un canale che può subire interferenze, dato che
i copisti operavano facendo passare il messaggio da più mani e più menti. Secondo
un calcolo, i manoscritto a noi pervenuti sono circa il 10% di quelli effettivamente
stampati quindi se avessimo 600 manoscritti, in origine ne devono essere stati
creati circa 6000 a partire dal 400. Siccome i copisti scrivevano su pergamena, un
prodotto estremamente costoso, se un testo non era più leggibile veniva eraso e il
foglio riutilizzato, è per questo, oltre a guerre, saccheggie ed altre sventurati eventi,
che moltissime copie sono andate perdute.
• Divina Commedia
Critica genetica. Giorgio Petrocchi, importante filologo della ,
Commedia
ha cercato di ricondurre le verisoni differenti della a quella che lui
riteneva l’originaria, confrontando tutte le versioni di cui siamo in possesso anche
se le parti che effettivamente coincidono in tutti i manoscritti è piccolissima. Si
parla di tradizione passiva, quando i copisti copiano il manoscritto e,
eventualmente, lo modificano in modo inconsapevole, mentre si definisce
tradizione attiva quella di copisti che decidono attivamente di modificare un testo.
Nel caso delle opere di Dante, in alcuni casi, i copisti che le hanno trascritte
conoscevano bene il fiorentino e riuscivano a mimetizzarsi con la lingua
dell’autore abbastanza da rendere difficile capire a chi apparteneva una
determinata parte del testo. In testi di autori minori il copista riusciva anche
migliorare il testo originale.
• Stemmatologia o ecdotica. scienza che comporta la comparazione dei manoscritti
e il tentativo di determinare qual era il messaggio originario. Lo stemma di un
codice è l’albero genealogico della trascrizione di un testo e permette di creare
una discendenza di codici a partire da un antenato in comune. Il testo di Dante di
Petrocchi, quindi, in realtà non è quello scritto da Dante, ma il risultato di tutte le
modifiche nelle trascrizioni.
• Critica della ricezione. ogni ricettore del messaggio intende il testo in maniera
differente. La scuola di Costanza, il cui massimo esponente è Hans Robert Jauss,
ha creato un approccio orientato al lettore che cerca di capire cosa avviene durante
la ricezione di un testo
La filologia si divide in vari ambiti:
• Filologia classica, si occupa di applicare i metodi filologici al greco e al latino, è la
più antica
• Filologia italiana, è una specifica della filologia romanza e si occupa di testi scritti
in italiano
• Filologia germanica, si occupa della comparazione e delle letterature germaniche
(inglese, tedesco, svedese, nederlandese…) e la ricostruzione del protogermanico
e delle singole letterature nel momento esordiale
• Filologia slava, si occupa della comparazione e delle letterature slave (russo,
ucraino, slavo, bulgaro, ceco…) e la ricostruzione del protoslavo e delle singole
letterature nel momento esordiale
• Filologia semitica
• Filologia ugro-finnica
• Filologia celtica
• Filologia romanza
etc.
Attraverso lo studio di queste filologie si cerca di ricostruire l’indoeuropeo, da cui si sono
sviluppati tutti i gruppi linguistici che creno i vari ambiti filologici.
Uno dei compiti principali del filosofo è, perciò, la ricostruzione della lingua alla base di
l’Ursprache,
questi insiemi linguistici, la lingua originaria.
La filologia romanza nella denominazione disciplinare universitaria si chiamava
inizialmente “Lingue e Letterature neolatine comparate”, in cui “neolatino” era
sinonimo di “romanzo”, indicava quindi tutte le lingue che discendono dal latino. Se per
le lingue slave, ugro-finniche etc. è necessario ricostruire la lingua originaria, per le
neolatine questo problema non sussiste dato che il latino ben noto. In realtà,
successivamente si intuì che le lingue neolatine in realtà non discendono dal latino
classico ma da quello volgare e questo portò a congetturare una lingua protoromanza.
La discendenza delle lingue romanze dal latino è un problema che anche Dante analizzò
De vulgari eloquentia
nel .
L’italiano è la lingua neolatina che più di tutte si avvicina al latino. Da ovest a est le lingue
romanze sono:
➢ Lingue iberoromanze
• Portoghese, Lisbona
• Galego, parlato a Nord del Portogallo con capitale Santiago de Compostela
In origine, il portoghese e il galego erano una sola lingua, oggi chiamata galego-
portoghese, ma, a partire dal VII secolo, la penisola iberica venne conquistata quasi
interamente dagli arabi che riuscirono in parte ad imporre la propria lingua. Si tratta di
un fenomeno di differenziazione abbastanza recente.
• Castigliano, lingua che normalmente chiamiamo “spagnolo” e che occupa la
zona centrale della penisola iberica. I catalani si oppongono da sempre all’unità
linguistica della Spagna istituita dopo l’unione delle corone di Castiglia e di
Aragona nel ‘400. I raggruppamenti linguistici, infatti, molto spesso
prescindono dai raggruppamenti nazionali.
Hablar falar
in castigliano e in portoghese derivano dal latino FABULARE (dire favole)
parlare
mentre deriva da PARABOLARE (dire parabole).
Il catalano alcuni la classificano come lingua iberoromanza ma è da tutti i punti di vista
una lingua galloromanza dato che anticamente non si distingueva dall’occitano, lingua
parlata nel sud della Francia.
L’inglese è una lingua germanica poiché le parole più importanti e le strutture sintattiche
sono germaniche, ma da un punto di vista lessicologico il 70% delle parole è romanzo
dato che l’Inghilterra fece parte dell’Impero Romano, venendo a contatto con il latino,
e poi venne conquistata dai Normanni, che parlavano francese. Un destino simile è
spettato anche alla Catalogna.
➢ Lingue galloromanze sono quelle parlate nel territorio delle Gallie, c’è chi ha
parlato di lingue galloitaliane per le lingue parlate a nord d’Italia.
• Francese, era la lingua dell’île de France che poi si è imposta sul resto del
territorio per ragioni politiche, anche grazie all’influenza del re.
Originariamente era detto franciano, ed era il dialetto della zona. Quindi, così
come il fiorentino, dialetto toscano, ha dato vita all’italiano, il franciano è
diventato francese.
• si oc
Occitano o provenzale. Il nome deriva dal modo di dire , ovvero , dal latino
oil
HOC. Mentre nel Nord della Francia usavano dire per affermare, che
oui
derivava dal latino HOC ILLE e poi ha dato . I filologhi usano questa
differenza per dividere l’Occitania dall’Oitania. Anche Dante conosceva questa
De vulgari eloquentia idioma trifarium
distinzione e nel parla di un , ovvero il
complesso di lingua d’oil, lingua d’oc e lingua del sì, dal latino SIC. La lingua
occitana veniva chiamata anche provenzale, “dalla provincia”, ovvero la
provincia romana per antonomasia, la Gallia Narbonensis. Quindi si ha la
lingua d’oil a nord (Aquitania, contea di Tolosa e Provenza) e lingua d’oc a sud
della Francia.
• Provenzale
Quando, dopo lunghissime dispute il re di Francia riesce ad occupare la contea di Tolosa
con la Crociata albigese e ad unificare la Francia prendendo l’Aquitania con la Guerra
dei cent’anni, cerca di unificare il territorio sotto un’unica lingua, così la lingua d’oil, la
lingua d’oc e il franco provenzale (che si parla verso la Svizzera e il Piemonte) si
unificarono.
➢ Lingue italoromanze
➢ Lingue daco-romanze (della Dacia)
• Romeno, ha un’importante influenza slava che la rende una lingua ibrida
Il dalmatico era una lingua ponte tra l’italoromanzo e il daco-romanzo ma è ormai estinta
in quanto l’ultimo parlante è morto alla fine dell’Ottocento.
Il sostantivo romanzo, l’arte romanza e il Romanticismo indicano un’evoluzione
popolare e volgare di ciò che anticamente era ROMANUS. Il termine “romanzo”
discende direttamente da un avverbio, ROMANICE, che significava “alla romana,
romanice loqui, romanice
romanamente” e, generalmente, specificava un verbo, come
parabolare
, che indicavano il parlare al modo dei romani ma non più in latino, non più
romanus
in . Da questo avverbio, per un fenomeno di natura fonetica, la sincope della
romance
vocale postonica nei proparossitoni, si passa a , che viene ad indicare
l’evoluzione linguistica del latino, soprattutto in area galloromanza, una lingua romana
ma che ha seguito un’evoluzione tale da non essere più considerabile latino; anche detta
romans romanç
o .
Tra le primissime opere scritte in lingua d’oil compaiono dei volgarizzamenti, cioè delle
traduzioni in volgare di un’opera che era stata scritta in latino. Spesso si tratta di grandi
Roman de Troie Roman the Thèbes, Roman d’Eneas, Roman de Tristan
opere come il ,
metre en romanz
che vengono dal latino o anche dal bretone, come i romanzi arturiani
di Lancelot, Brut, Perceval di Chrétien de Troyes nel XII.
Dato che queste opere erano fondamentalmente narrative e di una certa estensione,
Roman
basta guardare l’Eneide o Artù, inizia a definire anche il genero letterario, ovvero
il nostro romanzo, che, però, non era scritto in prosa ma in versi. Si scrive in couplet
d’octosyllabe, distici di novenari (dato che l’ottosillabo provenzale è uguale al novenario
rime plate
italiano), che procedono tutti in rima baciata ( , AA BB CC…) in cui vengono
scritte anche enciclopedie o trattati di veterinaria.
Nel XIII secolo queste opere subiranno un’opera di prosificazione dato che anche i
piccoli e grandi aristocratici iniziarono ad imparare a leggere e ad apprezzare la lettura,
ampliando il mercato librario e producendo nuovi volumi. Persa, quindi, la necessità di
utilizzare i versi per facilitare la memorizzazione, le opere vengono trasportate in prosa.
Si verifica il passaggio dalla società prettamente orale del dodicesimo secolo, alla civiltà
della scrittura, dove anche i nobili sono in grado di leggere e il metro non è più
necessario.
Guglielmo IX d’Aquitania
Con Guglielmo IX d’Aquitania si può dire inizi la poesia in lingua romanza, in
particolare, quella in lingua d’oc. Il primo poeta è un’importante feudatario, IX duca
d’Aquitania e VII conte di Poitier, e i suoi domini potevano dirsi maggiori di quelli del
Re di Francia. Visse tra la fine del XI e gli inizi del XII secolo, quindi scrive grossomodo
un secolo e mezzo prima degli inizi della nostra letteratura (anni 20 del XIII secolo). È
ricordato come il primo dei trovatori provenzali, spesso considerato “bifronte”: di un
fronte burlesco e osceno (che non avrà grande seguito) e uno cortese (che proseguirà
fino alla lirica siciliana, ai poeti siculo-toscani fino allo Stilnovo e a Petrarca). È a buon
diritto, perciò, che lo si può considerare il primo poeta della modernità.
Le lingue romanze discendono tutte dal latino (volgare) e, quindi, per noi italiani è
relativamente facile intuire il significato di ciascuna parola in queste lingue, se non per
false friend
qualche . cobla
La strofa, in provenzale, è detta , da latino COPULA (che in italiano ha dato
coppia)
, dato che ognuna di esse è sempre accoppiata con almeno un’altra strofa uguale.
Le coblas, infatti, si ritrovano identiche le une alle altre dato che i componimenti
venivano spesso cantati e quindi dovevano avere, oltre allo stesso schema rimico e
metrico, anche lo stesso schema ritmico.
Ab la dolchor del temps novel
Prima cobla
Ab la dolchor del temps novel
foillo li bosc, e li aucel
chanton, chascus en lor lati,
segon le vers del novel chan:
adonc esta ben c’om s’aisi
d’acho dont hom a plus talan.
Traduzione: Con la dolcezza del tempo novello (la primavera) fogliano i boschi e gli
uccelli cantano, ciascuno nel loro linguaggio, secondo il verso del nuovo canto. Dunque,
è giusto che si goda di ciò di cui si ha più desiderio. AB
Commento: Il componimento inizia con la preposizione latina “ ”. La parola
“dolciore” è presente nell’italiano antico come francesismo. Solitamente, i sostantivi in -
re
o sono maschili in italiano e femminili in occitano dove terminano con -or. Infatti, si
la dolchor, la nostr’amor la flor, la dolor
ha: , etc.
Nelle lingue galloromanze le vocali finali del latino cadono tutte tranne la /a/. Le parole
tempo, dolciore novello
italiane e sono tutte prosodicamente parossitone, cioè piane,
dolchor, temps novel
mentre in provenzale e sono tronche. La caduta delle vocali finali
del latino comporta, quindi, un’importante tendenza all’ossitonia nelle lingue
galloromanze.
chanton Lati
In l’accento resta dove si trovava in latino, quindi sulla /a/. non significa
soltanto “latino” ma indica anche un qualsiasi tipo di linguaggio, come un volgare parlato
Ausel
e, perfino, quello degli uccelli. deriva dal latino AVIS il cui diminutivo dà
Avi-cellu
AVICELLUM, quindi (senza consonanti finali perché già cadute).
Nonostante la tendenza a perdere le consonanti e le vocali finali, la /s/ si mantiene
chascus
sempre come residuo di un modo casuale proprio del provenzale, lo vediamo in
temps
e . chanton
Il suono velare+a=ch ( ) è un tratto peculiare dell’occitano del nord, mentre a sud
cantar)
rimane gutturale+a ( . È presente, quindi, una gradazione di esiti all’interno delle
Vers
lingue galloromanze stesse. è il verso degli uccellini, ma anche, metaforicamente, il
topos
verso poetico è, infatti, un ricorrente nei trovatori provenzali l’assimilare il cantare
Aisi
degli uccelli in primavera al loro cantare in versi. , probabilmente, non ha esito latino
aisiu
ma celtico da ed è la base della parola “agio”.
Hom om uomo” ma
e sono la stessa parola “ la prima riporta la grafia etimologica (da
homo) mentre la seconda la grafia fonetica. Questa doppia forma per rappresentare la
stessa parola indica che la grafia non è ancora stabile, questo perché stiamo parlando di
autori che scrivono per la prima volta in una lingua mai stata scritta prima e, quindi,
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