Filologia e storia religiosa dell'Iran
Informazioni generali
Prof. Piras Andrea
Orario settimanale:
- Martedì 14-16 dal 29/9 al 17/1
- Mercoledì 15-17
- Giovedì 15-17
Data inizio corso: 30 settembre 2014
Contenuti del corso
Il corso copre la storia dall'inizio del 6o secolo a.C. fino al 7o secolo d.C., terminando con la fine del re persiano Serse. Si passerà poi al popolo dei Parti e, infine, ai Sassanidi, che ebbero a che fare prima con Roma e poi con Bisanzio. L'esame da sei crediti corrisponde a una sola parte del corso (nel mio caso la prima parte).
I materiali sono reperibili online, nel sito scolastico e-learning. La zona geografica interessata in questa materia non coincide con i confini attuali: alcune erano raggruppate in un'unica nazione, cioè l'Iran e l'Afghanistan. Le zone interessate erano quindi molto più ampie rispetto agli attuali confini: questo portò a vari conflitti interni, ma anche a elementi in comune a livello culturale e/o religioso.
Conflitti e influenze culturali
È interessante capire cosa succedeva dietro questi violenti e sanguinosi conflitti, in cui il nemico veniva allo stesso tempo odiato e ammirato. La Persia e i suoi eserciti erano temibili ma anche ammirati e invidiati. Vi erano stereotipi, proprio come adesso. Guarderemo quali erano i punti in comune e le dinamiche culturali che potevano 'unire' le varie comunità.
Il contatto fra occidente e oriente è sempre stato un elemento presente, prima e dopo la caduta dell'impero persiano. Le sfumature tra le varie epoche sono quei fattori che maggiormente interessano questo corso; verranno studiate le dinamiche, i fatti che hanno portato a determinati cambiamenti ed evoluzioni, non nette ma evolutive.
L'occidente voleva eliminare il nemico orientale, con cui si relazionava al tempo stesso tramite commerci, matrimoni, forme d'arte, ecc. Possiamo considerarlo una forma leggera di globalizzazione.
Cultura persiana e globalizzazione
La cultura persiana fu cardine che permise ad Alessandro Magno di raggiungere i propri obiettivi di conquista dell'Oriente. Fenomeno di massa che permise il dilagarsi della 'grecità' nelle terre orientali. Da Alessandro in poi vedremo che ci saranno solo conquiste, non relazioni sociali e culturali.
Kandahar, una delle tante "Alessandre" fondate dal grande conquistatore, ci mostra ancora le vestigia dell'antica presenza della Grecia Antica. Dove finisce, quindi, l'Oriente e dove comincia l'Occidente?
Prima di Alessandro, queste terre erano molto legate alla propria cultura, mentre dopo questo periodo si 'globalizzarono' alla forma ellenistica greca e occidentale. La presenza dei romani in queste zone (Mesopotamia, Afghanistan) fu duramente combattuta dal popolo dei Parti. Dal 3o d.C., invece, avranno a che fare con vari popoli, in particolare con i Sasanidi, che avevano fondato il proprio Impero: per secoli si scontrarono e si relazionarono.
Stessa cosa succederà con la "seconda Roma", Bisanzio, che diventerà un'altra contendente di questi luoghi. Spesso verranno rimarcati temi come la regalità, il sacerdozio, in parte anche gli aspetti sociali legati al commercio (ma è più difficile fare una mappa di questo aspetto). Le fonti ci danno maggiore informazione sulle forme del potere politico e quelli del potere religioso. Tutto gira intorno al sovrano, come nel caso della Persia, o intorno all'imperatore, come nel caso dell'impero bizantino.
Via della seta e religione
La Via della Seta è un aspetto che studieremo, correlato agli aspetti culturali e religiosi del Medio Oriente. La Persia era vista in varie maniere, con forti stereotipi (barbaro, estraneo, straniero, con costumi riprovevoli), tanto da venir denigrata, ma allo stesso tempo veniva ammirata per la ricchezza, la potenza, la saggezza e la sapienza.
Sapienza: relativa alla storia religiosa di questo paese. La religione dei persiani e degli iranici è legata a elementi come mitologia, culti, cerimonie, riti. È una religione sociale, quotidiana: un gruppo di persone che si sentono unite da questo nucleo religioso, sentendosi così uniti. Non solo osservanza di determinati insegnamenti, quindi, ma religione come possibilità di compiere delle esperienze, legate agli aspetti più intimi dell'uomo (uomo che è capace di fare cose grazie al contatto con Dio o con la Divinità, che può avere sì e no un nome).
Non coscienza dialogica, razionale, ma 'surreale', evanescente, che va verso l'ignoto, ciò che non conosce, che diventa chiaro grazie alla religione e ai suoi insegnamenti dogmatici e teologici (esperienze mistiche VS esperienze terrene). Parole come Sacro, Santità, torneranno spesso nei nostri discorsi.
Zarathustra e la religione persiana
Zarathustra, profeta influente ancora oggi, risalente al 7-6o secolo a.C.. Difficile è farne una storia dettagliata della sua vita, è una figura il cui esempio ha determinato fenomeni tutt'ora presenti, a livello religioso e culturale (proprio come fu Gesù per la religione cristiana). Fu uno sciamano; molti lo rivisitarono, come Nietzsche, che permise di tramandarlo fino ai giorni nostri: filologo lui stesso, conosceva bene la filologia greca, in cui si parlava spesso di questo personaggio, denominato con un altro nome, Zoroastro, diverso dal suo vero nome iranico (che usa invece il filosofo).
La religione da cui lui prende il nome si imbatte nell'Islam, fino però ad arrivare ai giorni nostri, ancora attiva in Iran ed India (dove vi fu la migrazione di questa comunità religiosa e in cui troviamo ancora una grande comunità zoroastriana; questa comunità è chiamata Parsa, da Persia). Questo personaggio fu tramandato per il suo grande prestigio, fascinoso per la sua cultura di saggezza e sapienza, conoscenza dei misteri del sacro, di ciò che lega l'uomo al mondo superiore divino (legato all'estasi, all'esaltazione, si ottengono domande e conseguenti risposte).
Ahura Mazda e il mazdeismo
Ahura Mazda, Dio supremo del mazdeismo; personificazione del divino, a cui viene dato un nome. Religiosità con forte componente monoteistica, che comprende cioè una figura centrale, più importante delle altre (Dio supremo che non nega la venerazione o la presenza di altre divinità). Il sapere di questi personaggi sarà continuato; nel caso di Zarathustra sarà preso dai Magi, l'élite culturale e sacerdotale che eredita l'esempio del profeta; continueranno le tecniche di saggezza e di misticità che caratterizzava questa religione (conoscenze e tecniche legate in qualche modo alla "magia", parola arrivata fino a noi e che si riferisce proprio a questa religione).
Avevano problemi che permettevano loro di ingraziarsi ciò che era invisibile, ciò che era ignoto: era un fattore positivo e negativo, far parte di questo aspetto sovrannaturale del Sacro. Le ambivalenze tornano sempre. Vi erano vere e proprie pratiche, esperienze: fondamentale è la comprensione di quello che accade; questo era ciò che meglio caratterizzava questi Maghi, la conoscenza dell'ignoto.
Re Magi e influenze religiose
Riferimento va anche ai Re Magi, motivi tipici della religione cristiana, che volutamente richiama questi personaggi mistici, figure di sapienti. Il motivo per cui sono stati scelti dipende dal fatto che un elemento al centro della loro dottrina era l'attesa dell'ascesa del Salvatore, proprio come nella nostra religione. Questo fa sì che la presenza della Persia sia sempre più determinante, nell'antichità come nell'attualità. Altre connessioni importanti sono quelle con l'Ebraismo.
Una religione nasce per rispondere a determinate esigenze della comunità: cosa siamo, da dove veniamo, dove andiamo, ecc. Temi legati alla filosofia così come alla religione, temi legati all'origine del cosmo e del genere umano (come avviene la creazione, da cosa è composto il cosmo), ciò che accadde prima dell'essere umano e ciò che accadrà dopo la sua fine. L'ambito delle cose ultime, della salvezza, caratterizza questo pensiero zoroastriano.
Addirittura la Divina Commedia è contagiata da questa mentalità religiosa. Dante fu legato, grazie alle sue letture, all'Oriente.
Iranismo e connessioni culturali
Indo-europei, indo-iranici, iranici, indiani: il termine indoeuropei indica in maniera generica delle lingue che fra di loro sono imparentate. Il contesto culturale e linguistico di cui parliamo riguarda così sia l'occidente che l'oriente, accomunando così lingue che un tempo erano correlate, come il greco, il latino, il celtico, l'iranico. Non conosciamo questi indoeuropei, abbiamo solo dati linguistici che ci portano a parlare di questa comunità, portandoci ad accomunarli alla nostra lingua e cultura.
Le distanze così sono solo apparenti, ci mostrano come luoghi lontani in realtà siano più vicini di quanto ci sembra a noi attualmente. I greci e i persiani, che dialogavano tra loro attraverso interpreti, non comprendevano questa somiglianza linguistica: è una scoperta moderna, dell'Illuminismo, quando l'India viene conquistata dagli Inglesi, che permise una fase di conoscenza della cultura locale indiana; venne scoperto da un gesuita determinati Testi Sacri, così l'Europa iniziò a conoscere meglio testi sacri orientali, da qui vennero notate somiglianze di determinate parole a quelle occidentali.
Ad esempio, la parola indiana Agni, suona come la parola latina Ignis, entrambe col significato di fuoco: da qui nasce la scienza di comparazione linguistica. Il termine Deva è uguale a Deus, cioè il nostro Dio, inteso come qualcosa di luminoso. Anche parecchi termini di parentela sono simili alle nostre parole, come Pitar, Matar, Bratar, Napar (padre, madre, fratello, nipote).
Non abbiamo la certezza scientifica che certe parole con suono simile abbiano lo stesso significato, ma la maggior parte delle volte è così. Queste progressive migrazioni di genti indoeuropee iniziarono nel 3o-2o millennio a.C., in varie parti occidentali, come l'Italia, le zone celtiche, la Grecia, l'Inghilterra, ma anche il vicino oriente. Possiamo quindi spesso paragonare l'Iran con la sua "cugina" India, anche per varie dinamiche di interazione che vedremo. Gli iranici fanno parte di questa famiglia di Indoeuropei.
Migrazioni indoeuropee e influenze culturali
L'ambito della cultura iranica abbraccia vari processi, non solo quella della lingua. Altri fattori collegano le culture, gli ambienti, come gli scontri, le interazioni commerciali tra paesi del vicino oriente, ecc. Studieremo tutti questi fenomeni di contatto. Nel corso di una migrazione multicentenaria queste popolazioni indoeuropee si stanziarono in varie parti geografiche, accomunate però da caratteri fisici, culturali, linguistici. Vengono assimilate caratteristiche differenti per formare una cultura, per questo molte si assomigliano.
Questi indo-iranici si definivano come Ariya, parola che possiamo tradurre come Ariani: in origine questa parola non ha nessun significato razziale, di specie, così come venne visto nel '900 con i nazionalismi che siano questi nazisti, fascisti, ecc. È da questa parola che poi ha origine lo stesso nome dell'Iran, ha senso quindi culturale, di appartenenza, di un'identità linguistica e non razziale (da qui la stirpe degli Ariy, cioè coloro che provenivano dall'Iran). Leggermente diverso sarà il concetto di Persiano, di stirpe Ariya ma con genitori Persiani, famiglia Persiana (lo vedremo con la civiltà dei Sasanidi).
Gli iranici si sostituirono con civiltà come l'Assiria. Talvolta determinati fenomeni storici possono essere reinterpretati secondo il proprio senso ideologico, propagandistico, come appunto nel caso degli Ariani nel Nazismo o della potenza Romana nel Fascismo: venivano travisati concetti per propri desideri di potenza politica. Per questo importanti sono le analisi di tipo storico, per smentire questi travisamenti concettuali.
Tra questi contesti troviamo una certa curiosità verso l'Oriente, per via della loro misticità, magia, mistero, sin dai tempi dei Greci. Quando vennero scoperti quei testi dell'antica religione di Zarathustra, grazie ad uno studioso francese, gli Avesta, vennero alla luce anche altri testi, i Veda, testi sacri indiani, che comprendono riti, misticismi: deriva da 'aver visto', indica varie raccolte, il sapere che è stato visto e che quindi si conosce e si percepisce. Questa percezioni viene considerata in maniera elevata, come una capacità possibile solo per alcuni di vedere e di entrare in contatto col Dio e le divinità. Questi testi hanno una sorta di poeticità, per cui importante sarà capire chi erano coloro che scrivevano questi testi: Zarathustra era sicuramente uno di questi uomini, anzi, fu uno dei rappresentanti di queste capacità ed insegnamenti.
Avesta e testi religiosi
Gli scritti di Avesta sono iscrizioni achemenidi; non li possiamo considerare veri e propri "scritti", cioè scritti di persona dall'autore. Testo e scrittura sono due possibilità non sempre correlate tra loro. I manoscritti più antichi che abbiamo di questi testi risalgono al 12o secolo d.C.; già questo ci mostra come molti sono i problemi da affrontare nello studio di questi testi. Sono stati composti e trasmessi per via orale, in origine: comprendeva un addestramento, un allenamento molto complesso, legato alla recitazione. Molti testi sono recitati, come la Torah o il Corano. Venivano letti a voce alta, di fronte ad un pubblico, per una funzione sociale. Da qui deriva un insegnamento e uno studio sociolinguistico.
Altri testi venivano trascritti, in tavolette o in altre forme, per esigenze di tipo politico, come quelle del re Dario: questi testi ci hanno permesso di comprendere varie cose che altrimenti, senza di essi, non avremmo imparato. Troviamo quindi questa contrapposizione tra testi laici religiosi: i primi veniva scritti per esigenze di propaganda e per esigenze storiche, mentre i secondi erano solo cantati o recitati, per questo più soggetti a modifiche e interferenze culturali.
Un testo religioso, o un tema con carica sacra. Zarathustra ha quindi il ruolo di cantore: i testi vengono eseguiti in un rituale, con sacrifici e vari culti effettuati in determinati contesti. Questi canti venivano composti e da lui recitati. Così, anche Zarathustra vede: conosce le cose divine, attraverso le esperienze visive e d'ascolto. Si tratta di una conoscenza 'magica', legata a testi e saperi mistici, in rapporto con ciò che è invisibile, che si cerca di dominare o almeno di avere una correlazione, in modo da rapportare l'uomo con il Dio. È questo che fa Zarathustra, cerca di rispondere alle domande dell'uomo. Tutte le risposte vengono trasmesse oralmente, recitando. La parola non è mai neutra, anche per quanto riguarda le scritture politiche, ma è ancora più forte nelle scritture sacre: si cerca di invitare il mondo divino, chiedendo risposte e desiderando benefici (=aspetto utilitaristico del dialogo tra uomini e dei). Questi testi religiosi parlano del rapporto tra uomini e dei, sia delle divinità più importanti come Ahura Mazda che quelle inferiori.
Trattiamo di esperienze, di modalità di interazione, che si esprimono in testi che vogliono comunicare con gli uomini e le divinità, e quelle facoltà o benefici che questi danno all'umanità. Per questo, questa casta di sacerdoti è molto importante e conosciuta e rispettata anche da altre civiltà, come i Greci, ad esempio. Autori come Erodoto, Senofonte, Plutarco, sono molto importanti perché ci danno informazioni, con base storica, su questi argomenti. Questi autori si conoscono molto più degli autori asiatici come potevano essere Zarathustra o Avesta; questo per via del contesto e della situazione in cui si trovavano questi personaggi. Erodoto o Senofonte non appartengono all'ambiente della corte, per questo sono differenti dagli altri autori.
Significato dei testi sacri
Questi testi, per loro natura, possono nasconderci qualcosa: avvolti da misteri, parola incomprensibili o temi messi tra le righe, perché volutamente oscuri, indecifrabili. La parola viene resa esclusiva dagli stessi compositori, per tener lontani i demoni ed arrivare meglio al dio, all'invisibile. Questa rete con l'alto avviene meglio grazie al rituale, al sacrificio, elemento centrale che ci aiuta a capire cosa accade in un determinato momento, in che condizione mentale questo rito avviene e quali sono gli obiettivi o i desideri richiesti al Dio (ricchezze, energie, potere...).
Vediamo quindi che ci sono magie, formule positive e negative, chiare ed oscure. Per questo, la parola e il suo significato è fondamentale. È quasi sempre legata alla figura del re, all'ideologia della potenza del sovrano, della sua governabilità. La parola regale ha un certo effetto intimidatorio. In testi storici molto semplici, come lettere, vediamo appunto questo aspetto della parola del re. Anche in questo caso queste citazioni sono state riportate da autori classici, come Erodoto.
Testi dell'Avesta
Sotto il titolo Avesta si raggruppano vari testi, e tra questi rientrano anche le cantiche attribuite a Zarathustra, in cui lui stesso si introduce in questi canti, parlando di se stesso, della propria vita, della propria famiglia o origine.
Religiosità iranica
Aspetto di una religiosità familiare a certi temi legati al mito, al culto, che è quella iranica. Concetti in cui il divino viene rappresentato o chiamato. Messaggio e formulazione religiosa di un certo tipo.
Suddivisione dell'Avesta:
- Yasna, al cui interno troveremo Gatha, cioè i canti attribuiti a Zarathustra;
- Altra parola è Yast, cioè gli inni.
Non possiamo parlare della presenza di un dio unico, ma sicuramente c'è ne è uno più rilevante, e questa presenza la troviamo proprio nei dialoghi che Zarathustra ha con questa divinità: Ahura Mazda, che significa Signore Saggio (nome che sta ad indicare la sapienza divina); Zarathustra chiede proprio al dio questa sapienza, tramite qualità, concessioni, favori, elementi anche materiali. Sicuramente la presenza di questa divinità è precedente a Zarathustra, ma lui riesce a reinterpretare questa presenza.
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