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Filologia religiosa dell'Iran Appunti scolastici Premium

Appunti di Filologia iranica sulla filologia religiosa dell'Iran basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Piras dell’università degli Studi di Bologna - Unibo, Interfacoltà, Corso di laurea magistrale in discipline della musica . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Filologia iranica dal corso del docente Prof. A. Piras

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Autori come Erodoto Senofonte Plutarco, sono molto importanti perché ci danno informazioni, con

, ,

base storica, su questi argomenti. Questi autori si conoscono molto più degli autori asiatici come

potevano essere Zarathustra o Avesta; questo per via del contesto e della situazione in cui si trovavano

questi personaggi. Erodoto o Senofonte non appartengono all'ambiente della corte, per questo sono

differenti dagli altri autori.

Questi testi, per loro natura, possono nasconderci qualcosa: avvolti da misteri, parola incomprensibili o

temi messi tra le righe, perché volutamente oscuri, indecifrabili. La parola viene resa esclusiva dagli stessi

compositori, per tener lontani i demoni ed arrivare meglio al dio, all'invisibile. Questa rete coll'alto avviene

meglio grazie al rituale, al sacrificio, elemento centrale che ci aiuta a capire cosa accade in un determinato

momento, in che condizione mentale questo rito avviene e quali sono gli obiettivi o i desideri richiesti al

Dio (ricchezze, energie, potere...).

Vediamo quindi che ci sono magie, formule positive e negative, chiare ed oscure. Per questo, la parola e il

suo significato è fondamentale.

È quasi sempre legata alla figura del Re, all'ideologia della potenza del sovrano, della sua governabilità.

La parola regale ha un certo effetto intimidatorio. In testi storici molto semplici, come lettere, vediamo

appunto questo aspetto della parola del Re.

Anche in questo caso queste citazioni sono state riportate da autori classici, come Erodoto.

Sotto il titolo Avesta si raggruppano vari testi, e tra questi rientrano anche le cantiche attribuite a

Zarathustra, in cui lui stesso si introduce in questi canti, parlando di se stesso, della propria vita, della

propria famiglia o origine. 2 ottobre 2014

Aspetto di una religiosità familiare a certi temi legati al mito, al culto, che è quella Iranica. Concetti in cui

il divino viene rappresentato o chiamato. Messaggio e formulazione religiosa di un certo tipo.

Suddivisione dell'Avesta:

- Yasna, al cui interno troveremo Gatha, cioè i canti attribuiti a Zarathustra;

- altra parola è Yast, cioè gl'inni.

Non possiamo parlare della presenza di un dio unico, ma sicuramente c'è ne è uno più rilevante, e questa

presenza la troviamo proprio nei dialoghi che Zarathustra ha con questa divinità: Ahura Mazda, che

significa Signore Saggio (nome che sta ad indicare la sapienza divina); Zarathustra chiede proprio al

dio questa sapienza, tramite qualità, concessioni, favori, elementi anche materiali. Sicuramente la

presenza di questa divinità è precedente a Zarathustra, ma lui riesce a reinterpretare questa religiosità

già conosciuta.

Le divinità che tratta Zarathustra ci vengono citati anche in altri testi, anche noti come Erodoto,

Omero, utilizzando ovviamente parole greche equivalenti (quindi così Ahura Mazda diviene Zeus). La

mitologia classica si trova in rapporto dinamico con questa cultura, che ha nomi differenti ma stesse

tipologie divine (Dio supremo, divinità femminili, dei combattenti, forzuti, ecc).

Troviamo veri e propri testi poetici, in questi Inni, dedicati ad ogni singola divinità: sono testi mitologici,

con una narrazione di senso compiuto, quasi letterari; descrivono azioni che avvengono in un mondo

sovrannaturale, che poi però riguardano l'uomo terreno; questi testi servono per regolare i rapporti tra

umanità e mondo divino, in modo tale da ottenere determinati risultati ad esigenze comuni, attraverso aiuti

concreti, materiali, non solo spirituali (aspetto utilitaristico di questa religiosità); si voleva essere protetti

dai nefasti della vita, dai malanni, dalle intemperie, per migliorarsi in un certo modo la vita. Non nascono

quindi con esigenze di puro diletto, ma per precisi bisogni.

Siamo in una dimensione rituale, legata al sacrificio, ad un circolo stretto di persone, scelte per le loro

qualità, che permettevano di mettersi in contatto con Dio.

Non da dimenticare sono comunque quelle esigenze più spirituali, cioè dare risposte alle domande più

incomprensibili della vita. Quindi, il rapportarsi col divino comprende determinati benefici concreti ma

anche morali ed etici. Il profeta ha contrapposto il bene e il male per raggiungere il suo scopo.

Ciò che accade dopo è una dimensione, un interrogativo fondamentale anche per questa religione,

infatti molti saranno gli interrogativi riguardo un'aldilà presente o meno: la vita non si conclude qua, e

importante è spiegare il mistero di quello che c'è dopo: è stata elaborata tutta una serie di risposte a

questo interrogativo, trovando una destinazione a chi si è comportato bene e a chi invece ha scelto la via

del male (anche le divinità possono scegliere che strada percorrere, questo spiega il tono combattivo di

tanti testi che leggeremo: sono definiti infatti 'testi combattivi' perché ogni aspetto negativo della vita va

combattuto, in maniera epica, determinata; l'aspetto guerresco quindi mostra ancor più il distacco tra

queste due caratteristiche, che determinano la vita di ognuno di noi e del mondo stesso). Negli Inni

vedremo questa contrapposizione di bene e male, fatti di figure divine buone e cattive, dove viene

marcato l'aspetto fisico del mondo demoniaco, del male (troveremo forti assonanze col nostro mondo

occidentale, soprattutto Ebreo). Il male viene personificato con toni combattivi, ma anche l'uomo

combatte, in modo epico, per difendere la giusta morale, istituzione, insegnamento che aveva notevole

importanza nel mondo Iranico e Persiano: in questo modo si mostravano determinati comportamenti,

principi che la maggior parte accettavano, a cui aderiva la comunità.

Pensiero attento alle esigenze della vita, a quello che viene considerato più importante (nascita, prole,

matrimonio, ma anche la vita del mondo animale e vegetale; esigenza che tutto il mondo animale e vegetale

venga preservato, non contaminato: esigenza che viene estesa a tutto il popolo, che vedremo poi scritti

anche nei testi greci). In queste cantiche troviamo concezioni divine, discorsi, che poi rappresentano la

centralità di tutto il Zarathrismo. Un esempio che possiamo fare nella descrizione del male è come viene

descritto ne 'Il signore degli anelli': male visto come esseri orribili, come qualcosa che puzza, inorridisce,

che attacca con l'obiettivo di distruggere, per invidia nei confronti del bene, che è luminoso, bello.

Queste divinità le vediamo nei testi dell'Yast, che racchiudono aspetti comuni con l'India.

I termini comuni possono essere presi, rivisti: Zarathustra infatti rinnova concetti già esistenti.

Ahura corrisponde all'indiano Asura (termini che indicano il signore, l'elevatezza del divino). In

• Zarathustra cambia il significato di questo termine, così come era visto nel mondo Indiano: indicava

un'insieme di divinità viste negativamente, anche se il concetto di male non è mai evidenziato come in

Zarathustra. Per il profeta, Ahura rappresenta il dio principale del regno divino, rappresenta una

concezione del divino vista con saggezza, elevatezza, onnipotenza.

Ancora più evidente è questo distacco nel termine Deva, che corrisponde al nostro Deus: possiamo

• associarlo al nostro Zeus, perché indica il dio visto come luminosità, splendore. La stessa radice infatti

la troviamo nella parola latina Dies, che significa giorno. Marcata è la concezione religiosa di luce,

legata al divino.

Nella lingua iranica questa parola la troviamo tradotta con Daeva, mentre in antico persiano

• corrisponde a Daiva: troviamo una incongruenza, perché nella sua concezione positiva, viene ribaltata,

perché va ad indicare tutte quelle divinità negative con cui ci si scontra; Zarathustra rivisita tutto un

patrimonio già esistente, ribaltando certi concetti e significati; reinterpreta una comune eredità, a cui

vuole dare una diversa impronta, evidenziando così altri valori, a cui lui vuole dare una maggiore

evidenza ed importanza. Per questo è un riformatore, imprime un nuovo corso a un patrimonio comune

(innovazione che fece anche il Buddha, Gesù, ecc).

Altresì termini comuni:

Daeva/Daiva Deva (Termine che indica in generale il demone o qualcosa che è caduto)

Asa/Arta Rta (Concetto positivo, globale, a cui tutti si possono associare; positivo,

indica l'ordine, quello che è conforme ad una regola, ad un'armonia globale)

Draoga/Druj Druh (Vuol dire menzogna, errore, devianza, disordine, in contrapposizione con il

termine precedente; è un significato individuale e globale; nel contesto sacerdotale sta a significare la

menzogna rituale, sbagli religiosi; La parola in antico persiano indica ancora una volta disordine, visto da

un punto di vista politico è la ribellione; è legato quindi ad un ordine di tipo sociale; la mancata verità è la

denuncia più grande della società, principio basilare della vita umana: tutto deve essere conforme alla

verità; il re presume di avere un certo privilegio, visto che il suo potere è concesso dalla divinità)

Haoma Soma (Concetto positivo, che indica un dio ma anche il nome di una pianta,

perché personificazione mitologica di una bevanda, legata al concetto di Immortalità, che concede al

tempo stesso un'ispirazione poetica; l'uso di piante provocava uno stato di trans, ebrezza, esaltazione;

abbiamo moltissimi inni dedicati a Soma e ad Haoma, perché nomi di divinità, legati alla preparazione di

questa bevanda che permetteva l'elevazione al mondo divino)

Mithra Mitra (Nome associato ad una divinità, rappresentano un dio legato al cielo

luminoso, quindi dio diurno, legato alla sovranità; in India è legato anche al dio Varuna, nome che non

abbiamo in Iranico, per questo nel mondo iranico Mithra assume un ruolo maggiore rispetto all'India:

assume caratteristiche maggiori, poteri più forti, più dinamici, collegata con il sole che sorge, con

dimensione combattiva, epica, considerato campione del mondo divino; questo culto, nel mondo

legionario romano, diverrà di grande importanza)

Indara Indra (Divinità che viene riqualificata con l'identità di demone, nella religione di

Zarathustra; compare poco, ma sempre negativamente; Nell'ambito indiano, è una sorta di campione

degli dei, armato di clava, combatte gli avversari rompendogli la testa, molto presente perché ha natura

epica, mitica, forte perché esuberante, dinamico. Viene per questo dequalificato da Zarathustra, e le sue

caratteristiche vengono trasferite a Mithra; ad esempio, la clava viene chiamata da Vajra a Vazra; in altre

descrizioni di altri testi vediamo come viene rappresentato Indara, che ha un atteggiamento che

Zarathustra vuole sanzionare, per questo assume questo aspetto negativo nella visione del profeta: ha

un eccesso di energia che in certi casi diviene dannosa. Vediamo così uno dei bersagli di Zarathustra,

che enfatizza qualità positive che implicano protezione, esaltazione, concezioni diverse quindi all'uso della

forza, che se usata esageratamente implica rischi, cerca quindi di limitare i numerosi scontri, tipici della sua

epoca; tramite numerosi racconti, anche greci, vengono mostrati gli aspetti positivi e negativi della forza,

quando questa viene usata con eccesso; la forza, secondo Zarathustra, è necessaria ma pericolosa; per

questo troviamo come antagonisti i signori della guerra, e non solo altri profeti opposti al profeta iranico;

questo conflitto racchiude quindi sia l'aspetto sacerdotale che politico-sociale. Importante è stabilire un

limite, una misura, è qui che poi si può costruire una civiltà. Si cerca di moderare gli eccessi, anche

attraverso quella bevanda, l'Haoma; ad esempio, il sacrificio animale in Zarathustra non esiste, perché si

vuole disciplinare l'uomo, purificando la coscienza e limitando la violenza, visto che la violenza è

demoniaca; la vuole combattere attraverso questa sua riforma, richiamando la giustizia, la misura, ad un

certo tipo di comportamento del sovrano che rispecchia la norma)

Zaotar Hotar (Indica il cantore, colui che maneggia il Mantra, questa formula magica

che rappresenta una vera e propria capacità del cantore, usata per ottenere favori, risposte dal mondo

divino, e per combattere il mondo demoniaco

Mathra Mantra (Altro termine positivo che indica una formula sacra, che fa ottenere

determinati risultati; può essere di esorcismo, evocazione)

Troviamo una parentela linguistica ed ideologica, che ci mostra come in parecchi testi questi termini

tornano con stesso significato letterale ed ideologico. Le nozioni sono le stesse e il significato è lo

stesso. Paradiso: luogo delle luci eterne. Inferno: luogo delle tenebre eterne. Coloro che inseguono la

menzogna sono malvagi, seguono il Druj.

Il linguaggio di Zarathustra è caratterizzato da un marcato dualismo, tra quello che è giusto e quello che è

sbagliato. Il tutto si riduce in una serie di norme, regole da seguire per non finire nel regno delle tenebre.

Queste contrapposizioni stanno alla base di una stessa origine.

Vi è sempre la presenza divina, interagisce, aiuta l'uomo.

Sono molte le sintonie, parole che danno una stessa veduta d'insieme.

Sia Zarathustra che i suoi continuatori assumeranno questi atteggiamenti, in correlazione con la

mentalità e l'ideologia del profeta, ripresi poi successivamente dagli scrittori Greci.

Sintonie di tipo culturale, linguistica, antropologica e religiosa.

Legenda:

Iranico

Antico persiano

Indiano 7 ottobre 2014

Pag 470-477

Due categorie di nemici: antagonisti nell'ambiente sacrale, colleghi di Zarathustra che non condividono i

suoi insegnamenti; uomini guerreschi, del mondo violento della guerra politica e d'interesse personale. La

componente guerresca è molto conflittuale all'interno del mondo antico.

I commenti del profeta saranno sempre chiari su questo argomento, sulla dimensione della guerra, dove la

forza deve essere addomesticata: bisogna combattere 'il lato oscuro della forza'; i guerrieri vengono

chiamati 'lupi a due zampe', nell'Avesta: è qualcosa di famelico, feroce, notturno ed oscuro, pericoloso

quando il lato oscuro è troppo. Il segreto, secondo Zarathustra, è la moderazione.

Comportamento attento ad altri bisogni, nascita di un pensiero con sentimenti quali moderazione,

attenzione al gruppo, alla sicurezza senza violenza, interazione.

Essere una belva, un lupo, un orso, non è la strada giusta (animali feroci sono da sempre, ed ancora oggi,

simboli di gruppi armati, eserciti, associazioni violente, ecc; determinati simboli quali pelli, pellicce, erano

molto diffusi tra le schiere guerresche, legati a determinati riti e comportamenti).

Zarathustra è profeta perché proferisce, porta una parola, un messaggio che per quei tempi poteva

essere innovativo, perché andava appunto contro questa tendenza alla violenza, che era un uso quasi

ovvio in quell'epoca.

Certi racconti celtici ci parlano di una figura eroica, che protegge la comunità, chiamato Kukulain: carico

del calore dato dalla guerra, alla fine della battaglia, senza riuscire a calmarsi, viene messo a mollo dentro

tre tinozze di acqua fredda, dagli dei stessi, per placare il suo fuoco. Questo racconto chiarisce bene

certi comportamenti e cosa questi portano, incitando a mettere un controllo alla forza fisica.

AESMA: rabbia, furore, qualcosa che è scatenato e non dominato. Insieme al termine DRUJ, cioè il

disordine, menzogna, errore, mostrano quello che cerca di combattere Zarathustra.

In un ambiente fatto di battaglie, scontri, come quello medio orientale, questo pensiero era davvero

innovativo, originale: moderazione nell'eccesso, nella guerra e nella sfera sacerdotale (violenza

sacerdotale: sacrificio eccessivo di animali).

Nella sua predicazione, c'è un segno di protesta e protezione: attenzione ecologica, di protezione nei

confronti del mondo animale, risorse che non bisogna usare impropriamente, quindi ad esempio con un

eccessivo sacrificio degli stessi. Attenzione per l'ambiente che spiega determinate associazioni a

fenomeni naturali, ad ambienti; preoccupazione nei confronti della mucca, che non deve soffrire,

importante è evitare gli sperperi.

Zarathustra: nome che vuol dire "colui che ha vecchi cammelli". I nomi quindi hanno anche loro un

significato importante, riferendosi a questo mondo animale che il profeta vuole proteggere.

Attenzione all'allevamento, quale la pastorizia; oltre alla caccia, caratteristica del mondo militare,

bisognava concentrarsi su un'altra via, che diviene la nuova esigenza: nuovi presupposti, che permettono

di ampliare gli orizzonti dei regni orientali.

Principi regali: attenzione, dominare il pensiero e la propria collera, essere giusti in base alla persona che

si trova di fronte, deve preoccuparsi del suo 'gregge', salvaguardandolo dall'eccessiva violenza.

Vi deve essere un equilibrio tra i mondi, tra quello guerriero e quello pastorale, più pacifista.

I contrasti contro questo mondo guerresco e quello sacerdotale è molto forte, nelle parole di

Zarathustra.

Nel suo ambiente, fatto di amici, compagni, di 'poveri' (soggetti dei suoi scritti), viene mostrata

l'oppressione che subivano da parte dei principi violenti e dei sacerdoti eccessivi.

Si difende attraverso l'uso della parola, di gesti, di azioni, che definiscono il rito e la dimensione rituale:

determinano un certo tipo di Stato, fatto di coscienza: SHAMANISMO, corrente che indica una

categoria di persone che dominano un particolare insieme di tecniche e pratiche, che servono di andare al

di là di se stessi; parola asiatica di origine Ontusa, diffusa grazie alla lingua russa, ci indica questo

fenomeno che permette di entrare in estasi (=stare al di fuori, di se stessi).

Questa è la dimensione che fa parte del mondo Zarathustriano: serviva per entrare in contatto con la

divinità, per entrare in un mondo paranormale per fare determinate azioni: capacità di vedere, perché solo

tramite la vista si può rispondere a certe domande, si possono raggiungere gli scopi prefissati (vedere per

capire).

Questo contenuto sovrannaturale è tramandato in varie forme, anche nelle fiabe che conosciamo fin da

bambini, nelle leggende folcloristiche, oltre che nei racconti iranici-persiani.

Il rapporto col mondo divino è molto semplice, utilitaristico: viene chiesta protezione in questa vita

terrena, ma c'è un pensiero anche verso una vita ultraterrena; questa attenzione si carica di una cosa in

più, nel pensiero di Zarathustra, rispetto ai suoi colleghi: i colori differenziano le anime, punto focale dei

suoi discorsi, perché è il tramite per il dopo, per l'immortalità.

Per questo c'è l'esigenza di avere una risposta dalla divinità, per dare una spiegazione al mondo, per

come è dal punto di vista ambientale: tutto deve essere chiaro per poi capire dove andremo dopo la

morte, cosa l'uomo diverrà nella "migliore esistenza". I termini che usa in questo contesto sono molto

semplici, perché rappresenta il miglior compimento della vita umana: sono teorie concrete, non filosofiche.

C'è una dimensione intellettuale, ma sempre in relazione alla concreta realtà terrena, perché qualcosa di

doloroso c'è sempre, che ti collega alla terra (guerre, uccisioni, dolori fisici e sentimentali).

Si può scegliere se essere seguaci della Druj, o di seguire l'AŠA, tutto ciò che è ordine, armonia:

questi due gruppi si contrappongono, si scontrano, non possono essere in armonia.

Questa è la base dell'ambiente e della predicazione di Zarathustra. Lui stesso fa parte del gruppo

dell'Aša.

Secondo il profeta, Dio è per natura buono, non può creare il Male: è una sorta di incidente, che si

scatena contro la creazione e che attacca tutto il mondo, contaminandolo.

Tutto si basa sul Dualismo: sono due mondi che si scontrano, il Bene che è luminosità, bellezza, e il

Male, che sta dall'altra parte. Questi regni non si toccano, c'è un'interfaccia, un divisorio (secondo scritti

precedenti a Zarathustra). Il Male, avvicinandosi al Bene, invidioso della sua bellezza, lo attacca, non

potendolo avere o imitare: è una continua lotta, che vede serie infinite di contrattacchi, e uno di questi

vede l'origine del Mondo (Zarathustra vede il mondo come uno dei modi per combattere il Male, che è

tutto ciò che non è vita, è la sua antitesi: ciò che può contrastarlo quindi è la vita stessa, deve essere

promossa quindi).

Socialmente, questo contrasto si chiarisce incrementando la coscienza, che è la maniera positiva per

rispondere alla 'non vita': promuovere la vita in ogni sua forma, tramite l'allevamento, l'agricoltura, la

pastorizia, tramite il concepimento, il riprodursi, incentivando così la sessualità; vi deve essere una

collaborazione tra uomo ed ambiente. L'obiettivo è incrementare la vita. No fuga dal mondo, in questa

dimensione l'ashetismo è deviante.

I sacerdoti possono avere la propria famiglia, la propria prole, perché non devono privarsi alla vita.

Visione ottimista di Zarathustra: vitalismo, ottimismo spirituale, che si traduce in fatti concreti.

Ricompensa per questa esistenza e per quell'altra vita.

Seconda esistenza che è sempre presente nel suo pensiero: dualità, diversa dal dualismo bene-male.

Queste due vite sono legate da un rapporto di causa-effetto.

Concretezza vista come verità ossuta. Aspetti fondamentali sono il corpo e l'anima, l'una è legata

all'altra: da un'esistenza metafisica si ha origine ad un mondo concreto (pensiero tipico di Zarathustra,

sempre presente, perché cerca sempre di indirizzarsi a questo mondo, per dare risposta a domande e per

cercare una salvezza, una salvaguardia, sentendosi inadeguato nei confronti del mondo e dell'ambiente: di

questo se ne fa carico Zarathustra, contro l'arroganza dei guerrieri e della loro forza, che non ha un fine

concreto, pratico, utilitario).

Desiderio si essere protetto e salvato. Quindi importante è capire cosa sono le sostanze e le azioni che

mi fanno stare bene, in salute, che mi proteggono. Le parole salvezza e salute sono quindi legate, perché

esigenze umane (vi saranno frasi del mondo medico, terapeutico, perché il profeta è prima di tutto

curatore del corpo e dell'anima).

I poteri dello shamano sono quindi riferiti a queste capacità terapeutiche, sia del corpo che della psiche.

Il male, sotto forma di malattia, è sempre presente, così come quello portato dal demonio, il primo

traduzione del secondo: la malattia, il disagio, è la dimostrazione del male interiore.

Yasna: sacrificio, una delle suddivisioni dell'Avesta, rappresenta la globalità di gesti, pensieri, riti, legati

al sacrificio; è il centro che unifica certi saperi collettivi, pubblici, perché servono a unire la popolazione, a

renderli una cosa sola, partecipando a questo evento sacrificale, per ottenere insieme stessi benefici.

Yazata: insieme delle divinità, ognuna delle quali riceve un preciso culto e canto a loro dedicato; si

traduce con i venerabili, che sta ad indicare l'offerta del culto.

Mazdayasna: colui che offre venerazione a chi ha Mazda; sono coloro che tributano, che portano offerte

ad Ahura Mazda, il dio supremo.

Il culto ha carattere giornaliero, perché legato alla luminosità: il rito si svolge alla luce del sole, solo i riti

oscuri non graditi agli dei vengono effettuati all'ombra, nelle tenebre. Tutto quello che è oscuro è

rimarcato con una chiave negativa, mentre è positivo quello che è limpido (il fuoco in questo caso è

fondamentale: vi è proprio il 'tempio del fuoco' dove veniva effettuato il culto).

I Zorastiani vengono infatti chiamati 'adoratori del fuoco': ha aspetto domestico, perché serve per

cucinare, per riscaldarsi, e aspetto religioso, perché rappresenta un'icona vivente, cioè il Figlio di Ahura

Mazda. Fuoco come energia, come calore, come vitalità, perché ha dualismo (paragonato alle mani del dio

supremo, o ad una lingua nel mondo Indiano): ma è solo una parte dell'energia dei corpi celesti, come può

esserlo il Sole. Altre culture infatti, come quelle greche, romane, hanno adottato questo simbolo per

qualcosa di vivo, vitale, positivo, perché il fuoco permette la vita.

Questa energia in terra gli uomini possono incentivarla tramite offerte. Il fuoco ha moto ascensionale, va

verso l'alto, brucia e trasforma le sostanze in aromi (assumono un ruolo importante, perché

rappresentano questa energia vitale, luminosa; di conseguenza tutto ciò che è puzzolente, putrido, è

negativo, è demoniaco).

La bellezza rappresenta in sostanza questo pensiero: le cose belle, le donne belle, rappresentano in

modo estetico la divinità; pensiero molto forte nella mentalità iranica, considera ciò che è bello positivo,

ciò che è brutto negativo.

Gli astri sono aspetti fondamentali: luna, stelle e sole (quest'ultimo è il più importante); sono

manifestazioni del firmamento con riferimenti mitologici, che uniscono il mondo terreno a quello divino;

ordine umano e divino si rispecchiano in questo gioco di relazioni. Legame metaforico col fuoco, elemento

centrale del rituale, per preparare una via di risalita verso l'alto.

Le luci rappresentano l'infinito, quella migliore esistenza che possiamo esplicitare nel Paradiso.

Fuochi terreni preparano, favoriscono la salita verso i fuochi celesti.

Anche nella tomba di Dario vediamo questo pensiero: il dio sta davanti ad un fuoco, con una

decorazione ricca che rimanda ai corpi celesti.

Rito di ospitalità: rito di accoglienza legato all'unione col mondo divino, dove vi si riflette il rapporto tra gli

individui. Accoglienza in cui vengono fatte offerte di cose concrete, messe poi sul fuoco, secondo il

pensiero che 'non si ha niente per niente'. Gli dei salvaguardano la salute dell'essere umano, per portarlo

sano e salvo nell'aldilà, facendogli godere al tempo stesso l'esistenza terrena.

La fine dell'esistenza individuale e poi collettiva, si può confrontare con il rito.

Giudizio collettivo della fine del mondo terreno: propensioni, desideri di risposta in merito ad una migliore

esistenza per lui e per coloro che gli stanno intorno, non sviluppa ancora un pensiero più ampio di

salvaguardia del mondo intero.

Si interroga molto su quello che sarà, partendo da dove siamo partiti.

Zarathustra è interprete di esigenze sempre più globali, umanitarie: da voce alle esigenze umane.

8 ottobre 2014

Pag 479 in poi

Concetto delle due esistenze: sono legate da un rapporto spirituale e mentale, la prima detta

MAINYU e la seconda ASTVANT (parola che vuol dire 'dotato di osso', indica quindi proprio la

consistenza corporea, le cose terrene e quindi concrete, metafora che spiega l'importanza di conservare

le ossa di ogni singolo defunto, alla solidità corporea che ha grande importanza in Zarathustra, perché

residuo di ogni individualità che verrà conservata dopo il trapasso).

MAINYU, che vuol dire mentale, che ha radice con la parola latina mens, mente, è qualcosa di spirituale

e metafisico, immateriale ma non meno reale, sta solo in un diverso piano della realtà. Colui che è in grado

di compiere determinate esperienze è in grado di mettersi in contatto con questo mondo fatto di Mainyu.

Questi due ordini sono strettamente collegati, e vi evince il valore della vita terrena, relazionata a quella

ultraterrena. Troviamo questi riferimenti in testi achemenidi, dove troviamo regole, cose che il re doveva

fare per avere determinate risposte e risultati dopo la morte.

Il sacrificio e l'insieme dei gesti durante il rito, servono per ottenere un preciso fine: salute in terra e

salvezza nell'aldilà.

RIASSUNTO:

Yasna e Yazata e mazdayasna sono vari termini per indicare concetti importanti per questa fede.

Associazione del giorno per il bene e della notte per il male. Importanza del fuoco, che non deve essere

spento ma perennemente alimentato, sorvegliato (ancora oggi le comunità zorastiane hanno una benda

intorno alla bocca in modo tale da non contaminare il fuoco col proprio alito).

Quello che accade quando viene compiuto il sacrificio: quando è eseguito in un determinato momento e

da una persona adeguata, si apre la via col divino, in modo da comunicare con lui e fare le proprie

richieste: permette uno scambio reciproco di doni, forze vitali (rigore, pienezza, integrità, immortalità).

Viene richiesta immortalità per ottenere immortalità dell'anima.

Ricompensa: elemento che rappresenta il pagamento che gli uomini possono ricevere dagli dei, per i loro

doni, le loro offerte e sacrifici.

Sacrificio: momento in cui vengono offerte cose concrete come incenso, grasso animale, ma vengono

anche effettuate offerte alle acque, quindi con un'attenzione particolare agli elementi; offerte possono

essere anche le proprio forze, tramite il canto e la parola, quindi abbiamo lodi e venerazioni (tutti questi

modi contro i sacrifici violenti degli altri profeti, che Zarathustra cerca di combattere).

Il rapporto col divino, signore di saggezza, implica una comunicazione portata da incremento, aumento,

azioni che hanno un determinato scopo. Il rapporto col divino si riflette nella concretezza mediate gesti ed

azioni quotidiane che confermano le proprie capacità di collegarsi col dio: tutta la comunità deve

confermare questi principi attraverso la sollecitazione alla vita, in modo collaborativo, ripudiando la caccia

perché azione singola e di orgoglio personale.

Vi devono avere attenzioni verso il mondo animale e vegetale.

Gli dei hanno un progetto nei confronti degli uomini, e gli uomini hanno il compito di seguirlo,

spiritualmente e concretamente, senza ascetismo, castità o rinuncia alla vita.

Quando l'anima lascia il corpo, questa viene accolta in un luogo accogliente, fatto di luce e calore:

situazione paradisiaca che determina diverse narrazioni che vedremo, di diverse epoche e culture.

Ogni vita può avere senso proprio per il raggiungimento di questo scopo ultraterreno, bisogna stare

quindi attenti a come si vive in terra, prefissa dosi obiettivi precisi: salvezza dell'anima, goduria in terra,

evitando eccessi e sgradevolezze.

Pag 480 in poi

Tema del dualismo, che è differente dalla dualità appena spiegata, ma tratta l'antagonismo tra i due

principi di Bene e Male, che riguarda sia l'ambito metafisico che quello terreno.

Dualismo vuol dire antagonismo tra due principi, una concezione del mondo che prevede una lotta

aggressiva (del Male nei confronti del Bene); dio quindi non è totalmente potente, a causa della

presenza del Male, quando questi due aspetti sono in contrasto: con la totale distruzione del male, però,

questa impotenza scomparirà, perché il Bene diverrà l'unico possessore di potere e potenza (rimanendo

di assoluta bontà, nonostante i continui scontri col male).

Zarathustra affronta temi come la morte, la sopraffazione, gli scontri violenti, per questo viene incentivata

la vita, che si autorigenera contro tutto ciò che è negazione della vita, per salvaguardare la salvezza

ultraterrena.

I suoi dialoghi sono risposte ai mali del tempo, cercando di capire così come comportarsi per non cadere

nel gioco del Male.

Questo aspetto etico e morale è uno degli elementi di innovazione che caratterizza Zarathustra.

Stralcio di pag 481-487

SPENTA e ANGRA sono i due spiriti Mainyu primordiali di accrescimento (il primo; è ciò che è

benefico, traducendosi in modo concreto nella vita sociale e sacerdotale come abbiamo sempre visto) e di

annichilamento e negazione, annullamento (il secondo).

Mi sono stati rivelati: spiega quello che accade, esplicitando che è stato il divino a comunicarlo al profeta,

quindi viene evidenziato il rapporto uomo-dio.

Discernono: vuol dire scegliere, quindi indica qualcosa che si fa in maniera conscia, spontaneamente.

Viene poi spiegati i significati dei due demoni, chi ha quale ruolo. Il pensiero zorastiano è estremamente

radicale, o sta dalla parte del bene o dalla parte del male, non ci può essere una via di mezzo.

Lo stralcio si conclude spiegando appunto che bisogna comportarsi favorendo il bene, per ricevere la

salvezza, una volta giunti alla fine della propria esistenza terrena e del contrasto tra bene e male.

La fine del mondo arriverà, e il male sarà sconfitto: i benevoli discerranno positivamente, e non i malevoli.

Ma sta a noi scegliere.

Il peccato può essere rimosso, ci può essere una salvezza, sia nel mondo terreno che per chi sta

nell'inferno: la loro condizione non è statica, questi possono trascorrere un breve o lungo periodo di

tempo in questo luogo, ma poi avere la redenzione e quindi raggiungere dio nel paradiso. Per la salvezza

terrena, invece, troviamo metodi per espiare i peccati, che comprendono un percorso lungo, angusto, ma

che poi porta alla rigenerazione dell'anima.

In questo stralcio viene rimarcata la possibilità di scelta, dimensione legata alla vita stessa.

Si fanno poi a definire pensieri, concetti, volontà ed attitudini cognitive e mentali, oltre che emotive:

queste righe riguardano ogni identità, alta o terrena, non solo i due spiriti o solo le divinità, o solo un

cerchio ristretto di prescelti. L'attenzione va verso ogni componente della sua comunità, per ottenere

anche un più ampio consenso tra coloro che ancora non credevano.

Per Zarathustra bisogna scegliere per il bene, comportandosi quindi in modo etico e morale. Ed essendo

l'indole umana fallibile, sono possibili metodi di espiazione, sia prima che dopo la morte: si potrà sempre

ripagare ai propri errori.

Datar: rendere evidente, porre, predisporre certi comportamenti.

I termini in maiuscolo sono significativi: è un modo per dare nome a certe divinità, come ad esempio

Armonia è la traduzione di Aša, Buon pensiero è la traduzione di Vohu Manah, Potere è la traduzione

di Khšathra, Devozione è la traduzione di Ārmaiti: usare questi termini rende il percorso di arrivare al

divino più facile, perché termini concreti, legati alla vita terrena; tutte queste entità hanno tutte queste

energie positive, che aiutano a scegliere le giuste azioni. Un'altra divinità è Haurvatat, traduzione della

parola Integrità, oltre che Ameretat, cioè l'Immortalità, letteralmente la 'non morte' (acquisisce

consistenza divina): sono divinità di tipo angelico, non personificate come Mitra o Indra, che hanno nelle

loro descrizioni certe caratteristiche dinamiche.

Questi nomi sono qualità divine presenti in questo mondo evanescente, che sta intorno ad Ahura

Mazda, che non hanno loro identità e fisicità, ma che sono auree, sempre presenti ma non rappresentate

antropomorficamente (elaborazione che verrà fatta per alcuni Dei quando verranno in contatto con le

popolazioni mesopotamiche).

Con questi termini si evocano ed annunciano le divinità facenti parte del gruppo dei Benefici e degli

Immortali (capacità che sono sia divine che mortali).

Il pensiero mentale deve essere positivo, per compiere determinate azioni, in base a poteri e capacità. La

devozione deve essere un pensiero pio, legato alla possibilità di avere un pensiero meditativo, legato a

buone qualità che implicano ricettività, che portano ad una capacità di ascolto.

Tutto questo porta alla salubrità del corpo e dell'anima, alla salute fisica. Integrità che può essere

trasgredita.

Non è solo un elenco che riguarda aspetti immateriali, ma sono legati ad una dimensione concreta

dell'esistenza: ordine ed armonia sono legati con il fuoco; il buon pensiero è legato con il mondo animale,

come la mucca e il bue (sono al centro di vari canti); il potere è collegato ai metalli, a qualcosa di

concretamente solido, che permette di realizzare opere, ma si riferisce anche al mondo minerale che può

essere trasformato (riguarda ciò che è all'interno della terra); la devozione è legata alla terra,

esteriormente (una dea protegge la terra); l'integrità, la salubrità, è collegata all'acqua, che pulisce,

purifica (infatti, l'acqua entra in determinati riti); l'immortalità protegge ed è legata alle piante (da qui

deriva una bevanda miracolosa, che permette l'ispirazione oltre che l'immortalità).

In questa lista, tutto l'ambiente ha dei suoi riferimenti di tipo divino.

La paura della contaminazione, soprattutto nell'ambito sacerdotale, implica determinate azioni: non

contaminare la terra, l'acqua, preservare il fuoco; obiettivo è tutelare questi aspetti ambientali. Questo

fa si che l'universo fisico e metafisico siano tra loro connessi.

Questa cantica parla degli interrogativi che poi porge al signore Ahura Mazda; vengono già nominati gli

elementi del firmamento, cioè le stelle, la luna e il sole, e viene evidenziato che il creatore è colui che ha

disposto questo regno. Porge domande retoriche, Zarathustra sa che Ahura Mazda è il creatore di

tutto questo, ma vuole comunque mettere in evidenzia questo ruolo di fondamentale importanza,

focalizzandoci negli estremi, su quello che è il cielo e le tenebre. Viene paragonato ad un artigiano, per

evidenziare la manualità, l'azione manuale di un architetto, un vasaio, ad esempio: viene spiegata in

maniera terrena la Creazione.

Si parla della coscienza diurna oltre che della conoscenza della notte (tramite il sogno ci si avvicina al dio,

tramite le azioni ci si preserva una via verso la salvezza). L'aurora è importante, perché è legata a

determinate manifestazioni, che hanno vari aspetti mitici (durante l'Aurora, il giorno deve ancora

presentarsi).

Troviamo un ulteriore riferimento alla concretezza, tramite l'azione di Dio, di Ahura Mazda: riferimento

al bestiame, come qualcosa che fa protetto perché sta all'origine della pastorizia e dell'allevamento.

Importante è la figliolanza, la procreazione, contro i nemici, gli uomini guerreschi che minacciano questa

sua stabilità familiare. Zarathustra quindi vive in prima persona questa paura (non sono testi che rivelano

unicamente un'esistenza astratta, ma trattano anche aspetti autobiografici, quindi terreni, legati a

conflittualità ed altre esperienze; tutto ha comunque una finalità).

L'ambiente in cui tutto questo avviene non è ancora sviluppato a livello imperiale, ma Zarathustra cerca

comunque di portare un gran messaggio e di dare risposte concrete alle varie domande poste

dall'umanità.

Essendo la forma fisica legata alla spiritualità, la malattia è conseguenza di un certo comportamento

insalubre, malvagio: la cura si basa su piante, bevande vegetali, infusi (viene così sviluppata un'arte

medica). Quindi, la salvezza include anche la salute del corpo.

Ciò che è brutto, deforme, malato, è manifestazione del Male, che opera al loro interno: gobba, denti

storti, essere mutilato, essere sguercio... Per questo, i nemici vanno resi brutti, mutilandoli, deformandoli,

dopo la vittoria in battaglia. La lebbra veniva considerata una malattia conseguenza di una offesa verso il

Sole.

La morte non viene vista come la vittoria del Male, ma come qualcosa legato alla vita, un avvenimento fra

tanti, conseguenza della non-vita. La morte è inevitabile, e dopo che avviene il corpo non è più

importante, perché è l'anima che trapassa e che si salva. 9 ottobre 2014

Le divinità della lista precedente, vengono evocate durante i riti per richiedere determinate prestazioni,

sono tutte legate alla Creazione, e al di sopra di tutte troviamo Spenta Mainyu, spirito che è collegato

con l'uomo.

L'essere umano è al centro del messaggio di Zarathustra, la sua predicazione vuole essere un messaggio

globale, incentrato proprio sull'esistenza umana e sul suo ruolo, nei confronti della divinità e

dell'ambiente, oltre che nei confronti delle forme di aggregazione in cui vive.

L'uomo è al centro del pensiero etico, sociale, di innovazione di Zarathustra, protagonista delle

cantiche, messo al pari delle divinità in un legame primordiale, così ancora più saldato.

Ahura Mazda amministra questo mondo divino, così come il Re Achemenide amministra il regno terreno,

grazie alla benedizione del maggior Dio: elaborazione dell'ideologia del potere del mondo achemenide.

L'essere umano è una creatura pensante, quindi può essere ricollegato allo spirito Spenta Mainyu, sia

che abbiano un pensiero elevato come Zarathustra sia che abbiano pensieri più poveri, come qualsiasi

cittadino.

Pensiero pio, arrendevolezza, aspirazioni a cui si può indirizzare anche l'uomo, dominando la collera e gli

istinti, divenendo padrone della propria mente: nell'amministrazione delle leggi, un re può dirsi tale in

quanto segue questa ideologia, dominando la rabbia (Dario fu un esempio di questo insegnamento).

Energia di tipo propulsivo, incrementando la vita, da tutti i punti di vista, politico, sociale, economico,

diffondendo i propri principi anche tramite le conquiste: il popolo iranico fu un grande popolo

conquistatore, legata a motivi mitici, etici.

Il sovrano è al di sopra di tutto gli uomini, e quindi è lui il primo ad aver il potere di rinnovare il mondo,

attraverso il rituale, eseguito dai sacerdoti come Zarathustra, dove vengono poste le proprie richieste, di

incremento della forza, della salute; idealmente, il sovrano è un tramite, perché agisce in terra come un

delegato di Ahura Mazda, rendendo operative il volere divino.

Compiti del sovrano: FRAŠA, vuol dire rinnovare, colui che rende Fraša una particolare azione

rinnova il mondo. Nelle cantiche di Zarathustra si leggono riferimenti a questo verbo, ribadendo quindi le

finalità del rituale, per meglio comprendere il sacrificio e le sue modalità. Concretizza e sintetizza il fine

del sacrificio. Un altro compito è quello di rendere l'esistenza degna di essere ammirata, invitando a

guardare le sue opere architettoniche, monumentali: azioni che compie per porle all'attenzione del popolo

e degli stranieri, come qualcosa di mirabile, caratterizzato da vitalità.

Pag 485 in poi

Rilevanti sono anche le competizioni tra cantori, sacerdoti con differenti ideologie e, che esprimevano le

proprie idee attraverso i poemi sacri, canti ed inni: vi erano poi riconoscimenti, premi e ricompense

materiali. Zarathustra ci parla di questi altri suoi avversari utilizzando le parole KAVI, KARAPAN

(mormoratori), VAEPYA (simile alla parola indiana VIPRA, che indica una categoria di sapienti e

cantori; riferimento al vibrare; questi cantori riescono a raggiungere uno stato di scuotimento, legato al

canto, alla danza e al movimento, anche utilizzando certe sostanze a cui Zarathustra va contro): gli scontri

erano di tipo retorico, sulla base di canti, rimati e recitati (elaborati, enigmatici, ritmati); una delle

possibilità era quella di sussurrare, bisbigliare questi canti (Modo per ridicolizzare o denunciare

l'avversario); questi scontri prevedevano uno scontro vocale, con mimiche, gestualità, ecc; le droghe erano

una delle possibilità per raggiungere un certo grado di scuotimento, di estasi, ma sono modi eccessivi che

non piacciono al profeta (portavano a stati di entusiasmo, parola di origine greca che vuol dire 'avere il

Dio in noi').

Vate: prevede una forma di ispirazione alta, si viene pervasi da un'energia ultraterrena; deriva dal latino

Vat che vuol dire vento.

Tramite questi scontri, Zarathustra vuole impedire ai suoi avversari di eseguire quei rituali dalle modalità

e finalità sbagliate, quindi di limitare la violenza e gli sprechi. Voleva inoltre stigmatizzare coloro che

eseguivano cantiche solo per mostrarsi, per compiacere loro stessi, privando gli altri dei premi, che

servivano per il sostentamento.

Censura e sanzione di Zarathustra nei confronti delle modalità che portano all'estasi, alla violenza,

all'ebrezza non controllata, all'uso di droghe (canapa, ginepro, ecc; gli shiiti ad esempio bruciavano la

canapa per arrivare ad un'euforia tale da farli ballare): con l'uso delle droghe si arrivava ad una ispirazione

più elevata, ma si rischiava di cadere nella violenza e quindi in scontri fisici, quali la guerra.

Iniziatico ed esoterico sono parole positive, perché tramite questa iniziazione si entrava a far parte di una

cerchia, si accettava il pensiero zorastiano, si condivideva la sua ideologia di vita, legandosi quindi anche a

quegli aspetti occulti, e quindi esoterici, segreti.

Pag 487 e APOCALITTICA sono due definizioni che ci aiutano a capire la

ESCATOLOGIA

cosmologia, come il mondo inizia e come questo finisce (sia il mondo, che la vita del singolo e dell'umanità;

Escatologia individuale e escatologia globale). Determinante in quest'ottica è il Tempo e la Storia,

secondo l'aspetto spirituale, rappresentata dalle lotte tra i due spiriti primordiali e poi tra Ahura Mazda

e ; ma importante è anche la fine del cosmo, cioè la fine del Male.

L'apocalisse è in realtà una rivelazione, un genere letterario legato a fatti storici che sono il preludio alla

fine, vari eventi storici che si ricollegano alla catastrofe finale.

L'Escatologia è già presente negli scritti, visionati a lezione, di Zarathustra; l'Apocalittica verrà dopo.

Anima: URVAN, che è individuale, appartenenti agli uomini così come ad alcuni animali, come la mucca;

per questo capiamo la preoccupazione verso una sorta ultraterrena, per essere accolti in quella che viene

considerata l'esistenza migliore.

Seguire queste norme è già la garanzia per essere accolti nella reggia divina, nella dimora ultraterrena

(primo estratto). Chi segue la menzogna, sarà destinato a raggiungere la reggia dove troverà i demoni, i

cattivi cibi, i malvagi pensieri.

La ricompensa quindi può essere sia positiva che negativa, in base ai tuoi comportamenti in terra.

Riferimenti a questi due percorsi, che vengono aperti metaforicamente nelle due procedure rituali (quello

violento e quello giusto, saggio): percorsi diritti, vie percorribili, sono la rappresentazione della giusta via,

per raggiungere l'obiettivo desiderato; in queste vie camminano le coscienze dei salvatori.

Coscienza si traduce DAENA, e insieme a URVAN sono due aspetti dell'esistenza: la seconda è

l'anima che si distacca dal corpo una volta morti, la prima è un doppio dell'anima, una sua immagine

riflessa, una specie di visione; sono entrambi legati ad una concezione multipla delle anime, un individuo

quindi è composto da diversi strati, che vengono liberati dopo la morte.

In questo testo, parlando delle coscienze, Zarathustra si riferisce al Salvatore, SAOŠYANT: indica

la funzione più importante nel sacrificio, cioè l'attirare energie vitali; si lega a Spenta: il salvatore rende

concrete e operative le richieste, le energie di ringiovanenti e rinnovamento. Da qui l'importanza della

salubrità ed integrità, salvaguardando la vita, rendendo tutta la vita immortale (che rimane più

un'aspirazione che un dato di fatto). Il sacrificatore quindi ha un ruolo fondamentale, principale

nell'ideologia Zarathustriana.

Il salvatore sta a metà tra il sacerdote e il sovrano, perché personaggio che permette il realizzarsi delle

richieste fatte durante il rito.

Analisi della scheda 'Yasna 28'

Formula; domandare per sapere e chiedere; riferimento a mani tese, che indica una gestualità e posizione;

riferimento all'anima della mucca.

Riferimento alle due esistenze; soggetti del soccorso.

Canti mai eseguiti prima, tanto sono belli e pregiati, per ingraziarsi i favori degli dei; richieste e continuo

sostegno, aiuto.

Colui che compie orazioni, parlando in direzione del Dio, per raggiungere i suoi scopi; canto di ospitalità

per farsi accogliere, accettare, per creare uno sconto di amicizia; finalità di tutti questi componimenti è il

dialogo col mondo divino, entrare nel loro mondo.

Interrogativo legato all'attesa e aspettativa; riferimenti all'organo della lingua, che permette di parlare, in

modo da ingraziarsi gli dei ma anche di colpire, non fisicamente come fa la spada, ma tramite formule

cantate e parlate, tramite offese, ingiurie.

Le parole sono il messaggio tra questa comunicazione tra uomini e dei, e contengono determinati

insegnamenti; i soggetti di questo aiuto non è solo Zarathustra, ma tutta l'umanità; chiedono lunga vita;

tutto questo aiuto permette di sostenere il confronto con gli avversari.

Vi sono richieste ed aspettative, fatte solo da chi ha una mente buona, aperta, elevata.

Viene ribadita la richiesta, fatta con adorazione al dio; queste richieste vengono fatte con l'augurio che

siano perpetue, eterne.

Ritroviamo atti linguistici della parola, le domande poste agli dei; viene chiesto quello che rende prosperi,

quello che accresce l'animo e la vita.

Esaudire le proprie richieste tramite doni; siamo nell'aspetto magico dell'uso delle parole, che sono

magiche, servono ad elogiare, a compiacere gli dei, sono quindi ben pronunciati e ben diretti, le parole

vogliono arrivare direttamente all'interessato, senza perdersi nell'aria.

Sfera mentale elevata che si raggiunge nel rituale, la mente del Salvatore si avvicina a quella di Ahura

Mazda, divenendo così essa stessa un metodo di contatto, di mediazione; c'è la speranza di raggiungere

una vita ultraterrena che sarà eterna e in pace.

Parola che vuole elogiare e colpire i malvagi. 14 ottobre 2014

GLI ACHEMENIDI

Finalmente abbiamo molte più fonti, scritture utilizzate in diversi contesti, architettonici urbanistici

ambientali, quindi tramite forme epigrafiche. I testi sono di varia natura, per il periodo achemenide:

- fonti primarie, iscrizione dei re persiani, in lingua però anche babilonese o alamita, così come iscrizioni

egiziane

- fonti secondarie, cioè quelle greche, che ci permettono di vedere in prospettiva come queste fonti

venivano viste da popoli esteri

Abbiamo una ricchezza monumentale, che ha come valore aggiunto il fatto di contenere iscrizioni con

funzione di fonti storiche-filologiche, oltre ad appartenere ad un grande patrimonio archeologico-

paesaggistico.

I vocaboli usati rappresentano l'insieme di valori culturali, sociali, dei vari mondi medio orientali, fino a

giungere a quella che conosciamo oggi: iranizzazione dell'altopiano.

Già in questa epoca gli indo-iranici dovevano essersi spostati, migrati verso ovest, perché troviamo

presenti in queste fonti alcune divinità Indiane.

Medi: iranici, la cui presenza è registrata dalle iscrizioni di soldati assiri, dove vengono riportati i Nomi

propri di questa popolazione (i cosiddetti Arya, Ariani, Iranici). Nel medio oriente troviamo raffinate

civiltà, come ad esempio l'Assiria e Babilonia, punto di scontro ed incontro delle varie civiltà e degli

iranici in primis, che assimilano, imparano ed reinterpretano l'arte, l'architettura, le iconografie, la cultura

di governo ed intellettuale di questi popoli millenari. Quello che vediamo dopo, quindi, è il tramite tra ciò

che c'era prima e quello che verrà, perché viene elaborato e trasformato una conoscenza antica.

In questa mezzaluna fertile, dall'Egitto all'altopiano Iranico, troviamo una concentrazione di cultura, usi,

architetture di primaria importanza per la storia degli achemenidi, che elaboreranno tutti questi aspetti,

anche dal punto di vista spirituale, ereditando saperi come il sistema di scrittura.

La trasmissione fino a questo momento era del tutto orale, sia dal punto di vista religioso che politico-

sociale; per questo secondo caso, la scrittura permette di organizzare la conoscenza, l'amministrazione

civile, tutti gli aspetti della vita quotidiana, scientifica, perché presenti calcoli, l'astrologia, saperi

complessi che hanno bisogno della scrittura, e che le popolazioni del vicino oriente già usavano.

Dagli iranici, questo aspetto viene fatto proprio, anche se fino a quel momento non ne avevano sentito il

bisogno. Si rendono conto della sua utilità.

L'iconografia quindi viene stilizzata tramite cuneiformi, per reinterpretare l'ambiente in modo da fissarlo

nei suoi tratti distintivi, per trasmettere il sapere tramite la grafica (dal disegno al segno). Abbiamo un

adattamento della lingua all'antica persiano (dall'antico iranico di Zarathustra), tipica dei testi

achemenidi, usata per rappresentare la propria lingua ma anche quelle lingue di più antica civiltà come il

babilonese e l'aramita, perché elaborazione di queste già esistenti lingue.

I fenomeni atmosferici e gli astri sono temi centrali di questi testi, divenendo il cielo una sorta di Lavagna,

che accoglie tutti questi aspetti, quindi dovettero rispondere a delle esigenze come: segnare il tempo,

osservare la rotazione del cielo per conoscere l'andare delle stagioni... La possibilità di scrivere ciò che si

vede diviene quindi uno dei mezzi fondamentali per riuscire ad elaborare tutte queste teorie astrologiche.

La scrittura diviene quindi un dono divino, valore rivoluzionare all'epoca, perché grande scoperta

'tecnologica', rilevante per lo sviluppo della mezzaluna fertile, che continuerà la sua storia per milioni di

anni. Importante la scrittura è anche per conoscere le tecniche conoscitive di queste popolazioni, dal

punto di vista scientifico, astronomico, medico, agricolo: fa si che l'uomo abbia il controllo sull'ambiente.

Vengono così fondati archivi, catasti, biblioteche.

I pagamenti, il movimento delle merce, la registrazione degli acquisti, ora sono tutti possibili.

Ovviamente, la scrittura era circoscritta ad un gruppo specializzato di individui, che scrivevano nell'argilla,

nella pietra, che prevedevano tecniche, maestranze tra scrittura e carpenteria, perché bisognava avere

manualità e determinate conoscenze. Coppe, lastre, sigilli, architetture, montagne, lastre di pietra, di

metallo, di alabastro, ecc, sono tutti manufatti artistici che ci descrivono il contenuto di queste scritture, i

loro intenti (venivano trascritte quindi le ragioni della scrittura, il messaggio, il destinatario pubblico, posti

in luoghi visibili per essere letti ed acclamati da tutti: il testo era reso sempre noto, perché si basava su

una propaganda politica del sovrano e della sua corte).

Le iscrizioni pubbliche del sovrano lo eternavano, in targhe così come in oggetti che poi venivano regalati

al sovrano in suo onore: la scrittura rimandava ogni volta all'eccellenza del destinatario del dono, per

elogiarlo, elevarlo e ricordarlo nei tempi. Tramite la scrittura il sovrano in primis parla di se stesso e di

coloro a lui legati. L'iconografia spesso è legato al documento, lo descrive, quindi è più facile capire le

finalità di un determinato programma, l'ideologia e la propaganda, dove tutto si basa sull'esaltazione di

se, per legittimare le sue scelte politiche e le sue azioni: non si deve far accettare, si deve imporre, per far

sembrare normale e logico e giusto il suo Potere.

KHŠATHRA o XŠATHRA: indica il potere, visto già in relazione dell'entità che si trova nelle

cantiche di Zarathustra che indica il Potere, il cui elemento sono i metalli. Tramite il potere si riescono a

realizzare determinate cose. Questa radice Khša l'abbiamo anche in antico persiano, e si traduce nella

parola KHŠAÇA. La radice rappresenta il sovrano, perché lo rende investito, contrassegnato dal

fatto di essere potente, legittimandolo: il sovrano achemenide è considerato un grande re, il re dei re; in

latino diremmo Rex, in celtico Rix o Rig, in indiano RĀj, tutte derivazioni di un termine che non esiste ma

che ricostruiamo in Reg (conservano nella loro concezione del potere termini a loro accomunati dalla

radice di un verbo che significa 'tracciare un linea diritta': in questa concezione così differente quindi, il re,

in un concezione arcaica non strutturata come un impero, è visto come colui che regge una comunità e

stabilisce regole). Prima che queste lingue si separassero poteva esserci una comunità Indo-europea che

concepiva il potere in questo modo, che apparteneva ad un gruppo stretto di individui scelti, colti, che

governavano in una concezione arcaica del potere e delle gerarchie, che dirigeva la società in maniera

retta ed era seguita dal popolo.

Viene poi trasformato questo concetto della 'dritta via', perché in un altro ambiente, più crudele,

violento, si richiedono altre capacità al sovrano, un comportamento più carico, forte, deciso, malvagio in

un certo senso: azioni che non hanno più a che fare con un mondo Indo-europeo, ma con il passato

millenario della Mesopotamia.

Il sovrano achemenide diviene un vero e proprio modello, per varie culture, anche straniere (come ad

esempio per Alessandro Magno, che legittimava il suo potere perché dichiarato sacro).

Il re persiano è investito dal potere, e quindi non riguarda solo lui, da quanto questo potere è forte: ne

viene coinvolto il suo regno e i suoi collaboratori.

Investe il suo potere sul KHŠAÇA, cioè il suo regno.

È qui che sta il cambiamento, dal punto di vista stilistico ma anche qualcosa di concreto, perché il re

esercita sul suo regno (prona territoriale-culturale) il potere concesso dal divino; viene rimarcata con

questa terminologia il suo ruolo.

Non possiamo parlare per i Medi un impero, perché non è stato pienamente raggiunto a seguito di

un'organizzazione non pienamente perfetta come sarà per Ciro II il grande: vengono quindi etichettati

come Stati Secondari, perché non così elaborati, duraturi, come gli altri popoli. Le organizzazioni di tipo

sociale non saranno sviluppate, vi saranno capi Medi che organizzano le forze quando c'è ne bisogno.

Potevano assimilare determinati aspetti della cultura politica e regale degli assiri, a seguito di trattati di

alleanza, dove soldati medi andavano a far parte dell'esercito assiro (erano casi isolati e momentanei).

Questi aspetti però hanno aiutato allo sviluppo del potere persiano, e non di quello medo. Era un

regno, non un impero.

L'impero domina su altri regni, governato da un sovrano che comanda su altri sovrani: Ciro rappresenta

l'inizio di questa futura usanza, ideologia imperiale.

Primo fattore: idea unificante, stessa ideologia, meccanismi di autoidentificazione, con un'emblema di

questa unione, che è l'esercito che rappresenta l'unione di questo popolo.

Poi vi sono altri fattori come quello amministrativo, economico, commerciale, ecc.

Cammelli, cavalli, buoi, mucche, pecore, sono tutti nomi di animali fondamentali per il mondo commerciale

imperiale, perché stavano alla base dei successi gestionali delle genti, oltre a rappresentare strumenti

agricoli e di guerra (come i cavalli), quindi fondamentali per la vita politica della società.

Molti termini, ancora oggi, risentono di un'origine così antica: ad esempio, l'erba medica che rientra

nell'alimentazione animale, deriva proprio dal popolo dei Medi; o la pesca, che richiama la Persia; o la

susina che richiama la città di Susa; o il pistacchio, sempre proveniente da quelle zone.

Elaborazione di un'arte dinastica, del potere: è ciò che gli achemenidi hanno fatto.

Scheda con esempio di cuneiformi, proveniente da un iscrizione dedicata a Dario: nome di Dario, la sua

qualifica di re grande, figlio di..., achemenide. Testo semplice, essenziale, basilare, frasi asciutte,

lapidarie, ma che rappresentano formulari piuttosto chiari e ripetitivi. Sequenza di legami familiari e

dell'appartenenza dinastica agli achemenidi, nome che per i persiani aveva un significato determinante. I

nomi che essi hanno e si danno hanno un'importanza notevole, perché riflettono le doti del loro coraggio

e delle loro virtù.

Dario, ad esempio, significa 'colui che tiene saldamente il bene', viene quindi richiamata la bontà. Anche il

nome del padre, Hystaspes, è 'colui che ha i cavalli veloci', rimanda quindi all'ambito produttivo. Molti

nomi persiani si formano con la radice Arta-, che richiama il principio di ordine ed armonia, verità.

L'onomastica in ambito achemenide è molto ricca grazie a questi testi, che presentano molto spesso

questi nomi.

Il nome Dario non include per forza la componente pacifica, perché richiama solo la possibilità di tenere

in pugno il potere. Il sovrano è colui che domina, anche se stesso, la sua mente, per questo è un re giusto

(parla così di se nella sua iscrizione tombale, riferendosi al fatto che tiene il popolo così come gli istinti,

aspetto che racchiude in se ambiti pacifici e guerreschi insieme; ovviamente, parla di se in senso

elogiativo).

'Colui che ha una mente che segue', cioè il significato di achemenide.

L'iscrizione di Dario fu un totale successo tra i greci, che consideravano Ciro e Dario dei re grandi,

tanto che molti scrissero elogi, trassero insegnamenti da questi due sovrani; al contrario, Serse venne

beffeggiato, considerato diabolico, fino ai tempi nostri.

I greci consideravano in positivo questi sovrani persiani, per la loro grandezza, ricchezza, cultura, tanto da

dedicargli scritti, tanto da parer un atteggiamento eccessivo, ma in alcuni casi la cosa si può spiegare nel

fatto che i greci venivano affascinati da questo popolo, entrandovi in contatto.

Le iscrizioni sono ripetitive, delle volte viene eliminata la voce del verbo essere: 'io (sono) Dario, il grande

re' e poi continua dicendo 'Ahura Mazda (è) un grande dio', in modo tale da legare il sovrano al suo dio,

perché unica entità. La parola utilizzata (BAGA) per indicare il dio, sta a significare qualcosa che è

concesso, quindi sta indicare un dio che dà, che è soccorrevole, porta aiuto quando viene chiamato dal

sovrano: è il più grande degli dei così come il sovrano è il re dei re.

È un umano che parla così del dio, ma usa frasi che indicano un'avvicinanza, un'appartenenza al dio

stesso: marcata ma distinta, perché il re non si rivede nel Dio, gli è solo affiancato, vicino (come succede

invece nel caso del Re d'Egitto, che si trasforma in una vera e propria divinità).

L'iscrizione continua dicendo che grazie alla grandezza del dio, Dario è il re (dipende quindi dal volere

divino; le sue fortune, le sue vittorie, le sue sconfitte, le sue capacità organizzative, sono legate al volere

divino, quindi qui sta l'importanza del sacrificio rituale, per ingraziarsi il dio).

Viene poi identificato nella sua origine etnica, dicendo di essere armeno. 15 ottobre 2014

Fondatore dell'impero persiano: KURUŠ, cioè Ciro il grande, nome particolarmente caro della

coscienza iranica, che si definiscono della 'stirpe di Ciro': questo individuo fa parte del passato glorioso

dell'Iran, quindi fa aumentare il loro orgoglio.

SHÁ di Persia, cioè il sovrano secondo la concezione iranica, investito dal potere, parola utilizzata nel

secolo scorso da una dinastia che ha regnato fino al '79, rovesciata poi dal cambio di regime. Questo ha

determinato una nuova curiosità verso questa epoca, questa eredità culturale, che ha incentivato studi e

scavi archeologici, per capire come questa identità culturale fosse antica.

Per quanto riguarda la storia di Ciro, questa identità è pienamente chiara, perché la sua storia ci è stata

tramandata tramite scritti, non di lui stesso perché non abbiamo molte fonti del re, quindi poco cospicuo è

il materiale iranico, a differenze di quelle greche, che hanno tramandato le vicende di Ciro, tanto da

divenire anche più tardi, nel mondo Medievale, idealizzato al massimo (lo ritroviamo in Dante, in

Machiavelli, che vede Ciro come sovrano ideale; venivano fatte sue iconografie per mostrare l'ideale di

sovrano, o scrissero canti, testi, come fece Senofonte dedicandogli un'opera intera: i greci ammiravano

questo popolo, oltre a temerlo).

Quando si pensa a Ciro, si richiama al Buon Governo: è così che i greci percepivano la monarchia

persiana, governo improntato su determinati principi, testimoniati nelle iscrizioni achemenide (giustizia,

attenzione a non compiere torti ai deboli o ai forti, in modo che nessuno dei due prevalga sull'altro, equità

del governo del re, quindi moderazione). Re è grande tanto quanto Ahura Mazda, ed è il suo delegato in

terra. Il sovrano deve avere attenzione verso quei atteggiamenti che potrebbero portare all'ira e quindi

alla caduta dell'essere umano, che causa la sua 'perdita'.

Gli atteggiamenti non corretti saranno puniti dal sovrano.

Ciro seppe proporre un modello vincente di sovranità, a scapito di altri soggetti visti con pregiudizi fino

ai nostri tempi (vedi Serse). Oltre all'esercito, ci devono essere altri contenuti, è da Ciro in poi li

troviamo.

Il cilindro di Ciro:

Resto archeologico di importanza storica ed epigrafica, dove troviamo inciso in cuneiforme un testo di

propaganda, di cui poi fecero parecchie copie che poi venivano donate, perché considerato una sorta di

'carta dei diritti dell'uomo', quindi è un documento estremamente importante non solo per capire l'azione

di Ciro, ma il suo programma, che poi verrà continuato per tutta la dinastia achemenide: alla base stava

l'attenzione verso le altre culture e civiltà, in una sorta di dialogo intraculturale, che permetteva di

mantenere prospero il proprio impero (attenzione alla molteplicità dell'ambiente e delle popolazioni

circostanti, senza oppressione, devastazione fisica e culturale). Cambiano quindi i rapporti con gli

sconfitti, in una sorta di tolleranza: da conquista a rapporto alla 'pari', mantenendo le loro usanze

culturali, religiose, sociali.

Ovviamente rimane la classe dominante degli achemenidi, che fanno parte di una famiglia e di una cultura

ben definita e salda: etnoclasse dominante, persiana ed achemenide.

Le altre culture però verranno assimilate, non distrutte culturalmente.

Ciro nell'arco di venti anni riesce a conquistare una grande vastità di terre e di relazionarsi con molti

popoli, rimanendovi in contatto stretto, assimilando le loro usanze, da tutti i punti di vista.

Diventano in qualche modo tutori degli altri culti (varrà per Babilonia e per l'Egitto): in ogni luogo

assimilavano e si acculturavano, infatti non risulterà uno stile proprio achemenide così invasivo, ma solo

reinterpretazione di usi e costumi di altre civiltà.

Il sovrano, la sua legge, il suo volere: tutto il resto era possibile, quando questi elementi funzionavano.

L'impero si domina con la comunicazione e per questo gli achemenidi, al pari degli assiri, riuscirono

nell'intento, in modo tale che l'impero fosse controllato in ogni sua parte, mettendo in comunicazione tutti

i popoli del proprio impero, tramite funzionari che erano vere e proprie "spie", gli occhi del re, che

ispezionavano e comunicavano l'andamento al re stesso (=Satrapo, che dominava le Satrapie).

Tutto questo converge in un centro, la Persia, luogo di origine della dinastia, in cui si insedia,

spodestando la dinastia precedente. Vengono costruiti monumenti oltre che ideologie, meccanismi

burocratici, amministrativi.

Vi deve essere un luogo geografico ben definito che rappresenti il cuore dell'impero: tutte le vestigia

architettoniche sono importanti.

Tutto si irradia dal centro fino alle circoscrizioni regionali, chiamate Satrapie, governate dai Satrapi,

parola che deriva dal greco e da KHŠATHRA, rappresentando il re come suo delegato, in queste

zone di confine. Tutto converge nella centralità del sovrano.

Percezione di una potenza considerevole, di una potenza che proveniva da tutta l'Asia: i greci fanno

presente di questi aspetti nei loro scritti, ma la troviamo anche in iscrizioni locali (mostra l'aspetto

multiculturale dell'Impero, anche a livello militare).

Questo aspetto della tolleranza è ciò che caratterizza il re, il nome di Ahura Mazda non compare, ad

esempio. Ciro è al centro del testo, identificato in colui che viene per portare il bene, elevato come una

figura superiore, divina (troviamo questo nella Bibbia ebraica e nel Cilindro di Ciro): è un nuovo modo

per vedere le divinità, favorendo l'integrazione culturale.

Il sovrano continua ad avere il suo dio, ma questo non vuol dire che il sovrano stesso non potesse avere

una molteplicità, a lui sottomessa.

Libro di Pettinato, Babilonia.

Babilonia è una città di grande valore simbolico, perché punto strategico della Mesopotamia, così come

sarà la Palestina, ma il suo valore dipende anche dall'antico prestigio delle sue dinastie, delle sue scienze,

culture, arti. Infatti, vuol dire 'porta degli dei'. Proclama scritto su un cilindro rinvenuto a Babilonia, fatto

redigere dal sovrano Ciro al suo nuovo popolo Babilonese.

Questo cilindro doveva avere una sorta di perno ai lati, per essere letto facilmente girandolo, oggetto

comune impreziosito, esaltato dalla scrittura, elaborato dall'élite babilonese, in cuneiforme babilonese

(lingua accadica), cosa che fa capire il forte contatto tra questi popoli, che fece produrre questo testo di

propaganda. Ricorda iscrizioni assire di Assurbanipal, quindi un'attenzione verso altre culture, come

appunto quelle assire.

È un testo importante, quasi una 'carta', un testo di propaganda con il volere del sovrano, dove è

presente la divinità Marduk, della ideologia Babilonese, così come il dio Nabu e Bel.

La conquista di Babilonia per mano di Ciro viene facilitata dal gruppo sacerdotale babilonese, che era

scontento del governo locale.

Rappresentare figurativamente gli essere divini: inizia in questo momento.

Pag 243-244

Accusa del sacerdozio di Marduk verso il re Babilonese che si desiderava cacciare: vengono elencate le

sue azioni, viste in maniera sbagliata, insensata... Capo d'accusa: Nabonedo si comportava male verso la

propria città.

Viene presentato il bersaglio verso cui si vuole manifestare una rivolta, mostrando le ingiustizie

nell'ambiente sociale e nei confronti del culto divino (venerare certe divinità piuttosto che altre era visto

come peccato). Questi atteggiamenti portavano a lamenti degli dei stessi, a loro rimproveri.

Marduk quindi cerca il sostituto a questo cattivo regnate: con suspense, viene preparata la giunta di

Ciro (riferimento alla Cerimonia del Nuovo Anno, festa importante per Babilonia, simile al capodanno,

dove Marduk veniva portato in processione e in cui tutto veniva rinnovato e celebrato).

Viene quindi l'elezione divina, di scelta del dio nel successore: troviamo salvezza e liberazione, perché

considerato re del mondo, colui che libera e salva, funzione regale nei suoi aspetti più benefici.

Si rimarca l'azione vittoriosa di Ciro, in modo che si sappia il suo valore, che coincide con l'appoggio

degli dei. C'è sempre la legittimazione divina che spiega gli effetti della vittoria.

Vigilanza sul pensiero, retto, giusto, positivo dal punto di vista morale, psicologico, comportamentale.

Idea della vicinanza tra dei e re giusti, che camminano insieme come amici: gli dei sono attenti al volere

degli uomini, preparandogli la strada verso un cammino corretto, vittorioso, distruggendo tutto quello che

gli potrebbe impedire l'ascesa.

Quella di Babilonia fu una conquista abbastanza incruenta, per questo viene vista quasi giusta, perché

dettata dal dio Marduk. Viene cacciato Nabonedo ed acclamato Ciro.

Omaggio al sovrano: inginocchiamento, prostrazione, gesto che Alessandro poi prenderà nel suo

cerimoniale (atteggiamento che dal punto di vista greco era impensabile, infatti Alessandro fu criticato

per questa sua scelta). È un atteggiamento tipico della Mesopotamia assira, sia nei confronti degli dei

che degli istituti regali (è quindi un elemento acquisito).

Ciro viene visto come un salvatore, e ci fa capire il carisma del sovrano che da salute, libera dal cattivo

governo, perché custode del giusto.

Il re salva o condanna.

Concezione medio orientale che viene ereditata dal popolo ebraico-israeliano. Il salvatore è definito

Messia, Ciro stesso viene chiamato in questo modo. Da questo concetto di Messia si giungerà alla

parola greca di Cristos, il nostro messia.

Per il mondo ebraico ancora questo Salvatore deve giungere.

Proclamazione di Ciro: "io sono" viene riutilizzato, proprio come nel caso dell'iscrizione di Dario, dove si

definiva Grande Re, re dei re (continuità mesopotamica ed iranica). Parla della sua famiglia, della sua

discendenza, per reclamare la continuità regale di una stirpe che ha sempre avuto il potere nelle loro mani:

questa continuità temporale da legittimità al suo governo.

Pace, calma, tranquillità, salvezza: tutte caratteristiche del buon governo.

Riflesso dei benefici a livello sociale, economico, politico, di questo governo, portato e benedetto da

Marduk.

Idea del tributo come ciò che converge verso il centro, verso il re, visto come dono da parte dei popoli

governati. Inoltre, il sovrano ristabilisce quelle che sono le libertà, le possibili distruzioni che potevano

capitare in momenti difficili, di scontri (anche Dario esalta questa sua azione di risanamento, di

guarigione, tramite azioni di patrocinio, di donazioni, aspetto economico connesso alla religione e alle

ostriche sacerdotali). Doveva esserci stato un decentramento dei culti anche nelle altre città, quindi Ciro

risana anche questo aspetto, riportando tutto all'ordine corretto.

Il brano si conclude con una forma di augurio, di auspicio: esortazione affinché tutti abbiano presente i

benefici compiuti da Ciro, sia gli uomini che gli dei che concedono favori e permettono l'esercizio del suo

potere (ha quindi componente mitica, religiosa, rituale che va a comporre una monarchia ideale).

Politica di tolleranza sottomessa a queste regole, ordinamenti, in cui il sovrano concede sulla base del suo

volere, trasmesso dagli dei. Rispetto divino + rispetto del sovrano. 16 ottobre 2014

Iscrizione di Dario: con lui troviamo una più intensa componente propagandistica, delle forme

gerarchiche, dell'organizzazione politica-militare soprattutto in Egitto, l'incremento della flotta navale:

troviamo tutte queste organizzazioni in diverse iscrizioni che contengono anche importanti fatti storici e

ideologia del potere oltre la sua organizzazione; così come la localizzazione geografica delle iscrizioni è

decisiva per il lavoro del testo, o completavano un disegno architettonico quindi era più comprensibile, o

erano fatti in rilievi rupestri, in montagne quindi, come nella caso dell'Iscrizione di Bisitum (sorta di

marchio del territorio, che diveniva 'proprietà', sotto il controllo del re).

Oltre alla lingua del sovrano, troviamo altre versioni ad esempio in Babilonese, in alamita.

L'iscrizione è in lingua persiana, conosciuta già dai greci col nome di Bagastana, radice che si riferisce

proprio ad un luogo, mentre baga definisce la divinità: possiamo tradurre il nome quindi con 'monte degli

dei'; questo monte era localizzato in una zona di transito, che portava a Madad, quindi luogo di

circolazione, comunicazione, luogo noto ed importante, in modo tale da poter vedere fin da lontano

questa iscrizione, anche se sicuramente non tutti sapevano leggerla: aveva comunque il suo effetto,

perché tramite i segni gli uomini analfabeti percepivano un preciso messaggio. Questa iscrizione era

localizzata a 70-80 metri di altezza, quindi qui viene il dubbio sulla sua vera funzione (l'altezza permetteva

la vista della scrittura anche dall'alto, quindi dal mondo divino: questo messaggio era indirizzato anche a

loro).

Coloro che realizzarono questo testo dovevano aver effettuato un gran lavoro.

I persiani erano soliti offrire i loro sacrifici in cima ad un monte, quindi la locazione è collegata anche a

questi riti: luogo fisico e geografico fortemente simbolico, perché parte della terra fortemente vicina

all'alto, al mondo degli dei (vedi l'importanza del monte nel mondo greco, con l'Olimpo, ecc).

Il monte è quindi un posto in cui gli dei risiedono o si manifestano.

Messaggio per gli uomini e messaggio per gli dei, in forma scritta (fattore di grande importanza, per la

comunicazione tra dei ed uomini, che si scrivevano anche vere lettere e messaggi). Racconto di scrittura e

racconto visivo: duplicità del messaggio.

Raffigurazione di Dario, uomo dietro di lui con lancia in mano ed arco che esprimono la potenza bellica

del popolo persiano, il sovrano appoggia il suo piede sopra il primo di una serie di sconfitti, legati da una

corda al collo e polsi, ribelli sconfitti e ricordati in questa iscrizione. Sotto i piedi di Dario, con braccia

rivolte verso l'alto, è uno dei principali antagonisti, mago di nome Gaumata: scontro tra potere regale e

potere sacerdotale; prima con i Magi avevamo una dialettica tra questi mondi, mentre in questo caso

questi poteri forti non sempre erano in accordo (in alcuni casi l'uno vuole usurpare il trono dell'altro, come

nel caso di Gaumata e Dario): in questa iscrizione viene riportata la vittoria di Dario sul mago. Il fatto

che i prigionieri sono legati mostrano una certa clemenza, perché non vengono sterminati, simboleggia

potenza del sovrano, umiliati perché rientra nel consueto uso del sovrano e della guerra.

Pag. 369 inizia l'iscrizione

"Io", segno di autoreferenzialità; titoli che si collegano tra loro, re centro di un luogo geografico e di un

gruppo, ma prima di tutto importante è essere Persiano, figlio e nipote, Achemenide: vera e propria

dichiarazione di stirpe e di dinastia achemenide.

Dario parla sempre in terza persona, forma che si ritrova in altri testi, oltre ad una precisa formula

genealogica. La discendenza vuole legittimare il ruolo di regnante di questi individui. Ma in realtà questa

genealogia non è vera, Dario si 'infila' in questa serie di regnanti, ma fa così per darsi una giustificazione,

per legittimare appunto il suo ruolo (leggiamo sempre e comunque la sua versione, non la verità assoluta

della storia).

Riferimento al sostegno di Ahura Mazda, suo dio (bata), che gli ha conferito lo Khšaça, il regno.

Partendo sempre dalla Persia, esplicita i regni sotto il suo governo: prima elencazione delle terre

conquistate, in questo caso non troviamo l'India, che invece sarà presente in altre iscrizioni (queste terre

sono 'venute a lui', come se le terre stesse fossero convergiate verso lui).

Il personaggio n.13 rappresenta uno Shiita, con cappello che gli protegge il volto, è una varietà di questi

popoli nomadi che Dario comandava (zona montuosa da cui venivano invasioni, quindi importante era

tenerla sotto controllo).

C'è sempre aspetto di riverenza verso Ahura Mazda, il suo 'benefattore'.

Suddite: parola traducibile con BANDAKA, in riferimento anche al suddito; ciò che è legato, non

come prigioniero, fisicamente, ma esprime un vincolo di sudditanza. Non ha aspetto negativo come la

parola schiavo, anche se sono soggetti al volere del sovrano: tutti, anche i più alti funzionali oltre che i

contadini, sono legati al sovrano. Connessione, legame, vincolo dipendente tra sovrano e sudditi.

Se viene rispettata viene celebrata, se viene trasgredita si viene messo in vincolo, si viene imprigionato

come una bestia, costretto a supplizi e torture. Fondamentali erano quindi i tributi delle terre

conquistate, parte che spetta al re, differente in base alla regione e ai suoi prodotti (ricchezze minerarie,

prodotti agricoli, gioielli).

Il volere del sovrano aveva un gran peso: questo era compiuto in ogni momento della giornata, di giorno e

di notte.

Legge: termine traducibile con DATA, che racchiude tutte le volontà del re, a cui tutti devono far

riferimento, sono quindi sottomessi alla legge, fatto che indica lealtà o slealtà, e quindi ricompensa o

punizione. Questo pensiero ci riporta all'ordine, all'armonia, alla fedeltà nell'ambito della parola e delle

azioni. Tutto il resto, ciò che è menzogna e disordine, viene punito. Questo è l'aspetto morale del

comportamento (ricollegandosi col pensiero di Zarathustra, anche se visto dal punto di vista politico).

Viene rimandato il soccorso di Ahura Mazda, che gli ha portato tutto quello che Dario possiede.

Condizione di 'tenere saldamente in mano', riferendosi anche al significato del nome Dario, che è colui

che 'tiene saldamente il bene': controllo fisico del re.

Riferimenti storici alla spedizione di Cambise in Egitto, per legittimare ancora una volta il proprio

potere: si parla in maniera falsa di un intrigo, dove Cambise uccide un uomo, in una congiura organizzata

con mascheramenti, di cui Dario da una spiegazione nei paragrafi successivi. Questa congiura portò a

sommosse della popolazione, cosa che divenne letale.

DRAUGA: parola collegata a Druj, che indica la menzogna, ribellione, disordine, disarmonia,

trasgressione delle regole che fa divenire il popolo sleale. Si parla di gente che si maschera per quella

che non è, in modo tale da rappresentare la falsità, da Dario punita.

Sono difetti per far vedere cosa tutela il sovrano, cosa rappresenta l'ordine delle cose.

Riferimento al mago Gaumata, proveniente da una località ben precisa (testo importante proprio per

questo, perché esplicita i luoghi geografici di un regno vastissimo). Questo mago si fa passare per un

altro uomo, per il figlio di Ciro e quindi successore al trono (meccanizzazione, nemico è colui che mente,

come in questo caso). Questo mago riuscì a spodestare Cambise ed ad ottenere il Regno achemenide.

Cambise puoi muore, peggiorando questa situazione di menzogna.

Solo Dario poteva risolvere la situazione, l'inganno, grazie all'aiuto di Ahura Mazda: con un piccolo

esercito, fidati collaboratori di Dario, inizia la sua offensiva, uccidendolo. Dopo la morte del mago, il dio

sugli conferì il regno, facendolo divenire re.

Riferimento agli uffizi religiosi di Dario, azione di restauro, di ripristino delle cose giuste, del giusto

assetto socio-politico, prima di questa fase di disordine, dove qualcuno aveva sottratto la sovranità ad

una famiglia di sovrani.

Elenca quello che ripristinò, quello che il mago avevo distrutto o tolto al popolo.

C'è sempre un accenno alla protezione nei confronti della religione e della sua casata.

Dal paragrafo 15 in poi, inizia il resoconto di altre azioni militari e politiche di Dario, dopo che divenne re:

mostrano le avvisaglie che Dario deve tenere sotto controllo, per mantenere il controllo del paese. Il

nemico sconfitto viene sempre immobilizzato, legato, trattamento che lo umilia, perché paragonato ad

un'animale.

I numeri riportati sopra ai paragrafi stanno a significare la colonna in cui questi testi erano scritti.

Dal paragrafo 25 in poi vediamo parecchie ripetizioni, in cui Dario ovviamente è il protagonista, vincendo

sui nemici.

Al paragrafo 32 viene descritto in maniera esplicita il trattamento che subì il nemico, che viene umiliato,

sfregiato, legato alla sua porta (termine che designa la corte, il luogo di passaggio che porta alla stanza e

alla dimora del sovrano, quindi è ancora più umiliante, perché sta nel luogo intimo del sovrano), schernito

dal popolo, visibile nella sua sconfitta: supplizio atroce, dopo il deturpamento del nemico. La sua

integrità, conforme a salute, ordine, che porta favori dagli dei, viene distrutta dal difetto fisico, legato al

male interno, alle menzogne, ai comportamenti malvagi, che hanno portato alla ribellione: lo si sfigura per

provarlo della sua umanità, rendendolo irriconoscibile.

Bruttezza = male compiuto.

Riferimento alla corte, alla zona in cui il sovrano vive.

Anche al paragrafo 33 troviamo un altro riferimento alla sconfitta di un traditore, che subisce la stessa

sorte (idem i paragrafi successivi).

Questa ossessiva narrazione di battaglie e contrasti e vittorie si ripetono in tutte le colonne, compare

sempre la menzogna, seguita da ribellione, e soppressione del male.

Pag 378 (situata più avanti nelle slide)

Il contenuto cambia nelle colonne 4 e 5 (quelle di prima avevano l'obiettivo di essere ricordato, per questo

sono ripetitive). Nella 4* colonna riassume tutto quello che ha detto nelle colonne precedenti.

Immagine di possesso molto forte, perché rimando continuo al nome di Dario, che conquista tutto quello

che Ahura Mazda gli concede: tutto è in mano sua. 21 ottobre 2014

Denuncia che si possa reggere su qualcosa di verosimile, parla ovviamente Dario quindi denuncia e

stigmatizza il comportamento dei suoi nemici che, mentendo, hanno alimentato sommosse, ribellioni in vari

paesi sotto il suo dominio (nelle Satrapie del suo impero): doveva legittimare il proprio operato, protetto

da Ahura Mazda che per grazie gli ha concesso il potere.

Fattore divino di estrema importanza dell'Iranismo: vittoriosità e fortuna sono due concetti legati ad un

dio della vittoria, chiamato Verethragna , e questa capacità porta immortalità, invincibilità: la sconfitta dei

re persiani per mano di Alessandro Magno, servirà agli stessi per considerare colui che ha vinto colui che

ha il favore degli dei, anche se non appartenente alla casata achemenide (pensiero che fece accettare al

popolo la sconfitta). La fortuna implica la persona investita a portare una sorta di 'aureola',

un'irradiazione (viene rappresentato con aureola, ali, intorno a raggi di luce: elemento iconografico che

rimanda alla fortuna, al buon successo; caratterizza gli eroi e gli esseri umani in genere, portatori essi

stessi del favore divino): simbolo di favore e splendore.

Sono tutte nozioni che tra di loro si richiamano e che spiegano la situazione dell'individuo che sta sotto

la protezione del dio.

Per questo ai paragrafi 53-55 viene ribadito il fatto della menzogna, perché il re deve starle lontano,

perché minaccia la protezione divina: sorta di prescrizione verso coloro che verrano dopo di lui.

Determinati uccelli come Aquila, sparvieri, altri rapaci, vengono utilizzati nelle iconografie per evidenziare

la vittoriosità e la fortuna, insieme alla luce e ai raggi solari: segni riconoscibili ed evidenti del favore

divino.

'Colui che reciterà...' È un leggere ad alta voce, più che leggere tra di se, per far conoscere anche a chi

non sa leggere il contenuto delle iscrizioni. Non si leggeva a mente, ma si recitava davanti ad un pubblico,

per far circolare il testo, data la sua importanza. Di questo si occupavano generali, soldati, gruppi come

scribi, sacerdoti, chi quindi sapeva scrivere e leggere.

Ha valore didattico ma anche terroristico, perché l'unico obiettivo è far conoscere il messaggio del re: è

questo il ruolo dei saggi, dei sapienti.

Esortazione a verificare la veridicità del messaggio regale (sorta di minaccia nelle parole di Dario, che

pone domande retoriche verso gli ascoltatori), che non può essere messo in dubbio.

Inoltre, Dario si giustifica, dicendo di aver fatto molto più a livello politico-militare, di quello che c'è

scritto nell'iscrizione.

Ahura Mazda è un dio che concede, elargisce nelle richieste fatte, e chi è in sintonia con questi favori è

premiato dal dio, perché è amico di chi si comporta secondo determinati valori, che partono dall'individuo

e si estendono alla famiglia e alla comunità.

Il zorathrismo si traduce sempre con qualcosa che riguarda, migliora la vita del singolo e della famiglia:

allegare la vita, migliorare la vita sociale della comunità, tramite l'amicizia instaurata con Ahura Mazda.

Travasare il messaggio o mentire, porta ad un destino solitario, sarai privato dalla famiglia, percosso dal

dio stesso con mazze, bastoni (Mitra, Verethragna...).

Ogni aspetto della vita era fondamentale, così come la possibilità di incrementarla: la famiglia e la prole

quindi stanno alla base della religione iranica.

Oltre ad Ahura Mazda, vi sono altri dei, altri Baga: non vengono elencati tutti per non rischiare di

dimenticarne qualcuno (paragrafi 62-63).

Il verbo essere indica l'essere per eccellenza, quindi il Mondo Divino.

Dichiarazione di imparzialità verso il popolo, come un sorta di mediazione tra re violento e re magnanimo:

no menzoniero, no malfattore, ha percorso una strada diritta; colui che fa il male fa le cose in maniera

deviata, storta, contorta: questo comportamento viene esteso a tutta la sua dinastia, sia nel bene che nel

male, e anche a chi collabora con lui, quindi alla sua corte.

O c'è il premio o la punizione. I difetti vengono colpiti, i pregi premiati. Chi è in disaccordo col sovrano va

contro la divinità stessa.

Paragrafo 65: invito a salvaguardare il lavoro realizzato, sia la scrittura che le immagini realizzate dai suoi

sottomessi; vengono ricordati così, oltre al re stesso, anche i suoi vicini, i suoi consiglieri, i suoi soldati, i

suoi collaboratori.

C'è sempre stato il volere di far rimanere il messaggio regale, sia in forma scritta che iconografica.

Attenzione verso la scrittura, in un ambito ancora pubblico, perché esprime i valori di una comunità, una

stessa ideologia, rappresentando le cose giuste, la parola del re. Tutto quello che lui fa deve essere

rispettato, con una devozione che porta a proteggerlo.

Aspetto della condanna, della maledizione, che capita a tutti coloro che non obbediscono ai precetti e

alle disposizioni divine.

In questo contesto la scrittura ha una funzione fondamentale, perché, essendo pubblica, viene estesa a

tutti i livelli e in ogni luogo dell'impero (funzione molto più ampia quindi rispetto all'uso della scrittura in

ambito sacerdotale).

Elencazione dei suoi collaboratori, che lo aiutarono ad annientare il mago GaumĀta: tutti i nomi vengono

ripetuti insieme alla discendenza familiare e all'appartenenza al regno Persiano, elemento di grande

affermazione e rivendicazione etnica-culturale. Dario chiede al dio di proteggere anche i loro familiari, in

modo tale da mantenere compatto questo cerchio a lui fedele, anche con il suo successore.

I nomi nella loro forma tra parentesi vengono riportati anche da Erodoto, in relazione al racconto

dell'elezione di Dario al ruolo di sovrano: diviene re nel momento in cui occorreva fare una scelta, sono

quindi portati a decidere chi far salire al trono: il tutto avviene nelle prime luci del giorno, durante l'alba;

sarebbe divenuto re colui il cui cavallo avrebbe nitrito per primo, per questo i cavalli e il sole sono

iconografie fondamentali nel rappresentare la divinazione (=ippomanzia). Il cavallo di Dario nitrì per

primo, tra le luci dell'alba, per cui viene consacrato come sovrano.

In realtà, Erodoto, con malizia, spiega la situazione antecedente: il giorno prima, lo scudiero di Dario fa

accoppiare il cavallo, e il giorno dopo fa risentire l'odore della cavalla al destriero, in modo tale da farlo

nitrire. Questo è la spiegazione tecnica alla verità apparente della sua ascesa al trono.

Secondo i greci, questo spiega l'efficacia di determinate narrazioni persiane, che favoriscono

avvenimenti, per preparare situazioni favorevoli di consenso e fortuna: in questo Dario riuscì pienamente.

Importante era il recapitare in più larga scala il messaggio, per questo i messaggi erano trascritti in altri

formati, per essere letti a voce alta nei luoghi pubblici cittadini: 'questa iscrizione è scritta in persiano',

fattore che definisce anche a livello linguistico un popolo intero, unendolo ulteriormente. Tutte le altre

lingue era usate successivamente, per diffondere l'iscrizione. Ma l'aramaico era la lingua ufficiale,

amministrativa, la lingua del re, trascritti in supporti in argilla, tavolette tipiche della scrittura cuneiforme, o

nella pergamena (soprattutto per quanto riguarda l'aramaico, scrittura più semplice del cuneiforme).

L'iscrizione fu realizzata in presenza del re, così come la recita e la duplicazione, in modo tale che lui desse

l'approvazione: complicata doveva essere la catena di competenze, dalla traduzione alla realizzazione con

scalpelli nella roccia, agli oratori.

Mentalità che implica il controllo regale della comunicazione, della parola scritta.

Differente era per altre culture come la Grecia, dove vi erano anche composizioni private, che venivano

trasmesse, senza alcun controllo, dai poeti stessi, che divenivano al tempo stesso scrittori e oratori.

La parola del sovrano aveva grande potere, perché era persuasiva, soprattutto tramite le lettere riusciva

a far arrivare il proprio messaggio e a influenzare il destinatario (maggiore circolazione della sua parola

tramite le lettere che erano più facilmente trasportabili).

La colonna 5 riporta gli avvenimenti militari nel suo impero, quindi spiega come questi rischi vengono

soppressi. Di nuovo troviamo il termine 'slealtà', legata al fatto che i suoi nemici non veneravano Ahura

Mazda: il popolo non era costretto con la forza a venerare questa divinità, ma nell'orbita di una unione

sociale il credere in Ahura Mazda dimostrava di essere giusti, sulla retta via, corretti.

AYADANA: cioè luogo di venerazione, all'interno troviamo YAD, cioè il gesto di venerazione,

proprio come il termine indiano Yašt, usato nell'Avesta (prestare culto, venerazione, devozione al dio).

Colui che venera il dio, che fa Yad, avrà misericordia, una vita eccellente sia in vita che in morte.

Chi ha pietas provoca il favore degli dei, il loro appoggio e sostegno, ha fortuna, vittoria: reciprocità di

favori tra dio e uomo.

Gli ultimi tre paragrafi si riferiscono ad un ultimo personaggio, un nemico Shiita di nome Skunkha, che

indossava un cappello a punta proprio come il personaggio rappresentato nella raffigurazione. Gli Shiiti

erano un popolo fondamentale nel regno di Dario.

Tutti questi concetti base ritornano sempre nelle iscrizioni achemenidi, anche se sono meno chiare

rispetto a quelle dell'Avesta: gesti rispettosi della vita in cambio di favori divini.

Termini principali

XŠĀY POTERE

XŠAYĀOIYA RE

XŠAÇA REGNO

SATRAPO

XŠĀYAOIYA VAZARKA / BAGA VAZARKA GRANDE RE / GRANDE DIO

BANDAKA SUDDITO

DAIVA / DAEVA 22 ottobre 2014

Messaggio del re inviato sotto diversi formati, in tavolette e pergamene, in diversi paesi; nel libro di Ester

si parla degli editti del sovrano achemenide, divenendo quindi fonte insieme alle iscrizioni stesse. Aspetti

ideologici + mitici + religiosi: appartengono a questa forma di comunicazione, la LETTERA (genere

dell'epistografia, che ha una vera e propria ritualità).

La lingua aramaica era quella più usata, perché lingua del re e lingua delle amministrazioni.

Sistema postale, sistema delle comunicazioni delle infrastrutture, ordini del sovrano e dei suoi satrapi,

governatori, funzionari: abbiamo diversi documenti che ci fanno capire questa trasmissione, scambio di

comandi, idee, ecc: sistema capillare ed efficace.

Centralità del sovrano e del suo messaggio.

Pratica dell'epistografia: rappresenta il re nella sua assenza, mostra il sistema complesso postale, rimarca

la sua ideologia, eternizzandola.

Lettera con varie valenze, simboliche, religiose, legate al tema della salvezza, perché la parola del sovrano

libera o vincola, oltre al normale valore politico. La parola del sovrano è una parola di comando, che

impone, vincolando il destinatario, ma comunque può portare sollievo, salute, fattore che viene rimarcato

molto spesso nelle lettere, tramite i 'saluti' finali (uso che è arrivato fino ai nostri tempi).

Lettera di Dario, riprodotta su una stele, un manufatto di pietra: mandata tramite pergamena ma

talmente importante da essere riprodotta in greco su una stele, trasmessa in zona di cultura greca, dove il

sovrano e la sua corte doveva utilizzare proprio la lingua greca. Integrazione della etnoclasse dominante

degli achemenidi con i popoli stranieri, utilizzando quindi terminologie locali in modo tale che siano

comprensibili.

Tema della concezione degli achemenidi verso altre culture e divinità.

Parla il mittente, il re Dario, poi il destinatario, e dopo i due punti viene trascritto il contenuto, con uno

stile simile alla nostra lettera: le loro lettere erano rotoli chiusi con sigilli reali, gesto cerimoniale di estrema

importanza, che ufficializzava il messaggio.

Auto presentazione di Dario, 're dei re', si rivolge al 'suddito', bandaka, resa in greco con una parola che

indica lo schiavo (deviante traduzione, non corretta); la formula iniziale è ripetitiva, uguale a tutte le altre

iscrizioni del Re Dario, tipica sua apertura ad ogni esposizione: affermazione del sovrano che parla in

terza persona.

Il contenuto del messaggio fa capire come era radicata la rete degli informatori del sovrano (spie,

informatori, occhi e orecchie del re: onniscienza del sovrano, paragonata a quella del dio); contiene

lamenti ma anche desideri, esortazioni del mittente verso il destinatario.

Vengono mostrate le tecniche agricole che aveva un'importanza fondamentale e che rendevano

preoccupato il re, se questa non veniva valorizzata, perché la terra porta frutto, vita, la terra deve essere

fatta fertile (lode del re alle intenzioni del satrapo, da questo punto di vista): riconoscenza dei benefattori

del sovrano, premiati, inclusi nelle 'liste ufficiali' del sua casa, archivi in cui venivano segnati le persone che

avevano ben agito, come sistema di controllo e riconoscenza, oltre a riportare i fatti del giorno e

registrare le attività amministrative, giuridiche, ecc.

Informazioni sul rispetto degli achemenidi verso altri dei, tipo Apollo, legato ad una dimensione oracolare,

di profezia; sia Dario che i suoi avi avevano mostrato questo rispetto verso Apollo.

Importanza di ciò che è vero: Dario agisce unicamente per far capire ai suoi ascoltatori che quello che

dice rappresenta la verità; vista l'importanza di Apollo, questa divinità doveva essere rispettata: il

destinatario ha imposto ai giardinieri di Apollo di coltivare zone profane, questa è l'accusa posta da

Dario, che rappresenta un sacrilegio perché viene profanato un mestiere sacro.

Messaggio conciliante, dove viene mostrato un animo offeso, incitando a cambiare atteggiamento

altrimenti sarebbe arrivata l'azione del sovrano... Ma il testo si interrompe, quindi non sappiamo come

continua l'ammonimento.

Testo breve, testimonianza che completa gli effetti della parola del sovrano.

Lettere persiane: lettere, in cuneiforme, con al centro il sovrano assiro, che aveva attenzioni nella sua

parola e nella sua persona. L'effetto era quello di suscitare un determinato comportamento, reazione,

performare la persona.

Performance: rappresentazione per definire determinati usi, atti linguistici; il linguaggio non è mai neutro,

vuole provocare reazioni (fisiche o di semplice ascolto): il potere performativo è quello di suscitare una

reazione, far accadere qualcosa di positivo o negativo: un complimento può provocare un rossore, un

ringraziamento, uno schiaffo può provocare una reazione violenta, un ordine può provocare un

movimento corrispondente alla richiesta.

Comunicazione fatta di parole e di gesti, di mimica (approvazione o negazione), tutti gli effetti che il

linguaggio provoca. La comunicazione che ruota intorno al sovrano vuole provocare un'attenzione, una

reazione e infine una risposta al messaggio.

Questi messaggi nel fatto stesso di essere trascritti mostrano l'omaggio ma anche la deprecazione nelle

risposte dei sudditi del sovrano: quello che scrive è legge, ufficializzato con il sigillo reale.

Carisma del sovrano assiro così come quello achemenide; così come era uguale il saluto, ŠULMU, cioè

salve, derivante poi nell'Ebraico Shalom, parola propizia utilizzata nelle lettere per augurare salute, in

conclusione del messaggio: deriverà nel messaggio di salvezza.

Pag 161

Libro 3* di Erodoto

Erodoto ha dedicato vari libri alla Persia, importante perché contiene notizie anche differenti dei fatti

storici, dando il suo parere e dicendo la fonte.

Fatto: uccisione di due ambasciatori di Dario, fatto visto ingiustamente. Viene descritta la reazione di

Dario, che vuole punire Orete per le sue colpe.

Questa persona non era completamente assoggettato a Dario, quindi non poteva mandargli contro

l'esercito; cerca di giocare d'astuzia: convoca i persiani, chiedendo loro di portargli Orete: bisogna

fermarlo con la morte, prima che commetta altri danni. Vennero tirati a sorte i contendenti. Venne

designato Bageo, che scrisse varie lettere con sigillo di Dario (segno di distinzione) e andò dal traditore,

in modo tale che leggesse le lettere, tramite il segretario regio.

Riferimento del rispetto manifestato dai soldati nei confronti di lettere provenienti dal loro sovrano.

Comportamenti provocati ben prima che venga conosciuto il messaggio.

Aspetto performativo, che ha provocato l'azione di lasciare le armi: successivamente, in un'altra lettera

venne comandato loro di tirare fuori le armi ed uccidere Orete, cosa che fu subito fatta dai soldati

persiani. Obiettivo era limitare la violenza pubblica, spargimenti di sangue. Il fatto che la parola del re

viene resa pubblica, parlata ad alta voce, la fa accettare senza esclusioni: anche per questo i soldati

reagirono d'istinto, richiamando l'appartenenza etnica, per farsi ubbidire.


PAGINE

84

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5.92 MB

AUTORE

Floh

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in discipline della musica (Facoltà di Lettere e Filosofia e Conservazione dei Beni Culturali)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Floh di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia iranica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Piras Andrea.

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