Editing Novecento
Paola Italia
Salerno editrice
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AUTORE, CURATORE, LETTORE
1. PER UNA FILOLOGIA DEL NOVECENTO
Nella pratica editoriale dei testi del novecento, se l'autore di un'opera è un soggetto unico,
l’autore della sua realizzazione editoriale è un soggetto multiplo, che comprende almeno tre
figure:
1. L'autore è vero e proprio
2. Il curatore della sua opera
3. Il redattore che si carica di seguirne tutti i passaggi relazionali in relazione a opere di
scrittori viventi e di autori scomparsi.
La realizzazioni editoriale dei testi del novecento porta a dover prendere in esame, accanto
alla "volontà dell'autore", anche l'“ultima volontà del curatore”. Si pensi alla pubblicazione dei
singoli testi o opere in raccolta, i cui testi abbiano avuto più stante vivente l’autore, per cui il
curatore deve decidere quale stampa seguire.
2. LE “PENULTIME” VOLONTA’ DELL’AUTORE
Non c'è Nota al testo di edizione scientifica del Novecento* che non affronti direttamente i
problemi relativi alla collaborazione (o alla mancanza di collaborazione) dell'autore alla fase
finale della realizzazioni editoriali della sua opera.
L'autore del novecento manifesta volta a volta diverse volontà, diverse “penultime" volontà,
che possono o meno trovare una compiuta attuazione a seconda anche dalla valutazione che il
curatore farà di queste “volontà dell’autore”.
La fenomenologia degli interventi degli autori in tipografia è molto varia, ma dipende anche
dalla valutazione che il curatore farà di queste “volontà dell’autore”.
Gli interventi realizzati possono essere:
1. varianti d’autore
2. correzioni di errori d’autore
3. correzioni di errori di redazione
2.1 Varianti d’autore
Comprende una tipologia di interventi che spazia dalle varianti vere e proprie agli incrementi
testuali, alle espuzioni e quelle tipologie correttorie sistematiche volte a modificare il testo da
un sistema linguistico a un altro, come la sostituzione costante che Moravia ha effettuato negli
anni Cinquanta del fascista voi con il
lei.
2.2 Correzioni di errori
La seconda categoria entra nel vivo del lavoro redazionale e riguarda la correzione di cui
l'autore si accorge in corso di redazione e che interviene a modificare prima che il volume sia
stampato (o che interviene a correggere nelle edizioni successive).
In questo caso si tratta di distinguere tra errori di sostanza ed errori di forma. Vi possono
essere infatti i casi in cui il manovratore si accorge di aver inserito nel testo delle palesi
incongruenze, presenti sin dall’originario manoscritto ho dattiloscritto.
In qualche caso ci si trova di fronte a errori che sono insieme di sostanza e di forma, come una
citazione sbagliata in cui un "aveva" al posto di "avea" il testo e contemporaneamente falsa la
regolarità ritmica.
2.3 Correzione di errori redazionali
Ultima categoria riguarda gli errori introdotti dal redattore o tipografo in fase di
composizione del testo o di impaginazioni. Anche in questo caso si può trattare di errori di
sostanza o di forma.
Non escludiamo però che qualche correttore abbia corretto arbitrariamente quelli che sono
voluti idiotismi e spezzature semantiche, prendendole per errori di macchina.
Un caso particolare di errori redazionali riguarda i fenomeni tipografici derivanti da una
scorretta impaginazione del testo.
Il caso di Agostino, nella prima edizione viene usato il voi e sono presenti cinque capitoli nella
seconda edizione nei romanzi brevi, viene utilizzato il lei al posto di voi, e a causa di un errore
di impaginazione, i capitoli risultano quattro anziché cinque. Che cosa era successo? Nel
volume, i capitoli non venivano introdotti da un titolo ma solo da uno stacco di pagina (una
pagina bianca).
Si potrebbe dire che l’autore del Novecento, in tipografia, diventa una sorta di curatore di se
stesso, ma anche di promotore, di agente letterario di se stesso.
Di fronte a casi in cui l’autore si accorge solo dopo l’andata in stampa di errori che poi non
riesce a correggere nelle edizioni successive, cosa si dovrà fare?
Si apre uno scenario complesso, in cui le “penultime volontà dell’autore” si scontrano con
l’“ultima volontà del curatore”, che, soprattutto nel Novecento, diventa, al pari dell’autore, il
vero protagonista della vita editoriale e tipografica del testo.
* con un’edizione scientifica si intende un'edizione in cui il curatore dà conto delle scelte
testuali, degli interventi operati sul testo, e, in una nota specifica, illustri la storia interna ed
esterna al testo stesso, ovverossia la sua genesi e l’evoluzione della sua fisionomia, seguendo
tutti i passaggi del percorso editoriale.
3. L’ULTIMA VOLONTA’ DEL CURATORE
3.1 Autorità dell’autore e autorità della stampa
Una riflessione sull'ultima volontà dell'autore (e del curatore) di ordine storico filologico può
limitarsi a prendere in esame solo gli aspetti testuali ed editoriali del problema. Quindi la
ristampa di un testo può introdurre cambiamenti che migliorano la sostanza e
simultaneamente si allontanano dalla prima stampa nel rispetto della forma, ne discende la
distinzioni di Greg tra "accidentali" (in assenza di una revisione dell’autore sulla tessitura
formale dell’opera la base dell’edizione critica è il testimone più vicino all’autografo, cioè la
prima stampa considerata come più genuina) e "sostanziali" (per cui si segue il testimoni più
autorevole, che in caso di ristampe coincide con l’ultima stampa vivente l’autore).
Il risultato è una contaminazione tra la struttura di un testimone e la forma di un altro,
soluzioni che produce un testo mai esistito storicamente, ma che risponde meglio di ogni altro
all’intenzione dell’autore.
L’opera licenziata dall'autore reca il suggello della sua ultima volontà, la cui autorità può
essere superata solo da una successiva stampa che si sostituisca alla precedente nella
rappresentazione di un’ulteriore volontà dell’autore.
Tra autorità dell’autore e autorità della stampa, nella teoria e nella prassi filologica
anglosassone il peso specifico della prima (quale viene ricostruita dal filologo alias editore
critico) è assolutamente preponderante. Ciò provoca, di conseguenza, un aumento del ruolo e
dell'importanza dell'editore critico, che viene investito di un compito: la costituzione del testo.
Il criterio dell’ultima volontà dell’autore dei libri dalla filologia classica, volta alla
ricostruzione dell’“originale perduto”, impropriamente estesa alla filologia moderna, dove
l’originale è spesso posseduto in diverse redazioni, e la princeps è seguita da diverse ristampe
sorvegliate dall’autore.
Negli ultimi vent'anni, infatti, si è assistito a una messa in crisi del principio secondo cui la
decisione sulla "testo base" deve conformarsi all’ultima volontà dell’autore.
I due momenti in cui il curatore si confronta con l'ultima volontà dell'autore devono essere
affrontati separatamente:
1. Il primo pertiene all’idea di sé e della propria opera che l'autore ha manifestato o meno
nel corso della propria esistenza attraverso un piano editoriale e la forma in cui l’ha
consegnata definitivamente ai suoi lettori. La scelta testuale del curatore è molto
delicata perché riguarda una nuova immagine dell’autore e dell’opera che
necessariamente viene a costituirsi con la nuova edizione.
2. Il secondo riguarda invece la prassi editoriale relativa alle singole lezioni del testo, e
coinvolge problemi di ordine linguistico, grafico, tipo grafico, relativi alla lingua e allo
stile dell’autore in esame.
Gli elementi a sostegno dell'ultima volontà dell'autore, ovvero della ripubblicazione moderna
dell'ultima stampa pubblicata vivente l’autore, si appellano generalmente a tre motivazioni:
1. MOTIVAZIONE AUTORIALE: invoca il rispetto delle scelte personali dell’autore,
poiché l’ultima volontà sembra consegnare ai lettori un’opera più vera.
2. MOTIVAZIONE STORICA: in questa prospettiva l’ultima volontà sembra consegnare al
lettore un’opera più utile a co
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