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Filologia germanica

Indice

  • Introduzione alla filologia germanica, pag. 1
  • Dall’indoeuropeo al germanico, pag. 4
  • I goti, pag. 9
  • La poesia germanica antica, pag. 12
  • I langobardi e l’ascesa del papato, pag. 15
  • Il monachesimo medioevale, pag. 18
  • Gli anglosassoni, pag. 20
  • Beowulf, pag. 22
  • Re Alfredo il Grande, pag. 23
  • Gli antici scandinavi, pag. 25
  • I Franchi e Carlo Magno, pag. 28
  • La letteratura antico alto tedesca, pag. 29
  • I Sassoni, pag. 33
  • La mitologia norrena, pag. 35
  • Glosse e traduzioni, pag. 37
  • Linguistica, pag. 39

Obiettivi formativi

Il corso fornisce le nozioni fondamentali delle lingue parlate dalle popolazioni germaniche antiche e delle letterature a cui esse hanno dato vita, con particolare attenzione alle origini della tradizione inglese e della tradizione tedesca. Queste conoscenze permettono allo studente di comprendere i processi evolutivi delle lingue e culture straniere prescelte come oggetto di studio (inglese e/o tedesco), di riconoscere le specificità e di acquisire la consapevolezza della complessità di fattori che portano alla formazione delle lingue e letterature moderne.

Contenuti dell’insegnamento

  • Origine e sviluppo delle lingue germaniche (fenomeni del germanico e delle lingue germaniche antiche: anglosassone e alto tedesco antico).
  • Fonti sul mondo germanico (fonti storiche, letterarie, linguistiche; fonti mitologiche, soprattutto della tradizione islandese).
  • Istituzioni del mondo germanico.
  • Religione e mitologia.
  • Approfondimento del tema del viaggio (fisico e spirituale) con lettura in italiano di qualche iscrizione runica scandinava e passi tratti da testi della tradizione nordica.
  • Scrittura runica e magia.
  • Incontro delle varie popolazioni germaniche con il cristianesimo.

Cos’è la filologia germanica e cosa indaga

Filologia viene dal greco filologo, inteso come amante della scienza, del linguaggio. Essa è la scienza della parola, come espressione del pensiero umano, e delle condizioni intellettuali e morali dei popoli, specialmente antichi; ed altresì arte d’interpretare, d’illustrare criticamente i testi di una data lingua, di fermarne la lezione. La filologia germanica è una disciplina con taglio comparativo: investiga la nascita e lo sviluppo delle lingue germaniche (non solo il tedesco). Lo scopo principale della filologia germanica è quello di indagare il Medioevo. Essa si sofferma su aspetti linguistici, archeologici e storici, sulla cultura e mitologia, sulla paleografia (codici e miniature), sull’ecdotica e storia del testo, su riscritture e trasmedialità.

Le lingue germaniche

Il protogenitore delle lingue germaniche è l’indoeuropeo. La striscia inferiore delle lingue interessa le lingue germaniche moderne. Si sono sviluppati tre rami della suddivisione delle lingue germaniche:

  • Germanico settentrionale (o scandinavo) che comprende danese, norvegese, svedese e feroese;
  • Germanico occidentale, che comprende inglese, frisone, nederlandese, lussemburghese, alemanno, afrikans;
  • Germanico orientale, che comprende il gotico (lingua parlata dai goti, che si estinse in seguito alla sua assimilazione con il latino). La traduzione in gotico del Nuovo Testamento fatta nel IV secolo d.C. rappresenta il più antico documento letterario scritto in una lingua germanica.

L’età incerta, L.P. Hartley (1953): l’incipit del romanzo è il manifesto dell’approccio alla filologia germanica che dovremmo avere noi oggi. The past is a foreign country: they do things differently there.

Cofanetto Franks

Si chiama Franks perché è il nome della persona che lo ha acquistato e donato al British Museum. È un reliquiario, un piccolo scrigno fatto d’ossa di balena. È stato reperito in Francia, spesso chiamato cofanetto di Aozon, dal nome del luogo in cui è stato reperito. È fittamente decorato con bassorilievi e con iscrizioni prevalentemente in rune anglosassoni (l’alfabeto runico è una forma di scrittura epigrafica utilizzata dai germani prima della loro conversione al cristianesimo). Il pannello frontale è l’introduzione migliore che ci possa essere al Medioevo germanico per quanto riguarda il concetto di conflazione di due paradigmi ideologici. Il salmo di guerra con un doppio coro battente composto da Vivaldi potrebbe esserne una buona descrizione: si tratta di un componimento religioso con andamento eroico; negli interventi a voce solistica si nota un cambiamento totale: dall’aggressività alla serenità.

L’adorazione dei magi (raffigurazione sulla destra)

Si tratta di un’immagine con una raffigurazione religiosa che rappresenta l’adorazione dei magi. Si nota un anacronismo (capacità di percepire in maniera errata il passato): i re magi non sono vestiti come le persone di quel tempo, dovrebbero essere corredati da qualche tesoro (hanno un oro, un incenso e una mirra un po’ strani) e non c’è la stella cometa che dovrebbero seguire, ma c’è un sole. La stella è quella che conduce i magi, ma la stella conduce verso Oriente e Cristo è il sole dell’Oriente. Gli altri due personaggi a destra sono Maria (in secondo piano) e Gesù (in primo piano), che stanno dentro un’edicola (struttura all’interno della quale si svolge la scena di natività). L’artista ha scelto di rappresentare Gesù più grande di quanto dovrebbe perché piccolo sembrerebbe fragile; l’ingrandimento ha anche lo scopo di mettere in rilievo la grandezza di Cristo. I temi di questa rappresentazione sono salvezza, bontà e perdono.

La vendetta del fabbro Weland (raffigurazione sulla sinistra)

Esiste un mitologhema germanico in cui il personaggio in questione è il fabbro Weland: un fabbro forgiatore di suppellettili e gioielli. Lui e i suoi fratelli si sposano con delle fanciulle cigno, che si rivelano essere delle valchirie: dopo nove inverni trascorsi insieme, le tre spose, trasformate in cigni, volano via per compiere il loro destino di valchirie.

Le valchirie sono delle guerriere al servizio degli Dei che scelgono i morti in battaglia per portarli in Valhalla, ovvero una sala nel mondo divino governato da Odino. Odino è il padre degli Dei e risiede al concistoro di valchirie perché è un Dio psicopompo, ovvero ha a che fare con il risveglio delle persone che sono morte. I morti in battaglia vengono scelti personalmente da Odino e addestrati dalle valchirie per combattere alla fine dei tempi (Ragnarok).

Il re di Svezia Mida rapisce Weland e lo costringe a forgiare gioielli per lui, recidendogli i tendini delle gambe per non farlo scappare. Weland, per vendicarsi, uccide i figli del re: nella raffigurazione si vede sotto il tavolo il cadavere di un umano che non ha più la testa. Usa i teschi per fare coppe per il re, gli occhi per fare gioielli per la regina e i denti per fare collane per la principessa Beadohild.

Quando la principessa Beadohild va a trovare Weland, i due giacciono insieme e lei rimane incinta. Secondo alcuni, ella è stata sedotta con la violenza e con l’inganno, secondo altri era veramente innamorata. Questo è il torto più grande che Weland ha fatto al re Mida perché egli non è un discendente reale e va a imbastardire il sangue della linea dinastica, per giunta dopo averne ucciso i figli.

Da qui la storia segue due filoni: quello anglosassone in cui Weland viene castrato; quello nordico della Edda poetica. Secondo quest’ultima, la vendetta del fabbro era così matura che ‘gli ha riso in petto il cuore’, si libra e se ne va via, mentre il re rimane a struggersi (dato che Weland non può camminare, il fratello gli costruisce un manto alato con le piume degli uccelli tramite il quale può volare e compiere a pieno la sua vendetta - si notano delle piume di uccello nella raffigurazione). I temi di questa raffigurazione sono morte, malvagità, vendetta.

Conflazione di due paradigmi ideologici

Per conflazione di due paradigmi ideologici si intende fusione di due concetti opposti: da un lato la salvezza, la bontà e il perdono cristiani, dall’altro l’elemento truce della vendetta, con la malvagità e la morte. Si tratta di una contrapposizione tra i valori cristiani e l’ethos pagano, precristiano, germanico antico. In questo contesto si può parlare anche di sincretismo e anacronismo.

Riferimento alla prima scena di Vikings

Si nota la presenza di corvi in un campo di battaglia, ovvero bestie di battaglia, presenti quando qualcuno muore, a prescindere dal fatto che sia stata una morte eroica oppure no; inoltre la gioia del corvo è il sangue. Ci sono le valchirie e i corvi, due dei quali in particolare sono messaggeri di Odino (Hugin e Munin), i quali al mattino lasciano le spalle di Odino per andare nel mondo e la sera tornano e raccontano tutto ad Odino.

In realtà, Odino ha ceduto un suo occhio alla fonte di sapienza (pozzo del gigante Ninier) per avere la conoscenza. Il problema è che Odino, diversamente dal Dio cristiano, non è immortale: è ossessionato dal sapere la fine del mondo e, allo stesso tempo, la sua fine. Quindi, egli si traveste e va a interrogare i giganti che hanno una grande sapienza, ma alla fine muore. Per questo motivo manda in giro i corvi e sa che ci sono eventi molto lampanti che andranno a sancire la fine del mondo, che hanno a che fare con un corno e una tromba (come il giudizio universale cristiano è annunciato dalle trombe).

Si può notare anche la presenza della lancia di Odino, gungir.

Le scritte runiche intorno alla raffigurazione

Significato: L’inondazione ha gettando il pesce sulla scogliera montuosa. Il re del terrore si è fatto triste sguazzando fra i ciottoli. Osso di balena. La balena è un segno del demonio perché inganna, ma è anche simbolo della morte (in riferimento alla storia di Giona nella Bibbia). L’iscrizione è in inglese antico.

Ricostruzione linguistico-filologica

Il moderno fish scritto così deriva dall’inglese antico. L’italiano pesce deriva dal latino. La pretesa di quello che abbiamo oggi è che quel pesce e quel fish arrivino dalla stessa famiglia linguistica. La parola indoeuropea per pesce è pisk-. In germanico comune (lingua del primo ramo filiato dell’indoeuropeo) è fiskaz. C’è una legge scientifica che permette di ricostruire questi passaggi dall’indoeuropeo alle lingue germaniche.

Parte linguistica: dall’indoeuropeo al germanico, lingue germaniche antiche, lingue germaniche contemporanee

Gli indoeuropei

Gli indoeuropei sono una popolazione che originariamente ha vissuto in un intorno geografico che può essere geolocalizzato tra Asia ed Europa. Si tratta di un popolo che aveva in comune la cultura, la religione l’etnia e la lingua. Tra il 4500 ed il I millennio a.C., con ondate migratorie successive, colonizzarono un epicentro socioculturale che è la zona dell’Eurasia (Asia centro-meridionale ed Europa). Si pensa che la regione d’origine di questa popolazione fosse nelle pianure della Russia meridionale perché si è riscoperta una cultura, quella kurgan, che si sviluppa in quell’aerea tra il 5000 e il 3000 a.C.

Il termine cultura Kurgan indica l’insieme di culture preistoriche e protostoriche dell’Eurasia (Europa orientale, Asia centrale e Siberia, fino ai Monti Altai e alla Mongolia occidentale). Queste culture sono accomunate dalle enumazioni, ovvero la maniera in cui vengono sepolti i defunti. Usavano seppellire i morti di alto rango in tumuli funerari, edificati a partire dal 4000 a.C. circa e particolarmente nell’Età del Bronzo.

Indoeuropei e Urheimat

Il termine urheimat deriva dal tedesco: ur- ‘originale, antico, pre-‘ + Heimat ‘casa, patria’. Quindi, questo termine sta ad indicare la patria originale dei locutori di una certa protolingua. Tuttavia, poiché molti popoli tendevano a spostarsi e ad espandersi, non esiste una Urheimat assoluto.

Nell’immagine si può notare che si raccordano le zone ipotizzate dai vari studiosi si ottiene l’area in cui molto probabilmente gli indoeuropei sono stati. La patria di origine degli indoeuropei è diversa da quella germanica o romanza perché da qui ad un certo punto ci sarà una rarefazione che porterà alle migrazioni fisiche, cui corrispondono a dei cambiamenti linguistici. Quindi, c’è una Urheimat indoeuropea differente dalla Urheimat germanica o romanza.

La teoria kurganica

Secondo la teoria kurganica, da quel Urheimat si suppone che la rarefazione continui nel tempo e nello spazio, con espansioni che da un Urheimat più compatto vanno ad espandersi sempre di più. Spostandosi da un centro a una periferia le cose cambiano notevolmente: un’espansione fisica con allontanamento e rarefazioni ha risvolti anche dal punto di vista linguistico.

In particolare, tale rarefazione avviene in tre ondate:

  • Prima ondata (4400 a.C. - 4300 a.C)
  • Seconda ondata (3500 a.C. - 3000 a.C.)
  • Terza ondata (3000 a.C. - 2800 a.C.)

Studi linguistici (linguistica comparativa)

Bisogna ricorrere alla linguistica comparativa, ovvero comparare più elementi e più dati, per ipotizzare che popolazioni tra loro distanti, anche geograficamente, hanno forti caratteristiche comuni nel lessico, nella morfologia linguistica, nella grammatica e nella cultura.

N.B. L’asterisco davanti alle parole del germanico e dell’indoeuropeo è una convenzione per indicare che è una parola ricostruita, ovvero non ci sono fonti che la attestano, ma la hanno ipotizzata i filologi.

Gli studi di Georges Dumézil ed Emile Benveniste hanno sottolineato la necessità di studiare un etimo comune e di trovare la loro area di interesse (religione, istituzioni, famiglia, agricoltura, ecc.). Dal punto di vista culturale, sappiamo che queste popolazioni suddividevano la realtà esistente in tre funzioni specifiche: sacrale, guerriera e produttiva.

Isoglossa centum-satem

Un’isoglossa è una linea immaginaria che unisce i punti estremi di un’area in cui si verifica uno stesso fenomeno linguistico. Normalmente, queste seguono confini naturali (fiumi, mari, catene montuose). Nel processo di rarefazione, è come se la lingua indoeuropea si spaccasse nella isoglossa centum-satem.

Questa isoglossa ha derivazione dal termine infoeuropeo *kmtom, ma entrambi i termini provengono dalle parole per il numero ‘cento’. Successivamente, c’è stata la divisione nelle aeree di due gruppi: uno individuabile con il latino centum e un’altra, più verso oriente, avestico satem. Ci sono lingue centum con articolazioni velari, e lingue satem con articolazioni anteriorizzate (affricate palatali) o nettamente anteriori (sibilanti).

* germanico comune = lingua ricostruita

Da quell’intorno ci sono state le tre ondate in cui l’indopeuropeo è andato rarefacendosi. Quando la terza ondata ha raggiunto la Scandinavia si sono sviluppate le lingue germaniche. Questo distacco così netto è avvenuto nella punta meridionale della Scandinavia e nella punta settentrionale della Danimarca con parti della Germania settentrionale. In assenza di attestazioni scritte, non si può affermare con certezza che questa fosse un’area comune, in cui si parlava il proto-germanico, ovvero la lingua germanica antica discesa dall’indoeuropeo. Urgermanisch è il termine per indicare il germanico originario, il germanico primitivo o il proto-germanico. In questo periodo inizia il particolarismo linguistico: si passa da un’unità socioculturale linguistica ad un’ulteriore rarefazione con la migrazione di altre popolazioni germaniche. Si parla di * germanico comune riferendosi alla lingua ricostruita dai tratti comuni delle diverse lingue germaniche attestate. Quest’area veniva chiamata officina gentium o vagina nationum.

Le lingue germaniche antiche

La protolingua germanica antica era solo orale e le cui caratteristiche linguistiche specifiche, per via della rarefazione con le migrazioni, risalgono dal II secolo a.C. Lingue germaniche antiche sono: fotico, anglosassone o inglese antico, alto tedesco antico, basso tedesco antico, frisone antico, sassone antico e islandese antico.

Teoria dell’albero genealogico

A. Schleicher (1821-1868) in Compendium der vergleichenden Grammatik der indogermanischen Sprachen (1861-1862) utilizza l’analogia dell’albero per identificare un proto-indoeuropeo. Secondo tale teoria, la radice è la lingua madre, mentre i rami sono i gruppi linguistici e i sottogruppi. In particolare, egli individua una suddivisione in tre rami:

  • Germanico occidentale, con anglo-frisone e proto-tedesco;
  • Germanico settentrionale, con islandese, feroese, norvegese, ecc.;
  • Germanico orientale, con il gotico e altre lingue estinte.

Teoria delle onde

La teoria delle onde (Wellentheorie) di Schmidt parla dei tratti comuni delle interferenze, prevedendo un’inclusione maggiore. In questo caso, la propagazione dell’isoglossa è molto più complessa in quanto intervengono i concetti di interferenza e si contatto linguistico. Il germanico ha avuto una serie di contatti, ma in questa teoria manca un rapporto tra germanico e celtico, e tra germanico e italico.

Teoria del sostrato

Secondo la teoria del sostrato, queste grandi migrazioni nel passato, ma anche in era più attuale, hanno comportato l’incontro e lo scontro tra popolazioni, lingue e culture diverse. In particolare, c’è stata una fase di convivenza, poi una c...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/15 Filologia germanica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Juls_00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia germanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Cocco Gabriele.
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