Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

origine a Manno attraverso questi tre diversi capostipiti.

Gli Ingevoni (gruppo dei germani del Nord, situati nel Mar del Nord,) facevano risalire la loro origine a

una divinità Ingu, in anglosassone abbiamo la menzione di un certo Ing come nome di una runa e come

divinità venerata dai danesi. In antico nordico abbiamo la forma Yngui,, divinità vanica, il pantheon che

noi conosciamo dalla tradizione dell'Edda poetica e dell'Edda in prosa distingue gli dei in Vani e Asi,

sembra che le divinità vaniche fossero legate a culti di fertilità e rappresentassero un sostrato religioso

sul quale poi si innestarono le divinità degli Asi, ch erano divinità di tipo diffrente, maggiormentte

legate al dio del cielo, della guerra. Nell'ambito della tribù dei Cherusci abbiamo un nome di persona,

propria Inguiomerus, in cui si conserva il nome Ingu, il nome di divinità. Anche la stirpe reale svedese

degli Ynglingar (ar desinenza di nominativo plurale dell'antico nordico, ing è un suffisso che significa

discendente di) discendono da Yngui citata nell'HEIMSKRINGA (Snorri Sturluson, grande figura

dell'Islanda medievale). Il richiamo mitologico nella letteratura di tipo storico, nelle cronache, diventa

una sorta di legittimazione delle dinastie alle loro pretese politiche, e il far risalire gli antenati dei re di

Svezia ai discendenti di Ingui era un modo per accrescere queste pretese di regalità di una particolare

stirpe. Il culto di Freyr è particolarmente attestato in Svezia, non nella Svezia meridionale, dei tratti

costieri nei quali troviamo i Geati, nient'altro che una forma inglese della parola goti (quindi tribù dei

germani orientali), ma nella Svezia centrale, nella regione intorno a Stoccolma, dove troviamo SVIARK

(fonti latine, in particolare Tacito ci parla di Sviones, che forse sono proprio gli Sviar), un'altra tribù

germanica, probabilmente nordica i cui luoghi di culto sono ad Uppsala (70 km da Stoccolma).

Tantissime iscrizioni runiche di vario genere sono state ritrovate in Svezia, che in confronto agli altri

paesi nordici è quella che in assoluto ha restituito la più grande quantità di reperti e iscrizioni.

Quindi il gruppo degli Ingevoni comprenderebbe i germani del Nord, e parte di quelle tribù che poi

hanno invaso la Britannia e hanno sviluppato l'inglese antico accanto al frisone. Gli altri due gruppi

invece fanno risalire la loro origine a divinità diverse.

pongono il problema del suono “H” iniziale, secondo alcuni linguisti questa h iniziale

Gli Erminoni

nelle forme latine che abbiamo sia in Plinio che in Tacito, dovrebbe essere un fonema surrettizio, cioè

un fonema che si è sviluppato in appoggio ma non ha in realtà una rilevanza per quanto riguarda il nome

da cui la denominazione Erminoni deriverebbe. Per erminoni alcuni hanno confrontato l'aggettivo

anglosassone EORMAN (potente, immenso), anche il nome del re germanico Ermanarico

significherebbe immenso, colui che è potentemente immenso, secondo alcuni questo stesso eorman si

ritroverebbe anche nel nome Germani, preceduto dal prefisso ga. (forma i.e.: ermena). (frattura)

Un'altra attestazione è nel composto IRMINDEOT (gente di Irmin), IRMINSUL (nome dato a quercia

sacra) attestati nel canto di Ildebrando. Irmin = divinità capostipite. Irmingot: il dio potente

.Al termine ermin, ermen viene attribuito il significato di grande. Se questo fosse il significato

originario, gli Erminoni sarebbero i “Grandi”.

Questa tripartizione in Ingevoni, Erminoni e Istevoni prima che in Tacito la troviamo in il Plinio il

vecchio. Plinio aveva scritto un'opera sulla Germania che non ci è pervenuta. Dalla Germania di Plinio,

Tacito avrebbe derivato moltissime notizie.

In forme linguistiche diverse da quelle che si ritrovano in Tacito, anche Plinio nomina Ingevoni (teutoni,

cimbri, localizzati nello Jutland, e dei Causci), Istevoni, Erminoni .

E' probabile che al gruppo degli Ingevoni appartenessero anche gli Angli (insediati nello Jutland) e i

Sassoni (coste germania Settentrionale). Agli Erminoni appartengono i Suebi, la tribù più consistente di

cui tacito parla diffusamente ne “La Germania”. All'interno di questo grande gruppo esistono i Semnoni.

Agli erminoni si possono ricondurre anche i Longobardi, gli Ermonduri, noti poi Turingi, Marcomanni e

Quadi. Gruppo linguistico di tipo occidentale. Dal punto di vista geografico li collochiamo nel gruppo

degli Erminoni, gruppo situato tra e l'Elba, dal punto di vista linguistico sono lingue germaniche di

tipo occidentale. Con la migrazione verso sud-ovest porta i Semoni a costituire il nucleo dei futuri

Alemanni (sign.= tutti gli uomini), i Suebi danno il loro nome alla Suebia, poi conosciuta come Svevia,

in Germania. Gli alemanni si fanno notare dai romani intorno al III sec DC quando si spingono fino

all'Alsazia, ma vengono sconfitti a Strasburgo dall'imperatore Giuliano, e successivamente abbiamo in

Francia meridionale e vicino alla regione dell'Alsazia la presenza dei Burgundi, e in seguito gli

alemanni si spingono fino la Svizzera. Quindi gli alemanni si vengono a trovare in una zona di influenza

che prima vede un insediamento ostrogoto con Teodorico, con capitale Ravenna e poi un predominio

Franco. I Marcomanni si impegnano in Boemia, e con il nome di Baiugari daranno il nome alla regione

Baviera. Il Fiume Less assurge a linea di confine tra Baverese e Alemanni.

Longobardi che scendono da nord verso sud, sono in un primo momento vicini agli Suebi lungo il corso

dell'Elba, raggiungono l'Italia Settentrionale, dove Alboino fonda regno occupando il vuoto lasciato

dagli Ostrogoti, sconfitti dai Bizantini. A questa influenza degli ostrogoti, si sovrappone quella dei

Longobardi che a loro volta nell'VIII secolo verranno annientati dai Franchi.

Gli Istevoni comprendono le tribù dei Batavi, che si trovano nell'attuale Olanda, molto famosi presso i

romani per la loro abilità ad attraversare a nuoto i fiumi, gli Ubi in Colonia e Bonn, i Camabi, i Marsi, i

Brutteri, i Cherusci e gli Usipeti. Dalla fusione di queste tribù, a distanza di secoli, emerge la

popolazione dei Franchi, anche i franchi erano divisi in varie tribù, i franchi salii ecc. che si spingono

verso Occidente, e nel 486, nel V sec. emerge la figura di Clodoveo, franchi salii, gruppo all'interno dei

franchi, che vince su esercito romano e fonda la dinastia dei Merovingi, e realizza un'unità politica nelle

Gallie arrivando fino ai Pirenei. E' Clodoveo che 10 anni dopo, nel 496, che annienta gli Alemanni e

così si espande anche verso est, sul fiume Meno. Questa grossa entità della nazione franca continua ad

espandersi nel 530 a spese dei Burgundi, e pertanto i Franchi occupano anche la Turingia, nella parte

più settentrionale della Turingia, Germania attuale, abbiamo però lo stanziamento dei sassoni, alleati

dei Franchi. Dopo la dinastia merovingia e l'inizio della dinastia carolingia i franchi inglobano frisi, i

sassoni e i longobardi. Carlo Magno con la scusa dell'evangelizzazione fa queste campagne contro i

sassoni e di fatto conquista tutta la parte settentrionale della Germania e conquista anche l'Italia

settentrionale annientando i Longobardi, che erano cristiani ma seguaci di una forma eretica, cristiani

ariani (seguaci di Ario). Alla fine dell' VIII secolo il dominio carolingio è arrivato ad occupare anche la

zona della Baviera. Sempre nell'800 abbiamo l'incoronazione di Carlo magno e la felice scelta della

conversione al cristianesimo, porta ad un'importante alleanza tra Carolingi e Papato, i carolingi si

propongono come difensori del papa contro le minacce dell'impero bizantino (greci orientali).

Durante il periodo linguistico dell'Alto Tedesco Antico (VII XI sec) i Franchi contrastano l'avanzata

verso ovest delle popolazioni slave e magiare. Dal punto di vista linguistico l'alto tedesco antico

riassume i dialetti e parlate dagli erminoni (alemanni, bavaresi, longobardi) e dagli istevoni (tribù che

parlavano i dialetti franchi, localizzati intorno alla zona della Mosella e del Reno).

Il gruppo ingevone (i più vicini all'oceano) ha invece dato origine ai dialetti del basso tedesco (parlati

nella parte settentrionali della Germania e nelle zone dei Paesi Bassi); dal basso franco deriverà

l'olandese moderno, accanto all'antico sassone che evolverà nel basso tedesco. Al gruppo ingevone si

riconduce il frisone antico, simile all'inglese antico, e l'antico inglese, la lingua importata nel V secolo

in Britannia dalle tribù degli angli, sassoni e uti.

Le lingue germaniche erano sostanzialmente le lingue parlate dalle tribù che si sostituirono ai celti nei

territori tra l'Elba e il Reno e che provenivano dalle coste del Mar Baltico, e che furono trattenuti al di

là del Reno e del Danubio durante l'età classica dai romani.

Nel IV V secolo (invasioni barbariche) le tribù germaniche straripano e invadono i territori della

Gallia, Italia, Spagna, ma in queste regioni le tribù germaniche non furono in grado di imporre le loro

lingue, che si imposero invece alla periferia dell'impero romano: in Britannia, nelle Fiandre,nella

Svizzera tedesca, in Alsazia, nella Renania, in Svezia e in Austria. A nord, in Scandinavia non c'erano

impedimenti all'espansione di queste tribù che si erano potuti insediare nelle regioni della Scandinavia

settentrionale e orientale.

La principale innovazione nella famiglia delle lingue germaniche furono le Laut Verschibungen

(spostamento suoni), I e II legge di Grimm.

La prima mutazione consonantica interessa tutte le lingue germaniche, mentre la seconda riguarda i

dialetti tedeschi creando una cesura tra i dialetti dell'alto tedesco (dialetti parlati nella Germania centro-

meridionale) e i dialetti del basso tedesco (dialetti parlati nella Germania Settentrionale).

Nome Geati è attestato in anglosassone. Forse i Goti erano stanziati sulle coste della Svezia

meridionale; oggi il punto sull'origine dei goti è se essi fossero originari della Svezia meridionale, e da lì

fossero passati sulle coste del Baltico e scesi sul Mar Nero, oppure erano stanziati sulle coste del mar

Baltico e da lì fossero partiti per la Svezia. Questo non si sa con certezza. L'archeologia da una

documentazione che conferma presenza dei goti sulle coste del baltico, mentre non conferma presenza

in Svezia. La nostra unica fonte per la storia antica dei Goti è l'opera "Getica" di Iordanes (pubblicata

nel 551), una condensazione dei dodici volumi di storia dei Goti, andati perduti.

I goti furono stanziati alla foce della Vistola, periodo databile al II secolo dC, da lì scendono fino al mar

nero soggiogando gli antenati degli Slavi, che vivevano tra il mar Baltico e il mar Nero, e tra i fiumi

Don e Danubio creano la nazione gotica con Ostrogoti a est e Visigoti a ovest. Sotto la spinta degli unni

si ha uno spostamento dei visigoti, stanziati verso ovest, che arrivano in Italia, si spingono poi in

Francia e in Spagna. Il gotico si estingue nel VII secolo e l'unica documentazione linguistica è la

traduzione delle sacre scritture attribuite a Wulfila (311-383), capo spirituale dei Goti Minores, gruppo

minore che in questo quadro di grande sconvolgimento sotto la spinta delle popolazioni nomadi, chiese

rifugio all'impero romano e ebbe il permesso di stanziarsi nella media.

Una spedizione di Goti lanciò una delle prime maggiori invasioni barbariche all'Impero Romano nel

267. Un anno dopo, subirono una devastante sconfitta alla Battaglia di Naisso, e i superstiti vennero

respinti di nuovo oltre il Danubio nel 271. Questo gruppo si stabilì sulla sponda non romana del fiume e

stabilì un regno indipendente centrato sulla provincia abbandonata dai Romani della Dacia, il regno dei

Visigoti. Contemporaneamente, i Goti rimasti in Ucraina stabilirono un vasto e potente regno sul mar

Nero. Questo gruppo veniva chiamato degli Ostrogoti. I Goti vennero per breve tempo riuniti sotto

un'unica corona nel primo VI secolo dal re Ostrogoto Teodorico il Grande, che fu reggente del regno

Visigoto per quasi un ventennio.

Per quanto riguarda il gruppo Settentrionale, abbiamo una lingua nordica antica rappresentata dalle

iscrizioni runiche: protonordico (rune) I/II - VIII sec., poi abbiamo l' Antico Nordico che va dal IX

XV sec. Intorno al IX secolo abbiamo alcuni fenomeni linguistici importanti che segnano il passaggio

da nordico runico al nordico antico, lingua delle saghe, dell'Edda. Alcune modificazioni morfologiche

come la caduta delle sillabe mediane, finali, documentano la trasformazione di queste parlate nordiche e

sono accompagnate all'importante cambiamento dall'Alfabeto runico antico al Futhark (successione

suoni prime 6 rune; originariamente era di 24 segni, poi diventati 16) esclusivamente attestato nelle

iscrizioni nordiche, documenta questa trasformazione linguistica che si ha nel germanico settentrionale

attorno al IX secolo: riduzioni suoni e trasformazione suoni / fonemi. Questo norreno è la

denominazione della lingua norvegese nella sua fase classica, quindi indica l'antico nordico nella forma

documentata nei manoscritti delle saghe islandesi, dell'Edda poetica.

Per quello che riguarda il gruppo Occidentale, le tribù elencate da Tacito danno origine al gruppo

Tedesco e un gruppo Anglo-frisio. Gruppo Tedesco:

Dialetti dell'Alto Tedesco (sud):

– –

tedesco superiore (alemanno bavarese) e tedesco centrale (slesiano, sassone, longobardo franco

orientale, franco renano e franco centrale).

L'Alemanno si divide in molti altri dialetti: l'alemanno settentrionale (svevo), lo svizzero tedesco, il

dialetto alsaziano. Il bavarese si divide in bavarese settentrionale, tirolese, bavarese tedesco-danubiano.

Dialetti che rientrano all'interno del tedesco superiore.

I Franchi erano un po' nei territori dell'attuale Francia e un po' nei territori dell'attuale Germania, tutte le

parlate dei franchi nei territori della Germania, quelli più a nord (basso franco) finiscono per avere uno

sviluppo diverso da quelle che erano le parlate del gruppo linguistico occidentale. I dialetti franchi del

franco centrale (Colonia), renano (medio corso del Reno, Francoforte), franco orientale (Duisburg,

Amberga), mentre il basso franco è quello all'origine dell'olandese e appartiene al gruppo del basso

tedesco. Lo slesiano è parlato in Slavia, confine tra Cecoslovacchia e Polonia, il sassone è parlato

intorno a Dresda e Berlino. Nell'alto tedesco, che include i dialetti della germania centro-meridionale, la

parte più meridionale è dato dal tedesco superiore. La seconda mutazione consonantica crea la linea di

demarcazione tra i dialetti dell'alto tedesco e i dialetti del basso tedesco, si configura come innovazione

che ha il suo centro nella zona del tedesco superiore, questi mutamenti si irradiano da sud verso nord, e

man mano che procedono verso il centro perdono di intensità e non raggiungono il nord della Germania.

Questi mutamente della seconda legge di Grimm che hanno il centro irradiazione forse nelle Alpi, nella

zona alemanna-bavarese, perdono man mano che aumenta la distanza da questa zona di intensità. I

dialetti del tedesco centrale, i dialetti franchi, realizzano solo in parte i cambiamenti della seconda

mutazione consonantica. Trasformazioni parziali. Nella zona del basso tedesco questi cambiamenti non

si verificano più. Dialetti del Basso Tedesco (nord):

basso sassone (evolverà nel PlattDeutsch e poi scomparirà) e basso franco (moderno olandese)

Il basso sassone è la lingua dei sassoni sterminati da Carlo magno, parlato nella Sassonia, è il dialetto in

cui è stato realizzato l'Heliand (sign.= il salvatore), una specie di vita di Gesù sulla base dei quattro

vangeli presentato in chiave epica. Il basso franco avrà come sviluppo moderno l'olandese.

Gruppo Anglo-Frisio:

frisone antico (tratti in comune con l'inglese) e inglese antico (anglosassone)

Lingue degli Ingevoni. Il frisone antico è documentato a partire dal XIII secolo. L' inglese antico ha

invece una documentazione a partire dal VII secolo e inizialmente venne coniata la denominazione di

anglosassone, per indicare l'inglese antico, ma anglosassone non rende ragione delle varie componenti

linguistiche nell'inglese antico. Con inglese antico si intende la lingua germanica imposta in Britannia

dal V secolo fino al 1066, anno della Battaglia di Hastings che segna l'inizio dell'influenza anglo

normanno, varietà di Francese, dando vita ad una specie di diglossia, la lingua germanica diveniva

appannaggio della gente più umile, mentre a corte prevaleva l'anglonormanno. Nell'inglese antico si

individuano diversi dialetti: dialetto Sassone (parte meridionale Inghilterra, Wessex), dialetto Kentico

(sud-est) e dialetto Anglo (nord Tamigi, regioni Mercia e Northumbria). Si parla di quattro dialetti

dell'inglese antico: sassone, kentico, merciano e northumbriano. Per una serie di evoluzioni politiche, se

all'inizio della civiltà anglosassone noi abbiamo come centri predomininanti la Northumbria e la Mercia,

con le incursioni vichinghe e con gli insediamenti vichinghi, assume importanza il dialetto sassone

parlato nel Wessex, dove abbiamo re Alfredo che riesce a fermare l'avanzata vichinga e a difendere il

regno dell'Inghilterra meridionale, resiste al dilagare dei normanni divenne baricentro della vita politica

e culturale. Il sassone si è imposto al dilagare del normanno.

Tutte le lingue germaniche hanno caratteristiche comuni che permettono di definirle come un gruppo

unitario, una famiglia. I seguenti tratti sono le caratteristiche proprie delle lingue germaniche:

1° Tratto: si assiste al fissarsi dell'accento, che nello stadio indoeuropeo era libero e poteva cadere

sulla prima sillaba, sulla sillaba centrale e su quella finale, fissarsi sulla sillaba radicale (Rizotonia,

accento sulla radice). Non è esatto dire prima sillaba della parola, perché il germanico conosce un

sistema produttivo di composizione con prefissi, abbiamo molti verbi composti con prefissi, i quali

hanno l'accento forte sulla sillaba radicale (parte iniziale è la radice che convoglia il significato base, poi

c'è il Tema che è dato dalla radice + vocale tematica o un suffisso che convoglia altre informazioni di

tipo morfologico, e infine c'è la desinenza. Quindi l'accento si fissa sulla sillaba radicale. Prima sillaba =

sillaba radicale

2° Tratto: la legge di Grimm della prima mutazione consonantica interessa tutte le lingue germaniche.

Alla fine di questi mutamenti e slittamenti di questi fonemi che subiscono la mutazione consonantica

non abbiamo il completamento di una rotazione, come la formazione di passaggi successivi che si

possano rappresentare con una figura circolare; questa circolarità totale non si ha nella prima mutazione

consonantica. Il termine tedesco coniato da Grimm è die Laut Verschibung, è lo spostare, non la

rotazione (spostamento di suoni).

sonanti sia liquide che nasali con la vocale “U”. Come esito delle sonanti, le

3° Tratto: l'esito delle

– – ă ŏ

liquide r- l m n sviluppano come vocale u. Poi abbiamo il confondersi di due timbri vocalici e

mentre ā e ō in germanico hanno

che in germanica si confondono i a breve, come unico esito la o lunga.

Inoltre, abbiamo un indebolimento dei suoni , conseguenza dell'accento forte e intesivo

che colpisce la sillaba radicale. Il fatto che le sillabe successive siano debolmente accentate comporta il

loro indebolimento progressivo che finisce con la caduta di queste sillabe, sia che siamo mediane che

finali.

4° Tratto: utilizzazione apofonia all'interno del sistema verbale. Il fenomeno dell'apofonia non è

esclusivo del germanico, si trova in tutte le lingue i.e., quello che è tipico del germanico è questa

utilizzazione del cambiamento apofonico, alternanza apofonica, per marcare le differenze di tempo e di

modo all'interno del sistema verbale. Verbi irregolari= esiti di fenomeni diversi. Questi verbi irregolari

sono più o meno sempre gli stessi nelle lingue germaniche, a meno che non sia intervenuta l'analogia

che ha poi cancellato l'originaria provenienza di questi verbi e ha modificato il suo paradigma, ma sono

quasi sempre gli stessi. Sono verbi molto antichi, appartenenti al lessico più antico del germanico,

coniugati con differente grado apofonico nei tempi del presente rispetto al perfetto, al participio passato.

Il germanico distingue tra tempo presente e tempo passato. Per coniugare un verbo irregolare occorre

conoscere i diversi gradi apofonici che marcano il presente, dal passato singolare, dal passato plurale e

dal participio passato. Questo meccanismo apofonico era operante in una fase antica e serviva a

contrassegnare la distinzione tra tempi e modi. A un certo momento questo meccanismo apofonico ha

smesso di funzionare, per cui i verbui più recenti derivati da nome o da altri verbi hanno utilizzato per la

distinzione tra presente e passato un suffisso indentale, che si trova anche nella formazione del

participio passato.

5° Tratto: formazione di una declinazione debole, terminante in n. C'è quindi una distinzione tra

declinazioni forti e declinazione deboli. Le declinazioni forti sono quelle dei sostantivi che terminano in

vocale, vocale del tema che la si vede ancora nel nordico runico, nel dat. plurale del gotico, ma

normalmente nel nom. sing. o dell'antico nordico, o del tedesco antico, o dell'anglosassone o del gotico,

questa determinazione del tema non si vede più. I temi uscenti in vocale seguono declinazione forte, ma

la vocale tematica non è più visibile al nom. sing. Questa terminologia di forte e debole introdotta da

Grimm la si applica sia ai verbi, dove forte e debole significa opposizione tra verbo che usa meccanismo

apofonico e verbo che usa suffisso indentale, nelle declinazioni dove forti sono i temi uscenti in vocale,

mentre deboli sono i temi uscenti in consonante, poi si vedrà anche nella doppia declinazione degli

aggettivi. Doppia flessione degli aggettivi: presente nelle lingue germaniche che hanno maggiormente

conservato una parte flessiva più ampia, se l'aggettivo è in posizione attributiva il tedesco moderno

ancora mette una desinenza particolare, non determinata, perché non permette di capire se si riferisce a

un sost neutro, maschile o femminile, questa informazione morfologica è data dall'articolo

determinativo. La caratterizzazione morfologica del sostantivo è data da un articolo determinativo, per

cui l'aggettivo avrebbe in maniera ridondante una desinenza detta forte, quindi capace di far individuare

se si tratta di maschile, femminile o neutro, questa desinenza forte sarebbe inutile perché questo è

espresso dal determinativo che precede. Quindi c'è flessione indeterminata dell'aggettivo con la

desinenza debole. In caso contrario, quando non precede nulla, l'aggettivo ancora oggi in tedesco

moderno assume una desinenza di tipo pronominale, e quindi una desinenza forte, che fa capire se si

tratta di neutro, maschile o femminile ecc.

(Germanico comune fase linguistica ricostruita)

La doppia flessione degli aggettivi: un medesimo agg. Qualificativo può essere flesso in modo forte o

debole. Ha flessione forte quando non è preceduto da niente, o da un articolo indeterminativo, mentre ha

una flessione debole quando è preceduto da pronome, genitivo, articolo determinativo.

6° Tratto: perdita di alcune categorie morfologiche, che riguardano il sistema verbale soprattutto. La

riduzione dei tempi che si ha nelle lingue germaniche è notevole. Unica opposizione temporale è fra

presente e passato. A questi tempi mancanti si può subentrare con perifrasi, realizzati con verbi ausiliari

con significato affine, ma indicano un modo dell'azione diverso. (verbo essere diventare). Tipico del

germanico è questa semplificazione del sistema verbale, riduzione dei tempi e dei modi nel sistema

verbale.

7° Tratto: formazione di un preterito debole, il preterito uscente indentale, realizzato con suffisso

indentale. Per quanto attiene alla comparazione linguistica, ci sono due tipi di mutamenti: il mutamento

indipendente e il mutamento condizionato. Un mutamento indipendente si ha quando un particolare

suono si modifica a prescindere dal contesto fonetico in cui si trova. Lo sviluppo di una vocale “u” per

quello che riguarda le sonanti, è un mutamento indipendente, quelle sonanti in germanico svilupperanno

sempre una vocale in u, a prescindere dai suoni che possono precedere o che possono seguire. Si tratta

di un mutamento fonetico spontaneo. Invece, quando un suono si modifica solo in particolari condizioni

il passaggio da ă in ě

abbiamo un mutamento di tipo combinatorio. Questo primo tipo di metafonia,

accade, dal germanico comune nei dialetti germanici, se nella sillaba seguente c'è una vocale palatale o

una semivocale palatale, questo provoca un cambiamento, chiamato metafonia, e si tratta di un

cambiamento di tipo combinatorio, perché si realizza sotto l'influenza dei fonemi che seguono nella

sillaba seguente. Nei cambiamenti fonetici un ruolo importante è giocato dall'accento vale a dire che

certi mutamenti fonetici in sillabe accentati sono diversi da quelli che avvengono in sillabe debolmente

accentate. Per quello che riguarda la regolarità delle leggi fonetiche, questa avviene finché non

interviene l'analogia, che tende a compiere un livellamento. Nell'ambito della morfologia, delle

declinazioni, abbiamo dei nomi cosiddetti radice, dei nomi costituiti solo dalla radice, che avevano un

loro schema flessionale, poi con l'evoluzione delle l. germaniche questi temi-radice hanno adottato un

paradigma di altri tipi flessivi, questo è dovuto all'analogia. Con il tempo quella loro peculiarità

morfologica non è stata più sentita attuale dal parlante che ha cominciato a usarli secondo lo schema

flessionale di altri sostantivi più comuni, più usati. Così i temi radice che seguivano una loro particolare

declinazione sono passati ai temi della declinazioni in i o in a.

Caratteristiche del germanico per quanto attiene il vocalismo rispetto all'inventario di suoni vocalici che

la linguistica storica ricostruisce per l'indoeuropeo. Questa esposizione, è propria dei neogrammatici, ci

sono state altre teorie riguardante l'ipotesi delle laringali che avrebbero poi determinato certi particolari

esiti vocalici, questa teoria delle laringali però nella realtà si è dimostrata un'elaborazione di fonemi

ipotetici onde spiegare certe realtà storiche, piuttosto che la scoperta di fonemi concreti. Esposizione

neogrammatici dei mutamenti vocalici e consonantici. Per l'indoeuropeo ricostruiamo 5 tipi vocalici

brevi, e 5 tipi lunghi (a, e, i, o, u), poi con un simbolo particolare, all'indoeuropeo si aggiunge tra le

vocali breve una vocale distinta con il termine della grammatica ebraica schva (assenza di vocale).

Questa vocale indistinta, si realizza con esiti vocalici diversi nelle varie lingue i.e. Poi ci sono i

dittonghi sia brevi che lunghi che riguarda il primo elemento del dittongo, poi ci sono le liquide e le

nasali. Questo per quello che riguarda il vocalismo, l'inventario dei suoni vocalici che si ricostruisce per

l'i.e. in base alla comparazione storica delle varie lingue.

VOCALI BREVI

ă ă

Indoeuropeo > Germanico >

agros (campo) got. akrs

lat. ager a.n. akr

ant.s. akkar

aat ackar

Desinenza nom. sing. dei temi in a che in gotico è conservata, mentre è persa nelle altre lingue

germaniche attestate più tardi. ě ě

Indoeuropeo > Germanico > Germ. Sett./Occ. ĭ

Gotico

ed a.n. eta

lat. edo ags etan

got. itan

n finale è la caratteristica dell'infinito, l'ant. nordico perde questa n finale in tutti gli infiniti. Il gotico

rinnova il gruppo orientale del germanico rispetto ai gruppi settentrionale e occidentale che mantengono

la vocale breve e. ĭ ĭ

Indoeuropeo > Germanico >

lat. piscis got. fisk

a.n. fisks

ags fisc

i breve si conserva in tutte le lingue germaniche. La “p” per la prima mutazione consonantica diventa

“f” in tutte le lingue germaniche. Fricativa “s”, unico fonema fricativo i.e., allofono “z” è variante

sonora. Incremento suoni spiranti è tipico delle lingue germaniche, non c'è nell'inventario del

consonantismo i.e. Velare sorda “c”, “k” è solo variante grafica, no fonetica. Velare sorda secondo la

legge di Grimm dovrebbe dare una spirante velare sorda, ma non avviene perché si tratta di un nesso.

Quando c'è Spirante + Occlusiva sorda, le occl. non si trasformano, non subiscono mutazione

consonantica, non si trasformano in spiranti sorde, perché già preceduta da spirante.

Lat. stella Got. stjarna c'è spirante che precede occlusiva sorda, e quindi non

subisce la prima mutazione consonantica

ŏ ă

Indoeuropeo > Germanico >

ăhtou

lat. octo got.

a.irl. ocht a.n. atta

ăhto

a.ss

por (viaggiare) făran

ŭ ŭ

Indoeuropeo > Germanico >

lat. sumus a.n. sunru

Uno dei pochi temi vocalici uscenti in ru, appartiene alle declinazioni forti, ai temi in u per quanto

riguarda la morfologia dei sostantivi. ă

Indoeuropeo > ð (schva) Germanico >

fădar

a. ind. pitar got. făder

lat. pater a.n.

a.irl. ahtar

Il suono vocalivo in a breve è l'esito dello schva, così come di a breve e di una o breve. Temi in r,

indicano nomi di parentela, segue una declinazione particolare.

Legge di Verner da spiegazione di alcune apparenti eccezioni della prima mutazione consonantica che

per Grimm erano inspiegabili, mentre per Verner divennero spiegabili in base all'accento, al ruolo

dell'accento nella trasformazione delle occlusive secondo alla prima mutazione consonantica. Con

questa legge, la definizione dell'importanza dell'accento nella trasformazione di certi fonemi

consonantici si riflette sia nei paradigmi verbali che nei paradigmi nominali, in virtù della quale

abbiamo un'alternanza di fonemi sordi con fonemi sonori (consonantici) in ragione del fatto che

l'accento originariamente ora si trovava sulla radice, ora si trovava sulla desinenza (accento libero),

questo spiega l'alternarsi di spiranti sorde o sonore che si chiama alternanza grammaticale, perché è

all'interno di paradigmi, riguarda fonemi consonantici. Nell'apofonia l'accento non ha nessuna

importanza (indipendente), mentre con la legge di Verner abbiamo a che fare con un meccanismo di tipo

combinatorio, a seconda della presenza o meno dell'accento nella sillaba successiva si ha un certo tipo di

modificazione del fonema consonantico oppure no.

Caratteristico del germanico è fusione o breve con a breve.

VOCALI LUNGHE

Indoeuropeo > ai Germanico > ai

Got. ai

a.n/aat ei

ē

as ā

ags

lat. ghaidis got. gais

a.n. geit

gāt

ags

Questi sono i diversi esiti di un dittongo di origine i.e. che nel germanico più antico è ancora mantenuto,

mentre presenta esiti differenti in ant. nordico e a in aat. ī

Indoeuropeo > ei Germanico >

stheigh a.n. stiga

ags stigan

got. steigan (ei che si legge i)

Indoeuropeo > oi Germanico > ai

oinos got. ains

a.n. eim

ags an

aat ein

Il primo elemento vocalico breve, la o breve, si trasforma in germanico in a breve. Questo esito del

dittongo oi ricade nelle stesse trasformazioni del dittongo ai, dittongo ai e oi i.e., hanno gli stessi esiti in

germanico. Indoeuropeo > au Germanico > au

Got./a.n. au

aat a

ēa

ags ō

as

aug got. aukan

a.n. auoka

ags eacian

Indoeuropeo > eu Germanico > Got. iu

Ags eo

eug got. iusan

ags cheosan

teuta got. piuda

ags peot

aat diota

a.n. piot

Lo stesso esito che abbiamo per au lo abbiamo anche per il dittongo ou dell'i.e. La distanza cronologica

che separa le forme antico sassone, antico alto tedesco e gotico porta alle differenze negli esiti del

dittongo indoeuropeo che rimane conservato in gotico.

Tutti i fenomeni vocalici riguardano le vocali in sillaba tonica, accentata, il vocalismo in sillaba non

accentata è diverso. Accanto al normale sviluppo delle vocali indipendentemente dal loro contesto, si

hanno modificazioni che avvengono per effetto di fonemi che si presentano nella sillaba successiva,

modificazioni combinatorie, attivate dalla presenza di particolari fonemi nella sillaba successiva.

Abbiamo modificazioni di carattere quantitativo, in cui il simbolo vocalico rimane lo stesso ma viene

modificata la quantità, da breve passa a lungo, poi abbiamo modificazioni di carattere qualitativo in cui

si modifica il timbro della vocale. Una caratteristica molto antica del germanico è la trasformazione da e

in i che riguarda il gotico. Questo è un mutamento di tipo indipendente, che non è quindi attivato dalla

presenza di un particolare fonema della sillaba successiva, e riguarda solo il gotico. Invece la

trasformazione da e in i nelle altre lingue germaniche, per esempio nel nordico, nell'anglosassone o nel

tedesco (germanico occidentale) dipende dalla presenza di particolari fonemi nella sillaba successiva,

non c'è un automatismo nella trasformazione da e in i, ma c'è questa trasformazione soltanto in

determinate condizioni, cioè se nella sillaba successiva c'è una vocale palatale o una semivocale

palatale, poi se c'è un nesso dopo la e.

Il gotico ha il passaggio da e in i sempre, nel nordico e nel germanico occidentale la e passa in i se nella

sillaba seguente abbiamo e + i / J(semivocale), e + nesso nasale + consonante. Nel caso di nasale più

consonante nella sillaba successiva, o nel caso che nella sillaba successiva ci sia una i o una semivocale

c'è la trasformazione da e in i.

Aggettivo latino medius, si ricostruisce la forma i.e. di questo tipo: medhios. Il gotico presenta midis

(mutazione indipendente), nell'anglosassone presenta la forma midd e l'antico nordico presenta la forma

mid. La vocale della sillaba successiva in gotico si vede ancora, perché è una forma linguistica antica.

Poiché ci sono almeno 4 secoli tra gotico e nordico e anglosassone, succede che nell'arco di 4 secoli

queste lingue dimostrano che l'accento forte sulla sillaba radicale ha prodotto un tale indebolimento

delle sillabe finali da provocarne la caduta, abbiamo la scomparsa delle sillabe debolmente accentate,

soprattutto in sillaba finale. Sia in anglosassone che in antico nordico non c'è più traccia della vocale i

che aveva provocato il cambiamento da e in i nella sillaba tonica. Che ci fosse questa vocale palatale, lo

dimostra il fatto che l'ags presenta un raddoppiamento della consonante, questo è un fatto tipico

semivocale i spesso cade e provoca raddoppiamento consonante.

L'a.n. non ha raddoppiamento consonante ma presenta metafonia, cioè cambiamento da e in i per effetto

della presenza della i nella sillaba successiva. Sia l'antico nordico che l'anglosassone non mostrano più

la presenza della i nella seconda sillaba perché è caduta per effetto dell'accento forte sulla prima sillaba.

Questo tipo di mutamento è un mutamento di tipo combinatorio, non si sarebbe verificato il passaggio

da e in i se non ci fosse stato un'altra i nella sillaba successiva, per quello che riguarda il nordico e il

germanico occidentale, in gotico invece è un mutamento indipendente.


ACQUISTATO

7 volte

PAGINE

21

PESO

248.45 KB

AUTORE

ninja13

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, culture, letterature, traduzione
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia Germanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Del Zotto Carla.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Filologia germanica

Riassunto esame di Filologia Germanica, prof. Del Zotto, libro consigliato La volpe Reinhart, Heinrich der Glichesaere
Appunto
Riassunto esame di Filologia Germanica, prof. Del Zotto, libro consigliato Rosvita, Del Zotto
Appunto
Letteratura spagnola
Appunto
Appunti letteratura Spagnola I
Appunto