Filologia germanica: comparazione e ricostruzione linguistica
Le lingue germaniche risalgono tutte ad una stessa antica origine germanica, come ci dimostrano le affinità lessicali, morfologiche e fonetiche. Una lingua viene definita storica quando compaiono i suoi primi documenti scritti. Questa matrice germanica è tanto più evidente quanto più ci avviciniamo all’epoca medievale e cioè alle origini delle lingue come tedesco, inglese ecc. Più risaliamo indietro nel tempo e più scopriamo che tutte queste lingue si avvicinano tra loro e sono meno differenziate rispetto ad oggi.
Omogeneità nel medioevo
Ad esempio, nel medioevo l’inglese aveva molti più tratti in comune con il tedesco: grammatica, vocabolario ecc. Questa omogeneità più marcata è dovuta al fatto che queste popolazioni costituivano in origine un gruppo germanico più compatto che parlava una stessa lingua o comunque una pluralità di dialetti caratterizzati da una serie di fenomeni comuni. Questo gruppo di lingue localizzato nella zona della cerchia nordica, si è poi disgregato e i singoli elementi che lo componevano sono andati incontro a vicende storiche loro particolari e distinte da quelle di altri elementi del gruppo originario. Per quanto riguarda la lingua, può dirsi specchio di quegli eventi, perché passerà dall’unità alla molteplicità frantumandosi in lingue diverse eppure somiglianti.
Esempi di corrispondenze
- Ingl. (to) sing, ags. singan
- Ted. singen, ata. singan
- Ol. zingen, sass.a. singan
- Dan. synge, fris.a. sionga
- Sved. sjunga, norr. syngva
- Norv. syngja
- Isl. syngja
- < Germ. *singwan «cantare».
Si tratta di un verbo detto «forte» perché caratterizzato dal meccanismo dell’alternanza vocalica per la formazione delle forme del passato (in questo caso specifico a/u: ingl. (to) sing – sang – sung; ted. singen – sang – gesungen). Sono tutte forme che indicano il significato di cantare e che sono affini. Corrispondenza a livello lessicale, fonetica e morfologia. Sia le forme verbali in inglese, sia quelle in tedesco, sono dette “forti”, sono verbi irregolari perché formano il passato per mezzo dell’apofonia, cioè il meccanismo dell’alternanza vocalica, data dalla “a” e dalla “u”.
Ricostruzione delle radici germaniche
Con la comparazione delle forme moderne non potremo ricostruire con esattezza la base da cui provengono, ma possiamo ricostruire una radice germanica “singuan”, anche se questa forma non è documentata in nessun testo. Si noti come questa forma non abbia nulla in comune con le voci romanze, che sono derivate dal latino “cantare”.
Dobbiamo distinguere, invece, il caso di corrispondenze lessicali tra due o più lingue dello stesso gruppo e allora parliamo di prestiti, ovvero termini alloglotti presi da una lingua straniera che vengono introdotti in un’altra lingua. Come il caso dei prestiti dal latino nelle lingue germaniche: ingl. street e ted. strasse (strada), sono prestiti dal latino strata. Qui la somiglianza formale non è prova di parentela genetica tra lingue diverse.
Ipotesi della lingua madre protogermanica
E' venuto spontaneo agli studiosi di lingua comparativa del XIX sec. (Franz Bopp e Rasmus Rask) ipotizzare che in un’epoca antecedente ai primi documenti scritti, tutte queste lingue convergessero in un’unica lingua madre protogermanica ancora indifferenziata; ossia, loro ipotizzarono che tutte queste lingue fossero collegate tra loro geneticamente, formassero, cioè, una famiglia linguistica. Naturalmente questa protolingua non era documentata in nessuna produzione scritta perché era ancora una lingua aletteraria e può essere ricostruita solo attraverso la comparazione di forme attestate nei testi delle varie stirpi germaniche di età posteriore, cioè di età alto medievale. Il pensare ad una lingua madre originaria protogermanica, nasceva dal facile paragone con le lingue romanze, che risalgono tutte ad una stessa matrice: il latino. La differenza fondamentale sta nel fatto che, mentre il latino è documentato, del germanico comune non c’è nulla e quindi questa può essere ricostruita sulla base di un lavoro di comparazione linguistica.
Nell’indicare un termine ricostruito si adotta l’accorgimento di segnalarlo per mezzo di un * che viene messo prima della forma ricostruita, oppure utilizzare l’uso del maiuscolo, o dei trattini per segnalare gli eventuali componenti di una parola: radice, vocale tematica e desinenza. Per quale scopo viene utilizzato il metodo della comparazione? Serve ad individuare una serie regolare di corrispondenze e a dimostrare la parentela genetica tra lingue diverse. Questa serie di corrispondenze si può, poi, codificare in leggi fonetiche. La prima condizione per la comparazione è che il confronto avvenga tra termini corrispondenti per significato.
Esempio di corrispondenze germaniche
- Germ. *faðēr “padre”
- Got. fadar
- Norr. faðir
- Ags. fæder (> ingl. father)
- Fris.a. feder
- Sass.a. fadar
- Ata. fatar (> ted. Vater)
Si considerano le sillabe radicali perché nelle lingue germaniche differenti sono i fenomeni fonetici in sillaba tonica, che è la sillaba radicale, rispetto alle sillabe atone che subiscono fenomeni fonetici diversi. Si procede confrontando i singoli fonemi a partire da quello iniziale (F per il germanico, mentre la P per il germanico indoeuropeo). Per il germanico la ricostruzione della consonante F non presenta problemi perché trova una perfetta corrispondenza: abbiamo F in tutte le forme delle lingue germaniche antiche.
Per la vocale radicale notiamo un esito particolare nella forma dell’anglosassone e del frisone che hanno la æ. Quindi il germanico si ricostruirà applicando la “legge della maggioranza”, il fonema più frequentemente attestato nelle varie lingue, in quanto gli esiti diversi saranno da ricondurre a particolari evoluzioni fonetiche che hanno interessato successivamente solo singole lingue. Per quanto riguarda il terzo fono, cioè un suono dentale, si presenta in maniera eterogenea. Per cui la ricerca tra le varie attestazioni risulterà più difficile per il terzo fono e bisognerà fare riferimento alle leggi fonetiche. Per la legge di Verner è possibile ricostruire per il germanico una spirante interdentale sonora V attestato in norreno e questo suono si evolverà in D in anglosassone e poi in T in alto tedesco antico.
Comparazione con le lingue indoeuropee
Nella comparazione linguistica si è proceduto, per i fenomeni più antichi, a un confronto delle lingue indoeuropee. Le lingue germaniche appartengono a loro volta alla più vasta famiglia linguistica indoeuropea. Tutte le lingue indoeuropee presentano un patrimonio lessicale comune. Confrontiamo un termine che appartiene alla sfera semantica della parentela.
- Ie. PATER (> lat. pater, gr. patér)
La consonante iniziale del germanico F, deriva da una più antica consonante indoeuropea che era P. per la vocale radicale c’è una corrispondenza perfetta, mentre per la dentale T dell’indoeuropeo bisognerà fare riferimento alla legge di Verner.
Altro esempio di corrispondenze
- Ie. POD-/PED- (> lat. pes, pedis)
- Germ. *fōtuz “piede”
- Got. fōtus
- Norr. fōtr
- Ags. fōt (> ingl. foot)
- Fris.a. fōt
- Sass.a. fōt
- Ata. fuoz (> ted. Fuß)
Come si può vedere da questo esempio abbiamo un’analoga corrispondenza di indoeuropeo P con germanico F e così via. Possiamo vedere come i diversi esiti nel germanico rispetto all’indoeuropeo non sono mai casuali, ma riflettono una regolarità che ha permesso agli studiosi di formulare le leggi fonetiche. Per regolarità si intende che un suono nelle stesse condizioni si sviluppa nello stesso modo.
Le lingue indoeuropee
Le lingue germaniche appartengono alla famiglia indoeuropea. Le lingue indoeuropee sono così chiamate perché si estendono appunto dall’India all’Europa e derivano da una lingua originaria parlata da antichissimi popoli che con successive migrazioni si sono spostati verso l’India e verso Europa. Il termine “indoeuropeo” risulta impreciso perché ci sono sia lingue asiatiche sia europee che sono escluse da questo gruppo linguistico: cioè finlandese, ungherese, estone, sami e il basco. Quest’ultima lingua è del tutto isolata e forse la più antica di tutta Europa e quindi pre-indoeuropea.
Al termine indoeuropeo gli studiosi tedeschi preferiscono il termine “indogermanisch”, quasi ovunque è però in uso il termine indoeuropeo. In Italia sono stati in voga per un certo periodo i termini arioeuropeo e giapetico o giafetico, che si riferisce a Jafet figlio di Noè, che secondo la tradizione biblica avrebbe dato origine a uno dei gruppi etnici, quello corrispondente alle popolazioni indoeuropee.
La famiglia linguistica indoeuropea comprende il gruppo delle lingue celtiche suddivise in due sottogruppi: il gaelico che comprende l’irlandese, scozzese e mannese e il sottogruppo cosiddetto britannico che comprende il gallese, cornovagliese e bretone. Un tempo, fino alla fine del V sec. a.C., le lingue celtiche erano molto più diffuse e comprendevano una zona che includeva le isole britanniche, la Francia, Austria, fino alla Val Padana dove furono poi assorbite dal latino.
L’altra famiglia indoeuropea è quella italica e le lingue italiche nell’antichità erano l’osco, l’umbro, sannita, venetico e latino. Originariamente il latino era parlato solo in una piccola zona del Lazio e si estese successivamente a tutta l’Italia e poi a quasi tutto l’Impero romano. Il latino poi diede vita alle lingue neolatine o romanze, e cioè all’italiano, francese, spagnolo, portoghese, provenzale, catalano, romeno e ladino.
Il greco, già in fase antica, viene caratterizzato da vari dialetti: la varietà ionico-attica, arcadica, eolica, dorica e micenea. L’albanese con i suoi due dialetti principali, il tosco e il ghego, è una lingua attestata molto tardi; presenta molti elementi provenienti dal greco, slavo e latino.
Le lingue germaniche si suddividono in orientali (gotico), occidentali (inglese, frisone, nederlandese, basso e alto tedesco, longobardo) e settentrionali (danese, svedese, gutnico, norvegese, islandese, fringio o feroese). Le lingue slave si suddividono in orientali (russo, ucraino e bielorusso), occidentali (ceco, slovacco, polacco) e meridionali (sloveno, serbo-croato, bulgaro, macedone). Le lingue baltiche comprendono il lituano, lettone e il prussiano (estinta). Il gruppo armeno si suddivide in occidentale (Turchia) e orientale (Russia). Il gruppo delle lingue indo-iraniche che si suddivide in indiano (anticamente rappresentato dal sanscrito) e iranico (anticamente rappresentato dall’avestico). A queste lingue si aggiungono due lingue indoeuropee estinte: ittito e tocario.
Sistemi di classificazione linguistica
Anche la protolingua indoeuropea non è documentata ma viene ricostruita dai linguisti mediante la comparazione. Nel procedere alla comparazione di varie lingue si compie una forzatura viste le forti sfasature cronologiche tra le varie lingue indoeuropee. Inoltre non essendo l’indoeuropeo documentato da nessuna testimonianza scritta, ciò che viene ricostruito non può essere considerato come una lingua effettivamente parlata in una determinata zona, ma solo un comune denominatore, cioè un insieme di fenomeni linguistici comuni a tutte le lingue indoeuropee. Nella maggior parte dei casi quello che si può ricostruire non sono intere parole, bensì solo radici, ovvero quell’elemento che è alla base della parola e che ne indica il significato (semantema).
Teorie di classificazione
Il primo tentativo di classificazione delle lingue indoeuropee è rappresentato dalla cosiddetta “teoria dell’albero genealogico” che fu elaborata da August Schleicher nel 1866. Egli era un botanico che si convertì alla linguistica e illustra la sua ricostruzione dell’indoeuropeo concepito come un albero, dal quale si dividono per ramificazioni successive le varie lingue. Secondo questa teoria le differenze tra le lingue indoeuropee sarebbero il risultato di successive divisioni che, partendo da una lingua madre indoeuropea, avrebbero prodotto prima due tronchi, uno settentrionale e l’altro meridionale, da cui poi si sarebbero evoluti germanico e baltoslavo a nord e indoiranico, greco, albanese, italico e celtico a sud. Questa classificazione si rivelò ben presto inaccettabile, perché mentre evidenziava delle somiglianze tra germanico e baltoslavo e tra latino e celtico, non riusciva a spiegare certe somiglianze tra germanico e latino o tra germanico e celtico.
Questa teoria fu confutata nel 1872 da Johannes Schmidt che elaborò a sua volta la cosiddetta “teoria delle onde”, una teoria che considera lo sviluppo delle lingue alla luce della diffusione dei fenomeni linguistici nello spazio e cioè attraverso i contatti tra parlanti lingue diverse. Secondo questa classificazione detta areale o spaziale, le caratteristiche linguistiche comuni a due o più lingue non devono necessariamente risalire a una lingua madre, ma possono essere dovute alla collocazione geografica delle lingue entro un raggio comune. Gli elementi comuni sono tanto più numerosi quanto più sono vicine geograficamente le lingue; ne risulta uno schema a cerchi, ognuno dei quali rappresenta un’innovazione linguistica circoscritta entro un determinato raggio d’azione. Questi cerchi sono chiamati isoglosse, che significa tratti linguistici uguali e si intersecano dando luogo a innumerevoli settori, ognuno dei quali rappresenta un dialetto. Le lingue germaniche presentano corrispondenze con le lingue baltiche e slave e inoltre con latino e celtico, corrispondenze dovute ai contatti tra tutti questi popoli. Lo schema ad albero e a cerchi sono complementari, il primo mette in evidenza la derivazione in senso storico-diacronico, si parte dalla lingua originaria fino ad arrivare ad oggi. Invece, il secondo schema evidenzia i contatti interlinguistici senza preoccuparsi dei rapporti genealogici; quindi riporta sinotticamente lingue che appartengono a stadi linguistici diversi.
A questi due sistemi va aggiunta la classificazione tipologica che raggruppa le lingue in base alle caratteristiche strutturali, in particolare caratteristiche morfologiche (lingue di tipo isolante, agglutinanti, flessive o sintetiche) e sintattiche (ordine dei costituenti nella frase). Nella classificazione tipologica nessuna lingua appartiene ad un unico tipo.
Dobbiamo ricordare lo schema elaborato agli inizi del 1900 dal linguista francese Antoine Meillet. Meillet suddivise le lingue indoeuropee in due grossi blocchi servendosi dell’isoglossa che considera lo sviluppo della consonante K dell’indoeuropeo che viene conservata in alcune lingue, mentre è passata a S in altre. Ad ovest, si ha il gruppo delle lingue centum (greco, italico, celtico e germanico) ad est abbiamo le lingue satem (iranico, indiano, armeno, baltoslavo e albanese). Questa teoria perse efficacia con la scoperta del tocario (lingua estinta). Infatti mentre la collocazione geografica del tocario ad est lasciava intuire un legame con il gruppo satem, la forma del numerale 100 in tocario è cent e quindi lo fa collocare tra le lingue centum.
I sistemi di classificazione linguistica genealogico e areale possono essere applicati anche alle lingue germaniche. Quindi sostanzialmente le lingue germaniche possono essere classificate secondo i due schemi ad albero e a cerchi. Lo schema ad albero mette in evidenza le scissioni linguistiche partendo da una fase linguistica unitaria (sviluppo storico-diacronico). Possiamo osservare come, partendo da una lingua germanica comune a sua volta derivata dall’indoeuropeo, si sarebbero prodotti tre tronchi: uno occidentale, settentrionale e orientale, da cui successivamente si sarebbero evoluti il longobardo, l’inglese, frisone, nederlandese, basso e alto tedesco a occidente (lingue occidentali), poi danese, svedese, gutnico, norvegese, islandese e feroese a nord (lingue settentrionali) e invece gotico, burgundo e vandalico ad oriente (tutte queste si sono esistente). Questo schema non è del tutto soddisfacente perché presuppone che due lingue, una volta separatesi, non possano più influenzarsi reciprocamente e questo non corrisponde alla realtà storica. Quindi possiamo classificare le lingue germaniche secondo lo schema a cerchi che, invece, rende conto delle innovazioni comuni a questo e quindi evidenzia bene i contatti tra le lingue germaniche. Quest’altro schema è derivato da Schmidt e a differenza dello schema ad albero, riporta senza spessore cronologico lingue che appartengono a epoche diverse. Questo è in grado di evidenziare molto bene quei legami trasversali tra lingue che appartengono a rami diversi.
Caratteristiche linguistiche germaniche
Le lingue germaniche fanno parte del gruppo linguistico indoeuropeo con il quale condividono delle isoglosse sia in campo lessicale, fonetico e morfologico. Oltre a questi tratti comuni ereditati, ci sono dei tratti esclusivi germanici, cioè che non si riscontrano nelle altre lingue europee. Sono proprio questi tratti peculiari che ci inducono a postulare l’esistenza di una fase comune germanica che si cerca di ricostruire mediante la comparazione linguistica. È soprattutto in campo morfologico che le lingue germaniche mostrano il mantenimento di alcune fondamentali strutture ereditate dall’indoeuropeo.
Isoglosse comuni all’indoeuropeo
- 1. Struttura flessiva. La funzione delle parole nella frase è espressa nel germanico per mezzo di flessioni, cioè le desinenze delle declinazioni nominali e pronominali e delle coniugazioni verbali. Es.: germ. *geb-ō «dono»: -ō ci indic
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