LINGUISTICA GERMANICA
filologia, amore per il testo; al centro vi è un testo (poetico, letterario, commerciale, …), su cui si
lavora.
un tempo resisteva al lettore la versione del testo più vicina all’originale possibile, trovata tramite
→
l’individuazione degli errori dei manoscritti. spesso l’originale stesso veniva perduto es. Divina
Commedia, no testo originale. tipico fare errori di copiatura (~ 1 per pagina), per esempio
omoteleuto (salto da uguale a uguale). del testo originale vi è almeno una copia, spesso perduta,
con il nome di archetipo, da cui si presume siano fatte altre copie, testimoni.
→
stemma codicum sistema dall’alto al basso, in ordine cronologico:
A1 + A2 + B1 + B2 codici copiati, da non usare / es. testo economico: A = “inflazione”; B1 =
→
“infrazione” sbagliato! A1 e A2 codici copiati da non usare. bisogna seguire la lezione di A
→
ora il filologo fa più cose cultura, usi, costumi + si divide per area linguistica.
filologia germanica = testi in lingue germaniche; testimonianze scritte molto arcaiche (~ 4 secolo
→ →
dC) testi molto antichi prodotti quando le genti erano ancora pagane bisogna capire il mondo,
→
la cultura, studiare le lingue germaniche parlate a quei tempi e le letterature struttura sociale +
letteratura + lingua.
→ →
limite cronologico da anno 0 (inizio era cristiana) a 1400-500 tradizionalmente si ferma alla
riforma protestante (fine Medioevo/inizio Rinascimento).
→
aspetto linguistico 2 gruppi:
1. lingue germaniche nordiche/settentrionali — svedese, danese, norvegese, islandese, faroese
(isole “delle pecore”, Fær Øer) [Finlandia lingua ugrofinnica, ma sulle coste la prima lingua è lo
svedese]
2. lingue germaniche occidentali — inglese, tedesco, …
3. lingue germaniche orientali — tutte estinte, hanno però lasciato traccia di sé
lingue germaniche settentrionali
lingue nordiche insulari
• faroese — arcipelago con importanza fino al 19 secolo, punto di sosta delle navi che partivano
• →
(da Norvegia o Scozia) alla volta dell’Islanda con i trasporti aerei il peso delle isole è
diminuito. lingua ~ al Medioevo, si è cristallizzata
islandese — terra disabitata, viene popolata a partire dalla 2 metà del 9 secolo dC da genti
• proveniente dalla Norvegia che non vogliono sottomettersi alla volontà del re di Norvegia
Aroldo Bellachioma (decide di sottomettere alla sua corona tutti i principi che fino a quel
momento regnavano quasi indipendentemente).
Islanda nel 9 secolo era norvegese, lingua “antico nordico”, comune a Norvegia, Danimarca,
Svezia, Islanda fino al 13 secolo. rimane cristallizzata al 13 secolo, con caratteristiche
→
morfologiche del Medioevo lingua complicatissima (=/= da altre lingue nordiche: non si
capiscono a vicenda con norvegesi, ecc.)
1262 perde indipendenza, sottomessa da Norvegia; quando Norvegia passa sotto Danimarca,
→
anche Islanda sotto Danimarca. 1944 indipendenza lingua diventa il simbolo di identità
→
nazionale difesa linguistica forte, con differenze tra lingua pura e impura
[Reykjavík, í con accento acuto = lunghezza vocalica; capitale Islanda, Reykja da rauchen =
fumo, vík = baia]
lingue scandinave/continentali (norvegese, danese, svedese) — simili per scrittura, diversa la
• comprensione orale (in particolare del danese)
norvegese — nelle grammatiche si studia il Bokmål (/bokmol/) + variante Nynorsk (/nunoschk/),
• neo-norvegese. la differenza tra le 2 è insignificante: Bokmål si parlava sulle coste.
fino a 1814 (congresso di Vienna) Norvegia sotto al dominio danese. passa sotto alla colonia
svedese, poi dal 1904 diventa uno stato indipendente, con il re. la lingua dell’aristocrazia era il
danese, con pronuncia norvegese. post congresso di Vienna, un gruppo di linguisti norvegesi
→
trovò il dialetto Nynorsk in una regione centrale della Norvegia parlata contadina dell’interno.
→
1905-20 secolo: discussione su quale sia la lingua nazionale entrambe sono lingue
nazionali, ma l’obbligo di bilinguismo viene adottato solo per chi parla Nynorsk.
è simile allo svedese (lingua più in contatto con il tedesco, da cui hanno prestiti linguistici) per
accento musicale (oltre all’accento tonico).
cronologia
a. fase protonordica — lingua precedente al 9 secolo, in particolare su iscrizioni runiche
→
b. fase antico-nordica — 9-13 secolo, anche chiamato norreno lingua letteraria islandese-
norvegese, tipica delle saghe
c. riforma protestante — lingue nazionali; le lingue moderne nascono a seguito della riforma
→
protestante Martin Lutero vuole che la Bibbia sia tradotta in ogni lingua parlata, dal 1500 si
apre il ventaglio delle lingue nazionali
lingue germaniche occidentali
inglese — periodi:
• i. antico inglese/anglosassone — 6 secolo a 1300; viene portata in Inghilterra dagli occupanti:
→
angli — da Paesi Bassi/Germania del nord sopra Tamigi, riva sx, fino ai confini della
• Scozia →
sassoni — da Paesi Bassi/Germania del nord sopra Tamigi, riva dx e meridionale (ma
• →
non Cornovaglia celtica, si parla celtico fino al 19 secolo)
→
iuti — da Jutland (Danimarca + Germania del nord) contea di Kent + isola di Wight
• → →
ii. 1066 battaglia di Hastings Normanni conquistano Inghilterra: parlano francese anglo-
normanno. inglese parlato dai sottomessi, anglo-normanno da clero e governo
→
iii. 14 secolo, Antico 3 spinge la classe mercantile vuole che i testi vengano letti nella lingua
usata per leggere i cicli cavallereschi: inglese medio, con matrice germanica e lessico
mescolatosi con quello romanzo
iv. riforma protestante — versioni differenti della traduzione della Bibbia, tradotta da Tyndale;
la più famosa è la King James’ Bible del 1612, modello di scrittura inglese
→
v. fine 17-inizio 18 Great Vowel Shift — cambia pronuncia delle vocali frazione tra come si
→ →
scrive (riforma protestante) e come si pronuncia no regole fonetiche certe inglese
contemporaneo
frisone — parlato in Frisia, parte settentrionale della costa dei Paesi Bassi, si estende sulla costa
• tedesca. prima testimonianza scritta nel 14 secolo, quando vengono messe per iscritto le leggi.
→
lingua tutelata solo dai Paesi Bassi obbligo di bilinguismo
tedesco — parlato in Germania, Svizzera tedesca, Austria, propaggini in Italia (Alto Adige + isole
• tedescofobe). area tedescofona è divisa in 3 aree dialettali:
durante il periodo alto-medioevale (750-1050):
sud — suddivisa in:
• dialetto alemanno — Svizzera e Germania sud-occidentale, Baden-Württemberg (ovest)
• dialetto bavarese — Baviera, Austria, Alto Adige (est)
• dialetti superiori — in chiave oleografica: superiori perché vi sono le montagne
• →
centrale — vari dialetti, tutti racchiusi nel gruppo detto francone dialetto di Carlo Magno
• →
nel Medioevo la lingua tedesca si fermava qui alto-tedesco antico (francone + alemanno +
bavarese)
nord — nel Medioevo non si parlava una lingua tedesca, ma una lingua germanica chiamata
• antico sassone, più vicina all’inglese che non al tedesco antico. questa differenza sussiste
anche oggi.
periodo basso medioevale (1050-1450) — l’area dell’alto-tedesco si trasforma in alto-tedesco
medio; nell’area settentrionale non si parla più il sassone, ma il basso-tedesco medio. nel 1450
→
si sviluppa il proto-tedesco moderno lingua dovuta a Martin Lutero (traduce Bibbia nella
lingua del popolo, il “tedesco”), eliminando tutti gli elementi marcatamente dialettali: crea un
compromesso lessicale e fonetico (lingua non esistente), base del tedesco moderno.
nederlandese — parlato nei Paesi Bassi e Belgio fiammingo. si sviluppa nel 12-13 secolo, lingua
• →
a sé stante lessico vicino a quello tedesco con struttura grammaticale (morfologia) più vicina
all’inglese. con la riforma protestante si formerà uno standard che formerà il nederlandese
moderno.
afrikaans — parlata in Sudafrica. variante semplificata del nederlandese del 17 secolo, periodo in
• cui alcune comunità di cittadini (boeri) fondarono stanziamenti in Sudafrica. la lingua a contatto
con i nativi si semplificò sia dal punto di vista fonetico che morfo-sintattico, tanto da trasformarsi
in una nuova lingua, veicolare delle popolazioni native del Sudafrica. afrikaans e inglese sono le
lingue ufficiali del Sudafrica, con l’afrikaans parlato soprattutto nelle regioni interne (Transvaal,
Johannesburg).
yiddish — parlata in maniera minoritaria dagli ebrei aschenaziti. lingua basata su un lessico
• formatosi da lingua alto-tedesca antica (tedesco medioevale) + ebraico. non ha una grammatica
certa, è una lingua molto mobile. causa Shoah è diventata meno parlata. la comunità più grande
è a NYC + comunità ebraiche in Germania.
lingue germaniche orientali — lingue morte, estinte, lasciano traccia di sé in alcune lingue, tra cui
lo stesso italiano.
gotico — codex argenteus: codice copiato in pergamena, porpora, in tinte oro e argento su cui è
• copiato il testo della Bibbia, conservato nella biblioteca universitaria di Uppsala in Svezia.
alfabeto creato ex-novo per scrivere il goto nel 4 secolo dC dal vescovo Vùlfila (“lupacchiotto”) [in
gotico: atta = padre, attila = paparino], che vive in Mesia, provincia romana (corrisponde
all’odierna Bulgaria, nell’Impero Romano d’Oriente) dove si parla il greco. Vulfila è bilingue, ha
madre ellenofona e padre goto e ariano. la cristianizzazione germanica parte attraverso
→
l’arianesimo Vulfila decide di convertire i goti: traduce la Bibbia dal greco, ma la lingua gotica
(come tutte quelle germaniche) ha dei suoni che l’alfabeto latino non possiede. grafo-fonematica
→ →
ad ogni grafema corrisponde un fonema per fare ciò inventa un alfabeto che prende
ispirazione da quello greco + latino. lascia tracce di sé anche attraverso palinsesti. esistono 2
testi: superiore (quello che viene copiato) e inferiore. →
della lingua gotica rimangono tracce linguistiche nell’italiano ita assorbe come prestiti alcune
parole gotiche (es. verbo arredare, parola guardia, …)
(longobardo) — è la lingua che lascia più tracce di sé in italiano. lingua in movimento, nasce
• come lingua vicina al bacino delle lingue germaniche occidentali, ma quando i longobardi
vengono in contatto con i goti assume caratteristiche proprie delle lingue germaniche orientali.
dopo essersi stanziati in Italia, entrano in contatto con il bavarese e prende così caratteristiche
dell’alto tedesco antico. restano in Italia per più di 3 secoli, ma non esistono testimonianze scritte
→ ciò che sappiamo viene ricavato dalle leggi longobarde (editto di Rotari, 643), trascritte in
latino, ma tra le quali restano parole longobarde per indicare le specificità (es. faida). lascia
testimonianze di sé nella onomastica e nella lingua italiana. erano in stretto contatto on i parlanti
→
di lingua romanza e vivendo assieme a loro si scambiano parole i longobardi trasmettono
parole legate all’artigianato (falegnameria, costruzioni), di registro popolare, parole che
sostituiscono interi campi semantici di particolare rilevanza (es. parti del corpo), molti nomi di
persona e cognomi. quasi un quarto delle parole italiane sono di origine longobarda.
vandalico — lascia tracce di sé solo in epigrafi e nomi di persona; quasi inesistente
• burgundo — lascia tracce di sé soprattutto nelle fonti agiografiche, nelle vite dei santi, che
• spesso hanno a che fare con principi/condottieri burgundi.
→
[isola linguistica parlata isolata dal resto perché circondata da un’altra lingua]
INDOEUROPEO
→
sanscrito lingua del libro, non parlata. testimonianze scritte risalgono al 1000 aC, si ritiene che
→ →
sia la lingua madre da cui sono derivate tutte le altre. [sanscrito lingua madre non identificata
→
diversi rami (ramo germanico, latino, greco, ecc).] sanscrito è la lingua più antica testimoniata
→
popoli con nucleo di partenza in India, poi spostati nel resto dell’Europa da qui si parla di
indoeuropeo (indo = testimonianza della prima lingua in India, europei in quanto gli studiosi sono
eurocentrici e seguono lo spostamento delle lingue in Europa). per tutto il 19 secolo si ritiene che
la lingua indoeuropea più antica sia il sanscrito.
cambio radicale a partire dal 20 secolo con 2 scoperte:
1. archeologica — vengono compiuti scavi in Anatolia (Turchia asiatica, all’interno). emergono i
resti di una nuova civiltà che si conosceva solo per sentito dire attraverso la Bibbia e i testi in
geroglifico dell’Egitto, ma di cui non si aveva traccia: la cultura degli ittiti. emergono tavolette di
→
argilla scritte con caratteri cuneiformi (~ assiro, sumero; lingue mesopotamiche) non ha
→
nulla a che fare con le lingue indoeuropee. si scopre però che è una lingua indoeuropea
→
testimonianza scritta nel 1750 aC: prima del primo testo in sanscrito crolla il “castello”
ottocentesco. si apre il quesito: da dove vengono gli indoeuropei?
2. linguistica — scoperta del lineare B, lingua e scrittura, a Creta. civiltà greco-minoiche di cultura
esea, scomparsa a causa dell’esplosione del vulcano di Santorini. civiltà precedente ai greci,
presenta 2 tipologie di scrittura ad ideogrammi (~ alfabeto egizio): lineare A e B. scoperta da
Michael Ventris, ragazzo di 16 anni.
provenienza degli indoeuropei
teoria del lessico — analizzando tutte le lingue indoeuropee, si nota che ogni lingua ha una
• determinata parola associata ad un determinato oggetto; si cerca quindi di capire l’origine
→
dell’oggetto è da lì che provengono gli indoeuropei. evoluzione di tipo linguistico =/= tipo
→
semantico: la stessa parola può avere significato diverso in luoghi diversi il sistema della
teoria delle parole non può funzionare
archeologia — tramite ritrovamenti può far capire lo spostamento delle genti
• genetica — mitocondri portano le modificazioni genetiche; la mutazione può avvenire sia in quelli
• maschili che femminili, ma è visibile solo in quelli femminili. con lo studio delle mutazioni si
creano diversi aplogruppi (gruppo di uomini con catena mitocondriale uguale), divisi per sigle. gli
→
studi genetici osservano dove fosse principalmente presente un determinato aplogruppo
aplogruppo R1A è quello che determina gli indoeuropei: concentrati nella zona vicino al mar
Caspio, si sono poi mossi in due direzioni (verso l’India e verso l’Europa).
[differenza tra scrittura, alfabeto e lingua:
scrittura — per ittita: cuneiforme / per zulu: corsivo
• alfabeto — per ittita: ittita / per zulu: latino
• lingua — per ittita: ittita / per zulù: latino ]
•
alfabeto/suoni indoeuropeo
suoni occlusivi + suono fricativo (alveolare s)
3 tipi di cambiamento apofonico:
e
• o
• nulla (no vocale)
•
schema consonantico indoeuropeo
a. occlusive b. fricativa
(i) sorde velare (“s”)
non aspirate
(ii) sonore non aspirate
aspirate
schema consonantico germanico
incremento rispetto all’indoeuropeo + accrescimenti di suoni fricativi (specificità delle lingue
germaniche) + scomparsa suoni aspirati + cambiamento nella pronuncia dei suoni consonantici
(legge di Grimm, o mutazione/rotazione consonantica germanica)
a. occlusive b. fricative
(i) sorde (i) sorde
(ii) sonore (ii) sonore
1822 intellettuale tedesco Jacob Grimm pubblica Deutsche Grammatik (“grammatica germanica”),
in cui spiega la scoperta della differenza tra consonantismo tedesco e indoeuropeo con 3 leggi
(leggi di Grimm): (dispensa 9-14)
1. occlusive sorde non aspirate diventano fricative sorde →
2. occlusive sonore aspirate diventano prima fricative sonore, poi occlusive sonore perdono
aspetto fricativo (fricative sonore sono suoni instabili, di difficile distinzione)
! nel sassone antico si fermano a fricative sonore
3. occlusive sonore non aspirate diventano occlusive sorde
presupposti generali:
1. cambiamento avviene in ogni porzione all’interno della parola
2. modulazione del suono — non cambia il luogo in cui la consonante viene pronunciata
nell’apparato fonatorio
eccezioni →
1. s + consonante occlusiva sorda (sk, st, sp) non cambia
→
2. occlusiva sorda + occlusiva sonora cambia solo la prima
→
es. father: *pater father (non fapér)
→ spiegate con la neo-grammatica: 1875 Karl Verner riesce a spiegare il comportamento
→
apparentemente anomalo riscontrato da Grimm — legge di Verner se la consonante si trova,
nella forma indoeuropea, in 3 condizioni compresenti (se una delle 3 condizioni non è presente, si
applica la legge di Grimm):
(i) occlusiva sorda in posizione interna alla parola →
(ii) è immediatamente seguita da un “ambiente sonoro” circondata da vocali, liquide, nasali,
sonoranti non in coppia (entrambe vocali o entrambi liquide)
(iii) accento tonico della parola deve essere successivo alla consonante
→
es. *makrós magros legge di Verner
→
*sepm sebm legge di Verner
motivo del cambiamento di pronuncia germanica e della mutazione
il mutamento consonantico germanico cambia completamente il sistema consonantico. è il più
importante perché riguarda t
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