Filologia classica
Lezione 1
Che cos'è la filologia classica?
Filologo secondo Platone è un chiacchierone, una persona che ama parlare. Riguarda il mondo dei greci e dei latini. Tutti gli studi e le tradizioni applicate alle letterature moderne sono figli di quella classica, derivano tutte da quella classica. L'aggettivo "classica" viene utilizzato per indicare il mondo greco-latino, ma i classici non sono solo latini e greci, in seguito inizia ad essere utilizzato per indicare dei pilastri importanti (come Dante).
Perché la filologia classica studia solo i greci e i latini?
Ci sono tante civiltà del passato che hanno lasciato materiali letterari. Questa specificazione (del greco e del latino) si è imposta ad un certo punto, quando c'è stato un passaggio ideologico dove si è selezionato il mondo greco e latino come più autorevole rispetto agli altri. Questo avviene tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento nel mondo tedesco in Germania quando nasce la filologia classica come disciplina scientifica in università (si auto identifica come scienza: il padre nobile è F. A. Wolf). Si crea uno "steccato" dove gli insegnamenti classici entrano nella vita universitaria (diventano scientifici), mentre tutte le lingue orientali e antiche hanno un livello più basso.
Wolf
È considerato il padre della filologia classica. C'è un aneddoto (forse inventato, ma bene inventato): si racconta/lui racconta nella sua biografia che questo ragazzo, che aveva studiato in Germania ed era bravo in materie come greco e latino, nel 1777 dopo la maturità si iscrive all'università di Gottinga (molto rinomata). Vorrebbe iscriversi come studente di filologia, ma questa immatricolazione non è prevista a Gottinga, non c'è lo studio universitario di filologia. Il greco e il latino venivano studiati ma chiamati diversamente (letteratura, poesia, studi umanistici, teologia, filosofia...). Questi erano consolidati, ma non in modo autonomo, venivano studiati per prendere il titolo in altre facoltà. Lui invece vuole diventare filologo, il rettore lo respinge e gli dice di riprovare altrove. Lui riprova sempre lì e alla fine gli viene riconosciuta la possibilità di studiare il greco e il latino per diventare un esperto di quello. Wolf, che poi diventa un importante professore di greco e latino (nominato forse per la questione omerica di cui scrive lo studio preliminare, documento fondamentale, mai concluso, dell’Iliade), teneva lezioni all’università ogni anno di "metodo filologico", dove spiegava il metodo filologico accademico. Nel 1807 pubblica un volumetto "Esposizione della scienza dell’antichità". Scienza in tedesco si dice "Altertumswissenschaft". Lui usa questa nuova parola, che vuole elevare al rango di scienza lo studio delle lingue e delle culture antiche.
In queste poche pagine presenta lui che si era immatricolato, diventato poi celebre intellettuale molto ascoltato. Fonda una nuova scienza, chiamata "scienza dell'antichità" (prende a modello una scienza esatta) che deve avere un riconoscimento in totale autonomia, è una scienza in sé e per sé, non in funzione di qualcos’altro. Lui delinea una vera e propria enciclopedia sul metodo, serve per lo studente per capire. Lui diceva che lo studente doveva studiare 24 discipline con un curricolo progressivo, dove ci sono discipline strumentali (molto importanti come grammatica, metrica, ermeneutica...) e altre storiche (storia antica, epigrafia, letteratura…) che formano un quadro complessivo di una scelta dell’antichità (siamo nell’epoca post illuministica). La più importante disciplina per lui è la teoria linguistica, ovvero la riflessione sul linguaggio, saper riflettere sulla grammatica come applicazione della teoria linguistica ricavabile dalle lingue classiche.
Prevede anche una forte selezione dei popoli antichi. Lui teorizza il fatto che nello studio dell’antichità ci siano due popoli che hanno una preminenza sugli altri, questi ultimi vengono espulsi rispetto allo studio del greco e del latino (la lingua ebraica aveva pari dignità fino a quel tempo, questo per lo studio della bibbia). Tra Greci e Latini i greci sono superiori ai latini. Viene rivendicata una netta superiorità della civiltà greca rispetto ai romani. Non è ovvio a quell’epoca, nasce all’ora per una selezione ideologica. Tutto questo nasce perché si afferma una volontà di stabilire un’affinità tra quella greca antica e tedesca moderna. Lui è il primo che opera in tedesco (quest’opera è in tedesco). Fino a quel tempo erano in latino. Si afferma in seguito una logica nazionalista, lui è il primo che dà questa etichetta nuova. Lui lo dice nella prefazione, dove c’è una dedica a Goethe, che viene paragonato a Omero (i tedeschi dell’ottocento sono i nuovi greci).
La questione omerica e i Prolegomena
Nei fecondi anni di Halle (dove Wolf insegnò per circa un ventennio) Wolf scrisse anche i Prolegomena ad Homerum usciti nel 1795, l’opera alla quale è legata la sua notorietà e che rappresenta il suo principale contributo filologico. In quest’opera egli si distaccava dalla prassi ecdotica di fine 700 che consisteva nell’emendare i testi vulgati con congetture o con correzioni e proponeva una critica filologica fondata su basi storiche. Si trattava di un’esposizione preliminare relativa ai principi e ai metodi che avrebbe seguito in un’edizione critica dei poemi omerici che però non venne mai realizzata. Nei piani iniziali dell’autore i Prolegomena avrebbero dovuto articolarsi in due sezioni:
- Di taglio storico, pubblicata;
- Di taglio tecnico-metodologico che però non venne ultimata.
Si è molto discusso su quanto ci fosse di originale nel trattato di Wolf, ma si tratta di una controversia priva di una soluzione definitiva. Sicuramente però si può dire che quest’opera ebbe il merito di aver rimesso al centro dell’attenzione la questione omerica e di aver reimpostato l’intera problematica omerica su basi scientifiche. Di fatto dopo i Prolegomena la questione omerica divenne un tema cruciale negli studi antichistici e tutte le principali direzioni assunte dagli studi ottocenteschi sui poemi di Omero, come quella del nucleo originario di Hermann o quella dei canti isolati di Lachmann, dipendono in un modo o nell’altro dall’opera di Wolf.
Se si considerano le tesi principali sviluppate da Wolf nei Prolegomena in effetti ci si accorge che molte di esse erano già state formulate da altri studiosi. Ad esempio, già Vico aveva visto in Omero il nome simbolico di una produzione collettiva e popolare e agli inizi del 700 l’abate francese d’Aubignac osservando le contraddizioni contenute nei poemi omerici era giunto alla conclusione che essi erano stati montati da vari autori. Lo stesso Heyne nei suoi corsi di Gottinga aveva trasmesso concetti non dissimili dal suo allievo Wolf.
Tuttavia, ciò non deve portare a ritenere Wolf un divulgatore che si è appropriato di idee altrui. Infatti, il suo merito non consiste tanto nella soluzione data alla questione omerica, bensì nella sua analisi storica delle modalità attraverso le quali il testo omerico era stato fissato e trasmesso nei secoli. Inoltre, a differenza dei suoi predecessori Wolf poté avvalersi di una nuova scoperta, ovvero dei cosiddetti “scoli veneti”, cioè gli scoli (sono delle annotazioni ai margini) all’Iliade contenuti nel Codice Veneto 454. Ai margini del manoscritto si trovavano delle annotazioni che permettevano di ricostruire il testo dei poemi così come era stato fissato dai filologi di Alessandria.
A differenza di altri studiosi che si erano occupati degli scoli limitandosi a questioni tecniche, Wolf dette grande importanza al contesto storico-culturale delle varie fasi di trasmissione del testo. Infine, i Prolegomena sono debitori nei confronti della filologia biblica e in particolare quella condotta da Eichorn, anch’egli allievo di Heyne, che si focalizzava sugli aspetti storici del testo sacro, cioè Eichorn trattava la Bibbia come un documento storico. Ciò può sembrare una contraddizione dato che Wolf era un convinto assertore dell’emancipazione della filologia classica dalla teologia, ma in realtà non lo è in quanto la filologia sacra stava cercando di distaccarsi dalle istituzioni ecclesiastiche e di acquisire una maggiore libertà di interpretazione.
Humboldt
Si arriva al paradosso che un allievo di Wolf arriverà a teorizzare che la superiorità del greco e del latino è tale che nei licei tedeschi bisogna studiare molto bene il greco e il latino. Humboldt Questo signore, grande linguista e filologo della lingua, teorizza e pianifica un nuovo modello di scuola che chiama “ginnasio umanistico”, dove il greco e il latino hanno ore superiori alla geografia ad esempio. Humboldt ricava l’idea che dovremmo imparare il greco e il latino, perché migliori, e quindi il cittadino che ha imparato quelle lingue sarà un cittadino migliore: “un falegname se ha studiato il greco farà dei tavoli migliori di quello che non l’ha studiato”.
Nel 1806 la Prussia subisce una gravissima sconfitta militare ad opera dei francesi (Napoleone). I Francesi conquistarono gran parte dei territori tedeschi, compresa Berlino. I tedeschi umiliati rimangono sotto l'occupazione per qualche anno dei tedeschi. Il re Guglielmo III decide che dopo questa sconfitta bisogna ripartire investendo non nelle armi, ma nella cultura. Vuole rilanciare la Germania nel campo della cultura e quindi vuole ricostruire un sistema di scuola e università. Quindi chiama Humboldt, che aveva 41 anni, era già famoso, il quale diventa ministro dell’istruzione (per un anno e mezzo perché poi la burocrazia lo affonda). In questo periodo fa un’operazione enorme, si inventa una nuova scuola “Ginnasio umanistico” che diventa modello poi per tutta Europa, oltre che per la Germania.
Essendo un filosofo scrive alcuni testi in cui delinea come deve essere fatta questa scuola. Lui dice che per un ragazzo tedesco è fondamentale imparare le lingue morte molto più che quelle vive, perché essendo morte sono stabili, immutabili e quindi offrono un paradigma sistematico più efficiente per imparare il sistema del linguaggio. Per tutto l'Ottocento, la scuola tedesca studiava in modo approfondito il greco e il latino. Per lui TUTTI dovevano studiare il greco e il latino, in quanto questo è formativo nell’educazione civica. Chi impara queste lingue porta con sé qualcosa delle lingue e delle migliorie.
Humboldt si inventa anche un nuovo modello di università a Berlino nell’anno e mezzo. Berlino era senza università, quindi crea una nuova università dove scrive il testo fondativo/manifesto di come dovesse essere:
- Totale autonomia, non ci devono essere interferenze politiche o religiose;
- Scienza e didattica devono marciare di pari passo, non c’è insegnamento senza ricerca e viceversa: quindi libertà della scienza e della ricerca;
- Le lezioni vanno fatte il più possibile in forma di seminario perché lo studente deve essere parte attiva dell'attività scientifica didattica (della vita universitaria); tutti sono alla pari;
- Deve insegnare a “imparare ad imparare”.
Individua poi 5 facoltà:
- Filosofia
- Medicina
- Diritto
- Teologia
- Filologia classica: Humboldt lo trasforma in concreta vita universitaria. Berlino accetta che sia una materia riconosciuta e autonoma e diventa anche una delle cinque colonne.
Humboldt fa contratti poi con i migliori insegnanti per queste facoltà. Crea un modello nuovo, dove lo studio è uno dei pilastri.
Lezione 2
Neoumanesimo
L’idea era quella di fondare un nuovo umanesimo europeo, il “neoumanesimo”. L’idea era quella di fondare un umanesimo dove la Germania era il paese leader di questa nuova corrente. A differenza dall’umanesimo antico questo puntava molto sul potenziale educativo, attraverso le quali si raggiunge un livello civico maggiore e migliore, perché queste civiltà sono state superiori. Con Wolf e con la pubblicazione nel 1807 del “Esposizione della scienza dell’antichità” abbiamo il primo manifesto teorico di una disciplina che prima era frastagliata, era una forte di ancella di altre discipline… Siamo nell’epoca post-illuministica. La filologia classica vuole proporsi come pari alle scienze naturali, come la matematica... Vi è un'affinità tra anima tedesca (cultura tedesca) e anima greca (cultura greca antica). Vi è la volontà di presentarsi come gli eredi naturali di quella tradizione greca.
Cos'è la filologia? Cosa studia?
Studia il testo (in particolare letterario). I testi cambiano, vengono più volte trascritti, ogni volta subiscono alterazioni. Si studiano i testi nel loro lungo percorso evolutivo e nei loro cambiamenti. Aspetto importante è la ricostruzione dei testi: un conto è studiare l’evoluzione attraverso i secoli, un conto è ricostruirli. Spesso sono perduti o “corrotti” (il testo non è integro, ha lacune). Si cerca di riproporre NON l’originale. Non c’è la possibilità di verificare l'originalità dei testi. La filologia classica studia una prospettiva storica o diacronica (sviluppo dei testi, il modo in cui sono stati tramandati) e una prospettiva ricostruttiva (la possibilità di fissare oggi un testo il più possibile vicino all’archetipo).
L’Archetipo si può ricostruire, è il punto d’inizio della tradizione. È una ricostruzione virtuale, in quanto non lo abbiamo. Abbiamo testimoni concreti, possiamo confrontarli sulla base di certi criteri e stabilire rapporti di parentela (questi due dipendono da un altro) e ricostruire quello che poteva essere il capostipite della tradizione, che è un qualcosa di virtuale.
Ad esempio: il discorso che si fa in linguistica dell’indoeuropeo. A metà Ottocento, dato che la lingua greca, latina, indiana antica e tante lingue hanno delle somiglianze nel lessico, si è arrivati a presupporre che ci fosse una lingua comune originaria, chiamata indoeuropeo, da cui sarebbero derivate le varie lingue specifiche. Non abbiamo però alcun documento reale, scritto in indoeuropeo, è una lingua virtuale, ipotetica, che si ricostruisce sull'analogia con le altre. (i linguisti infatti mettono un asterisco davanti).
I filologi classici, quindi tra le tante cose che fanno, cercano di ricostruire il testo “genuino”, nella sua forma più antica possibile e più vicina possibile all’archetipo (sapendo che l’originale è perduto). La trasmissione dei testi implica la loro alterazione (alcune volte voluta, ma altre no). Mai dare per certo un testo. Quello che produce in questo contesto uno studioso di filologia classica è un'edizione di un testo antico, che presenta una versione del testo ricostruita e che l’autore ritiene la più attendibile.
Le edizioni critiche hanno un testo che è il prodotto di anni e anni di studio e ricostruzione, e sotto il testo un apporto filologico, che è il registro delle varianti (alcune volte fonetiche, alcune volte varianti importanti). Quindi un'edizione critica registra nel testo la variante che l’editore ha scelto e in apparato le varianti che l’editore ha escluso (che ritiene non affidabili, anche se attestate). Nell’Ottocento si pensava che si potesse avere un meccanismo oggettivo, quasi una macchina che desse un responso oggettivo, ma non è così. Importante è identificare ciò che è non autentico, ciò che la tradizione ha attribuito a un poeta e che invece non lo è.
Già ai tempi degli Alessandrini nel III sec. a.C. sotto il nome di Omero andava una quantità enorme di opere mitologiche (edipodia, tebaide ciclica..). Un lavoro che hanno fatto loro è rimasto oggi, ovvero quello di verificare su basi linguistiche e stilistiche quali sono le opere realmente di opere e quali spurie (non autentiche). Inoltre anche dentro all'Odissea e all’Iliade, opere riconosciute come Omeriche, è possibile verificare quali versi non sono autentici. Gli Alessandrini cancellavano i versi che ritenevano falsi, non autentici; i criteri alle volte però cambiano nel tempo. Alcuni Alessandrini ad esempio cancellavano versi in cui Achille nel I libro dell’Iliade litiga ferocemente con Agamennone per avere Briseide. Achille ingiuria verso Agamennone, perciò vi erano insulti. Per i filologi alessandrini non è concepibile che un eroe omerico utilizzi parole pesanti contro il re dei re, quindi cancellarono questo verso. Quindi gli interventi dei filologi non sono neutri, dipendono dal contesto culturale dove uno lavoro. Il lavoro sui testi è assolutamente in calato nella storia.
La filologia esiste dentro alla storia, ogni epoca ha i suoi criteri, approcci, modi di vedere. La filologia classica è quindi la disciplina che nell’ambito delle materie classiche (greca e latina) studia i testi antichi nella loro tradizione, trasmissione storica e si sforza di analizzare le varianti che si riscontrano tra i vari testi nuovi di un testo per ricostruire il testo più attendibile (più vicino all’archetipo). Ci sono varie strategie per ricostruire, in particolare il metodo Lachman, perfezionato da P. Maas (molto criticato e superato). Per molti la filologia è questa: la ricostruzione di testi e quindi la produzione di edizione critica. Quindi i filologi curano edizioni critiche an...
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