Fenomenologia teatrale e economica
Capitolo 1. Relazione tra teatro ed economia
Teatro: spazio di relazione la cui essenza è la persona-spettatore. Economia: mercato il cui fine è la persona-compratore. Fine comune. Ma il teatro non è bene di consumo, ma bene consumato con la riflessione. Fine: miglioramento culturale. Fine economico: consumo con guadagno. Teatro: servizio pubblico che tratta un bene immateriale; dovrebbe essere prodotto competitivo.
Concetto di valore
- per il teatro è accostato al valore culturale - per l'economia: il valore è relazionato al mercato e al capitale. Possono avere strategie comuni? La creazione di valore dà stabilità e visibilità al teatro d'impresa; un teatro d'arte diventa riferimento, così come il prodotto pregiato. Valore + cultura = deve tendere all'eccellenza ---> qualità. Il teatro offre una messinscena: questa dà valore aggiunto al testo se ha la forza di creare un testo-secondo. La messinscena ha costi relazionati alla qualità. Ronconi non potrà mai costare poco ad esempio. Molte volte il teatro rende impossibile l'equazione costo = ricavo. Spesso eccelle anche nella perdita economica.
Capitolo 2. Teatro azienda non profit
Non profit: azienda con compito alternativo al mercato o allo Stato – in termini di solidarietà. Teatri pubblici, organismi stabili, teatri di ricerca: non rientrano. Non profit: teatri piccoli portati avanti da gruppi con impegno civile – rientrano nella tipologia Terzo Teatro = teatro periferico, che cerca spazi alternativi, opera al di fuori dei vincoli di mercato e progetta in condizioni difficili. Non subiscono vincoli economici e politici.
Milano, Terzo Teatro: Teatro Blu, Teatro Cinque, Teatro della Contraddizione, Teatro delle Cooperativa, Teatro I, Teatro della Memoria, Spazio Zazie, PIM Spazio Scenico, Teatro La Cucina. Benefici: socialmente utili.
Economia non profit: impegno sociale; la sua evoluzione ha coinvolto fondazioni (Arturo Toscanini), gruppi (S.Patrignano), risorse umane (Caritas), associazioni (Tumori), consorzi (commercio equo-solidale). L'espansione ha generato strutture complesse.
Teatro e economia, non profit (punti comuni): volontariato, indipendenza culturale, autonomia di gestione, assenza di profitti, utilità comune.
Non profit: 3 significati: assenza di fini di lucro; – assenza di distribuzioni di utili; – assenza di guadagno. – La realizzazione di eventuali utili devono essere reinvestiti per produrre spettacoli e giovare la società. Gli utili del terzo teatro sono sempre marginali; quelli economici possono essere molto elevati per il processo di aziendalizzazione che subiscono: accade anche per i teatri pubblici, che gestiscono cifre miliardarie.
In alcune aree del teatro si raggiunge un vero grado di aziendalità, specie nelle aree dell'organizzazione produttiva: compito di raccolta fondi. Se il teatro chiude la stagione in pari ha guadagnato. Il ciclo di vita è stagionale e ogni anno si azzera: deve ripensare il prodotto (spettacoli) la qualità (realizzazione artistica) il servizio (soddisfazione degli utenti). Il terzo teatro deve trovare proventi nei privati, non potendo relazionarsi allo Stato.
Capitolo 3. Prodotto teatro e sue prestazioni economiche
Realizzazione prodotto teatro: sfera conoscitiva: capitale umano. Generato da un sapere che diventa pratica scenica che diventa processo produttivo (allestimento). Consumo del teatro: il consumatore è in interrelazione col prodotto il cui uso ha breve durata. Pochi gli spettacoli che durano diverse stagioni. La permanenza è malvista dai teatranti. Il prodotto teatro si relaziona con la vita quindi è eterno. Prodotto teatrale: opera nella coscienza individuale e collettiva.
La sua fenomenologia contrasta con: economia e performance d'impresa. Esigenze commerciali si scontrano con finalità culturali. Il prodotto teatrale è immateriale – prodotto in costante perdita. Negli ultimi anni il teatro cerca forme alternative agli interventi degli enti pubblici: '68-'78 = forma cooperativistica e associazione; poi fondazione a scopo non lucrativo. Le Fondazioni prendono il sopravvento, con molteplicità di soci che elargiscono ingenti risorse; se lo scopo è educativo, non può considerarsi prodotto d'impresa: i costi di produzione sono sempre più alti dei ricavi. I teatri pubblici hanno più risorse a disposizione, possono usufruire di scambi.
Causa dei pochi guadagni: il capitale umano, cioè la creatività artistica non completamente accettata dagli economisti, perché non quantificabile. Come e quale teatro fare? Il teatro ha valenze diverse (testo scenico, teatrale, drammaturgico, recitativo, spettacolare) che richiedono managerialità diverse, con il compito di arginare costi e rischi. Il prodotto viene fatto conoscere alla Prima dopo 1-2 mesi di prove.
I risultati economici si conoscono prima: se l'impresa ha per fine il profitto, il teatro mira al pareggio di bilancio. Gli esperti economici focalizzano gli studi sull'attività artistica nel complesso, che a volte ha costi altissimi (mostre, festival musicali come MITO..). L'organizzatore (portare a buon fine l'allestimento) sa che tutto dipende dal pubblico che partecipa, e che questo va selezionato, canalizzato in base a cultura e reddito.
Capitolo 4. Precarietà del prodotto teatrale e investimenti instabili
La precarietà del teatro non investe solo terzo teatro e gruppi giovanili, ma anche teatri pubblici, organismi stabili di produzione privata, teatri di ricerca: hanno un assetto a metà tra profit e non profit, guardando al privato per recuperare libertà economica. Hanno fatto così gli enti lirici; ma anche teatri statali come quello di Torino e il Teatro Due di Parma, il Franco Parenti. Soluzioni per sconfiggere la precarietà o arginarla.
Fondazioni: hanno dato vita a loro volta a statuto di diritto privato cui ci si può iscrivere liberamente. Teatro: bene immateriale. Prodotto: debolezza originaria del processo creativo immateriale (artistico). È un bene che non produce utile, ha risorse incerte, non è regolato da leggi di competitività. Unico capitale: creatività umana. Registi, scenografi, musicisti, attori famosi fanno parte del capitale: hanno conquistato celebrità con le capacità creative, attirandosi clienti veri e propri: sono piccoli imprenditori di sé.
Offrono servizi, non prodotti. La produzione ha fini diversi: il teatro è basato sulla messinscena dell'opera, l'azienda sulla manodopera e le macchine. Il regista, attore.. è l'impresa. Spettacolo: conta non perché costa tanto ma perché vale tanto. Strategia di sopravvivenza potrebbe essere aggregazione e cooperazione degli istituti teatrali, in modo da far diminuire l'indebitamento e mantenere flessibile il ciclo finanziario.
Terzo teatro: fa storia a sé. Può avere una sede o no; utilizza vecchi capannoni, luoghi improvvisati, centri sociali. A Milano: Spazio Zazie, Teatro della Cooperativa, Teatro Aperto, PiM Spazio Scenico. Tutti i teatri citati hanno una propria casa, mentre esistono compagnie che fanno della loro erranza la ragione di vita, con grande scarsità di risorse: Compagnia Dionisi; Compagnia Alma Rosé. Un tentativo nuovo 2007-8, è stato quello di unire 4 piccole sale diventate: I Piccoli Teatri di Milano Associati. Indipendente, autofinanziato, autogestito.
Ciò che caratterizza tutti è una perenne instabilità, soprattutto di tipo teorico, incapace di contraddistinguerli. Hanno senso di collettività giovanile; manca però l'istanza di una ricerca performativa, capace di generare nuovi linguaggi e modelli. Hanno circuito di mercato alquanto stretto.
Capitolo 5. Il teatro al servizio dell'azienda
Teatro: azienda anomala che ne utilizza i modelli, specie gli stabili pubblici da cifre milionarie. In molti casi il teatro è utilizzato per restituire vitalità a manager demotivati, per rinnovare lo scenario sociale del concetto di lavoro. Il teatro serve per una riconversione culturale dell'azienda. Creazione di valori: determinante per raggiungere risultati economici.
Il teatro è saccheggiato da tutte le parti: moda, eventi, tribunali, carceri, feste di paese; ma negli ultimi vent'anni è ridotto a vuoto spettacolo. I gruppi aziendali in terapia teatro rappresentano una realtà economica da rinvigorire e restituire all'ambiente di lavoro; per superare l'alienazione, allontanare il rischio di routine. Mettendo a confronto la creazione emotiva con la creazione di valori.
Per migliorare l'investimento economico si migliora l'investimento emotivo con il teatro. Trovare nuovi impulsi. L'impresa migliora la vita dei suoi dipendenti, e di conseguenza, la vita dell'azienda. (interazione attore-manager). Diventa indispensabile che l'impiegato riacquisti determinazione e vitalità: recupero delle forze psicologiche tramite promozione della persona. Spesso il recupero avviene durante una convention: partecipano grandi attori e animatori che insegnano come rappresentare vicende umane. I partecipanti si confrontano e reinterpretano le storie. È un vero e proprio evento, ripreso da telecamere. Si crea un set: professionisti del teatro + manager. È un'operazione commerciale. Non è certo teatro sociale, ma teatro formativo che serve a incrementare ricchezza e benessere. Il fine ultimo è sempre il profitto, non certo la cultura.
Capitolo 6. I diversi saperi per arrivare al teatro tra cultura e mercato
Oggi, il cammino che porta al teatro è impervio: occorrono delle professionalità certificate. Alcune discipline si insegnano all'università e con stage. La formazione è ricca di basi teoriche e pratiche. Sono cambiate le tecnologie, i profili professionali; i testi scientifici di riferimento: organizzazione, gestione, amministrazione. Studi interdisciplinari. I corsi hanno individuato prospettive...
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