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Si hanno così i casi della divina auctoritas, gestita da chi ha il potere religioso, e dell’auctoritas

paterna che consiste primariamente nella dipendenza dalla figura genitoriale, ma che si trasferisce

su altre figure come, ad esempio, il proprietario terriero, l’ufficiale, l’insegnante.

Secondo Popitz, l’autorità istituzionale è minacciata e spesso dissolta, ma con lei non viene meno

l’autorità. Si fanno allora spazio nuove forme di autorità che Popitz designa come autorità

personale. Esse sono fondate su una serie di bisogni, quali quello di essere riconosciuti come

appartenenti ad un gruppo, il bisogno del riconoscimento di un ruolo ascritto (per esempio, età,

sesso, discendenza, rango sociale), riconoscimento di un ruolo acquisito (a livello di competenza

e di professionalità), riconoscimento di un ruolo pubblico, riconoscimento della propria

individualità. Questi bisogni si svolgono a partire da due tendenze costanti. La prima consiste in

una pluralità delle soggettività sociali, per cui i più recenti tipi di autorità non soppiantano i

precedenti, ma li affiancano. La seconda tendenza consiste nell’individualizzazione della

soggettività sociale. Il soggetto passa così dall’io sono come tutti gli altri e voglio essere

riconosciuto come tutti gli altri, all’io sono come nessun altro e voglio essere riconosciuto come

qualcuno che è diverso da tutti gli altri (cf. p. 123).

Il potere legato alla tecnica è l’oggetto del capitolo conclusivo della prima parte. Lo straordinario

e incontrollabile sviluppo della tecnica apre all’uomo scenari di grande preoccupazione per le

responsabilità cui è chiamato chi controlla il potere della tecnica. Popiz così, profeticamente,

ritiene che “un controllo dell’agire tecnico, in quanto controllo di potenziali di potere enormi e in

continua, mostruosa crescita, non è pensabile senza cambiamenti difficili e difficilmente

immaginabili, paragonabili ad esempio alle innovazioni ideali e istituzionali che hanno portato al

moderno stato costituzionale” (p. 147).

La seconda parte dell’opera si articola in due capitoli. Nel primo si discutono i processi di

formazione del potere. Il metodo di esposizione scelto è quello della discussione di esempi

archetipici. Gli esempi sono pensati per dare ragione della formazione del potere in cui una

minoranza si impone contro gli evidenti interessi e le intenzioni della maggioranza. In tal

modo vengono volutamente tralasciati i casi in cui il potere si forma come risultante di un

consenso universale, i casi in cui una minaccia esterna accresce il fabisogno di decisione del

gruppo, e quelli in cui il potere risulta dall’autorità carismatica di un singolo. Gli esempi scelti da

Popitz sono ambientati rispettivamente su una nave, in un campo di prigionia e in un istituto di

rieducazione.

Col primo esempio, Popitz, mostra che la fruizione di risorse limitate genera una distinzione tra

privilegiati e non privilegiati che si radicalizza per la superiore capacità organizzativa dei

privilegiati, maggiormente disposti, per interesse, a difendersi reciprocamente. Inoltre la

reciproca legittimazione dei privilegiati opera attivamente affinché lo status del privilegio si

imponga. Col secondo esempio, Popiz mostra come in uno stato di necessità, la presenza di un

gruppo di individui fra loro solidali e dotati di competenze renda il gruppo stesso particolarmente

efficiente, produttivo, e capace di imporsi sul contesto sociale. Una volta acquisita una certa

leadership, il gruppo la manterrà attraverso la politica della divisione, creando intorno a sè gruppi

beneficati a livelli diversi. Con tale sistema chi ha il potere si assicura un gruppo di sostegno e

crea un gruppo di diseredati. Il rischio di essere declassati a quest’ultimo gruppo rappresenta una

minaccia capace di dissuadere chi volesse ribellarsi tra coloro che, anche solo potenzialmente,

possono appartenere al gruppo dei beneficati. Il terzo esempio riguarda soprattutto la ripartizione

dei benefici nel gruppo di potere e affronta il tema della gerarchizzazione del potere e di come

l’ordine costituito tenda a mantenersi.

Il secondo capitolo della seconda parte affronta il tema dei gradi di istituzionalizzazione del

potere. In primo luogo, vi è una progressiva spersonalizzazione del rapporto di potere. In secondo

luogo, vi è una crescente formalizzazione che prevede la creazione di regole, procedimenti e

rituali. Infine, il potere si integra in un ordinamento onnicomprensivo che si lega ad una struttura

sociale, sostenendola ed essendo da essa sostenuto. Questi momenti si sviluppano a stadi: il

primo consiste nell’esercizio sporadico del potere. Il secondo consiste in quello che Popitz

definisce il potere standardizzante. A questo livello, le prestazioni dipendenti dal potere sono

prevedibili, l’ubbidienza è tarata su determinate situazioni, la disponibilità qui-e-ora è diventata

una disponibilità sempre-nel caso-che, la conformità del comportamento è divenuta

standardizzante, acquisendo forme routinarie (cf. p. 195). Vi sono poi, secondo Popitz, ancora tre

stadi. Il terzo consiste nel potere che diviene dominio: nella struttura sociale si è creata una

posizione di dominio al punto che, se esso non venisse occupato, si percepirebbe come vacante. Il

quarto stadio consiste nella nascita di strutture posizionali di dominio: gli apparati di dominio.

Infine, si ha il dominio statale e la trasformazione del dominio centralizzato in pratica quotidiana.

Significativamente, un sociologo di scuola weberiana, nella sua opera

Popitz,

fa un’anatomia del potere stesso, cogliendo le varie

Fenomenologia del potere,

modulazioni e arriva a definire il potere offensivo come “puro potere d’azione”,

intendendo con ciò affermare che si tratta di un potere che presuppone uno

scatenamento degli istinti nell’agire e che si rivela più impermeabile alle regole e,

dunque, meno disciplinabile di ogni altro potere. Per capire che cosa intenda

possiamo anche solo pensare ad un gruppo di ragazzi che hanno un

Popitz,

alterco; in essi scatta questo puro potere d’azione, si perde il controllo della

situazione e si travalica ogni norma

In realtà, come fa notare Heinrich Popitz, la violenza può essere delimitata ma non può scomparire,

Alcuni sociologi contemporanei hanno sicuramente saputo scavare ancora più a fondo nell'analisi della

fenomenologia del potere (Popitz) o del rapporto che esiste tra potere e massa (Canetti). Nell'analisi di

si cerca impietosamente di descrivere come gli stessi meccanismi di formazione del consenso

Popitz

siano condizionati nel processo di formazione e gestione del potere. presenta tre casi simbolici. Il

Popitz

primo è quello di una nave che compie un lungo viaggio attraverso il Mediterraneo. La sua struttura è

aperta; un gran numero di viaggiatori sale e scende in ciascun porto, determinando un gran trambusto.

Non c'è posto a sedere per tutti poiché il numero di sedie-sdraio disponibili corrisponde a circa un terzo

del numero dei viaggiatori. Il primo giorno le sedie sembrano quasi sufficienti per tutti a causa dell'alta


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Sociologia dei fenomeni politici della prof.ssa Montanari sulla fenomenologia del potere - Popitz: forme antropologiche fondamentali di potere, il potere di fare violenza, il potere strumentale, il potere di autorità, potere legato alla tecnica, i processi di formazione del potere, gradi di istituzionalizzazione del potere.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze della politica
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei fenomeni politici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Montanari Arianna.

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