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L'appunto fa riferimento alle lezioni di Diritto Comune, tenute dal Prof. Emanuele Conte nell'anno accademico 2010.
Il documento riporta un approfondimento relativo al rapporto tra fede e diritto nella Chiesa. In particolare si accenna al significato del fenomeno giuridico, diritto... Vedi di più

Esame di Diritto Comune docente Prof. E. Conte

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Buongiorno a tutti!!

In questo commento vorrei riportare alcune riflessioni sulla peculiarità del diritto della Chiesa, in

particolar modo del suo particolare e fisiologico intreccio con la filosofia cristiana e la fede.

La fonte di riferimento è “Le basi del diritto canonico” di Giorgio Feliciani che si trova nella

biblioteca della nostra facoltà.

Tradizionalmente il diritto della Chiesa è stato definito come l’insieme delle leggi promulgate o

approvate dalla competente autorità ecclesiastica. La scienza moderna, ha corretto questa

definizione affermando che esso comprende tutte le norme della Chiesa che disciplinano la sua

struttura e i vari e complessi rapporti dei fedeli che ne costituiscono la relativa comunità. Questo

punto è importante in quanto sottolinea un’evoluzione rispetto al passato che ha portato al

riconoscimento che le leggi canoniche si occupano dei rapporti tra le persone umane appartenenti

alla Chiesa, non a quelli con la divinità che invece riguardano esclusivamente la dimensione

spirituale di ogni cristiano.

Al diritto canonico, comunque inteso, si muove da sempre una critica: il fenomeno giuridico è

incompatibile con l’essenza della Chiesa che ha al suo capo solo Cristo e che per i fedeli si

configura come un’esperienza di carattere personale-spirituale.

A questa critica rispondono le parole di Giovanni Paolo II che cercano di trovare un equilibrio: la

legge della Chiesa c’è sempre stata, per la complessità delle relazione interpersonali che la

caratterizzano e quindi ha sempre svolto un’ importante funzione ordinatrice. A queste sue parole si

aggiungono quelle pronunciate all’indomani del Concilio Vaticano II che afferma con decisone che

la Chiesa è la risultante di un duplice elemento, quello umano e quello divino (materiale e

spirituale). Nulla però è stato detto in ordine al fondamento del diritto canonico e al suo legame con

questo aspetto divino, con questa dimensione spirituale; perciò il dibattito è ancora aperto.

Il Vaticano II ha sottolineato però che Cristo voleva una Chiesa visibile, composta da un popolo,

una società e, è pacifico, dove vi è società, vi deve essere anche diritto per disciplinarla. Quindi il

diritto canonico, svolgendo questa funzione, non appare in contrasto con il volere di Dio.

Per capire però lo spirito animatore del diritto canonico bisogna partire dall’intima correlazione tra

la Chiesa in senso materiale (la sua struttura) e l’etica cristiana, cosa che non avviene invece per il

diritto statuale dove la scienza giuridica prescinde da qualsiasi fattore che non sia il diritto quale la

politica.

Il diritto canonico si suddivide in diritto umano: emanato dall’autorità competente ecclesiastica e

diritto divino che proviene invece direttamente da Dio. Quest’ultimo a sua volta si divide in naturale

e cioè insito nella natura umana e positivo riportato, a seguito della Rivelazione, nelle Sacre

Scritture così come approvate dal Concilio di Trento nel 1546. Il diritto divino naturale si

caratterizza per l’immutabilità, l’eternità, mentre quello positivo è suscettibile di maggiori

modificazioni in seguito all’evolversi della storia e della società. Caratteristica della cristianità e

quindi anche del suo diritto, è sempre stata infatti, quella di riconoscere che i tempi mutano e di

conseguenza anche i principi che regolano la vita dei suoi fedeli.

Il diritto divino, si colloca in posizione di preminenza rispetto a quello umano, si è detto che

rappresenta la base e il limite di esso. Il diritto umano, rappresenta la fallibilità dell’uomo, mentre

quello divino la superiorità di Dio e quindi deve sempre e comunque prevalere. Da questo deriva la

certezza del diritto canonico, qualora infatti le norme siano in armonia con i principi del diritto

divino, che siano quindi in rapporto di ragionevolezza con esso, queste possono essere applicate.

A questo discorso si collega l’istituto dell’equità canonica: il giudice, nell’applicare e interpretare le

norme, deve sempre tenere conto del diritto divino e scegliere quelle che non sono in contrasto con

esso. Il diritto canonico però si caratterizza anche per l’elasticità dei suoi principi: il giudice infatti,

deve anche tenere conto di tutte le circostanza del caso concreto e qualora rinvenga elementi che

potrebbero portare pregiudizi alla ratio della norma canonica, può non applicarla al caso di specie.

Espressione di flessibilità sono anche la validità (seppur circoscritta) delle consuetudini contra

legem e i vari diritti particolari soprattutto le dispense e i privilegi.


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Atreyu

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DESCRIZIONE APPUNTO

L'appunto fa riferimento alle lezioni di Diritto Comune, tenute dal Prof. Emanuele Conte nell'anno accademico 2010.
Il documento riporta un approfondimento relativo al rapporto tra fede e diritto nella Chiesa. In particolare si accenna al significato del fenomeno giuridico, diritto umano, diritto divino, Concilio Vaticano II.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Comune e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Conte Emanuele.

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