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fede. Ciò significa che il documento deve essere formato dal pubblico ufficiale

nell’esercizio del potere di pubblica certificazione.

3. Che il documento sia compilato con le formalità prescritte.

Quando si verifichino queste condizioni, il documento fa sempre fede fino a querela di falso della

sua provenienza ed anche della data, ove questa sia essenziale.

Nei riguardi del contenuto la fede privilegiata, come risulta dall’art. 2700c.c., è circoscritta:

a. Alle dichiarazioni delle parti e agli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti

in sua presenza;

b. Ai fatti che il pubblico ufficiale dichiara di aver compiuto personalmente.

Da quanto detto risulta che non è esatto contrapporre sic et simpliciter gli atti che fanno piena

prova fino a impugnazione di falso a quelli che fanno fede fino a prova contraria. La fede

privilegiata, infatti, può riferirsi solo ad una parte del documento, il che è confermato anche dal

testo del capoverso dell’art. 476 e dal comma 2 dell’art. 478, nei quali si parla di atto o parte di un

atto.

2) SCRITTURE PRIVATE. La nozione di scrittura privata si desume per esclusione da quella di

atto pubblico. E’ privata scrittura ogni documento che non presenti le caratteristiche dell’atto

pubblico e, perciò, non solo il documento che è formato da un privato, ma anche quello che è

redatto dal pubblico ufficiale o da un impiegato di pubblico servizio all’infuori dell’esercizio delle

sue funzioni o attribuzioni. Si considera scrittura privata pure il documento compilato da un

pubblico ufficiale incompetente o incapace, ovvero senza l’osservanza delle formalità prescritte.

Il nostro codice non distingue la scrittura privata che fa fede fino a impugnazione di falso da quella

che fa fede fino a prova contraria. Il giudice, tuttavia, non potrà esimersi dal tener conto della forza

probante della scrittura nell’esercizio del potere discrezionale tra il minimo e il massimo della

pena, perché essa senza dubbio influisce sulla gravità del danno o pericolo cagionato dal reato.

L’art. 491 del codice equipara agli atti pubblici alcune scritture private e, precisamente:

a. I testamenti olografi;

b. Le cambiali;

c. Ogni altro titolo trasmissibile per girata o al portatore.

Tale equiparazione non è stabilita a tutti gli effetti, ma esclusivamente ai fini della pena. Ed

eccezion fatta per il falso in testamento olografo, l’ipotesi è perseguibile a querela di parte.

3)ORIGINALI E COPIE. Tanto per gli atti pubblici quanto per le scritture private bisogna

distinguere gli originali dalle copie autentiche, perché il codice considera separatamente le relative

falsità, assoggettandole a sanzioni diverse. Le copie semplici non sono prese in considerazione,

essendo sfornite di valore probatorio.

E’ originale il documento che è stato redatto dalla persona che era a ciò autorizzata.

Copia autentica è la riproduzione fedele e completa di un documento originale, effettuata con

qualsiasi mezzo e dichiarata conforme all’originale da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato. La

dichiarazione del pubblico ufficiale, da lui sottoscritta, dicesi autenticazione e per effetto di essa la

copia fa fede come l’originale.

FALSITA’ MATERIALI E FALSITA’ IDEOLOGICHE.

La differenza tra le 2 forme di falso viene posta nei seguenti termini: mentre nel falso materiale il

documento viene falsificato nella sua essenza materiale, nel falso ideologico il documento è

falsificato soltanto nella sostanza, e cioè nel suo contenuto ideale.

Allo scopo di precisare la distinzione, il Manzini si è richiamato ai 2 diversi significati che assume

il termine falso, e precisamente alla differenza tra non genuinità e non veridicità. Secondo

quest’autore, il falso materiale si ha quando il documento non è genuino; il falso ideologico quando

il documento è bensì genuino, ma non è veridico, perché colui che lo ha formato gli fa dire cose

contrarie al vero.

Secondo Antolisei affinché possa parlarsi di genuinità occorrono 2 condizioni: 1) che il documento

provenga da colui che figura esserne autore; 2) che il documento non abbia subito alterazioni.

Per alterazioni si devono intendere le modificazioni di qualsiasi specie che al documento autentico

vengono apportate dopo la sua definitiva formazione.

Il falso materiale, in quanto esclude la genuinità del documento, può presentarsi solo in 2 forme:

nella forma della contraffazione, la quale si ha quando il documento è posto in essere da persona

diversa da quella da cui appare che provenga, e nella forma dell’alterazione, la quale si verifica

quando il documento, redatto dall’autore apparente, ha subito una modificazione.

Nel caso in cui il documento né contraffatto né alterato contiene dichiarazioni menzognere, il falso

deve sempre considerarsi ideologico.

Le falsità materiali sono punibili sempre in quanto siano giuridicamente rilevanti. Le falsità

ideologiche, invece, per essere sottoposte a pena, oltre alla rilevanza giuridica, esigono una special

condizione: richiedono che l’autore del falso sia venuto meno all’obbligo giuridico di attestare o far

risultare il vero.

FALSITA’ MATERIALI IN DOCUMENTI PUBBLICI.

Queste falsità sono contemplate in 3 norme incriminatrici.

1) FALSITA’ MATERIALE COMMESSA DAL PUBBLICO UFFICIALE IN ATTI PUBBLICI.

L’art. 476 prevede il caso del pubblico ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni forma , in

tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero.

L’espressione formare un atto falso deve essere intesa nel senso di contraffare. Per il disposto del

capoverso dell’articolo il reato è aggravato se la falsità concerne un atto o una parte di atto che

faccia fede fino a querela di falso.

Nella forma semplice è prevista la reclusione da 1 a 6 anni; nella forma aggravata da 3 a 10 anni.

2) FALSITA’ MATERIALE COMMESSA DAL PUBBLICO UFFICIALE IN CERTIFICATI O

AUTORIZZAZIONI AMMINISTRATIVE. Nell’art. 477 si contempla l’ipotesi del pubblico

ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni, contraffà o altera certificati o autorizzazioni

amministrative, ovvero, mediante contraffazione o alterazione, fa apparire adempiute le condizioni

richieste per la loro validità.

Certificati sono i documenti nei quali si attesta la verità o la scienza di determinati fatti o situazioni,

come l’esistenza in vita di una persona, la sua buona condotta. Vi sono comprese le carte d’identità

e le tessere postali di riconoscimento.

Con l’espressione autorizzazioni amministrative il codice si riferisce alle dichiarazioni rilasciate da

un pubblico ufficio, dalle quali risulta che l’Autorità amministrativa ha rimosso limiti posti dalla

legge a determinate attività dei singoli.

Il reato sussiste non solo quando la contraffazione o alterazione riguarda il contenuto del certificato

o dell’autorizzazione amministrativa, ma anche quando si riferisce alle condizioni richieste per la

validità di tali atti, come la legalizzazione della firma o la vidimazione.

E’ prevista la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

3)FALSITA’ MATERIALE COMMESSA DAL PRIVATO. Con l’art. 482 si punisce il privato

che commette alcuno dei fatti previsti nelle 2 norme precedenti nonché nell’art. 478.

Al privato la legge espressamente equipara il pubblico ufficiale che agisca fuori dall’esercizio delle

sue funzioni.

Il reato presuppone che l’autore del falso sia soltanto il privato o colui che ad esso è equiparato.

Sono previste le stesse pene stabilite negli artt. 476 e 477 ma ridotte di 1/3.

FALSITA’ IDEOLOGICHE IN DOCUMENTI PUBBLICI.

1) FALSITA’ IDEOLOGICA COMMESSA DAL PUBBLICO UFFICIALE IN ATTI PUBBLICI.

E’ la figura delittuosa principale. Delineata nell’art. 479, consiste nel fatto del pubblico ufficiale

che, ricevendo o formando un atto nell’esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente che un fatto

è stato da lui compiuto o è avvenuto in sua presenza, o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a

lui non rese, ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute, o comunque attesta falsamente

fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità.

Poiché questo articolo, rispetto alle pene, richiama l’art. 476, il delitto è aggravato quando la falsità

riguarda un atto o una parte di atto che faccia piena prova fino a impugnazione di falso.

2) FALSITA’ IDEOLOGICA COMMESSA DAL PUBBLICO UFFICIALE IN CERTIFICATI O

AUTORIZZAZIONI AMMINISTRATIVE.

L’art.480 prevede l’ipotesi del pubblico ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni , attesta

falsamente, in certificati o autorizzazioni amministrative, fatti dei quali l’atto è destinato a provare

la verità.

3) FALSITA’ COMMESSA DAL PUBBLICO UFFICIALE IN COPIE AUTENTICHE DI ATTI

PUBBLICI O PRIVATI E IN ATTESTATI DEL CONTENUTO DI ATTI.

Con l’art. 478 viene punito il pubblico ufficiale, che, nell’esercizio delle sue funzioni, supponendo

esistente un atto pubblico o privato, ne simula una copia e lo rilascia in forma legale, ovvero

rilascia una copia di un atto pubblico o privato diversa dall’originale.

Una circostanza aggravante di questo reato è ravvisata dal primo capoverso dell’art. nel caso che la

falsità concerna un atto o una parte di atto che fa fede fino a querela di falso.

A chiarimento delle figure di falso ideologico osserviamo:

a. Soggetto attivo può essere non solo il pubblico ufficiale, ma anche il pubblico impiegato

incaricato di un pubblico servizio

b. Trattandosi di falsità ideologiche, l’esistenza del reato presuppone un obbligo giuridico di

attestare o far risultare il vero. Tale obbligo sussiste sempre per coloro che esplicano un

potere di pubblica certificazione.

c. La falsità deve essere giuridicamente rilevante.

d. I reati si perfezionano nel momento in cui l’atto contenente dichiarazioni menzognere è

chiuso, cioè è completo e definitivamente formato.

Per quanto concerne il dolo, la semplice volontà di far risultare una cosa non rispondente al

e. vero non basta: il soggetto deve rendersi conto della possibilità di ledere interessi che non

sono di sua spettanza. Se, quindi, egli agisce col ragionevole convincimento dell’assoluta

innocuità del fatto, il dolo non sussiste.

Per la falsità ideologica in atti pubblici sono previste le stesse pene stabilite per la falsità materiale

contemplata nell’art. 476; per la falsità ideologica in certificati o in autorizzazioni amministrative,

la reclusione da 3 mesi a 2 anni; per la falsità in copie autentiche di atti pubblici o privati, la

reclusione da 1 a 4 anni nella forma semplice e da 3 a 8 anni nella forma aggravata; per la falsità in

attestato del contenuto di atti la reclusione da 1 a 3 anni.

FALSE ATTESTAZIONI DI PRIVATI IN DOCUMENTI PUBBLICI.

L’art. 483 punisce chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei

quali l’atto è destinato a provare la verità.

Il codice nella rubrica dell’articolo designa questa fattispecie come falsità ideologica commessa dal

privato in atto pubblico, ma la denominazione non può ritenersi esatta, in quanto si tratta in realtà

di una falsa testimonianza effettuata al di fuori del processo. Il falso, infatti, pur riflettendosi in un

documento pubblico, non è dovuto all’autore di questo, ma ad una terza persona,onde, al massimo,

si potrebbe parlare di falsità ideologica indiretta o mediata.

Per il capoverso dell’articolo in esame il delitto è aggravato se si tratta di false attestazioni in atti

dello stato civile. Tale falsità riguarda il giorno, l’ora e il luogo della nascita o della morte di una

persona, perché le falsità relative all’identità o alle qualità della propria o dell’altrui persona

rientrano nelle previsioni dell’art. 495, mentre alla soppressione e alterazione di stato provvedono

gli artt. 566 e 567.

La falsa attestazione deve essere resa ad un pubblico ufficiale.

Circa la natura del documento in cui la falsa attestazione del privato deve riflettersi, basta che il

documento sia precostituito per la prova del fatto attestato dal privato: in particolare, non occorre

che l’atto sia idoneo a provare il fatto attestato e, tanto meno, che faccia fede fino a querela di

falso.

Non concretano il reato in parola i negozi simulati.

E’ prevista la reclusione fino a 2 anni, la quale nella forma aggravata non può essere inferiore a 3

mesi.

FALSITA’ IN SCRITTURE PRIVATE.

1)FALSITA’ MATERIALE IN SCRITTURA PRIVATA. E’ prevista nell’art. 485, il quale punisce

chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, forma, in

tutto o in parte, una scrittura privata falsa, o altera una scrittura privata vera … qualora ne faccia

uso o lascia che altri ne faccia uso.

L’attività esecutiva del reato è complessa risultando da 2 comportamenti.

Il primo è costituito dal fatto della falsificazione, che la legge indica con la formula forma, in tutto

o in parte, una scrittura privata falsa o altera una scrittura privata vera.

Il termine formare va inteso nel senso di contraffare, e cioè nel senso di creare un documento che

non proviene dall’autore apparente, mentre l’alterazione, come in genere nelle falsità documentali,

comprende ogni modificazione, non autorizzata, che venga introdotta nella scrittura privata

autentica. Anche per le scritture private vale il principio secondo il quale rientrano nel concetto di

alterazione le modificazione apportate dall’autore del documento dopo la sua definitiva

compilazione, principio che si trova affermato proprio nel capoverso dell’articolo in esame.

Il secondo comportamento richiesto per la sussistenza del reato consiste nel far uso, oppure nel

lasciare che altri faccia uso del documento contraffatto o alterato. La semplice falsificazione,

perciò, non è punita qualora non si verifica quest’ulteriore fatto, che può consistere tanto in

un’azione, quanto in un’omissione.

Dato che per l’integrazione del reato non è sufficiente la contraffazione o alterazione, ma occorre

l’uso del documento falsificato, questo uso ne segna il tempo e il luogo della consumazione, per la

quale non è certamente necessario che l’agente abbia conseguito i vantaggi che si riprometteva dal

suo operato.

Per la sussistenza del dolo si richiede che il soggetto abbia voluto la falsificazione; occorre inoltre

che abbia voluto l’uso o consapevolmente tollerato l’uso da parte di terzi.

L’art. 485 richiede che il fatto sia commesso al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di

recare ad altri un danno. Questa formula non è certo felice ,perché, presa alla lettera, è priva di ogni

portata pratica, dal momento che non vi è reato che non sia commesso per conseguire un vantaggio

proprio o altrui, oppure per recare ad altri un danno. Essa, pertanto, per avere un senso, esige una

interpretazione restrittiva.

Secondo Antolisei, il vantaggio di cui si parla non può essere un profitto qualsiasi, ma un profitto

che derivi dal sacrificio di un legittimo interesse altrui. La formula pertanto va intesa nel senso che

il falsificatore deve mirare a procurare a sé o ad altri un utile a danno di un terzo.

Per effetto della legge 689/1981, che ha introdotto nel codice l’art. 493 bis, il reato è perseguibile a

querela della persona offesa. Ciò anche nelle ipotesi aggravate dell’art. 491, eccezione fatta per il

falso su testamento olografo.

2).FALSITA’ IDEOLOGICA IN CERTIFICARTI COMMESSA DA PERSONE ESERCENTI UN

SERVIZIO DI PUBBLICA NECESSITA’.

Questa seconda figura di falso in scrittura privata è delineata dall’art. 481 e consiste nel fatto di

colui che nell’esercizio di una professione sanitaria o forense, o di un altro servizio di pubblica

necessità, attesta falsamente, in un certificato, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità.

Esempi tipici sono i certificati sanitari e quelli di eseguita pratica professionale richiesti per

l’esame di avvocato, ma rientrano nella previsione della legge anche tutti gli altri certificati

rilasciati da privati che esercitino un servizio di pubblica necessità.

I certificati di cui si parla sono bensì scritture private ma godono di un maggiore credito delle

comuni scritture private per la posizione giuridica di colui che li rilascia. Essi si avvicinano agli atti

pubblici per il pubblico interesse che presentano e ciò spiega la punizione del falso ideologico che

di regola non è punibile nelle scritture private.

Una circostanza aggravante speciale si ha quando il fatto è commesso a scopo di lucro. La formula

di legge esclude la necessità che il vantaggio economico sperato dall’autore del falso sia

conseguito.

3) FALSITA’ IN REGISTRI E NOTIFICAZIONI. E’ prevista nell’art. 484, il quale punisce

chiunque, essendo per legge obbligato a fare registrazioni soggette all’ispezione dell’Autorità di

pubblica sicurezza o a fare notificazione all’Autorità stessa circa le proprie operazioni industriali,

commerciali o professionali, scrive o lascia scrivere false indicazioni.

Anche in questo caso si tratta di un falso ideologico in scrittura privata, il quale è eccezionalmente

punito a causa della speciale importanza dei documenti in cui si verifica.

Oggetto materiale del falso debbono essere le registrazioni sottoposte all’ispezione dell’Autorità di

pubblica sicurezza, oppure le notificazioni all’Autorità stessa. Espressamente la legge esige che il

privato abbia obbligo giuridico di fare le predette registrazioni o notificazioni in ordine alle proprie

operazioni industriali, commerciali o professionali.

Per il reato generico di falsità in scrittura privata è prevista la reclusione da 6 mesi a 3 anni; per la

falsità in certificati commessa da esercenti un servizio di pubblica necessità la reclusione fino a 1

anno, oppure la multa da 51 a 516 euro, pene che nella forma aggravata dallo scopo di lucro si

applicano congiuntamente; per la falsità in registri e notificazioni la reclusione fino a 6 mesi

oppure la multa fino a 309 euro.

SOPPRESSIONE O OCCULTAMENTO DI DOCUMENTI.

Il reato, contemplato nell’art. 490, consiste nel fatto di colui che in tutto o in parte, distrugge,

sopprime od occulta un atto pubblico o una scrittura privata veri.

Mentre distruggere significa non far più sussistere il documento nella sua materialità, sopprimere

vuol dire operare in modo che lo scritto non possa più considerarsi documento, come nel caso in

cui esso sia reso illeggibile o ne sia fatta scomparire la sottoscrizione. L’occultamento si ha quando

il documento è nascosto, o, comunque, ne è resa impossibile l’utilizzazione.

Sopprimendo od occultando un atto pubblico o una scrittura privata viene eliminata una prova

esistente e, perciò, il delitto deve considerarsi come un attentato all’integrità e all’utilizzabilità dei

mezzi probatori.

Oggetto dell’azione delittuosa sono esclusivamente gli atti pubblici contemplati negli artt. 476 e

477, oppure le scritture private di cui all’art. 485, i quali sono richiamati nella norma

incriminatrice. Per effetto dell’art. 491 bis deve aversi riguardo anche ai documenti informatici.

Il documento deve essere vero vale a dire genuino.

L’antigiuridicità del fatto è esclusa quando l’agente aveva la piena ed esclusiva disponibilità del

documento.

Nelle scritture private il consenso di coloro che sono interessati alla conservazione del documento

fa venir meno l’illiceità del fatto.

Il reato si consuma nel momento in cui l’avente diritto rimane privato della disponibilità del

documento.

Affinché sussista il dolo, oltre alla volo9ntà consapevole di distruggere, ecc., in tutto o in parte, il

documento, occorre la volontà di eliminare un mezzo di prova.

Il delitto di cui si tratta assorbe il reato di danneggiamento, perché in esso ricorrono sempre le note

che caratterizzano questa figura criminosa. Può, invece, concorrere con il furto, tanto più che è

possibile che il documento venga sottratto anche in vista del suo valore intrinseco, mentre l’agente

venuto in possesso del documento mediante artifici o raggiri, risponderà di truffa.

Se oggetto materiale del reato è una scrittura privata, esso è perseguibile solo a querela di parte,

eccezione fatta per la soppressione del testamento olografo.

Per quanto riguarda le sanzioni, esse sono le stesse stabilite negli artt. 476 e 477 e 485.

USO DI DOCUMENTO FALSO.

Per l’art. 489 risponde di questo reato chiunque, senza essere concorso nella falsità, fa uso di un

atto falso.

Fra gli atti falsi sono compresi anche gli atti firmati in bianco abusivamente riempiti.

Presupposto del reato è che l’autore del fatto non sia concorso nella falsità, se egli in qualsiasi

modo ha partecipato alla perpetrazione del falso, sarà punito come concorrente , ma non per l’uso

successivo del documento falso, uso che non importa neppure un aumento di pena. Questa

impunità trova la sua spiegazione nel fatto che la falsificazione di regola non è fine a se stessa, ma

viene posta in essere per offender gli interessi che sono garantiti dalla genuinità e veridicità dei

mezzi probatori.

L’uso contemplato dalla norma va inteso nel senso di impiego del documento come mezzo di

prova.

Una parte della dottrina e la Cassazione ritengono che, per potersi parlare di uso, basta che il

documento falso esca dalla sfera di azione del colpevole, in modo che si inizi con altre persone un

rapporto produttivo di conseguenze giuridiche.

La consumazione del reato si realizza nel momento e nel luogo dell’uso, senza che occorra il

verificarsi di un danno effettivo.

Per l’esistenza del dolo occorre incontestabilmente sia la conoscenza della falsità del documento,

sia la volontà di adoperare il documento a fini probatori. Il soggetto deve voler usare il documento

come se fosse vero, perché, qualora egli lo adoperi proprio per dimostrare la falsità, per ovvie

ragioni non si potrebbe parlare di dolo.

FALSITA’ IN FOGLIO FIRMATO IN BIANCO.

Foglio firmato in bianco è ogni mezzo atto alla documentazione, il quale contenga soltanto la firma

di colui che lo ha rilasciato oppure una dichiarazione incompleta, destinata ad essere integrata con

qualche elemento essenziale. Ciò si desume dal capoverso dell’art. 486, il quale reca: si considera

firmato in bianco il foglio in cui lo scrittore abbia lasciato in bianco un qualsiasi spazio destinato

ad essere riempito.

Si distingue il caso in cui il riempimento del foglio sia effettuato dalla persona che è in possesso

del foglio medesimo per un titolo che importi l’obbligo o la facoltà di completarlo, dal caso in cui

ciò abbia luogo per opera di persona diversa.

Per questa seconda ipotesi, l’art. 488 stabilisce che si applicano le disposizioni sulle falsità

materiali in atti pubblici o in scritture private.

Nella prima ipotesi, si ha il cd. abuso di foglio firmato in bianco. L’agente viene punito per aver

commesso una frode, e più precisamente per aver abusato della fiducia che in lui era stata riposta

dal sottoscrittore del foglio.

Il codice distingue 2 figure di abuso di foglio firmato in bianco, delineandole negli artt. 486 e 487.

1) FALSITA’ IN FOGLIO FIRMATO IN BIANCO. ATTO PRIVATO.

L’art. 486 punisce chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un

danno, abusando di un foglio firmato in bianco, del quale abbia il possesso per un titolo che importi

l’obbligo o la facoltà di riempirlo, vi scrive o vi fa scrivere un atto privato produttivo di effetti

giuridici, diverso da quello a cui era obbligato o autorizzato … se del foglio faccia uso o lasci che

altri ne faccia uso.

2) FALSITA’ IN FOGLIO FIRMATO IN BIANCO. ATTO PUBBLICO.

L’art. 487 prevede il caso del pubblico ufficiale il quale abusando di un foglio firmato in bianco,

per il quale abbia possesso in ragione del suo ufficio e per un titolo che importa l’obbligo o la

facolt6à di riempirlo, vi scrive o vi fa scrivere un atto pubblico diverso da quello a cui era

obbligato o autorizzato.

Ambedue i reati presuppongono nell’agente il possesso. Presuppongono anche nell’agente

l’obbligo o la facoltà di riempire il foglio anzidetto. L’azione esecutiva consiste, in entrambi i casi,

nello scrivere o far scrivere nel documento un atto diverso da quello a cui il soggetto era obbligato

o autorizzato.

L’abuso commesso dal privato esige che costui faccia uso o lascia che altri facciano uso del foglio

irregolarmente riempito, il che non è richiesto per l’abuso commesso dal pubblico ufficiale. Va

osservato al riguardo che l’uso da parte del privato debba essere inteso come impiego del foglio

quale mezzo di prova, secondo al sua funzione tipica. Gli elementi di differenziazione tra le 2

figure criminose in esame vanno ravvisati, oltre che nella qualifica del soggetto attivo e nella

natura dell’atto, anche e soprattutto nel diverso contenuto del dolo, che è specifico nell’ipotesi

dell’art. 486 e generico in quella dell’art. 487.

Per l’abuso di foglio in bianco di cui all’art. 486 è prevista la reclusione da 6 mesi a 3 anni; per

quello contemplato nell’art. 487 le pene rispettivamente stabilite negli artt. 479 e 480.

FALSITA’ IN CONTRASSEGNI.

Il contrassegno è un mezzo di prova al pari del documento. Ne differisce sia perché non indica

alcuna persona come proprio autore, sia perché ha un valore simbolico. Mentre il documento

manifesta a chiunque sappia leggere il suo contenuto, il significato del contrassegno è più o meno

convenzionale. Esempi tipici sono le impronte che vengono apposte a certi scritti per dimostrare

che promanano da determinati uffici pubblici, come pure i marchi che sono impressi su alcuni

prodotti per indicarne la qualità.

La materia del contrassegno in Italia è stata elaborata, con particolare cura, dal Carnelutti, il quale,

però, secondo Antolisei, ha dato al concetto un’estensione eccessiva. Vi ha compreso le monete, il

che sempre secondo l’Antolisei non sembra né corretto né opportuno.

I contrassegni possono essere di varia specie. I principali sono quelli che indicano la provenienza di

uno scritto o di una cosa, la qualità o quantità di un oggetto o l’uso che ne è stato fatto.

Dai contrassegni vanno distinti gli strumenti che sono destinati ad apporli, i quali non possono

considerarsi mezzi di prova.

Anche per questo gruppo di reati di falso valgono i principi generali che regolano tutta la materia

dei delitti contro la fede pubblica. In conseguenza:

a. Sono giuridicamente irrilevanti le falsità grossolane o, comunque, innocue;

b. Per la sussistenza del dolo non basta la consapevole volontà della falsificazione; occorre

anche che il soggetto si renda conto che il suo fatto offende la pubblica fede e, nel tempo

stesso, lede o pone in pericolo l’interesse specifico protetto dalla norma incriminatrice.

FABBRICAZIONE ILLEGITTIMA DI SIGILLI.

Il codice prende in considerazione anzitutto gli strumenti che possono essere adoperati per la

falsificazione dei contrassegni. Gli artt. 467 e 468 puniscono chiunque contraffà :

a. I pubblici sigilli, con particolare riguardo al sigillo dello Stato;

b. Gli altri strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione.

Se si tratta di sigilli dello Stato, è prevista la reclusione da 3 a 6 anni e la multa da 103 a 2065 euro;

trattandosi degli altri pubblici sigilli e strumenti, la reclusione da 1 a 5 anni, nonché la multa da 103

a 1032 euro.

FALSITA’ IN IMPRONTE AUTENTICATRICI O CERTIFICATRICI.

Queste falsità sono contemplate in modo scarsamente organico negli artt. 467 – 470.

La principale è costituita dalla falsificazione di impronte di una pubblica autenticazione o

certificazione. Per impronte di pubblica autenticazione si intendono i segni apposti dalla pubblica

Autorità o da un pubblico ufficio su un documento per attestarne la genuinità, e cioè la provenienza

dall’ente o persona che figura averlo redatto. Le impronte di pubblica certificazione, d’altra parte,

sono i contrassegni apposti da una pubblica Autorità o da un pubblico ufficio e destinati a

comprovare il compimento di un determinato atto, oppure ad indicare la qualità, lo stato, l’origine,

ecc. di una cosa.

Il codice punisce:

L’uso della cosa che reca l’impronta falsificata. Questo uso è previsto nell’art. 469 insieme

a. con la falsificazione e la punizione di esso è subordinata alla condizione che l’autore non

sia concorso nella falsificazione medesima.

La vendita o l’acquisto di cose con impronte falsificate. E’ oggetto dell’art. 470, il quale

b. sottopone a pena colui che, fuori dei casi di concorso previsti dagli artt. precedenti pone in

vendita o acquista cose sulle quali siano le impronte contraffatte di una pubblica

autenticazione o certificazione.

ABUSO DI PUBBLICI SIGILLI.

Questa figura delittuosa prevista nell’art. 471, ed è denominata nella rubrica uso abusivo di sigilli e

strumenti veri, consiste nel fatto di colui che, essendosi procurati i veri sigilli o i veri strumenti

destinati a pubblica autenticazione o certificazione, ne fa uso a danno altrui, o a profitto di sé o di

altri.

E’ prevista la reclusione fino a 3 anni, nonché la multa fino a 309 euro.

FALSITA’ PERSONALI.

In questa categoria sono state raccolte alcune figure criminose consistenti in azioni che possono

indurre in errore le Autorità o il pubblico sulla identità, sullo stato o sulle qualità di una persona,

che si tratti dello stesso agente sia di altri.

Nella classe in esame, non è l’oggetto materiale che viene in considerazione, oggetto che, anzi, di

regola non esiste, ma la specie dell’inganno ordito dal soggetto, e più precisamente lo scopo a cui

l’inganno stesso è diretto.

Si aggiunga che nei casi compresi in tale gruppo non sempre è agevole ravvisare un’offesa della

pubblica fede, mentre il più delle volte ciò che veramente viene leso è un interesse della pubblica

Amministrazione. Una delle ipotesi, poi, e cioè la sostituzione di persona, si avvicina notevolmente

allo schema della truffa.

FALSE DICHIARAZIONI SULLE PROPRIE OD ALTRUI QUALITA’ PERSONALI.

Si tratta di 2 figure criminose che sono previste negli artt. 495 e 496.

L’art. 495 punisce chiunque:

a. Dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, l’identità o lo stato o

altre qualità della propria o dell’altrui persona;

b. Chi commette il fatto in una dichiarazione destinata ad essere riprodotta in un atto pubblico.

La falsa attestazione può essere tanto provocata da richiesta, quanto spontanea. Il reato si

perfeziona nel momento in cui le false dichiarazioni vengono fatte e a nulla rileva che il pubblico

ufficiale sia stato tratto o meno in inganno dalle dichiarazioni medesime.

Nella dizione identità o qualità personali proprie o altrui sono compresi anche il domicilio o la

residenza del dichiarante.

Il delitto è aggravato in 3 casi:

1. Se si tratta in dichiarazioni dello stato civile;

2. Se la falsa dichiarazione sulla propria identità, sul proprio stato o sulle proprie qualità

personali, è resa da un imputato all’Autorità giudiziaria;

3. Se, per effetto della falsa dichiarazione, un provvedimento penale viene iscritto nel casello

giudiziario sotto falso nome.

Accanto a queste circostanze aggravanti il codice sancisce un’attenuante speciale a favore di colui

che ha dichiarato il falso allo scopo di ottenere , per sé o per altri, il rilascio di certificati o di

autorizzazioni amministrative sotto falso nome o con altre indicazioni mendaci.

E’ prevista la reclusione fino a 3 anni, la quale non può essere inferiore a 1 anno, quando

concorrano le aggravanti speciali, mentre nella forma attenuata si applica la diminuzione ordinaria.

Per l’art. 496 soggiace a pena colui il quale, fuori dai casi indicati nell’art. precedente, interrogato

sulla identità, sullo stato o su altre qualità della propria o dell’altrui persona, fa mendaci

dichiarazioni al pubblico ufficiale, o a persona incaricata di pubblico servizio, nell’esercizio delle

funzioni o del servizio.

E’ prevista la reclusione fino a 1 anno oppure la multa fino a 516 euro.

FRODE NEL FARSI RILASCIARE CERTIFICATI DEL CASELLARIO GIUDIZIALE ED

USO INDEBITO DI TALI CERTIFICATI.

Questo delitto, configurato nell’art. 497, è previsto in 2 ipotesi alternative che penalmente si

equivalgono.

La prima consiste nel fatto di procacciarsi fraudolentemente un certificato del casellario giudiziale

o altro certificato penale.

La seconda si ha quando uno dei delitti certificati viene usato per uno scopo diverso da quello per

cui fu domandato.

E’ prevista la reclusione fino a 6 esi oppure la multa fino a 516 euro.

USURPAZIONE DI TITOLI O DI ONORI.

L’originario reato, secondo l’art.498 , si scinde in 2 ipotesi entrambe depenalizzate dall’art. 43

l.507/ 1999:

a. Nel fatto di colui che abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un

ufficio o impiego pubblico, o di un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di

una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, ovvero indossa

abusivamente in pubblico l’abito ecclesiastico;

b. Nel fatto di chi si arroga dignità o gradi accademici, titoli, decorazioni o altre pubbliche

insegne onorifiche, ovvero qualità inerenti ad alcuno degli uffici, impieghi o professioni,

indicati nella disposizione precedente.


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Molise - Unimol
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Molise - Unimol o del prof Fiore Stefano.

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