Febbre ricorrente e malattia di Lyme
Borreliosi
Le patologie indotte dalle borrelie sono dette borreliosi, le più diffuse delle quali sono la febbre ricorrente e la malattia di Lyme.
Febbre ricorrente
È una malattia causata principalmente dalla spirocheta recurrentis, trasmessa dal vettore pidocchio, e in minor misura da B. duttonii e B. parkeri, trasmesse da zecche. La febbre ricorrente è una malattia sistemica che insorge dopo un'incubazione di 2-15 giorni (8 di norma), con accesso febbrile che dura 2-9 giorni, cui fa seguito un periodo afebbrile (2-4 giorni) e successivamente altri periodi febbrili e ulteriori remissioni. Il numero delle ricadute (da 1 a 10 o più) si ripetono in successione e in forma sempre più lieve fino all’estinzione della malattia.
Durante i periodi febbrili, le borrelie sono reperibili nel sangue e nelle urine, mentre non si riscontrano in quelli afebbrili; esse sono inoltre reperibili nel fegato e nella milza, ove causano lesioni necrotiche. Si possono riscontrare fenomeni emorragici nel rene e nell’apparato digerente. È malattia epidemica quando diffusa dal pidocchio ed endemica se da zecche.
Malattia di Lyme
Tale patologia prende il nome dalla città del Connecticut dove la Borrelia fu riconosciuta nel 1977. È causata dalla spirocheta burgdorferi, che viene trasmessa dalle zecche (in genere Ixodes dammini o Argas reflexus). È una malattia infiammatoria che insorge in genere in estate-autunno e colpisce le popolazioni rurali e i soggetti che soggiornano nelle campagne o nei boschi (per esempio cacciatori, pescatori, ecc.).
La malattia si manifesta dopo un'incubazione di 3-21 giorni dal momento della puntura della zecca; sulla cute interessata compare l’eritema cronico migrante (ECM), una piccola maculopapula eritematosa che si estende a formare un’ampia lesione. Nel 20% dei casi, se le spirochete diffondono per via ematogena, l’ECM può essere seguito dopo qualche settimana o mese da interessamento neurologico (meningoencefalite a liquor limpido) e/o cardiaco (blocco atrio-ventricolare).
Dopo un minimo di 6 mesi dall’esordio, può presentarsi poliartrite nel 60% dei soggetti non trattati. L’accertamento diagnostico si basa su test sierologici (IFA, ELISA), mentre la terapia specifica delle infezioni sostenute da B. burgdorferi è a base di tetracicline, penicilline o eritromicina.