Le piastrine o trombociti
Le piastrine, o trombociti, sono piccole cellule prive di nucleo, generate dalla frammentazione di cellule giganti polinucleate del midollo osseo, i megacariociti (1000/2000 per megacariocita). Hanno forma pressoché ellissoidale di diametro 2/3 μm, emivita di 5-6 giorni, al termine della quale sono sequestrate dagli organi emocateretici (principalmente milza e fegato) dove vengono fagocitate dalle cellule del sistema dei fagociti mononucleati.
Sono ricche di granuli di glicogeno, granuli alfa e densi contenenti i diversi fattori che in seguito ad attivazione verranno esocitati tramite apparato citoscheletrico formato da un sistema di tubuli a contatto con la membrana originatisi dal RE del megacariocita. Questo sistema di canalicoli aumenta la superficie di membrana e permette una più veloce e facile esocitosi del contenuto dei granuli. Questi fattori andranno ad attivare altre piastrine.
Attivazione delle piastrine
Le piastrine in fase di attivazione subiscono un cambiamento di forma o "shape change" da ellissoidali (discoidale) diventando appiattite e dotate di estroflessioni, gli “echinociti”. Si verifica in tal modo l’emissione di pseudopodi che mediano il contatto tra piastrine contigue, facendo assumere ad esse un aspetto a sfera spinosa. Le piastrine circolano in forma inattiva, con un metabolismo molto basso. In seguito a una lesione vengono attivate, si appiattiscono e si aggregano. In seguito ci saranno dei meccanismi di amplificazione durante i quali le piastrine secerneranno fattori che andranno ad attivare ancora più piastrine.
La trombina può attivare, oltre ai fattori solubili, anche la componente cellulare, ovvero le piastrine, legandosi al proprio recettore sulla superficie delle piastrine (legame che va a stimolare il recettore per il collagene). Le piastrine possono però essere attivate anche dalle strutture endoteliali esposte in risposta a un danno vascolare (trauma).
Interazioni e aggregazione
Avvengono due tipi di interazioni:
- Piastrina-matrice extracellulare (collagene)
- Piastrina-piastrina = aggregazione
Queste fasi sono regolate da glicoproteine di superficie (GP) appartenenti alla famiglia delle integrine (proteine recettoriali). La fase piastrinica è suddivisa in:
- Adesione delle prime piastrine nel sito danneggiato
- Attivazione delle piastrine adese
- Rilascio del contenuto dei granuli da parte delle piastrine attivate
- Attivazione di altre piastrine stimolata dal rilascio del contenuto dei granuli (auto-attivazione)
- Aggregazione piastrinica
La trombina si lega al proprio recettore e va a stimolare il recettore per il collagene. Le piastrine circolanti si spostano dal centro alla periferia del vaso ("marginazione delle piastrine") e possono aderire alle strutture esposte in seguito alla lesione vasale.
L'adesione avviene tramite le glicoproteine GP IA/IIA che legano il collagene di tipo I e IV (tipico del tessuto endoteliale). A questo punto viene rilasciato il fattore di "von Willebrand" (vWF) che funge da ponte molecolare, legando con una parte della molecola il collagene e con un’altra parte un recettore presente sulla membrana delle piastrine, il GP IB IX-V, sempre una glicoproteina appartenente alla famiglia delle integrine. Questo perché l'iniziale processo di adesione al bordo della ferita non è sufficiente a impedire la rimozione delle piastrine adese dalla corrente sanguigna.
Il legame di queste prime piastrine al collagene (tramite il recettore Ia/IIa) ed al vWF (tramite il recettore Ib), che a sua volta fa da ponte per legare altro collagene, provoca una deformazione della struttura tridimensionale delle piastrine (diventano echinociti) che le attiva e porta alla reazione di rilascio del contenuto dei granuli.
Sindrome di Bernard-Soullier
La sindrome di Bernard-Soullier è caratterizzata dalla mancanza di una delle componenti del recettore per il fattore di Von Willebrand, per cui, nonostante il vWF sia presente, le piastrine non aderiscono saldamente alla superficie endoteliale della lesione.
Dopo che la superficie della lesione è stata ricoperta da piastrine, devono formarsi le interazioni piastrina-piastrina (che formeranno il tappo piastrinico, detto “io”).
Degranulazione
Le piastrine attivate rilasciano il contenuto dei granuli:
- ADP attiva le piastrine legandosi al proprio recettore
- Tromboxano A2, un altro fattore pro-aggregante e vasocostrittivo derivato dall’acido arachidonico, rilasciato dai fosfolipidi di membrana delle piastrine attivate
Entrambi stimolano quindi un processo di auto-attivazione. Detti autocrini, cioè vengono rilasciati da un tipo cellulare (in questo caso le piastrine) e servono per stimolare lo stesso tipo cellulare. In pratica queste molecole servono ad auto-stimolare le piastrine, amplificando la loro attivazione e la loro aggregazione (perché attivano le integrine che permettono l’aggregazione). Rilasciano anche:
- Altro fattore XIII e il 20% del fattore V
- Serotonina: induce vasocostrizione avvicinando i lembi della ferita e riducendo il rilascio di sangue
- PDGF: fattore di crescita che stimola la mitosi delle cellule circostanti che dovranno sostituire il tappo piastrinico
Aggregazione (interazione piastrina-piastrina) è il processo di adesione fra piastrine attivate, stimolato dai fattori pro-aggreganti durante la degranulazione delle prime piastrine attivate. Infatti, nei granuli sono presenti in alta concentrazione molecole capaci di mantenere ed amplificare l’attivazione piastrinica, fin qui limitata a poche piastrine (in particolare attivano le integrine che permettono le interazioni piastrina-piastrina).
Le sostanze rilasciate dai granuli, soprattutto ADP e tromboxano A2 (ma anche serotonina...), sono agonisti dell’aggregazione piastrinica che, interagendo con propri recettori per autocrinia e paracrinia, attivano le altre piastrine.
Meccanismo di amplificazione
Le piastrine attivate possono legarsi tra loro grazie all’esposizione del complesso glicoproteico GPIIB/IIIA, appartenente sempre alla famiglia delle integrine. Nelle piastrine, in condizione di riposo, il complesso glicoproteico GPIIb/GPIIIa è presente in forma inattiva in quanto le due glicoproteine sono separate.
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Fasi della meiosi
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Fasi della sintesi proteica
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Fasi della ricerca sociale
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Fasi della segnalazione cellulare