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Il fascismo

Prima fase

La vicenda che apre la prima fase del fascismo (che durò fino alle leggi fascistissime del 1926 e che è considerata come la fase del consolidamento e della normalizzazione, cioè della trasformazione del fascismo in regime) fu la cosiddetta Marcia su Roma, dell’ottobre 1922: Manifestazione politica dal forte carattere simbolico, si svolse per costringere il re a rompere gli indugi e dare a Mussolini l’incarico di formare il nuovo governo, data l’incapacità dei grandi partiti di massa di mettersi d’accordo.

Nell’ottobre del 1922 vari manipoli di squadristi arrivati da tutta Italia, ma non Mussolini (che cercò di evitare di coinvolgersi in questo atto dimostrativo), volevano dimostrare il potere del fascismo, cercando di rompere lo stallo parlamentare e chiedere al re di dare a Mussolini l’incarico. Eravamo ancora nel quadro istituzionale liberale.

Facta, Presidente del Consiglio, liberale, chiese al re di firmare lo stato d’assedio a Roma per disperdere con l’esercito i fascisti che stavano arrivando (era una condizione non potenzialmente pericolosa, ma voleva affermare l’ordine pubblico).

Ci fu qui un passaggio di rilievo: il re non concedette lo stato d’assedio e diede l’incarico a Mussolini di formare il nuovo governo. La marcia su Roma non fu un colpo di Stato, ma un’operazione di ingegneria istituzionale, un estremo tentativo trasformista. L’obiettivo del re e della classe dirigente era assorbire il fascismo dentro le istituzioni dello Stato, dare l’incarico a Mussolini significava quindi esautorare e svuotare il carattere eversivo del fascismo, assorbendolo nelle strutture dello Stato e in più si mandava al governo una forza politica fortemente antisocialista.

Mussolini diventò quindi Presidente del Consiglio e dovette formare un governo di coalizione (come furono i primi governi del fascismo) per avere una maggioranza in Parlamento. A differenza di quanto pensava il re, Mussolini dovette negoziare con i poteri dello Stato per consolidare il suo potere: fra il 1922 e circa il 1925 Mussolini iniziò anche a costruire un nuovo tipo di regime, un nuovo modello di stato, lo stato fascista.

Il Duce mescolava immagini di repertorio e celebrazioni per costruire un’immagine del fascismo come regime di massa, che ormai si era consolidato nei primi anni Trenta. Era una forma novecentesca di massa, non più formata sull’idea di cittadinanza nazionale, ma come appartenenza a una fazione. Il simbolismo, i reduci della guerra, i legionari di Fiume celebrano una sorta di ri-nazionalizzazione delle masse italiane, insistendo sulla retorica della guerra, della vittoria mutilata, l’uso sapiente dei nuovi mezzi di comunicazione, come il cinema, fu molto importante (Cinecittà venne fondata dal Duce negli anni Trenta e fu un uso capillare e sapiente della propaganda mediante strumenti mediatici).

Sul piano istituzionale, Mussolini venne incaricato di fondare un governo insieme a nazionalisti, liberali, popolari e lo fece con l’aiuto di alcuni gerarchi: Farinacci, Grandi, Balbo, Federzoni (esponenti del fascismo settentrionale). Farinacci fu fucilato dai partigiani. Grandi fu ministro degli Esteri negli anni Trenta e fuggì dopo la guerra. Balbo diventò governatore della Libia e poi morì in incidente aereo. Federzoni divenne Ministro delle Colonie e fu condannato dopo la guerra e poi amnistiato.

Il Duce da una parte cercava di tranquillizzare l’opinione pubblica ma nel frattempo costruì anche uno stato parallelo, cominciò a lavorare alle prime istituzioni del fascismo che solo in parte si sovrapposero a quelle dello stato: creazione di una milizia fascista (forza armata del fascismo, usa largamente la violenza contro i nemici del duce ma non sostituisce l’esercito, su base volontaria), creazione del Gran Consiglio del fascismo (governo del fascismo che fu un organo nella quale sedevano i gerarchi del fascismo, imprimeva la linea politica del partito).

Leggi fascistissime

Nell’aprile del 1924 si tenero le ultime elezioni parzialmente libere dopo la legge Acerbo, costruita in modo tale da favorire un partito minoritario (l’idea era di favorire l’avanzata del fascismo e delle sue coalizioni), prevedeva i 2/3 dei seggi a chi otteneva il 25% dei voti. Fino al 2 giugno del 1946 queste furono le ultime elezioni.

Durante queste elezioni, alcuni coraggiosi esponenti dell’opposizione denunciarono i brogli elettorali, le intimidazioni ai seggi e, in particolare, Giacomo Matteotti denunciò l’illegittimità politica delle elezioni a causa delle violenze dei fascisti alle urne e pochi giorni dopo venne ritrovato ucciso dai sicari. In seguito alla denuncia di Matteotti un parte di parlamentari lasciò fisicamente l’aula parlamentare, Secessione dell’Aventino, e si riunì altrove (Aventino viene associato a un atto politico dimostrativo di abbandono dei lavori parlamentari). Fu un atto di responsabilità antifascista che è stato letto però anche come un atto di rinuncia, di incapacità di opporsi al fascismo.

I secessionisti chiesero al re di revocare l’incarico a Mussolini ma il monarca non accettò: il disegno politico del re era infatti sostenere Mussolini che, in un famoso discorso del gennaio del 1925 si assunse la “totale responsabilità politica, morale e storica delle vicende appena accadute”. Da qui cominciò la cosiddetta seconda fase del fascismo che, dal punto di vista politico-istituzionale e costituzionale, portò alla costruzione di uno stato totalitario.

Seconda fase del fascismo

Uno dei momenti salienti furono le leggi fascistissime del 1926 (vengono represse tutte le libertà guadagnate nell’Ottocento):

  • Scioglimento dei partiti;
  • Soppressione libertà associativa e di stampa;
  • Confino di polizia;
  • Tribunale speciale per la sicurezza dello stato (era il tribunale politico che aveva il compito di proteggere lo stato contro i nemici dello stato fascista, non sostituì i tribunali ordinari, giudicò 6000, comminò 40 condanne a morte e 3 ergastoli per reati di opinione, reati politici antifascisti. Le condanne potevano prevedere il carcere, il confino di polizia in paesini sperduti del Mezzogiorno, per esempio Altiero Spinelli e Rossi che scrissero il Manifesto di Ventotene, condanne a morte);
  • Scioglimento dei sindacati;
  • Abolizione diritto di sciopero.

In questo periodo cominciò anche la storia degli antifascisti: Gobetti, Salvemini (insegnante che vene picchiato per strada a Firenze e poi ottenne cattedre prestigiose all’estero), Carlo e Nello Rosselli.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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