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biodisponibilità degli stessi. Inoltre se associati a farmaci ipoglicemici

o all’insulina, possono ridurre il tasso di glucosio nel sangue e i livelli

postprandiali di glucosio, interferendo con il controllo dello zucchero

nel sangue in pazienti diabetici.

Controindicazioni: L’integrazione della dieta con fibra può essere

controindicata in alcune affezioni gastro-intestinali che comportano

difficoltà di transito. Carrubo

(Ceratonia siliqua L. Cesalpiniaceae)

L’endosperma dei semi del carrubo è la

fonte della gomma di carrubo. Questo

prodotto, che non è propriamente una

gomma, viene chiamato

frequentemente Carruba o farina di

semi di carrube. Chimicamente molto

simile alla gomma guar è costituito per

il 90-95% da galattomanano.

In terapia la farina di carrube (polpa

del mesocarpo secca e triturata) in

associazione con l’aleurone del girasole

e del riso- o con dell’amido trattato -

costituisce una preparazione

adsorbente da utilizzare per il

trattamento sintomatico delle diarree

dei lattanti e dei bambini.

In dietetica: priva di poteri nutritivi, la farina di carrube viene

impiegata come fibra per integrare i pasti senza modificare il loro

apporto calorico. Può quindi essere utilizzata per costituire dei regimi

alimentari restrittivi destinati al trattamento dell’obesità (Bruneton).

In Italia comunque in base al DM 27 Febbraio 1996 n.209 la farina di

semi di carrube rientra tra le sostanze che non possono essere

utilizzate nella fabbricazione di prodotti alimentari disidratati che

devono reidratarsi all’atto dell’ingestione.

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Psillio

(Plantago ovata Forsk, Plantago psyllium L.)

Plantaginaceae

Il termine Psillio viene utilizzata per indicare le droghe derivanti dalla

Plantago ovata e della Plantago psyllium.

La Plantago ovata è una pianta

annuale denominata ispaghul coltivata

in India e in Pakistan, ma anche in

Francia e Spagna. La droga è costituita

dal seme essiccato o dal suo

tegumento (cuticola). Il componente

principale è la mucillagine che è

presente in quantità pari circa al 30%

ed è costituita da una miscela di

polisaccaridi solubili in cui prevale il

D-xilosio. La mucillagine è localizzata

nella cuticola del seme ed è per questo

motivo che in commercio questa droga

si trova quasi esclusivamente nella

forma di cuticola.

L’indice di rigonfiamento per lo Psillio semi bianchi cuticola (Plantago

ovata) è maggiore di 40 (calcolato su 0,1g di droga polverizzata) come

previsto dalla Farmacopea Europea suppl.2000.

La Plantago psyllium è una pianta annuale

erbacea che cresce nell’area mediterranea. La

droga è costituita dai semi maturi e

disseccati. Il seme di colore bruno lucente,

contiene il 10-20% di mucillagini formate

principalmente dal D-xilosio e dall’acido

galatturonico, oltre ad arabinosio e

ramnosio. L’indice di rigonfiamento per lo

psillio semi neri previsto in Farmacopea

Ufficiale X ed. è maggiore di 10.

67

L’ispaghul e lo psillio sono classificati tra i “lassativi di massa”,

l’effetto è legato al contenuto di mucillagine: assunte con abbondante

acqua le mucillagini formano un gel voluminoso che fa aumentare il

volume del bolo alimentare, provoca lo stiramento delle pareti

dell’intestino che stimola la peristalsi e facilita la defecazione.

Sono stati pubblicati numerosi lavori che evidenziano in modo

particolare per l’Ispaghul un’attività ipoglicemizzante e

ipocolesterolemizzante come già riportato per il glucomannano. Come

quest’ultimo quindi le due droghe rientrano anche nelle formulazioni

di prodotti da utilizzare nell’ambito di diete per la riduzione del peso

corporeo, inoltre è stata proposta l’utilizzazione dell’Isphagul e dello

psillio anche nel trattamento del “Colon irritabile”.

Tossicità: La tossicità è trascurabile.

Controindicazioni: tutte le preparazioni a base di Psillio sono

controindicate in caso di stenosi del piloro. Sono inoltre da utilizzare

con prudenza in caso di megacolon per alterazione della motilità

colica. Altra raccomandazione è quella di non somministrare questi

prodotti a persone costrette a letto per evitare la stagnazione del

prodotto nell’esofago.

Effetti collaterali: Generalmente ben tollerati possono provocare nei

primi giorni di assunzione un leggero meteorismo.

Interazioni con i farmaci: Come per le altre droghe a mucillagine è

possibile che venga influenzata negativamente l’assorbimento di

alcuni medicamenti.

Posologia: Considerando la differenza di indice di rigonfiamento per

le due droghe la posologia è da intendersi diversa.

Salvo diversa prescrizione si lasciano rinvenire 5-15g di psillio semi

neri in acqua, assumendoli in due volte, alla sera e alla mattina, con

abbondanti liquidi (1-2 bicchieri) o prima dei pasti principali.

Per l’Ispaghul invece si lasciano rinvenire 4-8g di cuticola in acqua,

assumendoli in due volte, sempre alla sera e alla mattina, con

abbondanti liquidi (1-2 bicchieri) o prima dei pasti principali.

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Lino

(Linum usitatissimum L. Linaceae)

Il Lino è una pianta annuale tra le più

antiche piante coltivate, diffusa in

tutto il mondo in molte varietà. Molto

importante è il suo utilizzo per la

produzione di fibre tessili e di olio. La

droga è costituita dai semi che sono di

forma oblungo-ovale, dall’aspetto

laccato di colore bruno, bruno-

rossiccio. I semi sono costituiti per

circa il 3-6% da mucillagini localizzate

nel tegumento seminale, per il 30-45%

da olio e per il 25% circa di proteine.

L’indice di rigonfiamento dei semi di Lino previsto dalla Farmacopea

Ufficiale X ed. è maggiore di 4 per la droga intera e maggiore di 4.5

per quella polverizzata.

Anche questa droga viene classificata tra i lassativi di massa, poiché

possiede la proprietà di rigonfiarsi con l’acqua grazie alle mucillagini

che contiene. A causa dell’elevato valore calorico (100g di semi

apportano circa 470kcal) in caso di sovrappeso si dovrebbero usare i

soli semi interi perché così si evita il rilascio di grassi visto che questi

sono eliminati intatti dall’intestino. I semi di lino vengono utilizzati

anche per il trattamento della sindrome del Colon irritabile, per la

Diverticolite e per preparazioni per gastriti ed enteriti.

Controindicazioni: L’uso dei semi di lino è controindicato per

soggetti affetti da ilei di qualsiasi natura.

Effetti collaterali: Utilizzando la droga alle dosi indicate in posologia

non sono noti effetti collaterali. L’uso dei semi di lino deve essere

associato però ad un adeguato apporto di liquidi.

Interazioni con farmaci: Come per le altre droghe a mucillagine

possono verificarsi interferenze con l’assorbimento di alcuni

medicamenti. 69

Posologia: Per uso interno 1cucchiaio da tavola di semi interi o

schiacciati assieme a 150 ml di liquido, 2-3 volte al giorno lontano dai

pasti o mezzora prima dei pasti principali.

Malva

( Malva sylvestris L. Malvaceae)

La Malva sylvestris è una pianta

perenne, originaria dell’Europa la cui

droga è costituita dai fiori e dalle foglie

essiccate. Nella droga il contenuto di

mucillagini è superiore all’8%. I

polisaccaridi delle Malvaceae presentano

una struttura molto simile a quella delle

pectine. La malva, in considerazione del

contenuto di mucillagini, viene impiegata

come emolliente nelle malattie da

raffreddamento, catarri delle vie aeree

superiori, faringiti, ma anche come

blando astringente contro le

gastroenteriti.

È stata proposta inoltre la possibilità di utilizzare questa droga nella

formulazione di prodotti da assumere nell’ambito di diete per la

perdita di peso corporeo. L’indice di rigonfiamento della Malva fiori è

maggiore di 20 (su 0,5mg di droga polverizzata) come previsto dalla

F.U. X ed., mentre per la Malva foglie è maggiore di 7.

Interazioni con farmaci: Come per le altre droghe a mucillagine

possono verificarsi interferenze con l’assorbimento di alcuni

medicamenti.

Posologia: 3-5g di droga per decotto o infuso più volte al giorno.

70

Altea

( Althea officinalis L. Malvaceae )

L’Altea officinalis è una pianta perenne

diffusa in tutta Europa e nell’Asia

occidentale. La droga è costituita dalle

foglie e dalle radici, che hanno un

contenuto pari al 5-10% di mucillagine

(il contenuto varia con il tempo di

raccolta e il successivo trattamento).

Viene impiegata come lenitivo per le

infiammazioni delle mucose

orofaringee e gastroenteriche; come

sedativo della tosse in caso di catarro

bronchiale. Come le altre droghe a

mucillagine può essere utilizzata anche

nella formulazione di preparati

destinati a diete per la riduzione del

peso corporeo.

A tal riguardo è necessario ricordare che l’altea radice deve avere un

valore di indice di rigonfiamento superiore a 10 come riportato anche

dalla F.U. X ed. Le foglie e i fiori hanno un indice di rigonfiamento

superiore alla radice compreso tra 12 e 16.

Posologia: porre in macerazione a freddo o in decotto circa 2g di

foglie o 3g di radice finemente tagliata per tazza e lasciare in

macerazione per 30 minuti. Dopo filtrazione bere una tazza più volte

al giorno.

Interazione con i farmaci: Come per le altre droghe a mucillagine

possono verificarsi interferenze con l’assorbimento di alcuni

medicamenti. 71

Tiglio

(Tilia cordata Mill..) Tiliaceae

Il tiglio cresce spontaneo in tutta

Europa, la droga è costituita dai fiori e

dalle brattee. La droga contiene circa il

10% di una mucillagine di complessa

composizione i cui costituenti principali

sono gli arabinogalattani. L’indice di

rigonfiamento riportato in F.U. IX ed. è

valutato superiore a 12. Inoltre nella

droga si trovano flavonoidi, in particolare

quercetina e derivati, kempferolo e

cumarine e un olio essenziale che è

costituito principalmente da farnesolo.

La potenzialità farmacologica dei fiori di tiglio non sembra aver

attirato l’attenzione dei farmacologi, l’infuso comunque è utilizzato in

medicina popolare come sedativo della tosse, come diaforetico (nelle

malattie febbrili da raffreddamento ed infettive), ma anche come

diuretico, stomachico, antispastico ed anche sedativo.

I fiori di tiglio possono rientrare nella composizione di fitopreparati

che hanno come indicazione il trattamento sintomatico degli stati

neurotonici di adulti e bambini, in caso di problemi minori del sonno.

Come per le altre droghe a mucillagine, considerando anche l’elevato

indice di rigonfiamento del tiglio, è stato proposto l’impiego in

preparazioni da utilizzare nell’ambito di diete per la riduzione del peso

corporeo. Le mucillagini contenute nella droga sono in grado infatti, di

interferire a livello intestinale con l’assorbimento di alcuni nutrienti e

di regolarizzare la funzionalità gastro-intestinale.

Tossicità: Alle dosi consigliate non è tossico.

Controindicazioni: Il tiglio è controindicato per soggetti affetti da ilei

di qualsiasi natura.

Interazione con i farmaci: i preparati mucillaginosi potrebbero

rallentare l’assorbimento di alcuni farmaci somministrati per via orale

provocando variazioni nella biodisponibilità degli stessi.

Posologia: 2g di fiori di tiglio da infondere in 150ml di acqua bollente,

1 tazza più volte al giorno. 72

Pectine

Le pectine sono dei polisaccaridi

eterogenei (polimeri formati sia da esosi

che da pentosi ma anche dagli acidi

uronici loro prodotti di ossidazione e da

altri composti ancora) particolarmente

abbondanti nei frutti immaturi degli

agrumi, nelle mele, nelle patate, nei

fagioli verdi e nelle fragole, nel mondo

vegetale svolgono il ruolo fondamentale Fig.15 Acido pectico, elemento

di legare pareti cellulari adiacenti. costitutivo delle pectine

Nel 1957 tramite studi effettuati nei topi fu scoperto che la pectina

aumentava l’escrezione di lipidi, colesterolo e acidi biliari. Partendo da

questi primi risultati si è arrivati ad allargare la ricerca fino a

comprendere anche l’uomo; il colesterolo sierico si abbassava di circa

il 13% o più fintanto che veniva somministrata la pectina. Quando la

pectina veniva sospesa, i livelli di colesterolo risalivano.

Uno studio della durata di 10 anni, su quasi 4000 uomini con elevati

livelli di colesterolemia, valutava gli effetti di un farmaco chiamato

colestiramina. Esso riduceva l’incidenza di infarti e malattie

cardiache abbassando del 13,4% la colesterolemia, molto similmente

ai risultati raggiunti con la pectina !!

Il farmaco però doveva essere somministrato più volte al giorno ad un

costo di 150 dollari al mese, inoltre dava buon esito se accompagnato

da un cambiamento della dieta, e causava effetti collaterali tali che il

27 % dei soggetti abbandonò l'esperimento piuttosto che continuare

ad assumere il farmaco.

È stato ipotizzato che le pectine agiscano legandosi agli acidi biliari,

causando così una diminuzione dell’assorbimento di grassi e del

colesterolo. Inoltre aumentano l’escrezione degli acidi biliari neutri in

quanto la porzione polare conferisce loro una elevata affinità per i sali

biliari solubilizzati. I complessi sale-pectina sono escreti come

sostanze da eliminare, ne risulta una riduzione dei sali biliari

disponibili. Questo fatto, a sua volta, può indirettamente determinare

una diminuzione ulteriore del colesterolo, poiché l’organismo userà

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ancora più colesterolo endogeno (non dietetico) per produrre la quota

di acidi biliari andata perduta.

I risultati della maggior parte degli esperimenti indicano che le fibre

mucillaginose come la pectina, sono migliori nel diminuire i livelli

sierici di colesterolo rispetto a fibre come quelle che si ritrovano nella

crusca di frumento.

Le pectine, come è possibile attendersi, interferiscono nel tratto

intestinale sull’assorbimento di molti nutrienti, inclusi gli zuccheri,

questo fa sì che si ottenga una più lenta salita dei livelli di glicemia

importante per controllare il senso di fame.

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che aggiungendo pectina e

gomma guar ai pasti, si riducevano significativamente i livelli di

glucosio e insulina nei non diabetici così come nei pazienti diabetici

non insulino dipendenti.

In uno studio ulteriore, è stato messo in evidenza che i pazienti

diabetici, quando sottoposti ad una dieta ricca di pectina, continuata

nel tempo, avevano un abbassamento della glicemia. Questi pazienti

richiedevano molta meno insulina.

Controindicazioni: Non sono note particolari controindicazioni per

l’uso delle pectine. Sono stati segnalati solo remoti casi di

ipersensibilità a queste sostanze.

Tossicità: Le pectine sono considerate sicure (stato di GRAS, cioè

Generally recognized as Safe) quando utilizzate per via orale anche in

associazione con il caolino (al 10% viene utilizzato come

antidiarroico). Non ci sono controindicazioni nell’uso anche nel

periodo della gestazione e della lattazione sempre che ne vengano

consumati quantitativi pari a quelli che possono ritrovarsi negli

alimenti.

Posologia: Per gli integratori dietetici a base di fibre solubili il

Ministero della Sanità raccomanda un apporto minimo di 4g/die (per

il glucomannano 3g/die) suddivisi in due somministrazioni prima dei

pasti principali

Interazione con i farmaci: l’uso concomitante della pectina con il

Beta- carotene può ridurre significativamente l’assorbimento del

beta-carotene. Potrebbero rallentare l’assorbimento e quindi la

biodisponibilità anche di alcuni farmaci somministrati per via orale.

74

Chitosano

Il chitosano scoperto nel 1859 dal Prof. C. Rouget, è un derivato della

chitina, sostanza isolata da alcuni funghi nel 1811. Nel 1820 fu

isolata anche dagli insetti. La chitina è costituita da una catena

estremamente lunga di unità N-acetil-D-glucosaminiche ed è la fibra

naturale più abbondante insieme alla cellulosa alla quale somiglia per

molti aspetti. La fonte maggiore di chitina sono tuttavia i gusci di

alcuni crostacei marini (gamberetti ecc…) e lo zooplancton.

Chimicamente è un biopolimero di tipo polisaccaridico, non digeribile,

che presenta in molecola gruppi aminici carichi positivamente

(quelli delle unità glucosaminiche).

Fig.16 Struttura chimica del chitosano

La presenza di tali gruppi è fondamentale per il meccanismo d’azione

del chitosano, infatti permettono la formazione di legame chimico con

i gruppi carichi negativamente delle molecole degli acidi grassi. C’è

la possibilità inoltre di formare legami idrofobici con grassi neutri

come i trigliceridi, il colesterolo ed altri steroli dietetici.

A differenza di tutti i polisaccaridi, il chitosano a pH acido si

solubilizza, poichè i gruppi amminici si protonano creando un eccesso

di cariche positive nella molecola. Questo si verifica nello stomaco e

risulta poi importante per l’attività del chitosano.

Ricerche sulle possibilità di impiego del chitosano prosperarono negli

anni ’30 e ’40, ma l’avvento delle fibre sintetiche e dei farmaci di

sintesi, abbassarono l’interesse verso i prodotti di origine naturale.

Il campo di utilizzo del chitosano è molto vasto, alcuni degli usi più

comuni, sia nell’Industria che nel settore Nutrizionale e Salutistico,

sono qui di seguito elencati; 75

Usi industriali

• Purificazione delle acque reflue,

• Stabilizzazione dei grassi nelle preparazioni ad uso alimentare,

• Resina a scambio ionico,

• Additivo per shampoo e cosmetici,

• Eccipiente per compresse,

• Protettore antibatterico per semi,

• Stabilizzante degli aromi,

• Stabilizzante per frutta e vegetali deperibili,

• Adsorbente per la rimozione di metalli pesanti,

• Immobilizzante batterico.

Usi Salutistici e Nutrizionali

• Adsorbe e lega i grassi ingeriti con l’alimentazione,

• Riduce LDL e Colesterolo,

• Aumenta i livelli di HDL.

• Agisce come antiacido,

• Facilita la perdita di peso,

• Riduce i livelli di Acido Urico,

Secondo studi recenti l’uso appropriato di questa sostanza potrebbe

davvero incidere in maniera significativa nella dieta.

Il chitosano è una delle sostanze definite “tagliagrassi”. La sua

azione, infatti, dovrebbe essere proprio quella di catturare i grassi

della dieta, ostacolando il loro assorbimento nel tratto

gastrointestinale.

Il chitosano non viene digerito, ne assorbito. I grassi che si legano al

chitosano diventano anch’essi non assorbibili (lasciano il tratto

intestinale senza mai entrare nel circolo sanguigno) quindi il loro

76

apporto calorico scende a zero. L’assunzione regolare prima dei

pasti permette il controllo delle calorie, potenziando gli effetti di

regimi dietetici o favorendo il mantenimento del peso in soggetti

normopeso.

Il chitosano è quindi in grado di diminuire lo stress metabolico

indotto dal grasso in eccesso: infatti come è ben noto l’apporto

calorico in eccesso viene trasformato dall’organismo in grassi.

Questi poi sono immagazzinati nel tessuto adiposo, che essendo un

tessuto di accumulo, presenta un metabolismo molto basso che

rende difficile ogni loro smaltimento.

Esiste poi un secondo meccanismo attraverso il quale il chitosano

“mangia” i grassi. Infatti oltre a legare i grassi per interazione di tipo

elettrostatico, forma una sorta di rete, resistente all’azione degli

enzimi digestivi, che intrappola maggiormente i grassi al suo

interno non permettendo il loro assorbimento.

Questo può spiegare perché il chitosano ha mostrato buone

proprietà ipocolesterolemizzanti, infatti ha dimostrato di essere

attivo anche nel promuovere la riduzione del colesterolo come

conseguenza anche dell’effetto sequestrante degli acidi biliari.

Questo attiva un meccanismo a cascata a livello epatico, dove gli

acidi biliari sono sintetizzati a partire dal colesterolo endogeno.

Il chitosano è in grado di assorbire i grassi in quantità pari a 4-6

volte il suo peso che può salire anche a 8 volte quando è assunto

assieme a sostanze in grado di aumentare l’acidità come ad esempio

l’acido ascorbico, in questo modo viene favorito il rigonfiamento.

Anche in questo caso è consigliata l’assunzione di molti liquidi

durante la giornata.

I risultati delle ricerche in vitro sull’attività del chitosano come

sequestrante dei lipidi alimentari sono state confermate anche in

studi clinici. Tra le fibre alimentari il chitosano ha dimostrato di

possedere uno dei valori più alti di grassi assorbiti per quantità

assunta, pur rimanendo di bassissima tossicità per l’organismo.

Tra i tanti studi clinici che convalidano i molti effetti benefici del

chitosano nelle terapie del sovrappeso, riportiamo qui di seguito i

risultati dello studio condotto all’Università di Pavia, presso la

Cattedra di Chirurgia gastroenterica (Tab. 8). La sperimentazione

77

clinica prevedeva un controllo in doppio cieco su un campione

randomizzato di soggetti trattati con una dieta ipocalorica più 4

compresse al giorno di chitosano o di placebo per 4 settimane.

Tab. 8 Dati dell’esperimento condotto dall’Università di Pavia

Gruppo trattato con chitosano Gruppo controllo

Riduzione Riduzione Riduzione Riduzione Riduzione Riduzione Riduzione Riduzione

ponderale sovrappeso pressione tasso ponderale sovrappeso pressione tasso

(Kg) (%) arteriosa Colesterolo (Kg) (%) arteriosa Colesterolo

(mmHg) tot. (%) (mmHg) tot. (%)

7,19 10,4 12 25,3 3,36 3,8 3 11,1

Un’altra ricerca molto interessante è quella apparsa su “ the

American Journal of Chemical Nutrition”, secondo la quale, il

chitosano ha sui mammiferi lo stesso effetto della colestiramina,

un farmaco antilipemico in grado di abbassare il livello serico del

colesterolo, essendo però privo dei suoi effetti collaterali nocivi.

Tossicità: Il chitosano è risultato essere un prodotto molto sicuro.

La LD supera i 16g giornalieri per Kg di peso corporeo nei felini. La

50

dose massima per l’uomo , ottenuta per derivazione da quella per

l’animale è di 1,33g/die/ per Kg di peso corporeo. Per un uomo di

70 Kg la dose tossica risulta essere quindi di 90 g al giorno.

Effetti collaterali: Questa fibra si espande a formare un gel

nell’ambiente acido dello stomaco. I problemi che possono

presentarsi in seguito all’ingestione di forti dosi di chitosano, sono

dovuti alla disidratazione dei tessuti gastrici e all’occlusione del

tratto gastrico come conseguenza dell’espansione della fibra.

Potrebbe inoltre accadere che persone particolarmente sensibili, a

causa dei cambiamenti nelle abitudini alimentari presentino

costipazione o diarrea.

Posologia: Il modo migliore di assumere il chitosano è mezz’ora

prima dei pasti principali con abbondante acqua. La dose

giornaliera dovrebbe aggirarsi attorno ai 4-6 g.

78

Controindicazioni: L’uso del chitosano è sconsigliato a chiunque

presenti delle forme di allergie nei confronti dei crostacei, alle donne

incinte o in allattamento. Bisogna sempre chiedere il parere del

medico in caso si stia seguendo una particolare terapia, perché il

chitosano potrebbe alterare la biodisponibilità dei medicinali.

Siccome il chitosano può legare anche gli acidi grassi essenziali e

alcuni minerali è auspicabile che questi vengano reintegrati insieme

anche alle vitamine liposolubili. 79

2. FIBRE INSOLUBILI

La composizione delle fibre alimentari insolubili (crusca) è molto

variabile, esse non hanno tutte lo stesso valore biologico ed è molto

difficile stabilire una relazione precisa tra la composizione delle fibre

e le proprietà biologiche che sono loro attribuite. Gli effetti

fisiologici possibili dipendono in gran parte dalla natura delle fibre,

dalla loro granulometria, dalla loro porosità, e dalla loro solubilità.

Il comportamento in acqua delle fibre insolubili (le fibre dei cereali)

è diverso da quello visto per le fibre solubili, infatti quest’ultime

formano dei gel o delle soluzioni molto viscose, mentre le fibre

insolubili rigonfiano assorbendo acqua anche in quantità

abbastanza elevata. A livello intestinale allora hanno un’azione

soprattutto di tipo meccanico, favorendo il transito, aumentando il

volume e riducendo la consistenza delle feci. Risultano quindi

particolarmente utili nella cura della stipsi, della diverticolite e della

patologia emorroidaria.

Possono esser messi in evidenza tre gruppi di effetti fisiologici per le

fibre alimentari insolubili: l’azione sul transito intestinale, una

probabile azione di prevenzione sull’incidenza del cancro colon-

rettale e l’azione metabolica. A livello intestinale le fibre svolgono un

doppio effetto, cioè sono in grado di accrescere il volume delle feci

coadiuvate in questo anche dall’azione della flora batterica. L’altro

effetto è quello sul transito intestinale che viene normalizzato,

accorciamento per transiti troppo lenti e allungamento per quelli

troppo rapidi. Per quel che riguarda l’azione sul metabolismo

diciamo che la maggior parte degli studi effettuati prendono in

considerazione essenzialmente quelle che sono le interazioni delle

fibre con i sali minerali, il colesterolo e la glicemia. L’assorbimento

dei sali minerali, soprattutto se in forma cationica viene diminuito

dalle fibre, per cui anche se le fibre stesse possono essere ricche di

sali minerali per la verità poco assimilabili, una dieta ricca di fibre

potrebbe portare a carenze di minerali. Il tasso di colesterolo nel

sangue può essere diminuito da un consumo giornaliero di fibre.

Studi epidemiologici eseguiti anche sull’uomo hanno messo in

evidenza che l’apporto regolare di fibre esercita un effetto positivo

nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Abbiamo già visto

che l’azione delle fibre solubili è quella di influenzare negativamente

il trasporto e il metabolismo del colesterolo, nello stesso modo in cui

80

agiscono le resine sintetiche basiche come la colestiramina,

inibendo il ciclo entero-epatico degli acidi biliari e aumentando la

loro eliminazione fecale. Le fibre insolubili (crusca) possono in

qualche modo inibire la lipasi pancreatica, oltre ad inibire la sintesi

epatica del colesterolo a partire dagli acidi grassi a corta catena.

Studi epidemiologici effettuati nell’uomo hanno messo in evidenza

che nelle popolazioni dei paesi in via di sviluppo dove è alto il

consumo quotidiano di cereali si è fortemente abbassata l’incidenza

di diabete. Molti meccanismi sono stati proposti per spiegare

l’azione delle fibre sull’assorbimento dei glucidi: accelerazione del

transito, alterazione dei movimenti di convezione tra acqua e

glucosio nell’intestino, diminuzione dell’assorbimento da parte della

mucosa intestinale, diminuzione dell’accessibilità per l’α-amilasi al

suo substrato, variazione sull’attività di fattori regolatori dell’attività

secretoria e della motilità. I prodotti a base di fibre vengono

utilizzati nelle diete dimagranti, visto che l’apporto calorico delle

fibre è praticamente nullo, ma sono in grado di diluire i nutrienti

ingeriti e permettono di ottenere più velocemente il senso di sazietà.

L’apporto quotidiano di fibre insolubili dovrebbe essere di 20-25g e

deve essere accompagnato dal consumo di molta acqua.

81

3.STIMOLANTI TIROIDEI-ALGHE MARINE

Alghe brune

(Fucus vesiculosus L, Ascophyllum nodosum,

Laminaria digitata)

Le alghe brune sono frequenti in

prossimità delle coste rocciose

dell’Oceano Atlantico e del Pacifico e

sono presenti presso le coste del

Mare del Nord e Mar Baltico

occidentale. La droga costituita dal

tallo, viene importata dalla Francia,

dall’Irlanda o dagli USA. α- β-carotene,

Le alghe brune contengono clorofille e e la

colorazione bruna è dovuta alla presenza di xantofilla e fucoxantina.

Tutte contengono inoltre ficocolloidi, dei polisaccaridi complessi che

formano colloidi quando sono dispersi in acqua, la cui quantità e

composizione varia con l’origine geografica, lo stadio riproduttivo

delle alghe e anche con la stagione e la presenza e il tipo di

inquinanti dell’ambiente.

Il maggior costituente delle pareti cellulari è l’acido alginico una

complessa miscela di quantità variabili di acido galluronico e

mannuronico.

L’interesse farmacologico per queste alghe è legato al loro contenuto

di iodio, tanto nella forma inorganica quanto legato a proteine, ed

anche come componente di aminoacidi iodurati.

La F.U. (X ed) fissa, per una droga di buona qualità, un contenuto

totale di iodio nel Fucus non inferiore allo 0,05 %, quello legato alle

proteine non deve essere meno dello 0,02 %.

Lo iodio è un costituente dei sali disciolti nell’acqua del mare.

Alcune alghe marine, del gruppo delle alghe brune e delle alghe

82

rosse, si caratterizzano per la spiccata capacità di assorbire

selettivamente iodio dall’acqua marina, raggiungendo

concentrazioni anche 20000 volte maggiori di quelle dell’acqua.

Il primo ad impiegare il Fucus nella terapia dell’obesità sembra sia

stato Duchesne-Duparc che ottenne apprezzabili diminuzioni

ponderali dopo cure protratte per diversi mesi, senza ridurre la

dieta e senza provocare alcuna azione secondaria. Arrivarono a

risultati comparabili anche altri autori tra i quali Conroy, Potier,

Frank-Frisby, Kisch che utilizzò la droga come integratore in un

particolare regime dietetico (Benigni, Capra, Cattorini).

In passato il Fucus veniva utilizzato anche nella terapia

dell’ipotiroidismo; oggi questa pratica è obsoleta a causa della

variabilità del contenuto di iodio e del diverso assorbimento dello

iodio legato rispetto a quello libero.

Attualmente il Fucus o Alga Bruna viene utilizzato come “rimedio

dimagrante”, in quanto si ritiene che l’aumentato apporto di iodio

produca un incremento nella produzione di ormoni tiroidei, e di

conseguenza, un aumento del metabolismo basale.

Alcuni studiosi, soprattutto della scuola tedesca non condividono la

manipolazione della funzionalità della tiroide per i possibili effetti

collaterali che questa potrebbe comportare.

Il meccanismo d’azione delle iodotironine a livelli subcellulari non è

ancora ben noto: dati sperimentali dimostrano che T3 e T4

accelerano il trasporto degli elettroni nella catena respiratoria,

collegandosi all’ultimo gradino della catena, quello ove è maggiore la

differenza di potenziale, e regolano in tal modo la velocità del flusso

degli elettroni.

La carenza di ormoni tiroidei, soprattutto T3 e T4, comporta un

abbassamento del metabolismo basale. Il loro eccesso, al contrario,

accelera il metabolismo con conseguente calo ponderale.

Controindicazioni: ipertiroidismo, ipertensione, infarto,

gravidanza, allattamento.

Effetti collaterali: Gli effetti collaterali possono essere suddivisi in

extra- e intra-tiroidei. Gli effetti extra tiroidei si riferiscono a

reazioni allergiche, in soggetti sensibilizzati, con edema, febbre ed

83

eosinofilia. Gli effetti intra-tiroidei sono invece più seri ed includono

palpitazioni, agitazione, insonnia, reazioni idiosincrasiche allo iodio,

tireotossicosi.

Interazioni con farmaci: Ci possono essere problemi di

tireotossicosi indotta da iodio se si somministrano

contemporaneamente preparati contenenti alghe marine e farmaci

contenenti iodio come l’amiodarone e il benziodarone. Questi

farmaci sono stati usati nel trattamento dell’angina pectoris, oggi

l’amiodarone viene usato nel trattamento della tachicardia associata

alla sindrome di Wolf-Parkinson-White, mentre il benziodarone è

talvolta utilizzato come uricosurico. Il loro contenuto in iodio è

rispettivamente del 37.2 % e del 46 % in peso e la dose giornaliera

rientra nel range 0,2-1,2 g/die.

Sofisticazioni: Il Fucus vesiculosus e l’Ascophyllum nodosum,

quest’ultimo autorizzato dal DAB8 e dalla F.U., possono essere

sofisticati con Fucus serratus, che però ha il tallo dal margine

dentato.

Preparati fitoterapici: il Fucus può essere utilizzato come estratto

acquoso (decotto dal sapore non buono), in T.M., in polvere o in

estratto secco. La tintura madre come ogni altra preparazione a

base alcolica è però povera di iodio (lo iodio è poco solubile in

alcool), quindi può non essere efficace.

Qui di seguito sono riportati alcuni valori che si riferiscono al

contenuto come iodio totale nei vari preparati di Fucus. La

determinazione dello iodio è stata effettuata con il metodo descritto

dalla F.U.

FUCUS estratto secco: da 0,10 % a 0,20 %

FUCUS polvere : 0,08 %

FUCUS T.M. : da 0,003 % a 0,006 %

Si ricorda che la RDA dello iodio è di 0,15 mg e che un preparato

alimentare o dietetico può contenere dal 30 % al 150 % dell’RDA.

L’Alga Laminaria contiene valori di iodio un po’ più bassi del Fucus.

Con il nome generico di Kelp vengono commercializzate alghe del

genere Laminaria e anche Fucus. Le alghe del genere Laminaria

sono molto usate nella cucina giapponese.

84

4. DROGHE VEGETALI CONTENENTI SOSTANZE

STIMOLANTI LA TERMOGENESI

(Piante a caffeina, efedrina, sinefrina)

Il nostro organismo consuma le calorie introdotte con il cibo non

solo per svolgere attività fisica, ma anche per espletare tutte le

funzioni metaboliche vitali (metabolismo basale), come la digestione,

la respirazione ed il mantenimento della temperatura corporea.

Il particolare processo metabolico attraverso cui viene prodotto

dall’organismo calore e quindi energia, viene denominato

termogenesi, e si svolge soprattutto a livello del tessuto muscolare

e anche di quello adiposo. L’entità della termogenesi è variabile da

individuo ad individuo, ed è legata anche a fattori ereditari.

Sovrappeso ed obesità sono causati da accumulo di grasso, dovuto

all’impossibilità dell’organismo di bruciare tutte le calorie,

introdotte con l’alimentazione, spesso in eccesso rispetto al

fabbisogno giornaliero e non accompagnata da sufficiente attività

fisica. Non sempre una dieta appropriata e l’esercizio fisico

(fondamentali nelle strategie della perdita di peso) riescono a

risolvere questo problema.

Piante a caffeina

(Caffè Coffea arabica; Tè Camellia sinensis; Matè Ilex

paraguariensis; Cola Cola vera; Guaranà Paullinia cupana)

Il caffè, il tè, il guaranà, il matè, la cola

(tutte droghe a caffeina), se assunte

regolarmente, possono incrementare i

processi di termogenesi, aumentando

così la spesa energetica totale, e

favorire il calo ponderale. Fig. 17 Caffeina

85

Gli incrementi potrebbero essere anche consistenti, infatti una

singola dose di appena 100 mg di caffeina, pari a una tazzina di

caffè, in 2 ore e mezzo può aumentare del 3-4% il tasso di

metabolismo a riposo sia in soggetti normali che in soggetti “post-

obesi”, cioè con trascorsi problemi di peso, la cui termogenesi è

ridotta. Gli obesi – è stato dimostrato - hanno una diminuita

capacità termogenica. L’esperimento con 100 mg di caffeina ha

documentato che nelle 12 ore successive la spesa energetica

aumentava da 17,2 Kcal/Kg a 19,2 nei soggetti normali, da 14,5 a

15,7 nei post – obesi (8-11%)(N V ).

ICO ALERIO

Come agisce la caffeina sulla termogenesi? La caffeina interviene a

due livelli: come antagonista dell’adenosina bloccando l’effetto

inibitorio di questo mediatore chimico sull’ulteriore rilascio di

noradrenalina, inoltre inibendo le fosfodiesterasi impedisce la

degradazione del cAMP nei tessuti termogenici. In questo modo

viene aumentata e mantenuta più a lungo la quantità di

noradrenalina liberata in seguito a stimolazione adrenergica.

Dato che la lipolisi è principalmente controllata dal sistema cAMP

(adenosin-monofosfato ciclico), le fosfodiesterasi possono giocare un

ruolo importante nel controllo della mobilitazione lipidica dal

tessuto adiposo, regolando la degradazione del cAMP (Fig. 18).

Come già detto la caffeina è un’antagonista dell’adenosina.

L’adenosina può modulare diverse risposte fisiologiche inclusa la

lipolisi nelle cellule adipose. Attenzione, però, agli eccessi. Dosi

superiori a 300 mg al giorno di caffeina non avrebbero un effetto

termogenico supplementare e potrebbero essere dannose.(N ICO

V )

ALERIO

Esistono molti studi sugli effetti collaterali di un esagerato consumo

di caffeina: tachicardia, aumento della pressione sanguigna,

insonnia, irrequietezza, ansietà, stimolazione eccessiva della

secrezione gastrica, attacchi di panico.

86

Fig. 18 Stimolazione della lipolisi da parte delle piante a caffeina.

F

OSFODIESTERASI

Caffeina e teofillina agiscono qui bloccando le Fosfodiesterasi e quindi

favorendo la mobilitazione degli acidi grassi dal tessuto adiposo.

5’ AMP AMPc T

RIGLICERIDI

degradazione

T

RIGLICERIDI

LIPASI ACIDI GRASSI ASSIMILIBILI

87

Piante ad efedrina

(Ephedra spp)

Con il nome cinese di MA HUANG s’intendono i rami simili alla

ginestra dell’Ephedra sinica Staph., Ephedra intermedia ed altre

specie. La droga è rappresentata dai giovani rami disseccati, meno

comunemente si utilizzano la radice o la pianta intera. Il principale

costituente dell’Ephedra è l’efedrina, un alcaloide isolato circa 100

anni fa.

In Europa a differenza di quanto avviene in Cina ed in India, non

viene utilizzata direttamente la droga, ma il principio attivo che è

l’efedrina levogira. Il suo uso classico è nell’asma allergica, nelle

bronchiti croniche, nelle tossi convulse, nella ipotensione arteriosa

e nell’enuresi.

Negli anni 80-90 aumenta la popolarità dell’Ephedra, essendo

utilizzata come ingrediente principale di integratori dietetici

erboristici negli Stati Uniti. Veniva impiegato come integratore

dietetico per la perdita di peso, come stimolante del sistema nervoso

centrale e per migliorare le prestazioni degli atleti.

L’efedrina esercita il suo effetto

indirettamente sul sistema

nervoso simpatico, liberando le

catecolamine (adrenalina e

noradrenalina) dai granuli di

deposito delle terminazioni

simpatiche. L’efedrina è dunque

un simpaticomimetico indiretto. È (-)efedrina (+)-pseudoefedrina

però anche in grado di stimolare

α

direttamente sia i recettori che

β

quelli adrenergici, e gli usi

clinici sfruttano entrambi i tipi di

azione. Il mantenimento di elevati

livelli di amine simpatiche D-amfetamina

produce lo stimolo ad aumentare Fig.19

e prolungare la termogenesi

indotta dalla noradrenalina. 88

La FDA ripetutamente ha segnalato reazioni avverse collegate

all’uso di integratori erboristici a base di efedra o contenenti gli

alcaloidi della pianta. Come consequenza di ciò vennero imposte

delle limitazioni nell’uso dell’efedra negli integratori, oltre che alla

quantità di alcaloidi per dose e per die, in alcuni stati venne limitato

anche l’accesso ai prodotti contenenti efedrina. (Blumenthal et

al.1995).

Nel 1994 l’American Herbal Products Association stabilì una

dicitura da mettere nell’etichetta di tutti i prodotti a base di efedra

che recita “Chiedete il parere di un medico prima dell’uso se siete in

gravidanza o in allattamento, oppure se siete ipertesi, se avete

malattie al cuore o alla tiroide, se siete diabetici, avete malattie alla

prostata, o se state assumendo farmaci i-MAO o altri farmaci.

Riducete o sospendete l’uso se siete nervosi, avete tremori, accusate

insonnia, perdita di appetito, o nausea. L’uso non è consigliato per

persone di età inferiore ai 18 anni. Tenere lontano dalla portata dei

bambini”.

Rispetto all’amfetamina, l’efedrina è meno dotata di attività

neurostimolante, (perché meno liposolubile) ma la durata d’azione è

più lunga.

In considerazione degli effetti indotti sugli atleti l’uso dell’efedrina è

stato bandito dal Comitato Olimpico Internazionale e questa

sostanza è stata inscritta sull’elenco delle sostanze doppanti come

riportato in tab.9.

Tab.9 Amine simpaticomimetiche bandite dal Comitato

[68])

Olimpico Internazionale (mod. da Wadler

Clorprenalina

Efedrina

Etafedrina

Isoetarina

Isoprenalina

Metossifenamina

Metilefedrina

89

Fenilpropanolamina e composti simili

Tossicità: L’azione farmacologica dell’efedrina è dose dipendente e

ad alti dosaggi, la sua azione tossica differisce poco da quella

dell’amfetamina (Tab.10). Anche per l’efedrina è stato dimostrato

infatti un drastico incremento della pressione sanguigna, aritmie

cardiache e lo svilupparsi di dipendenza.

Tab. 10 Effetti collaterali dell’Efedrina

Leggeri Gravi

Nervosismo Agitazione psicomotoria

Irritabilità Stato confusionale

Insonnia Delirio paranoide

Anoressia Eccitazione maniacale

Cefalea Allucinazione

Tachicardia Emorragia cerebrale

Modesta ipertensione Sindrome ischemica cerebrale

Ipertensione grave

Aritmie ventricolari

Rabdomiolisi

Controindicazioni: L’uso dell’Ephedra è controindicato nel periodo

della gestazione perchè l'Ephedra può stimolare la contrazione

uterina. L’uso durante la lattazione è da evitare visto che non ci

sono dati disponibili a riguardo.

Interazioni con i farmaci: l’uso dell’efedra in associazione con la

caffeina è stato proposto nel trattamento del sovrappeso, poichè si

può indurre un aumento della termogenesi, ma ci sono alcuni dati

che riferiscono di un aumento dei rischi di effetti collaterali come

ipertensione, infarto del miocardio ecc. È sconsigliato allora l’uso

dell’Ephedra con la caffeina o altri stimolanti. L’Ephedra è inoltre in

grado di aumentare i livelli di glucosio nel sangue e di interferire

con i farmaci per il diabete.

L’uso dell’Ephedra in concomitanza con farmaci i-MAO è

controindicato perché può essere aumentato il rischio di crisi

ipertensive. 90

Piante a sinefrina

Arancio amaro (Citrus aurantium L. var. amara Link.)

Famiglia : Rutaceae;

Sinonimi : C.bigaradia Risso, C. amara

Link., C. vulgaris Riss.;

nomi comuni: arancio amaro, melangolo;

nomi stranieri: ingl.- Bitter orange,

franc. – Orange amère,

ted. – Bittere-orangen,

cinese – Zhi-Shi.

Albero sempreverde, l’arancio amaro, può raggiungere i 10 metri di

altezza. Presenta delle lunghe spine poco acuminate e fiori bianchi

molto profumati. Il frutto, una bacca detta esperidio, ha la scorza e

la polpa di sapore particolarmente amaro ed acido.

Nativo della Cina meridionale e dell’India nord-orientale, cresce

spontaneamente nelle zone con clima subtropicale, ma è

ampiamente coltivato in Cina, negli Stati Uniti e nell’Europa

meridionale.

Le parti utilizzate di questa pianta sono: il frutto, i fiori, le foglie ed i

rametti. Dall’epicarpo, la parte più superficiale della scorza, rugoso

e di colore giallo arancio, si ottiene, per premitura, l’olio essenziale

di arancio amaro, di cui i maggiori produttori sono i paesi del

Mediterraneo meridionale, in particolare Spagna ed Italia.

“L’olio di Neroli” o olio di fiori d’arancio, molto utilizzato in

profumeria, viene invece ricavato per distillazione dai fiori freschi.

Dalle foglie, sempre per distillazione, si estrae “l’olio di Petitgrain”,

ampiamente usato per profumare saponi e cosmetici in genere.

91

Le proprietà curative dell’arancio amaro, chiamato “Zhi Shi”, sono

note da secoli alla medicina cinese, che utilizza il frutto immaturo

ed essiccato per stimolare la circolazione sanguigna, in caso di

indigestione, nei fenomeni congestizi dell’apparato respiratorio e per

migliorare la funzionalità epatica e gastrointestinale; senza

incorrere in effetti collaterali.

Recentemente, alcuni ricercatori americani, hanno scoperto che il

frutto immaturo di arancio amaro, in corrispondenza di precisi

stadi di maturazione, risulta in particolar modo ricco di una miscela

di amine simpaticomimetiche, di cui sono state identificate le cinque

più importanti: la sinefrina ( in particolare l’isomero L), la N-

metiltiramina, la ordenina, l’octopamina e la tiramina (Fig. 20).

Sinefrina Tiramina

N-metiltiramina

Ordenina Octapamina

Fig.20 Amine simpaticomimetiche isolate da Citrus aurantium amara

Queste sostanze, tra le quali la sinefrina è quella più attiva e

presente in quantità maggiore, possiedono la capacità di stimolare

92

il sistema nervoso simpatico, attivando specificamente i recettori

situati sulle cellule di alcuni organi.

In particolare, il pool di queste ammine è risultato avere una

β

speciale selettività di azione per i recettori adrenergici -3, situati nel

tessuto adiposo, la cui eccitazione determina come effetto la

stimolazione della termogenesi.

Questa proprietà ha fatto dei frutti immaturi ed essiccati di Citrus

aurantium (e dei loro estratti) un innovativo ingrediente naturale

per il controllo del peso corporeo.

Elemento fondamentale nella conservazione e dispersione termica

corporea è la quota ed il tipo di tessuto adiposo presente

nell’organismo. Nel nostro organismo sono presenti due tipi di

grasso: quello bruno e quello bianco.

Il grasso bruno, presente essenzialmente nel bambino, diminuisce

drasticamente nell’adulto, ed è un tessuto metabolicamente molto

attivo, dove grassi e loro derivati sono rapidamente bruciati e

trasformati in calore, per cui non si accumulano. Fattori genetici

determinano la sua percentuale nei diversi individui, e

conseguentemente l’entità del metabolismo di base.

Il grasso bianco, tipico delle persone adulte, immagazzina invece

calorie in eccesso, provocando l’aumento del peso corporeo. La

stimolazione della termogenesi del grasso bianco, che è spinto a

comportarsi come grasso bruno, rappresenta un efficace sistema

per diminuire e tenere sotto controllo il peso corporeo.

L’utilizzo di un estratto di frutto immaturo di Citrus aurantium

contenente nel fitocomplesso ammine adrenergiche, in grado di

stimolare la termogenesi e la lipolisi, rappresenta un sistema

diverso per dimagrire, che sfrutta la possibilità di elevare il livello di

consumo energetico, piuttosto che tagliare drasticamente l’apporto

energetico, come avviene in molte diete classiche.

Le ammine, in particolar modo la sinefrina che è la più attiva,

β-3,

agiscono selettivamente sui recettori situati in prevalenza nel

tessuto adiposo, senza stimolare gli altri tipi di recettori adrenergici

α2, β1 β2)

(α1 e e localizzati nell’apparato cardiovascolare e

respiratorio. 93

Questo effetto mirato, assieme alla incapacità di queste ammine di

attraversare la barriera emato-encefalica, permette di escludere

effetti collaterali a carico del sistema cerdiovascolare e del sistema

nervoso centrale. β-3

La stimolazione dei recettori favorisce la lipolisi, cioè l’utilizzo

dei grassi di riserva, e il simultaneo aumento del metabolismo

basale, attraverso il meccanismo della termogenesi, con

conseguente incremento di dispendio calorico.

L’assunzione di preparati a base di Citrus aurantium aumenta la

disponibilità di acidi grassi da utilizzare come fonte energetica, e

permette di diminuire di peso preservando le masse magre

muscolari, che si riducono ogni qualvolta l’organismo viene

sottoposto a diete ipocaloriche (Fig. 20).

Addirittura l’utilizzo di Citrus aurantium, associato ad una dieta

ricca di proteine e povera di carboidrati, oltre a diminuire il grasso

superfluo può favorire la costruzione di nuova massa muscolare,

migliorando ulteriormente la struttura fisica, e determinando un

maggior consumo energetico da parte delle masse muscolari più

sviluppate.

Anche la resistenza fisica viene migliorata grazie ad una maggiore

disponibilità di energia per lo svolgimento di tutte le attività (Fig.

21). 94

DIETE DIMAGRANTI

TRADIZIONALI

(RIDUZIONE DRASTICA DELL’INTRODUZIONE DI CALORIE)

DIMINUZIONE DELLA DIMINUZIONE DELLA

MASSA MUSCOLARE

MASSA GRASSA MAGRA

DIMINUZIONE DELLE DIMINUZIONE DI ENERGIA

CALORIE A CONSUMATA PER IL

DISPOSIZIONE LAVORO MUSCOLARE

DIMINUZIONE DEL PERDITA SOLO TEMPORANEA

CONSUMO CALORICO DI PESO

BASALE

(MECCANISMO FISIOLOGICO DI

COMPENSAZIONE)

Fig.21 Effetti fisiologici della dieta come drastica riduzione delle calorie

introdotte. 95

CITRUS AURANTIUM

CONSERVAZIONE DELLE MASSE

AUMENTO DELLA STIMOLAZIONE DELLA

MAGRE MUSCOLARI ED

LIPOLISI TERMOGENESI

INCENTIVO AL LORO SVILUPPO

AUMENTO A DELL’ENERGIA AUMENTO DEL CONSUMO

DIMINUZIONE DELLA DISPOSIZIONE PER IL LAVORO CALORICO BASALE

MASSA GRASSA MUSCOLARE

AUMENTO DEL CONSUMO

CALORICO PER IL LAVORO

MUSCOLARE

PERDITA DI PESO

Fig. 22 Effetti del Citrus nella perdita di peso.

96

Tossicità: Gli studi di tossicità acuta e sub-acuta effettuati

sull’estratto di frutti immaturi di arancio amaro, indicano la

sicurezza del suo utilizzo in ambito alimentare e dietetico, e lo

inseriscono tra quegli alimenti naturalmente ricchi di ammine

simpaticomimetiche, come i formaggi fermentati, il pesce affumicato

e alcune bevande alcoliche, ricchi in tiramina, o il succo di arancia,

contenente sinefrina. La DL valutata per somministrazione orale

50

su ratti è stata stimata superiore a 10g/Kg.

Controindicazioni: l’assunzione dell’estratto di Citrus aurantium è

da sconsigliare in gravidanza e negli individui ipertesi.

Effetti collaterali: Non si conoscono effetti collaterali degni di nota.

Alle dosi consigliate tutte gli studi effettuati dimostrano che i frutti

di arancio amaro non presentano alcuna tossicità.

Interazione con farmaci: Non deve essere associato all’uso di

farmaci IMAO, potendo essere causa di crisi ipertensive.

Posologia: La dose giornaliera consigliata per preparati a base di

Citrus aurantium deve essere tale da non superare i 30 mg di

sinefrina. 97

5. DROGHE VEGETALI CHE INNALZANO I

LIVELLI DI SEROTONINA INDUCENDO IL SENSO

DI SAZIETÀ

(Griffonia simplicifolia, Mucuna pruriens)

La serotonina o 5-HT (5idrossi-

triptamina) è un neurotrasmettitore

centrale. Una importante funzione

della serotonina è quella di segnalare

al cervello quando il corpo ha

mangiato a sufficienza, è parte Serotonina Triptofano

integrante del “meccanismo di sazietà”.

Viene sintetizzata nell’organismo a

partire dall’aminoacido triptofano per

idrossilazione (formazione del 5-

idrossitriptofano) e successiva 5-Idrossitriptofano

decarbossilazione. Fig.22

La ricerca ha dimostrato che gli amminoacidi possono essere

utilizzati in molti modi diversi per controllare l’appetito e per

selezionare gli alimenti. Ad esempio per diminuire il desiderio di cibi

dolci è possibile assumere la glutammina, già nota come mezzo per

frenare il consumo di alcool.

Il triptofano è un aminoacido essenziale necessario alla sintesi

dell’acido nicotinico (Vit.B3) da parte dell’organismo oltre che

precusore del neurotrasmettitore serotonina. Molti studi hanno

evidenziato che il triptofano è in grado di influenzare la scelta dei

cibi diminuendo il desiderio di consumare cibi dolci e favorendo

invece il consumo di alimenti proteici, quindi è utile per il

dimagrimento. L’assorbimento del triptofano a livello cerebrale è

favorito dalla presenza di vit. B6 e vit. C.

Alcuni ricercatori hanno potuto rilevare che quando si alimentano

animali, ma anche uomini, con diete povere dell’aminoacido

triptofano, il loro appetito aumenta in maniera significativa. Il

triptofano è presente nei cibi proteici come carne, uova, noci, e

anche nel latte. Il metabolismo del triptofano e la sua conversione

in serotonina richiede nutrienti quali vitamina B6, vitamina PP e

glutatione. 98

Una dieta povera di triptofano porta a bassi livelli di serotonina nel

cervello. In questa condizione il cervello emette i segnali tipici del

digiuno, cioè attiva i centri regolatori dell’appetito in modo da

spingere all’assunzione di cibo, soprattutto di carboidrati. Tutto

questo per due motivi. Innanzitutto una dieta ricca di carboidrati è

una rapida risorsa di energia per il corpo. Inoltre una dieta con alti

livelli di carboidrati e basso contenuto proteico, aumenta la

quantità di triptofano che raggiunge il cervello attraverso la barriera

emato-encefalica. Più triptofano arriva al cervello più serotonina

verrà prodotta, i segnali ai centri regolatori dell’appetito saranno più

forti, quindi verrà bloccata la richiesta di cibo, almeno

temporaneamente.

Quindi bassi livelli di serotonina portano al forte desiderio di

carboidrati, l’elevato apporto di carboidrati porta all’obesità. Questi

“cravings” sono anche i sintomi chiave della bulimia.

Il triptofano ha lo stesso effetto di un pasto a base di carboidrati,

poiché favorisce la liberazione del neurotrasmettitore serotonina nel

cervello, e questo spiegherebbe il minor desiderio di alimenti a base

di carboidrati che segue la sua somministrazione. Il continuo

desiderio di spuntini ricchi di carboidrati, spesso associati ad un

forte desiderio di cibo tipico di persone con problema di peso

eccessivo, può derivare da un’anomalia nel processo di produzione

della serotonina a livello cerebrale, che può essere controllata dal

triptofano.

L’insulina endogena prodotta dopo un pasto ricco di carboidrati ha

la proprietà di aumentare il tenore di triptofano ematico, che poi

passa nel cervello. Nei pasti ricchi di proteine, al contrario,

l’abbondanza degli altri aminoacidi (tirosina, fenilalanina, ecc…) che

vengono trasportati nel cervello dallo stesso sistema di trasporto del

triptofano, si rivela competitiva ai danni di quest’ultimo aminoacido

(Fig.24-25). Per questa ragione quindi anche mangiando cibi ricchi

di triptofano oppure integrando la dieta con preparati a base di L-

triptofano, potremmo non procurare al cervello la quantità

necessaria a produrre più serotonina.

L C

ETTO DEL APILLARE

Tyr Val

Cys Trp

Gly Met Ala Leu

99

Glu Ser His Met

attraverso la Barriera Emato-Encefalica avviene con

Fig.24 Il trasporto degli aminoacidi

3

meccanismo competitivo. Dopo un pasto proteico, l’ingresso del triptofano nel cervello

viene ritardato dalla presenza degli altri aminoacidi che sfruttano le stesse molecole

trasportatrici.

L

ETTO DEL CAPILLARE Trp Trp Ala Trp

Ala Trp Trp Cys Trp

Cys Trp Trp Trp

B E E

ARRIERA MATO NCEFALICA Trp Trp Ala

Molecole trasportatrici

Trp Trp

Trp Trp Trp Ala

C Trp His

S ISTEMA EREBRALE

Fig.25 Dopo un pasto ricco di carboidrati l’insulina endogena è in grado di innalzare i

livelli ematici di triptofano che potrà entrare nel cervello in quantità maggiore ed

innalzare il livello di serotonina, visto che non risente della competizione con altri

aminoacidi.

Già nei primi anni ‘ 70, tramite esperimenti condotti su ratti obesi

venne messo in evidenza che questi avevano una diminuita attività

dell’enzima che converte il triptofano in 5-HTP e quindi in

3 Simboli per gli amminoacidi: Ala (Alanina) Asx ( Asparagina o ac. aspartico) Cys (Cisteina) Asp (Ac. aspartico)

Glu (Ac. glutamico) Phe (Fenilalanina) Gly (Glicina) His (Istidina) Ile ( Isoleucina) Lys (Lisina) Leu (Leucina)

Met (Metionina) Asn (Asparagina) Pro (Prolina) Gln (Glutamina) Arg (Arginina) Ser (Serina) Thr (Treonina) Val

(Valina) Trp (Triptofano) Tyr (Tirosina) Glx (Glutamina o ac. glutamico).

100

serotonina. I ricercatori riscontrarono che dando il 5-HTP a questi

ratti si otteneva un forte decremento nella quantità di cibo

consumato. Tuttavia nei casi in cui il corpo non è capace di

produrre abbastanza serotonina, l’obesità può evidenziarsi come

una delle conseguenze. Il 5-HTP aumenta la produzione di

serotonina che serve al cervello per bloccare il segnale della fame

così che durante la giornata viene introdotto un numero inferiore di

calorie.

L’utilizzo del 5-HTP può essere indicato anche per facilitare

l’avvicinamento alla dieta e ad un eventuale piano di esercizi fisici,

importante anch’esso per la perdita di peso, perché alti livelli di

serotonina migliorano l’umore e innalzano il livello energetico. Il 5-

HTP a differenza del triptofano può essere assunto ai pasti senza

diminuire la sua efficacia perché l’assorbimento del 5-HTP non

risente della competizione di altri aminoacidi (Fig.26). Infatti grazie

alla sua maggiore lipofilia non abbisogna di alcun trasportatore per

attraversare la barriera emato-encefalica e una volta entrato nel

cervello è subito disponibile alla conversione in serotonina.

L ETTO DEL CAPILLARE 5- 5-

HTP HTP

H IS

5- T 5- 5-

HTP RP HTP HTP

5- 5-

HTP HTP

S ER

5-

HTP

B E E

ARRIERA MATO NCEFALICA 5- T A C

HTP RP LA YS

5-

HTP

5- Molecole trasportatrici 5-

HTP HTP

5- 5-

HTP HTP

5- 5-

HTP HTP

T 5-

RP HTP

S C

ISTEMA EREBRALE

Fig.26 Il 5-HTP per attraversare la Barriera Emato Encefalica non risente della

competizione con gli aminoacidi, per la sua maggiore lipofilia rispetto al Triptofano

Il 5-HTP inoltre diversamente dal L-triptofano non viene

metabolizzato dal fegato e trasformato in kinurenina. Maggiore è la

101

dose di L-triptofano ingerita e maggiore sarà la quantità di

kinurenina prodotta dal fegato. Una volta che si è formata la

kinurenina non potrà più essere convertita in serotonina. Se si

considera la somministrazione orale di 5-HTP e del triptofano è

particolarmente importante mettere in evidenza che granparte del

5-HTP (circa il 70% della dose) raggiunge il circolo ematico e poi è

trasportato al cervello dove verrà trasformato in serotonina, l’ L-

triptofano invece disponibile per la conversione in serotonina è poco

(solamente il 3% della dose), perché in parte viene perduto per

metabolizzazione epatica e poi la parte rimanente più difficilmente

riesce ad attraversare la barriera emato-encefalica e a raggiungere il

cervello. È quindi più efficace somministrare il 5-HTP piuttosto

che l’L-triptofano.

Per quanto riguarda l’assunzione di 5-HTP si dovrebbe iniziare con

la dose minima raccomandata per indurre il senso di sazietà che è

di 100 mg tre volte al giorno. Se i risultati non sono soddisfacenti, si

dovrebbero aspettare quattro settimane e poi aumentare la dose a

200 mg per tre volte al giorno, dopo altre 4 settimane si potrebbe

eventualmente aumentare ancora fino a 300mg tre volte al giorno.

Non si deve comunque mai superare la dose limite di 900mg al

giorno. (Murray)

Il 5-HTP è stato isolato inizialmente dal legume Mucuna pruriens

come anche dal cotone e dalle banane (Rosenthal,1982). Viene

estratto principalmente dai semi della Griffonia simplicifolia, una

pianta officinale originaria del West Africa appartenente alla

famiglia delle Leguminosae, che ne contiene grandi quantità (6-

10%). Questa pianta è inoltre molto ricca dell’aminoacido triptofano

in tutti i tessuti tranne che nei semi maturi, che viene utilizzato

come precursore del 5-HTP.

Nei paesi di origine vengono utilizzate a scopo terapeutico altre parti

della pianta. Le foglie ad esempio sono indicate per il trattamento

della diarrea, come purgante, afrodisiaco, come disinfestante nei

pollai. I piccioli e i rametti sono indicati anche per il trattamento

delle ulcere molli. Le altre parti della pianta in Costa d’Avorio

vengono utilizzate anche come antisettico e per le ferite.

Posologia: Il dosaggio efficace nell’adulto è tra i 50-300 mg, tre

volte al giorno lontano dai pasti. 102

Indicazioni: Appetito eccessivo, compulsioni alimentari e obesità,

mal di testa, incluse le emicranie, insonnia, sindrome premestruale,

comportamento ossessivo e compulsivo, stress e depressione.

Effetti collaterali: Nausea che scompare dopo 1 o 2 settimane di

uso continuato o se il dosaggio è abbassato fino alla tolleranza.

103

6. DROGHE CHE INTERFERISCONO CON

SISTEMI ENZIMATICI

(Garcinia cambogia, fagiolo baccello, acido linoleico coniugato)

Garcinia

(Garcinia cambogia Clusiaceae)

La Garcinia cambogia è una pianta tipica delle regioni costiere

dell’India del sud. Il frutto di questa pianta veniva utilizzato come

spezia per conservare il pesce oltre che come antiparassitario

intestinale, nella cura di dissenterie, di malattie degenerative e nei

disturbi cardiaci. È stata proposta anche come pianta ad azione

dimagrante, anche se ultimamente è meno utilizzata.

Per l’azione dimagrante si utilizza la buccia dei frutti, nella forma di

(-)

estratto secco, che contiene dal 10 al 30% di acido idrossicitrico

(HCA), come riportato nello studio di Y.S. Lewis e S. Neelakantan,

normalmente stabilizzato mediante salificazione con calcio (Fig. 27).

Negli anni Settanta l’acido idrossicitrico è stato oggetto di numerosi

studi che hanno potuto evidenziare per la forma levogira una azione

inibitoria competitiva nei confronti dell’enzima citricoliasi, un

enzima individuato per la prima volta nel fegato dove svolge una

azione primaria nella regolazione del metabolismo dei grassi. La

citricoliasi è un’enzima citoplasmatico che ha come substrato

principale il glucosio e come funzione quella di catalizzare negli

epatociti la conversione del citrato in Acetil-CoA + Ac. Ossalacetico

(Fig.29).

L’acido idrossicitrico interferisce con la sintesi degli acidi grassi in

quanto è in grado di abbassare indirettamente la quantità di Acetil-

CoA (Fig.28) utilizzato come substrato per la biosintesi degli acidi

grassi e del colesterolo. L’inibizione dell’enzima citricoliasi può

anche portare ad una diminuzione del flusso di atomi di carbonio

durante la sintesi del colesterolo. In questo modo i recettori per le

104

LDL risultano più attivi, quindi più LDL si uniranno a loro,

diminuendo così la loro concentrazione nel circolo ematico.

Lattone dell’ Acido (-) idrossicitrico Lattone dell’Acido (+ )- allo- idrossicitrico

Acido della Garcinia cambogia Acido dell’Hibiscus sabdariffa

Fig.27 Martius nel suo studio sugli acidi idrossicitrici aveva messo in

evidenza l’importanza di questi acidi per il metabolismo di piante ed

animali, senza però avere la certezza che in natura ci potesse

effettivamente essere un riscontro a questa sua teoria. L’esame degli

acidi organici contenuti nei frutti di piante appartenenti al genere

della Garcinia hanno dimostrato la presenza dell’acido idrossicitrico

in molte di loro. Più in dettaglio il componente principale dei frutti

della Garcinia cambogia è stato identificato(Y.S. Lewis et all.1964)

come l’acido (-) idrossicitrico. L’identificazione è stata resa possibile

dal confronto con il lattone dell’acido (-) idrossicitrico sintetico. Anche

dai calici dei frutti dell’Hibiscus sabdariffa viene estratto un altro

acido idrossicitrico l’acido (+)-allo-idrossicitrico, questi due acidi però

hanno diverse proprietà chimico-fisiche (punto di fusione, potere

rotatorio specifico, ecc..) e anche l’azione a livello biologico è diversa,

infatti l’acido (-) idrossicitrico è risultato l’unico attivo per l’inibizione

dell’enzima Citricoliasi. 105

Per azione dell’acido idrossicitrico vengono sintetizzati meno acidi

grassi, quindi si formeranno meno grassi endogeni disponibili per

l’accumulo da parte dell’organismo (fegato e soprattutto nel tessuto

adiposo). Inoltre sarà disponibile una quantità maggiore di energia

a livello cellulare per una più rapida degradazione degli acidi grassi.

Quando l’acido idrossicitrico viene utilizzato come integratore

dietetico i carboidrati della dieta sembra che siano più facilmente

convertiti in glicogeno che verrà poi accumulato nei muscoli e nel

fegato. Sembra inoltre che in risposta all’azione del acido

idrossicitrico possa esserci un incremento della gluconeogenesi

(sintesi del glucosio da composti quali il lattato e gli aminoacidi). Il

risultato di questo incremento delle scorte di glicogeno e dello

stesso glucosio, può essere un coinvolgimento nel segnale di

sazietà, oltre che un aumento della resistenza e della forza fisica

senza alcun incremento di peso corporeo.

L’acido idrossicitrico non ha effetti a livello mitocondriale, quindi

non interferisce con la normale produzione di energia. Inibendo la

citricoliasi che avvia la sintesi lipidica a partire dal citrato, l’acido

idrossicitrico favorisce la combustione completa del glucosio nel

ciclo di Krebs con produzione di energia e conferisce senso di

sazietà. GLICOGENO

GLUCOSIO GLUCOSIO-6- P GLICERINA

AC.PIRUVICO ACIDI GRASSI

ACETIL-CoA

Fig.28 Biosintesi dell’Acetil- CoA precursore degli acidi grassi

106

ACIDI GRASSI

ACETIL – CoA ACETIL – CoA

+ +

CARNITINA AC. OSSALACETICO

I VIA II VIA

ACETILCARNITINA AC. CITRICO

ACETIL – C A ACETIL – C A

O O

+ + *

CARNITINA AC. OSSALACETICO

ACIDI GRASSI

* in questo punto si ha l’azione del (-) HCA

Fig.29 Meccanismi di attraversamento della membrana mitocondriale da parte

dell’Acetil-CoA considerando che la sintesi degli acidi grassi è essenzialmente citosolica

I meccanismi alla base della diminuzione della sensazione di fame

non sono ancora chiari sembra comunque che si verifichi una

deviazione/variazione del flusso metabolico, oltre all’influenza sul

tasso di produzione dell’acetilcolina, neurotrasmettitore che gioca

un ruolo importante sul controllo dell’appetito.

Le istituzioni mediche e nutrizionali sono comunque abbastanza

scettiche sul ruolo dell’acido idrossiacetico come soppressore

dell’appetito. In effetti la Garcinia non è stata ancora classificata tra

le erbe medicinali in nessun paese europeo e non ci sono

monografie ufficiali che abbiano valutato l’efficacia e la sicurezza di

estratti e formulazioni a base di Garcinia. Ci sono state conferme

solo per quel che riguarda le cavie in laboratorio. Studi clinici

effettuati nel 1998 dall’Associazione Medica americana e dal Centro

di Ricerca sull’Obesità del St. Luke’s Roosvelt Hospital, hanno

dimostrato l’inefficacia di tale sostanza nello stimolare la perdita di

peso. Gli studi clinici a disposizione inoltre si riferiscono nella

maggior parte dei casi all’assunzione di Garcinia in associazione

107

con Cromo o Carnitina sostanze anche queste efficaci nel

promuovere la perdita di peso. Diventa quindi abbastanza difficile

riuscire a determinare la reale efficacia dell’estratto di Garcinia.

Controindicazioni: In base agli studi tossicologici esistenti

l’estratto non presenterebbe alcuna tossicità alle dosi utilizzate (fino

a 2 g /die). Non è quindi nota alcuna controindicazione. Se ne

sconsiglia comunque l’uso per più di 12 settimane, poiché non ci

sono sufficienti dati a disposizione sull’uso a lungo termine della

Garcinia.

Effetti collaterali: Non sono noti.

Interazioni con farmaci: Non sono note.

Tossicità: Il valore della LD dell’acido idrossicitrico è maggiore di

50

2000 mg/kg con somministrazione intraperitoneale e maggiore di

4000 mg/kg con somministrazione orale.

Posologia: possiamo indicare 400mg in due dosi giornaliere

mezzora prima dei pasti principali. L’uso della Garcinia non

dovrebbe comunque prolungarsi oltre i 40-60 giorni poi deve essere

sostituita con altro integratore dimagrante.

La sostituzione si rende necessaria in considerazione del

meccanismo di inibizione enzimatica con cui l’acido idrossicitrico

agisce. L’organismo infatti dopo un determinato periodo di tempo è

in grado di rispondere all’inibizione enzimatica promuovendo un

vero e proprio salto enzimatico. Nel caso specifico se il trasferimento

del Acetil-CoA nel citosol tramite la via dei citrati è bloccato

dall’azione dell’acido idrossicitrico l’organismo è in grado ad

esempio di potenziare la via della Carnitina e compensare

comunque la perdita dovuta all’inibizione della via dei citrati. Inoltre

si potrebbe avere anche un aumento nella concentrazione

dell’enzima citricoliasi così che per ottenere il blocco saranno

necessarie dosi maggiori di acido idrossicitrico. Questi sono solo

alcuni dei meccanismi di adattamento che l’organismo può mettere

in atto in caso di blocco enzimatico.

108

Fagiolo baccello

(Phaseolus vulgaris Fabaceae)

La droga è il carpello (valve) privato dei

semi, volgarmente detto “buccia”, del

fagiolo essiccato. Il fagiolo baccello ha

un contenuto abbondante di fibre

(cellulosa 20%, pectina 5%),

aminoacidi (arginina, colina, leucina,

tirosina, lisina, triptofano), carboidrati

complessi, lectine, flavoni e sali

minerali soprattutto di silicio e cromo.

Il seme povero in grassi e sodio, non

contiene colesterolo, è quindi un

alimento adatto per i soggetti in Fig. 30 Formula di struttura

sovrappeso e di grande interesse per i della Phaseolamina

nutrizionisti.

Sono state attribuite al fagiolo baccello le proprietà terapeutiche

diuretica e di blando antidiabetico. L’azione diuretica sembra essere

dovuta all’acido guanidinaminovalerianico (ci sono dati piuttosto

vecchi a riguardo che non sono stati ancora confermati), contenuto

in grande quantità, quella antidiabetica è invece attribuibile alla

Phaseolamina una glicoproteina definita anche antienzima, poiché

è in grado di inibire in maniera non competitiva l’alfa-amilasi

pancreatica, un enzima che aiuta l’assorbimento del glucosio.

Quest’azione di blocco temporaneo enzimatico fa si che meno

glucosio sia assorbito e quindi vengano assorbite meno calorie.

Sfortunatamente l’azione antienzimatica è transitoria e non priva di

effetti collaterali.

Recentemente studi eseguiti su animali da esperimento hanno

dimostrato che aggiungendo alla dieta il Phaseolus vulgaris si ha

una riduzione dei livelli di colesterolo totale (35,6%) dell’animale

oltre che una diminuzione della frazione di LDL del 48%. Oltre a ciò

è stato dimostrato che alti dosaggi di Lectine contenute nel

Phaseolus vulgaris inducono una riduzione nell’aumento di peso

corporeo nei ratti obesi.

Nella regolazione dei livelli di glucosio nel sangue è invece coinvolto

il Cromo il cui contenuto nei carpelli di fagiolo è di circa 1 ppm.

109

Effetti collaterali: Non sono stati riscontrati effetti collaterali di

alcun tipo quando vengono assunti i baccelli maturi ed essiccati.

Possono invece verificarsi disturbi gastrointestinali quali nausea,

vomito, diarrea, gastralgia e ipertrofia pancreatica, quando si

ingeriscono grandi quantità di baccelli freschi, in considerazione

dell’elevato contenuto di lectine.

Controindicazioni: Nessuna nota

Interazioni con farmaci: Nessuna nota.

Preparazioni fitoterapiche e posologia:

decotto al 2%, 2-3 tazze al giorno prima dei pasti;

- polvere incapsulata: 400-800 mg a dose, 2 o 3 volte al giorno;

-

- estratto fluido1-3 g al giorno.

Acido linoleico coniugato

L’acido linoleico coniugato(CLA) è un Ac. Linoleico

acido grasso poliinsaturo naturale

che si trova in piccola quantità nei

cibi. Il corpo umano non è in grado

di produrlo. Viene efficientemente

assorbito ed integrato con la dieta.

Sono necessari solo bassi livelli di Ac. Linoleico coniugato

CLA per produrre benefici. Fig.31

Alcuni anni fa la scoperta dell’acido linoleico coniugato ebbe del

sensazionale nel mondo scientifico. Un acido grasso contenuto nella

carne rossa e nei formaggi presentava attività anticarcinogenica,

essendo in grado, anche a basse dosi, di inibire la crescita delle

cellule tumorali. L’acido linoleico coniugato è in grado di favorire

l’aumento della massa magra in rapporto a quella grassa, facendo

diminuire i depositi di grasso, specialmente quello addominale, e

incrementando la crescita muscolare. Sono state riportate prove a

supporto dell’attività dell’acido linoleico coniugato nel ridurre

110

l’aterosclerosi, inoltre può avere un effetto positivo sul diabete,

sull’aggregazione delle piastrine e sul sistema immunitario.

L’acido linoleico coniugato sembra agire in due modi: inibisce la

lipasi lipoproteica, enzima che ha la funzione di idrolizzare i

trigliceridi contenuti nei chilomicroni e nelle lipoproteine VLDL,

trasformandoli in monogliceridi rendendo i grassi assorbibili. Inoltre

aumenta l’attività di enzimi che liberano i trigliceridi dai depositi

con una conseguente induzione dell’organismo a usare, come fonte

di energia, i grassi immagazzinati. Sembra essere in grado di

aumentare l’attività dell’insulina così che gli acidi grassi ed il

glucosio possono attraversare meglio le membrane cellulari dei

muscoli ed essere trasportate via dal tessuto adiposo. Come

risultato si ottiene un aumento della massa magra in rapporto a

quella grassa.

Studi recenti hanno messo in evidenza che il contenuto di acido

linoleico coniugato nella carne rossa, nel burro e nei formaggi si è

progressivamente abbassato a causa anche della pratica di

alimentare meccanicamente gli animali. Le carni di bovini

alimentati tradizionalmente su pascolo hanno un contenuto anche

cinque volte superiore di acido linoleico coniugato.

Uno studio norvegese, il primo eseguito sull’uomo nel 1996, ha

dimostrato che l’aggiunta dell’acido linoleico coniugato alla dieta ha

consentito una perdita del 20% del grasso corporeo in tre mesi,

senza per altro modificare il tipo di dieta, nel gruppo controllo

invece si verificò un piccolo aumento nel peso corporeo nello stesso

periodo.

L’acido linoleico coniugato mostra di avere proprietà antiossidanti, e

di prevenire l’atonia muscolare (effetto anticatabolico). È diventato

quindi famoso tra i body- builders per l’abilità ad incrementare il

trasporto di glucosio, acidi grassi dal tessuto adiposo.

È interessante notare che anche se chimicamente questa molecola è

correlabile all’acido linoleico (Fig. 32), mostra effetti opposti. Per

esempio l’acido linoleico stimola la formazione dei depositi di grasso

(lipogenesi), mentre il CLA la inibisce; l’acido linoleico è un

promotore della crescita tumorale, il CLA è un inibitore; l’acido

linoleico rende il colesterolo più suscettibile all’ossidazione, il CLA

lo rende più stabile. 111

Uno dei problemi più grandi della dieta nei paesi occidentali è

rappresentato proprio da un eccessivo consumo di acido linoleico,

dovuto all’uso di margarina, olio di semi ecc… Allo stesso tempo, il

consumo di acidi grassi quali gli omega-3 (dal pesce, dal lino, ecc..)

e CLA è andato diminuendo.

Mancano ancora dati di studi clinici sull’uomo che confermino

questi importanti effetti riscontrati soprattutto tramite studi

effettuati nei ratti.

L’acido linoleico coniugato viene ricavato soprattuto dai semi di

girasole.

Tossicità: In uno studio condotto dal Nutrition Department of Kraft

Foods, su ratti maschi alimentati con una dieta contenente 1,5% di

CLA, quantità 50 volte più elevata del quantitativo massimo

assunto dall’uomo, non sono stati evidenziati effetti tossici di alcun

tipo anche dopo 36 settimane di trattamento. Questo studio ha

evidenziato che l’uso del CLA come integratore è sicuro anche a dosi

elevate. Non ci sono studi di lungo periodo eseguiti nell’uomo che

possano confermare la sicurezza nell’uso di CLA come integratore.

Interazioni con farmaci: Non si conoscono interazioni con farmaci.

Controindicazioni: Viene sconsigliato l’uso dell’acido linoleico

coniugato come integratore in gravidanza e durante il periodo

dell’allattamento visto che non ci sono dati sufficienti di sicurezza.

Posologia: Per il trattamento del sovrappeso, la dose consigliata è

di 3-3,6 g die ai pasti. 112

7. PIANTE CHE STIMOLANO IL DRENAGGIO E LA

DEPURAZIONE DELLE TOSSINE

Tarassaco (Taraxacum officinale); Cardo Mariano

(Silybum marianum L.); Marrubio (Marrubium vulgare

L.); Fumaria (Fumaria officinalis); Orthosiphon

(Orthosiphon stamineus)

Certamente è molto importante per l’organismo il processo di

smaltimento delle tossine e delle scorie del catabolismo. Lo stato di

benessere e di salute di una persona dipende in maniera rilevante

dalla capacità dell’organismo di disintossicarsi e di eliminare le

tossine. Favorire la depurazione e il drenaggio risulta chiaramente

molto importante anche nelle terapie per il dimagrimento per cui le

piante medicinali che stimolano la funzionalità epatica e renale,

cioè la funzionalità dei principali organi emuntori, rientrano nella

formulazione di preparati ad azione dimagrante.

Le sostanze tossiche possono trovarsi ovunque: nell’aria che

respiriamo, nei cibi e nell’acqua. Anche i batteri presenti nel corpo

umano producono tossine. Poiché sia le tossine introdotte nel

nostro organismo, che quelle prodotte dallo stesso, nel corso dei

processi catabolici, possono provocare gravi disturbi, si può dire

che lo stato di salute ed il benessere di un individuo sono in buona

parte determinati dalla sua capacità di disintossicarsi.

Fegato e reni svolgono un ruolo importantissimo in questo continuo

processo di disintossicazione, e possono essere aiutati nella loro

funzione da un drenaggio a base di piante medicinali appropriate,

accompagnato da una corretta alimentazione, dall’eliminazione di

alcool e tabacco e da una regolare e moderata attività fisica.

Il drenaggio è un risanamento dell’organismo che si attua a livello di

quegli organi deputati al catabolismo ed alla escrezione, nei casi in

cui si verifichi un sovraccarico di tossine da eliminare (eccessi

alimentari, consumo di farmaci, stress, squilibri metabolici ecc…).

Il drenaggio può agire in vari modi a livello di una particolare

funzione di un organo:

- correggendola e sostenendola, 113

- regolandola e mantenendola,

- rinforzandola.

Il drenaggio renale sostiene e rinforza le funzioni depurative dei

reni, attraverso l’aumento della diuresi e dell’eliminazione delle

scorie derivanti dai processi metabolici. Piante utili per tale fine

sono: tarassaco, orthosiphon, gramigna e finocchio.

Il drenaggio del fegato e della cistifellea, che partecipano alle

funzioni anaboliche e cataboliche dell’organismo, consiste nel

sostenere e rafforzare quelle cataboliche disintossicanti facilitando

quindi l’eliminazione delle tossine. Nel fegato, per intervento del

citocromo P450, con la sua attività ossidante, vengono solubilizzate

le scorie, che saranno così eliminate più agevolmente per via renale

o biliare. Le piante con tropismo epatico dovranno perciò favorire le

numerose funzioni di questa grossa ghiandola, oltre ad esercitare

un’azione regolatrice sulla composizione della bile e sulla secrezione

dalla cistifellea. Le piante utili a questo proposito sono: fumaria,

tarassaco, carciofo, marrubio, cardo mariano.

Tarassaco

(Taraxacum officinale)

Pianta originaria di tutto l’emisfero

settentrionale, largamente diffusa nei

prati ed ai margini dei sentieri, ha un

robusto fittone, foglie basali roncinate,

capolini costituiti da fiori lingulati, ed

in tutte le sue parti è presente un

lattice.

La droga è costituita dalla radice,

talvolta accompagnata dalle parti

aeree, di sapore amarognolo e odore

tenue e caratteristico, proviene da

piante spontanee e da coltivazioni.

La pianta contiene: sostanze amare, fitosteroli, lattoni

sesquiterpenici, caroteni, xantofille, flavonoidi, diverse vitamine del

gruppo B, vitamine A e C e un’elevata quantità di potassio (4,5%

nelle parti aeree). 114

Definito dalla medicina popolare “depurativo del sangue” viene

utilizzato come lassativo delicato, nella cura delle dermatopatie

(eczema, orticaria) nel trattamento delle epatocolecistopatie, della

gotta e dei dolori reumatici. Nei paesi neolatini è molto diffusa

l’usanza di consumarne le foglie fresche per insalate depurative

primaverili.

Il tarassaco stimola l’escrezione renale e la secrezione epatica, per

questo è utile il suo utilizzo come coleretico, amaro eupeptico,

coadiuvante nel trattamento delle epatopatie, colecistopatie e

disturbi digestivi, soprattutto nelle difficoltà di digestione dei grassi.

Preparati a base di tarassaco stimolano infatti il flusso biliare ed

aiutano il corretto funzionamento di fegato e cistifellea, abbassando

tassi ematici di lipidi troppo elevati.

La notevole stimolazione della diuresi, lo rende utile anche nel

trattamento della ritenzione idrica e della cellulite.

Dopo una cura a base di tarassaco le persone hanno la sensazione

di sentirsi più “leggere”; scompaiono i disturbi alla parte superiore

destra dell’addome ed il gonfiore alle gambe. Questo dimostra la

capacità della pianta di eliminare svariate sintomatologie legate alla

sfera epatica, con un conseguente netto miglioramento della attività

di fegato e reni.

Inoltre in esperimenti di laboratorio su topi e ratti, è stato messo in

evidenza che, dopo somministrazioni ripetute giornaliere di estratto

di tarassaco, accanto all’effetto diuretico si aveva una riduzione di

peso corporeo del 30%, non accompagnata da effetti tossici.

Effetti collaterali: Non sono noti casi di effetti collaterali per gli usi

terapeutici. Possono comunque presentarsi casi di dermatiti da

contatto soprattutto con il lattice fresco.

Controindicazioni: La Commissione E tedesca sconsiglia l’utilizzo

del tarassaco a persone con piccoli calcoli alla colecisti e occlusione

alle vie biliari. Dovrebbe inoltre essere assunto con precauzione

anche da chi ha problemi di ulcera peptica, visto che provoca un

aumento della secrezione dei succhi gastrici.

Interazione coi farmaci: Non sono note.

115

Sofisticazioni: Sono molto rare, comunque a volte sono state fatte

aggiunte di varie specie di Leontodon, le radici possono essere

sostituite con quelle della cicoria comune (Cicorium intybus L.).

Posologia: La Commissione E del Ministero della Sanità tedesco

raccomanda per il tarassaco 3-4g di radice tre volte al giorno.

Cardo Mariano

(Silybum marianum L .Compositae)

Pianta indigena della regione

Mediterranea, dell’Europa sud-

occidentale, coltivato per secoli e

naturalizzato in gran parte

dell’Europa, Nord e Sud America,

infestante in Australia; si ritrova

comunemente nei campi abbandonati,

vecchi pascoli e ai bordi delle strade.

La droga è costituita dai frutti maturi,

privati del pappo, talvolta

impropriamente chiamati “semi”.

La silimarina è il primo componente della droga ad essere stato

isolato (Fig. 32). È una miscela di derivati flavononici ed agisce da

antagonista nei confronti di numerosi agenti epatotossici (v. le

tossine dell’amanita falloide, lantanidi, tetracloruro di cabonio,

galattosamina, nonché il virus epatotossico FV , tipico degli animali

3

a sangue freddo).

Il meccanismo d’azione della silimarina è doppio, cioè da una parte

modificando la struttura della membrana cellulare esterna degli

epatociti impedisce l’ingresso degli agenti epatotossici; dall’altra

stimola l’attività della polimerasi A dei nucleoli, con conseguente

aumento della sintesi proteica a livello ribosomiale. Questo conduce

alla rigenerazione del fegato e alla produzione di nuovi epatociti.

Altri costituenti sono l’apigenina, il silibonolo, per il 20-30% olio

costituito principalmente da acido linoleico, oleico e palmitico,

anche tocoferolo, steroli, colesterolo, sono presenti inoltre circa il

25-30%di proteine e piccole quantità di mucillagine.

116

Indicazioni: La droga viene utilizzata per disturbi dispeptici. Le

preparazioni sono indicate per danni epatici di origine tossica;

come coadiuvante nel trattamento di epatopatie infiammatorie

croniche e della cirrosi epatica. La somministrazione sotto forma di

tisane viene consigliata come coadiuvante nel trattamento di

disturbi funzionali della colecisti. Uno dei primi studi pubblicati

mette in evidenza la capacità del cardo mariano di stimolare il

flusso biliare.

Effetti collaterali: In rari casi per i preparati è stata riscontrata

una blanda azione lassativa.

Controindicazioni: Non è indicato nei portatori di piccoli calcoli

alla cistifellea.

Interazioni con altri farmaci: Non ci sono casi conosciuti.

Sofisticazioni: Praticamente assenti.

Dose: Per il trattamento di lievi disturbi digestivi, 3-5g di frutti di

cardo mariano si prendono come tisana 3 o 4 volte al giorno

mezzora prima dei pasti. Per l’estratto totale standardizzato 3-6

capsule prima dei pasti principali.

Silibina Silicristina

Marrubio

Silidianina

(Marrubium vulgare L. Labiatae)

Fig. 33 Silimarina : Miscela di derivati flavanonici, qui sono riportati i

principali.

componenti 117

Pianta perenne di origine

mediterranea, il Marrubio si è diffuso

nell’Europa centrale e settentrionale.

La droga è costituita dalle parti aeree

della pianta, quella commerciale è

fornita prevalentemente dall’Europa

sud-orientale e da coltivazioni. I

componenti principali ritrovati nella

droga sono le sostanze amare

diterpaniche di cui la marrubina è il

rappresentante principale.

Sono inoltre presenti i composti stachidrina e acido caffeico, nonché

modeste quantità di olio essenziale e tannini tipici delle Labiatae.

Nella medicina popolare i decotti di Marrubio sono stati utilizzati

nella cura della bronchite, ma con l’avvertenza di “non

somministrarlo alle giovinette perché le fa dimagrire”!!! (Maini).

Viene citato da numerosi autori degli anni 30-50 in formule

dimagranti.

Indicazioni: Inappetenza, anoressia, dispepsie, bronchiti, asma

bronchiale, epatocolecistopatie, obesità, cellulite, aritmie cardiache

(tachicardia, extrasistoli)

Effetti collaterali: Nessuno noto.

Controindicazioni: La Commissione E tedesca non ne raccomanda

l’uso in gravidanza, nessuna restrizione invece è descritta per il

periodo della lattazione.

Interazioni con i farmaci: Nessuna nota.

Sofisticazioni: Solo raramente sono state evidenziate sofisticazioni,

effettuate con altre specie di Marrubio come il M. incanum D .

ESR

Posologia: Salvo diversa indicazione la dose giornaliera è di 4,5 g di

droga, o quantità equivalenti di altre preparazioni galeniche per uso

interno. 118

Fumaria

(Fumaria officinalis Papaveraceae)

Pianta erbacea originaria dell’Europa e dell’Asia, alta 20-30 cm di

colore verde-grigio con piccoli fiori di colre rosa. Cresce nei campi

incolti, sui ruderi e sulle vecchie mura, ma la si può ritrovare

prevalentemente sui vigneti.

La droga è costituita dalle parti aeree fiorite. I componenti principali

della pianta sono: circa l’1% di alcaloidi benzilisochinolinici quali

protopina (fumarina), fumarilina, fumaritina, sanguinarina,

sinactina; flavonoidi tra i quali la rutina, l’isoquercitrina e canferolo;

acidi organici soprattutto l’acido fumarico.

La medicina popolare attribuisce alla fumaria proprietà diuretiche,

leggermente lassative ed effetti positivi sulle affezioni cutanee.

L’azione positiva sulla pelle sarebbe da attribuire oltre che alle sue

proprietà depurative, all’attività dell’acido fumarico.

La fumaria è un ottimo colagogo e la protropina oltre che a

stimolare il flusso biliare riduce anche l’ipersecrezione biliare di

natura patologica (effetto anfocoleretico).

Effetti collaterali: In letteratura non vengono segnalati effetti

tossici o secondari.

Controindicazioni: La Commissione E del Ministero della Sanità di

Germania non segnala nessuna controindicazione o interazione con

farmaci.

Sofisticazioni: La Fumaria officinale può essere confusa con altre

specie quali la Fumaria vaillantii o F. schleicheri molto simili ad

essa.

Posologia: La Commissione E del Ministero della Sanità di

germania consiglia una dose media giornaliera di 6g di droga.

119

Orthosiphon

(Orthosiphon stamineus Labiateae)

Pianta perenne alta sino a 60-70 cm con fusto quadrangolare e fiori

di colore bianco violetto con 4 stami molto sporgenti simili ai baffi

del gatto, da cui deriva la denominazone indonesiana kumis-kuting

(barba di gatto).

Originario delle zone umide dell’Asia tropicale viene coltivato in

Indonesia da dove viene importato in tutto il mondo con il nome di

The di Giava.

La droga è costituita dalle foglie. I componenti principali della droga

sono: olio essenziale fino allo 0.06%, saponine quali sapofonina,

ortosifonide; flavoni lipofili quali sinensetina, eupatoina, salvigenina

ecc…; inoltre contiene circa il 3% di sali di potassio.

Viene impiegato prevalentemente come diuretico-depurativo da

utilizzare anche in presenza di infiammazioni croniche o recidivanti

delle vie urinarie. L’effetto diuretico non elimina solamente l’acqua

ma anche i cloruri e l’urea. Balasard classifica l’Orthosiphon tra le

piante che esplicano un’azione epato-renale. L’eliminazione dei

cloruri, dell’urea e in generale dei cataboliti verrebbe così favorita e i

valori della Azotemia, dell’Uricemia e della Colesterolemia se elevati

rispetto alla norma, vengono abbassati.

Effetti collaterali: In letteratura non vengono segnalati effetti

tossici o secondari.

Controindicazioni: La Commissione E del Ministero della Sanità di

Germania non segnala nessuna controindicazione o interazione con

farmaci.

Sofisticazioni: Le possibili sofisticazioni possono essere fatte con

altre specie di Orthosiphon, ma possono essere facilmente

riconosciute mediante TLC.

Posologia: La Commissione E del Ministero della sanità di

Germania consiglia una dose media giornaliera di 6-12 g di droga.

120

8. CROMO PICOLINATO

Il cromo è un oligoelemento indispensabile per il mantenimento di

un corretto funzionamento del nostro organismo, anche se fino agli

anni 50 era annoverato tra le sostanze tossiche per l’uomo.

In seguito agli studi eseguiti da Mertz e Schwartz è stato possibile

definire il ruolo fondamentale svolto dal cromo nel favorire la

funzione ipoglicemizzante dell’insulina. Si è potuto inoltre mettere

in evidenza che la carenza di cromo causa stanchezza e produzione

di grassi in eccesso, oltre ad essere una delle maggiori concause per

le malattie cardiache e per il diabete.

Nell’uomo il cromo è l’elemento più importante contenuto nel GTF

(Glucose Tollerance Factor. Fattore di Tolleranza del Glucosio), il

complesso del cromo trivalente che contiene anche l’acido nicotinico

e gli aminoacidi glicina, cistina e acido glutammico e che

rappresenta il deposito di cromo dell’organismo.

In presenza di un eccesso di zuccheri nel sangue, magari dopo i

pasti, viene rilasciato dal pancreas un quantitativo elevato di

insulina, il fegato a sua volta metterà in circolo il GTF che ha la

funzione di controllare la capacità di prelevare gli zuccheri dal

sangue per nutrire le cellule. Il GTF e quindi il cromo sono cofattori

essenziali per l’attività dell’insulina. Infatti l’azione dell’insulina è

inefficace senza il GTF che svolge la funzione di attivazione dei suoi

recettori sulla superficie delle cellule.

Sicuramente è noto ai più che la mancata azione dell’insulina

provoca l’insorgenza del diabete, ma non tutti sanno che anche una

leggera disfunzione insulinica può avere come risultato la drastica

riduzione dei livelli energetici a disposizione del metabolismo

cellulare, l’aumento di produzione di grassi e del livello di

colesterolo nel sangue.

L’insulina è come un “portiere” che controlla il passaggio di

nutrienti ed altri importanti composti attraverso le membrane di 70

trilioni di cellule nel nostro corpo. Se gli zuccheri presenti nel

sangue non possono entrare per essere bruciati e convertiti in

energia, sono trasformati in grassi e immagazzinati nel tessuto

adiposo; allo stesso tempo, se un’adeguata quantità di aminoacidi

121

non riesce a superare la membrana delle cellule, neanche i muscoli

riusciranno a strutturarsi adeguatamente; ed infine, se il colesterolo

prodotto dal fegato, per essere distribuito alle varie cellule, non

riesce ad attraversarne le membrane, rimane in circolo e col tempo

danneggia le arterie, forma delle placche, e le occlude.

Il cromo, in forma attiva, liberato in piccolissima quantità dai

depositi, aiuta l’insulina nel suo lavoro o meglio si lega ad essa,

formando un complesso cromo-insulina capace di attaccarsi ai

recettori sulle membrane cellulari, modificandone la permeabilità.

Un corretto utilizzo del glucosio, a scopo energetico, da parte

delle cellule, limita la lipogenesi e riduce il colesterolo totale a

beneficio dell’intero organismo.

Studi svolti negli Stati Uniti hanno messo in evidenza che la

maggior parte delle persone non assume quantitativi di cromo

sufficienti con la dieta, ricca di cibi raffinati e lavorati (i trattamenti

industriali eliminano circa l’80% del cromo dagli alimenti).

Se poi l’alimentazione è composta prevalentemente da frutta e

verdure, che contengono in genere una quantità di cromo molto

bassa, la sua assunzione da parte dell’organismo può diventare

estremamente insufficiente.

Altri fattori che contribuiscono all’abbassamento dei livelli di cromo

nel nostro organismo sono: l’invecchiamento, la gravidanza e

l’intesa attività fisica (la corsa per esempio).

Il cromo è contenuto in numerosi alimenti: cereali integrali, spezie

(pepe nero e timo), latticini, uova, funghi, carni di manzo e lievito di

birra, tuttavia si presenta sotto diverse forme di complessazione,

che ne rendono difficoltosa l’assimilazione, ridotta sino all’1% per la

forma inorganica.

Il cromo picolinato rappresenta la forma attiva

dell’oligoelemento, cioè quella biodisponibile, ed è costituito da

uno ione cromo trivalente chelato da tre molecole di acido

picolinico, un aminoacido naturale.

L’assorbimento del cromo in forma organica può raggiungere quote

del 20-25% contro lo 0,5-1% dei sali di cromo.

122

L’assunzione di cromo picolinato è raccomandata in particolar

modo nei programmi di perdita di peso, poiché è stato dimostrato,

per via sperimentale, che è in grado di produrre una diminuzione

graduale, continua e permanente di grasso corporeo. Tale riduzione

è accelerata se l’utilizzo di cromo viene associato ad una limitazione

nei grassi assunti con l’alimentazione ed un incremento di esercizio

fisico.

L’integrazione della dieta con cromo determina una efficace

regolazione della risposta insulinica, e quindi del metabolismo degli

zuccheri, riduce i livelli di glucosio ematico ottimizzandone l’utilizzo

da parte delle cellule come substrato, e stimola il metabolismo, con

effetto anabolizzante sui muscoli e le masse magre proteiche. Limita

inoltre la comparsa dello “stimolo della fame”, per azione sul centro

ipotalamico di regolazione della fame, protraendo il senso di sazietà

dopo il pasto.

Oltre a perdere definitivamente peso, i soggetti trattati con

integratori a base di cromo, vedono incrementarsi la propria massa

muscolare ed aumentare il metabolismo basale, con effetto tonico

sull’organismo e aumento del dispendio calorico.

Tossicità: Studi effettuati sia sull’uomo che sugli animali hanno

dimostrato che l’assunzione di cromo, nelle dosi raccomandate, è

del tutto sicura per la salute. Il livello di tossicità è stato stimato

essere di 10 mg per 1 Kg di peso corporeo, quindi 700 mg per un

individuo di 70 Kg, valore di molto superiore (da 3500 a 14000

µg

volte) ai 50-200 raccomandati come dose giornaliera (RDA).

Interazione con i farmaci: L’uso in concomitanza di integratori al

cromo e farmaci Beta-bloccanti, inclusi l’Atenololo o Propranololo,

aumenta in maniera modesta le concentrazioni sieriche del

colesterolo HDL. Teoricamente può essere aumentato il rischio di

ipoglicemia quando si somministri cromo assieme all’insulina. Il

cromo può invertire l’aumento di zuccheri nel sangue, indotto dai

corticoisteroidi, in pazienti con o senza preesistente diabete.

Posologia: I livelli di assunzione raccomandati per il cromo oscillano

µg

tra 50 e 200 al giorno. Essendo la percentuale di cromo circa il

10% nella molecola di cromo picolinato, è necessario assumere

µg

giornalmente dai 500 ai 2 mg di cromo picolinato, per avere dei

quantitativi di cromo pari a quelli dell’RDA.

123

Il fabbisogno di cromo non deve essere solo correlato alla massa

corporea, ma anche al consumo di zuccheri e all’attività fisica; molti

studi hanno dimostrato che chi consuma molte bibite, caramelle ed

alimenti calorici ha maggior bisogno di cromo, come del resto anche

le persone che praticano sport, rispetto a quelle che svolgono

attività sedentarie.

Il cromo è il più sicuro da assumere tra i minerali presenti in tracce

nel nostro organismo; in termini di provata sicurezza può essere

paragonato a sostanze quali la vitamina C e la E, tuttavia è

consigliabile per le persone affette da diabete tenere costantemente

sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue, dato che il cromo

coadiuva l’attività insulinica.

Può essere preso, senza controindicazioni, anche per periodi molto

lunghi, poiché deve essere considerato un nutriente essenziale per

la nostra salute, quasi mai assunto in modo adeguato con

l’alimentazione. 124

9. DROGHE VEGETALI DIURETICHE E

LASSATIVE

Piante diuretiche

Sono moltissime le piante ad azione diuretica, qui di seguito viene

riportato un elenco delle più comuni, classificandole in base alla

loro attività ( Tab. 11).

L’uso dei diuretici nella terapia del dimagrimento è giustificato

all’inizio della terapia, a dosi ben definite, per eliminare i liquidi

ristagnanti che impiegherebbero troppo tempo ad essere rimossi in

altro modo. Sono inoltre particolarmente indicati per le donne che

presentano sovrappeso associato a gonfiori alle gambe.

Per le piante diuretiche sono giustificati anche questi altri impieghi:

a) In associazione con gli antifecondativi e con altri trattamenti

ormonali, quando questi causano gravi ritenzioni di liquidi;

b) Nelle prime tre o quattro settimane di dieta per perdere quei

liquidi che ristagnano in grande quantità nei tessuti e nei

depositi di glicogeno epatico. La perdita in peso iniziale sarà

dovuta per il 50-70% proprio all’eliminazione di questi liquidi.

L’acqua perduta sarà poi legata nuovamente ai tessuti e al

glicogeno epatico, ma in quantità minore. La perdita nella

seconda settimana è del 40% e scende intorno al 10-15% quando

si inizia a mobilitare il vero grasso, cioè nel momento in cui le

entrate e le uscite si equilibrano, o meglio ancora quando le

uscite superano le entrate;

c) In vicinanza del ciclo mestruale, se si nota un aumento dai 2 ai 5

Kg si può usare in modo specifico un diuretico, visto che sarà

facile dimostrare che non si tratta di peso recuperato bensì di

liquido accumulato. L’effetto del diuretico allora si estenderà

anche ad un miglioramento dell’umore;

d) Nelle diete-urto per riprendere a calare, quando un leggero stato

di disidratazione favorisce i processi enzimatici della

catabolizzazione (combustione) dei grassi.

125

Bisogna tenere in considerazione però che tutte le erbe ad

azione diuretica possono esaurire le riserve di potassio.

Tabella 11 : Le piante diuretiche

1- Volumetriche

Erica (Calluna vulgaris) Equiseto(Equisetum arvense,E.Telmateja)

Saponaria (Saponaria officinalis)

2- Volumetriche e azoturiche

Bardana (Arctium majus) Cicoria (Cichorium intybus)

Tarassaco(Taraxacum officinalis) Olivo foglie (Olea europea)

3-Volumetriche e cloruriche

Ononide (Ononis spinosa)

4 – Volumetriche e natriuriche

Pungitopo (Ruscus aculeatus) Ciliegio peduncolo (Prunus cerasus)

Equiseto(Equisetum arvense) Gramigna (Triticum repens)

Parietaria (Parietaria officinalis)

5 –Volumetriche e uricosuriche

Cardo santo (Cnicus benedictus) Frassino (Fraxinus excelsior)

Pioppo (Populus nigra) Rosmarino (Rosmarinus officinalis)

Ortica (Urtica urens)

6- Volumetriche, azoturiche e uricosuriche

Carciofo (Cynara scolymus) Ribes nero (Ribes nigrum)

Lespedeza (Lespedeza capitata) Porro (Allium porrum)

Verga d’oro(Solidago virga- aurea)

7- Volumetriche, azoturiche e cloruriche

Enula (Inula helenium) Calcatreppola )

(Eryngium campestre

Finocchio(Foeniculum campestre) Cipolla (Allium cepa)

Pilosella

Orthosiphon (Orthosiphon stamineus) (Hieracium pilosella)

126

8 – Volumetrica, azoturica, clorurica e fosfaturica

Asparago (Asparagus officinalis)

9 – Volumetriche, azoturiche, uricosuriche e cloruriche

Betulla (Betula alba) Prezzemolo (Petroselium sativum)

Spirea (Filipendula ulmaria)

10–Volumetrica, azoturica, uricosurica, clorurica e natriurica

Mais (Zea mais) 127

Erbe lassative

Le erbe lassative non hanno nessun potere dimagrante, devono

essere utilizzate con oculatezza solo in caso di stipsi e anche in

questi casi per brevi periodi. In Tabella 12 sono riportate quelle di

uso più comune. Tabella 12

1-Lassativi antrachinonici

(Possono essere irritanti per l’intestino e secondo la dose drastici, sono

quindi da usare occasionalmente e per periodi brevi)

Aloe (Aloe vera) Cascara segrada (Rhamnus purshiana)

Frangola (Rhamnus frangula) Rabarbaro (Rheum officinalis)

Senna (Cassia senna L.) 2-Integratori di fibre

Agar Crusca

Psillio (Plantago psyllium L.) Sterculia (Sterculia urens)

Lino(Linum usitatissimum L.) Glucomannano (Amorphophallus Konjac)

Gomma arabica (Acacia senegal) Guar (Cyanopsis tetragonoloba )

Gomma adragante (Astragalus gummifer)

Durante i trattamenti dietetici purtroppo è pratica abbastanza

comune fare largo uso di lassativi drastici ed irritanti, con il solo

scopo di diminuire la quantità delle calorie, e soprattutto di grassi,

assorbite dopo ogni pasto. Insieme ai grassi però vengono eliminati

anche gran parte dei nutrienti essenziali, diventando questa pratica

molto pericolosa per l’insorgere di numerose carenze, oltre che per

le controindicazioni proprie delle sostanze lassative.

Gli integratori di fibre come già riportato nel paragrafo specifico

possono essere invece utilizzati efficacemente e con sicurezza nei

programmi di dimagrimento perché la loro azione a livello

intestinale non è drastica, comunque sono in grado di regolarizzare

la funzionalità intestinale e di influenzare l’assorbimento di alcuni

nutrienti. 128

10. PIANTE CALMANTI

In considerazione delle relazioni esistenti tra stati emotivi e

nutrizione, specialmente durante la prima infanzia, Borsetto ha

studiato l’influenza che può avere la somministrazione di sedativi

vegetali, quali la Passiflora, il Biancospino, la Valeriana, la

Camomilla ecc., su quelle anomalie di crescita che possono derivare

dagli stati di irrequietezza nervosa.

Le droghe vennero somministrate come estratti fluidi o come infuso

(per Camomilla) a dosi tali da non indurre in sonnolenza e la durata

del trattamento venne protratta per un periodo variante da una

settimana, nei casi di pronta risposta al prodotto impiegato, sino ad

oltre un mese negli altri casi.

L’A. osservò che l’azione dei sedativi sui bambini ipercinetici,

eretistici, inappetenti, può influenzare favorevolmente l’equilibrio

psico-fisico e l’incremento ponderale, che risultò notevole in tutti i

casi(Benigni-Capra-Cattorini).

Come sappiamo, la produzione di noradrenalina sotto stress è

notevolmente aumentata. La norarenalina inibisce la produzione di

CRH, il neurotrasmettitore centrale, il master trasmitter dello stress,

che, tra i suoi numerosi effetti, ha anche quello di indurre sazietà,

insomma di togliere l’appetito. La noradrenalina, quindi, bloccando

il CRH, toglie il regolatore della sazietà sollecitando così la fame (v.

schema).

Come nel caso dello stress anche le piante calmanti sono in grado

di produrre inibizione sulla produzione del CRH tramite però

l’attivazione del sistema GABA-ergico. Il risultato è sempre quello di

indurre la fame ansiosa. La pratica diffusa di consigliare

l’assunzione di piante calmanti a chi è obeso con la speranza di

calmare la fame ansiosa, potrebbe quindi non essere corretta

perché esiste la possibilità di ottenere il risultato opposto. Nella

terapia farmacologica dell’obesità in effetti, vengono utilizzati

farmaci anoressizzanti cioè farmaci ad azione stimolante centrale

oppure farmaci che stimolano la produzione di serotonina e che

quindi migliorano il tono dell’umore, ma hanno anche una azione di

stimolo(non di blocco) della produzione di CRH e quindi inducono

sazietà (schema 1). 129


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AUTORE

flaviael

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Farmacologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in farmacia (laurea a ciclo unico - 5 anni)
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Farmacologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Mearelli Fausto.

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