Che materia stai cercando?

Farmacologia generale e tossicologia veterinaria

Formulazioni farmaceutiche, vie di somministrazione/assunzione di farmaci e xenobiotici, farmacocinetica, farmacodinamica, fattori che modificano la risposta ai farmaci e alle sostanze tossiche. Riferimenti legislativi. Residui e limiti massimi residuali. Tossicità acuta e cronica. Fonti di intossicazione, tossicocinetica e tossicodinamica di alcuni inquinanti ambientali, micotossine, intossicazioni... Vedi di più

Esame di Argomenti di sanità animale docente Prof. R. Odore

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

27

Il legame con un agonista promuove un cambiamento conformazionale in grado di dissociare il legame

con le proteine inibitorie.

In seguito a ciò il complesso farmaco-recettore è in grado di agire a livello nucleare dove riconosce un sito

accettore costituito da specifiche sequenze di DNA (responsive elements) presenti sui promotori dei geni

sensibili all'ormone la cui trascrizione viene così regolata e procede all’induzione della sintesi di specifiche

proteine.

3. RECETTORI CANALE LIGANDO-DIPENDENTI

I recettori canale sono delle macromolecole proteiche complesse spesso costituite da più subunità (Es.: il

recettore nicotinico è costituito da 5 subunità) che attraversano la membrana citoplasmatica. Le varie

subunità sono riunite in modo da costituire un canale ionico idrofilico la cui apertura dipende

dall'instaurarsi del legame farmaco-recettore.

È possibile distinguere due gruppi: i recettori permeabili ai cationi e i recettori permeabili agli anioni.

Si trovano generalmente posizionati all’apice delle cellule stimolabili.

La PORZIONE EXTRACELLULARE contiene il sito di legame per il trasmettitore e i siti di regolazione

allosterica; la sua forma ad imbuto favorisce la concentrazione degli ioni nei pressi del poro.

Nella PORZIONE TRANSMEMBRANA i segmenti M2 di ciascuna subunità presentano aminoacidi carichi a

costituire tre anelli posti a tre diversi livelli all’interno del canale che conferiscono al canale la selettività

della carica ionica (positiva o negativa a seconda del recettore).

La PORZIONE INTRACELLULARE presenta i siti di fosforilazione che controllano la funzionalità del

recettore e siti per l’ancoraggio alla membrana. Schema del funzionamento

del recettore nicotinico

L'attivazione di questi recettori produce rapidi cambiamenti delle concentrazioni ioniche presenti in sede

intra- ed extracellulare e conseguente modificazione del potenziale elettrico transmembranario.

+

Permeabili ai cationi: con l’entrata di ioni Na ho una depolarizzazione e quindi un effetto di tipo

ECCITATIVO; ne è un esempio il recettore nicotinico.

-

Permeabili agli anioni: con l’entrata del Cl ho un’iperpolarizzazione e quindi un INIBIZIONE; ne sono un

esempio il recettore per il GABAA, il recettore per la glicina.

27 28

4. RECETTORI AD ATTIVITA’ CHINASICA

Appartengono a questa famiglia i recettori per molti fattori di crescita quali IGF (insulin growth factor),

NGF (nerve growth factor), EGF (epidermal growth factor), alcune citochine IL (interleuchine), TNF

(tumour necrosis factor).

Sono costituiti da un’unica catena polipeptidica che attraversa la membrana cellulare. Il sito di legame

con l'agonista è nella porzione extracellulare, mentre la porzione citoplasmatica è dotata di attività

enzimatica tirosin-chinasica in grado di fosforilare le proteine.

L'interazione del mediatore con il recettore porta ad una attivazione del recettore ed un’attivazione della

tirosin-chinasi. La conseguente autofosforilazione dei residui di tirosina porta all'associazione della

porzione citoplasmatica del recettore con altre proteine, alcune a carattere enzimatico, in grado di

indurre la cellula, attraverso complicati passaggi, a proliferare o a differenziarsi.

Hanno attività chinasica intrinseca perché una volta attivati sono in grado di fosforilare le proteine senza

ulteriori mediatori. RESIDUI E LIMITI MASSIMI RESIDUALI

Conoscere quelli che sono i residui che rimangono all’interno delle derrate e i limiti massimi residuali è

importante al fine di gestire i rischi a livello aziendale.

- Tipici esempi di rischi rilevati negli ultimi anni:

- Presenza di diossine nelle derrate alimentari destinate al consumo umano (soprattutto latte,

alimento destinato ai bambini→ grande scalpore).

- Aflatossine nei funghi.

- Omogeneizzati con residui di ormoni (soprattutto estrogeni) perché presenti nei muscoli degli

animali usati per la produzione dell’alimento→ si sono riscontrati casi di bambine che

manifestavano un ingrossamento del seno in età giovanile.

- Presenza di metalli pesanti nelle produzioni e nell’acqua di bevanda destinati sia agli animali che

agli uomini (caso a Roma in cui vennero trovare tracce di arsenico nell’acqua).

- Mercurio nei prodotti ittici.

- Presenza di piombo nei bovini.

- Uova con antiparassitari→ fipronil nelle uova.

I rischi alimentari possono essere di tipo MICROBIOLOGICO (batteri, parassiti) e di tipo CHIMICO (farmaci,

contaminanti ambientali). Il rischio alimentare di tipo microbiologico è più facilmente individuabile in

quanto è a più rapida insorgenza (parassitosi a parte).

Il rischio chimico è correlato alla presenza/assunzione di farmaci, sostanze chimiche inquinanti (es.

metalli, diossine) le cui intossicazione possono comparire anche mesi o anni dopo l’assunzione degli

alimenti contaminati. Proprio per questo motivo è molto più difficile rilevare le intossicazioni chimiche: se

viene assunto un alimento con quantità di farmaci/contaminanti, non si avranno manifestazioni acute

immediate. Alcune sostanze come le diossine sono in grado di indurre effetti mutageni e cancerogeni.

Qualche eccezione ovviamente esiste, per esempio le penicilline, somministrate anche solo a piccole dosi

negli alimenti, possono creare crisi immediate nei soggetti allergici. Una reazione allergica può essere

pericolosa anche in concentrazioni molto basse, di conseguenza è bene che venga indicata la presenza di

penicilline nell’alimento e che venga segnalato il fatto di essere un soggetto allergico.

residuo

Per si intende una quantità generalmente piccola di uno xenobiotico o di suoi metaboliti

presenti in organi o tessuti di animali edibili, o comunque riscontrabile nelle produzioni animali e nei

prodotti da esse derivanti, in grado di svolgere un’azione farmaco-tossicologica nei confronti dell’uomo.

Non è detto che sia sempre dannosa, potrebbe anche non avere effetti.

28 29

Quando ci riferiamo alle concentrazioni residuali non parliamo di concentrazioni elevate, bensì

relativamente basse. Per i farmaci e i contaminanti ambientali le concentrazioni residuali si esprimono in

termini di PPB (parte per milione= µg/Kg di derrata) (DOMANDA!)

Solo nel caso di certi contaminanti come, per esempio, i metalli pesanti che sono soggetti ad accumulo

nei vari organi/tessuti troviamo i PPM (mg/Kg concentrazioni molto elevate).

Per altri composti scendiamo addirittura ai nano grammi/Kg.

La classificazione dei residui può seguire criteri differenti:

1) RESIDUI PERVENUTI: residui la cui permanenza negli alimenti è dovuta alla contaminazione degli

animali per cause dirette o indirette. Solitamente sono conseguenza o di somministrazione di

farmaci illegali oppure di contaminazione dei mangimi. Pervengono all’animale con trattamenti o

contaminazioni.

2) RESIDUI AGGIUNTI: sostanze aggiunte alla derrata volontariamente, solitamente per migliorarne

le condizioni di qualità e conservabilità (additivi) es. solfiti che preservano il colore delle carni

già macellate, oppure antibiotici sui gamberi/gamberetti che riducono la carica batterica presente

e fanno sì che il crostaceo preservi più a lungo le sue caratteristiche.

3) RESIDUI NEOFARMATI: quelli spesso più pericolosi. Non si formano né per trattamento né per

aggiunta. Non esistono nella derrata ma si formano perché essa viene sottoposta a trattamenti

chimico-fisici, ad esempio il calore molto forte. Molte di queste forme hanno effetti cancerogeni e

mutageni→ cottura di substrati come pesce e carne crea la colorazione tipica della brace che porta

alla formazione delle cosiddette nitrosamine che si formano se le derrate presentano i precursori

(si è vista una correlazione tra questi alimenti e l’insorgenza di neoplasie colon-rettali).

La classe dei residui pervenuti comprende sia i residui ACCIDENTALI che quelli INTENZIONALI.

1. ACCIDENTALI:

a) contaminanti ambientali: metalli pesanti come Hg, Pb, Cd, As, organoclorurati, radionuclidi.

Residui più frequenti a livello degli alimenti per animali [es. casi di cinghiali radioattivi per

contaminazione da Cesio i cinghiali si cibavano di funghi e licheni che, a seguito del disastro di

Chernobyl, si erano contaminati con il cesio. Lo stesso succede con i metalli pesanti come il Pb

soprattutto per animali allevati vicino a stabilimenti di lavorazione di Pb e altri metalli].

b) Sostanze ad azione medicamentosa: mangimi EFFETTO DI TRASCINAMENTO

(somministrazione accidentale di un mangime medicato ad un animale che non necessitava di

quel trattamento).

c) Biocontaminanti: micotossine. Se viene somministrata una materia prima che non viene

precedentemente trattata, non si può sapere se essa contiene o meno tossine, di conseguenza è

una contaminazione di tipo accidentale.

2. INTENZIONALI:

a) Residui di sostanze usate a scopo terapeutico

b) Residui di sostanze usate a scopo fraudolento: per esempio l’utilizzo di ormoni per permettere un

maggior sviluppo del muscolo dell’animale.

Ogni volta che un animale viene a contatto con un farmaco è normale che si formino residui nelle

produzioni. Un tempo non ne era ammessa la presenza ma, oggi, si è visto che non è possibile rimuovere

completamente la quantità di residuo dalle derrate, di conseguenza si è passati all’eliminazione della

derrata alla valutazione della pericolosità dei residui in modo tale da fissarne dei limiti.

29 30

In base alla proprietà di essere o meno solubili in alcuni solventi e, quindi, di essere estratti dai tessuti nei

quali si accumulano, si dividono in:

- RESIDUI FACILMENTE ESTRAIBILI: possono essere estratti dalla matrice biologica per mezzo di

numerosi solventi (acquosi o organici) e tecniche diverse che non devono però distruggere lo

xenobiotico (si tratta di residui liberi o legati labilmente ai tessuti).

- RESIDUI NON FACILMENTE ESTRAIBILI O PERSISTENTI (“Bound Residues”): si ricavano

sottraendo ai residui totali i residui estraibili (frazione di radioattività che persiste dopo aver

sottoposto il tessuto o fluido biologico alle tecniche di estrazione).

FATTORI CHE INFLUENZANO LA FORMAZIONE DEI RESIDUI E LA LORO EMIVITA BIOLOGICA

1) LIPOSOLUBILITA’ DELLA MOLECOLA E DEI METABOLITI: normalmente la quantità di residui

riscontrabile nell’organismo presenta inizialmente una crescita, seguita dalla comparsa di uno “steady

state” ed infine decresce lentamente fino ad un ipotetico valore zero. Se lo xenobiotico è molto

liposolubile la velocità di eliminazione sarà molto lenta.

2) CARATTERISTICHE CINETICHE DELLO XENOBIOTICO E DEI METABOLITI: molecole soggette ad

un’eliminazione bifasica persistono più a lungo.

3) VIA DI ESPOSIZIONE: normalmente la via orale condiziona un minor assorbimento e quindi la

formazione di una minor quota residuale a carico di muscoli e visceri rispetto alla via parenterale (es.

aminoglicosidi: eliminazione entro 24 h dopo somministrazione per via orale, 6 settimane per via

parenterale).

4) VEICOLO: le preparazioni ritardo comportano un’eliminazione più lenta.

5) BIOTRASFORMAZIONI: normalmente hanno lo scopo di rendere lo xenobiotico più polare e quindi più

facilmente eliminabile. In alcuni casi invece i metaboliti mantengono o acquistano caratteristiche di

elevata liposolubilità e ciò condiziona la loro persistenza come residui. Tutti i fattori che influenzano

le biotrasformazioni possono quindi influenzare la formazione di residui.

RISCHIO TOSSICOLOGICO EFFETTI TOSSICI DEI RESIDUI

Gli effetti tossici dei residui si possono suddividere in: -Effetti acuti e cronici

-Effetti sul sistema immunitario

effetti tossici DIRETTI -Effetti sulla flora microbica intestinale

-Effetti mutageni

-Effetti cancerogeni

-Effetti teratogeni

Assunzione di ceppi batterici

effetti tossici INDIRETTI antibiotico-resistenti

EFFETTI TOSSICI DIRETTI

a) FENOMENI TOSSICI: comparsa di sindromi tossiche dovute all’ingestione di residui (PPM o PPB).

Alcuni esempi:

- Cloramfenicolo: usato per spargere i gamberetti. In un soggetto ogni 30000, assunto in

concentrazioni residuali, è in grado di inibire la formazione delle serie figurate del sangue (globuli

rossi, globuli bianchi e piastrine) determinando anemia aplastica e granulocitopenia che porta alla

morte dell’individuo. È irreversibile (non scompare) e dose-indipendente→anche se assunto in

concentrazione residuale può portare a morte.

30 31

- Sulfamidici e amminoglicosidi che portano a tossicità renale;

- Episodi di Minamata, una sindrome neurologica causata da intossicazione acuta da mercurio. In

una baia giapponese, dove i pescatori si cibavano del pescato, sono comparse intossicazioni da

mercurio che, tra l’altro, è in grado di passare la membrana placentare con conseguenti

malformazioni al feto;

- Clenbuterolo, intossicazione in Francia e Spagna per consumo di fegati di bovino contenenti 0.2-

0.5 PPM. È una manifestazione rara ma evidente determinata dal consumo di visceri o muscoli

contenenti questa sostanza adrenergica che agisce sui recettori β-adrenergici stimolando una

reazione di tipo allergico.

b) FENOMENI ALLERGIZZANTI: comparsa di manifestazioni allergiche in seguito ad ingestione di

quantità residuali di alcuni antibiotici (es. beta-lattamine presenti nel latte: 40 unità internazionali di

benzilpenicillina/ml nel latte possono determinare reazioni di tipo allergico in individui sensibilizzati).

c) EFFETTI CANCEROGENI: difficile individuare una correlazione tra dose ed effetto (“one hit theory”).

Esistono cancerogeni GENOTOSSICI che reagiscono direttamente con il DNA cellulare e possiedono

proprietà mutagene (es. l’aflatossina B -ed il suo metabolita idrossilato M e le nitrosamine) e

1 1-

cancerogeni EPIGENETICI che promuovono lo sviluppo di cellule neoplastiche esistenti allo stadio

silente (es. alcuni organoclorurati).

d) EFFETTI MUTAGENI: indotti da xenobiotici in grado di danneggiare il patrimonio genetico cellulare

(effetti indotti dai cancerogeni genotossici→es. micotossine, nitrosamine, benzo(a)pirene).

Non tutte le sostane generano mutazioni di DNA ma possono indurre la proliferazione delle cellule

neoplastiche già create in precedenza. Molti ormoni hanno funzione cancerogena di tipo epigenetico.

Tra gli effetti cronici rientrano effetti genotossici e cancerogeni.

e) EFFETTI TERATOGENI: effetti tossici sull’embrione o sul feto che si producono in un particolare

periodo della gestazione (es. talidomide; alcuni benzimidazolici).

EFFETTI TOSSICI INDIRETTI

a) ANTIBIOTICO-RESISTENZA: alcuni ceppi batterici acquisiscono resistenza all’azione di farmaci

antibatterici. Tali ceppi possono poi passare all’uomo per via alimentare e determinare o patologie e

malattie oppure indurre resistenza nelle specie commensali batteriche che alberghiamo es.

l’utilizzo di fluorochinoloni nel pollo ha selezionato ceppi resistenti di campylobacter jejuni.

IL RISCHIO CHIMICO LEGATO ALLE DERRATE DI ORIGINE ANIMALE

Come detto precedentemente, valutare il rischio chimico è molto complicato, in quanto vi possono essere

vari fattori ostacolanti:

- Nel momento in cui avviene la reazione all’alimento contenente residui, la derrata non sarà più

disponibile.

- Non esiste un singolo meccanismo di studio per ciascuna sostanza→ chi si occupa di fare ispezioni

deve essere sempre aggiornato perché si possono trovare delle sostanze ancora sconosciute (es.

farmaci anabolizzanti di cui non si conosce la struttura chimica).

- Ci possono essere più residui differenti in una singola derrata (contaminazione multipla) con

conseguente effetto tossico amplificato. 31 32

VALUTAZIONE DEL RISCHIO TOSSICOLOGICO DA RESIDUI

Non è, dunque, possibile immaginare una derrata che non contenga residui ma è possibile pensare di

definire dei limiti residuali oltre i quali non si può più accettare la sostanza stessa. Questo ha portato a

definire i MRL, limiti massimi residuali.

Nel corso degli studi tossicologici per la definizione dell’MRL si utilizza un approccio assolutamente

cautelativo per la salute pubblica. Le moderne tecniche di indagine analitica hanno consentito di passare

dal concetto di residuo zero (L. 283 30/4/62) a quello dell’assenza di residui che implichino un rischio per

→TOLLERANZA

la salute del consumatore RESIDUALE (Reg CE 2377/90 e Reg CE 37/2010) quindi,

limitatamente ad alcune molecole, esisterebbe una quantità di residuo la cui assunzione giornaliera per

tutta la vita è priva di effetti indesiderati per il consumatore (ADI).

L’ADI (Acceptable Daily Intake), indica la quantità massima di sostanza che può essere assunta

quotidianamente col cibo senza rischio per il consumatore e si basa su esperimenti condotti negli animali

e dalle esperienze eventualmente note nell’uomo. Per determinare l’ADI è necessario conoscere il valore

di NOEL (No Observable Effect Level) definibile come la quantità di uno xenobiotico che non dà luogo ad

effetti biologici apprezzabili se somministrato nella dieta ad animali di laboratorio per l’intera vita

biologica. L’unità di misura del NOEL è generalmente la parte per milione o ppm (mg/Kg di alimento).

Quali “effetti biologici” sono considerati il perturbamento di determinati parametri fisiologici (es. crasi

ematica, enzimi epatici ecc.), oppure anche il semplice aumento del peso di un organo (anche in assenza

di particolari alterazioni istologiche) od un significativo decremento ponderale.

Gli esperimenti vengono condotti su specie diverse (almeno due, roditori e non) al fine di calcolare il NOEL

per la specie più sensibile nei confronti dello xenobiotico.

Il valore di NOEL deve poi essere trasformato in “ADI ANIMALE”, che rappresenta la quantità di

xenobiotico (per Kg di peso vivo) che può essere assunta per tutta la vita dall’animale senza la comparsa

di “effetti biologici”.

L’ADI ANIMALE deve poi essere trasformato in “ADI PER L’UOMO” dividendo l’ADI ANIMALE per un

fattore di abbattimento in genere = 100 (fattore che tiene conto della variabilità intra ed interspecifica,

infatti si ipotizza che l’uomo sia 10 volte più sensibile della specie animale sulla quale è stata condotta la

sperimentazione e che, nell'ambito della specie umana, la sensibilità possa variare fino a 10 volte).

Supponendo che il NOEL per la specie più sensibile (es. ratto) di una certa molecola sia pari a 100 ppm

nella dieta, poiché il consumo medio giornaliero di cibo per un ratto adulto di circa 200 g è di 15 g, l’animale

introdurrà giornalmente 1.5 mg del composto ogni 200 g (peso corporeo).

Rapportando tutto ad 1 Kg di peso il risultato sarà pari a 7.5 mg/Kg.

Il valore di ADI per l’uomo sarà quindi pari a 0.075 mg/Kg

Con l’entrata in vigore del DL 119 del 27/1/1992 e del Piano Nazionale Residui è stato fissato per alcuni

composti ad uso veterinario il cosiddetto MRL o LRM (Maximum Residue Level o Limite Residuale

Massimo) che corrisponde alla concentrazione massima di residui di un certo farmaco e/o dei suoi

metaboliti in una certa derrata alimentare. Vengono inoltre definiti il residuo marcatore (natura chimica

della molecola e/o dei metaboliti ai fini dell’identificazione analitica), i tessuti campione e i prodotti di

origine animale validi ai fini dell’analisi. È compito delle industrie farmaceutiche segnalare i “tempi di

sospensione”, periodo prima della macellazione in cui deve essere sospesa la somministrazione di un

farmaco, in modo che quando la derrata perviene al consumatore essa contenga residui che non superino

gli MRL previsti dalla legge. Se per una sostanza non sono previsti MRL, essa non deve essere riscontrata

neanche in quantità infinitesimali in una derrata destinata al consumo umano.

Gli MRL vengono stabiliti a partire dall’ADI uomo considerando il cosiddetto PANIERE ALIMENTARE,

assumendo cioè che un soggetto adulto di circa 60 Kg introduca giornalmente 1.5 Kg di cibo dei quali 500

32 33

g costituiti da prodotti carnei (300 g di muscolo, 100 g di fegato e 50 g di rene e di grasso). Si considerano

inoltre 200 g di uova e, in alternativa, 1.5 l di latte.

Dal 1992 è attivo il CVMP (Committee for Veterinary Medicinal Products) che si occupa delle valutazioni dei

farmaci veterinari stabilendo, se del caso, degli appropriati Limiti Massimi Residuali (MRL)

REG CE 37/2010

La normativa di riferimento per quanto riguarda gli MRL è il

↦ tabella 1: elenco sostanze consentite (circa 700 composi) con relativi MRL

↦ tabella 2: sostanze vietate (circa 10) negli animali in produzione zootecnica (es cloramfenicolo)

Per tutti i principi attivi non menzionati dalla legislazione continua ad essere in vigore il concetto di

residuo zero rappresentato dal limite inferiore di sensibilità della metodica analitica ufficiale.

Dal 1°novembre 2009 D.L. 148 DEL 29/10/09 divieto di utilizzo di alcune sostanze ad azione ormonale,

tireostatica, e dei beta -agonisti nelle produzioni animali. ß-

È confermato il divieto di utilizzo di alcune sostanze (es tireostatici, stilbeni), si vieta l’utilizzo di 17

ß

estradiolo e dei suoi derivati (esteri) (effetti cancerogeni) e l’utilizzo di -agonisti vietato con deroghe.

Per quanto riguarda i contaminanti ambientali non si parla di limiti massimi residuali ma di “tolleranze

residuali”: limiti entro i quali non si è esposti a rischi. Le tolleranze residuali sono fissate dal REG CE

265/2005 che sancisce limiti di prodotti fitosanitari nelle derrate destinate all’umo e nei mangimi e REG

1882/2006 che fissa i tenori max di alcuni contaminanti nei prodotti alimentari (micotossine, metalli).

piano nazionale ricerca residui (PNR)

Ogni nazione dell’UE ogni anno attua un piano di controllo, .

Il piano stabilisce la natura dei campioni da ricercare e la ripartizione in gruppi, il n di campioni da

esaminare suddivisi per Regione, le modalità di prelievo dei campioni, i tessuti o fluidi biologici sui quali

eseguire le analisi, le metodiche analitiche, i laboratori ufficiali (azione di FARMACOSORVEGLIANZA).

FARMACOSORVEGLIANZA

Il concetto di si riferisce al controllo del corretto utilizzo del farmaco. viene

attuata una serie di controlli sulle case farmaceutiche, sui grossisti, sulle farmacie, sui veterinari e sugli

allevatori (basato essenzialmente sull’archiviazione delle ricette). lo scopo di questi controlli è quello di

verificare il corretto impiego del farmaco veterinario in particolare per il problema della formazione di

residui che possono rappresentare un rischio per il consumatore.

FARMACOVIGILANZA

La comporta il monitoraggio degli effetti imprevisti di un farmaco dopo la sua

somministrazione. Attraverso apposite schede formulate dal ministero della sanità e distribuite dalle ASL

a tutti i veterinari che ne facciano richiesta è possibile segnalare se un farmaco presenta effetti strani o

inattesi dovuti, per esempio, ad un errore nella formulazione o nel dosaggio del principio attivo. Qualora

questi si verifichino la segnalazione all’asl, poi a livello regionale ed infine nazionale, consente il ritiro dal

commercio del medicinale incriminato. 33 34

COMPOSTI ORGANOCLORURATI

Sono tre categorie di sostanze comprendenti i policlorobifenili e due diossine (policlorodibenzofurani e

policloro-dibenzo-p-diossine). Si chiamano organoclorurati perché possono essere clorurati su più siti.

I PCB a partire dagli anni 20’ agli anni 60’ sono stati

sintetizzati molto massivamente, si possono

catalogare circa 209 molecole diverse dette

CONGENERI.

Sono sostanze estremamente liposolubili, ricche di

Cl e perciò tendono ad accumularsi molto

nell’ambiente. Sono resistenti ad acidi ed alcoli e

presentano un alto punto di ebollizione (278-415

°C).

In passato venivano utilizzati in sistemi aperti e

chiusi: i circuiti aperti riguardano la possibilità di

espellerli nell’ambiente (es. cosmetico), i circuiti

chiusi sono generalmente confinati e non gli permettono di venire a contatto con l’ambiente.

Attualmente nei paesi occidentali sono consentiti solo nei circuiti chiusi, e secondo la direttiva 96/59/EC i

paesi membri erano obbligati ad adottare opportune misure per la decontaminazione ed il corretto

smaltimento entro il 2010.

Caratteristiche e fonti – PCB

Sono impiegati come miscela di congeneri nei così detti «prodotti tecnici», liquidi a viscosità relativamente

elevata contenenti solitamente oltre 100 congeneri diversi; a partire dal 1920 ne sono state prodotte oltre

un milione di tonnellate.

Nonostante le caratteristiche chimico-fisiche ne condizionino un’elevata persistenza nell’ambiente e una

lenta degradazione negli organismi animali e vegetali, sono stati considerati inquinanti ambientali

soltanto verso la fine degli anni ‘60 del secolo scorso. Il divieto di produzione e commercializzazione nei

circuiti aperti è in vigore da metà anni ’80 nei paesi industrializzati, ma nei paesi in via di sviluppo non vi è

osservanza di ciò ed è presente ancora un non corretto smaltimento che fa si che siano una grande fonte

di inquinamento negli ecosistemi marini e terrestri.

Caratteristiche e fonti – PCDD PCDF

I PCDD e PCDF sono caratterizzati da una stabilità ambientale simile o

superiore a quella dei PCB. La sintetizzazione delle diossine, a differenza dei

PCB, deriva da procedure industriali e non sono sintetizzate

volontariamente; possono derivare da impurezze nelle preparazioni

commerciali contenenti PCB o clorofenoli, da erbicidi o liberati da materiali

contenenti PCB esposti ad elevate temperature.

Dinamica

Alcuni PCB (detti “dioxin-like”, DL-PCB), PCDF ed alcune PCDD hanno in comune la proprietà di legarsi ad

un recettore citoplasmatico detto AhR (Aryl Hydrocarbon Receptor); si ritiene che da tale legame derivi

la maggior parte degli effetti tossici di tali composti.

Tutti gli altri PCB vengono definiti “non dioxin-like” (NDL-PCB)

34 35

AhR è presente nella quasi totalità dei vertebrati; gioca ruoli nella fisiologia cellulare, nello sviluppo del

sistema nervoso centrale, nel mantenimento dei ritmi cardiaci, nella risposta all’ipossia e nella funzionalità

del sistema immunitario e riproduttivo. L’interazione con AhR determina l’incremento della trascrizione

di una serie di geni (Ah gene battery) codificanti per:

- Molti enzimi biotrasformativi, alcuni a carattere bioattivante (P450 1A1- 1A2, 1B), altri detossificanti

(isoenzimi GSH-transferasi e UDPG-transferasi, DT-diaforasi anche n chinone riduttasi)

,

- alcune citochine (IL-1, IL-6, TNF ecc.)

Ciclo ambientale

Le diossine sono composti semivolatili, presenti in atmosfera sia come vapori sia come particolato.

Possono essere rimosse dall’atmosfera attraverso due meccanismi:

- Deposizione secca: caduta gravitazionale deposizione secca della fase vapore

- Deposizione umida: attraverso le precipitazioni

Arrivano al suolo, oltre che per deposizione atmosferica, attraverso lo spandimento di fanghi e compost,

spandimento di sedimenti provenienti da esondazioni ed erosione da aree contaminate nelle vicinanze.

Nel suolo hanno una scarsa mobilità: possono essere adsorbite al carbonio organico, hanno una bassa

solubilità in acqua e quindi una scarsa migrazione in profondità, possono essere rimossi dal suolo per

volatilizzazione. Negli strati superficiali la loro emivita è di 9-15 anni, inferiore alla persistenza negli strati

profondi (25-100 anni) perché con l’azione della luce una parte viene degradata.

Negli ambienti acquatici possono pervenire per deposizione atmosferica, ma anche per immissione di

reflui industriali o dilavamento di suoli contaminati.

Una volta immesse nei corpi idrici le diossine possono essere volatilizzare e rientrare in atmosfera, oppure

bioaccumularsi negli organismi. Essendo poco idrosolubili e poco biotrasformate dagli organismi viventi

possono solo accumularsi e adsorbirsi su particelle organiche e minerali in sospensione.

I vegetali possono essere contaminati attraverso tre differenti meccanismi:

- per assorbimento radicale: poco significativo ma vi sono delle eccezioni, alcune piante della famiglia

delle cucurbitacee producono degli essudati che rendono disponibili le diossine assorbite dal terreno.

I vegetali che possiedono un bulbo sotterraneo effettuano invece un assorbimento superficiale.

- per volatilizzazione dal suolo: è rilevante solo in caso di terreni altamente contaminati dove le diossine

evaporando dal suolo formano uno strato ad elevata concentrazione sulla superficie.

- per deposizione atmosferica sull’apparato fogliare: molto rilevante, le diossine vengono assorbite

dalla cuticola cerosa presente sulla superficie fogliare e rimangono poi lì confinate perché non

esistono meccanismi di trasporto. Ovviamente maggiore è la superficie di esposizione maggiore è la

quantità di diossine adsorbita

La concentrazione totale di contaminante è calcolata come la somma di contaminante assunto

attraverso tutti i meccanismi.

Cinetica

ASSORBIMENTO: buono per via orale e inalatoria; più biodisponibili i composti con minor numero di Cl.

DISTRIBUZIONE: diffondono in tutti l’organismo e si concentrano in tessuti ricchi di lipidi (fegato, tessuto

adiposo, meno in reni e muscoli scheletrici).

BIOTRASFORMAZIONE: epatica, molto lenta per idrossilazione e coniugazione di acido glucoronico.

ELIMINAZIONE: persistono a lungo nell’organismo e vengono lentamente eliminati con bile, latte,

ghiandole sebacee e urina.

Presentano una lunga persistenza nell’animale (mesi, anni) e vi è la possibilità di mobilizzazione dai

depositi lipidici in occasione di gravidanza, lattazione, stress di varia natura.

35 36

Dinamica

- INDUZIONE ENZIMATICA → incremento bioattivazione di numerosi cancerogeni (es. aflatossina

B1, benzopirene, 17-estradiolo), alterazioni metabolismo substrati endogeni (ormoni tiroidei,

ormoni steroidei); aumento peso del fegato e degenerazione

- EFFETTI IMMUNODEPRESSIVI: diminuzione peso del timo; riduzione linfociti B; ridotta sintesi

anticorpi.

- EFFETTI TIROIDEI: riduzione livelli circolanti di tiroxina.

- EFFETTI ENDOCRINI: interazione con recettori specifici; induzione enzimatica → attività

antiestrogenica o similestrogenica, antiandrogenica → ridotta fertilità maschile e femminile;

morte fetale nei mammiferi marini; endometriosi.

- EFFETTI CANCEROGENI: genotossici → genesi di metaboliti reattivi in grado di formare addotti

con il DNA; epigenetici → azione “promoter”, legata all’incremento della sintesi di proteine ed

all’incremento dell’espressione di alcuni enzimi bioattivanti.

- EFFETTI TERATOGENI: meccanismi simili a quelli alla base degli effetti cancerogeni.

Neurotossicità → apoptosi; aumento specie reattive dell’ossigeno; alterazioni neuromediatori

(dopamina, acetilcolina) → difetti nella capacità cognitiva; anormale sviluppo dell’encefalo.

Alcuni esempi di effetti endocrini provocati da PCB e altri derivati “dioxinlike” sulla fauna selvatica (pesci,

mammiferi marini):

Nella sogliola sono state osservate a livello del testicolo una tendenza all’ermafroditismo, nelle foche

uteri con lesioni caratteristiche di aborti.

SINDROMI NELLE SPECIE DA REDDITO

“CHICKEN EDEMA DISEASE”

È la classica manifestazione osservata in occasione di alimentazione con mangime contaminato (nel 1999

in Belgio ed in altri Paesi Europei, con stima di 500 tonnellate inquinate da PCB e PCDD contenuti in grasso

minerale deliberatamente aggiunto in luogo di quello animale) che ha portato il pollo ad essere

considerata una specie “sentinella”

Nei soggetti colpiti sono stati osservati:

- abbattimento, respiro affannoso, dispnea

- atteggiamento “a papera” per accumulo di liquido in addome

- improvviso calo dell’ovodeposizione

- riduzione dell’accrescimento

- atassia (perdita coordinazione muscolare)

Alla necroscopia è osservabile raccolta di liquido nel sottocute e nelle cavità interne, degenerazione

torbido-grassa fegato, deg. cuore e mm. Scheletrici.

Il suino, pur essendo la specie da reddito più sensibile fra i mammiferi raramente si sono osservate

sindromi caratteristiche nel corso dei recenti casi di contaminazione. Nei casi di massiva contaminazione

si osservano disturbi della fertilità, con espulsione di feti mummificati, che presentano atrofia della milza;

i soggetti in accrescimento mostrano diminuito incremento ponderale.

Il bovino è di osservazione meno frequente rispetto alle segnalazioni riguardanti il pollo ed il suino.

Gli ovini presentano maggior accumulo a livello epatico: questi animali presentano apparato buccale

diverso rispetto al bovino, con possibilità di brucare più vicino al terreno e hanno il pascolo in zone

marginali, più facilmente contaminate.

Nell’uomo la sindrome è caratterizzata da cloracne, immunodepressione, diminuita fertilità

36 37

La principale fonte di introduzione di DL-composti in zootecnia è l’utilizzo di farine ed oli di pesce, la

seconda fonte è rappresentata dai grassi animali. Anche l’utilizzo del pascolo rappresenta una fonte di

introduzione di diossine.

Il terreno rappresenta una fonte non secondaria, soprattutto in particolari circostanze (es. esclusiva

alimentazione al pascolo).

Per l’uomo gli apporti maggiori sono legati a 4 categorie di prodotti: pesce, latticini e carni, ma in parte

anche le uova. INSETTICIDI ORGANO CLORURATI

Primi composti organici di sintesi utilizzati come insetticidi ambientali e per uso topico a partire dalla

seconda metà degli anni ‘40. Il DDT ha contribuito in maniera significativa al debellamento della malaria

per eliminazione del vettore. A partire dagli anni ‘60 si sono individuati gli aspetti negativi del loro utilizzo

dovuti soprattutto alla loro elevatissima persistenza nell’ambiente e sono stati banditi.

I composti ciclici sono più tossici del DDT intossicazione acuta.

Il loro utilizzo è vietato in Europa (in Francia ancora usati come ectoparassiticidi); resta il problema della

tossicità cronica legata al loro accumulo e alla presenza di residui in latte, burro e formaggi.

A causa della loro liposolubilità sono stabili e lentamente degradabili dando accumulo non solo

nell’organismo animale ma anche nell’ambiente.

FONTI DI INTOSSICAZIONE

⇢ Azioni dolose: interessano soprattutto piccoli animali e talvolta la fauna selvatica;

⇢ Farmaci: posologia, frequenza di somministrazione, interazione tra farmaci;

⇢ Inquinamento industriale

Aria: fumi originati dalla combustione di combustibili (es derivati del petrolio) con formazione di

contaminanti (es ossido di carbonio, anidride solforosa, ammonioaca, gas nitrosi) oppure dispersione

di sostanze provenienti da industrie che utilizzano sostanze tossiche.

Acque: soprattutto causato da scarichi liquidi, molto grave se si tratta di sostanze a lenta

decomposizione (es Pb, Cu, Hg, As, Cl, idrocarburi). Pericolo per l’abbeverata degli animali, alterazioni

quali-quantitative delle colture piante dannose per il bestiame

⇢ Inquinamento agricolo: pesticidi dotati di tossicità poco selettiva, scambio di fitofarmaci, dosi

eccessive, non rispetto dei tempi di sicurezza utilizzo di principi attivi molto persistenti e quindi

soggetti ad accumulo ambientale (es organoclorurati);

⇢ Alimenti tossici o contaminati: piante tossiche, inquinamento fungineo di certi foraggi, procedimenti

particolare cui vengono sottoposti gli alimenti;

⇢ Prodotti ad uso domestico: vernici usate per trattare le infrastrutture (derivati del piombo, arsenico,

cromo), olii lubrificanti o liquido anticongelante tossine animali (glicole etilenico), esche rodenticide,

detersivi e disinfettanti.

Tossicità Acuta

Si intende l’effetto o l’insieme degli effetti che insorgono nell’organismo animale in seguito alla sua

esposizione ad un agente tossico per tempi brevi (alcuni secondi, minuti od ore, non oltre 24, anche una

sola volta).

Le dosi del tossico sono di solito alte (o il tossico è molto potente) e comunque sono sufficienti per

provocare effetti gravi anche se assunte una sola volta. L’esposizione per via inalatoria viene definita

acuta quando si protrae per un tempo minore (max 4-6 ore).

37 38

Tossicità Cronica

Si intende l’insieme di effetti che insorgono nello organismo animale in seguito all’esposizione ad un

agente tossico per tempi prolungati (mesi od anni). Le dosi di xenobiotico sono in genere molto basse e

comunque insufficienti a determinare danni apprezzabili obiettivamente se assunte una sola volta.

L’assunzione ripetuta, definita generalmente tossicità cronica, a seconda della durata può essere

suddivisa in: subacuta (alcuni giorni 3-4 settimane) subcronica (1 mese, 2-3 mesi) cronica (3 mesi, anni).

La tossicità di una sostanza viene espressa in base alle dosi (mg/Kg p.c.) in grado di determinare

nell’animale un effetto biologico indesiderato.

DMT

» (dose massima tollerata): è anche definita “dose soglia”. Non compaiono effetti tossici rilevabili

clinicamente, in genere non produce effetti rilevabili a carico dei parametri ematici.

MDT

» (minima dose tossica): è la più bassa dose in grado di determinare effetto tossico ma non letale

(secondo alcuni si tratta della “dose soglia”).

DML

» (dose minima letale): dose minima che provoca la morte di un animale.

DL (dose letale)

È la dose in grado di determinare la morte dell’animale, per convenzione, entro le 24h seguenti

l’esposizione.

DL 50

È la dose in grado di provocare la morte nel 50% degli animali trattati una sola volta.

Deve essere accompagnata da altri parametri quali:

- via di somministrazione

- specie animale

- possono essere considerati la razza e il sesso.

La DL è indicativa della sola tossicità acuta e riferita all’effetto letale, non dà indicazioni sugli effetti a

50

lungo termine per esposizioni ripetute, nè su eventuali effetti mutageni, cancerogeni o teratogeni.

Più la DL è bassa più lo xenobiotico è dotato di tossicità acuta.

CL (concentrazione letale 50)

50

Se lo xenobiotico viene assunto per via aerogena sotto forma di gas o di vapore, la tossicità viene espressa

come concentrazione letale a cui bisogna aggiungere il tempo di esposizione (mg/l/min o h).

Le intossicazioni non sono uguali per tutti gli esseri viventi, ma possono essere individuali relative

all’animale o allo xenobiotico.

RELATIVI ALL’ANIMALE RELATIVI ALLO XENOBIOTICO

1. specie 1. caratteristiche fisico-chimiche

2. razza 2. dose

3. età 3. via di esposizione

4. sesso 4. interazioni con altri xenobiotici

5. condizioni fisio-patologiche

POLLO più sensibile all’intossicazione da NaCl per scarso senso del gusto e ridotta area di filtrazione

glomerulare (DL 1.5 Kg bovino; 200 g suino; 2 g pollo)

CAVALLO maggiore sensibilità agli effetti tossici delle tiaminasi (→ ipovitaminosi B1) contenute nello

Pteridium aquilinum (felce). I monogastrici non sono in grado di sintetizzare la vitamina mentre i ruminanti

sfruttano la sintesi batterica ruminale. L’equino non è inoltre in grado di vomitare (manca la funzione

protettiva). 38 39

RODITORI non sono in grado di vomitare, ciò viene sfruttato per certi rodenticidi (ANTU, scilla rossa)

che irritanti, vengono vomitati da cane e gatto (funzione protettiva).

CONIGLIO minore sensibilità agli effetti tossici dell’atropina dotato di un’esterasi epatica in grado di

idrolizzarla rapidamente (idrolisi lenta nelle altre specie).

Vi sono differenze anatomo-fisiologiche tra le varie specie animali (es. carnivori ed erbivori e tra questi

ruminanti e non ruminanti).

Nel RUMINE:

- lo xenobiotico viene enormemente diluito

- possono avvenire reazioni di biotrasformazione presistemica che possono determinare fenomeni di:

→ → →

-

bioattivazione (urea; nitrati nitriti; Glucosidi cianogenetici CN ; l-triptofano 3CH indolo) o

3

→ →

inattivazione (organofosfati idrolisi; DDT; Piretroidi idrolisi)

UREA E SALI D’AMMONIO

Avvelenamento tipico dei ruminanti a cui sono somministrati urea o sali d’ammonio come fonte di N non

2

proteico. Tali composti possono generare NH a livello ruminale ad opera di enzimi (ureasi) della flora

3

batterica. L’ NH viene facilmente assorbita e può causare la tossicosi.

3

Fonti

1) somministrati ai ruminanti come fonte di NPN: urea, biureto, fosfato biammonico, solfato di

ammonio.

2) fertilizzanti: urea, nitrato d’ammonio ed altri sali sono usati come fertilizzanti.

Le condizioni predisponenti: la tossicità dell’urea è condizionata da diversi fattori che possono

trasformare gli effetti prodotti da un composto di solito tollerato in una grave tossicosi.

- ABITUDINE: bovini abituati ad assumere urea e derivati possono tollerare dosi fino ad 1 g/kg, tossiche

per animali non abituati. Tale effetto protettivo regredisce con la sospensione della

somministrazione.

- ATTIVITÀ DELL’UREASI: è condizionata dal pH (ottimale 7.5-8) e dalla T° (ottimale > 38-40°c). La

formazione di NH aggrava la tossicosi, il pH tende ad aumentare e sposta l’equilibrio della reazione

3

verso la forma indissociata che viene assorbita a livello ruminale e passa in circolo.

- ETÀ: i vitelli pre-ruminanti sono meno sensibili, mentre i giovani ruminanti sono più sensibili

dell’adulto.

- CARENZA DI H2O: H O diluisce l’NH formatasi nel rumine, limita l’azione dell’ureasi e aumenta

2 3

l’eliminazione urinaria dell’urea.

- PATOLOGIE EPATICHE: vi può essere una riduzione dei processi metabolici detossificanti (vecchiaia,

processi infiammatori, degenerativi, parassitosi).

- FORAGGI RICCHI DI SOIA E DERIVATI: (farine) contengono ureasi.

L’urea assunta a livello ruminale per opera delle ureasi

viene scissa in CO e NH . Normalmente l’urea viene

2 3

utilizzata per aminazione degli aminoacidi del ciclo di

Krebs, ma se è presente troppa ammoniaca avviene

α

troppo velocemente l’aminazione di questi cheto

acidi che non sono più disponibili per il Ciclo di Krebs.

Con la glicolisi anaerobia viene allora prodotto acido

lattico a livello sistemico che causa una situazione di

acidosi.

39 40

Gli organi più colpiti dall’assorbimento di ammoniaca sono gli organi ad alto fabbisogno energetico:

cuore, SNC, polmoni.

Sintomatologia

L’insorgenza dei sintomi è piuttosto rapida (poche ore dopo l’assunzione) così come il decorso (morte o

risoluzione in poche ore max 1-3 giorni). Si hanno sintomi:

- NERVOSI: ipereccitabilità, eccessiva risposta agli stimoli esterni, tremori muscolari, convulsioni

(tonico-cloniche, può apparire opistotono).

- GASTRO-ENTERICI: scialorrea (azione irritante dovuta all’eliminazione salivare), atonia ruminale

(fenomeni di indigestione), meteorismo (eccessiva produzione di CO ), dolori colici.

2

- RESPIRATORI: polipnea, dispnea (atteggiamento di “fame d’aria”).

- CARDIACI: tachicardia fibrillazione, può comparire blocco cardiaco.

La morte può avvenire in concomitanza di una crisi convulsiva

Diagnosi

1) diminuzione pH ematico (6.9 - 7) causato dall’acidosi metabolica

2) innalzamento del pH del liquido ruminale (da 6.4 - 6.5 a 7.5) 3)

3) alla necroscopia forte odore ammoniacale, gastroenterite catarrale o emorragica, edema polmonare,

mucose congeste, schiuma in trachea e bronchi, soffusioni emorragiche alle sierose.

Terapia

Somministrare acqua fredda (fino a 20 - 40 l nel bovino, 5 l nell’ ovino) per diluire l’NH presente nel rumine

3

ed abbassare la T° (inibisce l’attività dell’ureasi). Somministrare fino a 4-5 l (bovino) 0.5 - 1 l (ovino) di acido

acetico al 5% oppure aceto (per acidificare il pH ruminale e inibire l’attività dell’ureasi).

Se necessario somministrare tranquillanti per contrastare i sintomi nervosi (es DIAZEPAM 1-2 mg /Kg

intramuscolo o endovenosa), e soluzioni reidratanti (ringer lattato) e diuretici per favorire l’eliminazione

urinaria e risolvere l’edema polmonare.

Effettuare una ruminotomia → evacuazione CO , rimozione di parte del contenuto ruminale e/o

2

ricostituzione con contenuto ruminale di urea e sali d’ammonio terapia 3 animali sani e/o dieta fresca e H o.

2

FATTORI CHE INFLUENZANO LA TOSSICITÀ

Relativi all’animale →

SPECIE: espressione degli enzimi farmaco metabolizzanti più enzimi possiede l’animale più si possono

avere bioattivazioni o detossificazioni

RAZZA: i bovini di razza pezzata nera sono molto più sensibili al gossipolo (principio tossico contenuto

nei semi di cotone) circa 30 mg/kg ne determinano la morte mentre più di 80 mg/kg sono tollerati dalle

altre razze.

ETÀ: i soggetti giovani in generale sono più sensibili a numerose sostanze tossiche a causa di:

- ridotta espressione enzimi farmaco-metabolizzanti

- ridotte capacità di escrezione

- nei ruminanti, assenza del rumine

Tuttavia per le sostanze che a livello ruminale subiscono reazioni di bioattivazione l’assenza del

rumine ha significato protettivo.

I soggetti giovani e quelli anziani sono generalmente più sensibili agli effetti tossici degli xenobiotici

(per minori capacità biotrasformative ed escretive).

SESSO: generalmente le differenze conosciute si riferiscono alle specie di laboratorio (topo e ratto) o

all’uomo in cui la maggiore sensibilità della femmina agli effetti tossici degli xenobiotici è attribuita a

carenze biotrasformative. 40 41

In alcune specie di interesse veterinario (ovini e caprini) è stato osservato il contrario mentre le femmine

di cane e gatto sono risultate più sensibili agli esteri fosforici.

PESO CORPOREO: il metabolismo e l’eliminazione degli xenobiotici sono tanto più elevati quanto il

rapporto superficie corporea/volume è maggiore e questo rapporto è tanto più grande tanto più è piccolo

l’animale che tra l’altro dispone di una maggiore quantità di O per le biotrasformazioni.

2

STATI FISIO-PATOLOGICI:

- gravidanza: il T1/2 di molti alcaloidi (es. caffeina, morfina, nicotina) si triplica durante la gravidanza.

- patologie epatiche e renali aumentano la tossicità degli xenobiotici per difficoltà di

biotrasformazione o escrezione.

→ →

- vomito e diarrea funzione protettiva; stipsi aumenta il tempo del transito con aumento

dell’assorbimento

Relativi allo xenobiotico

CARATTERISTICHE FISICO CHIMICHE:

• Idro/Liposolubilità del composto: un composto molto liopsolubile sarà facilmente assorbibile e più

pericoloso.

• Per le sostanze ad azione irritante assume importanza la granulometria

→ →

o particelle piccole vengono a contatto con superficie gastrica maggiore inducono vomito

più facilmente. →

o Particelle più grossolane minori probabilità di essere allontanate dall’organismo

• Tipo di veicolo/presenza di coformulanti →

o preparazione di soluzioni ed impiego non immediato per alcuni organofosforici liberazione

isomeri più tossici.

o presenza di solventi o altri composti che aumentano la liposolubilità e quindi l’assorbimento

dei fitofarmaci

VIE DI ASSUNZIONE

La tossicità degli xenobiotici può variare in base alla diversa via di introduzione oltre che in base ai

parametri che influenzano l’assunzione già visti in farmacologia per i farmaci (es. estensione,

vascolarizzazione, spessore e complessità della superficie assorbente ecc.).

Generalmente le vie parenterali (endovenosa in particolare), anche se meno frequenti come causa di

intossicazione, forniscono una tossicità più elevata e un’insorgenza più rapida rispetto alla via orale,

cutanea o mucosa.

La D-TUBOCURARINA per via orale non da fenomeni di tossicità (scarso e lento assorbimento, rapida

eliminazione), mentre per via parenterale determina morte x paralisi flaccida.

La CONIINA (leptocurarico contenuto nella cicuta) è tossica in ugual misura per via orale e per via

parenterale.

Il piretro e le piretrine sono praticamente atossici se assunti per via orale mentre danno fenomeni di

tossicità per via parenterale.

Nei pesci assume grande importanza la via branchiale che deve essere considerata a tutti gli effetti una

via parenterale.

INTERFERENZE TRA XENOBIOTICI

L’interazione tra xenobiotici si verifica quando due o più sostanze si trovano ad agire nello stesso

organismo contemporaneamente. Il significato farmacologico e terapeutico di questa situazione può

essere positivo, nel caso in cui le azioni dei farmaci potenzino l’effetto desiderato o annullino gli effetti

tossici di uno xenobiotico, oppure negativo se determina l’insuccesso del trattamento o porta alla

comparsa di reazioni di intolleranza o di fenomeni tossici. Spesso le interazioni tra farmaci consentono di

41 42

ridurre la posologia con conseguente riduzione degli effetti collaterali dei farmaci somministrati, oppure

uno dei due può contrastare gli effetti tossici dell’altro. Le interazioni tra farmaci possono quindi essere

distinte in desiderate, e quindi ricercate intenzionalmente, o indesiderate, quando conducono alla

mancata comparsa dell’effetto o alla comparsa di effetti tossici (non volute intenzionalmente).

Nel plasma per interazione con le proteine es. a livello plasmatico possono verificarsi fenomeni di

competizione per il legame con le albumine o globuline fra rodenticidi anticoagulanti e

salicilati/sulfamidici/antibiotici.

Nel rene (eliminazione) es. l’alcalinizzazione delle urine determina un aumento dell’escrezione delle

sostanze acide e viceversa. I composti che sono debolmente acidi o debolmente basici vengono più o

meno riassorbiti in funzione del pH urinario: quindi se un composto acido si trova in un’urina acida tende

ad essere riassorbita mentre l’opposto accade se un composto basico si trova in un’urina acida. Da qui ne

deriva che modificare il ph delle urine significa cambiare anche il destino farmaco cinetico e tossico

cinetico del composto e quindi favorirne o meno una più lunga persistenza nell’organismo e in caso

contrario favorirne l’eliminazione.

Si possono inoltre verificare fenomeni di antagonismo/sinergismo.

Si parla di antidotismo quando la contemporanea somministrazione di due sostanze ne provoca la

reciproca neutralizzazione fisica o chimica. Si tratta di una interazione diretta tra le due sostanze. Può

essere attuato esternamente prima dell’assorbimento, oppure successivamente può agire internamente

andando impedendo l’assorbimento della sostanza tossica.

⇢ prima dell’assorbimento: es nel tratto gastro enterico vi sono alcuni principi vegetali derivati

dell’acido tannico che possono reagire con gli alcaloidi (reazione alcalina come caffeina, solanina,

stricnina) ed originare dei tannati poco solubili e quindi meno assorbibili (antidotismo esterno).

Un altro tipo di antidotismo esterno è quello di utilizzare agenti chelanti che si legano alla

sostanza tossica rendendola non più disponibile e quindi andando ad inibirne la sua

concentrazione a livello sistemico.

⇢ in seguito ad assorbimento: es sali dell’EDTA che si legano al Pb, D penicillamina che interagisce con

il Cu, desferoxamina antidoto nei confronti del Fe, ossine che inibiscono l’azione degli OP (insetticidi),

tiosolfato sodico (cianuri) (antidotismo interno).

Si parla di sinergismo quando la somministrazione contemporanea di due o più farmaci determina un

aumento della risposta farmacologica.

⇢ Sinergismo di somma: quando la contemporanea presenza dei due farmaci comporta un effetto pari

alla somma dell’effetto di ciascuno dei due farmaci (es. 1+1=2). I due farmaci possono anche agire con

meccanismi diversi;

⇢ Sinergismo di potenziamento: la risposta che si ottiene è superiore rispetto alla somma delle azioni

dei due farmaci. Un esempio può essere quello dell’associazione trimetoprim-sulfametossazolo che

bloccano in punti diversi la sintesi degli acidi nucleici nei microorganismi sensibili (es. 1+1=4);

⇢ Sinergismo di degradazione: in questo caso la risposta ottenuta è inferiore alla somma delle azioni dei

farmaci associati, ma comunque maggiore a quella ottenuta somministrando un solo farmaco (es.

1+1=1.5). Può anche essere definito come un fenomeno di antagonismo competitivo tra un farmaco

agonista ed un farmaco parzialmente agonista (es. morfina + nalorfina).

42 43

MICOTOSSINE

Le micotossine sono per definizione delle tossine prodotte da funghi che parassitano i vegetali.

Vengono prodotte in seguito a situazioni di stress ambientale e particolari condizioni climatiche.

Si riconoscono differenti micotossine che presentano però alcuni punti in comune:

- Tutte prodotte dal metabolismo secondario di miceti che parassitano i vegetali

- Quasi tutte, una volta assunte dall’animale tramite la dieta, per esplicare la loro azione tossica devono

essere bioattivate (spesso biotrasformazione epatica)

- Oltre ad una propria azione specifica quasi tutte portano un calo significativo delle produzioni.

- Inducono quasi tutte immunosoppressione e quindi gli animali, anche se vaccinati contro le principali

patologie respiratorie endemiche, tendono ad ammalarsi di più.

- Gli animali mangiano meno.

- Non esiste per nessuna micotossicosi una forma di antidotismo o di modalità d’intervento se non

quella di identificare il più velocemente possibile la partita di mangime interessata e di eliminarla.

Le tossine si formano sia in campo che soprattutto in fase di stoccaggio e quindi possono essere presenti

anche nei silos.

Ne esistono più di 300 e tra le più importanti abbiamo:

• AFLATOSSINE

Tossine prodotte da vari generi di Aspergillus, soprattutto A.flavus, A. parasiticus e alcuni Penicilli

(penicillum).

I vegetali maggiormente interessati dai problemi delle aflatossine sono le arachidi e i semi oleosi, cereali

e i sottoprodotti della lavorazione di questi vegetali (es. farine e panelli).

Gli Aspergilli e Penicilli crescono a temperature di 36°-38°C e umidità elevata pari almeno all’85%.

Quando le temperature si abbassano i miceti si stressano producendo le aflatossine.

B , B , G , G ,

Le più comuni sono le il cui nome è dovuto dalla luce che assumono quando vengono

1 2 1 2

sottoposti alla fluorescenza della lampada (B = blu; G = green).

B2 e G2 rappresentano i derivati delle prime.

Esistono altre aflatossine di grande interesse, di cui sono stati identificati i tenori massimi che possono

essere presenti nei vari alimenti, che non vengono prodotte direttamente dai miceti ma sono metaboliti

delle altre aflatossine; in particolare le M e M sono metaboliti delle B che si formano per

1 2

metabolizzazione epatica e che vengono poi eliminate con il latte.

Tossicocinetica: s ono composti liposolubili, una volta ingerite vengono assorbite molto velocemente nei

monogastrici e più lentamente nei poligastrici; si legano alle proteine ematiche (albumine sieriche) e

vengono distribuite ai vari organi e tessuti, soprattutto concentrandosi a livello di fegato e rene.

A livello epatico si instaurano legami covalenti con il DNA e alcune macromolecole (enzimi, proteine) e si

che

hanno reazioni di bioattivazione: reazioni di epossidazione (fase I) che formano metaboliti vengono

escreti per via biliare, urinaria e mammaria (M , M ).

1 2

Alcuni metaboliti come l’aflatossina B epossido (bioattivata a partire dalla B ) sono molto più reattivi e

1 1

sono i responsabili dell’azione tossica.

Esiste una sensibilità di specie, NON TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALMENTE SENSIBILI ALLE

AFLATOSSICOSI.

I monogastrici sono generalmente più sensibili rispetto ai poligastrici, perché alcune reazioni di idrolisi

che avvengono a livello ruminale vanno a mitigare l’effetto delle tossine.

Le specie più sensibili sono i pesci di acqua dolce (in particolare la trota) dove già dopo pochi giorni

dall’assunzione di aflatossine si possono verificare neoplasie epatiche. Ai pesci seguono i volatili, in

particolare piccoli di anatra, tacchino e pollo, e tra i mammiferi coniglio, ratto, cane e suino.

Le specie più resistenti sono gli ovicaprini. 43 44

In generale ne risentono di più gli esemplari giovani rispetto agli adulti perchè hanno meno enzimi

biotrasformativi di fase II in grado di inattivare i composti e renderli più facilmente eliminabili, e quelli

carenti di GSH sono più sensibili.

GSH = glutatione composto che può essere addizionato ad alcuni xenobiotici per renderli più

facilmente eliminabile.

Tossicodinamica: i l principale effetto tossico delle aflatossine è la formazione di carcinomi epatici, ma di

poco interesse se riferiti ad animali da produzione. Quello che realmente interessa è che queste tossine

si legano alle macromolecole inibendo la sintesi del DNA per blocco della RNA polimerasi-DNA

dipendente, e quindi inibiscono la sintesi proteica alterando la crescita, la moltiplicazione ed il

metabolismo cellulare; l’animale produrrà meno e sarà più soggetto ad ammalarsi.

Sintomatologia: in caso di tossicità acuta si possono osservare depressione del sensorio, anoressia,

anemia, difficoltà respiratorie, gastro-enterite emorragica, melena, ematuria, presenza di micotossine

aflatossine sangue nel latte, petecchie sulle mucose apparenti. In sede di necroscopia sono visibili

emorragie a carico degli organi interni soprattutto fegato, stomaco, intestino, muscoli e sottocute.

Sono più frequenti i casi di tossicità cronica in cui i sintomi sono più subdoli ed essenzialmente dovuti alla

grave alterazione delle funzioni: anoressia, dimagramento, difficoltà di digestione, diminuzione delle

produzioni zootecniche. Le lesioni anatomo patologiche presenti sono riferibili a fenomeni degenerativi

di tipo cirrotico, occlusione dei dotti biliari, fibrosi periportale, carcinomi epatici.

I ruminanti sono decisamente meno sensibili rispetto alle altre specie per elevata capacità GSH

coniugante, per la diluizione e per la parziale demolizione ruminale.

• ZEARALENONE

È una tossina prodotta da muffe del genere Fusarium, in particolare F. roseum, moniliforme e tricinctum,

che parassitano substrati come mais, avena, orzo, grano ecc.

È un problema perché l’escursione termica che porta alla produzione di zearalenone è quella che

solitamente si configura alle nostre latitudini nelle mezze stagioni; servono temperature molto elevate

per la crescita del fungo e per la produzione di tossina temperature di 14-20°C.

Questo composto è abbastanza stabile e quindi le lavorazioni del substrato, insilamento o altri processi

industriali non la degradano.

Tossicocinetica: è una tossina molto liposolubile, con una struttura simil-steroidea, tende ad essere

facilmente assorbita passando rapidamente dal tubo gastroenterico al circolo dove viene poi distribuita

nei vari organi e tessuti; è in grado di legarsi ai recettori per gli estrogeni, prevalentemente presenti in

utero e ovaio oltre che in fegato, ipotalamo e ipofisi.

Anche in questo caso la tossina non agisce come tale ma in seguito a metabolizzazione epatica. Quando

raggiunge il fegato viene ridotta da enzimi presenti negli epatociti in due metaboliti (isomeri):

ß

α e zearalenolo. ß

L’α è molto più tossico del e quindi gli animali che trasformano lo zearalenone in α zearalenolo sono più

sensibili rispetto agli altri.

Tossicodinamica: l’alfa zearalenolo avendo una forma simile agli estrogeni si comporta in modo simile:

entra all’interno della cellula, si lega al recettore intracellulare, il complesso migra a livello di nucleo e

interagisce con il DNA portando ad una alterazione delle sintesi proteiche.

Si comporta esattamente come il 17betaestradiolo. Il 17betaestradiolo è un estrogeno è per tanto non

può essere dato agli animali di produzione zootecnica. Dato che la tossina si comporta come quest’ultimo

bisogna ben capire se si è in presenza di una intossicazione o di un comportamento fraudolento.

44 45

Sintomatologia: l suino è la specie più sensibile. Tra i sintomi ci sarà una comparsa di manifestazioni

i

estrali o dei quadri che ricordano una stimolazione estrogenica quindi edema della vulva, ipertrofia

mammaria e dei capezzoli, prolasso vaginale e la presenza di numerose secrezioni vaginali.

In seguito a ripetute somministrazioni di cibo contaminato possono comparire cisti ovariche soprattutto

follicoliniche.

Nel maschio questo tipo di stimolazione può portare a ingrossamento del prepuzio, dei capezzoli

(ginecomastia), arrivando i casi più gravi fino ad alterazione della spermatogenesi.

In questo caso abbiamo quindi sintomi patoniomonici ovvero specifici.

Nel bovino i casi sono più rari, ma anche in questa specie vengono riportati problemi a livello dell’apparato

riproduttore (es. vaginiti e anche aborti nel caso dei ruminanti).

Anche gli avicoli vengono attaccati da questa micotossina ma in maniera più lieve.

Sono state fatte delle ricerche in particolare sull’ ovodeposizione, ad esempio sullo spessore del guscio o

di altre componenti dell’uovo ma spesso non sono riscontrabili delle sintomatologie che possano

accentuare una qualche problematica.

Il problema delle micotossine è che solitamente quando una derrata è contaminata difficilmente è

contaminata da un solo tipo di micete, spesso sono presenti più tossine e di conseguenza più sintomi.

Per le aflatossine, principalmente la B nei mangimi e la M nel latte, la legge prevede dei tenori massimi

1 1

oltre i quali la derrata va eliminata.

Per le altre micotossine vengono previsti dei livelli di tolleranza che comunque non devono essere

superati.

• TRICOTECENI

In Piemonte le micotossine più diffuse sono i tricoteceni prodotti da funghi dei generi Fusaria,

Cefalosporia, Tricoderma e Stachybotris, anche in questo caso i substrati sono rappresentati da mais e

grano. Tra le principali micotossine di questo ceppo abbiamo la T2, il nivalenolo, il desossinivalenolo, il

diacetossiscirpenolo, vomitossina.

Sono prodotte da funghi ubiquitari, prediligono ambienti molto umidi e la produzione di tossina avviene

a temperature inferiori (4-10°C) rispetto a quelle ottimali per lo sviluppo dei miceti (20-22°C).

Tossicodinamica: hanno diverse azioni tossiche; alcune generiche altre un poco più specifiche.

Principalmente alterano la sintesi proteica colpendo soprattutto quei tessuti e quegli organi che hanno

un alto indice mitotico (epitelio intestinale e midollo osseo, milza, linfonodi).

Per quanto riguarda le azioni specifiche alcuni tricoteceni provocano dermatiti da contatto, quindi è facile

che in più animali ci siano delle zone del derma rovinate.

T2 e diacetossiscirpenolo sono teratogeni, embriotossici e immunosoppressivi.

La tossina T2 aumenta la permeabilità capillare ed è epatotossica (necrosi e diminuzione della

coagulabilità).

Sintomatologia: gli animali più sensibili sono i cavalli mentre i meno sensibili sono i ruminanti.

Sono rari i segni di tossicità acuta, mentre molto più presenti i casi di tossicità cronica (anoressia, viene

colpita la milza, midollo, ecc). La sindrome della “necrosi della coda dei vitelli” è tipicamente associata ai

tricoteceni. 45 46

• OCRATOSSINE

Prodotte da Aspergillus ocratus a da Penicillium viridicatum. La specie più sensibile è il suino che

manifesta una sindrome definita “nefropatia micotossica” e l’organo bersaglio è il rene.

È un inibitore della carbossilpeptidasi, inibisce la sintesi proteica e i processi di divisione, metabolismo

e struttura cellulari. Alla sua azione sono particolarmente sensibili gli epiteli e la tossicità è più marcata

a carico dell’epitelio dei tubuli renali (nefropatia) dei dotti biliari (colestasi) e del fegato.

A differenza delle altre micotossicosi è più frequente osservare casi di intossicazione acuta:

I sintomi sono anoressia, polidipsia, coliche addominali, diarrea, edemi sottocutanei.

METALLI

Si tratta di sostanze molto spesso estranee all’organismo che tendono ad essere accumulate in

determinati organi e/o tessuti e a dare tossicosi in seguito a massiva liberazione.

Spesso gli animali selvatici fungono da sentinelle per determinare il grado di esposizione.

Per alcuni composti quali piombo, mercurio, cadmio (veri e propri xenobiotici) la tossicosi è dovuta ad

inquinamento ambientale; in altri casi quali ferro e rame si può trattare di tossicosi dovute a trattamento

(es integrazione ferro suinetti).

Piombo

Gli animali possono introdurre Pb nel loro organismo attraverso la via orale o, meno frequentemente,

tramite la via inalatoria e, nel caso dei composti organici, per via cutanea.

Le fonti che possono determinare intossicazione da piombo sono molteplici:

- Vernici e coloranti impiegati per preservazione delle infrastrutture degli allevamenti (Pb nelle vernici

può essere sotto forma di Pb rosso, Pb bianco, Pb solfato o cromato), soprattutto per bovini.

- Rifiuti industriali (accumulatori, materie plastiche, cantieri edili) scaricati sui pascoli.

- Inquinamento delle falde usate per l’acqua di abbeverata, limitatamente a sali solubili di Pb

(soprattutto volatili, selvaggina aviforme e animali in allevamento).

- L’inquimanento dei pascoli e delle foraggere per “fall out” proveniente da scarichi industriali

(fonderie, colorifici) o da scarichi di aiutoveicoli con motore a scoppio.

- Inquinamento proveniente da abuso di insetticidi contenenti arseniato di Pb (utilizzo illegale).

Il Pb si accumula nell’organismo e l’esposizione ripetuta a piccole quantità può indurre tossicosi. Non

esistono differenze sostanziali di sensibilità fra le specie, ma l’incidenza delle intossicazioni varia a

seconda delle abitudini alimentari. Gli animali più facilmente colpiti sono nell’ ordine: bovini – equini –

volatili – cani. Meno colpiti suini caprini e volatili da cortile (pollo) e i soggetti giovani sono più sensibili

degli adulti.

L’organismo accumula fino a determinati livelli, successivamente condizioni di stress, gravidanza, cattiva

nutrizione, parassitosi possono agire come cause predisponenti e/o aggravanti la tossicosi.

I derivati organici del Pb (pb tetraetile, tetrametile) sono rapidamente assorbiti anche dalla cute integra.

DL: 50- 600 mg/Kg nel vitello

DL: 600- 800 mg/Kg nel bovino adulto (50-100 g totali)

DL: 10- 25 g totali nel cane

Generalmente i sali di Pb sono poco solubili e quindi poco assorbibili.

I composti organici (Pb tetraetile, tetrametile) sono assorbiti rapidamente da tutte le vie compresa la

cute.

Nell’ambiente gastrico avvengono delle biotrasformazioni e il composto tende ad essere trasformato in

cloruri di Pb molto solubili. 46 47

Nell’ambiente enterico la presenza di H2S provoca la formazione di solfuri di Pb, poco solubili quindi

scarsamente assorbibili.Solo l’1-2% di tutto il Pb introdotto per via viene assorbito dal tratto

gastrointesterico; la quota restante è di solito eliminata per via fecale.

In circolo il Pb si lega agli eritrociti, in parte alle albumine ed in minima parte rimane libero.

Il Pb non è soggetto a meccanismi di regolazione omeostatica, quindi tende ad accumularsi a livello di:

- FEGATO: stimola la sintesi di proteine ricche di gruppi sulfidrilici, METALLOTIONEINE, dalle quali viene

legato (legame labile di tipo protettivo).

- RENE: si lega alle cellule della corticale e dell’endotelio vasale.

- OSSA: circa il 98% del Pb assorbito si deposita sotto forma di trifosfato di Pb. In caso di stress,

gravidanza ecc, può verificarsi mobilizzazione massiva.

Il Pb è poi in grado di attraversare tutte le barriere (placentare, ematoencefalica ecc).

Azioni tossiche

La principale azione tossica del Pb, che si manifesta come effetto sub-acuto cronico, è l’inibizione della

sintesi dell’EME. Inibisce la catena biosintetica di sintesi a diversi livelli stimolandone altri, generando una

ridotta sintesi di EME e un aumento dei precursori; questo provoca anemia negli animali. L’anemia da

piombo viene comunemente chiamata “anemia saturnina”.

Essendo in grado di attraversare la membrana ematoencefalica, a carico del SNC provoca la rottura delle

membrane lisosomiali determinando l’aumento della fosfatasi acida a livello citoplasmatico e danno

cellulare; può provocare vasculopatia e demielinizzazione dei nervi periferici, soprattutto motori.

Ha poi azione immuno-depressiva, di non grave entità.

Sintomatologia

I primi sintomi sono spesso rappresentati da depressione e anoresia. In generale comunque i sintomi

variano a seconda della specie:

Nel bovino prevalgono sintomi nervosi, con nistagmo rotatorio, barcollamenti ed andatura incoordinata,

cecità apparente, crisi depressive, dolorabilità addominale. La morte segue una crisi eccitativa. Nella

forma cronica si ha depressione del sensorio, astenia, anoressia, atonia ruminale, grave anemia.

Nel cavallo prevalgono sintomi a carico dei nervi periferici con debolezza muscolare e corneggio laringeo,

inoltre dimagramento, cachessia, dolori colici e diarrea.

Nei carnivori, più tipicamente, i sintomi sono di tipo gastrointersinale (anoressia, vomito, dolori colici,

diarrea alternata a stipsi).

Gli strumenti diagnostici sono quelli di eseguire qualora possibile un’accurata indagine anamnestica, la

presenza di lesioni anatomo- patologiche aspecifiche come edema cerebrale, congestione, petecchie,

focolai malacici. La presenza di numerosi eritrociti immaturi circolanti è sintomo patognomonico di

intossicazione sub- acuta / cronica.

È possibile un’eventuale valutazione dei livelli plasmatici ed urinari di delta-ala (diagnosi indiretta e

aspecifica).

MISURAZIONE DEI LIVELLI DI Pb:

- sangue: normale fino a 0.25 ppm;

- feci : normale fino a 35 ppm;

- fegato : normale fino A 3 ppm;

- rene : normale fino a 10 ppm;

I livelli di Pb non sono però indicativi della gravità della tossicosi.

Reperto istologico: corpi inclusi intranucleari acidofili nelle cellule epatiche e renali.

47 48

Mercurio

È sottoposto ad un ciclo biogeochimico, può essere facilmente scambiato tra le varie fasi di acqua, aria e

suolo, e durante i vari passaggi subisce delle reazioni biotrasformative entrando poi nella catena

alimentare. Può giungere nelle acque dove i microrganismi bentonici aggiungono gruppi metilici, le

sostanze ora estremamente liposolubili riescono a risalire la catena alimentre.

La principale fonte di intossicazione da mercurio è legata all’inquinamento industriale, poiché da sempre

impiegato in numerosi elementi e prodotti.

Tutte le fasi organiche e gli organismi viventi tendono ad accumulare Hg sotto forma di composti

inorganici o inorganici. Vi è una differenza di tossicità tra questi composti: sono i composti organici a

determinare maggiormente il rischio di intossicazione, quali metilHg e fenilHg.

I composti inorganici hanno soprattutto azione nefrotossica accumulandosi e provocandosi necrosi; i

composti organici attraversano invece tutte le barriere e possono provocare lesioni a livello del SNC,

anche a livello del feto.

Anche la cinetica è differenziata a seconda che si parli di composti organici o inorganici.

Hg inorganico causa: →

- sindrome gastroenterica irritazione, vomito, diarrea, ulcerazioni, emorragie.

- Sindrome renale→ necrosi tubulare, insufficienza renale, blocco, (sindrome uremica).

I derivati organici causano prevalentemente lesioni degenerativo necrotiche a carico del SNC mentre le

lesioni renali e gastro-enteriche sono più lievi.

Negli animali domestici la sintomatologia è essenzialmente riferibile a casi di intossicazione cronica con

sintomi gastroenterici o nervosi. I casi di intossicazione acuta sono dovuti quasi esclusivamente ai

composti organici e riferiscono sintomi diversi a seconda della specie.

Nei bovini si hanno sintomi nervosi eccitativi, incoordinazione dei movimenti, difficoltà di deambulazione,

convulsioni, opistotono.

Nei suini sintomi nervosi depressivi, abbattimento del sensorio, apatia, associati a diminuito incremento

ponderale, tosse, scolo nasale, difficoltà respiratorie.

In ovicaprini sintomi gastroenterici, anoressia, coliche, atonia ruminale, diarrea, dimagramento,

barcollamenti.

Nelle varie derrate a consumo umano esistono dei valori massimi di Pb.

FERRO

Il Fe è il tipico esempio di contaminante che viene spesso somministrato direttamente, e non si tratta

quindi di un contaminante ambientale.

È un oligoelemento essenziale, componente delle emoproteine dei mammiferi (emoglobina, mioglobina

citocromi, ecc). La carenza di Fe determina scarso accrescimento, diminuzione delle produzioni, anemia

in tutte le specie e viene quindi considerata fattore negativo in allevamento intensivo (ad esclusione del

vitello da latte) ed evitata ricorrendo ad integrazione.

Essenzialmente interessa l’intossicazione che si verifica nel suinetto in seguito alla somministrazione

routinaria di sali organici di Fe (Fe-destrano, Fe-maltosio Fe-saccarato).

Vengono iniettati 100-150 mg intramuscolo al 2-3° gg di vita.

Più raramente possono verificarsi casi di intossicazione in seguito ad assunzioni per via orale in altre specie

o per errata integrazione alimentare o assunzione accidentale di elevate dosi di sali di Fe.

I suinetti partoriti da scrofa con carenze dei sintemi antiossidanti (Se-Vit.E-Vit.C) risultano già

naturalmente predisposti alla tossicosi. Tale carenza può essere aggravata da diete prive di tocoferoli e

se oppure ricche di acidi grassi polinsaturi (che possono irrancidire x non adeguata conservazione)

determinando un consumo massivo di anti-ossidanti nella scrofa (carenza secondaria che si trasmette al

suinetto). 48


PAGINE

50

PESO

1.07 MB

AUTORE

mango13

PUBBLICATO

4 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Formulazioni farmaceutiche, vie di somministrazione/assunzione di farmaci e xenobiotici, farmacocinetica, farmacodinamica, fattori che modificano la risposta ai farmaci e alle sostanze tossiche. Riferimenti legislativi. Residui e limiti massimi residuali. Tossicità acuta e cronica. Fonti di intossicazione, tossicocinetica e tossicodinamica di alcuni inquinanti ambientali, micotossine, intossicazioni da urea, intossicazione da metalli


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Produzione e gestione degli animali in allevamento e selvatici
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mango13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Argomenti di sanità animale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Odore Rosangela.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in produzione e gestione degli animali in allevamento e selvatici

Monitoraggio dello stato sanitario degli storioni in allevamento in Piemonte e Lombardia
Tesi
Genetica generale
Appunto
Fisiologia degli animali domestici
Appunto