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Farmacologia

Farmaci odontoiatrici

  • Categoria di farmaci FANS: farmaci antinfiammatori non steroidei (simili all'aspirina, hanno un meccanismo d'azione simile; antidolorifici/antinfiammatori)
  • Antibiotici – con precisa ricettazione
  • Anestetici locali
  • Cortisonici – impiegati nelle urgenze
  • Disinfettanti, collutori

Farmacocinetica

  • Assorbimento
  • Distribuzione
  • Metabolismo ed eliminazione

Parte della farmacologia che si occupa dei principi generali: somministrazione ed il loro destino una volta introdotti nel corpo.

Introdurre: in cosa consiste la somministrazione per avere un effetto sistemico? La sua azione non si svolge localmente, ma si ha effetti a distanza. Ciò avviene ad esempio per deglutizione: viene assorbito e agisce poi in un punto preciso per via ematica. Il collutorio invece agisce ad azione topica, locale.

La via di somministrazione è il fattore che influenza maggiormente l'assorbimento, ossia il modo che si sceglie per far penetrare il farmaco nell'organismo. Il medico ed il farmacologo scelgono fra le diverse vie di somministrazione a seconda delle caratteristiche chimico-fisiche del farmaco (liposolubilità o idrosolubilità), della velocità con cui vogliono che esso venga assorbito (assorbimento più rapido per le vie parenterali, più lento per quelle enterali) e della velocità con cui vogliono che il farmaco venga metabolizzato ed eliminato.

Modi di somministrazione

  • Locale, topico (no assorbimento sistemico)
  • Sistemico con assorbimento

Mod. Sistemica:

  • Vie Enterali: via orale / rettale
  • Vie Parenterali: via iniettiva (sottocutanee, endovena, intramuscolo)
  • Via Transdermica: cerotti per farmaci che sono piccole molecole lipofile

La terapia sistemica: il farmaco deve essere assorbito, presente nella circolazione sanguigna-ematica. Se il farmaco ha elevata tossicità, può esplicare la sua azione non solo sul posto desiderato, ma anche dove non si vuole, a seconda del livello di tossicità. Con la medicazione locale si evita la tossicità sistemica.

La somministrazione di antibiotici ha effetti collaterali che riguarda tutti i batteri del nostro corpo; i farmaci inducono una resistenza modificando la flora batterica.

Via di passaggio attraverso le pareti biologiche (plasma-membrana, assimilabile alla membrana cellulare); i farmaci perciò non devono essere carichi. Più piccoli e più liposolubili sono, più velocemente verranno assorbiti. Alcuni farmaci nello stomaco si polarizzano a causa dell'acidità e non possono oltrepassare la barriera. Perciò il farmaco deve resistere all'ambiente acido.

Perciò un farmaco può essere somministrato per via orale se è resistente all'acido, non si polarizza e non viene distrutto dal fegato. Se presenta queste caratteristiche, dopo la somministrazione si presenterà sufficientemente biodisponibile al 90-95%. Tale è la percentuale di farmaco che arriverà in forma attiva nella circolazione sistemica, dunque disponibile per l'azione terapeutica.

Biodisponibilità del 100% sono con somministrazione per via endovenosa, tutte le altre vie di somministrazione hanno una biodisponibilità < 100%.

I FANS ad esempio presentano tutti questi requisiti: sono farmaci acidi e poco metabolizzati. Devono esser presi però a stomaco pieno, perché gastrolesivi (irritano la parete dello stomaco).

Alcuni farmaci vengono trasformati, diventando idrosolubili; altri farmaci hanno un carattere di liposolubilità elevato (PM elevato). La loro via di eliminazione sarà intestinale (riassorbimento - si raccoglie nella bile che ha una connessione con l'intestino passando dal coledoco, dopodiché eliminato per via rettale con le feci).

Paracetamolo: Tachipirina: antinfiammatorio sempre per via orale; deglutizione (esofago) allo stomaco, dove può esserci o meno del cibo. Perché lo stomaco si svuoti ci vogliono circa 2 ore. Poi si scioglie, entra in soluzione (ph= 2-3) passando al suo stato molecolare fino ad arrivare al duodeno dove avviene il massimo assorbimento grazie alla presenza dei microvilli. I microvilli sono composti da cellule colonnari, piene di enzimi. Il farmaco passa, si affonda nella parete e incontra i capillari che irrorano la parete dell'intestino; si tratta del Sistema mesenterico che continua poi nella vena porta. Perciò ciò che viene assorbito passa poi tramite la vena porta al fegato, organo che ha la possibilità di trasformare le sostanze ovvero deputato al metabolismo dei farmaci ed in generale (trasformazione di sostanze nutritizie).

L'epatocita è ricco di sistemi enzimatici, con cui tramite reazioni chimiche trasforma i farmaci inattivandoli. Un farmaco per esercitare un'azione a distanza deve poter uscire dal fegato. Il fegato si interpone perciò tra sistema gastroenterico e sistema circolare; tutto ciò che viene assorbito passa per il fegato, deputato al metabolismo. I farmaci vengono modificati-inattivati ovvero resi (attraverso reazioni chimiche) più idrosolubili. Le molecole del farmaco devono essere adattate all'eliminazione renale; devono essere idrosolubili (urina=H2O). Il farmaco viene poi escreto dal fegato attraverso i dotti biliari e rimesso così nel tenue, dove è parzialmente riassorbito. Il circolo entero-epatico prolunga la permanenza del farmaco nell'organismo e la sua durata d'azione, condizionando così la sua biodisponibilità.

Metabolismo

Il termine metabolismo significa "trasformazione". Per il metabolismo dei farmaci intendiamo le bio-trasformazioni a cui vanno incontro i farmaci nell'organismo. Molti dei farmaci che assumiamo non sono del tutto solubili in acqua. Il metabolismo fa si che divengano solubili, per poi essere eliminati nelle urine.

Le caratteristiche lipofile, che promuovono il passaggio dei farmaci attraverso le membrane biologiche e il conseguente accesso ai siti d'azione, ostacolano la loro eliminazione dall'organismo. La biotrasformazione ha un'importanza fondamentale per la cessazione della loro attività biologica e per l'eliminazione dall'organismo. Generalmente le reazioni di biotrasformazione danno origine a composti più polari, metaboliti inattivi che vengono più facilmente escreti dall'organismo.

Il metabolismo di un farmaco è un insieme di processi che tende all’inattivazione del principio attivo. Essi possono avvenire in diversi organi, ma quello principale è il fegato.

Perché il farmaco viene inattivato? L’organismo individua la molecola introdotta come estranea, come qualcosa di diverso dal proprio patrimonio di molecole, quindi la vuole eliminare. Tuttavia, non sempre questi processi portano a una molecola inattiva. Succede, in alcuni casi, che il metabolita (il prodotto del metabolismo) sia addirittura più potente del farmaco originario. Oppure sia attivo su altri organi rispetto al bersaglio della terapia. Queste proprietà vengono addirittura sfruttate, in alcuni casi: viene somministrato un farmaco inattivo (detto profarmaco) che, grazie alle reazioni metaboliche, viene reso attivo.

La biotrasformazione dei farmaci avviene principalmente a livello del fegato, dove enzimi del reticolo endoplasmatico e dei mitocondri (cioè di strutture subcellulari) trasformano il farmaco in un prodotto più solubile nei liquidi. Il più importante complesso di enzimi deputati al metabolismo dei farmaci è la famiglia del citocromo p450. I citocromi e la loro attività sono geneticamente determinati, questo spiega perché ogni individuo metabolizza il farmaco in modo peculiare e anche perché talvolta alcuni effetti collaterali dovuti all’accumulo delle sostanze o al modo con cui vengono eliminate compaiono solo quando i farmaci sono usati da molte persone, cioè dopo la loro commercializzazione.

Eliminazione

L'eliminazione è la quarta ed ultima fase della farmacocinetica, e descrive tutti quei processi mirati all'escrezione del farmaco, o del suo metabolita, dall'organismo. Le possibili vie di eliminazione si dividono in:

  • Principali: espressamente costituite a questo scopo, sono costituite a loro volta dalle vie:
    • Renale: è quella maggiormente utilizzata, ma solo per le sostanze idrosolubili, che vengono filtrate dai capillari ed eliminate con le urine.
    • Circoloepatica: alcuni metaboliti non idrosolubili vengono direttamente immessi nel biliare, da cui giungono nell'intestino e vengono eliminati con le feci.

I farmaci hanno tempi di eliminazione diversi a seconda della loro struttura. L'amoxicillina ad es. viene eliminata tutta in 4 ore, mentre altri giorni. Ciò dipende dalla loro diversa struttura chimica. Più sono idrosolubili prima vengono eliminati, ma avranno enormi difficoltà ad essere assorbiti per via orale. Chi ha deficit funzionali di funzionalità epatica-renale (epatite acuta, cirrosi, insufficienza renale) avranno difficoltà, rallentamenti a livello di eliminazione. Ciò prolunga la presenza del farmaco nel corpo e la sua tossicità.

Amoxicillina: penicillina con scarsa tossicità.

Altri antibiotici: alta tossicità in funzione alla dose.

I farmaci odontoiatrici sono detti di monoterapia, perché assunti 1 o due volte, per una terapia analgesica o antinfiammatoria. Non ci sono terapie croniche (7-10 gg). L'effetto analgesico dura per un tempo in relazione al tempo della sua eliminazione; finché si trova nel sangue in una quantità sufficiente.

Le modalità di eliminazione possono essere diverse e richiedere diversi tempi.

Qual è il parametro che definisce i tempi di eliminazione del farmaco? L'emivita. Farmaci che hanno un'emivita (tempo di dimezzamento) breve (30') o 3-4-24h. Il tempo di emivita è il tempo necessario perché la concentrazione plasmatica del farmaco nel sangue si dimezzi. Man mano che la sua concentrazione diminuisce il suo effetto terapeutico diminuirà. L'effetto del farmaco è dose dipendente (dalla posologia) e dalla sua concentrazione plasmatica.

Mal di denti: 500mg di paracetamolo non sono sufficienti! Ma 1gr ogni 6 ore!

Per quanto tempo permane il farmaco nel corpo? Un tempo pari a 5 emivite. Se ad esempio il tempo di emivita di un farmaco è di 1 ora:

  • 1 ora - 50%
  • 2 ore - 25%
  • 3 ore - 12%
  • 4 ore - 6%
  • 5 ore - 3%

Azione terapeutica entro quanto? Entro 30-40' (più rapido con stomaco vuoto). Ciò vuol dire che in quel periodo il farmaco è presente nel sangue in quantità alla quale può esercitare la sua azione.

Ciascuna di queste tappe può limitare la quota di farmaco in grado di distribuirsi nel corpo del paziente: questo concetto viene espresso col termine di biodisponibilità orale che definisce la percentuale della dose somministrata che effettivamente entra nella circolazione sistemica ed è in grado di distribuirsi a tutto l'organismo. La biodisponibilità orale e la velocità dell'assorbimento possono mutare in relazione allo stato funzionale dell'apparato digerente, allo stato fisico e alla composizione del contenuto, alla velocità di transito attraverso stomaco e piccolo intestino, all'attività della flora intestinale e all'eventuale metabolizzazione del farmaco da parte del fegato.

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Scienze biologiche BIO/14 Farmacologia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vanegon di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Farmacologia generale e farmacotossicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Debetto Patrizia.
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