FARMACOLOGIA e FARMACOTERAPIA
APPROPRIATEZZA TERAPEUTICA, ADERENZA ALLA TERAPIA ED EFFETTI DEI
FARMACI
Per la nostra Farmacopea Ufficiale il farmaco è: “ogni sostanza o composizione
presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane e
animali allo scopo di stabilire una diagnosi o di ripristinare, correggere o modificare
funzioni organiche dell’uomo o dell’animale”.
Per avere un riferimento giuridico vale la pena di richiamare la definizione data in Italia
dall’articolo 1 del D. Lgs. 219/06 che recepisce una direttiva europea (2001/83/CE e
successive modifiche) e fornisce la definizione di prodotto medicinale, che secondo la
legge italiana è:
1. ogni sostanza o associazione di sostanze presentata come avente proprietà
curative o profilattiche delle malattie umane;
2. ogni sostanza o associazione di sostanze che può essere utilizzata sull’uomo o
somministrata all’uomo allo scopo di ripristinare, correggere o modificare
funzioni fisiologiche, esercitando un’azione farmacologica, immunologica o
metabolica, ovvero di stabilire una diagnosi medica.
I farmaci si classificano in:
SINTOMATICI (agiscono sui sintomi della malattia, per es. antinfluenzali);
CAUSALI O EZIOLOGICI (agiscono sulla causa della malattia, per es.
antibiotici);
PATOGENETICI (agiscono sui meccanismi della malattia, per es. antipertensivi,
antiaritmici);
SOSTITUTIVI (ripristinano funzioni dell’organismo alterate dalla malattia, per
es. insulina).
Bisogna fare distinzione tra MEDICINA CURATIVA e MEDICINA PREVENTIVA.
medicina curativa
La si occupa di ripristinare lo stato di salute negli individui
affetti da una malattia con l’intendimento di eliminare, o almeno di limitare, la
malattia stessa rendendone sopportabili i sintomi disagevoli.
medicina preventiva
La è rivolta a mantenere lo stato di salute.
La definizione di salute data dall’OMS riporta: “la salute è uno stato di completo
benessere fisico, psichico e sociale e non la semplice assenza di malattia o infermità”.
Pertanto, uno degli scopi della medicina preventiva è quello di precorrere l’instaurarsi
dello stato di malattia. L’altro è quello di promuovere lo stato di salute nel senso di
consentire alle persone di esercitare un maggior controllo sulla propria salute e di
migliorarla.
Nella medicina preventiva si possono distinguere la prevenzione primaria, secondaria
e terziaria.
1) La prevenzione primaria si attua per evitare che l’evento morboso si verifichi.
È rivolta a ridurre l’incidenza (comparsa di nuovi casi) della malattia (es.
vaccini). 1
2) La prevenzione secondaria è attuata in genere in quei soggetti nei quali
l’evento morboso si è già verificato ed è stato curato: essa è finalizzata a ridurre
il rischio che l’evento si ripresenti. La prevenzione secondaria ha anche il fine di
fermare o rallentare la progressione di una malattia, correggendo le condizioni
di rischio o di stati patologici in fase preclinica in persone apparentemente sane.
3) La prevenzione terziaria o riabilitazione è attuata in buona parte delle
malattie croniche che mostrano tendenza alla progressione e alla invalidità. È
rivolta quindi ad arginare le complicanze della malattia e a gestire le disabilità
funzionali conseguenti a uno stato patologico.
APPROPRIATEZZA PRESCRITTIVA
et al. et al.
Secondo Brook e Park è appropriata quella prescrizione in cui: “il beneficio
atteso (inteso come aumento della sopravvivenza, riduzione del dolore, miglioramento
delle capacità funzionali) supera con un margine sufficientemente ampio (rapporto
rischio/beneficio, nessun farmaco è privo di effetti collaterali) le attese conseguenze
negative (mortalità, morbilitàà̀, ansia pre-procedurale, dolore post-procedurale, errata
diagnosi, tempo di assenza dal lavoro)”.
Tutto ciò ha portato dapprima a sviluppare i criteri di RAND e quindi, in via
retrospettiva, a valutare se le procedure fossero appropriate. Applicando questi criteri
divenne presto evidente che molte procedure non erano assolutamente correlate con i
livelli di appropriatezza e che il sottoutilizzo o il sovra-utilizzo delle procedure poteva
essere presente contemporaneamente nella stessa area geografica.
Secondo il Royal College of Physicians inglese, la difficoltà nella corretta scelta di un
farmaco può essere legata ad aspetti sia clinici sia non clinici. Tra quelli clinici è
opportuno ricordare:
inadeguata valutazione clinica che porta a errata diagnosi;
difficoltà di raccogliere tutte le informazioni su precedenti terapie (inclusi gli
OTC e le terapie complementari);
difficoltà nel conoscere e riconoscere tutte le possibili importanti interazioni
(incluse le ADR: adverse drug reaction = reazione avversa al farmaco);
impossibilità di reperire informazioni adeguate su eventuali precedenti ADR;
outcome
difficoltà nel valutare gli (nel caso dell’ipertensione rappresenta la
normalizzazione della pressione);
incomplete conoscenze farmacocinetiche (movimento del farmaco
nell’organismo) e farmacodinamiche (meccanismo d’azione del farmaco).
Tra gli aspetti non clinici, bisogna tenere presente:
difficoltà a tenere il passo con l’evoluzione della farmacologia clinica e della
terapia (aggiornamento);
difficoltà a tenere il passo con i dati che emergono in letteratura (reperimento
delle informazioni);
opinioni personali (o ambientali/contestuali) verso evidenze scientifiche;
invecchiamento del medico;
riduzione dei costi.
Criteri relativi all’appropriatezza prescrittiva:
- Ci sono in questo paziente i fattori che possono accentuare o ridurre l’effetto del
farmaco, o che lo espongono a eventi avversi? Se la metabolizzazione e
l’eliminazione viene ridotta si ha accumulo del farmaco, si passa quindi
all’effetto tossico del farmaco (non si è tenuto conto dell’insufficienza epatica).
2
- La dose è corretta? La dose dipende dal paziente e viene decisa dal medico
- La posologia è accettabilmente semplice e le istruzioni date al paziente sono
corrette e possono essere facilmente seguite?
- Ci sono interazioni trai farmaci prescritti? Un calcio antagonista ed un beta-
bloccante sull’attività cardiaca; i meccanismi si sommano e si crea un effetto
depressivo della funzione cardiaca che può causare anche la morte
- In un paziente con comorbilità (ad esempio curare il diabete in un paziente che
soffre di ipercolesterolemia), ci sono interazioni tra i farmaci prescritti per una
malattia e le malattie associate?
- La durata della terapia è corretta e accettabile?
- Il farmaco scelto è meno costoso di altri egualmente utili? Il medico deve
scegliere il farmaco che costa meno per far risparmiare il SSN
Modello di come l’appropriatezza terapeutica è ancora insufficiente nel nostro Paese.
La prima colonna rappresenta il numero di pazienti che fanno un uso inappropriato
degli antibiotici. L’analisi per genere è similare, mentre l’analisi per età vede un picco
del 50% tra i 66-75 anni per poi crollare oltre gli anziani di 75 anni.
C’è una buona percentuale di casi in cui si somministrano in modo inappropriato gli
antibiotici.
Istogrammi dell’uso inappropriato
dei farmaci in genere nei vari
Paesi.
ADERENZA ALLA TERAPIA (cronica)
Sorprendentemente le terapie, pur essendo appropriate e basate sull’evidenza, spesso
non riescono a ottenere il risultato atteso a causa di un fattore dipendente dai pazienti
e noto da poche decadi come “mancata aderenza al trattamento”. Per “aderenza (o
compliance) al trattamento” si intende quanto il paziente assume i farmaci seguendo
le raccomandazioni associate a una prescrizione. Il termine “aderenza” viene oggi
compliance,
preferito da molti operatori sanitari al termine in quanto quest’ultimo
suggerisce un approccio del paziente piùà̀ passivo rispetto a un determinato piano
terapeutico. Va poi distinta l’aderenza dalla persistenza. Generalmente ci si riferisce
all’aderenza quando il paziente aderisce a un regime terapeutico prescritto dal proprio
medico, mentre il termine persistenza specifica implicitamente il mantenimento nel
tempo di una terapia farmacologica.
Per misurare l’aderenza (o la persistenza) sono disponibili alcuni metodi che possono
essere suddivisi in diretti e indiretti.
I metodi diretti consistono nella misurazione dei metaboliti dei farmaci nel
sangue e nelle urine e/o nella determinazione di marker specifici che stimano la
concentrazione plasmatica del farmaco.
Nei metodi indiretti l’aderenza viene stimata attraverso un’adeguata
conoscenza del profilo prescrittivo di un soggetto. Tali stime possono essere
ottenute richiedendo al paziente di trascrivere su un questionario o diario clinico
follow-
tutti i farmaci assunti in un dato periodo (nel passato e/o nel corso del
3
up) o utilizzando i database delle prescrizioni farmaceutiche → limitatezza dello
strumento
Fattori legati al paziente
Una corretta aderenza è di certo influenzata sia dal valore che gli individui
attribuiscono al trattamento sia dalla motivazione a seguirlo. È stato osservato, per
esempio, che l’aderenza dei pazienti alla terapia è minore se il rischio per la salute del
soggetto non è immediato, se è assente una sintomatologia su cui la prescrizione
abbia un effetto positivo rapidamente avvertibile (i sintomi devono essere
sufficientemente significativi da far avvertire la necessità della terapia, soprattutto se
sono percepiti come acuti e trattabili), se le prescrizioni richiedono modificazioni dello
stile di vita e se la terapia deve essere seguita a tempo indeterminato.
Fattori legati al tipo di trattamento
L’aderenza al trattamento dipende anche dalle caratteristiche intrinseche della terapia
e dalla sua complessitàà̀ (numero di farmaci, quantità di dosi, modalità di assunzione),
dalla durata, dalla rapidità dell’effetto sulla patologia e dall’eventuale insorgenza di
effetti collaterali. In particolare la scarsa aderenza può essere dovuta a una serie di
motivazioni strettamente legate al trattamento: per esempio, un’errata interpretazione
della prescrizione può essere dovuta al fatto che risulta talvolta complicato ricordare il
giorno esatto di assunzione (in particolare quando si tratta di somministrazioni
settimanali o mensili).
Fattori legati agli operatori sanitari
Il medico prescrittore rappresenta un altro elemento determinante nel produrre effetti
positivi sul paziente. È stato osservato che l’uso di piani terapeutici troppo complessi,
l’incapacità di spiegare gli effetti benefici dei vari farmaci in rapporto ai possibili effetti
avversi, in particolare nel trattamento di patologie asintomatiche, e una scarsa
considerazione dello stile di vita del paziente, sono tutti fattori che sembrano
influenzare l’aderenza.
Fattori legati alle strutture del sistema sanitario
Diverse ricerche attribuiscono all’organizzazione del sistema sanitario e dei percorsi di
cura un ruolo fondamentale nel comportamento terapeutico del paziente. Nell’ambito
delle strutture sanitarie sono presenti molte barriere, che devono essere
assolutamente migliorate per ottenere il massimo beneficio terapeutico. Per esempio
l’accesso alle strutture sanitarie è spesso limitato da tempi lunghi per le prenotazioni e
lunghe file di attesa nelle visite, orari inadeguati degli appuntamenti fissati e di
apertura degli ambulatori. Ciò crea molte difficoltà e disagi soprattutto per i pazienti
che lavorano, per esempio nella richiesta di congedo per malattia per effettuare il
trattamento, ma anche per i soggetti anziani che necessitano di essere accompagnati.
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FARMACI ATTIVI sulle FUNZIONI REGOLATE DAL SISTEMA
NERVOSO AUTONOMO PARASIMPATICO e FARMACI CHE
AGISCONO A LIVELLO DELLA PLACCA NEUROMUSCOLARE
Il SNA (o vegetativo) presiede alle funzioni degli organi e regola le funzioni autonome
dalla nostra volontà. A sua volta è composto da due grandi branche: SISTEMA
NERVOSO COLINERGICO o parasimpatico ed il SISTEMA NERVOSO ADRENERGICO o
simpatico. Le due vie si integrano e portano l’informazione dal SNC agli organi
effettori. Entrambi i sistemi sono presenti praticamente in tutti gli organi e, molto
spesso, hanno funzioni opposte. Se ci sono delle situazioni patologiche uno dei due
sistemi si altera e non si ha più lo stato di equilibrio. Dal punto di vista anatomico sono
formati da una parte centrale (SNC) ed una parte che corrisponde al SNP. I due sistemi
hanno delle fibre nervose che arrivano, dal SNC, agli organi effettori, e non tutte le
fibre arrivano direttamente all’organo effettore; le uniche che arrivano sono quelle del
sistema somatico. Quando si parla di SNA (organi) le fibre non sono intere, in quanto si
interrompono a livello di un ganglio dove è presente una sinapsi. Un’altra sinapsi sarà
presente a livello dell’organo effettore. Queste sinapsi prevedono l’intervento di un
neurotrasmettitore; quelli coinvolti sono: ACETILCOLINA per il SN parasimpatico e la
NORADRENALINA e ADRENALINA per il SN simpatico. L’acetilcolina ha un’altra
importantissima implicazione poiché è il neurotrasmettitore di entrambi i gangli dei
due sistemi. È anche il neurotrasmettitore coinvolto nella sinapsi del sistema somatico
(a livello muscolare). Il SN parasimpatico ha come unico neurotrasmettitore
l’acetilcolina; mentre il SN simpatico utilizza l’acetilcolina a livello del ganglio e
noradrenalina e adrenalina a livello delle terminazioni nervose.
I nostri organi periferici sono innervati da fibre nervose specializzate nella loro
regolazione, quindi c’è un sistema di equilibrio tra attivazione e inibizione delle
funzioni periferiche. La regolazione avviene in maniera autonoma, quindi indipendente
dalla nostra volontà. Ad esempio la funzione digestiva: se non si introduce del cibo non
si ha l’avvio della secrezione di acido. Anche nel caso della funzione bronchiale dove si
ha broncodilatazione e broncocostrizione.
Le fibre nervose sono organizzare da avere un corpo cellulare, un assone e delle
terminazioni. I neurotrasmettitori devono raggiungere dei recettori, quindi si ha una
correlazione tra il neurone che libera il neurotrasmettitore ed il neurone che presenta i
recettori per il neurotrasmettitore. I recettori, nel SNA, si trovano sull’organo innervato
(a differenza del SNC dove il recettore si trova in un altro neurone).
5
La funzione del nostro sistema nervoso presenta una fine modulazione (sfumature di
grigio), e per permettere ciò non si ha un collegamento diretto tra SNC ed organo
innervato. Nel caso del SNA parasimpatico (presente nelle forme di vita più semplici
quali i rettili, poi successivamente con l’evoluzione si è sviluppata la via del SNA
simpatico) c’è un primo neurone che parte dal SNC ed arriva al ganglio, da cui parte
un secondo neurone che arriva all’organo innervato. La struttura dei gangli permette
al primo neurone A (pre-gangliare) di collegarsi al secondo neurone B (post-gangliare).
Il neurotrasmettitore del neurone post-gangliare viene liberato dal terminale e va a
legarsi ai recettori che si trovano sull’organo innervato. In questo caso il
neurotrasmettitore è l’ACETILCOLINA.
L’acetilcolina (neurotrasmettitore più antico) deriva dalla colina e dall’acido acetico.
Il nostro organismo tende al risparmio e l’acetilcolina
che si trova accumulata all’interno di vescicole viene
liberata. Quando l’azione dell’acetilcolina finisce, viene
degradata da un enzima acetilcolinesterasi che si trova
sulla porzione esterna delle cellule dell’organo innervato
→ si libera la colina dall’acido acetico. La colina viene
riutilizzata per ri-sintetizzare nuova acetilcolina.
Il collegamento del neurone pre-gangliare con il post-
gangliare avviene tramite
il neurotrasmettitore acetilcolina. In questo caso
l’acetilcolina si va a legare ai recettori presenti sul
corpo del neurone post-gangliare. In questo caso i
recettori sono di tipo nicotinici.
Il neurone pre-gangliare libera l’acetilcolina, la quale si lega sui recettori di tipo
nicotinico presenti a livello post-gangliare. Con il legame dell’acetilcolina ai recettori si
depolarizza il neurone post-gangliare (variano le attività dei neuroni): quando il
neurone è depolarizzato libera neurotrasmettitore, quando è iperpolarizzato inibisce la
liberazione del neurotrasmettitore) con conseguente fusione delle vescicole ricche di
acetilcolina e la fuoriuscita dell’acetilcolina.
A livello del neurone pre-gangliare si ha come neurotrasmettitore l’acetilcolina che si
trova all’interno di vescicole. Quando c’è depolarizzazione con entrata di sodio e
fuoriuscita di potassio si libera acetilcolina che si lega ai recettori nicotinici.
Nel SN simpatico si ha un neurone pre-gangliare, un ganglio ed il neurone post-
gangliare. Il neurotrasmettitore del neurone pre-gangliare è l’Ach; quindi quando si
depolarizza il neurone pregangliare simpatico (così come nel caso del parasimpatico) il
neurotrasmettitore è l’Ach che si va a legare ai recettori nicotinici del neurone post-
gangliare. Il legame attiva la depolarizzazione del neurone post-gangliare con
l’ingresso del sodio e la fuoriuscita di potassio. Però, il neurotrasmettitore che viene
liberato dal neurone post-gangliare simpatico è la noradrenalina.
→ Quindi la differenza fondamentale tra sistema simpatico e sistema parasimpatico è
nel diverso neurotrasmettitore post-gangliare: acetilcolina nel caso del parasimpatico
e nora
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Domande farmacologia e farmacoterapia - primo parziale