FARMACOLOGIA e
FARMACOTERAPIA
Prof. Laura Calabresi 02.03.2020
è la scienza che studia i farmaci, la loro origine, il loro meccanismo d’azione e le
La farmacologia
loro proprietà. si occupa dell’impiego die farmaci per il trattamento delle malattie dell’uomo.
La farmacoterapia
Dei farmaci bisogna conoscere la natura del farmaco (se è una molecola di sintesi, se è una
proteina ecc..), il suo meccanismo d’azione, la via di somministrazione, le sue proprietà, i dosaggi
di impiego (solo per i farmaci più importanti di prima scelta), gli effetti collaterali e il loro impiego,
cioè le indicazioni all’uso die farmaci stessi (in quale malattie i farmaci sono usati).
MALATTIE
CARDIOCEREBROVASOCLARI
Le malattie su base ischemica, cioè le malattie cardiovascolari su base ischemica, sono oggi nel
mondo, soprattutto la malattia coronarica e cerebrovascolare, la prima causa di morte. Questo
negli ultimi 30anni è molto cambiato perché esse rappresentano la prima causa di morte in Italia e
nei Paesi industrializzati MA negli ultimi 30anni anche nelle aree del mondo con stili di vita e
abitudini diverse stanno diventando sempre più importanti.
In Italia, la spesa per malattie cardiovascolari è la prima tra le spese del sistema sanitario.
L’ISCHEMIA è una condizioni nella quale si ha uno scompenso tra quella che è la richiesta di
cuore
ossigeno e quella che è l’offerta di ossigeno. L’ischemia miocardica interessa il che è,
cervello,
insieme al organo target della malattia cardiovascolare su base ischemica.
Il cuore necessita di O per la sua funzionalità e tale O viene portato al cuore da vasi fondamentali
2 2
che sono le coronarie. Quindi, se l’offerta, cioè l’arrivo di O all’organo, non è sufficiente a
2
compensare la richiesta, si ha una condizione ischemica.
Le manifestazioni dell’ischemia miocardica sono 2 condizioni acute definite sindrome coronariche
acute, rappresentata da angina instabile e infarto del miocardio. Si ha anche una terza
condizione, detta angina stabile, che è anch’essa su base ischemia ma che si differenzia perché
le condizioni acute presentano il sintomo dell’ischemia, cioè il dolore toracico, a riposo, mentre
nell’angina stabile il dolore si avverte solo sotto sforzo.
TROMBO
la base è sempre un’ischemia causata da un
à
Le coronarie irrorano il cuore e se all’interno del vaso si ha una placca
ateromasica, questa rompendosi dà origine al trombo che non è altro
che la forma patologica del coagulo. Esso è costituito come un coagulo
fibrina aggregato piastrinico.
da e da Questo trombo, che si forma nel
vaso, può anche essere occlusivo, cioè chiudere una coronaria per cui
la porzione di miocardio che viene irrorata da quello specifico vaso non
riceve più flusso sanguigno, cioè non è più irrorato.
Il trombo si forma quindi per rottura di una placca ateromasica e
stria lipidica,
quest’ultima si forma a partire da una lesione semplice, detta e che negli anni evolve
lesione intermedia,
diventando sempre più grande, occupando sempre più il vaso, diventano poi
ateroma placca fibrosa.
fino ad una Tutte queste fasi di crescita della placca sono Asintomatiche
e il fenomeno si chiama aterosclerosi. 1
aterosclerosi di per sé è asintomatica, cioè non vi sono sintomi
à
avvertiti dal paziente
Ad un certo punto in modo improvviso ed imprevedibile la placca può
rompersi causando la lesione, cioè la rottura della placca, con
fuoriuscita di materiale trombogeno e formazione del trombo ed è
proprio in questo momento che il paziente avverte il sintomo. Quindi, se
il vaso è una coronaria e la placca è sulla coronaria si avrà l’infarto; se il
vaso è cerebrale si avrà l’ictus; il sintomo dell’infarto dell’angina è il dolore toracico; se si parla di
vasi negli arti inferiori il paziente ha dolore quando cammina. Quindi, l’aterosclerosi è asintomatica
fino a che non si ha rottura della placca, cioè fino a che non sì ha il fenomeno di trombosi
aterosclerosi trombosi
asintomatica, sintomatica
è è e il sintomo dipende dalla localizzazione
à
del vaso che può essere infarto e dolore toracico se si parla di coronarie, ictus se si parla di
arterie cerebrali e l’arteriopatia periferica se sono coinvolti i vasi degli arti inferiori
La placca si forma negli anni o nelle decadi, cioè si inizia a formarsi da giovani, cresce
accumulandosi, e in secondi, cioè improvvisamente e rapidamente si rompe scatenando l’evento
trombotico. Quindi, la presenza della placca non indica l’evento e non è ancora capibile quali
sono le placche che danno l’evento e quali no.
La crescita della placca è soprattutto dovuta ad accumulo di lipidi e il lipide che si accumula
colesterolo.
maggiormente è il
la placca cresce negli anni soprattutto per accumulo di colesterolo. Può restare silente per
à
tutta la vita oppure rompersi e al girono d’oggi poco si sa sul perché della rottura.
L’aterosclerosi è la formazione della placca, asintomatica, la trombosi è la rottura della placca ed è
sintomatica
Esistono alcune tecniche per verificare la presenza di placche nei
coronarografia
vasi ed una è la che permette, tramite un liquido
di contrasto, di fare una fotografia dei vasi del paziente.
Dalla foto si notano dei restringimenti che corrispondono proprio
stenosi
alle placche e vengono definiti con il termine (vaso ristretto)
e la stenosi può essere più o meno improntate. La coronarografia
ci può dire se c’è una stenosi, cioè se c’è placca ma nulla dice sulle
caratteristiche della placca, cioè se quest’ultima è prona o meno alla rottura.
Infatti, sicuramente le placche non sono tutte uguali e si distinguono:
Placche instabili:
- prone alla rottura; presentano un cappuccio fibroso sottile, cioè una
copertura sottile, che può portare a facile rottura. Inoltre, queste placche hanno un
contenuto lipidico importante, cioè contengono molto colesterolo depositato e anche
questo significa che i farmaci che sono in grado di ridurre il deposito di colesterolo
saranno farmaci che sono in grado di stabilizzare la placca. La placca instabile è una
placca che contiene molte molecole infiammatorie per cui anche l’infiammazione
contribuisce alla rottura.
Placche stabili
-
Le tecniche di imaging oggi a disposizione non permettono di identificare quali sono le placche
à
prone alla rottura ultrasonografica
Vi è anche un’altra tecnica, la tecnica che è
essenzialmente un’ecografia per cui non è invasiva e consente di
evidenziare la presenza di placche e di misurare lo spessore del
complesso medio intimale della parete, indice di aterosclerosi.
Anche questa tecnica consente di fare una valutazione delle
condizioni vascolari del paziente, ma con poche informazioni sul
tipo di pacca.
2 Altra tecnica che consente di valutare i vasi è la
ultrasonografia intravascolare (IVUS) che è certamente
una tecnica invasiva perché bisogna inserire un catetare
che deve raggiungere il vaso, ma che consente di ottenere
immagini molto belle del lume del vaso, dell’area del vaso che per sottrazione consente di
quantizzare l’area dell’ateroma. Questa tecnica inizia ad essere usata in diagnostica e non solo in
ricerca, ma ancora una volta risulta difficile avere caratteristiche sull’ateroma stesso.
Tecniche di imaging per visualizzare i vasi ci sono, ma risulta ancora oggi difficile quali delle
eventuali placche sono instabili e prone alla rottura.
TRATTAMENTI delle MALATTEI CARDIOVASCOLARI (su base aterosclerotica)
In questo caos bisogna distinguere tra malattia cornica e malattia acuta.
Il trattamento cornica è un intervento terapeutico atto a prevenire gli eventi trombotici, quindi è un
trattamento che si attua mentre la placca si sta formando per prevenire la trombosi. Vi sono
anche dei farmaci però anche quando l’evento si presenta nonostante gli sforzi di prevenzione.
La malattia cronica prevede quindi il trattamento dei fattori di rischio, con correzione dei fattori di
rischio, al fine di prevenire gli eventi trombotici.
prevenzione cardiovascolare primaria
La si ha quando il paziente trattato NON ha mai avuto
prevenzione cardiovascolare secondaria
eventi, mentre la è la prevenzione di quando un paziente
ha già avuto almeno un evento.
Esempio: se un paziente ha già avuto un infarto si avrà una prevenzione secondaria.
fattori di rischio
La prevenzione cardiovascolare si fa quindi correggendo i che è un fattore
misurabile che sembra aumentare la possibilità, per l’individuo, di andare incontro ad un certo
evento. NON è una garanzia, ma è un fattore di rischio, cioè un fattore che predispone all’evento.
avere un fattore di rischio non necessariamente è garanzia di malattia e il non avere il fattore di
à
rischio non necessariamente implica il non avere la malattia
I fattori di rischio devono avere alcune caratteristiche per poter dimostrare che quel fattore è
effettivamente un fattore di rischio:
- Associazione forte: ci deve essere un’associazione forte tra fattore di rischio e malattia
- Dose risposta: all’aumentare del fattore deve aumentare la malattia
- Temporalità: il fattore di rischio deve avvenire prima della malattia
- Evidenza
- Plausibilità biologica: ci deve essere una spiegazione biologica perché il fattore sia un
fattore di rischio per una malattia
- Sperimentazione scientifica a supporto: gli studi che possono esser retrospettivi,
prospettivi ecc… devono mostrare una causalità e non solo una relazione
Gli studi che consentono di definire le relazioni causali tra fattore di rischio e una malattia sono
studi epidemiologici e il più famoso studio è quello di Framingam.
Esempio colesterolo: il colesterolo è sicuramente un fattore di rischio
cardiovascolare. Innanzitutto, ci deve essere una relazione tra fattore e malattia.
Sulla X si ha la concentrazione plasmatica, sulla Y l’incidenza di ischemia
coronarica e osservando il grafico non si ha dubbio che all’aumentare della
concentrazione plasmatica di colesterolo aumenta l’incidenza della malattia, cioè
più alto è il Co più c’è rischio di eventi. Il colesterolo risponde anche a una serie
di altri requisiti, infatti si ha plausibilità biologica, nella parete arteriosa si deposita
il colesterolo, ci sono anche i dati epidemiologici che dimostrano che all’aumentare del Co
aumentano gli eventi, ma ci sono anche dati di intervento che dicono che se con un farmaco si
riduce il Co si riducono gli eventi. Quindi, è vero che se si riesce ad abbassare il Co si riducono gli
eventi.
In funzione di questo non vi è dubbio alcuno che il Co è un fattore dir ischio cardiovascolare e
à
per questo è target di intervento di prevenzione cardiovascolare. 3
L’intervento di prevenzione è un intervento atto a proteggere i fattori dir ischio e che viene attuato
prima che avvenga l’evento trombotico, ma se l’evento avviene comunque esistono anche
farmaci che sono usati per la fase acuta
I fattori di rischio cardiovascolari dimostrati sono distinguibili in fattori non modificabili e non
FATTORI NON MODIFICABILI
modificabili. Sui NON si può intervenire e sono:
Età:
- dove all’aumentare dell’età aumenta il rischio
Sesso
- le donne in età fertile sono protette dal rischio cardiovascolare
Storia di malattia cardiovascolare
- storia di malattia cardiovascolare può essere personale,
cioè se si ha già avuto un evento questo aumenta il rischio di avere un secondo evento,
oppure può essere familiare.
Genetica del soggetto:
- vi sono alcune mutazioni che possono portare a malattia
cardiovascolare A sinistra soggetto con entrambi i genitori che NON hanno mai
avuto eventi e quindi il rischio di eventi cardiovascolari è pari a 1;
soggetto dove uno dei genitori ha avuto un evento da anziano
(>65 anni) e questo soggetto ha un rischio superiore, quasi il
doppio, rispetto al precedente; si ha poi un soggetto che ha un
genitore che ha avuto un evento da giovano e questo aumenta il
rischio di 3 volte rispetto al primo; si ha poi un soggetto con
entrambi i genitori che hanno avuto evento da anziani e questo
aumenta il rischio; alla fine soggetto con entrambi i genitori che
hanno avuto eventi da giovani, il rischio aumenta ulteriormente.
questo, la storia familiare e personale, rappresentano un rischio NON modificabile di eventi
à
cardiocerebrovasoclari,
Se si ha un soggetto che ha 2 genitori che hanno già avuto un evento, cioè un soggetto ad alto
rischio di evento cardiocerebrovasoclare, bisogna trattarlo per tutti i fattori di rischio che sono
modificabili.
FATTORI DI RISCHIO MODIFICABILI
I accertati, cioè fattori su cui si può intervenire con lo stile
di vita e con i farmaci, sono:
Dispelipediamia:
- alterazione della concentrazione plasmatica di lipidi
Obesità
- Diabete mellito
- Ipertensione arteriosa
- Fumo
-
Si hanno farmaci molto efficaci per correggere le dispepidemia, per correggere, il diabete e
l’ipertensione e si hanno alcuni farmaci per correggere l’obesità, mentre per il fumo l’intervento è
del soggetto che deve cambiare abitudini.
È improntate nei pazienti ad alto rischio intervenire in modo aggressivo sui fattori di rischio
à
modificabili.
Il paziente in prevenzione secondaria, cioè che ha già avuto un evento tale per cui ha un rischio
maggiore a parità di altre caratteristiche rispetto ad un altor soggetto, deve correggere tutti i
fattori modificabili. 04.03.2021
DISPEPIDEMIE
un’alterazione della concentrazione di lipidi circolanti, cioè di TG, fosfolipidi e il
La dislipidemia è
colesterolo. Sicuramente un’alterazione dei livelli circolanti di colesterolo rappresenta una
dislipidemia, alterazione dei TG rappresentano un diverso tipi di dislipidemia mentre i fosfolipidi si
misurano raramente e ad oggi non rappresentano un fattore di rischio cardiovascolare.
Il colesterolo è trasportato da diverse lipoproteine con diversi significati. La dislipidemia è un
fattore di rischio perché il despitto di lipidi è certamente un fattore importante per la crescita della
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placca ateromasica e anche per la sua instabilità, infatti la placca ricca di lipidi e soprattutto di Co
è più instabile, cioè più prona alla rottura dando il fenomeno trombotico.
colesterolo
Il lipide che accumula nella placca è il che, per arrivare alla placca, viene traportato
dalle lipoproteine, cioè macromolecole circolanti che trasportano i lipidi in circolo, ma che
contengono anche proteine che sono fondamentali per il trasporto dei lipidi poiché mascherano i
lipidi che non sono solubili.
il Co per arrivare alla placca è inserito nelle lipoproteine
à
Tuttavia, si hanno anche lipoproteine che sono in grado di fare il
processo inverso, infatti le lipoproteine che trasporto il colesterolo ai
VLDL LDL
tessuti periferici, inclusa la parete arteriosa, sono le e le
(soprattutto LDL) che contengono soprattutto colesterolo e lo veicolano
dai siti di sintesi, cioè il fegato, alla periferia. La cellula che accumula Co
nella parete arteriosa è il macrofago, per cui sono i macrofagi depositati
sotto lo spazio endoteliale che accumulano Co.
trasporto aterogeno
Il lipoproteico è perché si veicola Co alla parete arteriosa, cioè alla placca
ateromasica. HDL,
Tuttavia, si ha anche una classe di lipoproteine, le che svolgono il ruolo inverso, per cui
captano il Co depositato con un processo di efflusso nella placca e lo veicolano al fegato. Questo
trasporto anti-aterogeno,
è infatti le HDL sono gergalmente dette le lipoproteine che trasportano
“colesterolo buono” per trasporto inverso dalla periferia al fegato.
Il fegato è l’unico organo in grado di eliminare Co dall’organismo e lo fa attraverso la bile, per cui
questo organo usa Co per gli acidi biliare e facendo questo eliminare Co stesso.
Il Co circolante è il totale, cioè è quello trasportato dalle LDL e dalle HDL per cui il Co aterogeno,
cioè quello che deve essere ridotto, è il Co LDL, mentre il Co HDL è una quota di Co che NON
contribuisce al deposito nella placca ateromasica.
Questo è dimostrato anche dai dati epidemiologici che dicono che è vero che il colesterolo è ben
correlato agli eventi, infatti se si aumenta il Co LDL aumenta l’incidenza di eventi coronarici. Al
contrario i valori di Co HDL correlano in modo inverso per cui soggetti con Co HDL ridotto hanno
un maggior rischio di eventi
N.B l’epidemiologia conferma che il Co aterogeno è quello trasportato dalle LDL e questo è molto
importante perché quando si parla di ipercolesterolemia non si parla di aumento del CO totale, ma
un aumento del Co LDL
La dislipidemia è quindi un’alterazione della concentrazione plasmatica id lipidi, ma in particolare
ipercolesterolemia.
modo si intende un aumento di Co LDL, definito
l’ipercolesterolemia è una dislipidemia ed è un aumento di Co LDL
à
Tuttavia, si ha anche la possibilità di ridotti di Co HDL ed è certamente vero che ridoti livelli di
HDL Co sono associati ad elevato rischio, per cui bassi livelli di HDL Co devono esse
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