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Farmacologia - 3° Anno

Appunti di Farmacologia per l'esame del prof. "Filippelli"

Argomenti contenuti nel file:
Farmacocinetica, specialità medicinali, studi clinici, vie di somministrazione, farmacotolleranza, FANS, FAS, ulcera, cellula eucariota e procariota, recettori, farmacodinamica, metabolismo dei farmaci, livelli ematici dei farmaci, reazioni avverse da medicinalin (ADR), farmaco-abitudine, sistema... Vedi di più

Esame di Farmacologia docente Prof. W. Filippelli

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CAPITOLO 5: RECETTORI - INTRO

I recettori possono essere di membrana (meta o iono-tropici) o intra-citoplasmaticI (in questo caso

l’agonista deve avere il potere di attraversare la membrana).

Per capire cos’è un recettore bisogna capire prima cosa è e come funziona un farmaco.

CAPITOLO 5.0.1: DEFINIZIONE DI FARMACO

Il farmaco, come già detto, è una qualunque molecola dotata di attività biologica e può avere, in

base alla sede in cui si esplicano, due azioni:

• Azione locale, che si esplica nella sede di applicazione del farmaco, non è quindi necessario

che il farmaco venga assorbito

• Azione sistemica o generale, che si esplica in una sede distante da quella di applicazione del

farmaco, è quindi necessario che il farmaco venga assorbito e passi nel circolo sanguigno

Un farmaco non crea l’effetto ma modula una funzione pre-esistente.

In linea generale, si può affermare che i farmaci agiscono stimolando o bloccando funzioni presenti

nell’organismo umano. I meccanismi d’azione dei farmaci si possono cosi ridurre schematicamente

a: • Stimolazione di una funzione dell’organismo (ad esempio la digitale che aumenta la forza di

contrazione del miocardio)

• Depressione di una funzione (ad esempio gli anestetici che deprimono le funzioni del SNC)

• Sostituzione o supplemento di una attività funzionale mancante o carente (es. insulina nel

diabete)

• Eliminazione di agenti infettivi (es. gli antibiotici)

Il recettore è la parte con la quale il farmaco deve interagire per poter esprimere la sua attività

biologica. CAPITOLO 5.0.2: RECETTORI

La definizione classica del recettore è la seguente: “Un recettore può essere definito come una

macromolecola a cui si attacca una sostanza endogena (ad esempio un neurotrasmettitore come la

dopamina, l’adrenalina ecc.) per modificare la funzione della cellula e generare così una risposta

biologica.

La definizione farmacologica invece del recettore è: “Macromolecola a cui il farmaco si lega e di cui

modifica la funzione”. In base a questo, il recettore può anche essere chiamato come “bersaglio” o

“sito di legame”. 19

Alcuni bersagli dei farmaci sono:

• Recettori classici, sono bersaglio ad esempio delle benzodiazepine

• Enzimi, bersaglio di farmaci come l’aspirina

• Canali ionici, bersaglio di calcio-antagonisti o anestetici locali

• Proteine strutturali, bersaglio di colchicina

• Acidi nucleici, bersagli di cisplatino

Sono pochissimi i farmaci senza un recettore/bersaglio preciso (ad esempio il bicarbonato).

Un neurotrasmettitore può agire su più tipologie di recettori e generare risposte con velocità

variabile (lenta o veloce) a seconda del tipo di recettore al quale si legano.

CAPITOLO 5.1: INTERAZIONE FARMACO - RECETTORE

Come abbiamo già potuto capire, l’interazione farmaco-recettore è fondamentale per il

funzionamento/attività biologica del farmaco: l’efficienza e la stabilità di questa interazione dipende

dal numero e dal tipo di legame chimico coinvolto (cioè dipende da quanti e da quale tipo di legame

5

si forma tra farmaco e recettore). A seconda del tipo di legame, debole o forte , varia il numero di

legami necessari per avere l’attività biologica (ad esempio, se si forma un legame forte, saranno

necessari meno legami per espletare l’attività biologica e viceversa).

A seconda del tipo e del numero di legami chimici coinvolti, l’interazione farmaco-recettore può

essere reversibile o irreversibile.

CAPITOLO 5.1.1: INTERAZIONE FARMACO – RECETTORE – CONCETTO DI

AFFINITA’

Il concetto di affinità si riferisce alla capacità del farmaco di legarsi al proprio recettore e questa

influisce sulla velocità di associazione e dissociazione di questi (cioè l’affinità modifica la velocità di

attacco e stacco di farmaco e recettore).

La velocità di associazione quindi risulta anch’esso una variabile importante: all’equilibrio, la

velocità di associazione e quella di dissociazione risultano uguali.

Il parametro che indica l’affinità del farmaco per il proprio recettore viene definito K (costante di

D

dissociazione). Quanto più è elevata l’affinità recettoriale, tanto minor farmaco ci serve per

espletare la sua attività biologica e viceversa (quindi più è alta l’affinità, maggiore è la potenza del

farmaco; potenza si riferisce al legame e non alla generazione di un effetto). 20

Legami covalenti, ionici, a idrogeno o di Van der Waals

5 CAPITOLO 5.2: RECETTORI METABOTROPICI E IONOTROPICI

Dal punto di vista funzionale, si distinguono:

• Recettori metabotropici, una volta legato il ligando, tale recettore avvia una serie di reazioni

a cascata intracellulari mediata da un secondo messaggero che è alla base della trasduzione

del segnale (cioè avvia una serie di azioni che portano alla formazione di un secondo

messaggero che amplifica la trasduzione del segnale). Sono localizzati a livello della

membrana cioplasmatica. Lo sono ad esempio quelli accoppiati alle proteine G

• Recettori ionotropici, il legame con il ligando causa l’apertura del canale racchiuso dal

recettore stesso. Sono localizzati a livello della membrana citoplasmatica (sono i classici

canali che si aprono una volta che il messaggero si lega a loro). Lo sono ad esempio quelli

colinergici e nicotinici

Come detto, entrambe le tipologie sono dei recettori trans-membrana/di membrana e quindi

localizzati sulla membrana plasmatica.

CAPITOLO 5.3: RECETTORI DI MEMBRANA E INTRA-CELLULARI

In base alla localizzazione sub-cellulare invece, i recettori si dividono in:

• Recettori di membrana, trasducono/portano il segnale portato da mediatori idrofilici che

difficilmente passano la membrana cellulare. Trasducono il segnale generando/nei seguenti

modi: Inducendo concentrazioni ioniche intracellulari (recettori canali)

o Attraverso la generazione di secondi messaggeri (recettori metabotropici accoppiati

o a proteine G)

Stimolando la formazione di macro-complessi molecolari biologicamente attivi

o (recettori enzimatici ad attività tirosin-chinasica)

• Recettori intracellulari, trasducono il segnale portato da ormoni e altri mediatori lipofilici

che diffondono facilmente attraverso le membrane cellulari. Sono fattori di trascrizione che

interagendo con sequenze specifiche del DNA e quindi inducono modificazioni

dell’espressione genica e quindi della composizione proteica della cellula.

CAPITOLO 5.3.1: RECETTORI DI MEMBRANA

Sono proteine multimeriche formate da più sub-unità proteiche che attraversano da parte a parte

la membrana plasmatica.

Come accennato nel capitolo precedente, si dividono in: 21

• Recettori canale, quando attivati generano delle modificazioni ioniche intracellulari e

lasciano passare ioni (sono i classici canali che si aprono quando c’è il legame). Sono recettori

ionotropici. Ogni molecola di recettore-canale contribuisce all’influsso di ioni

• Recettori accoppiati a proteina G, quando attivati producono secondi messaggeri (classici

recettori metabotropici)

• Recettori enzimatici ad attività tirosinchinasica, quando attivati fosforilano substrati in

tirosina nella proteina bersaglio. Le tirosin-chinasi sono enzimi che regolano processi cellulari

CAPITOLO 5.3.1.1: RECETTORI CANALE – RECETTORE NICOTINICO PER

L’ACETILCOLINA

Il recettore nicotinico per l’acetilcolina è un classico esempio di recettore canale. E’ un recettore

che si trova nelle pieghe giunzionali della placca neuromuscolare (quindi a livello nervoso) e nella

membrana muscolare striata scheletrica (quindi a livello muscolare; nAchR muscolare). Si trova

inoltre a livello dei gangli del SNP e nelle cellule cromaffini della midollare surrenale e nei siti pre e

post-sinaptici del SNC.

E’ un recettore eteropentamero in cui la sub-unità alfa è presente in due copie mentre le altre tre

in un'unica copia. Il suo canale è selettivo per i cationi sodio e potassio e in condizioni fisiologiche il

flusso del sodio in entrata è maggiore rispetto al potassio in uscita.

Quello presente nel SNC differisce da quello muscolare per le sub-unità che lo compongono e per la

sensibilità ai farmaci.

I recettori nicotinici del SNC partecipano a modulare importanti funzioni come memoria e affettività.

Sono detti nicotinici per l’acetilcolina perché hanno un’alta affinità per la nicotina ed intermedia

per l’acetilcolina.

CAPITOLO 5.3.1.2: RECETTORI CANALE – RECETTORE – CANALE DEL GABA-A

Il recettore GABA-A, recettore ionotropico presente a livello post-sinaptico in molti neuroni, è

formato dall’assemblaggio di 5 sub-unità. L’associazione più comune è formata da 2 sub-unità alfa,

2 beta e 1 gamma.

All’interno di questo recettore è presente un canale per il cloro, pertanto fa passare questo e genera

un’azione inibitoria.

Il GABA è agonista endogeno del recettore e si lega prevalentemente ad un sito posto sulla sub-

unità beta, mediando una modificazione allosterica che fa aprire il canale per il cloro.

Un farmaco che agisce su questo recettore sono le benzodiazepine che fanno aprire di più il canale,

provocando una maggior azione inibitoria che può servire in caso di convulsioni che sono provocate

22

da un’eccessiva eccitazione della cellula ad opera del glutammato.

CAPITOLO 5.3.1.3: RECETTORI DI MEMBRANA ACCOPPIATI A PROTEINA G

I secondi messaggeri che producono rappresentano un sistema di amplificazione del messaggio del

neurotrasmettitore. Concretamente, è il secondo messaggero che fa l’effetto.

Sono recettori costituiti da una singola catena amminoacidica che presenta 7 domini trans-

membrana ad alfa elica collegati tra loro ad anse intra ed extra-cellulare.

Un esempio di questa tipologia è il recettore muscarinico per l’acetilcolina. E’ detto muscarinico

perché ha alta affinità per la muscarina. Quando si lega il ligando, questo si modifica e si stacca una

sub-unità alfa, attivando una serie di reazioni mediate da enzimi che poi portano alla formazione

del secondo messaggero. Un altro esempio è il recettore per la morfina.

CAPITOLO 5.3.1.4: RECETTORI DI MEMBRANA – RECETTORI ENZIMATICI AD

ATTIVITA’ TIROSINCHINASICA

Questi recettori agiscono stimolando la formazione di macro-complessi molecolari biologicamente

attivi. Sono i recettori per i fattori di crescita e per gli ormoni peptidici come l’insulina.

Sono detti ad attività tirosin-chinasi perché, quando attivati, fosforilano residui di tirosina.

Il recettore per l’insulina (ormone prodotto dalle cellule beta del pancreas endocrino e favorisce

l’utilizzo del glucosio, ipoglicemizzante) è costituito da due sub-unità alfa e due beta legate tra loro

a formare monomeri (quindi è un dimero questo recettore). La sub-unità alfa ha il sito di legame per

l’insulina che, quando si lega, attiva il monomero alfa-beta che comporta l’auto-fosforilazione dei

residui di tirosina presenti nella catena beta dell’altro monomero. Di conseguenza si attiva l’attività

di tirosin-chinasi della parte citosolica e quindi l’enzima può fosforilare i residui di tirosina presenti

in altre proteine bersaglio. Avvengono quindi una serie di reazioni che portano sopra il canale del

glucosio che quindi viene captato e usato più facilmente.

CAPITOLO 5.3.2: RECETTORI INTRACELLULARI

I recettori intracellulari sono recettori per ligandi lipofili che penetrano passivamente nel

citoplasma e/o nel nucleo per diffusione passiva. Questi recettori legano il DNA modulando la

trascrizione genica.

Sono di questa tipologia i recettori per gli androgeni, gli estrogeni, il cortisolo ecc.; come si può

capire quindi, sono dei recettori che modulano la trasmissione genica. 23

CAPITOLO 6: FARMACODINAMICA – AGONISTI E ANTAGONISTI

Si definisce farmaco agonista un farmaco che legandosi ad un recettore provoca una risposta

biologica.

Un farmaco antagonista invece è un farmaco che legandosi ad un recettore NON provoca una

risposta biologica, può però tutta via avere un effetto impedendo il legame a quel recettore della

sostanza agonista (cioè non fa niente ma non fa fare niente neanche all’agonista quindi ha

comunque un effetto).

Esistono quindi farmaci:

• Agonisti puri

• Agonisti parziali (dualista)

• Antagonisti CAPITOLO 6.1: FARMACO AGONISTA

Un farmaco agonista ha due caratteristiche:

• Affinità recettoriale, quindi possiede la capacità di legarsi al recettore

• Capacità intrinseca di attivare il recettore al quale si lega, cioè una volta legato al recettore,

quest’ultimo si modifica nella conformazione e si hanno una serie di reazioni che poi portano

all’espletamento dell’attività biologica del farmaco

In base alla risposta massima che si ottiene quando tutti i recettori sono occupati, si distinguono:

• Agonisti totali, ad occupazione recettoriale completa danno una risposta massimale;

capacità recettoriale pari a 1

• Agonisti parziali, ad occupazione recettoriale completa danno una risposta massima

inferiore rispetto a quella degli agonisti totali. Attiva solo parzialmente il suo recettore;

capacità recettoriale inferiore a 1

Si distinguono anche:

• Agonisti diretti, sono farmaci che si legano loro stessi al ligando endogeno e producono gli

stessi effetti del ligando esogeno (classico legame quindi nel sito principale del recettore)

• Agonisti indiretti, sono dei farmaci che si legano ad una sola porzione di un recettore

composto da più siti di legami, cioè si lega ad uno dei siti alternativi del recettore, senza

occupare quello specifico per il ligando endogeno naturale, facilitando l’apertura del canale

ionico

• Agonisti inversi, sono dei farmaci che si legano allo stesso recettore degli agonisti ma

producono effetti diametralmente opposti; la loro azione è bloccata dagli stessi antagonisti

che bloccano il corrispondente agonista puro (cioè quello che blocca gli agonisti che fanno

l’azione opposta bloccano anche questi; esempio sono i farmaci che agiscono sul GABA-A) 24

CAPITOLO 6.2: FARMACO ANTAGONISTA

Un farmaco antagonista impedisce all’agonista di legarsi con il recettore, pur non presentando

azioni biologiche, cioè chiude semplicemente la possibilità di fare legami (quindi non ha capacità

intrinseca di attivare il recettore) (l’antagonista è come uno che sta con una ragazza ma non ci fa

niente, quindi non è agonista perché non agisce ma blocca anche l’eventuale agonista che vuole

fecondarla, cioè lui non fa niente ma impedisce a un altro di fare).

Un farmaco antagonista, come anticipato, NON ha la capacità intrinseca di attivare un recettore

ma possiede l’affinità recettoriale (cioè in pratica ha capacità di legarsi ma non di attivazione).

Si distinguono:

• Farmaci antagonisti recettoriali/farmacologici, bloccano un recettore impedendo il legame

di un agonista (sia esso endogeno che esogeno)

• Farmaci antagonisti funzionali, farmaci che agendo su un recettore diverso da quello su cui

agisce l’agonista e, con questo suo legame, esplica un’attività biologica opposta a quella

espletata dall’agonista quando si lega al suo recettore (cioè l’agonista si lega comunque nel

suo sito e fa effetto ma l’antagonista contrasta questa azione legandosi con un altro

recettore)

• Farmaci antagonisti chimici, sostanze che reagiscono chimicamente con un agonista,

bloccandone l’azione o favorendone l’eliminazione (cioè sono sostanze che si legano

all’agonista, modificandone gli effetti o facendoli eliminare più facilmente). L’antagonismo

chimico è utile per diminuire o bloccare gli effetti indesiderati causati da iperdosaggio

assoluto o relativo di un farmaco oppure per neutralizzare gli effetti di sostanze tossiche e in

questo caso si parla di antidotismo (cioè possono fungere da antidoti)

ESEMPI DI AGONISTA E ANTAGONISTA

Un agonista è l’istamina che è un mio-agonista (quindi ha affinità recettoriale e di attivare questo

dando attività biologica, cioè la bronco-costrizione in quanto si lega alla muscolatura liscia

bronchiale). Se si vuole antagonizzare questa, lo si può fare con un antagonista recettoriale (classico

anti-istaminico) che si lega al recettore dell’istamina e non lo attiva ma impedisce il legame

dell’istamina che quindi non fa la sua azione, oppure la posso antagonizzare con un farmaco

antagonista funzionale (cioè un beta-agonista) che a livello della muscolatura liscia bronchiale non

si lega al recettore dell’istamina ma a un recettore beta-duo-adrenergico e, con questo legame e

attivazione del recettore, si ha un’azione di bronco-dilatazione che quindi contrasta la bronco-

costrizione dell’istamina. Un antagonismo farmacologico si può avere con il naloxone che è

antagonista della morfina; un antagonismo funzionale lo si può avere con l’adrenalina che è

25

antagonista dell’istamina; un antagonismo chimico si può avere con la protamina che è un

6

antagonista dell’eparina .

CAPITOLO 6.2.1: ANTAGONISMO COMPETITIVO E NON COMPETITIVO

• Antagonismo Competitivo, si ha quando il legame antagonista recettore avviene sullo stesso

recettore, cioè agonista e antagonista competono per lo stesso recettore. Quindi per avere

l’effetto dell’agonista bisogna somministrare una dose più alta

• Antagonismo Non competitivo, si ha quando il legame antagonista-recettore è irreversibile

o avviene su un sito “allosterico” che rende il recettore meno accessibile all’agonista

CAPITOLO 7: METABOLISMO O BIOTRASFORMAZIONE DEI FARMACI

Con il termine metabolismo, si intendono le modificazioni chimiche che un farmaco subisce

nell’organismo. La sede principale dei processi metabolici a carico dei farmaci è il fegato e questi

vengono fatti dagli enzimi microsomiali delle cellule epatiche. Altre sedi di metabolizzazione di

minore importanza sono: rene, polmone e intestino (anche per azione della flora batterica).

Il farmaco attivo, appena viene assunto, può essere già utilizzato e generare una risposta.

Il profarmaco invece ha bisogno di un passaggio a livello epatico per essere attivato, cioè si deve

modificare [VEDI CAPITOLO SUCCESSIVO PER DETTAGLI].

Le reazioni chimiche con le quali si attua il metabolismo dei farmaci sono:

• Fase 1, ad opera del citocromo P450

Ossidazione

o Riduzione

o Idrolisi

o

• Fase 2 Coniugazione

o 7

Il citocromo P450 è una struttura iso-enzimatica che sta nel fegato ed è indispensabile per il

metabolismo del farmaco (cioè il farmaco interagisce con questo): negli anziani si utilizzano farmaci

che non interagiscono con questo perché prendono tanti farmaci e quindi il citocromo P450 può

essere saturo e quindi non far assorbire parte dei farmaci assunti. Senza questo, i farmaci che lo

necessitano non vengono metabolizzati/biotrasformati. Nei neonati il fegato è immaturo e quindi

L’eparina è un anti-coagulante del sangue e si può contrastare quando è troppo elevata e questo può provocare

6

emorragie, ecco perché si può contrastare con la protamina.

La superfamiglia di enzimi che ne è derivata catalizza una varietà enorme di reazioni (ossidazione, riduzione) nei

7

confronti di diversi substrati, differenti dal punto di vista chimico. A seconda della somiglianza nella catena di aminoacidi

gli isoenzimi sono raggruppati in famiglie e subfamiglie. Attualmente nell’uomo conosciamo 18 famiglie di CYP450, con

26

42 sottofamiglie e 57 geni codificanti.

questo citocromo P450 non funziona, stesso discorso come detto negli anziani o in chi ha problemi

epatici e quindi si possono avere problemi di metabolizzazione di farmaci.

Gli enzimi della fase 1 predominano nel reticolo endoplasmatico liscio (microsomi) mentre quelli

della fase 2 si trovano nel citosol (parliamo ovviamente sempre di cellule epatiche).

Le caratteristiche lipofile, che promuovono il passaggio dei farmaci attraverso le membrane

biologiche e il conseguente accesso ai siti d’azione, ostacolano la loro eliminazione dall’organismo.

La biotrasformazione dei farmaci quindi, ha anche un’importanza fondamentale per la cessazione

della loro attività biologica e quindi la conseguente eliminazione dall’organismo. Generalmente le

reazioni di biotrasformazione danno origine a composti più polari, metaboliti inattivi che vengono

più facilmente escreti dall’organismo.

Le quattro possibilità di biotrasformazione dei farmaci (cioè cosa può diventare un farmaco dopo

il processo di biotrasformazione) sono:

• Farmaco attivo metabolita inattivo (caso più frequente)

• Farmaco inattivo (profarmaco) metabolita attivo

• Farmaco attivo metabolita attivo

• Farmaco attivo metabolita tossico

→ CAPITOLO 7.1: ESEMPI DI PROFARMACI

Tra i profarmaci troviamo:

• Levodopa, utilizzata nel morbo di Parkinson, è il precursore inerte della dopamina. La

conversione metabolica (decarbossilazione) avviene nell’SNC, principalmente entro i

terminali pre-sinaptici dei neuroni dopaminergici nello striato. Nella pratica clinica, la

levodopa viene somministrata assieme allo carbidopa o alla benserazide, inibitori periferici

della decarbossilasi, per impedire che venga inattivata prima di raggiungere il SNC (in pratica

per agire ha bisogno di passare attraverso la barriera/membrana emato-encefalica e quindi

viene somministrata con un’altra sostanza al fine di farla assorbire [senza questa sostanza

aggiuntiva la levodopa verrebbe automaticamente eliminata senza fare azione causa

decarbossilasi che invece viene bloccata proprio dalla sostanza aggiuntiva]

• Codeina, analgesico oppiaceo, ha azione anti-dolorifica e viene anche utilizzato come

calmante per la tosse (anti-tussigeno); agisce a livello dell’SNC e ha un’azione molto forte

• Enalapril-Quinapril-Fosinopril-Ramipril, ACE-inibitori che diventano attivi quando

convertiti, dalle esterasi epatiche, rispettivamente a enalaprilato, quinaprilato, fosinoprilato,

ramiprilato. Farmaci come l’enalapril migliorano la qualità della vita mantenendo la

pressione bassa (ottimi quindi contro l’ipertensione) e la quantità della vita perché

migliorano la perfusione degli organi, cioè sangue che arriva senza difficoltà e più facilmente

agli organi vitali (come il cuore) 27

CAPITOLO 7.2: PRINCIPALI FATTORI RESPONSABILI DELLA VARIABILITA’ NEL

METABOLISMO DEI FARMACI

Possono esserci dei fattori che influenzano il metabolismo dei farmaci e quindi generano una

minore risposta del farmaco stesso. I fattori principali sono:

• Polimorfismi genetici (variazioni a livello dei geni presenti nell’>1% della popolazione); per

verificare queste mutazioni geniche si fanno degli esami specifici, anche al fine di trovare la

miglior cura possibile

• Stati fisiologici (età, sesso)

• Stati patologici

• Induzione o inibizione da farmaci concomitanti

Anche alcuni alimenti possono interagire con il citocromo P450 e quindi influenzare l’assorbimento

dei farmaci.

La terapia prescritta va ovviamente aggiustata tenendo conto di eventuali patologie del paziente

che possono limitare l’assorbimento o l’eliminazione del farmaco (insufficienza renale, difficoltà

epatiche ecc.). Bisogna anche tenere conto dell’etnia, della razza del paziente e anche del periodo

dell’anno (tipo se un farmaco viene eliminato con il sudore, non è ideale prescriverlo d’inverno).

Ricapitolando: altri fattori che possono modificare l’eliminazione dei farmaci, con possibile

accumulo, sono: presenza di patologie renali (insufficienza renale), l’età del paziente (neonati e

anziani), ostacolo al deflusso biliare (per farmaci eliminati per questa via). Causa accumulo, i farmaci

ansiolitici non sono consigliati agli anziani in quanto questi verrebbero eliminati dopo più tempo,

avendo quindi un effetto più prolungato del previsto.

CAPITOLO 7.3: ELIMINAZIONE DEI FARMACI

La principale via di eliminazione dei farmaci e dei loro metaboliti è il rene. Altre vie di

eliminazionepossono essere la via respiratoria ad esempio per i farmaci gassosi o la via biliare

(escrezione con le feci). I farmaci che vengono eliminati tramite la bile possono venire in parte

riassorbiti a livello intestinale: si viene cosi a creare il cosiddetto circolo entero-epatico.

Altra via di eliminazione dei farmaci è rappresentata dal latte materno. Questo fatto deve essere

tenuto in considerazione quando si prescrivono farmaci a madri che allattano, per i possibili rischi

di tossicità a cui si può esporre il neonato

CAPITOLO 7.3.1: ELIMINAZIONE DEI FARMACI – VIA RENALE

I farmaci liposolubili tendono ad essere escreti a concentrazioni simili a quelle presenti nel plasma.

La loro concentrazione dipende soprattutto dal volume delle urine. 28

I farmaci polari tendono ad essere escreti nelle urine a concentrazioni superiori a quelle presenti

nel plasma, quindi la loro escrezione dipende più dal volume del filtrato glomerulare che dal volume

delle urine.

I farmaci coniugati si comportano in maniera simile alle sostanze polari, ma possono essere escreti

in misura maggiore perché soggetti a meccanismi di secrezione attiva.

I farmaci che si ionizzano facilmente, cioè acidi e basi, vengono escreti in maniera pH dipendente.

CAPITOLO 7.4: PARAMETRI FARMACOCINETICI - CLEARANCE

La clearance è la quantità di plasma che in un minuto viene depurata da una sostanza (cioè quanto

farmaco viene eliminato con le urine in un minuto). Questo parametro si valuta con esami o

generalmente in base alle condizioni del paziente. Esiste anche la seguente formula per calcolarla:


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Il file contiene tutte le informazioni apprese durante il corso e rielaborate personalmente anche con l'utilizzo del materiale fornito dal docente.


DETTAGLI
Esame: Farmacologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MimmoScogna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Farmacologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Filippelli Walter.

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