LA FARMACOGNOSIA
La farmacognosia si occupa del riconoscimento e della descrizione dei farmaci di origine naturale.
La stra grande maggioranza dei principi attivi di origine naturale deriva dalle piante, quindi gran
parte dell’attività della farmacognosia è occupata allo studio di piante medicinali
medicinale: piante che contengono, in uno o più dei suoi organi, sostanze che
Def. pianta
possono essere utilizzate a fini terapeutici o che sono precursori di emisintesi
chemiofarmaceutiche.
una pianta è definita pianta medicinale anche se intrinsecamente non possiede una molecola
à
con attività biologica, purché possieda molecole utili alla sintesi, come molecole di partenza o
come intermedi, di una molecola dotata di attività biologica
officinale: pianta utile in campo farmaceutico, ma anche in campo cosmetico,
Def. pianta
liquoristico o industriale. Cioè una pianta utilizzata in ambiti più ampi rispetto a quello
semplicemente farmaceutico
Da un prodotto naturale si possono ottenere sia molecole utili per la
sintesi di un farmaco, ma è possibile anche ottenere molecole
biologicamente attive che potranno anche servire, come punto di pa
rtenza, per ottenere molecole simili o prodotti di sintesi.
Il prodotto naturale di partenza che può entrare nei vari processi può anche derivare da dei
processi che interessano piante che non sono utilizzate come piante medicinale, cioè da piante il
cui utilizzo principale non è quello di essere una sorgente di principi attivi. Infatti, il punto
piante tecnologiche piante alimentare
dipartenza possono essere anche (es Canapa) o (es
Ulivo) perché è possibile che prodotti di scarto o prodotti secondari entrino nell’industria
farmaceutica, cioè nella linea che porta a prodotti terapeutici proprio perché all’interno della
trasformazione di piante tecnologiche o alimentari si vengono a creare prodotti di scarto che sono
di interesse farmaceutico.
Esempio: nella produzione dell’olio di oliva si generano quantità estremamente significative di
scarti di lavorazione, cioè le acque di vegetazione. Tali acque sono ricchissime di antiossidanti
idrosolubili che non vengono mantenute nella componente lipidica, quando si separa l’olio, ma
che rimangono nelle acque di vegetazione. Gli antiossidanti idrosolubili sono stati oggetto di
interesse farmaceutico, cioè come materia prima per l’estrazione di sostanze ad attività
antiossidante come l’idrossitirosolo
droga: parte della piante (corpo vegetale) che contiene, assieme ad altre componenti inattive
Def
o di scarso interesse farmacologico, una o più sostanze farmacologicamente attive dette principi
attivi della droga
La parte della pianta medicinale utilizzata che contiene il principio attivo viene definita droga.
à
Una stessa pianta può anche essere sorgente di droghe diverse, cioè ogni parte della pianta può
avere un contenuto particolare di una specifica classe di molecole di interesse biologico
Esempio Ribes Nigrum: la droga è rappresentata da parti diversa della pianta, infatti il frutto del ribes
è una droga ricca di antociani e flavonoidi; le foglie presentano invece un contenuto significativo di
polifenoli; i semi possiedono acidi grassi polinsaturi oltre ad avere componenti antiossidanti; le gemme
sono molto ricche di ormoni vegetali della crescita
Oltre che nella pianta, piuttosto che in una parte della pianta, la droga può essere costituta anche
da derivati della pianta come:
Succhi
• che si possono ottenere da un frutto 1
Essudati
• generati da una pianta (molto spesso il tronco di una pianta che subisce un
trauma meccanico produce essudati)
Latice
• componente responsabile dell’azione farmacologia della droga. Cioè la
Def Principio attivo:
struttura chimica, all’interno della droga che fa parte della pianta medicinale, che presenta la
molecola biologicamente attiva
La pianta rappresenta una complessità molto maggiore, dove vi sono anche parti che non sono di
interesse farmacologico; la complessità si riduce selezionando la droga, cioè quelle parti della
estrazione frazionamento
pianta che sono di interesse farmacologico; attraverso i processi di o
dalla droga è possibile arrivare ad ottenere il principio attivo isolato che, tipicamente, diventa un
farmaco. Al girono d’oggi si utilizzano molte molecole pure, cioè come un farmaco, anche se sono
.
di origine vegetale come per esempio la digitale
Fermandoci allo stadio di complessità
superiore, cioè che arriva prima del principio
attivo isolato, è necessario ricordare che in
questo intervallo la complessità molto
maggiore rispetto al principio attivo isolato, ma
è anche relativamente ridotta rispetto a tutto
quello che è presente nella pianta in toto.
Tuttavia, nella complessità rappresentata da
diverse molecole che NON sono rilevanti dalla
loro specifica attività biologica, in questa
complessità risiedono alcune caratteristiche
che rendono una droga diversa dal principio
attivo nel suo effetto finale
Questo stadio di complessità maggiore del principio attivo isolato, rappresentato da tutte le
fitocomplesso.
molecole che sono presenti in una droga, dà luogo a quello che è definito Il
fitocomplesso è il principio attivo insieme a tutte le altre molecole, anche prive di attività biologica
o dotate di attività biologiche accessorie o molto poche potenti, ma che nel loro complesso
possono contribuire a dare un profilo della droga diverso da quello che si può ottener utilizzando
solo il principio attivo.
Insieme di sostanze funzionali contenuto nella pianta che includono principi
Def. Fitocomplesso:
attivi e molecole ad attività̀ minore ma in grado nell’insieme di influenzare le caratteristiche
farmacocinetiche e farmacodinamiche dei principi attivi effetti additivi, sinergici,
tutte le molecole presenti nel fitocomplesso possono dare luogo ad di
à
potenziamento antagonismo
o di che alla fine danno l’attività biologica
Effetto sinergico:
• due componenti, che da sole danno attività molto modesta, quando
vengono messe insieme danno luogo ad un effetto decisamente maggiore rispetto a
quello che si osserva se si prendono singolarmente
Potenziamento:
• una delle due componenti che interagiscono in questo effetto è
completamente priva di attività biologica, ma che potenzia l’attività biologica dell’altra
componente
Effetto additivo e sommazione:
• in un fitocomplesso si possono avere molecole che sono
presenti in quantità insufficiente a dare un effetto biologico, ma che sommandosi ad altre
componenti che presentano la stessa attività, insieme danno un effetto osservabile
Antagonismo:
• nel fitocomplesso possono esserci molecole che modulano in senso
negativo gli effetti. Non è necessariamente è negativo modulare nella direzione
dell’inibizione perché permette, magari, di avere un effetto maggiormente bilanciato
proprio grazie ad una componente antagonista
2
All’interno della pianta vi sono due principali classi di prodotti di metabolismo e di attività
di metabolismo:
METABOLISMO PRIMARIO:
• rappresentato dalla produzione, da parte della pianta
essenziali
stessa, di un numero limitato di sostanze che sono per il funzionamento delle
strutture biologiche. Quindi, carboidrati, lipidi, proteine e acidi nucleici sono strutture
necessarie, cioè essenziali, perché se una pianta non è in grado di sintetizzare queste
classi di molecole non è i grado di sopravvivere
Esempio: senza acidi nucleici la pianta non è in grado di riprodursi, senza proteine la pianta
non è in grado di esercitare attività essenziali ecc..
METABOLISMO SECONDARIO:
• è rappresentato dalla biosintesi e dalla degradazione di
grande quantità di molecole, metaboliti secondari.
una definiti Tale sintesi ha luogo in
organi ben specifici della pianta, a differenza dei metaboliti primari che sono caratteristici
di tutte le cellule della pianta. Quindi i metaboliti secondari possono essere limitati a parti
della pianta, cioè solo a cellule specifiche.
NON sono essenziali, possono essere sintetizzati ma non è necessario che tutte le
à
cellule le sintetizzano.
Molto spesso i metaboliti secondari sono generati a partire da intermedi presenti nel
metabolismo primario, come per esempio dal Glucosio da cu si formano gli zuccheri
semplici utili per la sintesi di glicsidi; dall’AcetillCoA da cui deriva l’acido shilkimico da cui
derivano una quantità enorme di fenoli o l’acido mevalonico da cui deriva una grande
numero di terpeni; dagli amminoacidi derivano molto spesso gli alcaloidi (le piante sono i
grado di sintetizzare gli amminoacidi a partire dal metabolismo dei carboidrati)
nella stra grande maggioranza dei casi i principi attivi rappresentano metaboliti secondari
à mattoni biosintetici
Esistono quindi dei che sono il punto di partenza dal quale le piante,
attraverso reazioni anche molto complesse, possono andare a sintetizzare i metaboliti secondari.
Infatti, a differenza dei metaboliti primari, i metaboliti secondari sono in un numero estremamente
molto maggiore.
Caratteristiche dei metaboliti secondari: non hanno un ruolo definito e essenziale
all’interno di una pianta medicinale, ma ciononostante essi NON sono privi di attività per la pianta
odori
stessa. Infatti, i metaboliti secondari possono essere responsabili degli caratteristici di
colori sapori.
alcune piante, piuttosto che di e Quindi, i metaboliti secondari conferiscono virtù
uniche in termine culinario, medicinale o di tossicità.
Un’altra caratteristica dei metaboliti secondari è che essi vengono prodotti in quantità aumentata
quando la pianta medicinale è sottoposta ad uno stress, che può essere di tipo meccanico
(incisione del tronco di una pianta), o dovuti ad agenti microbiologici, infatti anche la pianta
subisce l’attacco di microrganismi dai quali devono difendersi.
La pianta si difende anche dall’ambiente perché esso può avere irradiazioni UV che possono
essere dannose per la pianta stessa, quindi attraverso la sintesi di alcuni metaboliti secondari la
pianta si difende.
Alcuni metaboliti secondari si pensa che posseggano specifici ruoli, anche fisiologici, seppur NON
essenziali, per esempio:
• Alcuni oli essenziali facilitano la riparazione dei tessuti o possono regolare la traspirazione
(importante negli ambienti aridi)
• Gli alcaloidi, che contengono azoto, possono rappresentare una riserva di azoto per la
pianta stessa
• I tannini difendono la infezioni da funghi
• I flavonoidi conferiscono colori caratteristici e per questo hanno un ruolo
nell’impollinazione 3
LA FARMACOGNOSIA OGGI
biotecnologie vegetali
Le sono un aspetto molto importante nell’ambito della farmacognosia.
Infatti, le biotecnologie vegetale, che si occupano delle sviluppo di tecnologie mirate alla
produzione di prodotti attivi, sono un interessante fonte di prodotti di interesse farmaceutico.
cultura di cellule vegetali
Proprio per questo sono state sviluppate tecniche di che permettono di
evitare di usare pesticidi e altre sostanze su piante in natura che costituirebbero un problema nel
momento in cui si separa il principio attivo.
affrancarsi dalla cultura in campo per avere a disposizione cellule che possono essere
à
sviluppate in ambiente controllato, cioè in vitro, rappresenta un aspetto molto importante
Le culture di cellule vegetali di solito si ottengono trattando le cellule vegetali stesse con un
cellulasi,
enzima, che degrada la parete della cellula in modo tale che la cellula sia “nuda”, cioè si
protoplasto.
forma quello che è chiamato I protoplasti si fanno poi crescere in un terreno di
coltura che contiene ormoni vegetali che favoriscono al crescita e la divisone delle cellule stesse,
callo.
formando così un ammasso di cellule indifferenziate, chiamato Questo tipo di cultura di
cellule vegetali non ha grande interesse da un punto di vista farmacognostico proprio perché
esiste una correlazione molto stretta tra l’espressione di specifiche vie di metabolismo secondario
e la differenziazione, cioè la morfologica e la citologica.
una cellula indifferenziata NON si presta ad essere una sorgetene di metaboliti secondari
à certa di
Proprio per queste ragioni si è tentato di attuare delle culture che presentino una
differenziazione, come per esempio culture di germogli o di radici, cioè culture derivate da cellule
d’organo e queste presentano anche una maggiore stabilità genetica e la produzione di metaboliti
colture di organo
secondari. Quindi, le sono vantaggiose perché mostrano:
• Maggior stabilità genetica
• Buona capacità i produzione
• Produzione di metaboliti secondari durante la fase di crescita
Una specie particolare di culture che possono essere utilizzate per la produzione di metaboliti
culture di Hairy roots,
secondari sono le cioè un tipo particolare di radici filamentose che si
rhizogenes).
ottengono infettando delle culture con uno specifico battere (Agrobacterium La
caratteristica particolare è che il trasferimento di DNA del battere rende le cellule infettati capaci
di sintetizzare essere stesse l’Auxina, che è codificata nel DNA batterico, ma che per la pianta
rappresenta un ormone di crescita essenziale, quindi le infezioni con questo batterio rende le
culture autosufficienti, cioè capaci di espandersi senza la necessità che vengano forniti ormoni
vegetali
Questa NON è l’unica modalità con cui vengono utilizzate le culture di Hairy roots, infatti sono
specifiche reazioni di biotrasformazione,
anche utilizzate per portare avanti delle cioè quando
le reazioni chimiche sono molto complesse e difficili da portare avanti le Hairy roots sono in
grado, tramite specifici enzimi, di compiere varie reazioni in modo altamente controllato e
stereospecifico
Esempio: riduzioni, ossidazioni, acetilazioni, isomerizzazioni ecc..
Quindi, partendo da un substrato, tramite reazioni altamente specifiche è possibile ottenere
à
molecole di interesse come la nicotina, e la chitina
Esempio atropina: l’atropina può essere convertita dalle colture di Hairy roots in scopolamina, con
introduzione di un epossido all’interno dell’anello tropanico e tale reazione è molto complessa
vantaggi
I delle Hairy roots sono:
• Non richiedono auxina esogena per la crescita
• Generalmente non ricedono incubazione alla luce, perché tipicamente sono radici
• Sono colture relativamente stabili e quindi le rese di prodotto sono riproducibili perché le
cellule mantengono le loro caratteristiche anche in presenza di molti passaggi di
proliferazione
In realtà, per quanto gli esempi di possibile utilizzo sono numerosi, questo approccio è poco
praticabile dal punto di vista commerciale, infatti è usato per la produzione di:
4 1. Ginseng
2. Scicoina
3. Paclitaxel
Esistono anche una serie di problematiche principalmente dovute alle difficoltà tecnologiche e
sostenibili da un punto di vista commerciale. Tuttavia, alcuni esempi di prodotti di interesse
industriale sono:
• Alcaloidi come l’atropia, l’iosciamina: hanno rese molto basse, quindi anche se c’è molto
interesse, oggi non sono ancora praticabili
• Digitalie: grande interesse nell’ottenere una produzione in vitro come alternativa alla
coltura in campo aperto, ma anche in quetso caso le rese sono molto basse e non sono
praticabili dal punto di vita economico.
• Composti antitumorali: anche nelle piante in campo aperto, questi composti sono prodotti
in rese molto basse perché si trovano in parti della pianta che hanno un lento sviluppo
• Taxolo: grande interesse alla sintesi mediante colture cellulare perché questa è una
molecola con grande domanda, quindi sono necessarie grandi quantità di Taxus che
devono essere abbattute. Per evitare questo si utilizzano anche colture cellulari di
T.brevifolia che producono nell’ordine di mg di taxolo dopo decine di giorni di incubazione.
Per la produzione di roots sono in corso anche grandi lavori per le Hairy roots proprio
perché si sta cercando di sostituire l’utilizzo della pianta, che non è sostenibile anche dal
punto di vista ecologico
• Ginseng: si è cercato di produrre ginseng tramite colture cellulari perché il ginseng ha
grande interesse e mercato. Le saponine che si riescono a produrre dalle colture cellulari
hanno valori che, in alcuni casi, sono interessanti infatti radici ridifferenziate possono
produrne il 27,4% mentre le radici naturali del 4,1%
• Antocinaine: la produzione con colture cellulari è stata dismessa a causa dei costi
maggiormente elevati per la produzione di biomassa e per l’estrazione rispetto
all’estrazione di anotcinaine da piante in campo aperto
le culture vegetali sono di grande interesse, le biotecnologie si applicano per massimizzare la
à
produzione di molecole di interesse farmacologico, ma le problematiche di sostenibilità
economica sono molto elevate LA FITOCHIMICA
Lo studio della fitochimica è lo studio delle vie metaboliche che le piante utilizzano per la
produzione dei principi attivi, cioè dei metaboliti secondari. Infatti, attraverso la conoscenza delle
vie metaboliche, si cerca di aumentare, nella pianta in quanto tale, la produzione di metaboliti
secondari di interesse.
Proprio per le caratteristiche dei principi attivi, che sono metaboliti secondari e quindi NON
essenziali per la pianta, esiste un’ampia varia
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