Farmaci per il morbo di Parkinson e altri disturbi del movimento
È stato chiamato così da un medico inglese che ha pubblicato un saggio su una patologia, già nota alla sua epoca, che in inglese si chiama shaking pulse = paralisi agitante. In questi due termini si nota una contrattazione. Il termine voleva sottolineare proprio questa dicotomia; da una parte si ha una riduzione del movimento e dall’altra un tremore. L’origine del Parkinson è ancora sconosciuta. Solo un 5% dei casi è di origine genetica.
Malata di Parkinson a 5 anni di distanza. Si intuisce che il fatto di tenersi le mani l’una con l’altra vuole controllare il tremore delle mani. Cambia, inoltre, la mimica facciale con un impoverimento di questi movimenti. Si nota la postura: perché tende a mantenere il baricentro dentro uno spazio circoscritto dai piedi, per evitare di cadere cerca di spostarsi in avanti o utilizza dei bastoni. I piedi li tiene come se li stesse strisciando poiché il movimento dei piedi è legato ad antagonisti.
Diagnosi clinica del Parkinson
- Possibile: presenta uno dei sintomi speciali, quali tremore, rigidità e bradicinesia. La compromissione dei riflessi posturali non è stata inclusa in questo elenco perché si tratta di un sintomo troppo poco specifico. Il tremore deve essere recente, ma può essere posturale o a riposo.
- Probabile: se sono presenti due sintomi principali quali tremore a riposo, rigidità, bradicinesia e compromissione dei riflessi posturali. In alternativa sono sufficienti un tremore asimmetrico a riposo, una rigidità asimmetrica o una bradicinesia asimmetrica.
- Certo: se sono presenti tre sintomi principali. In alternativa sono sufficienti solo due sintomi, uno dei quali deve essere asimmetrico.
Si nota una micrografia poiché il paziente tende a scrivere più piccolo per cercare di controllare il tremore. Sotto è stata data una terapia farmacologica con una sostanza che si chiama Levo-dopa, che è il precursore della dopamina. Si riduce il tremore, la bradicinesia e la rigidità. Quindi anche la grafia ritorna normale. La Levo-dopa rimane il farmaco principale per la terapia del morbo di Parkinson.
Avanzamenti nella ricerca medica
La medicina ha cominciato a fare passi da gigante. Qui il passo era quello della istologia. In questo caso è il tessuto del cervello di un paziente deceduto per malattia di Parkinson. In basso si vede il cervelletto abbattuto ed in alto la zona del mesencefalo. Colpiscono i baffi neri presenti nel mesencefalo, che sono la melanina presente nei neuroni del mesencefalo. Quindi si è scoperto che alcuni neuroni accumulano la melanina.
A destra, nel malato di Parkinson, si nota che i baffi neri sono spariti e quindi i neuroni che raccolgono la melanina sono anche neuroni che secernono la dopamina. Una volta scomparsa la melanina contenuta all’interno dei neuroni sono scomparsi i neuroni = malattia neurodegenerativa progressiva che porta alla scomparsa dei neuroni più vulnerabili che contengono la melanina e che producono dopamina. La scomparsa di questi neuroni è correlata alla comparsa di tutti gli effetti.
Questa malattia è caratterizzata da una progressiva perdita di neuroni = neurodegenerazione che non è arrestabile o controllabile. La neurodegenerazione è un fenomeno dal quale non si può sfuggire, cioè indipendentemente dallo sviluppo di una patologia, con l’età si perdono neuroni. Nella malattia di Parkinson i sintomi compaiono quando l’80% dei neuroni è stato già distrutto (i sintomi clinici compaiono tardivamente), col progredire dell’età il numero di pazienti parkinsoniani aumenta.
Significa che oltre una certa età mantenere una vita sana è molto difficile, ci si deve rassegnare ad un invecchiamento. Prima che si arrivi al 20% ci può essere una neurotossicità conseguente all’ingestione di sostanze neurotossiche tra i 30 e i 40 anni. Prima dei 60 anni, questa percentuale (20%) si raggiunge poiché si aggiunge la perdita fisiologica di neuroni ed ecco che compare la malattia di Parkinson.
Vie neurali coinvolte
La via nigrostriatale (in rosso) indica i neuroni che nascono dalla sostanza nera e che proiettano nello striato. La via meso-limbica (in verde) e la via meso-corticale (in blu) che comprende i neuroni dopaminergici che arrivano alla corteccia prefrontale e parietale. Probabilmente gli altri neuroni, pur essendo dopaminergici, non vengono toccati poiché non presentano la melanina, a differenza di quelli della via nigrostriatale.
A livello del caudato e del putamen arrivano neuroni che provengono dalla sostanza nera (parte compatta) e neuroni che arrivano dalla corteccia motoria e somatosensoriale. Tutti e tre scendono in basso e si vanno a interconnettere per permettere lo scambio di informazioni. Quindi quando si toglie la componente dei neuroni della sostanza nera si ha uno sbilancio e cioè un aumentato tono dei neuroni discendenti dalla corteccia che usano come neurotrasmettitore il glutammato.
Quando si ha la malattia di Parkinson si perde soltanto la componente dopaminergica che viene dalla sostanza nera (parte compatta). Aumenta l’attività dell’imput dei neuroni che usano come neurotrasmettitore il glutammato creando uno sbilancio poiché si riduce il ritorno delle informazioni neuronali che vanno dal caudato putamen al talamo e dal talamo ritornano tramite la via ascendente alla corteccia motoria.
Questo circuito interno va a regolare il movimento per permettere di essere fine, regolato e ordinato. Quindi un’organizzazione del movimento molto complessa che passa attraverso l’ideazione del movimento prima che questo venga messo in atto. Riducendosi la dopamina si sbilancia l’output e quindi l’attività dei neuroni GABA-ergici che partono dal caudato e dal putamen e vanno al lobo pallido e poi al talamo. Si ha quindi una via positiva che viene meno ed una via negativa che viene accentuata.
La via diretta D1 viene ridotta, mentre la via indiretta viene potenziata. A livello dello striato (caudato, putamen e pallidum in minor parte) sono presenti degli interneuroni, piccoli neuroni che nascono e che si connettono ad altri neuroni all’interno del nucleo striato.