Farmaci antidepressivi
I farmaci antidepressivi sono una classe complessa di medicinali. La depressione è una sindrome complessa, con diversi sintomi e diverse cause che non è facile da curare. Però c’è una differenza fondamentale rispetto alle altre patologie legate alla psicosi. Sono entrambe le due patologie più importanti a carico del SNC. La depressione presenta sia una base genica che una base ambientale (non si hanno problemi di lavoro dato dalla condizione economica).
La depressione è molto pericolosa perché può portare al suicidio, quindi il paziente depresso non può essere abbandonato a sé stesso → bisogna intervenire con la terapia farmacologica che determina effetti reali, positivi e benefici. Chiaramente la terapia farmacologica è limitata con la tossicità e gli effetti collaterali = bisogna evitare dosaggi elevati → non bisogna dispensare troppi farmaci.
Classificazione dei disturbi affettivi
- Depressione del tono dell’umore: senso di miseria e frustrazione, poco interesse alle attività che procurano gioia e soddisfazione, atteggiamento ed espressione da “depresso”.
- Pessimismo: senza speranza per il presente e il futuro. Sensi di colpa per il passato.
- Alterazione dell’attività motoria: ritardi psicomotori con riduzione dei movimenti, rallentamento del linguaggio e nella formulazione dei pensieri. In alternativa si può manifestare agitazione, irrequietezza, incapacità a rilassarsi.
- Ansia: manifestazioni psicologiche della sintomatologia ansiosa.
- Disturbi del sonno e perdita dell’appetito
Depressione maggiore e disturbo ossessivo-compulsivo
La depressione maggiore spesso si affianca al disturbo ossessivo-compulsivo. Entrambe sono caratterizzate da alterazione del tono dell’umore. L’ossessione indica una maniacalità verso un certo aspetto esagerato, la compulsione significa che si mette in atto una risposta che va a braccetto con l’ossessione. Ad esempio, l’ossessione di lasciare aperto il rubinetto del gas con la compulsione di controllare in continuazione.
Storia e sviluppo degli antidepressivi
Fenotiazine studiate come anestetici locali fine '40 - inizio '50. Modificando la struttura delle fenotiazine si arriva ad una nuova classe di farmaci: antidepressivi triciclici, in quanto miglioravano il tono dell’umore. Si aprì così un filone di ricerca molto importante.
Gli antipsicotici devono sempre essere somministrati poiché quando si sospende si ripresenta la psicosi = scopo sintomatico. Gli antidepressivi possono risolvere la crisi depressiva e portare ad un miglioramento per cui il farmaco non è più necessario, risoluzione dei sintomi molto significativa e importante = scopo terapeutico.
Neurotrasmissione e depressione
Dal tronco dell’encefalo si dipartono i neuroni il cui neurotrasmettitore è la dopamina, e parte la via discendente spinale costituita dai neuroni noradrenergici e serotoninergici. Questo grosso gruppo centrale è neuroni noradrenergici.
Il locus coeruleus (pallido) è il sito dove partono tutti i neuroni noradrenergici. Questi neuroni si biforcano in tre parti:
- Via ascendente che innerva l’ippocampo, l’amigdala, il nucleo accumbens, il talamo, la corteccia cingolata e la neocorteccia.
- Via discendente al midollo spinale che controlla il dolore.
- Via collaterale al cervelletto che regola il movimento e l’equilibrio.
Il sistema serotoninergico, dove il neurotrasmettitore è la serotonina, ha i nuclei del rafe da cui partono i neuroni serotoninergici che vanno al midollo spinale, al cervelletto e che innervano la zona più rostrale del sistema limbico, del talamo e della corteccia.
Sovrapponendo le due immagini si nota che le stesse aree sono innervate dai due sistemi di neurotrasmissione paralleli l’uno con l’altro. L’ipotesi che è stata fatta per la depressione è che sia dovuta a una carenza nel cervello di noradrenalina e/o serotonina.
Implicazioni dei deficit di neurotrasmettitori
In caso di deficit di noradrenalina:
- Ridotto livello di attenzione
- Problemi nel concentrarsi
- Deficit della memoria a breve termine
- Atteggiamento da depresso
- Ritardo psicomotorio
- Fatica
Questi effetti sono la conseguenza dell’innervazione noradrenergica che parte dal locus coeruleus a:
- Corteccia frontale che regola il tono dell’umore (recettore β)
- Corteccia frontale che regola l’attenzione (recettore α2)
- Sistema limbico che regola la risposta emozionale
- Cervelletto che media la risposta motoria ed il tremore
- Tronco dell’encefalo che regola la pressione sanguigna
- Sistema simpatico che regola le funzioni cardiache e lo svuotamento della vescica
In caso di deficit di serotonina:
- Atteggiamento da depresso
- Ansia
- Panico
- Fobie
- Disturbi ossessivi-compulsivi
- Bisogno di cibo – bulimia
- Insonnia
Questi effetti sono la conseguenza dell’innervazione serotoninergica che parte dai nuclei del rafe a:
- Corteccia frontale che regola il tono dell’umore
- Gangli della base che regola i movimenti e le compulsioni
- Sistema limbico che regola le reazioni comportamentali
- Ipotalamo che regola il comportamento alimentare
- Tronco dell’encefalo che regola i centri del sonno
- Vie discendenti spinali che regolano la risposta sessuale
- Tronco dell’encefalo che regola il centro del vomito
Ipotesi monoaminergica della depressione
La principale teoria biochimica della depressione è costituita dall’ipotesi monoaminergica, proposta nel 1965, in base alla quale la depressione sarebbe determinata da un deficit funzionale dei trasmettitori monoaminergici in alcune aree cerebrali. L’ipotesi fu basata sulla capacità dei farmaci antidepressivi triciclici e inibitori delle monoaminossidasi di facilitare la trasmissione monoaminergica, e di farmaci come la reserpina (che depleta le monoamine cerebrali) di causare depressione. Si affermò pertanto l’idea che l’esposizione a esperienze negative e a stress, o l’azione di fattori farmacologici e di patologie del sistema nervoso potessero ridurre le normali quantità e funzionalità delle monoamine cerebrali, determinando così la depressione. Su questa base concettuale sono stati sviluppati tutti gli antidepressivi in commercio, farmaci che hanno dimostrato efficacia in una significativa percentuale di pazienti. L’ipotesi monoaminergica della depressione non permette tuttavia di comprendere o di spiegare un certo numero di elementi, come il fatto che siano necessarie 2-3 settimane per la comparsa dell’effetto terapeutico o che in un soggetto non depresso e non predisposto alla depressione la deplezione acuta delle catecolammine non comporti necessariamente uno stato depressivo.
La conoscenza del ruolo della trasmissione noradrenergica suggerisce che il deficit noradrenergico contribuisca alla ridotta capacità di attenzione, alla perdita d'interesse, iniziativa e capacità psicomotorie osservate nel paziente depresso. Il locus coeruleus è il sito cerebrale dal quale si dipartono numerose fibre noradrenergiche che si proiettano alle diverse aree cerebrali tra cui ipotalamo, ippocampo e corteccia cerebrale.
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