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PRESCRIZIONE

Prescrizione (artt. 2934 ss. c.c.)

Ogni diritto si estingue per prescrizione quando il titolare non lo esercita per il tempo stabilito dalla

legge. Il mancato esercizio di un diritto per un lungo periodo di tempo comporta che la pretesa volta

a fare valere quello stesso diritto venga respinta per il solo fatto di essere stata esercitata

tardivamente. Non sono soggetti a prescrizione i diritti indisponibili (come i diritti della

personalità) e il diritto di proprietà La prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui il diritto

può essere fatto valere. Solo il soggetto che può disporre validamente del diritto può rinunciare alla

prescrizione la quale, però, finché non si è compiuta, non può essere oggetto di rinuncia La

prescrizione non opera automaticamente ma può essere fatta valere in via di eccezione dalla parte

che vi abbia interesse. Il Giudice non può rilevare d’ufficio la prescrizione non eccepita dalla parte.

Sospensione della prescrizione Si verifica nei casi espressamente previsti dalla legge, quando il

mancato esercizio del diritto dipende dal verificarsi di una causa giustificativa. Il periodo di tempo

durante il quale perdura la causa che giustifica l’inerzia non è calcolato ai fini del computo del

tempo di prescrizione. Quando viene meno la causa sospensiva il tempo decorso prima di questa si

sommerà a quello che comincia a decorrere dal momento della sua cessazione. E’ come se si aprisse

una parentesi nel tempo, chiusa la quale la prescrizione continua a decorrere dal punto in cui si era

fermata.

Interruzione della prescrizione L’inerzia cessa perché il diritto viene esercitato secondo le modalità

previste dalla legge o viene riconosciuto dal soggetto passivo del rapporto. Nel momento in cui si

verifica la causa di interruzione dell’inerzia, inizia a decorrere un nuovo periodo di prescrizione e

viene meno quello che era decorso fino al verificarsi dell’interruzione.

La prescrizione ordinaria si compie in dieci anni (art. 2946 c.c.). Periodi di prescrizione più brevi

possono essere di volta in volta previsti: cinque anni (artt. 2947, 2948 c.c.), due anni (art. 2947, 2°

comma, c.c.), un anno (artt. 2950, 2951, 2952 c.c.), per peculiari fattispecie previste dalla legge.

PATTI SUCCESSORI

Il divieto dei patti successori

Il legislatore ha escluso la validità di patti aventi per

oggetto future successioni, potendosi la volontà

manifestare nell’unica forma prevista dalla legge e ha

pertanto vietato i c.d. patti successori.

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I patti successori possono distinguersi in:

 patti istitutivi: sono i negozi con cui il de

cuius istituisce erede un soggetto;

 patti dispositivi: sono i negozi con cui un soggetto

dispone dei diritti che gli possono spettare su una

successione non ancora aperta;

 patti rinunziativi: sono i negozi con i quali un soggetto

rinuncia ai diritti che gli possono spettare su una

futura successione.

I poteri dell’erede prima dell’accettazione

Il chiamato all’eredità gode di una particolare posizione

che gli conferisce:

 la legittimazione all’esercizio delle azioni possessorie

senza necessità della materiale apprensione dei beni;

 la legittimazione a compiere atti conservativi o

cautelari;

 la legittimazione, dopo l’autorizzazione giudiziaria, a

vendere beni ereditari non conservabili.

L’eredità giacente

Con la morte del de cuius, il chiamato all’eredità non

acquista ipso iure la qualità di erede, stante la necessità

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di una manifestazione di volontà diretta in tal senso:

quindi fra la morte del dante causa e l’eventuale

accettazione può intercorrere un tempo, durante il quale

il patrimonio del defunto si trova sprovvisto di un

titolare.

Per evitare che il patrimonio del defunto rimanga

abbandonato, è predisposto l’istituto dell’eredità

giacente,

che prevede la nomina di un curatore da parte

dell’autorità giudiziaria con il compito di curare gli

interessi

dell’eredità fino al momento in cui quest’ultima non

venga accettata o, in mancanza dell’accettazione, non

sia devoluta agli altri successibili.

La capacità di succedere

La capacità di succedere è l’attitudine a subentrare

nella titolarità dei rapporti giuridici di cui era

titolare il de cuius. L’art. 462 c.c. stabilisce il principio

generale che è capace di succedere chi sia nato o

concepito al momento in cui si apre la successione.

L’indegnità

L’indegnità opera come causa di esclusione dalla

successione, che spiega i suoi effetti solo dal momento

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della pronuncia del giudice. I casi di indegnità sono i

seguenti:

 gli attentati alla persona fisica del de cuius;

 gli attentati alla integrità morale del de cuius;

 gli attentati alla libertà di testare del de cuius.

 decadenza dalla potestà genitoria

La persona offesa può tuttavia riabilitare l’indegn

AFFIDAMENTPO CONDIVISO DEI FIGLI

’affidamento condiviso consiste nell’esercizio

(normalmente) congiunto della potestà genitoria, salvo

poi

distinguere tra decisioni di maggiore interesse per i figli

attinenti all’istruzione, all’educazione e alla salute,

da assumersi di comune accordo, tenendo conto delle

capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni

dei figli, e decisioni di ordinaria amministrazione, in

ordine alle quali la potestà, con il consenso del giudice,

può essere esercitata separatamente. Tale forma di

affidamento rappresenta attualmente la regola.

Il 1° comma dell’art. 155 c.c., raccogliendo i

suggerimenti provenienti dalla dottrina più sensibile,

ribadisce \

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espressamente il diritto del minore di conservare

«rapporti significativi» con gli ascendenti e i parenti di

ciascun ramo genitoriale successivamente alla crisi del

rapporto tra i genitori. L’affermazione del diritto del

minore di conservare rapporti significativi con i nonni e

gli altri congiunti, non può condurre, almeno per il

momento, al riconoscimento di un vero e proprio diritto

soggettivo in capo agli ascendenti.

Il 3° comma dell’art. 155 c.c. enuncia la regola, secondo

cui la potestà è esercitata da entrambi i genitori.

Il tema della potestà risulta oggi valorizzato dalla

particolare attenzione che esso ha ricevuto sia da parte di

regolamenti comunitari, sia nell’ottica

dell’armonizzazione del diritto europeo della famiglia.

Sotto il primo profilo, il regolamento CE n. 2201/2003

(c.d. Bruxelles II- bis), si applica a «tutte le

decisioni in materia di responsabilità genitoriale, incluse

le misure di protezione del minore,

indipendentemente da qualsiasi nesso con un

procedimento matrimoniale».

L’art. 2 n. 7 del regolamento n. 2201/2003 definisce la

responsabilità genitoriale come «i diritti e doveri di

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cui è investita una persona fisica o giuridica in virtù di

una decisione giudiziaria, della legge o di un accordo

in vigore riguardanti la persona o i beni di un minore. Il

termine comprende, in particolare, il diritto di

affidamento e il diritto di visita».

Sotto il secondo profilo (cioè quello dell’armonizzazione

del diritto europeo), all’inizio del 2007 la

Commission on European Family Law ( CEFL) ha

presentato i principi di diritto europeo della famiglia

sulla responsabilità genitoria, volti a favorire il

processo di armonizzazione in siffatta materia.

Anch’essi contengono una definizione di responsabilità

genitoria, intesa come « l’insieme di diritti e doveri

finalizzati a soddisfare e garantire l’interesse del

minore. Essa comprende in particolare: a) la cura, la

tutela e l’educazione; b) la conservazione dei rapporti

personali; c) la fissazione della residenza; d)

l’amministrazione del patrimonio e e) la rappresentanza

legale» (Principio 3:1).

Il 4° comma dell’art. 155 c.c. precisa che, salvo diversi

accordi relativi alle modalità di contribuzione,

« ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei

figli in misura proporzionale al proprio reddito».

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Per quantificare il mantenimento dovuto ai figli,

occorre tenere conto di una serie di parametri:

1) le attuali esigenze del figlio;

2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di

convivenza con entrambi i genitori;

3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore;

4) le risorse economiche di entrambi i genitori;

5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura

assunti da ciascun genitore.

La normativa non ricomprende tra i criteri elencati

l’assegnazione della casa familiare, ma soccorre l’art.

155- quater c.c., che conferisce rilevanza alla stessa

nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori,

espressamente valorizzando il relativo provvedimento. Il

Giudice dovrà tenere conto dell’eventuale titolo di

proprietà.

In analogia con quanto sancito dall’art. 6, c. 11°, l.

divorzio, la giurisprudenza riconosceva, per prassi

consolidata, l’adeguamento automatico dell’assegno, ora

esplicitamente previsto dal 5° comma dell’art. 155

c.c., che lo ancora agli indici ISTAT, in difetto di diverso

parametro indicato dalle parti o dal giudice.

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L’obbligo gravante sui genitori di mantenere i figli non

cessa automaticamente con il conseguimento della

maggiore età, ma si estingue solo quando questi

abbiano raggiunto l’autosufficienza economica. Tale

concetto risulta previsto dall’art. 155- quinquies c.c.,

secondo cui il giudice, valutate le circostanze, può

disporre il pagamento di un assegno periodico in favore

dei figli maggiorenni non economicamente

indipendenti.

Il 1° comma dell’art. 155- sexies c.c. prevede che il

giudice ascolti il minore dodicenne o anche di età

inferiore ove capace di discernimento. L’audizione del

minore non è un’idea nuova nel codice civile: il

legislatore italiano ha dettato al riguardo una disciplina

frammentaria e disomogenea, ispirata ad un

atteggiamento protezionistico, per cui ha sempre

guardato con timore alla possibilità di un ascolto del

minore

a causa di una negativa valutazione dei traumi che

potrebbero derivare da un coinvolgimento diretto in

situazioni caratterizzate dalla litigiosità. La vera novità

sembra, pertanto, consistere nell’assenza di

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qualsivoglia discrezionalità, come si può desumere

dall’impiego, nella prima parte della frase, della

locuzione «può assumere», laddove nella seconda parte

il giudice direttamente «dispone».

L’art. 155- sexies, 2° comma, c.c. prevede che « Qualora

ne ravvisi l’opportunità, il giudice, sentite le parti e

ottenuto il loro consenso, può rinviare l’adozione dei

provvedimenti di cui all’articolo 155 per consentire

che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una

mediazione per raggiungere un accordo, con particolare

riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale

dei figli».

Tale disposizione rappresenta una importante novità

della riforma, non tanto per la previsione della

mediazione familiare, istituto già presente nel sistema,

quanto per il rilievo che per tale via si conferisce a

una procedura di applicazione preventiva rispetto ai

provvedimenti presidenziali, nell’ottica di un percorso di

accordo, volto in particolare alla finalità di garantire la

più efficace tutela dell’interesse superiore del minore.

L’art. 155- quater c.c. introduce nel corpo delle norme

sull’affidamento condiviso una disposizione autonoma

relativa all’assegnazione della casa familiare.

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La citata norma prevede che « Il godimento della casa

familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto

dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene

conto nella regolazione dei rapporti economici tra

i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il

diritto al godimento della casa familiare viene meno

nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare

stabilmente nella casa familiare o conviva more

uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento

di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili

e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643».L’istituto

della casa familiare, inizialmente non disciplinato

dal codice civile, aveva trovato una regolamentazione in

seguito alla riforma del diritto di famiglia solo per

l’ipotesi di separazione personale. L’art. 6 della legge n.

898/70, nella sua formulazione originaria, non

conteneva alcuna disposizione che attribuisse

esplicitamente al giudice il potere di assegnare la casa

familiare al coniuge che non vantasse alcun diritto - reale

o personale - sull’immobile, diversamente da

quanto era disposto, in materia di separazione dei

coniugi, dall’art. 155, 4° comma, c.c., il quale, appunto

nel \

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testo novellato dalla legge di riforma del diritto di

famiglia (art. 36 l. 19 maggio 1975, n. 151), sotto il titolo

«provvedimenti riguardo ai figli», stabiliva che

«l’abitazione della casa familiare spetta di preferenza, e

ove

sia possibile, al coniuge cui vengono affidati i figli».

Il testo novellato dell’art. 6 l. div. (6° comma),

disponendo che «l’abitazione nella casa familiare spetta

di

preferenza al genitore cui vengono affidati i figli o con il

quale i figli convivono oltre la maggiore età»,

innovava rispetto alla disciplina prevista per il caso di

separazione grazie all’introduzione di precisi

parametri, alla stregua dei quali il giudice doveva

adottare la relativa decisione in ordine alla casa della

famiglia (le condizioni dei coniugi, le ragioni della

decisione, il favore per il coniuge più debole), oltre alla

previsione dell’opponibilità ai terzi del provvedimento di

assegnazione e alla espressa menzione dei figli

maggiorenni.

L’attuale disciplina si limita a ribadire che il godimento

della casa familiare deve essere attribuito tenendo

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prioritariamente conto dell’interesse dei figli. In effetti la

nuova disposizione, apparentemente non

innovativa, a differenza della precedente, non individua

un assegnatario della casa familiare, non essendovi

più un affidatario, quanto meno in via esclusiva. La

giurisprudenza tende comunque ad assegnare la causa al

genitore, presso il quale i figli vengono collocati in via

prevalente.

AZIONI A TUTELA DELLA PROPRIETA’

LE AZIONI A DIFESA DELLA PROPRIETA'

Il proprietario che veda leso o minacciato il suo diritto di proprietà può rivolgersi al giudice

mediante uno dei seguenti quattro tipi di azione giudiziaria.

1. Azione di rivendicazione > il proprietario può agire contro chi abusivamente possegga o

detenga la cosa oggetto del suo diritto per ottenerne la disponibilità.

Es. Mario è il proprietario dell'immobile occupato abusivamente da Enzo > con l'azione di

rivendicazione, Mario può riottenere la disponibilità dell'immobile.

Chi afferma di essere proprietario deve dimostrare il proprio effettivo diritto; l'azione di

rivendicazione si può esercitare senza limiti di tempo purchè, nel frattempo, non si sia verificata

l'usucapione a favore di altri.

2. Azione negatoria > il proprietario chiede al giudice di dichiarare che sul proprio bene non

sussistono diritti spettanti a terzi.

Es. il mio vicino sostiene di avere diritto di far passare un elettrodotto sul mio fondo: con questa

azione posso chiedere al giudice di dichiarare l'inesistenza di tale diritto (con l'eventuale condanna

al risarcimento).

3. Azione di regolamento di confini > spetta a ciascuno dei proprietari di fondi vicini la cui linea

di confine sia incerta; con questa azione ognuno dei due proprietari potrà dimostrare fino a

dove si estende la sua proprietà; in caso di incertezza, il giudice dovrà attenersi alle mappe

catastali (art. 950 c.c.).

4. Azione per apposizione di termini > quando il confine tra i fondi è certo ma i segnali di

confine (staccionate, siepi...) mancano o sono diventati irriconoscibili, ciascuno dei

proprietari dei fondi confinanti potrà chiedere al giudice che disponga la posa di tali segnali.

LE AZIONI POSSESSORIE

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Pur essendo una situazione di fatto, il possesso è tutelato dall'ordinamento giuridico e ciò per due

ragioni: la prima è l'esigenza di assicurare la pace sociale; la seconda fa riferimento al fatto che, il

più delle volte, il possessore è anche il proprietario: la legge, proteggendo il possesso, assicura

anche al proprietario una tutela rapida ed efficace del suo diritto, evitando la procedura per la

tutela del diritto di proprietà che è più lunga e complessa.

Le azioni possessorie sono:

1. l'azione di reintegrazione che è finalizzata al recupero del bene quando il possessore sia

stato privato del bene in modo violento (es. rapina) e clandestino (es. un soggetto entra di

notte in un alloggio momentaneamente disabitato e ne prende possesso) art. 1168 c.c.

L'azione va esercitata entro un anno dal momento della sottrazione del bene o dal giorno della sua

scoperta.

2. L'azione di manutenzione spetta al possessore che abbia subito molestie nell'esercizio del

suo possesso (art. 1170 c.c.); le molestie possono essere di fatto (immissioni superiori alla

normale tollerabilità, inosservanza delle distanze legali tra costruzioni...) oppure di diritto

come le violazioni dei diritti spettanti al possessore.

L'azione di manutenzione può essere esercitata entro un anno dalla turbativa; il possesso di

cui si chiede la tutela deve durare da oltre un anno e non deve essere stato acquistato né

violentemente né clandestinamente

ELEMENTI ESSENZIALI DEL CONTRATTO

ontratto ha una propria struttura particolare, formata da: elementi essenziali (obbligatori per la validità di un contratto), elementi accidentali ed

elementi naturali.

Quali sono gli elementi essenziali del contratto

I requisiti essenziali sono:

• L’accordo. Si ha un accordo quando le volontà manifestate dalle parti sono dirette allo stesso scopo. La volontà deve essere

manifestata da una persona capace d’intendere e di volere e non deve essere viziata o simulata(cioè, deve risultare da controdichiarazioni

scritte). Tutti i modi con cui si può raggiungere l’accordo sono riconducibili ad un semplice schema: vi è una proposta posta ad un singolo o ad

una collettività, seguita poi da un’accettazione, da parte del destinatario della proposta e diretta al proponente. Il contratto è concluso nel

momento (e nel luogo) in cui l’accettazione viene portata a conoscenza del proponente.

• L’oggetto. Consiste nell’insieme di ciò che le parti hanno voluto realizzare mediante il contratto. Oggetto del contratto sono in primo

luogo le prestazioni che le parti sono obbligate ad eseguire, poi il trasferimento o la costituzione dei diritti reali, e la modifica o l’estinzione

d’obbligazioni preesistenti.

• causa.

La E’ la ragione economica­ sociale per cui è stipulato il contratto. La causa va distinta dal motivo che è la ragione personale che

ha fatto sorgere un contratto.

• forma.

La E’ il modo in cui si manifesta la volontà delle parti. La forma scritta (scrittura privata, scrittura privata autenticata e atto

pubblico) è essenziale se è richiesta come requisito di validità, in questo caso il contratto stipulato oralmente è nullo. Quando invece, la forma è

richiesta come mezzo di prova, il contratto stipulato oralmente è valido.

LA COMPENSAZIONE E LE TIPOLOGIE DI COMPENSAZIONE

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Compensazione

la compensazione si verifica quando due persone sono obbligate una verso l'altra per debiti e crediti

nozione reciproci; in questo caso i reciproci debiti e crediti si estinguono per le quantità corrispondenti

(art. 1241 c.c.)

Un esempio con i soliti Tizio e Caio chiarirà il concetto di compensazione.

Tizio conduttore deve a Caio proprietario 50 come canone di locazione, ma Caio deve a sua volta a Tizio 25 per un

prestito concessogli dallo stesso Tizio. Maturatasi la scadenza mensile del canone di locazione, ed anche la scadenza

entro la quale Caio deve restituire il denaro a Tizio, vi sarà compensazione tra reciproci debiti e crediti, ed essendo il

debito di Tizio conduttore equivalente a 50 mentre il debito di Caio proprietario equivalente a 25, Tizio dovrà Caio

come canone di locazione residuo la sola somma di 25.

Dall'esempio che abbiamo esposto notiamo subito che la compensazione per operare ha bisogno di alcuni presupposti;

non basta, infatti, che vi siano dei semplici reciproci rapporti di debito e credito tra le parti, ma è anche necessario che

tali rapporti rappresentino crediti omogenei, liquidi ed esigibili.

A queste condizioni la compensazione opera automaticamente, senza che le parti debbano fare altro e, per questo

motivo, è detta compensazione legale.

Il nostro codice, però, conosce altri due tipi di compensazione, la compensazione giudiziale e la volontaria.

Vediamo nella sottostante tabella i tre tipi di compensazione e le condizioni alle quali possono operare.

opera automaticamente fin dal momento della coesistenza di reciproci rapporti di debito e credito

quando questi siano:

compensazione 1. omogenei: devono avere lo stesso oggetto, come due crediti di denaro o di cose fungibili

legale 2.

(art. 1243 c.c.) liquidi: quando sono esattamente determinati del loro ammontare

3. esigibili: quando non sono sottoposti né a termine ne è condizione

compensazione si verifica quando il debito opposto in compensazione non è liquido, cioè non è esattamente

giudiziale determinato, ma è di facile è pronta soluzione. In questo caso il giudice può dichiarare la

(art. 1243 c.c. compensazione per la parte del debito che riconosce esistente

comma 2)

compensazione anche quando i debiti i crediti reciproci non presentino le caratteristiche di omogeneità, liquidità e

volontaria esigibilità, possono essere comunque compensati in base all'accordo delle parti

(art. 1252 c.c.)

Come abbiamo visto con la compensazione si evita un inutile scambio tra debitore e creditore; in certi casi, tuttavia, la

compensazione non è ammessa per la natura dei crediti e dei debiti reciproci. L'articolo 1246 del codice civile indica i

casi in cui la compensazione non si verifica, nonostante l'esistenza delle altre condizioni previste dalla legge. In

particolare si vieta la compensazione per i crediti per cui il proprietario sia stato ingiustamente spogliato, per la

restituzione di cose depositate o date in comodato, per crediti dichiarati impignorabili, per rinunzia alla compensazione

e negli altri casi in cui il divieto è stabilito dalla legge come nell'ipotesi in cui il credito abbia natura alimentare.

La compensazione è un mezzo di estinzione dell'obbligazione a carattere satisfattorio perché ciascun soggetto rimane

soddisfatto ottenendo l'estinzione del proprio credito. \

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Una particolare disciplina è prevista dal codice civile (art. 1242) in merito all'eccezione di compensazione;

Abbiamo visto, infatti, che la compensazione legale opera automaticamente senza che sia necessaria un'ulteriore

manifestazione di volontà da parte del creditore o del debitore. Tuttavia l'articolo 1242 dispone che il giudice non può

rilevare d'ufficio l'avvenuta compensazione.

Di conseguenza solo la parte costituite in giudizio potrà eccepire l'avvenuta compensazione.

Se, infine, tra debitore e creditore vi erano diversi rapporti di debito credito, la compensazione ha effetto in applicazione

dei criteri legali d'imputazione del pagamento previsti dall'articolo 1249 c.c.

AZIONI A TUTELA DELLA PROPRIETA’

Azioni a tutela della proprietà e del possesso

Pubblicato il 15 settembre 2009 da Carlo Luceri

Azioni a difesa della proprietà: le azioni petitorie

Tali azioni mirano ad accertare ed affermare la titolarità di un diritto di proprietà nei confronti di

chi lo contesti direttamente (negandolo) o indirettamente (vantando diritti reali sul bene)

- l’azione di rivendicazione

E’ l’azione che il proprietario di un bene può esercitare nei confronti di chiunque lo possiede o

detiene abusivamente, ovvero senza titolo.

E’ un’azione finalizzata pertanto alla restituzione di un bene illegittimamente uscito dalla sfera

di controllo del proprietario.

Al possessore è equiparato colui che si è dolosamente spogliato del bene rivendicato in vista

dell’azione.

In caso di soccombenza costui è obbligato ha recuperare a sue spese la cosa per restituirla al

proprietario; in mancanza, deve corrispondergli il valore oltre a risarcirlo del danno subìto.

Il soggetto che agisce deve dimostrare la sua qualità di proprietario e la sua posizione

processuale è meno agevole di quella del convenuto.

Infatti ove si sia tratti dell’acquisto di un bene immobile chi agisce deve dimostare che tra lui e i

suoi precedenti danti causa il bene è stato posseduto per un tempo necessario ad usucapirlo.

Se si tratta di un bene mobile, occorre invece che chi agisce dimostri di aver ricevuto il

possesso in buona fede in base ad un titolo anche astrattamente idoneo.

- l’azione negatoria

Con tale azione il proprietario chiede che siano dichiarati inesistenti diritti affermati da altri sul

bene, quando ha motivo di temerne un pregiudizio, o che cessino le molestie o turbative che

altri arrecano al suo diritto di proprietà.

Colui che afferma di essere titolare di diritti reali sul bene deve dimostrare l’esistenza dei diritti

di cui afferma essere titolare.

In particolare, nell’ipotesi di molestie o turbative, il convenuto, in caso di soccombenza, è

obbligato a farle cessare oltre naturalmente a risarcire il danno.

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Nella prassi l’azione negatoria più diffusa è la negatoria della servitù con la quale il proprietario

di un fondo chiede che sia dichiarato inesistente un diritto di servitù vantato da altri sul proprio

fondo.

- l’azione di regolamento di confini

E’ l’azione mediante la quale ciascuno dei proprietari di un fondo confinante può chiedere che

sia giudizialmente accertato il confine tra i due fondi, quando tale confine sia obiettivamente

incerto.

- l’azione per apposizione di termini

E’ l’azione con cui ciascuno dei proprietari limitrofi può chiedere, quando sia certo il confine

dei fondi, che siano posti o ripristinati, a spese comuni, i segni e i materiali tangibili di tale

confine, che precedentemente mancavano o erano divenuti irriconoscibili.

Le azioni possessorie

Tali azioni tutelano il possesso, che sebbene “ situazione di fatto ”, riceve protezione

dall’ordinamento giuridico per esigenze di ordine pubblico che sarebbe gravemente

pregiudicato se chiunque potesse liberamente impossessarsi di ciò che altri possiede senza

esserne il proprietario.

Si differenziano dalle petitorie in quanto assicurano una tutela solo provvisoria che prescinde

dall’accertamento del diritto di proprietà.

- azione di reintegrazione o spoglio

E’ l’azione con cui il possessore o il detentore qualificato (ad es. inquilino), privato del bene in

modo violento o clandestino, chiede di esserne reintegrato nel possesso.

La giurisprudenza ha chiarito che la violenza non è solo quella fisica ma può consistere in

qualunque atto arbitrario esercitato contro la volontà del possessore.

Clandestinità non significa solo di nascosto, ma semplicemente in modo occulto nei confronti

del possessore.

Il termine per proporre l’azione è di un anno dalla lesione, ma se lo spoglio è clandestino il

termine decorre dal giorno della sua scoperta.

- l’azione di manutenzione

E’ l’azione che spetta al possessore (non al detentore!) contro le molestie o le turbative, di

fatto o di diritto, che altri esercitano sul bene posseduto (deve trattarsi di un bene immobile o

di una universabilità di mobili e il possesso deve essere ultrannuale, continuo e non acquistato

con violenza o clandestinità).

E’ concessa anche contro lo spoglio non violento o non clandestino.

Il termine per proporre l’azione è di un anno dalla turbativa o dallo spoglio.

Le azioni di nunciazione

Le cd. azioni di nunciazione sono simili a quelle possessorie ma hanno natura giuridica

diversa poichè sono azioni cautelari che hanno lo scopo di prevenire un danno che può

derivare dalla costruzione di un opera altrui o da una cosa altrui già esistente.

Tali azioni sono:

- la denunzia di nuova opera: è l’azione che spetta al proprietario, al possessore o al titolare di

un diritto reale di godimento, quando egli ha ragione di temere che da una nuova opera, da

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altri intrapresa sul proprio come sull’altrui fondo, stia per derivare un danno alla cosa che

forma oggetto del proprio diritto o possesso, purchè l’opera non sia terminata e non sia

trascorso un anno dal suo inizio.

Il giudice può vietare la continuazione dell’opera oppure permetterla ordinando le oppoertune

cautele.

- la denunzia di danno temuto: è l’azione con la quale il proprietario, il possessore o il titolare

di altro diritto reale di godimento, si rivolge all’autorità giudiziaria quando abbia fondato motivo

di temere che da qualsiasi edificio, albero o altra cosa stia per derivare un danno grave e

prossimo alla cosa oggetto del suo diritto.

Il giudice, valutata la fondatezza della richiesta, adotta un provvedimento che consenta di

ovviare al pericolo USUCAPIONE

'usucapione

nozione è un modo di acquisto dei diritti reali su beni mobili e beni immobili

(art. 1158 c.c.) per effetto del possesso continuo e ininterrotto per i periodi di tempo stabili dalla legge

L'usucapione è quindi un modo di acquisto a titolo originario del diritto di proprietà e degli altri diritti reali che si

verifica per cause opposte alla prescrizione; mentre nelle prescrizione il diritto si perde a causa del trascorrere del

tempo, accompagnata dall'inerzia del titolare del diritto, nella usucapione il diritto si acquista per il trascorrere del

tempo accompagnata da una attività svolta da un soggetto su un bene su cui grava un diritto reale altrui; questa attività è

il possesso.

In via figurata è come se il possessore "assorbisse" il diritto reale altrui, quando il suo titolare non faccia nulla per farlo

valere nel periodo stabilito dalla legge.

Le cause che producono la prescrizione e l'usucapione sono quindi diverse, se non proprio opposte, ma simili sono le

esigenze che soddisfano i due istituti perché in entrambi i casi è necessario garantire la certezza delle situazioni

giuridiche; la prescrizione serve a garantirle nel caso di lunga inerzia del titolare del diritto, l'usucapione, all'opposto,

serve a renderle stabili riconoscendo che una situazione di fatto protratta per un lungo tempo e in assenza di

contestazioni da parte del titolare del diritto, può portare all'acquisto del diritto a favore di chi la esercitava, cioè a

favore del possessore.

Un esempio chiarirà ulteriormente il concetto.

Supponiamo che io sia proprietario di un fondo agricolo, ma a causa della sua lontananza e della sua posizione disagiata

non me ne occupi per venti anni; nello stesso periodo, però, un contadino occupa il mio fondo e comincia a coltivarlo a

recintarlo etc. comportandosi, quindi, come se fosse il proprietario; se io non faccio valere il mio diritto per venti anni, e

il possesso del contadino dura ininterrottamente per lo stesso periodo, il contadino diverrà proprietario del fondo per

usucapione, mentre io avrò perso il diritto proprio perché usucapito dal contadino.

L'esempio non è stato scelto a caso, perché se è vero che la proprietà è uno dei pochi diritti che non si prescrivono, è

anche vero che può essere persa a causa della usucapione.

L'elemento fondamentale della usucapione è quindi il possesso; vediamone le caratteristiche nella sottostante tabella.

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28 deve essere stato conseguito senza violenza o clandestinità (art.

usucapione si verifica nel momento in cui la violenza o clandestinità è cess

caratteristiche del possesso ad usucapionem deve protrarsi per i periodi stabili dalla legge

deve essere continuo e ininterrotto

Occupiamoci in maniera più specifica delle ultime due caratteristiche viste in tabella;

Per possesso continuo si intende la permanente manifestazione della propria signoria sulla cosa.

Il possesso deve poi essere ininterrotto; in altre parole non devono accadere fatti che siano idonei a interrompere il

possesso, e l'interruzione può essere naturale, quando non vi sia il possesso per oltre un anno (1167 c.c.), e civile ex art.

1165 c.c. che richiama, in quanto applicabili, le norme sulla interruzione e sospensione della prescrizione.

Veniamo, ora, ai periodi di tempo necessari per l'usucapione. Questi sono diversi secondo il tipo di bene da usucapire;

usucapione su beni immobili e il possesso deve protrarsi per venti anni (artt. 1158 e 1160 c.c.)

universalità di mobili

beni mobili posseduti senza titolo il possesso deve protrarsi per dieci anni, se acquistato in buona fede, venti

astrattamente idoneo all'acquisto del anni, se acquistato in mala fede (1161 c.c.) .

diritto

beni mobili posseduti con titolo

astrattamente idoneo all'acquisto del l'acquisto è immediato ex articolo 1153 c.c.

diritto e in buona fede se l'acquisto è avvenuto in buona fede e in base a un titolo astrattamente idoneo,

beni mobili registrati l'usucapione si verifica dopo tre anni dalla trascrizione del titolo, dieci anni,

mancando questi elementi (art. 1162 c.c.)

Un caso particolare riguarda l'usucapione abbreviata prevista dall'art. 1159 c.c. In questo caso l'usucapione si realizza su

beni immobili, ma invece di essere ventennale, è decennale.

L'abbreviazione dei termini si spiega per le particolari condizioni del possesso; per aversi usucapione abbreviata è

infatti necessario:

1. che il possesso sia iniziato in buona fede

2. che vi sia un titolo astrattamente idoneo a trasferire la proprietà, o altro diritto reale di godimento

3. che il titolo sia stato trascritto

In presenza di queste condizioni, l'usucapione si compie dopo soli dieci anni dalla data della trascrizione del titolo.

GARANZIA DELLA SOLVENZA

Cessione del credito (art 1260 c.c.).

E’ il contratto mediante il quale un soggetto,

detto cedente, trasferisce il diritto di credito (a titolo

gratuito o a \

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in amministrazione e organizzazione (Facoltà di Scienze Politiche, Economia, Giurisprudenza) (CAGLIARI e NUORO)
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vito.cannone di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Caricato Cristina.

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