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Sociologia della comunicazione - 1° lezione

I termini fondamentali correlati e correlabili con il concetto di comunicazione, concetto tanto “banale” e conosciuto, quanto complesso, perché come sappiamo a volte le cose più banali nascondono delle complessità.

La comunicazione e la sua etimologia

A) La comunicazione è un concetto che ha una sua radice etimologica, molti studiosi si sono confrontati sul senso della radice, l’accordo più unanime sostiene che il termine “mettere in comune” derivi da “comunicazione”, quindi condividere. Non c’è dubbio che significhi “avere qualcosa in comune” sia di contenuti ma anche dal punto di vista degli strumenti, se non si hanno in comune gli strumenti fondamentali non si può comunicare (es. due persone che non parlano la stessa lingua, non hanno lo stesso codice, difficilmente riescono a comunicare perché non è possibile comprendere).

Trasmissione

B) Un altro termine correlato con quello di comunicazione è la trasmissione. Per molti versi è una lettura molto semplicistica intendere la comunicazione come trasmissione, non c’è dubbio che qualcosa va trasmesso, però come vedremo, per quanto importante sia questo concetto, non è esaustivo, la comunicazione non può essere intesa solo come trasmissione, come vedremo alcuni modelli teorici sulla comunicazione che hanno ridotto la comunicazione a mera semplice trasmissione, sono stati criticati e smantellati.

Informazione

C) Un altro elemento decisivo è l’informazione. Non è possibile ridurre la comunicazione a informazione, potremmo dire che l’informazione è un po’ l’elemento materiale della comunicazione, qualcosa su cui la comunicazione si basa, è la materia, ma non è esaustivo perché io posso comunicare per trasmettere informazioni (gli esami saranno giorno X) ma pensare che le comunicazioni siano solo questo è riduttivo. L’informazione è l’elemento quantitativo, ma ci sono gli elementi qualitativi che sono più importanti su cui si fondano le identità, perché molta comunicazione è utilizzata per affermare l’identità e un’identità spesso viene affermata per creare una sorta di muro anche (inclusivo rispetto a coloro che condividono qualcosa con noi ed esclusivo perché esclude quelli che stanno dall’altra parte).

Significazione

D) Altro concetto fondamentale è la significazione, su questo concetto si scontrano ancora una volta diverse interpretazioni sulla comunicazione. Se comunicare è mettere in comune qualcosa, questo qualcosa che si mette in comune è in prima istanza un significato, cioè per capirci e poter comunicare dobbiamo avere dei significati. Questo è l’elemento che caratterizza gli esseri umani, perché anche gli animali comunicano ma lo fanno in modo molto basilare. C’è una gradazione tra la comunicazione animale e quella umana ed il punto di confine passa proprio dalla significazione perché gli animali fanno una semplice trasmissione di elementi che sono prevalentemente informazioni, però quello che manca negli animali è la significazione nel senso che al cane che ci guarda con gli occhi dolci, noi attribuiamo un significato ma glielo stiamo dando noi, ma non è che conosce il nostro codice (per il prof, per me non è vero). La significazione è un processo fondamentale, legato all’esistenza di un codice, condiviso e convenzionale. Alcuni studiosi asseriscono addirittura che la comunicazione vera è solo quella che implica una significazione, cioè solo dove c’è un codice condiviso e quindi una condivisione di significati, ma non tutti sono d’accordo, perché altri dicono che anche quando non c’è significazione (es. linguaggio non verbale in cui non c’è codice perché se io do la mano a una persona quando la incontro, nella nostra cultura ha un significato ben condiviso e quindi è un codice mentre per es. se una persona suda tanto può voler dire tante cose, ho caldo, sto male, sono vergognato, non è legato a un codice, non lo abbiamo convenzionalmente condiviso questa prescinde dalla volontà del soggetto e non rimanda a un codice) c’è lo stesso comunicazione.

Processualità

E) Processualità, altro aspetto molto importante che va abbinato al concetto di comunicazione. La comunicazione è un processo che ha un inizio, un durante e una fine che generalmente genera un inizio e questa è una affermazione che è stata sviluppata a partire dagli anni '60 quando alcune scuole (es. di Palo Alto) hanno iniziato a parlare del principio di circolarità.

Motivazione

F) C’è comunicazione se c’è motivazione, volontà. Però vedremo, la comunicazione è un dato perenne nel senso che gli uomini per alcuni versi sono programmati a comunicare e ad attribuire significati alle cose che vedono o sentono, con questo vogliamo dire che se siamo in una situazione in cui siamo costretti a condividere uno spazio ristretto con estranei, quindi situazioni in cui si genera uno stato di disagio, io posso voler non comunicare ma nonostante io voglia non comunicare, già sto comunicando, la volontà di non comunicare, e questo è uno dei principi della scuola di Palo Alto, non si può non comunicare. Dall’altra parte gli uomini sono anche condannati ad attribuire significati e tutta la realtà che ogni giorno incontriamo ci domanda qualcosa, guardo il cielo, vedo le nuvole e mi chiedo pioverà? Non pioverà? E domani?... noi costantemente siamo chiamati anche dal nostro corpo ad attribuire significato alle cose che ci circondano.

Competenza

G) La competenza significa che comunicare è qualcosa che va appresa, non è qualcosa che sappiamo fare da subito appena nati. I bambini appena nati trasmettono informazioni (ho fame, ho sete) ma per comunicare nel senso di scambiare e capire significati in maniera opportuna, sono abilità culturalmente trasmessa e culturalmente appresa, nel gruppo dei pari, in famiglia. Le competenze non sono per tutti uguali, ci sono persone che sanno comunicare bene in alcuni contesti, e altri che non lo sanno fare in quei contesti bensì in altri. Una buona parte della qualità della vita sociale di ciascuno di noi è ancorata alle nostre competenze comunicative, perché saper comunicare bene aiuta. Se io voglio dire una cosa giusta, che tutti condividono ma la dico nel modo sbagliato posso voler comunicare arroganza e questo genera sicuramente reazioni negative. Per ogni comunicazione c’è una reazione uguale e contraria.

Presupposizioni comuni

H) Presupposizioni comuni, altro aspetto molto importante perché una buona parte della comunicazione si fonda su ciò che non viene detto che è spesso più importante di ciò che viene detto. La metafora dell’iceberg rappresenta proprio questo.

Interazione e relazione

I) Interazione e relazione rientrano in tutti gli altri punti precedentemente citati.

I principi fondamentali della comunicazione

Significazione come processo obbligato

1) Significazione come processo obbligato: questo concetto è stato già ampiamente spiegato precedentemente.

Spazio/tempo e comunicazione

2) Spazio/tempo e comunicazione: comunicazione interpersonale; comunicazione di massa; nuovi media; Molto importante è spendere due parole sulla questione del rapporto tra comunicazione e le variabili spazio temporali. Esiste una relazione tra spazio tempo (che sappiamo essere esattamente correlati). Perché sono collegati alla comunicazione? Modificando le variabili spazio temporali, noi modifichiamo la comunicazione e viceversa. In che senso? In questo momento stiamo realizzando una comunicazione faccia a faccia, interpersonale per quanto non sia comunque 1 a 1 ma 1 a molti, però rispetto a quella che avviene su internet la differenza è che noi siamo nel qui ed ora, cioè la comunicazione interpersonale è una comunicazione che si sviluppa, in maniera processuale, nel qui ed ora, cioè noi condividiamo lo spazio e il tempo da cui poi deriva la possibilità di interagire, in maniera non verbale, è chiaro che se non siamo tutti qui presenti non possiamo vedere i dettagli dell’altro che ci permettono di capire delle cose, perché posso dire una parola ma a seconda dell’enfasi, del tono, cambia il significato. Cioè fondamentalmente la comunicazione è un processo che si basa sui corpi delle persone. Lo strumento principale della comunicazione sono i corpi, per esempio si può anche stare immobili, ma si utilizza il corpo (le corde vocali per esempio). Quando si condivide lo spazio e il tempo si è nell’ambito della comunicazione face to face, della comunicazione interpersonale, con una ricchezza di interazione e di scambio interattivo decisivo (poiché guardandoci negli occhi possiamo provare a capire lo stato d’animo, a cosa pensa, se mi ascolta, un’altra persona). Questo ci permette di distinguere la comunicazione interpersonale con quella di massa ad esempio, già un elemento che distingue è proprio il fatto che nella comunicazione di massa non è prevista interazione tra emittente e destinatario. Nella comunicazione di massa lo spazio e il tempo dell’emittente sono completamente svincolati da quelli del destinatario, ad esempio possiamo vedere un film girato negli anni 90 in Australia e vederlo oggi in Sicilia, ovviamente l’epoca storica, il contesto sono diversi, ed è esposto ad una grande variabilità, l’attore quando fa un film non lo saprà mai chi sarà il destinatario e quando lo vedrà. In sostanza la comunicazione di massa si definisce come una comunicazione verso un pubblico sconosciuto, ed è un flusso unidirezionale, unilaterale in cui manca l’interazione e quindi la relazione (La differenza tra folla e massa: la folla si ha quando tutte le persone hanno in comune un interesse, una passione es. ad un concerto, quindi la folla ha un’identità, mentre nella massa no). Un’altra trasformazione che le variabili spazio temporali implicano, riguarda i nuovi media. Qui lo spazio e il tempo subiscono un’altra trasformazione, perché nel caso delle comunicazioni digitali (internet-social media etc), lo spazio e il tempo non è necessariamente condiviso tra emittente e destinatario però vengono reintrodotte delle variabili proprie della comunicazione interpersonale, per esempio posso interagire con skype per parlare con persone in un altro spazio e lo faccio con una comunicazione che ha i caratteri della comunicazione interpersonale perché io posso vedere il volto e posso interagire in maniera immediata, è anche vero però che possiamo svincolare ulteriormente il rapporto spazio temporale, pensiamo alla differenza tra comunicazione sincrona e asincrona (sincrona ad esempio la chat perché chatto e in maniera immediata la persona che sta dall’altra parte risponde, c’è interattività in maniera immediata, c’è una dimensione interpersonale però c’è grande distanza, la chat nel tempo ha introdotto delle caratteristiche che appunto la rendono immediata, ci dice se l’altra persona ha letto il messaggio, se lo ha ricevuto, se è online.. invece se io mando una mail, mezzo più formale, si parla di comunicazione asincrona perché può essere immediatamente letto ma sarà una coincidenza, non è come il messaggio su whatsapp, non c’è necessariamente immediatezza).

Decodifica

3) Decodifica (attribuire un senso).

Patto comunicativo

4) Patto comunicativo.

Feedback

5) Feedback.

2° lezione - Segno

Unione di significante e significato (De Saussure)

La semiologia è la scienza dei segni, la scienza che studia i segni e i significati ad essa connessi. “Il segno è un’unità minima della comunicazione”.

(1) La definizione più basilare e importante per iniziare è che per poter comunicare, gli esseri umani utilizzano dei segni, ovviamente questa definizione richiede ulteriori specificazioni, ma è comunque molto importante perché gli esseri umani comunicano attraverso segnali di base. La comunicazione umana, quella che distingue proprio gli umani, passa attraverso la significazione e quindi i segni, perché i segni sono (seconda definizione) “i segni sono qualcosa che sta per qualcos’altro”.

(2) Secondo Jakobson questa definizione spiega la funzione del segno che è quella di sostituire qualcosa per darci la possibilità di parlare di quel qualcosa anche quando quel qualcosa non c’è. Nel momento in cui nella storia della comunicazione umana si è cominciato ad elaborare un sistema astratto di comunicazione, sono stati introdotti i segni (es. se devo parlare di una penna non devo per forza averla davanti). Questo ha permesso l’evoluzione del pensiero astratto, la possibilità di manipolare ed elaborare concetti astratti è concesso grazie ai segni e questo ha aiutato la concettualizzazione e la possibilità di sviluppare livelli di intelligenza, in senso di astrazione, concettualizzazione, pensiero articolato, pensiero astratto e complesso.. se non ci fossero i segni questo non sarebbe stato possibile.

(3) Altro autore, filosofo del linguaggio è Morris, ha detto che “qualcosa è un segno solo perché è interpretato così da un interprete”, è una elaborazione più filosofica, mette in evidenza il fatto che è necessario che ci sia un interprete che consideri un certo qualcosa un segno, perché per esempio io posso prendere un oggetto materiale ma posso anche utilizzarlo come segno per indicare un altro concetto, come simbolo di qualcos’altro (es. un telecomando lo posso prendere come simbolo per indicare la tecnologia).

(4) In maniera più tecnica, l’ultima definizione di un altro linguista studioso dei segni, il segno è l’unione tra significante e significato secondo lo svizzero francofono, cioè De Saussure. Per lui “significante e significato” sono i due elementi inscindibili di un segno. Il significante è la parte materiale e concreta che può essere percepita dai nostri sensi (percezione) (se dico cane il suono che emetto è il significante, il significato è la dimensione immateriale, concettuale). Il significato è l’idea che ci formiamo del cane (concetto, idea). A questi due elementi generalmente si unisce il referente ovvero l’oggetto a cui ci si riferisce (per cui ancora una volta se dico cane, l’oggetto cane è il referente). Il referente non è necessariamente un oggetto materiale ma potrebbe essere una categoria astratta, posso parlare di un oggetto anche se questo non esiste (streghe, unicorni, vampiri), il referente della parola unicorno sarà un oggetto che noi immaginiamo perché lo abbiamo visto magari disegnato ma mai realmente. L’approccio di De Saussure ispirerà lo strutturalismo: non si studiano i singoli significanti o significati (elementi) ma ciò che si studia è il sistema di cui sono parte. In un sistema tutti gli elementi sono collegati, non importa tanto ciò di cui è fatto l’elemento, ma i rapporti che ha con gli altri elementi. Nel caso dei segni il loro valore non è assoluto, dipende dalle relazioni con altri segni (sia il significante che il significato), e naturalmente ciò riguarda i rapporti che possono essere di opposizione o differenza. Per esempio se utilizzo una parola come “credenza” ha un suo significato di tipo religioso (credere in) ma anche come mobile che ha una sua collocazione in cucina, quindi di volta in volta il significato della parola credenza dipende dal contesto. Vedremo un unico significante - ma diversi significati, gioco di relazione tra i significanti (credenza; rosso/verde o rosso/nero, il significato del rosso non è assoluto ma dipende dal gioco di posizioni che possiamo utilizzare per descrivere, se oppongo il rosso al verde mi viene in mente un semaforo quindi rosso sarà fermati, se lo utilizzo in opposizione nero subito mi viene in mente l’indirizzo politico per cui nero comunista, rosso fascista quindi dipende dal contesto). Non esiste quindi un valore assoluto, ma tutto cambia a seconda del contesto e dalle relazioni. Nel sistema linguistico: significante = differenze tra suoni (fenomeni) gatto/ratto; gatto/gallo, ecc. significato = differenze tra concetti. Per noi la differenza tra gatto e ratto è ovvia, ma pensiamo ad una persona che non è abituata a dire e ascoltare questi suoni, che diventeranno per questa persona estremamente simili, e quindi si domanderà “ma ha detto gatto o ratto o gallo?” questo ancora una volta per dire che secondo una interpretazione strutturalista della comunicazione, non esiste un valore assoluto del segno ma esiste un valore relazionale. Il legame fra significante e significato non è naturale, non è necessario ma è arbitrario (non c’è nessuna particolare ragione perché sia così.. ma, in un certo momento e in una certa cultura è così, perché sono proprio le culture e le società che attribuiscono un nome, per questo si chiamano segni arbitrari). (Per es, non è che l’albero deve necessariamente chiamarsi albero ma si potrebbe anche chiamare sedia, x, y). Alcuni studiosi hanno cercato di capire se è proprio vero questo, cioè se non esista una ragione naturale per cui alcune cose si debbano chiamare in un modo piuttosto che in un altro. Alcuni sostengono che esistono delle ragioni, soprattutto per alcune parole probabilmente esiste una ragione (per esempio la mucca potrebbe chiamarsi così perché il suo verso).

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Federica.R.97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Nicolosi Guido.
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