Evoluzione del sistema sanitario in Italia
Nel 1300, l'Europa è in pandemia. La peste ha causato un numero elevato di vittime. Non esiste nessun tipo di organizzazione sanitaria che possa permettere le cure ai malati. La situazione è perciò preoccupante. Intorno al 1348, a Venezia e a Firenze, incomincia però a cambiare qualcosa con l'istituzione dei primi "uffici di sanità".
Ma da quella data, fino al 1861 (anno della fondazione dell'Unità d'Italia) la situazione non migliorò; anzi, si vive in media 16-17 anni di meno rispetto a paesi come la Svizzera. Su 1.000 bambini nati vivi, 232 muoiono durante il primo anno di vita. La situazione sanitaria del Paese è critica.
Qualche anno dopo, quindi, comincia la svolta: la tutela della salute viene affidata al Ministero dell'Interno e nel 1888 con la legge Pagliani-Crispi, parte la prima riforma sanitaria. Vengono istituiti i primi medici provinciali e comunali.
Il sistema mutualistico
Nel 1907 viene creato un Testo unico di leggi sanitarie seguito dall'istituzione di un sistema mutualistico: le casse mutue, INADEL, INAIL, ENPAS, INAM. Ciascun ente mutualistico era specializzato per una determinata categoria di lavoratori che, con i familiari a carico, erano obbligatoriamente iscritti allo stesso e, in questo modo, fruivano dell'assicurazione sanitaria per provvedere alle cure mediche e ospedaliere, finanziate con i contributi versati dagli stessi lavoratori e dai loro datori di lavoro. Il diritto alla tutela della salute era quindi legato non all'essere cittadino ma all'essere lavoratore (o suo familiare). Si verificavano perciò casi di mancata copertura sanitaria.
Il diritto alla salute nella Costituzione
Nel 1948, la salute diventa un diritto fondamentale. L'articolo 32 della Costituzione italiana afferma che: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". (L'Italia fu il primo paese in Europa a riconoscere il diritto alla salute nella sua Costituzione.)
Prima riforma sanitaria
Nel 1978 parte così la svolta: nasce il Servizio Sanitario Nazionale, istituito dalla legge 833 del 1978. Una legge monumentale che assorbì i debiti delle diverse mutue e istituì un sistema universale e illimitato di cure. La legge 833, varata dal Governo Andreotti, fu un successo storico in quanto venne votata in parlamento dal 90% dei votanti, tra cui 201 medici.
L'articolo 1 della legge 833/78 cita: "La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività mediante il SSN. La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona".
Lo stato eliminò così le mutue e si appropriò di ben 1207 enti ospedalieri. Con i soldi raccolti, istituì 675 Unità Sanitarie Locali (USL). Le USL erano gestite dalle regioni ed erano composte da:
- Assemblea generale
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