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Patologia specialistica della mammella

Amastia, atelia, ipoplasia mammaria severa e ginecomastia sono tutte patologie al limite tra la malformativa e l'estetica.

Ipoplasia mammaria e mastoplastica additiva estetica

L'ipoplasia mammaria è il deficit di sviluppo della ghiandola mammaria; può essere bilaterale o più raramente monolaterale, idiopatica, senza cause apparenti, o determinata da alterazioni di natura ormonale non sempre evidenziabili. Il trattamento chirurgico della ipoplasia mammaria è la mastoplastica additiva e prevede l'uso di dispositivi protesici atti a sopperire volumetricamente al deficit ghiandolare.

Come si ingrandisce una mammella?

Non con il grasso che al massimo migliora i contorni, ma solo con una protesi.

Protesi

  • I dispositivi sono molteplici ma tutti riconducibili ad un modello che vede un involucro sacciforme di silicone compatto e morbido al cui interno vi è soluzione salina sterile oppure gel di silicone coesivo e soluzione salina in misura differente a seconda dei tipi.
  • Le forme dei dispositivi sono abbastanza diverse: a goccia o anatomiche, mimano l'anatomia della ghiandola mammaria quindi da un risultato naturale; rotonde, se provvedono al solo riempimento retro-ghiandolare; altre a diversa coesività, meno coeso per pazienti giovani; più coeso per pazienti anziane.

Il posizionamento della protesi può essere retro pettorale (cioè dietro il muscolo grande pettorale) oppure immediatamente sub-ghiandolare in base alla quantità di tessuto ghiandolare presente ed alla volontà del chirurgo. È infatti essenziale che la protesi sia coperta da uno strato di tessuto adeguato e non dai soli tegumenti cutanei. Di norma si mette sempre sopra il grande pettorale, in casi particolari però può essere messa sotto il muscolo anche se è sconsigliata questa manovra.

L'accesso per il posizionamento della protesi può avvenire attraverso vie differenti. La più comune è un'incisione che risulti in una cicatrice lungo il solco sottomammario, segue l'accesso periareolare ed infine quello ascellare. Il primo è quello praticato spesso dai chirurghi inesperti e le cicatrici sono sicuramente più evidenti. L'accesso periareolare è quello più utilizzato anche se richiede una certa abilità nello scollare metà dell'areola. Poi l'ultimo accesso è quello ascellare, molto poco utilizzato per via della presenza nel cavo ascellare di vasi ematici e linfatici quindi con rischi sicuramente maggiori di andare a ledere strutture ivi presenti. In questo caso la scelta spetta sicuramente al chirurgo ed è su base anatomica (areola grande o piccola), sull'esperienza dell'operatore e sulla preferenza del paziente (posizionamento e vestibilità delle cicatrici).

Il trattamento post-operatorio prevede una medicazione leggera e l'applicazione di reggiseno non compressivo. Quest'ultimo ha la funzione di stabilizzare l'impianto durante i primi giorni, impedendo così l'insorgenza di una delle possibili complicanze come la dislocazione protesica. Bisogna instaurare anche un adeguato trattamento antibiotico fino alla guarigione, poiché il rischio di infezione è elevato quando si impiegano i materiali alloplastici.

Tipi di protesi

  • Protesi al gel di silicone
  • Protesi con soluzione salina (sono le uniche che si gonfiano in aereo per differenza di pressione)
  • Protesi a doppio lume (silicone e soluzione salina)
  • Protesi con gel di silicone e rivestimento in poliuretano
  • Protesi con polivinilpirrolidone (hydrogel)
  • Protesi con olio di soia

Il materiale utilizzato è sempre silicone tranne in quelle in poliuretano. Quando una paziente ha un rigetto delle protesi in silicone allora si utilizzano quelle in poliuretano. Dopo fatta l'operazione va fatto un controllo ogni 3 mesi.

Complicanze

Precoci

  • Ematomi
  • Sierosi
  • Infezioni
  • Sanguinamento
  • Spostamento o rotazione della protesi

Tardive

  • Rottura di protesi (solo per grossi traumi)
  • Alterazione della sensibilità (molto rara e solo nei primi giorni si ha)
  • Contrattura capsulare

Contrattura capsulare

  1. 1° grado: fisiologico, perché il corpo non riconosce la protesi
  2. 2° grado: notevole contrattura
  3. 3° grado: il seno è molto contratto, la paziente avverte la protesi
  4. 4° grado: la paziente è costretta a togliersi la protesi

Questa è la classificazione di Becker. Dunque per prevenire queste complicanze è fondamentale la capacità del chirurgo e la qualità delle protesi.

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Scienze mediche MED/09 Medicina interna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Evidenze I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli" o del prof Di Lieto Eugenio.
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