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EUTIFRONE

PLATONE personaggi: Socrate; Eutifrone

-di Platone ci sono rimasti 36 dialoghi raccolti in tetralogie (serie di 4) + lettere—> l’Eutifrone

costituisce il primo dialogo della prima tetralogia= sorta di introduzione all’opera di platone

-non è un caso che l’Eutifrone sia il dialogo iniziale

prima tetralogia

la è scandita nei seguenti dialoghi:

Eutifrone

1) Apologia di Socrate

2) Critone

3) Fedone

4)

essi rappresentano l’affresco della vicenda di Socrate:

annuncio del processo

1) quando viene accusato-> difesa in tribunale di Socrate

2) quando si deve difendere in tribunale-> Socrate rifiuta

3) quando gli viene offerto dal suo amico Critone di fuggire dal carcere ->

l’offerta descrizione delle ultime ore della

4) quando decide di affrontare la morte bevendo la cicuta->

vita di Socrate prima che beva il veleno

vicenda di carattere processuale (breve riassunto schematico):

>Socrate ed Eutifrone si trovano nei pressi del portico dell’Arconte Re

>Entrambi vanno a discutere una causa, ma Socrate è accusato, Eutifrone accusatore

>Eutifrone meravigliato chiede a Socrate chi lo accusi e di cosa

>Socrate espone: un giovane, Meleto, lo accusa di empietà

>Eutifrone, che è un indovino, predice che sarà assolto

>Richiesto, Eutifrone espone il suo caso: va ad accusare suo padre di omicidio

>Meraviglia di Socrate: Eutifrone espone la vicenda e si giustifica in base alla sua competenza su

cosa santo e cosa è empio

>Socrate chiede a Eutifrone di ammaestrarlo, così da potersi difendere a sua volta dall’accusa

>Inizia l’esame delle definizioni che Eutifrone via via propone, incalzato da Socrate

>Al termine, Eutifrone se va

analisi

prime 2 battute:

EU. Che c’è di nuovo, Socrate, che hai lasciato i trattenimenti del Liceo (1) per

venire oggi a trattenerti qui intorno al Portico del arconte re? Non credo che

anche tu abbia, come ho io, una causa davanti al re.

SO. Veramente, Eutifrone, questa mia gli Ateniesi non la chiamano una causa, ma

un’ accusa.

AVVIO DEL DIALOGO:

domanda—> “che cos’è successo di nuovo?”—> domanda di avvio di molti dialoghi platonici

novità—>

-annuncio di Socrate non è abituato a frequentare i tribunali, egli si intrattiene presso la

palestra dedicata all’Apollo Licio (1)

-Eutifrone si meraviglia

luogo—> portico del arconte re—> l’arconte re aveva competenze per le accuse di empietà, e

aveva anche una peculiare competenza per le accuse di omicidio

occasione—> azione giudiziaria

processo accusatorio->

per il diritto antico (di Atene) il era costituzione di due parti che avevano

pari dignità e si affrontavano di fronte ad un giudice neutro

i tribunali non sono investiti dell’autorità di giudicare in quanto retti da un magistrato—> non vi

sono dei PUBBLICI accusatori, MA sono i cittadini stessi che promuovono le azioni processuali.

-quali sono allora i compiti dei magistrati?

a>accogliere le istanze delle parti

b>fornire assistenza alle parti in fase istruttoria

c>custodire gli elementi di prova fino al momento del dibattimento

d> iscrivere la causa ruolo

e>presceglievano il tribunale dedicato a giudicare la causa

Eutifrone Socrate

CAUSA ACCUSA

greco: dìke greco: graphé

azione mossa da un privato cittadino a tutela di azione mossa da un privato cittadino a tutela di

un interesse privato un interesse pubblico

ex: adulterio; corruzione; empietà

perché Eutifrone si trovava di fronte al tribunale? c’è un caso in cui la graphé e la dìke si

incontrano= OMICIDIO—> causa che tutela interessi privati ma non era tollerabile che un omicidio

rimanesse non punito —> se la causa per omicidio non viene intentata da colui che ne ha il diritto

empietà=

e dovere, quest’ultimo rischia un’accusa di graphè asebeias

introduzione dell’accusatore:

EU. Che dici? Qualcuno dunque ha sporto un’accusa contro di te? Perché non ti

farò il torto di supporre che tu accusi un altro.

SO. No, di certo.

EU. Ma un altro te?

SO. Precisamente.

EU. E chi è costui?

SO. In coscienza, Eutifrone, neppur io so bene chi egli sia. Deve però essere

giovane ed ignoto. Lo chiamano, se non erro, Meleto, ed è del demo di Pittos. Non hai tu per caso

in mente un Meleto Pitteo, con zazzera, poca barba e naso aquilino?

EU. Non credo di conoscerlo, Socrate. Ma, insomma, di che ti accusa?

L’accusa di empietà e di corruzione dei giovani:

SO. Di che? D’un’accusa che rivela un uomo non comune, mi sembra. Perché, così

giovane, intendersi d’una faccenda così grave, non è affare da nulla. Egli difatti, a quanto afferma,

sa in che modo si corrompano i giovani e chi siano quelli che li corrompono. E dev’essere un

sapiente; s’è accorto della mia ignoranza, ha visto che corrompo i suoi coetanei, e viene ad

accusarmi alla città, come ad una madre comune, mi pare, il solo dei nostri uomini di Stato che

cominci bene, giacché è cominciar bene il prendersi cura prima di tutto dei giovani, in modo che

riescano ottimi, come il dovere d’un buon agricoltore è aver cura prima delle tenere piante e poi

delle altre. E perciò forse anche Meleto [pag. 3] monda il terreno innanzi tutto di noi che

corrompiamo, a suo dire, i germogli dei giovani; e in seguito, quando si sarà messo a curare i più

anziani, procaccerà evidentemente moltissimi e grandissimi beni alla città, come c’è da

aspettarselo da chi comincia a questo modo.

EU. Così fosse, Socrate! Eppure temo assai che non avvenga il contrario. Giacché mi pare che

egli cominci a nuocere alla città dal focolare, quando cerca di far male a te. E, di grazia, che cosa

fai, secondo lui, per corrompere i giovani?

SO. Delle cose enormi, al primo udirle, mio impareggiabile amico. Egli afferma ch’io sono un

facitore di dèi; e perché, com’egli pretende, faccio nuovi dèi e non riconosco gli antichi, per

questo mi ha accusato.

accusatore: Meleto

-Meleto fu il promotore ufficiale dell’accusa nei confronti di Socrate

-poeta di poco successo

-tenta la via della politica promuovendo un’azione giudiziaria —> promuovere un’azione

giudiziaria al fine di fare carriera nella politica

-nel colpire Socrate, Meleto colpisce il “focolare” della città

accusa: empietà—>

a) Socrate corrompe i giovani

b) Socrate non crede agli dei della città

c) Socrate introduce nuove divinità

attentare fonda vita città, l’azione

Socrate viene accusato di a ciò sui cui si la della per questo è

tutele bene pubblico

mossa a di un

risposta di Eutifrone:

EU. Capisco, Socrate; perché tu dici d’avvertire di tratto in tratto quel tal segno demonico. Egli

dunque immaginandosi che tu voglia introdurre delle nuove

credenze religiose, perciò ha sporto contro te quest’accusa. E viene in tribunale a calunniarti,

perché sa che accuse simili fanno presa facilmente sul volgo. Anche di me, quando

nell’assemblea parlo di religione e predico il futuro, anche di me si ride come d’un pazzo; e

sebbene io non abbia mai detto nulla di men che vero nelle mie predizioni, tuttavia il volgo è

invidioso degli uomini del nostro stampo. Per altro, del volgo non bisogna darsi pensiero, ma

affrontarlo animosamente.

SO. Mio caro Eutifrone, se non si trattasse che d’esser deriso, sarebbe cosa da nulla. Agli

Ateniesi, secondo me, non importa gran fatto se pensano che qualcuno

sia un dotto, purché non si eriga a maestro della propria sapienza. Ma quando sospettano che

uno voglia comunicarla agli altri, oh! allora montano in collera, o per invidia, come tu dici, o per

qualche altro motivo.

Eutifrone cerca costantemente di costituire un paragone con Socrate —>

differenze

in realtà le tra Socrate e Eutifrone sono fondamentali radicali:

città:

1)rapporto con la

Socrate è il focolare della città, vive al centro e non si muove da Atene ed è colui che fa

riverberare la propria azione sulla città

Eutifrone è tutt’altro che centrale, egli è una figura marginale—> viene da una colonia isola di

Atene: Nasso giustizia:

2)rapporto con la

Socrate è un accusato, ciò di cui lo si accusa si pone all’interno di un’azione rivolta all’interesse

pubblico

Eutifrone è un accusatore che promuove un dikè, a tutela di un interesse completamente privato

sapere:

3)rapporto con il

Socrate—> il sapere di Socrate non ha segreti, egli condivide tutto ciò che sa e tutto ciò che via

via viene scoprendo, egli sarebbe addirittura disposto a pagare se qualcuno gli insegnasse delle

cose che non sa

sapere pubblico= esercita la propria sapienza condividendola con tutti

Eutifrone—> il suo sapere (a suo dire infallibile) è qualcosa che egli possiede privatamente, uno

strumento col quale intende guadagnarsi il rispetto degli altri, pretende che il suo sapere sia

indispensabile e inconfutabile.

sapere privato= non partecipabile; egli non vuole farsi maestro del suo sapere

LA DIKE DI EUTIFRONE

1)vicenda: il lavorante viene lasciato morire dal padre

2) al reazione di Socrate e dei familiari

3)l’intransigenza di Eutifrone

4) la conoscenza di ciò che è santo ed empio

l’accusa di omicidio rivolta da Eutifrone contro il padre:

SO. E così, che specie di causa, Eutifrone, è la tua? Ti difendi o persegui?

EU. Perseguo.

SO. E chi? [pag. 4]

EU. Uno che, a perseguirlo, devo sembrarti impazzito.

SO. Oh, che! persegui forse uno che vola?

EU. Ma che volare! E’ un vecchio decrepito.

SO. E chi è?

EU. Mio padre.

SO. Tuo padre, mio eccellente amico?

EU. Mio padre, appunto.

SO. E che cosa gli rimproveri e di che lo accusi?

EU. D’omicidio, Socrate.

SO. Oh, Eracles! la gente, Eutifrone, certo ignora come ciò sia ben fatto,

perché non è, credo, da tutti regolarsi così in un caso simile, ma da uomo assai

provetto in fatto di sapienza.

EU. Sicuro, per Zeus, assai provetto, Socrate.

SO. E sarà senza dubbio uno dei tuoi familiari la vittima di tuo padre, non è

vero? Giacché per un estraneo, penso, non lo accuseresti d’omicidio.

EU. E’ ridicolo, Socrate, il credere da parte tua che faccia qualche differenza se il morto sia un

estraneo o un familiare, e che non si debba tener conto unicamente di questo: se chi ha ucciso ha

ucciso giustamente o no; e se giustamente, lasciarlo andare; se no, dargli addosso, quand’anche

l’uccisore viva sotto il tuo tetto e mangi alla tua mensa. Perché il contagio ti s’attacca egualmente,

ove tu, sapendolo, viva con un uomo siffatto e non purifichi te e lui, perseguendolo in giudizio. Il

morto non era che un mio colono; e poiché possedevamo delle terre a Nasso, serviva lì da noi

dietro compenso. Un giorno, preso dal vino e montato in collera contro uno dei nostri servi, lo

ammazza; sicché mio padre, fattolo legare mani e piedi e gettatolo in una fossa, manda qui uno a

sentire dall’esegeta che cosa ne dovesse fare. Nell’attesa, egli di quell’uomo in ceppi non si

curava né punto né poco, come d’un omicida, quasi non importasse nulla se anche moriva. E

questo difatti avvenne; che per la fame, per il freddo e per le catene, morì prima che il messo

tornasse dall’esegeta. Ed ora perciò mio padre e gli altri di casa ce l’hanno con me, perché per un

omicida sporgo querela d’omicidio contro mio padre, che, dicono, non l’uccise, e perché,

quand’anche l’avesse ucciso, dal momento che il morto era un omicida, non bisognava darsi

pena per lui. E sentenziano che è un’empietà da parte d’un figlio sporgere contro il padre una

querela d’omicidio, perché, Socrate, non hanno un’idea precisa di quel che, secondo il diritto

divino è santo o empio.

SO. Sicché tu, Eutifrone, in nome di Zeus, credi di vederci così chiaro nei giudizi divini, circa

quello che è santo o empio, da non temere che, stando i fatti come tu li hai narrati, con l’accusa

contro tuo padre tu non commetta per caso un’azione empia?

EU. Non varrei nulla, Socrate, [pag. 5] né Eutifrone sarebbe dappiù del volgo, s’io non sapessi a

fondo tutte queste cose.

1) VICENDA

a-vittima: un lavoratore a giornata (pelàtes) viene lasciato morire incatenato da suo padre perché

b-quest’ultimo aveva ucciso un servo del padre di Eutifrone dopo una lite.

il padre di Eutifrone getta il dipendente in una buca e si reca ad Atene per chiedere consiglio su

come procedere, nel frattempo però si dimentica del dipendente e questo muore.

c- dove: a Nasso, isola natale di Eutifrone, dove la sua famiglia ha dei possedimenti

2) REAZIONE

dike phonou: Eutifrone promuove un’azione processuale nei confronti di un’omicida

meravigliano reazione—>

i familiari di Eutifrone e Socrate si della sua perché la dike phonou era

un’azione di rivalsa su un omicida promossa da un familiare della vittima o dal suo padrone——>

suo padre persona

Eutifrone accusa (di aver causato la morte di una che 1- aveva a sua volta

commesso omicidio servo del padre, famiglia)

verso il 2-non faceva parte della sua

a- tratta il lavoratore a giornata come un servo/familiare

b- accusa ad un genitore: ad Atene azione lecita ma disdicevole

3) INTRANSIGENZA DI EUTIFRONE

-Eutifrone parla di “contaminazione” che deriva dal condividere la propria mensa con chi si sia

macchiato di omicidio —> Eutifrone non poteva permettersi di perdere la sua posizione

privilegiata derivante dal suo sapere

-giustizia come legalismo

-utilitarismo

Socrate richiede ad Eutifrone di insegnargli a distinguere empio e santo:

SO. Per me dunque, mirabile Eutifrone, il meglio è farmi tuo scolaro, e prima

che s’inizi il dibattimento, invitare Meleto ad un’intesa stragiudiziale. Io gli direi che anche per il

passato tenevo in gran conto la conoscenza delle cose divine, e che ora, dal momento ch’egli

m’accusa d’errare in fatto di religione, perché improvviso e introduco delle credenze nuove, mi

son fatto tuo discepolo. E: ‘Se tu’, direi, ‘Meleto, riconosci che Eutifrone è sapiente in questo

campo, devi pur credere che anch’io penso rettamente e non chiamarmi in giudizio; se no, intenta

un processo a questo maestro prima che a me, come ad uno che corrompa i vecchi, me e il

proprio padre, me con gl’insegnamenti e il padre con le ammonizioni e col castigo’; e ov’egli non

mi dia retta e non rinunzi alla sua azione, o non quereli te in vece mia, ripeterei davanti al tribunale

quelle medesime cose su cui l’avevo già invitato ad una intesa preliminare.

EU. Ah! per Zeus, Socrate, se provasse ad accusarmi, saprei ben io, credo, trovare il suo lato

debole, e, assai più che di me, in tribunale si parlerebbe di lui.

SO. Ed è questa la ragione per cui, mio caro amico, desidero di farmi tuo discepolo, giacché vedo

che mentre di te né altri né questo Meleto mostrano d’accorgersi, quanto a me egli m’ha scorto

così addentro e così facilmente da accusarmi d’empietà. Or dunque, in nome di Zeus, dimmi ciò

che asserivi di saper tanto bene: che cosa sia, secondo te, pio, e che cosa empio, così in fatto

d’omicidio, come in qualsiasi

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eleonora.scaramuzza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Fuselli Stefano.
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