Eutifrone
L'Eutifrone è un dialogo della giovinezza di Platone. In esso viene trattato il tema della pietà e i protagonisti del dialogo sono Socrate ed Eutifrone. L'Eutifrone è un dialogo tipicamente aporetico: non giunge infatti a nessuna conclusione specifica; è anzi esemplare tra i dialoghi aporetici, perché arriva nell'esatto punto da cui era partito. La sua complessità lo rende uno dei dialoghi più maturi di Platone, forse, come alcuni hanno fatto notare, molto prossimo al Menone. Tuttavia, nonostante l'Eutifrone mostri un impianto argomentativo molto vario, è indubbio che in esso domini ancora la figura di Socrate e non rivela ancora nulla della teoria delle idee più tardi espressa da Platone.
Inizio del dialogo
Prime tre parole: "Cos’è successo di nuovo Socrate?" L’inizio dell’opera vede già Socrate come protagonista. C’è un annuncio di novità. Novità che ha come teatro una vicenda giudiziaria, tuttavia questa vicenda si presenta con delle differenze. Dove si incontrano? Presso il portico dell’arconte re. Una specie di ufficio di cancelleria; ci vanno quelli che dovevano difendersi da un’azione giudiziaria.
Abbiamo due termini italiani (causa e accuse) per rendere corrispettive due azioni giudiziarie diverse. (Dike) Eutifrone è lì per una causa, azione privata a tutela di un interesse privato. (Grapè) Socrate è lì per un’accusa, azione privata a tutela di un interesse pubblico (assetto stesso della città). Eutifrone è lì per una causa di omicidio.
Regola generale
Colui che promuove la causa deve essere un familiare del morto e lo deve rivendicare (diritto che gli è riconosciuto e per certi versi anche un obbligo); se il familiare del morto non promuovesse una causa, potrebbe incorrere nel rischio di vedersi intentata un’accusa da qualsiasi altra persona di Empietà. Perché potrebbe ritorcersi in una (Graphè Asebèias) pubblica accusa, mettendo a repentaglio le basi della polis.
Socrate e Meleto
Socrate, invece, non vive nei processi e non si interessa neanche; ne subirà solo uno che lo condurrà alla morte (il processo è quello preannunciato). Lo accusa un certo Meleto (deve essere un sapiente, come dice lo stesso Socrate), lo accusa di empietà (tutelare interesse pubblico). Socrate con ciò che dice e con ciò che fa mette a repentaglio le fondamenta della città di Atene, coi suoi insegnamenti corrompe i giovani perché non crede agli Dei della città ma ne introduce dei nuovi (attentare su ciò che fonda la vita della città).
Socrate prende le parti del suo accusatore: l’atteggiamento apparente che adotta è elogiare Meleto, in realtà ne dimostra tutti gli elementi critici. Il diritto usato come trampolino di lancio per la carriera politica, l’uso strumentale dei sistemi giuridici. Lo definisce giovane e ironizza sul fatto che conosca già cosa corrompa i giovani e come educarli; ironia che cerca, nell’accusatore, di far esplodere tutte le interne linee di tensione.
Dubbi di Eutifrone
Eutifrone ha dei dubbi, perché attaccando Socrate, attacca il focolare, il cuore pulsante della città di Atene piuttosto che proteggerla (Socrate è quel fuoco di Atene); va contro a quella parte più intima ma essenziale della sua vita. Socrate non si adagia sulla religione della città ma introduce nuove divinità. Socrate ha sempre contestato la visione tradizionale di divinità, dove gli Dei sono proiezioni dei vizi degli uomini (litigano, fanno la guerra ecc.).
Ciò che c’è di nuovo è che Socrate invita a guardare in modo nuovo il rapporto tra uomo e divinità; lui raccontava di sentire una voce divina (che chiama divinità minore) che lo esorta a non-fare, quindi un imperativo negativo. Quando non si seguono schemi predeterminati, si crea un’alternativa, si dà spazio a una decisione individuale. L’azione del Dio non era imporre il comportamento all’uomo, ma di lasciarlo libero di scegliere.
Confronto tra Socrate ed Eutifrone
Eutifrone si paragona costantemente con Socrate perché entrambi parlano di questioni divine; quindi, paragona la sua “leggerezza” al “Daino” di Socrate. Eutifrone viene preso in giro nelle assemblee perché considerato come un indovino ecc.; vediamo il costante tentativo di Eutifrone di mettersi sullo stesso piano di Socrate, e Socrate, invece, si pone differente.
Socrate sconvolge la vita di Atene, non aspira alla gloria, viene accusato. Eutifrone aspira agli onori, è l’accusatore di un’altra vicenda. Continue differenze tra entrambi anche se Eutifrone continua a mettersi sul suo stesso piano. Eutifrone è una persona marginale (periferica), mentre Socrate si espone con chiunque si avvicina a lui ed è una figura centralizzata (è il cuore di Atene). Eutifrone non abita neanche ad Atene, ma in un’isola e si sposta spesso. Mentre Socrate non si muove mai da Atene, è radicato nella sua città. La perifericità di Eutifrone non regge il confronto con la centralità di Socrate.
Eutifrone prevede il futuro e annuncia a Socrate che la sua vicenda avrà successo e che andrà per il meglio. Ma l’inconsistenza del sapere di Eutifrone si fa vedere già da questa frase.
Differenze con la giustizia
Diverso è anche il rapporto con la giustizia. Un affare privato e un interesse pubblico non sono sullo stesso piano. Eutifrone si presenta come uno che sa, e dice di sapere cose che gli altri non sanno e per questo motivo secondo lui dovrebbe stare in una posizione privilegiata (il sapere come affermazione di sé). Il possesso di questo sapere dovrebbe dargli uno status che non ha. Socrate invece si definisce come qualcuno che non sa, anche se quando qualcuno si approccia a lui decide di dire la sua con il poco sapere che ha. Non vuole guadagnare dal suo sapere e proprio per questo lo rende pericoloso all’interno della città.
Il caso di omicidio
Eutifrone si appresta a promuovere un’azione di omicidio contro il suo stesso padre. Il padre, oltre ad avere dei servi (sono robe sue) assolda anche degli operai giornalieri (cittadini liberi salariati). Uno di questi, ubriaco, fa una rissa con il servo e lo uccide. Il padre, sulla base che l’omicidio deve essere perseguito dal familiare o dal padrone, arresta l’operaio e lo lascia in una buca. Manda un messaggio all’esegeta (magistrato) chiedendo come si sarebbe dovuto comportare. Ma il tempo di scrivere il messaggio, spedirlo e aspettare la risposta, il padre si dimentica di questo operaio e muore.
Presupposti dell’omicidio? Chi è titolato a promuoverlo? Il familiare o il padrone. Il morto in questione è il salariato. Socrate è perplesso (anche per l’azione riprovevole), se accusi tuo padre o è perché uno dei casi previsti dalla legge o perché altrimenti cadi in empietà. I familiari di Eutifrone sono allibiti dal suo comportamento.
Secondo Socrate, se prendi questo percorso devi avere un sapere ben sviluppato ed essere molto sapiente. Eutifrone si presenta come campione di intransigenza. La motivazione di Eutifrone della sua accusa è perché altrimenti ti contamini se dormi sotto lo stesso tetto di uno che ha ucciso ingiustamente; Eutifrone ha paura di essere contaminato e di rovinare il rapporto privilegiato che ha con la divinità. Sta facendo un calcolo degli interessi e si giustifica perché lui sa che cosa è sacro e cosa è impuro.
Eutifrone pensa di sapere in modo specifico le questioni divine, e proprio questa sua conoscenza lo porta a adottare una scelta che lo mette in contrasto con i familiari e con la vicenda del padre. “Il mio potere mi garantisce”, il sapere come mezzo per agire nel pretendere di essere al di là e al di sopra del comune sentire. Lo utilizza per giustificare le sue azioni.
Per Socrate è un invito a nozze: se tu sai cosa è meglio e cosa no, insegnami, dammi quegli strumenti con cui posso difendermi e posso rispondere con questo sapere. Sei disposto a insegnarmi? Eutifrone prende una posizione di uno che è convinto di sapere in modo talmente esaustivo da non ammettere critiche; quello che so è tutto ciò che serve a sapere. Posizione dogmatica. La domanda di Socrate mette una serie di coordinate: Santo ed empio: qual è il tratto che mi distingue cosa è tutto Santo e cosa è tutto empio?
Il concetto di "santo"
Che cos’è il santo? Hosion: termine greco, santo = uno tra altri. Hieron (atteggiamento ieratico) = ciò che è santo in quanto divino e quindi separato dalla massa. Hagion = ciò che è santo in quanto è messo a riparo da una possibile contaminazione ed è difeso da ciò.
Hosion: l’oggetto della richiesta di Socrate. Santo è ciò che concerne il rapporto con gli uomini in quanto rispettoso delle leggi divine (principi intersoggettivi che imprescrittibili da qualsiasi autorità legislativa umana).
- Né del tutto separato né del tutto coincidente nei riguardi dell’azione
- Principio di convivenza rende possibile ciò da cui resta comunque distinto
- Rispetto della differenza fra l’agire sociale e il suo principio: né indifferenza né paura
La missione di Socrate è farsi dire da Eutifrone che cos’è Santo. Che cos’è che fa sì che ogni azione Santa sia Santa e che possa distinguerla dalle azioni empie.
Il concetto di "idea"
Questo principio viene chiamato da Socrate “Idea”; termine tecnico che deriva dal verbo Horao (vedere, guardare). Noi la definiamo come un contenuto mentale, un prodotto della nostra attività di soggetti razionali più o meno pensanti. Dal punto di vista di Socrate e Platone, non è un contenuto mentale, ma è il corrispettivo delle cose che sono fuori dalla caverna (il mito della caverna); le cose reali, ciò che è massimamente reale. Socrate vuole quel principio che definisce un’azione Santa, Santa. Principio di differenza in quanto mi consenta di differenziarle da quelle opposte. Massimamente visibili agli occhi dell’intelligenza, è un principio in quanto è l’universale che fa essere tutte le cose per ciò che sono.
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