Classico filosofico I – Platone 'Il Sofista'
Prof. Gaetano Chiurazzi
Introduzione
Il tema del Sofista
Secondo la classificazione fatta da Diogene Laerzio, il Sofista, il Politico, il Cratilo e il Parmenide appartengono al genere logico, ma il sottotitolo dell’opera è ‘Περὶ τοῦ οντός’, ovvero sull’essere. Quindi si individua una trattazione di ordine eminentemente ontologico: logica e ontologia sono strettamente connesse. L'oggetto del ‘Sofista’ è quello più immediato, ovviamente indicato dal titolo stesso, il sofista, la cui definizione viene data nella prima parte del dialogo tramite il metodo della diairesi e temporaneamente interrotta per poi essere perfezionata in chiusura. Nel mezzo si situa una lunga sezione logico-ontologica dedicata a un’indagine sulla nozione dell’essere, che pone le basi per una descrizione adeguata del sofista. Si ritiene che lo scopo reale del dialogo sia maggiormente quello di cimentarsi con questioni logiche-ontologiche e che la definizione del sofista sia un pretesto occasionale, anche se l’esigenza di definire il sofista può essere motivata da ragioni storiche-etico-politiche.
Due trilogie: Teeteto-Sofista-Politico e Sofista-Politico-Filosofo
Il Teeteto è strettamente connesso al Sofista: a partire dal sottotitolo e dall’argomento, ‘Περί ἐπιστήμης’, sulla conoscenza. C'è una continuità tematica e drammatica; il Teeteto rimane inconcluso sulla domanda ‘Che cosa è la conoscenza?’ poiché per rispondere bisogna prima trovare la soluzione alla domanda ‘Che cosa è l’essere?’, domanda che viene posta proprio nel Sofista. Si risponde alla domanda del Teeteto riportandola sul piano ontologico. Il Politico continua il discorso del Sofista.
- Teeteto: giovane Teeteto, un matematico e Socrate. Il tema è ‘Che cosa è la conoscenza?’:
- Sensazione: Socrate vuole sapere che cosa è la conoscenza in sé. Teeteto risponde: sensazione.
- Protagora: l’uomo è misura di tutte le cose. La sensazione ci fa vedere che le cose sono in un divenire totale. Ma se è sensazione allora ciò che ho visto ieri non è più vero. Sarebbe legata all’hinc et nunc. Ma la conoscenza deve durare nel tempo.
- Opinione vera: metafora della tavoletta di cera/anima: trattengono su di sé le cose. Quindi la conoscenza è memoria! Ma come si distingue il vero dal falso?
- Opinione vera con logos: che cosa è logos? Possibilità di discorso falso e vero? Nel Sofista non si spiega che cosa è episteme, ma la natura del logos e il problema del discorso falso/vero, cose possibili solo dopo aver chiarito che cosa è l’essere!
Si è ipotizzato un'ulteriore trilogia poiché Socrate nel Sofista chiede allo straniero di trattare tutte e tre le figure (Sofista, Politico e Filosofo): ma il dialogo del Filosofo non è mai stato scritto. Perché? Platone, pur avendo scritto molto, vedeva in modo negativo la scrittura (farmaco), si parla anche delle teorie-non scritte, ovvero di teorie troppo importanti per essere ridotte alla mera scrittura: forse la definizione del filosofo appartiene proprio a queste.
Il dramma e i personaggi
Socrate è presente ma interviene solamente all’inizio per introdurre il discorso, il quale verrà condotto dallo straniero di Elea, perché?
- Inadeguatezza di Socrate nel trattare di problemi di ordine logico: no, perché anche in altri dialoghi, come Timeo, Leggi, Filebo, tratta di argomenti del genere, persino della dottrina delle idee.
- Segnale di impossibilità di risolvere questi problemi finché si rimane all’interno di una prospettiva socratica?
- Meglio usare un personaggio più adatto ad esprimere l’atteggiamento di Platone nei confronti della tradizione eleatica, dalla quale scaturisce il problema di fondo del dialogo; inoltre, vista la provenienza dello straniero, si indica una sorta di continuità tra Platone e Parmenide, Platone come il vero erede di Parmenide.
Il contesto storico
L’avversione di Platone nei confronti dei Sofisti è di ordine: politico, etico e sociale.
- Politico: grazie al consolidamento della democrazia assemblearistica del V secolo i giovani venivano educati principalmente verso la capacità di argomentazione: retorica, strumento di persuasione basato sulla verosimiglianza ed incurante del vero, educazione proposta dal modello sofista.
- Etico: la messa in discussione del concetto di natura a fondamento della legge e la sostituzione con l’idea di una convenzione in cui è il soggetto umano a costituire misura e criterio, legge della natura a vantaggio del più forte, idea sofista. Inoltre, i sofisti: agnostici o atei = crisi dei valori!
- Sociali: confusione del filosofo con il sofista, soprattutto Socrate. Ambiguità nel nome: sofista = sophos = sapiente ma sofizesthai = escogitare stratagemmi. Nel V secolo il sofista comincia ad indicare una figura negativa: maestri a pagamento di virtù e di formazione politica retorica. Per Platone non ci sono differenze tra sofisti, retori o politici: comune a tutti è l’ignoranza dei valori oggettivi, del bene, del bello ed il conseguente disinteresse per queste realtà, l’unico loro interesse è assecondare gli istinti della massa senza occuparsi del vero.
Le affinità tra il filosofo ed il sofista
Le differenze tra l’uno e l’altro non vengono più rappresentate drammaticamente ma teorizzate da uno straniero, che impiega gli strumenti della dialettica.
- Confutazione (elenchos): propria del filosofo, anche se in 231° viene riferita alla sofistica nobile, cioè della stessa famiglia della filosofia.
- Discorso lungo (sofisti) ≠ discorso breve per domande e risposte (filosofi, Socrate).
- Antilogica: il sofista è un antilogico e contraddittorio ≠ il filosofo è logico.
- Danno la caccia ai giovani ingannandoli, illudendoli ≠ Socrate per liberarli dall’ignoranza.
- Ironia: Socrate dissimula il sapere di cui è in possesso ≠ i sofisti simulano un sapere che non possiedono.
- I sofisti si fanno pagare ≠ dono disinteressato che offre il filosofo.
- Affinità linguistica sofista = sophos ma accezione negativa!
Platone deve dunque dimostrare che tra il filosofo ed il sofista intercorrono solamente somiglianze, o meglio contraffazioni! Infatti, l’esito del dialogo è che il sofista è un imitatore del filosofo, una sua contraffazione! Ma solo un dialettico è in grado di riconoscere questa sottigliezza, poiché la dialettica è l’arte di distinguere ciò che rassomiglia, di non ritenere identico ciò che è diverso e diverso ciò che è identico, di stabilire identità e diversità. Ciò che è somigliante a qualcosa, nel tratto in cui si differenzia può essergli abissalmente distante: sofista ≈ filosofo: lupo (selvaggio) ≈ cane (domestico).
L’inganno ed il falso; l’immagine e il linguaggio
Il sofista verrà inquadrato più nell’arte produttiva che in quella acquisitiva. Quindi sarà non solo un rivenditore ma un creatore di illusioni linguistiche, nozioni false, immagini fallaci dell’autentica realtà e del discorso vero, capace però di produrre una realtà che ambisce a presentarsi come vera.
La definizione del Sofista ed il metodo della diairesi
Diairesi: può essere impiegato per definire una singola specie o per classificare tutte le specie interne ad un genere. Per definire x si individua un genere in cui rientra x, il quale verrà diviso in due sottoclassi, una delle quali possiede una proprietà posseduta anche da x etc. Enumerando tutte le caratteristiche trovate si ottiene la definizione. Nel procedere si devono seguire le giuste nervature così come il bravo macellaio. Limite: il procedimento presuppone il possesso di determinate conoscenze quindi forse è un metodo più classificatorio che euristico (trovare le definizioni!).
Il padre Parmenide
Il ‘Sofista’ è celebre perché in esso si consumerebbe il ‘parricidio nei confronti di Parmenide’: in realtà nel passo specifico (241d) lo straniero invita Teeteto a non considerarlo un parricidio. Le tesi di Parmenide infatti risultano per un verso superate, dall’altro inverate. Lo straniero vuol dire che la sua critica a Parmenide non costituisce un tradimento o un crimine e non recide i legami di parentela con l’eleatismo.
Nella VII divisione il sofista viene definito come un venditore di nozioni false, ma il discorso falso è pensabile solo come un dire ciò che non è, e questo implica che ciò che non è in qualche modo sia. Così ci si scontra con la dottrina parmenidea secondo la quale non era possibile che ciò che è non sia e che ciò che non è sia; ciò che non è era impensabile, indicibile, impronunciabile. Vi era una commistione di verità e realtà: ciò che è, è anche vero, dove la verità è ancora una proprietà delle cose piuttosto che del giudizio che su di esse viene pronunciato. In ogni modo è impossibile parlare del non essere senza essere contraddetti, quindi il discorso cade. Il sofista si trova dunque nella regione intermedia tra essere e non essere: infatti è un produttore di immagini...
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