Riparazioni, debiti e inflazioni
Nel 1929 gli investimenti statunitensi all'estero risultavano quintuplicati rispetto al 1914. Il centro della finanza mondiale era ormai "Wall Street" a New York. Il presidente Thomas Wilson e altri democratici pensavano toccasse agli Stati Uniti un ruolo guida a livello internazionale; anche gli oppositori di Wilson, cioè gli esponenti del partito repubblicano, rivendicavano per il paese un ruolo egemonico. Gli europei capirono che le cose erano cambiate, quando il Senato statunitense, a maggioranza repubblicana, clamorosamente, bocciò il punto più qualificante del programma dell'amministrazione democratica: "L'adesione alla società delle Nazioni Unite".
Wilson uscì bruscamente di scena e venne eletto Warren Harding e i repubblicani pretesero la restituzione dei prestiti fatti agli ex alleati nel corso del conflitto. Il governo Harding diffidò le banche dal concedere nuovi prestiti ai paesi che non avevano onorato i loro debiti. Gli ex alleati, a cominciare dai francesi, dichiararono a loro volta che non avrebbero pagato finché i tedeschi non avessero saldato i loro debiti.
L'economia aveva conosciuto l'inflazione. Era uno degli aspetti più caratteristici di una più generale situazione di incertezza, che colpiva in particolare coloro che percepivano un reddito fisso: operai, dipendenti pubblici e privati, o chi concedeva in affitto terreni e appartamenti. A tutto ciò andava aggiunto l'aumento della disoccupazione.
La Germania e le riparazioni di guerra
In Germania l'entità delle riparazioni di guerra avevano reso del tutto insufficienti le entrate, costringendo il governo a intensificare la stampa di cartamoneta. L'idea era che l'inflazione potesse anche essere utile, riducendo, nei fatti, il valore reale delle somme dovute ai vincitori. A partire dall'autunno del 1922, la caduta del valore della moneta divenne vertiginosa. I commercianti si vedevano costretti a modificare più volte al giorno il costo delle merci.
Gli Stati Uniti erano l'unico paese che poteva guidare il mondo fuori dall'impasse. La Gran Bretagna fu tra le prime a pensare che fosse necessaria una svolta, anche perché voleva evitare che la Francia divenisse la potenza egemone del continente. Quando i tedeschi dichiararono di non essere in grado di pagare, la Francia, con l'appoggio belga, decise di occupare la Ruhr, la regione più ricca d'Europa, per sfruttare miniere e industrie. Dopo un'iniziale resistenza passiva da parte della popolazione della Ruhr, nel 1923, il governo tedesco cedette e si dichiarò favorevole ai negoziati. In cambio ottenne dilazioni per il pagamento delle riparazioni e promesse di prestiti internazionali.
La Repubblica di Weimar
I giorni del 1919 e del 1920 videro, quasi ovunque, scontri tra manifestanti e forze dell'ordine. Dappertutto la sinistra si divise tra chi persisteva su una linea riformista e parlamentare e chi invece si collocava con decisione su quella rivoluzionaria. Si diffusero così i movimenti radicali, sia rivoluzionari che controrivoluzionari.
In Germania, il 9 novembre del 1918, dopo l'abdicazione di Guglielmo II, fu proclamata la "Repubblica di Weimar". All'esecutivo, guidato da Friedrich Ebert, toccò il compito ingrato di apporre la firma sull'iniquo trattato di Versailles; dovette anche fronteggiare i vari tentativi rivoluzionari che si accesero tra la fine del 1918 e l'inizio del 1919. Il nuovo governo venne confermato dal consiglio dei lavoratori e dei soldati di Berlino, ma fu avversato dagli spartachisti, l'ala sinistra guidata da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, uno dei promotori della nascita del "Partito Comunista di Germania" (KPD).
Rosa Luxemburg, rivoluzionaria di origine polacca, e Karl Liebknecht avevano preso le distanze da un moderato patriottismo, rifiutandosi di votare i crediti di guerra; essi rappresentavano la continuità del socialismo rivoluzionario tedesco. Il ministro della difesa si affidò ai corpi franchi, ovvero ai reparti ultranazionalisti di ex combattenti, che avevano, sino all'ultimo, continuato a combattere sulla frontiera orientale contro polacchi e baltici. I due rivoluzionari, Rosa e Karl, furono giustiziati per strada.
I nazionalisti detestavano il governo socialdemocratico che si piegava alle richieste straniere; la propaganda nazionalista incitava all'odio collettivo contro i socialdemocratici e i liberali, sulle cui spalle era caduto il compito di sottoscrivere il Trattato di Versailles e la responsabilità di governare dopo la sconfitta. Non ci si voleva rendere conto che, nel novembre del 1918, quando l'imperatore era stato rovesciato dall'insurrezione popolare, il paese era già al collasso.
Nel 1920, di fronte alla decisione governativa di sciogliere le milizie di estrema destra, ci fu un tentativo di colpo di stato. Di seguito la tensione portò a una lunga sequenza di assassini politici, tra cui quello di Rathenau, ministro degli Esteri, accusato di essere favorevole al rispetto delle clausole di Versailles e di aver firmato il "Trattato di Rapallo", con cui aveva normalizzato i rapporti con l'Unione Sovietica.
Il partito nazionalsocialista
Nel 1921 divenne leader del "Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori", Adolf Hitler, nato in Austria; egli non aveva fatto studi formali e aveva lavorato come pittore nella Vienna di inizio secolo. Si era poi arruolato nell'esercito tedesco col grado di caporale.
Il programma di questo partito era una combinazione di nazionalismo e razzismo ad alto tasso antisemita. Questi i punti principali del suo programma:
- Una grande Germania che includesse l'Austria;
- L'abolizione dei trattati di Versailles e Saint Germain;
- La conquista di colonie e nuove terre per nutrire i tedeschi e farvi insediare l'eccesso di popolazione;
- Diritti di cittadinanza assicurati solo ai connazionali;
- La possibilità di essere redattori o collaboratori di giornali, riservata ai soli cittadini tedeschi.
Lo Stato, per tutelare la razza ariana, doveva migliorare la salute pubblica, rendere disponibile l'istruzione superiore a tutti i meritevoli, compresi i figli di famiglie povere, se dotati di particolare intelligenza. Il partito nazionalsocialista si dotò di una formazione paramilitare, i reparti d'assalto. Tentò un colpo di stato a Monaco nel 1923, per reagire alla decisione del governo di interrompere la resistenza nella Ruhr. Ma le altre forze del conservatorismo tedesco non si mossero e il colpo di stato fallì. Ferito e arrestato, Hitler cominciò a scrivere in carcere "La mia battaglia", avendo imparato che, per arrivare al potere in Germania, erano necessari un vasto consenso popolare e una strategia adeguata.
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