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Euripide politico

Appunti di storia greca su Euripide politico basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Gazzano dell’università degli Studi di Genova - Unige, facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in lettere. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia greca docente Prof. F. Gazzano

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politica", è sicuramente da situarsi all'interno del contesto della guerra del

Peloponneso. Tuttavia, è necessario restringere l'arco temporale, dato che il

conflitto bellico ebbe la durata di circa un trentennio.

In un tentativo di semplificazione, è possibile individuare due correnti di

pensiero riguardo a questo problema: la prima è quella che sostiene l'ipotesi

1

che la tragedia fosse stata scritta tra il 430 e il 427 a.C. , ed adduce come

2 3

prove collegamenti extratestuali e questioni metriche , su cui sarebbe troppo

dispendioso soffermarsi in questa sede; la seconda corrente di pensiero vede

4

come periodo probabile di composizione gli anni 418-417 a. C. , periodo

coincidente con l'abbandono della fazione ateniese da parte di Argo, e la sua

conseguente pace con Sparta. Ciò è dedotto dai ripetuti attacchi che, nella

tragedia, vengono mossi alla città di Argo, e ritenuti inspiegabili se l'opera

fosse datata al 430.

La prima ipotesi è la più accreditata, ma porta ad un altro interrogativo: tra il

430 e il 427, quale anno è quello a cui è attribuibile il dramma?

5

Assieme ad altri , il parere più autorevole a sostegno di una datazione degli

6

Eraclidi successiva al 430 è quella di Wilamovitz , ma proprio il 430 a. C. è

7

la data che Zuntz segnala con certezza: la profezia finale di Euristeo è un

messaggio di speranza ed ottimismo, sensazioni che dovevano essere

comuni ad Atene prima dell'estate del 430 a. C., momento del grande attacco

spartano.

Le Supplici presentano a loro volta problemi di datazione: Zuntz si dimostra

8

sicuro nell'affermare che la tragedia sia databile al 424 a.C., and only then .

Una combinazione di caratteristiche induce a pensarlo: il desiderio di pace

equilibrato dall'orgoglio della virtù ateniese e del suo inequivocabile valore;

la prontezza nel sostenere le proprie tradizioni patrie, nonostante tutto; Atene

è segnata, ma le sue cicatrici raccontano battaglie vittoriose. Oltre a questo,

Zuntz supporta la sua ipotesi con convincenti teorie che vanno al di fuori del

testo, e coinvolgono L'Ippolito, Ecuba e le Dionisie del 423.

9

Di Benedetto , di contro, guardando all'impostazione generale della tragedia,

afferma che << essa è dominata dal principio alla fine dalla rappresentazione

del lutto del Coro >> e << chi scriveva una tragedia del genere doveva

presupporre un pubblico che fosse in una situazione tale da poter almeno in

parte partecipare con la vicenda che veniva rappresentata >>. Arriva ad

escludere il 424, poichè fino ad allora gli Ateniesi non avevano subito tante

perdite da giustificare una tale drammatica rappresentazione. Propone,

invece, il 422 a. C.: la somiglianza fra l'episodio rappresentato del rifiuto dei

Tebani alla richiesta di restituzione dei corpi dei defunti, e ciò che accadde

dopo la battaglia di Delio (424 a. C.), ovvero il rifiuto di Tebe alla supplica

di riavere indietro i cadaveri da parte degli Argivi, è schiacciante. In più Di

Benedetto trova supporto nei versi 726-730 della tragedia:

Bisogna prima scegliere un comandante come questo,

che è valoroso nei pericoli

e nemico della massa tracotante: infatti, quando questa ha successo

cerca di salire sul gradino più grande della scala 10

e così distrugge la fortuna di cui prima poteva godere.

Questo è un appello elettorale in vista delle elezioni degli strateghi, che, in

11

base ai calcoli di Pritchett e Neugebauer, e Meritt , si tenevano nel 422-423.

Scegliere ulteriormente tra i due anni diventa difficile, ma in base ad una

13

serie di calcoli ed altrettante opinioni favorevoli di studiosi la data del 422

a. C. per la rappresentazione di questa tragedia appare senz'altro più

probabile.

Per quanto riguarda Le Troiane non ci sono problemi di sorta: la prima

rappresentazione avvenne nella primavera del 415 a. C. assieme ad altre due

opere oggi andate perdute, Alessandro e Palamede.

Note 2:

1 Tra gli esponenti di questa tendenza: U. von Wilamowitz, Analecta euripidea,

Berlin 1975, p. 151; P. Decharme, Euripide et l’esprit de son théâtre, Paris 1893,

p. 195; Euripide, tome I, Le Cyclope – Alceste – Médée – Les Héraclides, texte

établi et traduit par L. Méridier, Paris 1925, p. 195

2 E. Delebecque, Euripide et la guerre du Pèloponnèse, Paris 1951, p. 76

3 Interessanti in questo senso gli studi di E. B. Ceadel, Resolved Feet in the

Trimeters of Euripides and the Chronology of the Plays, «Classical Quarterly»

XXXV (1941), pp. 66-89

4 H. Weil, De tragoediarum graecarum cum rebus pubblicis conjiunctione, Paris

1844, p. 19

5 G. H. Macurdy, The chronology of extant plays of Εuripides, Lancaster 1905,

pp. 12-14; Marie Delcourt, Euripide et les évenements de 431-24, in Serta

Leodiensia. Mélanges de philologie classique de l’indèpendance de la Belgique,

Liège 1930, pp. 117-128

6 U. von Wilamowitz, De Euripidis Heraclidis commentatiuncula, in Kleine

Schriften, I, Berlin 1971, pp. 62-81

7 G. Zuntz, op. cit., pp. 81-88

8 G. Zuntz, op. cit. p. 89

9 V. Di Benedetto, Euripide: teatro e società, einaudi 1971, pp. 156-161

10 trad. Silvia Fabbri

11 W. K. Pritchett-Neugembauer, The Calendar of Athens, Cambridge 1947, pp.

94 sgg; B. D. Meritt, Athenian Financial Documents, pp. 176 sgg.

1

3. Gli Eraclidi non si possono intendere senza Pericle

L'affermazione di Di Benedetto, che dà il titolo a questa parte, può sembrare

piuttosto radicale nel suo messaggio, ma, per l'analisi che qui si propone, è

del tutto idonea. La storicizzazione dell'opera passa proprio attraverso questa

personalità di assoluta importanza all'interno della storia greca.

La vicenda degli Εraclidi è un punto fermo all'interno del patrimonio mitico

ateniese: addirittura viene annoverato fra i principali meriti della città

2

assieme alla vittoria di Maratona .

Una volta attestato il fatto che la tragedia sia stata scritta nei primi anni della

guerra del Peloponneso, il motivo della scelta proprio di questo mito da

parte dell'autore è palese: sottolineare il contrasto tra la supremazia e la forza

di Atene nel mito, e i momenti di difficoltà e crisi da affrontare nel presente.

ἐ ώ Ἀ ῶ

Tuttavia, non bisogna cadere nel tranello dell' γκ μιον θην ν: la

produzione oratoria encomiastica del V secolo ne è un esempio, e può trarre

in inganno. Euripide narra di un episodio caro alla tradizione ateniese,

3

sottolinea l'unicità della città nel portare aiuto ai bisognosi , e nel non

ό ί 4

sottrarsi a π ςους e μυρ ους che ciò comporta ; ma non è tutto. Lo spirito

critico di Euripide mette in luce contraddizioni e aporie proprio nel sistema

ateniese, che emergono in un disconcerting finale.

In relazione alle fatiche e ai disagi qui sopra citati, non si può non citare

l'ultimo discorso che Tucidide attribuisce a Pericle, nel quale viene esortata

6

la popolazione a non evitare i disagi , perché essi sono da affrontarsi, per poi

godere dei vantaggi dell'impero. La politica estera condotta da Pericle e la

7

visione di Euripide che affiora dalla tragedia sono coincidenti .

Inoltre, spesso nella tragedia traspare il senso di una π λις armonica e

8

fiduciosa in se stessa :

Amico della guerra,

non c'è pericolo che tu turbi con le armi

la prospera città 9

amata dalle Grazie

Questa, in breve, era la Stimmung di Euripide nei confronti della città del suo

10

tempo. Allora è spontaneo ricordare il celebre Epiatafio di Pericle tutto

dominato da questo senso della π λις come un organismo unitario, con un

11

rapporto armonico tra tutte le sue parti .

Quando viene meno tutto questo?

Quando l'altruismo di un individuo (Macaria) viene oscurato dall'egoismo

dei molti (Alcmena, gli Ateniesi). E' questo l'autentico messaggio della

tragedia: la diffida ad Atene di non abusare della propria potenza, ma

amministrarla con moderazione e umiltà.

Alcmena vuole dare la morte al re argivo Euristeo, causa dei mali, ma le

leggi ateniesi non permettono l'uccisione di un prigioniero catturato vivo in

battaglia. Comincia lo stravolgimento aprosdochetico: Euristeo spiega che

non lui, ma la dea Era, infliggendogli una malattia, ha voluto tutto ciò;

tuttavia, egli non si sottrarrà alla morte, se questa arriverà, anche se spera

nell'applicazione della legge ateniese, che lo salverebbe. Il Coro di vecchi

ateniesi si muove in questa direzione, ma Alcmena trova la soluzione: sarà

lei stessa, una straniera, ad uccidere Euristeo; in questo modo Atene sarebbe

12

esentata da ogni responsabilità e la donna troverebbe la sua vendetta . A

questa svolta Euristeo risponde rendendosi protagonista di un altro colpo di

scena: il re argivo ringrazia Atene di avergli, tramite le sue leggi, fatta salva

la vita e, per ricambiare, rivela un oracolo di Apollo. La città dovrà

seppellire davanti al tempio di Atena a Pallene il suo cadavere, che diventerà

invincibile baluardo, respingendo il futuro attacco di quegli stessi

discendenti di Eracle che essa aveva salvato: ὑ ᾶ ὀ ή ύ ά

μ ς τ' ν σω το σδε τε βλ ψω

ώ 14

θαν ν .

In un impeto di ferocia Alcmena afferra la palla al balzo: se la morte di

Euristeo, per sua stessa ammissione, porterà vantaggio ad Atene, perché

indugiare oltre? Il Coro non tentenna più: ora è giusto uccidere Euristeo. I

rovesciamenti sono molteplici: Alcmena, da supplice perseguitata si

trasforma in efferata omicida; il Coro, prima sicuro garante delle leggi

ateniesi, poi vile ed empio mandante di un delitto; infine il re Euristeo,

nemico da vivo, primo difensore di Atene da morto.

Euripide muove i suoi personaggi come un bravo burattinaio, permettendo

colpi di teatro e cambi repentini. Lo stesso fa la divinità, Zeus, le Moire, con

gli uomini: le alterne vicende della vita possono ribaltare ciò che si riteneva

15

sicuro .

Note 3:

1 definizione di V. Di Benedetto, op. cit., p. 133

2 Hdt. IX, 27, 1-4

3 evidente in Eraclidi, vv. 150-52; e 305-6

4 Eraclidi, vv. 329-32, in particolare cit. 331

5 G. Zuntz, op. cit., p. 41

6 Thuc. II 63.1

7 Per ulteriori conferme al riguardo: Thuc. II, 36.2; Thuc. I, 70

8 V. Di Benedetto, op. cit., p. 107

9 Eraclidi, 377-80, trad. Vincenzo Di Benedetto

10 Thuc. II, 36-41

11 V. Di Benedetto, op. cit., p. 114

12 cfr. Eraclidi vv. 1020-25

13 cfr. Eraclidi vv. 1026-1037

14 Eraclidi, v. 1044;

15 Interessante, anche se troppo azzardata, la considerazione di Zuntz, op. cit.

pp. 26-54, che trova un nesso tra l'universo razionalmente ordinato alla base

degli Eraclidi, e la filosofia stoica, ripresa a sua volta dalla dottrina cristiana

1

4. Democrazia e tirannide: un dialogo tra sordi

Le Supplici è la tragedia "più politica" in senso stretto: si discute su quale

forma di governo, fra democrazia e tirannide, sia la migliore; sul fatto che i

cittadini siano adatti o meno a dirigere la città; sulla legittimità del governo

di uno solo. Euripide cercava di intervenire nella situazione politica

ateniese in un modo molto più immediato e diretto di quanto non abbia fatto

2

in altre tragedie .

Il punto cruciale è il dialogo tra l'araldo tebano mandato da Creonte, e il re

ateniese Teseo, che ricopre la parte centrale del dramma. La prima parte

della diatriba sembra una parte a sé, un'aggiunta inutile ai fini della trama,

ma fondamentale per l'autore: qui, infatti, si permette di inserire un

argomento che gli sta molto a cuore. Ciò è evidente nelle prime due battute

che si scambiano gli attori:

ARALDO: Chi è il sovrano di questo paese? A chi devo riferire

le parole di Creonte, che regna sulla terra di Cadmo

da quando Eteocle è caduto per mano

del fratello Polinice vicino alle sette porte di Tebe?

TESEO: Hai iniziato il tuo discorso con un errore, straniero,

cercando qui un sovrano. La città

non è governata da un uomo solo, ma è libera.

Il popolo regna a turno, con successione annuale. I ricchi non hanno

3

maggiore potere, ma uguale ai poveri .

Euripide vuole assolutamente affrontare l'argomento. Il dialogo prosegue

con un attacco frontale del tebano nei confronti della democrazia e

un'accorata difesa della stessa forma di governo e della libertà ateniese da

4

parte di Teseo . L'araldo tebano esprime le tipiche riserve contro il potere

ἀ ί

popolare: in sintesi lo taccia di μαθ α, incompetenza; e pone proprio un

quesito a Teseo: gli chiede come il popolo, che neppure sa parlare, possa

5

governare bene . Ciò che sconcerta è che il principe ateniese lascia cadere

nel vuoto la domanda, passando ad illustrare i danni del governo di uno solo;

Non è poco notevole che tale conclusione aperta, aporetica, intorno alla

topica obiezione antidemocratica venga trattata sulla scena, dinanzi a tutta

6

la città, non in un cenacolo filosofico .

Facendo come Teseo, e sorvolando dunque sulla questione irrisolta, si può

notare un'altra cosa: aggiungendo agli elogi della democrazia quelle parti

della tragedia in cui si indica Atene come unica città capace di venire in

7

soccorso di chi si trovi in una situazione difficile , e nel farlo vada incontro a

disagi e pericoli, il cliché propagandistico, che già emergeva negli Eraclidi,

viene completato. In realtà, la complessa impalcatura che sostiene le lodi in

8

onore di Atene porta l'impronta dell'epoca e della politica periclea . La

tanto esaltata volontà di non sottrarsi alle peripezie da parte di Atene riporta

sicuramente alla mente l'aggressiva politica estera propugnata dallo stesso

Pericle.

Un altro indizio in favore della sovrapposizione fra il Teseo euripideo e

Pericle è portato dai vv. 349-51:

Voglio che l'intera città decida su questo

e, se lo voglio io, sarà d'accordo, ma concedendo 9

al popolo il diritto di parola, mi sarà più favorevole .

Teseo, prima di decidere di aiutare gli Argivi chiede il parere del popolo, ma

non ha dubbi che questo parere coinciderà con il suo.

E' necessario tralasciare il dibattito su quanto fosse diffusa la modalità di

10

rappresentazione di Teseo in senso democratico , ma questi versi non

possono fare altro che pensare ad una raffigurazione di Teseo in termini

11

periclei . Infatti, le due personalità vengono a coincidere, se si confrontano

12

questi versi con con la descrizione dello statista ateniese di Tucidide :

Pericle era capace di tenere sotto controllo il popolo senza lasciarsi condurre

da esso.

Νοte 4:

1 definizione di L. Canfora, Storia della letteratura greca, ed Laterza 1986, p. 215

2 V. Di Benedetto, op. cit., p. 177


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DETTAGLI
Esame: Storia greca
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher optical_lens di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Gazzano Francesca.

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