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Eugenio Montale Appunti scolastici Premium

Appunti di letteratura italiana otto-novecentesca su vita dettagliata e excursus di opere del grandissimo poeta italiano Eugenio Montale, dell'università degli Studi Ca' Foscari Venezia - Unive, Facoltà di Lingue e letterature straniere. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura italiana otto-novecentesca docente Prof. T. Zanato

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La critica si divise in montalisti e in anti-montalisti. Gargiuli parlò in termini molto elogiativi degli “Ossi di

Seppia”. Nel 1928 viene pubblicata una seguente edizione sempre a Torino, ma questa volta l’editore è Ribet,

e l’ultima sezione che inizialmente si chiamava “Meriggi” diventa “Meriggi e ombre”. Tra le ombre vi è una

poesia intitolata “I morti” e che indica non solo la mancanza di luce, ma anche il mondo stesso. Un’altra

poesia è “Arsenio”, pseudonimo ed alterego di Montale, incapace di agire. La caratteristica principale di

questo personaggio è assodata nell’ossimoro “immoto andare”: la vita di Arsenio è una camminata che non

procede, è una vita che non sa prendere delle decisioni. Questa poesia viene inclusa nella seconda edizione

degli “Ossi di Seppia”; vi sono poi successive redazioni, ma senza modifiche. Nel 1925 Montale scrive un

omaggio a Svevo, “L’esame” (Svevo aveva già pubblicato tre romanzi e in seguito pubblicò “La coscienza di

Zeno”; ebbe la fortuna di incontrare Joyce a Trieste, a cui fece leggere questo romanzo e venne fatto circolare

in tutta Europa). La fortuna europea di Svevo inizia nel ’26; Montale alla fine del ’25 scrive positivamente di

quest’autore, ha la primogenitura di questa fortuna. Lo aveva conosciuto tramite Bazlen, triestino che si

interessava della cultura mitteleuropea, e fu proprio lui che inviò i tre romanzi di Svevo per farli conoscere a

Montale. Gli anni dopo la pubblicazione di “Ossi di Seppia” sono molto difficili. Montale non ha un lavoro, ma

si pone il problema (16 aprile 1926, lettera a Sergio Solmi). A Firenze entra in contatto con Bemporad, editore

molto importante. Il 28 settembre 1926 racconta a Sergio Solmi di avere in programma un incontro con

quest’uomo; l’8 ottobre scrive di dover iniziare a lavorare l’1 novembre, ma il 7 (dello stesso mese) dice che

sta ancora aspettando, probabilmente per colpa del trasloco. Nel gennaio del ’27 scrive che Bemporad

probabilmente si è pentito, è molto pessimistico, ma dall’inizio di febbraio viene assunto come suo segretario

personale, ha un salario di seicento lire al mese. È proprio in questo periodo che scrive la poesia “Arsenio”,

la quale viene pubblicata per la prima volta nella rivista “Solaria” e ha molto successo, tanto che fu tradotta

subito in inglese (da Mario Praz). A questa traduzione contribuisce lo stesso Montale con delle note. Per tutto

il ’27 lavora da Bemporad, sebbene le leggi fasciste riducano lo stipendio del 10%. Lo stesso editore sta

passando un periodo economicamente non felice e decide di ridurre il personale: Montale viene licenziato

nel giugno del 1928. Questo fatto provoca dei problemi ulteriori, il poeta si ritrova nell’incertezza e senza

soldi. Nell’aprile del ’28 scrive “Carnevale di Gerti”, poesia che sarà poi inserita ne “Le Occasioni”. Il Gabinetto

Vieusseux è un gabinetto scientifico-letterario di Firenze, una biblioteca molto grande. Alla fine del ’28 il

direttore è Bonaventura Tecchi, ma si trasferisce all’estero per insegnare: Montale viene eletto direttore nel

marzo del ‘29 dal podestà di Firenze che lo scelse perché era l’unico a non partecipare al Partito Fascista. Nel

’38 sarà costretto a dimettersi perché non possiede la tessera del Partito Fascista. Il suo stipendio è di mille

lire. “Le Occasioni” è la seconda raccolta e comprende le poesie dal ’28 al ’38. Montale vive in un

appartamento vicino alla sua locataria Drusilla Tanzi, sposata in Marangoni. Questa donna ha un interesse

molto forte nei confronti del poeta, tanto che avranno una relazione e infine si sposeranno nel ’62, sebbene

lei fosse molto più vecchia. Nel corso degli anni viene soprannominata “la mosca”, nomignolo che si può

trovare anche in alcune poesie. Viaggia in estate, lavora in inverno due volte alla settimana alle “Giubbe

Rosse”, caffè di intellettuali fiorentini. Qui molti letterati decidono di dare vita a “Solaria”, rivista fondata nel

’26, prima dell’arrivo di Montale, e che durerà circa dieci anni. È una rivista con apertura europea e trans-

europea che ogni tanto si scontra con la censura fascista, la quale interviene solo nei casi più scottanti. Intanto

Montale pensa ad un nuovo libro di poesie. Nel settembre del ’29 si pone il problema di progredire alla sua

prima raccolta, dicendo che lo stesso dubbio se l’era posto Ungaretti, quindi recupera alcune cose e intitola

una poesia “Vecchi Versi”. L’apertura geografica e culturale si fa sentire ne “Le Occasioni” (infatti viaggia

molto con la moglie, che non si era ancora separata dal marito Marangoni). Pubblica “La casa dei doganieri e

altri versi”, che contiene cinque poesie. La poesia che dà il titolo a questa piccola raccolta è la stessa con cui

ha vinto il “premio all’antico fattore”, trattoria di Firenze, ritrovo di discussione di molti artisti, tra cui

letterari. Con i soldi ricevuti, si può stampare il libricino: a ogni poesia corrisponde una litografia. Sono anni

importanti anche per le amicizie di carattere letterario: Gianfranco Contini è stato il maggior critico e filologo


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia7391 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana otto-novecentesca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Zanato Tiziano.

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