Il sangue non è acqua
Indice
- Introduzione .............................................................................. p. 3
- Eugenetica: utopia o scienza? .................................................... p. 3-5
- L’eugenetica incontra il nazismo .................................................. p. 5-6
- La sterilizzazione non basta più: vogliamo l’eutanasia ................. p. 6-7
- Una macabra prova generale celata dietro l’Aktion T4 ................. p. 7-11
- Conclusione .............................................................................. p. 11
Introduzione
Tutti guardano all’olocausto con gli occhi inorriditi di chi pensa che certe cose orribili non possano essere realmente accadute, per di più, a meno di un secolo di distanza dal nostro presente, così moderno e giusto. Nel passato, e tutt’oggi in alcune parti del pianeta, gli esseri umani vengono scelti o si offrono come cavie in esperimenti condotti sul loro corpo. Prima di dare il via a un programma si attraversa sempre un periodo di prova per valutarne il reale funzionamento e giungere alla soluzione finale, quella più efficace. Molte cure e medicinali, come per esempio alcuni vaccini, nascono dopo sperimentazioni umane. Non è facile trovare le cavie, ma quando si sta cercando una cura per una malattia rara (basta pensare al recente caso Stamina) chiunque è pronto a sacrificarsi.
Oggi, prima di testare un prodotto sull’uomo, si tende a ricorrere ai test sugli animali per considerare gli eventuali effetti collaterali e per scongiurare la morte. Non serve specificare che la sperimentazione animale suscita ingenti polemiche da parte degli animalisti. Ma come mai, solo pochi decenni fa, la sperimentazione diretta sull’uomo non provocò ugualmente uno scandalo nell’opinione pubblica? Non sempre la storia è stata testimone di pratiche mediche condotte con il consenso dei pazienti e non mancano i casi in cui la medicina è stata usata per scopi non strettamente utili all’umanità.
Eugenetica: utopia o scienza?
Dalle mie parti, in particolare gli anziani, tendono a usare spesso il proverbio “il sangue non è acqua” che in qualche modo può essere considerato un corrispondente di un altro proverbio, forse più conosciuto, quale “buon sangue non mente”. È probabile che nella mia isola, la Sardegna, la prima versione di questo proverbio sia più diffusa a causa delle interferenze del dialetto sardo e che “su sambene no est abba” pertanto non sia altro che la traduzione letterale di “il sangue non è acqua”. Detto ciò, è facile capire cosa si intenda dire con questa frase ma una definizione precisa ci può aiutare ad allontanare eventuali dubbi sul reale significato. A questo proposito, il dizionario Treccani recita:
4a. (in senso fig.) Veicolo dei caratteri ereditari, espressione della costituzione genetica (secondo un concetto scientificamente superato, ma tuttora vivo nel linguaggio com.): buon s. non mente, frase prov. che si usa pronunciare nel vedere risvegliarsi o manifestarsi in una persona, spec. un giovane o un bambino, certe inclinazioni, buone o cattive, che si ritengono ereditarie.
4b. Relazione di parentela, continuità della famiglia, della stirpe, in quanto si ritiene che il sangue si trasmetta dai genitori nei figli: il s. non è acqua, frase prov. che esprime la forza con cui si fanno spesso sentire i legami di parentela (con altro senso, la frase serve a giustificare la facile eccitabilità dell’animo, gli impulsi all’amore, all’ira, allo sdegno, e sim.).
All’apparenza i due proverbi non hanno esattamente il medesimo significato infatti è opportuno ribadire la possibilità che solo nella tradizione sarda si sia diffuso il detto “il sangue non è acqua” come espressione con cui si tende a giustificare una reazione passionale (di solito negativa, come la tendenza a delinquere) perché frutto di un legame di sangue che porta un/a ragazzo/a ad avere gli stessi atteggiamenti malsani del padre o della madre. Alla base di ciò, c’è la convinzione che si trasmettano in modo ereditario non solo i caratteri somatici ma anche quelli psichici, quali per esempio predisposizioni alla criminalità, alla violenza o alle perversioni. In pratica, nel giovane si rispecchiano certe attitudini, positive o negative, per le quali si distinguevano i suoi genitori o progenitori e che pertanto era quasi logico agli occhi della società che, prima o poi, sarebbero insorte anche nel ragazzo, non per sua volontà ma perché parte del suo DNA.
Le credenze popolari a volte si allontanano dal razionale e dalla scienza. Ma in effetti chi di noi non si è mai sentito dire “ti assomigli tantissimo a tuo padre, hai gli stessi occhi di tua madre, si vede che sei sua/o figlia/o”, e via dicendo. Ciò nonostante, è opportuno domandarsi se questa eredità “innata”, che ogni persona porta dentro di sé, possa davvero essere tramandata da padre in figlio, non per volontà del singolo o per influenze esterne, ma perché appartenente al DNA umano? Alcune malattie sono considerate ereditarie, ma di certo non è dimostrato che fra queste ci siano la cecità e la sordità, i problemi psichici, le malformazioni, i ritardi nell’apprendimento o addirittura l’alcolismo.
Grandi studiosi del passato hanno intrapreso ricerche scientifiche sull’ereditarietà dei caratteri e sull’evoluzione della razza umana che hanno portato alla nascita di teorie scientificamente accettate anche se forse non dovutamente dimostrate all’epoca della loro uscita in scena. Così, Marco Paolini nel suo libro Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute, ci ricorda che ai tempi della Belle Époque, durante l’Expo di Parigi del 1889, al fianco di quello che poi sarebbe diventato il simbolo per eccellenza della Francia, fu allestito un giardino zoologico per bipedi e selvaggi, inseriti nel loro habitat originale per essere osservati dai visitatori civili, quelli evoluti. «Mi chiedo - scrive Paolini - quale alibi scientifico avesse rimesso in auge l’abitudine dell’Impero romano di esibire i barbari nella capitale. [...] Il Jardin zoologique d’acclimatation era il culmine, aberrante solo per noi oggi, di una curiosità alimentata da teorie scientifiche che dimostravano l’evoluzione della razza umana». (pp.14-15)
La nascita dell’ideale per il quale le razze superiori dovessero distinguersi e allontanarsi da quelle inferiori porteranno allo sviluppo dell’eugenetica che «nasce da aspirazioni etiche e porta a storie tragiche». (p. 17)
L’eugenetica è la disciplina che si prefigge di favorire e sviluppare le qualità innate della specie umana, perfezionando i caratteri fisici e mentali ritenuti positivi e rimuovendo quelli negativi. Il termine fu coniato nel 1883 da Francis Galton (cugino di Charles Darwin) e si diffuse inizialmente nei paesi anglosassoni e successivamente nella Germania nazista, trasformandosi nella prima metà del XX secolo in un movimento politico-sociale volto a promuovere la riproduzione dei soggetti socialmente desiderabili (eugenetica positiva) e a prevenire la nascita di soggetti indesiderabili (eugenetica negativa) per mezzo di sterilizzazione, aborto e infanticidio.
La logica eugenetica del controllo di varianti degenerate di razza umana portò, nel Novecento, all’utilizzo di pratiche mediche rozze e spesso inefficaci, come nel caso della lobotomia: con l’ausilio di uno scalpello sottile, sollevando la palpebra del paziente si attraversa il cavo orbitale fino a giungere alla scatola cranica; una volta penetrata, si arriva al lobo frontale dove vengono separate le regioni turbolente del cervello da quelle tranquille, tramite la rottura dei fasci nervosi. Questa tecnica, ci spiega Paolini, «veniva applicata anche in caso di disturbi lievi della personalità o di comportamenti socialmente riprovevoli, come quello di una ragazza troppo libera che rischiava di infangare il nome della sua famiglia. [...] Nel 1941 Rosemary ha ventitre anni ed è sessualmente un po’ troppo libera e insofferente alle regole. Il padre è un ambasciatore, ha grandi ambizioni per i figli maschi e non vuole scandali in famiglia. È lui a decidere per Rosemary. Dopo l’operazione, la ragazza seduta perennemente su una sedia a rotelle vivrà fino al 2005 senza più aver occasione di dare scandalo». (pp. 24-25)
Gli studi sull’eugenetica trovarono ispirazione negli studi sull’ereditarietà genetica, tra i quali si distinguono la genetica mendeliana e il lavoro intrapreso dal pioniere e "padre" della criminologia moderna, Cesare Lombroso, che basò le sue ricerche sul concetto del “criminale per nascita”. Secondo Lombroso, l'origine del comportamento criminale è insita nelle caratteristiche ana...
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