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Un’altra regione coinvolta nei commerci con gli etruschi

sono gli abitanti dell’Enotria, che si trova tra Calabria e

Basilicata da dove provengono oinochoi a tenda e arrivano

con il tramite dell’Etruria campana.

Sono le più antiche importazioni di ceramica dipinta, sono

anche le prime testimonianze di ceramiche dipinte degli

etruschi.

Tra 775-750 a.C. vengono fondate due colonie euboiche e

sono quelle di Phitecua e Cuma. Sono una testa di ponte

per i commerci provenienti dall’Eubea. Si tratta di ceramica

depurata.

Si possono trovare coppe decorate a cerchi pendenti a

Chevron (cioè linee ondulate). Sono importanti perché si

tratta di una produzione standardizzata. Vediamo come le

forme delle coppe euboiche vengono riprese e ricopiate da

Corinto e dall’Attica. A questi si deve anche l’arrivo

dell’alfabeto etrusco, che verrà successivamente

modificato.

Il più antico documento scritto in alfabeto euboico è una

coppa di Nestore.

Il pittore di Cesnolo è stato identificato come autore dei

crateri di Pescia Romana. È certo che sono stati prodotti da

argilla locali . Questa ceramica influenza anche le

produzioni locali come la bottega del biconico di Vulci che

lavora su forme tipicamente etrusche e realizza motivi e

decorazioni tipici della ceramica euboica.

A Veio conosciamo 10 esemplari di coppe di questo tipo e

sono stati distinti gli esemplari di produzione euboica e

quelli del’Etruria. Caratteristici sono anche i coperchi

sferodali che rappresentano la schematizzazione della testa

del defunto. Chiusi diventerà la zona specializzata dalla

presenza di questo tipo di ceramica. I primi canopi sono di

tipo a maschera simili ai biconici lavorati con

punzecchiature per individuare occhi, naso e braccia.

Nasce l’idea dell’antropomorfizzazione del cinerario come

auto rappresentazione del defunto infatti in questo periodo

vediamo cinerari con coperchi a forma di elmo, quando

questi erano dei guerrieri, oppure con dei coperchi con

delle semplici protomi sferoidali che rappresentano

comunque il defunto.

ETRUSCOLOGIA

ORIGINE E SVILUPPO DI UNA DISCIPLINA

ARCHEOLOGICA

Nasce la disciplina verso la fine del VIII secolo da Lanzi che

viene chiamato da Pietro Leopoldo di Lorenza a sistemare

le antichità che si trovavano nella galleria degli Uffizi. Tra

tanti reperti rimane interessato da opere etrusche. Nel

1789 scriverà “Saggi di antichità etrusca”.

L'antichità

A noi non sono pervenute nè le opere degli scrittori etruschi

in lingua nazionale, nè quell degli scrittori dell'antichità

classica che trattavano specificamente degli etruschi. i

riferimenti agli etruschi, che ricorrono nelle fonti greche o

latine, sono in genere occasionali, è il caso dei dati di

carattere geografico ed etnografico che danno Strabone e

Plinio il Vecchio descrivendo l'Etruria.

Degli scrittori greci che vanno dall'arcaismo al primo

ellenismo la civiltà etrusca è una realtà del loro tempo.

Si trovano accenni a eventi storici, come la battaglia del

mare sardo intorno al 540 a.C. tra etruschi e cartaginesi.

Tra gli autori greci e latini dell'età repubblicana e imperiale

le notizie degli etruschi sono più frequenti. Attraverso le

opere di questi autori sono ricuperati aspetti peculiari della

cultura etrusca, come il contenuto dell'Etrusca disciplina.

Talvolta si torna su questioni già note attraverso la

storiografia greca di età precedente, come la talassocrazia

degli etruschi o la loro proveniena dalla Lidia. Taluni giudizi

sono esagerati o romanizzati.

Tradizioni di questo genere esaltano senz'altro la potenza

etrusca, ma indirettamente la potenza romana.

Vanno valutati i pochi cenni sull'arte etrusca, fatti da Plinio

il Vecchio nella sua Naturalis Historia. Il genere sul quale

egli insiste di più è la coroplastica, introdotta in Italia da

Eucheir, Eugrammos e Diopos, tre maestri arrivati a

Tarquinia da Corinto intorno alla metà del VII secolo a.C.

Il labirinto di Chiusi, che doveva essere la tomba di

Porsenna, è presentato una costruzione così complessa e

grandiosa che Plinio nella descrizione preferisce citare

testualmente le parole della sua fonte, Varrone.

Rutilio Namaziano, nella descrizione del suo viaggio via

mare da Roma in Gallia del 417 d.C., ci dà le ultime

testimonianze del mondo classico sull'Etruria è ormai

pestilens regio.

IL MEDIOEVO

Nel medioevo dovevano venire in luce molti reperti

archeologici. Lo si vede dal riuso che viene fatto, per

esempio, su edifici del seicento come vediamo nel Palazzo

Bucelli a Montepulciano dove vengono incastonate urnette

ellenistiche provenienti dal territorio circostante.

La cultura medievale ufficiale si occupò degli etruschi

marginalmente.

G. Villani dedica il primo libro della Cronica alla storia della

Toscana preromana, cominciando addirittura dal tempo

della Torre di Babel. Spesso le opere antiche conosciute nel

Medioevo sono state tenute in alta considerazione. Si

possono citare casi di urnette volterrane di età ellenistica,

riutilizzate per contenere reliquie di santi.

L'UMANESIMO E IL RINASCIMENTO

E' questo il tempo in cui in varie città d'Italia si afferma la

moda del collezionismo per iniziativa di sovrani, patrizi,

letterati, artisti. Il loro interesse è rivolto principalmente a

sculture, pietre preziose, epigrafi e, in Toscana, anche a

reperti etruschi. Spesso artisti del Quattrocento si rifanno a

precedenti etruschi: è il caso di Leone Battista Alberti, il

quale nel Tempio Malatesiano di Rimini usa un capitello

decorato da una testa umana fra due delle città etrusche di

Vulci e Sovana. Ancora Alberti dichiara di rifarsi al tempio

etrusco nella pianta della chiesa di Sant'Andrea di Mantova.

Nel secolo XV intorno agli etruschi nasce un vero e proprio

mito. In un primo momento a Firenze e in un secondo

momento a Viterbo. I centri emergenti nel basso Medioevo

e nel primo Umanesimo cercavano la loro ascesa, come per

la Roma dei cesari.

Quando i Medici diventano signori di Firenze, il passato

etrusco continua ad essere tenuto presente nella cultura

del tempo, ma ora il punto di riferimento è rappresentato

da Porsenna, cioè da un monarca e adottano la politica del

recupero delle origini etrusche.

Il revival etrusco a Viterbo fu possibile grazie al padre

domenicano Giovanni Nanni, detto Annio, e al cardinale

Egidio Canisio. Annio fu famoso teologo e astrologo e negli

Antiquitatum variarum volumina XVII del 1448 indaga le

origine degli etruschi e sostiene che Viterbo, al centro

dell'Etruria, era il luogo dove Noè sarebbe arrivato

dall'Oriente dopo il diluvio universale e dove avrebbe preso

il nome di Giano. Gli etruschi avranno posto di rilievo anche

nell'Historia XX saeculorum di Egidio Canisio per cui la

storia etrusca avrebbe avuto uno svolgimento parallelo a

quella di Israele, i lucomoni d'Etruria.

Inoltre le scoperte archeologiche che si venivano

effettuando in vari siti dell'Etruria antica alimentavano

sempre l'interesse per gli etruschi presso artisti e dotti di

quel tempo.

Leonardo da Vinci, progetta un <<grandioso monumento

sepolcrale>>(PDF I,pag 9) rifacendosi al tumulo di

Castellina in Chianti che era stato scoperto. Le antichità

diventano così un bene di pubblico godimento.

Una menzione particolare va fatta per Antonio da Sangallo

il Giovane che dimostra di avere una certa sensibilità per i

resti etruschi come vediamo nel Mausoleo di Porsenna a

Chiusi; quando viene incaricato dal papa Paolo III di

costruire la Fortezza a Perugia, riproduce varie volte la

Porta Marzia con lo scopo di salvare il monumento.

Sono fatti che rivelano un interesse da etruscologo ante

litteram.

La spinta decisiva si ha con Cosimo I. All'Accademia

Fiorentina, voluta da lui, fanno capo dotti e letterati, i quali

nelle loro opere evocano e mitizzano il passato etrusco.

IL SEICENTO

Lo studio di monumenti antiche nel secolo XVII diventa una

prerogativa degli eruditi, oltre che di artisti e critici. I primi

si distinguono non solo per una vasta conoscenza di testi,

ma anche per l’esigenza di fare ordine fra le notizie

sull’arte antica. I monumenti sono spiegati con richiami alla

tradizione letteraria. Nell’ambiente romano si trovano in

genere collezionisti e disegnatori di opere d’arte antica

quali gli Aldrobrandini, i Barberini ecc. Nell’ambiente

fiorentino si trovano collezionisti, dei quali il più attivo è

senza dubbio il cardinale Leopoldo de’Medici.

concentrate le attività per la ricerca di antichità etrusche.

Uno scavo condotto nel sito dell’antica Veio nel 1669

dall’abate Falconieri restituisce un ricco deposito votivo con

molti ex voto anatomici.

IL SETTECENTO

Fin dagli inizi del secolo XVIII l’attività di scavo e recupero

di materiali archeologici nel territorio dell’Etruria è molto

intensa, in particolare nel Granducato di Toscana. La moda

del collezionismo ha anche conseguenze negative.

L’apprezzamento è per il cimelio in se stesso e non per il

contesto di ritrovamento che è indispensabile per la

corretta valutazione di qualsiasi reperto. Talvolta la mania

di cercare tesori porta a irreparabili rovine: Joachin

Winckelman lamenta nella Storia dell’arte e dell’antichità

che <<alcuni dipinti delle tombe di Tarquinia sono stati

sciupati dall’aria, subito dopo l’apertura della tomba, e altri

sono stati distrutti dal piccone nella speranza di trovare

forse un tesoro nascosto dietro il dipinto>>. Inoltre un

mercato attivo è spesso affiancato da una circolazione di

falsi.

Nei primi decenni del secolo XVIII il monumento viene

riqualificato come fonte antiquaria. Tra il 1719 e il 1724

viene pubblicata a Parigi l’opera di Bernard de Montfaucon,

L’antiquitè expliquèè et reprèsentèe en figures che è un

repertorio figurato e commentato di un gran numero di

monumenti antichi.

Anton Francesco Gori progetta i viaggi con l’intento di

trovare monumenti etruschi inediti. Il Gori pubblica il suo

Museum Etruscum aggiungendo un apparato illustrativo

dovuto all’esigenza di dover documentare tutti i reperti.

Nel settembre del 1731 il Gori fa un sopralluogo a Volterra

e registra un fatto straordinario: l’esistenza di un museo

pubblico. Il Gori dichiara di voler fare un viaggio in quasi

tutta l’Etruria, ma esaurisce l’escursione nel Granducato di

Toscana e nella vicina Perugia.

Il veronese Maffei inizia il suo viaggio da Roma, dove visita

le rare antichità etrusche conservate nelle collezioni. Le

descrizioni dei viaggi dei due antiquari, che sono

complementari, fanno il punto sui ritrovamenti etruschi

nella prima metà del Settecento.

Nello stesso periodo le scoperte archeologiche diventano il

principale oggetto di discussione in due fra le più gloriose

accademie della Toscana: l’Accademia Etrusca a Cortona,

fondata nel 1727, e la Società Colombaria di Firenze

fondata nel 1735.

Una menzione particolare spetta a Giovan Battista Passeri e

Mario Guanacci. Il primo si è interessato delle Tavole di

Gubbio; il secondo ha insistito sulla superiorità degli

etruschi su tutti gli altri popolo antichi, compresi i Greci. Gli

antiquari settecenteschi hanno però fortemente esagerato

nell’esaltazione della civiltà etrusca, al punto che la loro

produzione è stata definita “etruscheria”.

Nel contempo continua la tradizione dei viaggi nelle città

toscane di origine etrusca da parte di eruditi: ad esempio si

possono ricordare quelli di Luigi Lanzi.

L’OTTOCENTO

Tra la fine del XVIII e i primi del XIX secolo nelle ricerche

etrusche sul mondo etrusco campeggia la figura di L. Lanzi,

che fu antiquario della Galleria degli Uffizi e che a ragione è

stato definito da Pallottino <<il fondatore

dell’etruscologia>>. Nel Saggio di lingua etrusca e di altre

antichità d’Italia egli insiste sull’origine greca di diversi

aspetti della cultura etrusca. Ormai si afferma l’esigenza di

storicizzare l’indagine sugli etruschi.

Francesco Inghirami, che nei Monumenti etruschi o di

etrusco nome insiste sui monumenti sia etruschi sia non

etruschi. La sua insistenza sull’esattezza delle riproduzioni

grafiche rientra in un’aperta polemica con Micali.

La prima metà del secolo XIX è caratterizzata anche dalle

scoperte archeologiche nei centri dell’Etruria meridionale,

le quali comportano un radicale cambiamento del quadro

culturale dell’Etruria antica: a Castel d’Asso e Norchia le

imponenti tombe rupestri; a Tarquinia i tumuli orientalizzati

e le prime tombe dipinte; a Vulci, a Veio. Purtroppo più che

di un’esplorazione metodica si tratta di un autentico

saccheggio. Sia le scoperte sia i danni dello scavo

selvaggio sono dell’inglese Georges Dennis che è ancora

oggi un punto di riferimento nello studio dell’Etruria. Alla

famiglia Campanari avevano scavato in diverse località

dell’Etruria meridionale e avevano raccolto una discreta

quantità di reperti. Nel 1837 allestiscono a Londra nella

galleria Pall Mall una mostra etrusca, che fu la prima del

genere. La mostra ebbe un grande successo.

Nella seconda metà del secolo l’attività di scavo nelle

necropoli etrusche sarà intensa: a Roselle, Chiusi, Sovana,

Arezzo, dove l’operazione è patrocinata dalla Società

Toscana La Colombaria; ad Arezzo, dove viene scoperta la

necropoli di Poggio del Sole; ad Orvieto dove sono le

necropoli del Crocifisso del Tufo e della Cannicella. La

raccomandazione è di conservare distinti i singoli contesti e

di annotare con precisione l’ubicazione degli oggetti

all’interno delle tombe.

Al penultimo decennio dell’Ottocento risale la scoperta di

Vetulonia.

Le scoperte archeologiche d’Etruria ormai sono

un’acquisizione negli ambienti culturali europei. E’

indicativo che i grandi musei di varie città transalpine, ad

esempio il Britisch Museum, il Louvre, le

Antikensammlungen di Monaco, gli Staatliche Museen di

Berlino abbiano messo su una collezione etrusca con

acquisti e donazioni. Anche in Italia nascono i primi grandi

complessi museali dedicati alla civiltà etrusca: a Firenze il

museo Etrusco Centrale del 1870 accoglie reperti etruschi o

di provenienza etrusca delle raccolte granducali,

organizzate secondo un criterio tipologico. Nel 1889 è

pubblicata a Parigi L’art ètrusque di Jules Martha: il primo

trattato organico sull’arte etrusca.

Notevoli progressi si registrano nel campo degli studi

linguistici: la nozione di <<indoeuropeo>> quale base

comune di molte lingue antiche parlate dal limite

occidentale dell’Europa fino al bacino dell’Indo, viene

applicata a varie lingue attestate nell’Italia antica: latino,

umbro ecc. Anche l’etrusco viene esaminato dagli studiosi

del tempo e viene considerato da alcuni lingua indoeuropea

e da altri non indoeuropea.

IL NOVECENTO

Agli inizi del secolo XX i grandi centri etruschi, di cui le fonti

antiche tramandano il nome, sono quasi tutti identificati.

Aprono prospettive più larghe alla ricerca e attirano

l’attenzione di diversi criteri d’arte antica sull’arte etrusca.

A cominciare dagli anni venti l’iniziativa scientifica sarà una

prerogativa, oltre che di singoli studiosi, dell’Istituto di

Studi Etruschi. Nel 1925 nasce a Firenze il Comitato

Permanente per l’Etruria che si prefigge di <<promuovere

e coordinare tutte le iniziative per la ricerca, lo studio e la

conservazione dei monumenti e delle raccolte

archeologiche che si riferiscono alla civiltà etrusca. Nel

1951 l’Istituto di Studi Etruschi ed Italici con lo scopo di

coordinare tutte le iniziative scientifiche che possono

contribuire alla soluzione dei vari problemi inerenti

all’origine degli etruschi e degli antichi popoli italici.

L’indagine di scavo si è venuta affinando specialmente

nella seconda metà del secolo: nell’individuazione delle

aree di interesse archeologico si fa ricorso alla fotografia

aerea; nell’operazione sul terreno si fa attenzione alla

collocazione topografica, alla stratigrafia, al rilievo grafico,

all’inventariamento dei reperti. Ancora più interessanti

sono i risultati degli scavi in aree urbane o urbanizzate,

scavi che sono diventati un preciso programma delle

soprintendenze archeologiche a partire dagli anni

cinquanta: così sono stati conosciuti gli impianti urbanistici

e i tipi di abitazione in diversi centri etruschi (Spina,

Marzabotto, Vulci, Tarquinia), talune residenze magnatizie

del popolo arcaico (Murlo), i santuari di Gravisca e di Pygri.

LA FORMAZIONE DELL’ETHNOS ETRUSCO

La differenza tra origine e formazione. Un origine prevede

una nascita, più o meno lunga, ma che si può circoscrivere

in un dato tempo, mentre una formazione è un tempo più

lungo che produce qualcosa di nuovo.

L’ipotesi corrente degli etruscologi è quello che non

bisognerebbe parlare di origine, per gli etruschi, ma di

formazione. Il problema ha coinvolto storici di ogni genere.

Un errore è stato chiedersi da dove venissero gli etruschi,

in realtà bisognerebbe farsi un'altra domanda cioè come si

è formato l’ethnos etrusco, quindi non un popolo che arriva

ma che si è formato.

Una distinzione importante è una vasta tipologia di fonti di

cui l’archeologo dispone e lo storico deve tenere conto

anche di questo. Ci sono fonti dirette e indirette ( notizie di

tradizioni tramandate da altri popoli greci o romani)

mediate dalle concezioni di quel tempo (non abbiamo testi

etruschi che ci raccontano la storia). Spesso quelle indirette

sono difficilmente di prima mano, ma anche di seconda o

terza.

Le testimonianze dirette invece sono i reperti archeologici

e le testimonianze scritte attribuibili agli etruschi stessi.

Per capire l’origine degli etruschi dobbiamo unire più dati e

partire dalle testimonianze più antiche. Le testimonianze

più antiche che ci parlano dei Tirreni sono in Egitto. Al

tempo del faraone Merenphta, ci sono raffigurazioni che

rappresentano la vittoria di questi sui Tirreni. Ribadito nella

Stele di Athribs (1220 a.C) dove vengono citati tanti popoli

tra cui Teresch riferito ai Tirreni e sarebbero uno dei popoli

che invade i territori a occidente dell’Egitto e penetra nei

territori vicino al Mediterraneo e successivamente sconfitto

dalle truppe del faraone. Chiamati anche “popoli del mare”.

La stessa coalizione viene nuovamente sconfitta da

Ramsete III ( 1220- 1190 a.C.) all’occidente del delta del

Nilo . Nella scena rappresentata sono gli Scherben ( come

vengono descritti nei moderni romanzi), altro nome dei

popoli del mare. Notiamo la forma di imbarcazione tipica

che è diversa da quelle egiziane.

C’è chi pensa una parte dei popoli venga dal mar egeo e

un’altra parte che venga direttamente dall’impero ittita.

Abbiamo tre componenti interpretabili come Terresch

(Tirreni), Achei, gli Scherden cioè i Sardi ed effettivamente

questa ipotesi poggia anche su confronti possibili nelle

raffigurazioni del fregio di Ramsete e dalla civiltà nuragica.

Della civiltà nuragica conosciamo delle statuette in bronzo

con elmi con delle corna simili alle figure rappresentate nel

fregio di Ramsete III. Inoltre chi fa il fregio evidenzia le

differenze dei vari popoli e rappresenta una barca che va a

costituire il fondo della leggenda celtica della barca solare

in cui le protomi rappresentano le protomi di volatile in una

tradizione figurativa successiva.

Noi abbiamo anche una serie di modelli di imbarcazioni,

dalla civiltà nuragica, a fusione piena ma non conosciamo

navicelle nuragiche con due protomi sia a poppa, sia a

prua. Le protomi possono rappresentare animali terrestri

( buoi, cervi) o uccelli e di solito sono molto decorati e con

animali montati sul bordo dell’imbarcazione.

Le navicelle non sappiamo ancora datarle, perché duranti

gli scavi vengono trovati non in insediamenti primari ma di

seconda giacitura.

Secondo Esiodo i Tirreni vengono da una terra lontana e su

di loro avrebbe regnato Agrio e Latinio, che fu interpretato

dagli studiosi come una sorta di diarchia che potrebbe

evocare l’alternanza tra Tito Tazio e Romolo. Fonte

piuttosto isolata.

Intorno al VI secolo iniziano a svilupparsi due teorie:

pelasgica e lidia

Nella tradizione pelasgica riprendono la teoria di Ecateo di

Mileto secondo cui gli etruschi fossero Pelasgi e che dopo

aver girovagato per l’Egeo sarebbero arrivati in Italia

soppiantando gli Umbri

Mentre altri come Ellanico di Lesbo dicono che si sarebbero

messi in mare guidati da Nanas e si sarebbero sbarcati a

Spina e da lì scesi in Toscana assumendo il nome di Tirreni.

Mirsilo di Metimna inverte il movimento e cioè che

sarebbero arrivati nell’Egeo provenendo dall’Etruria.

Accanto a questa tradizione si forma un’altra teoria, più

famosa e con maggior seguito, cioè che gli etruschi

provengono dalla Lidia, regione dell’interno dell’Anatolia

soprattutto Erodoto è lo scrittore che fa partire questa

tradizione, per il quale gli etruschi guidati da Tirreno

sarebbero partiti a causa di una carestia. I greci dovevano

conoscere bene delle popolazioni con cui commerciavano e

avevano contatto e quindi di nome Tirreni nel linguaggio

dovevano assomigliare al modo di parlare degli Etruschi. Si

mettono in rapporto due aree: il Nord Egeo e la parte

dell’Etruria.

Gli studiosi uniscono il passaggio linguistico e nominativo.

Queste tradizioni vengono collocate nel periodo precedente

alla guerra di Troia, in realtà sappiamo che esiste una

tradizione cioè dei Nostoi, in cerca di terre e luoghi da

colonizzare. Il fondo di verità è che già in epoca

protostorica dovevano esistere contatti tra le terre d’Etruria

e le popolazioni della regione nord ionica.

C’è un elemento che è stato usato sia per screditare o

accreditare la teoria, nell’isola di Lemno si parla una lingua

che non è greco anche se l’alfabeto è lo stesso. In una

stele funeraria raffigurante un guerriero con scudo e lancia

che reca delle iscrizioni sulla faccia anteriore e una su un

lato della stele. (PDF 12/11 pag 6) Questo complesso è una

lingua etrusco fona cioè che si parlava in modo simile agli

etruschi. Per esempio i numerali sono gli stessi, a livello

linguistico non c’è l’uso della U mentre in Etruria della O

ma comunque le vocali sono ridotte. Quindi la somiglianza

è profonda anche se non esistono termini identici ma nel

profondo la lingua ha le stesse regole o concezione degli

etruschi.

Della stele si sa che è riferita ad un personaggio cioè Holaie

che è un (Ylaìos greco) definito nipote cioè fokasiale( il

focese). Alcuni hanno interpretato l’ultima parte (marasm)

una carica pubblica.

Questa testimonianza rappresenta una fonte molto

importante e significativa.

Due sono le correnti di pensiero:

Quella che il lemnio sia derivata da un originaria lingua

- “pelasgica” diversificata in epoca protostorica

( comune la radice)

Grass o de Simone pensano che si tratti di un gruppo

- di etruschi che eleggono Lemno come luogo da dove

praticare la pirateria ( poco probabile, innanzitutto

perché non ci sono produzioni riferibili agli etruschi, in

più a livello linguistico non si capisce perché un popolo

al suo arrivo avrebbe cambiato i termini della lingua

che trovano)

L’etrusco e il lemnio non provengono dal ceppo linguistico

non indoeuropeo, in realtà l’etrusco ha elementi della

tradizione indoeuropea ma ciò che non è europeo sono le

origini dei termini.

Successivamente Dionigi di Alicarnasso rileva che non

esistono affinità culturali fra i suddetti popoli egei e gli

etruschi per cui introduce l’opinione dell’autoctonia cioè

una popolazione che avrebbe vissuto in Etruria da un

tempo antico e quindi l’ethnos era già formato. Questa

teoria risente di una serie di implicazioni di tipo politico, per

celebrare la stirpe augustea. Importante è quello che si

sofferma sull’idea delle varie componenti che abbiano

contribuito alla formazione dell’ethnos etrusco.

Un’ennesima teoria, detta pigorini dall’omonimo storico,

sulla base di un passo di Livio che parla dei Reti, dove

Pigorini individua gli etruschi divisi e che avrebbero abitato

le regioni alpine e quindi proveniente dal nord europeo.

La Rezia, regione alpina nella parte meridionale della

Germania , e i Reti possono essere compresi dall’alta valle

dell’Adige fino a parte della Baviera, in realtà poi questa

civiltà è stata suddivisa in sottoculture e quindi esistono

problemi di spostamenti. Le fonti (V sec. a.C.) ci dicono che

i Reti scrivevano simile all’etrusco ma questo non ci

sorprende anche perché questa lingua è molto legata

all’etrusco. Le principali ipotesi dicono che i Reti sono

etruschi emigrati a Nord e stansiatisi in quell’area e rimasti

isolati.

L’altra teoria è riferita ad un periodo più antico, sia

Pallottino che Prosdocimi pensano che i Reti siano in realtà

staccati dagli etruschi in epoca protostorica e questo

perché Livio riferisce delle invasioni celtiche risalenti al VI

secolo a.C. ma questi storici pensano che ci siano sempre

state invasioni dal nord e che in una di quelle si siano

staccati una parte della popolazione e hanno creato l’area

dei Reti.

Dall’epoca di Pallottino, intorno agli anni Sessanta, si

sviluppa un pensiero differente che cambia la prospettiva,

cioè si chiedono come si sono formati gli etruschi e proprio

Pallottino introduce il concetto di formazione e quindi gli

Etruschi sarebbero stati un popolo formatosi grazie a

rapporti esterni, in periodi differenti.

Il processo formativo per arrivare all’ethnos è continuo e

costante e soprattutto in base ai rapporti esterni

dall’Etruria.

Ci sono altri due tipi di fonti che si devono consultare per

capire meglio l’origine dell’ethnos etrusco, queste si

dividono in primarie e secondarie.

LE FONTI PRIMARIE

Le epigrafi in lingua etrusca forniscono dati di prima mano,

scritti per fissare un evento in maniera oggettiva.

L’iscrizione etrusca graffita su una stele funeraria della

ceramica laconia dal santuario di Aphaia a Egina ci informa

sulla frequentazione occasionale del santuario da parte di

un etrusco. Mentre il ritrovamento in Egitto del libro di lino

con un calendario religioso in lingua etrusca i III-I secolo

a.C. indica la presenza di un gruppo consistente di etruschi.

La testimonianza archeologica è un documento diretto.

Meno parlante è il dato archeologico in una zona di confine.

Talvolta documenti archeologici fanno ipotizzare lo

spostamento di un gruppo etnico: è il caso delle brocchette

di impasto dal collo allungato e decentrato, peculiari della

cultura sarda dei primi secoli dell’ultimo millennio a.C.,

restituite da correi tombali di Volterra, Populonia, Tarquinia

sono limitati a pochissime unità e potrebbero esservi

arrivati con un’operazione di scambio, mentre quelli

rinvenuti a Vetulonia e nel suo territorio sono molti di più. Il

fatto si può spiegare con l’arrivo a Vetulonia di un nucleo

piuttosto numeroso di sardi.

Agli effetti di presenze etrusche fuori d’Etruria, diverso è il

valore di un manufatto o di un monumento pubblico. Il

primo è l’effetto di uno scambio, che non comporta

necessariamente trasferimenti in pianta stabile di etruschi

nel luogo di arrivo del caso delle brocchette bronzee a

becco allungato o degli stamnoi dei secoli VI e V a.C. di

fabbrica etrusca, rinvenuti in vari siti dell’Europa centrale e

settentrionale; il secondo è il riflesso di una scelta politica

che comporta invece una presenza nel luogo del

monumento di un nucleo numeroso di etruschi: è il caso del

tempio i Giove Capitolino eretto a Roma al tempo dei

Tarquini.

I resti ossei o dentari trovati nelle tombe hanno portato

all’identificazione del tipo umano più comune in Etruria- il

tipo detto mediterraneo, alla definizione del sesso e

dell’età o della statura dell’individuo esaminato. I dati

desunti non devono però prescindere dalla valutazione di

indiscutibili apporti esterni.

Il paesaggio è un fattore imprescindibile nella ricostruzione

del quadro storico e di una regione. In Etruria le pianure e

le basse colline hanno favorito le colture dei cereali, della

vite, dell’ulivo; ampie zone adibite a pascolo hanno

permesso l’allevamento di bovini, di caprini e di ovini;

estese superfici coperte da boschi hanno fornito legname; i

vari corsi d’acqua e le relative valli hanno segnato percorsi

sfruttati nelle comunicazioni. Questi sono aspetti

ambientali, che hanno avuto una notevole incidenza sulla

vita e la storia del popolo. I nomi locali possono far luce su

situazioni del passato. Il toponimo moderno Todi

corrisponde alla resa italiana del latino Tuder, che a sua

volta presuppone l’antico umbro Tuter. La parola ritorna

nelle Tavole di Gubbio, che sono scritte nella lingua degli

antichi umbri, con il significato di <<confine>>.

Anche i nomi di persona, specialmente i gentilizi, riflettono

situazioni storiche. Vediamo una larga apertura dell’Etruria

all’integrazione di stranieri e i relativi apporti culturali nella

società locale, integrazione che si può seguire fin dalla fine

dell’VIII secolo a.C. quando vi arrivano ceramisti euboici.

LE FONTI SECONDARIE

Gli scrittori classici e altomedievali danno diverse notizie

degli etruschi. Essi utilizzano opere più antiche o documenti

d’archivio, anche in lingua etrusca. La notizia è un

informazione soggettiva e pertanto indiretta. Per coglierne

appieno il valore occorre tener presente il tempo e

l’ambiente dell’autore che la fornisce e dell’eventuale fonte

da lui usata.

La ricostruzione dell’etimologia o comunque della base di

una parola etrusca può fornire indizi di fatti che vanno al di

là del dato strettamente linguistico. Il fatto linguistico

potrebbe essere anche una fonte primaria, ma, essendo di

norma un’interpretazione dello studioso moderno può

considerarsi una fonte secondaria.

Alcuni eventi del mondo etrusco possono essere chiariti ad

eventi noti di aree geograficamente e/o culturalmente

vicine. Si pensi a Porsenna, secondo la tradizione il re di

Chiusi che verso la fine del VI secolo a.C. arriva a Roma dal

punto di vista politico- istituzionale è un tiranno.

Alla fine del secolo XIX sul versante toscano della Romagna

sono state raccolte filastrocche popolari in cui si invoca

Faflon, evidente adattamento del nome della dea etrusca

dell’amore Turan.

IL PENSIERO DEGLI ETRUSCHI DELLA

LORO ORIGINE

Ci sono delle leggende, come quella di Tagete e quella della

Ninfa Begoia. In queste tradizioni non troviamo un agente

esterno all’Etruria.

Tagete è un bambino vecchio cioè con una saggezza da

ansiano, uscito dai campi all’improvviso , che inizia ad

impartire ad Arconte teorie sulla coltivazione e altro. Da

non molti anni a Tarquinia è emersa una sepoltura da un

bambino infante epilettico e viene sepolto in modo rituale

con uno scudo, un ascia di fronte al complesso

monumentale orientalizzante datata agli inizi del VII secolo

a.C. Quindi gli Etruschi erano un popolo cabalistico, cioè

pensavano che le nubi dovevano scontrarsi per una

ragione precisa e non per il caso come dicevano i romani.

Questa concezione determina il pensiero che loro

consideravano la loro civiltà duratura di nove secoli ed

erano consapevoli che la loro civiltà sarebbe finita. Gli

etruschi pensavano di essere autoctoni, cioè la percezione

è quella di un popolo consapevole.

Il processo formativo secondo Pallottino iniziava nel

Neolitico. Esiste un gruppo di geni che incontriamo nelle

popolazioni anatoliche ma non sappiamo il periodo ma

possiamo sapere, grazie agli studi che non è mediato cioè

non subiscono trasformazioni. Però un conto è

l’ascendenza genetica e un altro è l’affiliazione etnica. Un

ethnos che ha coscienza di essere un popolo non è legato a

come è fatta la popolazione.

13/11/12 LE RISORSE DELL’ETRURIA

Gli etruschi sono un complesso etnico – linguistico

-culturale che ha avuto, tra il IX e il I secolo a.C. , un ruolo

di notevole importanza nella storia non solo dell’Italia, ma

anche delle ragioni che si affacciano sul bacino del mare

Mediterraneo.

Una delle risorse più importanti dell’Etruria era lo sbocco

sul mare.

La costa dell’Etruria era diversa rispetto alla costa toscana

attuale infatti parte della costa adesso è sotto il livello del

mare.

Il livello del mare era più basso. Era una zona paludosa. Si

tende a costruire un porto dove si ha la possibilità di

approdo più facilmente. In più si capisce che alcune città

dell’interno in realtà erano molto più vicine nelle zone di

approdo rispetto ad adesso. (circa 6-7 km dalla costa). Una

sorta di difesa era anche il sistema dell’arcipelago toscano

che, infatti, si pone a corona di fronte alla costa.

Un secondo aspetto importante sono le caratteristiche del

suolo. Questa regione si può dividere in due: la parte nord

del Lazio presenta una formazione geologica di tipo

vulcanica quindi abbiamo presente di pomice, pozzolana

ecc.

Abbiamo il lago di Bolsena, di Vico, di Bracciano e a sud

vediamo i colli albani. In realtà questi terreni si sono

formati per l’eruzione continua di questi vulcani. Vediamo

una cordigliera vulcanica dove prima era presente il mare e

formano questo altopiano tufaceo dovuto ai depositi di

origine vulcanica. Questo tipo di terreno permetteva un

facile insediamento anche perché erano difesi

naturalmente, grazie a pendii scoscesi e torrenti vicini.

Qui si possono fare tombe di tipo ipoego e sono scavate

direttamente dentro il tufo e quindi possono auto

sorreggersi e non hanno bisogno di modellamento.

Mentre nell’Etruria settentrionale bisogna arrangiarsi

costruendo le tombe pietra su pietra e che vanno in

altezza.

L’Etruria è conosciuta nel mondo antico come la più grande

risorsa, per le popolazioni oltre mare, minerale di ferro e

rame da cui si ricavava il bronzo e il ferro che deve essere

estratto dal minerale ( matite, limonite). I principali

comprensori minerali sono:

Le colline metallifere, tra l’Arno e l’Ombrone, sono una

- formazione molto estesa con giacimenti di minerali

Monti della Tolfa, sono compresi tra Tarquinia e

- Cerveteri

L’isola d’Elba che in antico si chiamava Etalia, detta la

- fumosa perché c’erano le forme. In realtà era un’isola

interessata all’estrazione, soprattutto, dei minerali di

ferro.

Chi veniva in Etruria non facevano approvvigionamento di

minerale ma di metallo quindi l’estrazione non era fatto in

patria ma veniva lavorato direttamente sul posto. Inoltre

perché necessita di una conoscenza tecnica molto

elaborato e difficile e non tutti avevano le competenze

giuste e richiedevano altro materiale cioè il carbone.

Quindi insieme al minerale ci deve essere il legno e quindi

grande disponibilità di carbone e questo lo vediamo dalle

fonti antiche perché vari autori ci parlano che nelle regioni

di Roselle e Chiusi contribuiscono alla costruzione delle

navi per la campagna contro i cartaginesi.

Inoltre il clima era leggermente più freddo e comportava

una copertura boschiva differente e quindi gli abeti

crescevano ad un altezza meno elevata rispetto ad ora. Un

esempio della quantità di lavorazione di minerali di ferro

nell’antichità è testimoniato da Populonia, in cui le colline

formate dalle scorie provenienti dalla lavorazione del ferro

hanno ricoperto nel tempo le necropoli di Populonia come

San Cerbone e queste si sono conservate così bene proprio

per questo motivo e sono state scoperte in epoca fascista

quando si riconsiderò la possibilità di rielaborare le scorie

antiche che ancora avevano un tenore di ferro elevato.

Scavate da Antonio Minto e sono dell’orientalizzante.

Il minerale si presenta in vari modi, fondamentalmente ad

uno stato roccioso.

Le testimonianze che abbiamo della fusione sono resti a

volte ben visibili dei forni, parte scavata in terra e parte in

alzato. Il minerale doveva essere frantumato e messi in

forno con carbone e paglia formando una colonna e veniva

lasciato aperto per la presa d’aria in cima al forno. Oggi noi

troviamo la distruzione dei forni perché una volta avvenuto

il processo che portava alla bluma (malgama di

metallo)venivano smontati e rifatti accanto.

Dentro queste buche trovo delle scorie e sappiamo che

siamo vicino ad un quartiere artigianale.

I PROCESSI DI PRODUZIONE DEL FERRO

Innanzitutto la cottura del ferro veniva eseguita più volte e

il commercio del metallo veniva in due modi:

A prodotto finito e lavorato (spade)

- A livello di riduzione che doveva subire solo un ultimo

- passaggio di raffinamento: per questo all’interno

dell’Etruria osservo sempre una scora dell’ultimo

processo .

PROCESSI DEL RAME E DEL BRONZO

Questi non richiedono l’elaborazione come il ferro e infatti il

rame bastava che fosse amalgamato e scaldato una sola

volta anche per questo proprio i manufatti di bronzo e rame

sono quelli più preziosi perché si possono fondere e creare

dei nuovi manufatti. Quindi il bronzo può essere

commerciato a peso, mentre il ferro non si può

tesaurizzarlo.

Il ferro permette degli oggetti più solidi ma questo si

deteriora e devo usarlo in un certo arco di tempo.

Dagli studi sul carbone si è visto una coincidenza rispetto

alle essenze cioè avevano capito che quello con più alto

calore erano migliori.

Si ipotizza che la copertura boschiva attuale sia più estesa

rispetto quella che fu disboscata in epoca etrusca.

Un’altra importanze risorsa dell’Etruria è il sale che è

sempre stato considerato meno importante dei metalli. Gli

etruschi conservavano i cibi esclusivamente con

l’essiccamento al sole e con il sale e ce ne voleva tanto.

Di solito gli insediamenti dell’età del bronzo si trovano in

lagune dove c’era abbondanza di minerale e anche di sale.

Gli etruschi usavano un estrazione del sale non per

evaporazione ma per ebollizione. Era alto il costo estrattivo

perché ci volevano gli orci per mettere sul fuoco prendere il

sale rompendolo e poi rifarlo. Questa tecnica è stata in uso

presso tante comunità dell’Europa centrale e del nord.

Un procedimento del sale chiamato Briquetage con dei

bicchieri con acqua messi su supporti e sotto acceso il

fuoco. In periodo protostorico il rinvenimento più comune

sono le olle da sale, proprio usate solo per questo lavoro. A

Spina viene trasformato un impianto per la produzione del

sale, dove stanno scavando, sono emersi frammenti di

grandi vasche poste accatastate e fatte bollire.

Il territorio al nord dell’Arno è sempre stato abitato sia da

Liguri che da Etruschi. Si pensa che i primi abbiano abitato

le montagne e gli etruschi in fondo valle.

A Firenze sono state trovate insediamenti del Villanoviano.

Piazza della Signoria e sono stati trovati crateri. Firenze

c’era il guado dell’Arno, cioè il punto in cui il fiume è più

stretto e facilmente attraversabile, in più diventa l’emporio

di Fiesole. Nasce come scalo fluviale di Fiesole.

La zona mugellana è un territorio etrusco sotto il controllo

di Fiesole. Il monte Falterona era un monte sacro per gli

etruschi dove, tra l’altro, nasce l’Arno e pensavano che

nascesse da un lago detto della ciliegieta da dove

emersero bronzetti di offerente che costituiscono una stipe

votiva enorme forse tra le più grandi, che partono agli inizi

del VI secolo fino al VIII sec. Sono stati fatti nuovi scavi ed

è stato ricreato il lago. Questo lago si trovava in una via di

passaggio tra l’Etruria Padana e l’area umbro-picena. Le

due grandi città cioè Chiusi ed Orvieto si trovano nella

stessa direttrice cioè il Chiana ed è importante perché è

stata la principale via che conduceva all’interno senza

passare per il mare.

Sull’Ombrone c’è un importante centro etrusco a Murlo,

cioè un insediamento palaziale .

Tutta la regione tra l’albegna e il tevere è l’Etruria

meridionale insieme a Vulci, Cerveteri, Veio (ad est del lago

di Bracciano).

Il territorio di Faleri, Narce, Caprena è l’unica parte

dell’Etruria dove la lingua non è l’etrusco ma il latino

Nell’Etruria Interna c’è Arezzo, Perugia, Chiusi e Orvieto.

L’ETRURIA PADANA

Principali Centri

B ologna, Misa, Spina, Modena, Rubiera ( due testimonianze

epigrafiche su cippi murari), Bagnolo San Vito (forcello),

Mantova, Adria che attualmente viene vista come colonia

greca in territorio veneto era uno dei porti importanti e la

popolazione su queste città era molto varia e multietnica,

Verucchio (sulla valle del Marecchia collegato al porto di

Rimini fino al VI sec a caratteri etruschi anche se dopo

cambia).

Fiumi importanti:

Il Reno

L’ETRURIA CAMPANA

Importanti centri

Capua, Nola, Ponte Cagnano (lago picentino). Nella zona di

Cuma si stabiliscono gli eubei. Ercolano e Pompei sappiamo

che hanno avuto una fase etrusca e lo hanno dimostrato gli

scavi che c’è una forte connotazione etrusca.

GLI ETRUSCHI E LE ALTRE GENTI

ITALICHE

Gli etruschi ebbero un rapporto forte con la civiltà e la

cultura romana che alla fine si fonderanno con essa. Infatti

una presenza sicura e massiccia di etruschi a Roma si ha

tra la fine del VII e la fine del VI secolo. a.C. Lucumone,

figlio di Demerato di Corinto e di una nobildonna di

Tarquinia, sarebbe stato introdotto dalla moglie nel

corteggio del re romano Anco Marzio e alla more di

quest’ultimo sarebbe stato il successore con il nome di

Lucio Tarquinio. Il suo regno è caratterizzato da una larga

apertura dell’ambiente romano al mondo e alla cultura

etrusca. Fu anche l’ultimo re di Roma, il quale fu

soprannominato Superbo. Infatti viene espulso da Roma e

verrà aiutato a riprendere il potere da Porsenna che, in

realtà, aveva intensione di occupare Roma e ci riuscì per un

breve tempo.

Pensiamo anche al contatto con altre città italiche, infatti

gli etruschi avevano un carattere accogliente e quindi

rispettavano e accettavano le altre popolazioni .

In molte raffigurazioni riprendono i vasi greci.

Vediamo un fondo di coppa che recita il nome di “Rutile

Ipucrates”, trovato in un tumulo nella necropoli di

Cerveteri. (PDF II pag 2)

Un altro caso è Aristonothos, fautore del cratere dipinto

nelle tecniche a silhouette a linea di contorno, raffigura

l’accecamento di Polifemo in una faccia e nell’altra la

battaglia navale. Datato al secondo quarto del VII secolo

a.C.(PDF II pag 3)

Il pittore delle rondini è autore dell’oinochoe di Levì di

produzione ionica rinvenuta a Vulci e vediamo gli stessi

motivi decorativi, cioè il capro selvatico.

Il pittore delle rondini è un artigiano ionio che inizia una

produzione propria riprendendo dalle tecniche greche e lo

porterà a fare vasi sempre più vicini alla tradizione etrusca.

Questi artigiani spesso erano al servizio delle aristocrazie.

Un altro reperto importante è l’incensiere di Artimio di

bucchero inscritto, che ci indica che l’oggetto è stato fatto

da Lartuza Kaulenie, decorato a intaglio nel piede. Ultimi

decenni del VII secolo a.C.

Caso emblematico è quello della Necropoli del Tufo a Volsini

(Orvieto), caratterizzata da tombe a dado con blocchi di

tufo e disposte in modo ortogonale, queste tombe hanno

sopra l’architrave un iscrizione del proprietario della tomba.

Quando fu scavata la necropoli vennero fuori resti di

insediamenti villanoviani, ma in realtà erano caduti dalla

rupe e dal sepolcreto villanoviano che si trovava al di sopra

della necropoli.

Vediamo come i nomi possano dirci l’origine di una data

persona o città, come per Veltur Rumenlna che sarebbe la

contrazione di “Rumelena”, sappiamo che i gentilizi in

etrusco si formano con un suffisso –NA e quindi il vero

nome è “Rumele”; la desinenza –LE un suffisso che si usa

come diminutivo e quindi la parola sarà “Rume” in etrusco

la O non esiste ed è sostituita dalla U e quindi il nome vero

sarebbe “Rom” e quindi Roma. Il fenomeno

dell’integrazione lo percepiamo da fonti e immaginiamo

cosa succede. La prima cosa è lo sviluppo del desiderio di

essere accettato dalla popolazione fino a che non sia

integrato.

ZONA ADRIATICA

La zona adriatica si divide in due parti: dal Gargano alla

punta della Puglia ci sono gli Iapigi e dal Gargano a Rimini

c’è la fascia medio-adriatica. Tutta la zona adriatica è

interessata dalla frequentazione di genti micenee che

risalgono da Frattesina Polesina. Esportano soprattutto

ambra.

Ci sono due tipi di produzione distinti:

Alapigia con ceramica chiara depurata;

- Medio-adriatica con ceramica scura;

-

Gli Iapigi sono divisi in: Peucezzi e Messapi che si trovano

più a sud della Puglia e Dauni che hanno un commercio

più vivace e i loro prodotti sono commerciati in raggi più

ampi. Anche il tipo di sepoltura si differenzia da zona a

zona: a nord sono caratteristiche le tombe a fossa, in

area medio-adriatica vediamo la posizione fetale. Mentre

a Fermo e a Verucchio ci sono le urne cinerarie.

In area picena si hanno caratteristiche proprie: uno sono

le fibule ad occhiali. Questo tipo arriverà anche in area

daunia.

Uno degli oggetti che caratterizzano le sepolture

femminili sono i pendenti di pettorali che hanno protomi

di volatile e rappresentano il motivo della barca solare.

Dalla necropoli di Matelica, più precisamente, dalla

tomba principesca di Passo Gabella provengono oggetti

lussuosi che testimoniano la capacità economica. Un

oggetto particolare è l’oinochoe composito fa un uovo di

struzzo lavorato ad incisione ed exciso del periodo

orientalizzante datato alla seconda metà del VII secolo

a.C.

Dalla necropoli di Santa Maria di Campo proviene una

kotyle , mentre sempre da Matelica, la Necropoli del

crocifisso sono state rinvenute due spade intarsiate con

gemme decorate e con protomi leonine che ripendono il

motivo ad antenne tipico del villanoviano.

Vediamo delle pissidi in avorio africane dalle zanne di

elefanti, che imitano quelle dell’Etruria (PDF lezione

06/11, pag 14)

Caratteristico è un grande vaso a funzione di cratere o

olla con coperchio a cui sono attaccate delle tazze,

probabilmente che servivano per bere o per attingere il

vino legate comunque al simposio.

Vediamo anche come erano fatti i dischi di corazza,

spesso decorati o dipinti che servivano ai guerrieri come

protezione, degli esempi provengono dalla necropoli di

Monte Penna con figurazioni di cavalli.

AREA DAUNIA

Nel VI secolo la produzione diventa a figure rosse e nere

tipica soprattutto dell’area di Pianosa. Delle pietre funerarie

dipinte sono un esempio tipico di questa zona infatti le

pietre sono monolitiche e hanno scolpite una faccia

immagini del defunto. Le stelai possono essere anche

aniconiche. In un caso il defunto è rappresentato in rilievo

nella parte posteriore, dove vediamo una punta di treccia e

nella parte anteriore una fibula ad occhiali.

Un esempio di stele è quella di Manfredonia una delle

poche rinvenute con la testa, visto che di solito viene

trovata staccata.

È stata individuata un’altra area, quella Peuketiantes in

Lucania dove si attestano ritrovamenti intorno al IV secolo.

UMBRI

L’Umbria è divisa in due parti, quella a nord fino a Perugia

che fa parte dei possedimenti dell’Etruria e una parte a

sud dove si erano stanziati gli umbri. I principali centri sono

Interamna Nahars (l’odierna Terni).

Le fonti dicono che sono una popolazione antichissima,

anche più degli etruschi. Si collocano nel corso del Tevere e

lungo gli Appennini. All’inizio erano organizzati in

insediamenti proto urbani, più tardi si svilupperanno le

città. Le loro abitazioni erano costituite da capanne con

fondazioni in pietra e si situavano, inizialmente (VIII-VI sec.

a.C.), presso laghi o zone vicino ad acqua.

Le valli umbre erano, infatti, caratterizzate da vari laghi tra

i quali il Plestina a Colfiorito. Abbiamo anche dei santuari

soprattutto dedicati alla dea Mehites.

Per una parte dell’Umbria gli oggetti non sembrano

materiali e così diverse da quelle etrusche, sia perché ci

sono anche prodotti che si esportano sia che si importano.

Le differenze sono più che altro legate alla lingua. Nasce,

inoltre, l’aristocrazia simile a quella etrusca.

Un oggetto importante è il carro di Monteleone da Spoleto

conservato al Metropolitan Museum of New York. La

fabbricazione è attribuita a maestranze etrusche. È

avvertibile come il defunto si dovesse autorappresentare

come un eroe greco. Le figurazioni sono al centro e

raffigurano la consegna delle armi ad Achille.

L’uso di porre carri nei sepolcri lo vediamo in Etruria

meridionale ma non nei pressi di Perugia quindi gli Umbri

non volevano imitare i loro vicini ma gli etruschi.

Uno dei documenti più importanti della cultura umbra sono

le tavole iguvine o eogovine (da Gubbio). Verso la fine

del’700 vennero recuperate, infatti, 7 tavole in bronzo di

varie dimensioni iscritte in entrambe le facce.

Sarebbero i manifesti che venivano affissi, all’epoca, nei

luoghi pubblici come piazze e santuari e servivano per

informare il popolo dei vari cambiamenti o notizie varie.

Queste descrivono una serie di riti che dovevano essere

svolti a intervalli di tempo

Esistono altre testimonianze di tavole:

quella Cortonensis (da Cortona) che rappresenta un

contatto tra famiglie terriere; quella Capuana in cui sono

iscritte le festività di vari giorni dell’amore

I SABINI

Occupano la zona di Falisca dove non si parlava etrusco ma

più vicino al latino. I sabini condividono prodotti con gli

etruschi, i maggiori centri sono: Eretum , Cunes e Poggio

Somma Villa. In questi centri ci sono tombe monumentali a

più camere funerarie. La necropoli di Colle del Cunes è

caratterizzata da una tomba a camera, all’interno ci sono

corredi analoghi a quelli etruschi. I troni con schienale

ricurvo, il carro, il graffione del quale non conosciamo l’uso.

Tutte le popolazioni di origine sabellica si caratterizzano

dalla forte presenza di una scultura in pietra assai diffuso il

guerriero di Capestrano è una tra le più importanti delle

popolazioni italiche. L’unico confronto in area picena è la

testa di Numana.

Il guerriero indossa un cardiophilax, una spada corta e su

uno dei lati dei supporti che mantengono eretta la figura su

uno dei plinti laterali è scolpita una lunga lancia con un

iscrizione che cita il nome di chi l’ha fatta e di chi fosse il

guerriero cioè Nevio Pumpuledio(re). In tutti i ritrovamenti

dell’area vediamo la stilizzazione della figura somatiche.

Nello stesso tempo ravvisano una certa schematizzazione

dei volti condivisa con le teste delle stele daunie. Tutte le

sculture in pietra dell’antichità dovevano vedere una

decorazione pittorica che ricopriva l’intera superficie del

monumento.

Vediamo anche degli esempi di armatura triangolare di un

guerriero sannitiche proviene dalla necropoli di Paestum.

Una delle vie di traffico più conosciute è il fiume chi

andava fino a Pescara e qui troviamo la necropoli di Fossa.

Nel corso del IV secolo le popolazioni di origine sabellica

subiscono guerre e invasioni e si espandono verso i territori

delle colonie greche. Proprio in questo secolo vediamo le

tribù celtiche che contribuiscono a muovere i sabelli verso

le regioni costiere. Periodo che interesserà anche i latini.

I LATINI

Condividono con gli etruschi l’ultimo bacino del Tevere. Le

loro risorse erano il terreno fertile e il corso del fiume

navigabile. Inoltre disponevano di lagune e insenature che

consentivano una notevole capacità di approdo che favorirà

la nascita di comunità come quelli dei Lavinium, Satricum e

di Roma. Contribuì alla nascita del ceto aristocratico perché

l’Etruria era disposta alla regioni della Padania e della

Campania, il vuoto tra i due era costituito dalla regione dei

latini. La cultura latina si differenzia, all’inizio, per un tipo di

ritualità funeraria che era l’incinerazione in vasi che

prevedono l’utilizzo di modellini di capanna miniaturizzati e

posti all’interno dell’urna cineraria. Un’altra caratteristica

(X-VIII sec. a.C.) era la modellazione dell’argilla per creare

statuette umane e porle nella fossa. Un particolare vaso è

il Califfatoio fornello che forse era usato come incensiere e

che può essere redatto in forma tondeggiante o

trapezoidale. Molto note sono quelle della necropoli del foro

romano e del palatino, vediamo dei vasi decorati a rilievo.

Delle capanne sul palatino si presentano a pianta ellittica,

ovale con buche di palo in sostegno delle mura. Le

dimensioni sono piuttosto contenute. A Prianeste si

sviluppano due principali corredi orientalizzanti che sono la

Tomba Barberini e la Tomba Palestrina

I VENETI

La parte che si trova al confine con l’Etruria Padana e si

divede dal fiume Tartaro presenta delle popolazioni così

dette “venete”.

I veneti si differenziano in due fasi:

Paleo veneta (protostorica)

- Veneta

-

Una caratteristica della fase veneta è l’utilizzo della situla

nelle sepolture di origine dell’area nord europea, hanno un

coperchio e sono senza anse. La situla rappresenta

sull’urna il defunto incinerato. La scoperta della civiltà

veneta risale alla fine dell’800 in cui vengono alla luce due

tombe.

Vediamo degli esemplari di carrelli per portare le spezie o i

profumi, comuni ad altri oggetti di produzione etrusca e

balcanica e richiama il motivo degli uccelli acquatici. Ci

sono anche dei vasi biconici ed altri a stivaletto.

Una situla fatta in lamina di bronzo lavorata a sbalzo e a

cesello al cui interno si possono trovare scene di tipo

zoomorfo o scene di vita quotidiana. In una di queste è

raffigurato un uomo che controlla i ferri di un cavallo (PDF

07-11 pag 19). Lo stile delle situle venete rimarrà costante

nel tempo fino al IV sec. a.C.

19/11/12

DALL’ETA’ DEL BRONZO AL PERIODO

VILLANOVIANO

ESAME: 10/12/12

DALL'ETA' DEL BRONZO AL PERIODO

VILLANOVIANO

Il periodo villanoviano riguarda la prima fase della civiltà etrusca e

ci sono due tipi:

-villanoviano

-villanoviano evoluto

Nella letteratura fino a un secolo fa era fatto partire al IX secolo a.C.

Oggi siamo d'accordo a datarlo al X secolo a.C.

Il rialzamento della cronologia è dovuto, soprattutto, agli scavi

oltralpe nei laghi svizzeri, dove si sono conservati anche i legni e

quindi con lo studio della dendrologia siamo riusciti a determinare il

periodo più antico.

Il nome Villanoviano deriva da Villanova che è una piccola città nei

pressi di Bologna dove sono stati trovati crateri caratterizzati dalla

cultura di campi d'urne.

Non esiste una vera e proprio cesura durante l'età del bronzo finale.

Caratteristiche comuni. Alcuni scavi hanno mostrato questa

continuità tra l'età del bronzo e l'età del ferro. I siti sono: Sorgenti

della Nova e Luni sul Mignone.

Si tratta d’insediamenti che si concentrano su pianoli tufacei,

vediamo quello di Mignone, dove al piano della capanna è stata

scavata una fossa su cui era montata la struttura e quindi si elimina

il problema di come realizzare l'alzato perché ci sono pareti che per

una certa altezza sono naturali; poi ci sono vantaggi.

Uno dei modelli di abitazione è la”Long house” tipica dell'Europa

settentrionale. Nel tufo era possibile anche scavare dei piccoli

ambienti direttamente sulla roccia.

Da Luni provengono anche ceramiche micenee, depurate e dipinte,

differente dalle produzioni a impasti bruni a falsa cordicella o

incisione.

Due sono le possibilità: una che sia avvenuto un contatto diretto tra

i Micenei e gli abitanti di questi siti, inoltre c'è la possibilità che la

ceramica sia arrivata con uno scambio di prodotti che non doveva

riguardare direttamente i micenei ma altri popoli che vendevano

ceramiche di origine micenea.

Vediamo il sito di Sorgente della Nova, dove abbiamo un

insediamento in cui ci sono capanne ovali addossate a una parete di

tufo su cui sono state scavate una sorta di camere, stalle, vani ecc.

che dovevano servire come ulteriore abitato.

Il sito di Nola (Etruria campana) è stato scavato e a causa di venti

tellurici si è realizzata una colata di fango ed ha immerso queste

strutture che sono rimaste ben visibili. Vediamo un alzato costituito

da argilla, è presumibile che fosse una sorta di terrapieno con le

pareti esterne inclinate dall'esterno e così veniva mantenuto

asciutto l'interno dalle piogge.

All'interno di queste capanne si trovava il punto di fuoco, cioè il

forno chiuso. Sono stati rinvenuti molti vasetti per bere.

L'abitato di Monte Calvario è caratterizzato dalla presenza di abitati

a forma ovale e altri a forma rettangolare. Un'idea di come fossero

le capanne ce lo forniscono i tanti modellini di capanne che in realtà

sono urne cinerarie trovate in parte dell'Etruria. Li troviamo a

Tarquinia, poco a Vulci e a Cerveteri, Vetulonia, Veio, e nell'Etruria

laziale. Queste urne fanno vedere che il fondo poteva essere sotto

scavato ( in presenza di un terreno tufaceo), la struttura era quasi

sempre in legno e gli interstizi erano riempiti da argilla che si

doveva sostenere da una sorta di graticci. Questa tecnica la

troveremo molto spesso. La copertura era realizzata da un sistema

di travetti che dovevano formare una griglia ed erano a due livelli:

uno che faceva da base su cui si inseriva materiale stramineo

(vegetale essiccato) e veniva pressato sulle travi da altri travetti

esterni. Per questo i tetti delle abitazioni hanno i travetti esterni,

detto anche "testugginato". Questi travetti venivano porti a incrocio

su un trave di colmo, centrale, ed era quello che dava sostegno alla

struttura. Delle parti di travetti uscivano dal tetto e vengono

arricchiti da protomi, solitamente di tipo fitomorfo o ornitomorfo il

motivo è quello della stilizzazione della barca solare. Sopra al

portichetto sulla porta d'ingresso si creava un vuoto che poteva

essere lasciato aperto perché alla capanna si ha un foro di uscita

dei fumi realizzati con la cottura dei cibi. Le abitazioni dell'area

laziale sono più semplici rispetto all'area toscana. Accanto alle

capanne di forma ovale si potevano trovare anche capanne

rettangolari che sono leggermente più piccole e sono testimoniati

sempre dall'urne a capanna e le pareti o il tetto potevano essere

incise su cui si hanno figurine umane stilizzate e realizzate con la

tecnica della decorazione a pettine, impressa o incisa dopo la

cottura. Si usavano strumenti a forchetta che tracciavano delle

solcature parallele e si hanno sistemi di linee parallele. Poi si

servivano delle cordicelle che veniva impressa sulle pareti e forniva

un solco a chicco di riso.

Da un askòs che dovrebbe rappresentare un otre in pelle, su cui è

realizzato un disegno con figure umane separate da strutture

accessorie, come recinti soprattutto per gli animali.

COME SI VIVEVA IN PERIODO VILLANOVIANO

All'interno dell'abitazione trovava posto, snte, un telaio di cui

troviamo i pesi in ceramica che possono essere a tronco di piramide

o del tipo a ciambella. Questi pesi servono per tenere stabili i fili su

cui veniva passato l'ago e il pettine per creare il tessuto. Potevano

esistere anche telai portatili che consentivano di rappresentare

pezze più piccole. Le attività di tessitura e della filatura sono

testimoniate anche dalle fuseruole che servivano per fermare il filo.

Durante il periodo villanoviano troviamo sia forni (chiusi), sia focolai

(aperti) dove venivano messe braci su delle alari, simili a griglie e si

cucinava. Esistono anche fornelli mobili, cioè doveva essere

possibile trasportare il fuoco all'esterno e all'interno dell'abitazione.

I focolai erano piccoli, con una camera di combustione e una serie

di fori che consentivano l'appoggio di ceramica. La ceramica era

realizzata manualmente con la tecnica del colombino (tornio lento),

che mi permetteva forme globose. Sono forme non precise come la

cottura perché non era controllata. Sempre all'interno della capanna

si prevedeva anche la preparazione di farine con l'utilizzo di

macine,con una pressione con ciottoli che dovevano scivolare sulla

terracotta per lo sbriciolamento e la formazione della farina. I

cereali più comuni sono il farro, l'orzo, il miglio, la segale e il panico.

Assieme ai cereali venivano usati i legumi, consumati come seme o

tramutati in farina e soprattutto sono lenticchie e fave. E l'unione

delle due farine era possibile.

Testimonianze dell'utilizzo dell'aratro come il carrello di Bisenzio

presenta una serie di scene di vita quotidiana in cui sono presenti

applique di bronzo che rappresentano un aratore e l'aratro è

trainato da una coppia di buoi. Questo carrello è di un aristocratico,

lo possiamo dedurre anche la figurazione come il duello, ma ci sono

anche scene più semplici e cioè di un aratura e il personaggio è lo

stesso. L'aristocratico è ancora legato al possesso della terra, oltre

ad essere un guerriero o il pater familias.

all'interno della dieta c'erano anche i latticini, probabilmente ovini e

caprini, portati in ebollizione e filtrati per creare soprattutto ricotte.

Questo lo sappiamo grazie al rinvenimento di vasi filtro usati proprio

per questo. I bovini erano usati più per il lavoro, ma non venivano

mangiate le carni e nemmeno venivano munti.

Già in questo periodo esistono dei percorsi legati alla transumanza

dei greggi estivi. Un'altra attività era quella della caccia che poteva

essere realizzata da singoli individui o da gruppi. Di solito il cervo è

raffigurato al guinzaglio cioè era un tipo di caccia, cioè venivano

legati i cervi maschi che richiamava gli altri e tra cui c'erano le

femmine che venivano uccise.

A larga diffusione era l'impiego del cavallo di cui troviamo

soprattutto la bardatura e soprattutto i morsi, deposti all'interno

delle sepolture soprattutto dall'VIII secolo a.C.

Diventano oggetti molto elaborati perché il cavallo assume un

importanza notevole in quanto diventa l'animale dei guerrieri. Che

esistessero i guerrieri lo vediamo ad esempio da un askos con un

cavaliere sull'ansa del vaso. La decorazione era sempre a cordicella.

Un'idea di come mangiavano lo vediamo dal cinerario di

Montescudaio ad Agro Volterrano dove vediamo il pater familias che

sedeva su una sedia ad un tavolo e questo tipo di arredamento

domestico è sostituito in epoca storica dal modo di mangiare alla

greca cioè su una clinex. Sul tavolino sono presenti focacce e si

vede un grande cratere, cioè un olla cratere che fosse per la

mescita del vino. Veniva raccolta la vite selvatica e viene forse

coltivata e si ipotizza la prima istallazione di vite da vino. Vediamo

una donna che tiene in mano un oggetto che è un flabello con cui

veniva sventolato l'uomo. Durante il periodo villanoviano si

intensifica la raccolta mineraria. Abbiamo degli strumenti in bronzo

o in ferro piuttosto vari come asce ad alette (rappresentano

l'aristocrazia), rasoi dove viene raffigurata un ascia, senza foro ma

con le alette in cui vengono inseriti pezzi di legno che vengono

collegati al manico principale. L'andamento del manico non è mai

rettilineo ma a forma di serpente.

Le necropoli si dispongono di solito in prossimità degli abitati, come

a Tarquinia. Ogni gruppo ha la sua necropoli.

TIPI DI SEPOLTURE

L'uso più diffuso è l'incinerazione, solo in epoca tarda si presentano

inumazioni.

Le incinerazioni di solito sono buche nel terreno che possono essere

rivestite da ciottoli o rivestite con lastre di pietra e viene inserito il

cinerario che può essere contenuto all'interno di uno ziro (grande

olla) oppure ci sono dei gusci in pietra cioè sono dei veri e propri

gusci scavati all'interno e interrati e posto il corredo. Spesso le

sepolture sono collegate tra loro, cioè abbiamo trovato pozzetti

collegati. Gli oggetti di metallo che dovevano corrispondere il

corredo sono posti, di solito, insieme alle ceneri. Il processo

d’incinerazione non era mai totale e i resti erano posti nel cinerario

insieme anche agli ornamenti, e a volte sono proprio dei pezzi di

ossa bruciacchiati.

Con la comparsa della tomba a fossa non finisce l'incinerazione ma i

due modi di seppellire sono usati con la stessa frequenza. Non

esistono differenze né di tipo etnico, né sociale ma è una scelta

arbitraria. A volte i pozzetti sono ricoperti da vasi colorati. Il

richiamo dell'abitazione è una cosa che troviamo espressa anche

all'esterno, cioè con la chiusura del pozzetto con una grande pietra

elaborata a tetto. La tomba a fossa si dota di un piccolo vano

laterale, dove è posto il corredo. Questo passaggio non è chiaro,

cioè vengono trovate anche tombe a fossa coninterno il vaso

cinerario .

IL PASSAGGIO DAL VILLANOVIANO

ALL’ORIENTALIZZANTE ANTICO

Al VIII secolo è datata la fine del villanoviano e l’inizio

dell’orientalizzante antico.

A partire dalla metà del VIII secolo a.C. troviamo corredi

che si differenziano da quelli contemporanei della

comunità. Bisogna pensare ad un ceto guerriero

aristocratico che esibisce corredi sempre più ricchi. Alcuni

hanno cercato di spiegare il fenomeno come una presa di

contatto diretto con i mercanti che arrivavano in Etruria.

Questo controllo ha favorito la crescita d’importanza

dell’aristocrazia dell’età villanoviana. C’è un problema di

cronologia, infatti non sappiamo se siano nate prima le

differenziazioni dei ceti o siano antecedenti allo sviluppo

dei commerci a partire dall’VIII secolo.

Il carrello di Bisenzio i data alla seconda metà dell’VIII

secolo ed è contemporaneo al vaso cinerario in lamina di

bronzo sempre di Bisenzio. Chi ha creato il carrello doveva

conoscere dei prodotti più antichi come un tripode del

quale restano solo dei frammenti e che nel X secolo viene

riprodotto in Sardegna

Ora gli oggetti sono fatti spesso sotto commissioni o

appositamente per dei precisi personaggi. Uno dei più

importanti oggetti che possediamo è uno specchio in

bronzo di produzione cipriota. I rapporti con Cipro erano

mediati dai mercanti fenici e non c’era un contatto diretto.

Lo specchio proviene da Tarquinia dalla tomba del

Selciatello.

Un altro oggetto che arriva nella fase del Villanoviano

evoluto fino al 650 a.C. le coppe di produzione fenicia. Sono

delle patere in bronzo di piccole dimensioni e decorate a

sbalzo su registri che viene da Vetulonia (metà dell’ VIII

secolo a.C.).

Vediamo poi un corredo della tomba 1 alla necropoli di

impiccato a Tarquinia. Tipico della faces villanoviana è

l’elmo usato come coperchio del biconico, oggetti di

produzione non locale, tra cui una ciotola in metallo di

produzione halstattiana, vediamo anche un pendente

circolare lavorato a giorno e una lancia a profilo sinuoso di

produzione europea.

I RAPPORTI CON LA CIVILTA’ NURAGICA

La civiltà nuragica ha una vita molto lunga dal terzo

millennio a.C. Hanno avuto rapporti con gli etruschi

soprattutto in periodi antichi cioè il villanoviano.

Ci sono centri privilegiati per l’arrivo di questi oggetti, cioè

Tarquinia e soprattutto Vetuolonia e Populonia.

Gli oggetti tipici della civiltà nuragica:

Modellino di tripode in bronzo usati come pendenti;

- Bronzetti di pugile;

- Barchette nuragiche, tra 10 a 20 esemplari

- Bottoni in bronzo;

- Pugnali;

- Faretrine (pendenti a forma di piccola faretra)

- Fiaschette da viaggiatore (simili a prodotti ciprioti)

- Brocchetta nuragica (collo obliquo e bocca tagliata in

- modo obliquo)

I ritrovamenti più significativi sono quelli di un gruppo di

bronzetti dalla necropoli di cavalupo a Vulci. Sono oggetti di

2 cm, alcuni studiosi avevano individuato la tomba di una

donna che era andata in sposa ad un membro

dell’aristocrazia dei vulcensi perché e stata rappresentata

la statuetta come femminile, in epoca più tardi si scoprì che

in realtà rappresentava un pugile quindi la tomba era di

sicuro maschile.

I sardi sono famosi per l’uso quotidiano della pelle e della

sua lavorazione, infatti agli etruschi chiedevano in cambio

delle stoffe e fibule.

Infatti era stato loro conferito l’appellativo di “pelliti”.

Nella stessa tomba sono stati trovati una cesta e uno

sgabello che si riconnettono alla sfera nuziale. Questi due

oggetti sono rappresentati in una lastra rinvenuta a Murlo

che rappresenta, appunto, un corteo nuziale e accanto ci

sono la cesta e lo sgabello. Le brocchette nuragiche

venivano ricopiate in Etruria con aggiunta di figurazione. Di

questi oggetti ne troviamo una produzione cospicua a

Vetulonia e Populonia, questo perché, probabilmente i

sardi erano giunti fino a questi centri per scambiare e forse

anche per lavorare i minerali

Un’altra regione coinvolta nei commerci con gli etruschi

sono gli abitanti dell’Enotria, che si trova tra Calabria e

Basilicata da dove provengono oinochoi a tenda e arrivano

con il tramite dell’Etruria campana.

Sono le più antiche importazioni di ceramica dipinta, sono

anche le prime testimonianze di ceramiche dipinte degli

etruschi.

Tra 775-750 a.C. vengono fondate due colonie euboiche e

sono quelle di Phitecua e Cuma. Sono una testa di ponte

per i commerci provenienti dall’Eubea. Si tratta di ceramica

depurata.

Si possono trovare coppe decorate a cerchi pendenti a

Chevron (cioè linee ondulate). Sono importanti perché si

tratta di una produzione standardizzata. Vediamo come le

forme delle coppe euboiche vengono riprese e ricopiate da

Corinto e dall’Attica. A questi si deve anche l’arrivo

dell’alfabeto etrusco, che verrà successivamente

modificato.

Il più antico documento scritto in alfabeto euboico è una

coppa di Nestore.

Il pittore di Cesnolo è stato identificato come autore dei

crateri di Pescia Romana. È certo che sono stati prodotti da

argilla locali . Questa ceramica influenza anche le

produzioni locali come la bottega del biconico di Vulci che

lavora su forme tipicamente etrusche e realizza motivi e

decorazioni tipici della ceramica euboica.

A Veio conosciamo 10 esemplari di coppe di questo tipo e

sono stati distinti gli esemplari di produzione euboica e

quelli del’Etruria. Caratteristici sono anche i coperchi

sferodali che rappresentano la schematizzazione della testa

del defunto. Chiusi diventerà la zona specializzata dalla

presenza di questo tipo di ceramica. I primi canopi sono di

tipo a maschera simili ai biconici lavorati con

punzecchiature per individuare occhi, naso e braccia.

Nasce l’idea dell’antropomorfizzazione del cinerario come

auto rappresentazione del defunto infatti in questo periodo

vediamo cinerari con coperchi a forma di elmo, quando

questi erano dei guerrieri, oppure con dei coperchi con

delle semplici protomi sferoidali che rappresentano

comunque il defunto.

26/11/12

Vaso con cartiglio del faraone Boccoris

Ci sono due esigenze:

quella di accumulare un numero sempre maggiore di

1- oggetti;

le sepolture diventano dei monumenti funebri

2- familiare, infatti prenderanno posto anche i discendenti

di una stessa famiglia;

E quindi nascono le tombe a tumulo, che prevedono più

camere, sormontate da una collinetta di terra artificiale.

Nel corso del tempo i tumuli diventano comuni e rispetto

alle sepolture dei comuni mortali si creava un grande

monumento che sovrastava le altre sepolture e si

esaltava la potenza di quella famiglia.

Una delle necropoli più importanti è la quella della

Banditaccia, a Cerveteri. In Etruria meridionale c’è molto

tufo ed era possibile lavorare bene la roccia. Molti di

questi tumuli sono forniti di una terrazza ad altare che si

ritiene fosse usata ai rituali connessi al funerale. Oltre

alla possibilità di avere più camere, il tumulo stesso era

una limitazione di uno spazio consacrato ad una famiglia,

i vincoli parentali porteranno alla creazione di più tumuli

nello stesso ipogeo. Tuttavia non esiste solo la sepoltura

a tumulo, ma anche a fossa. Una delle più antiche tombe

a camera è la tomba della Capanna, perché all’interno

dell’ipogeo il tufo viene scavato per dare l’idea di una

capanna (idea come tomba della casa dell’aldilà).

Cerveteri è quella che maggiormente presenta modelli di

abitazione ed è possibile avere informazioni sugli interni

delle abitazioni dello stesso periodo.( Fine VIII inizi del VII

secolo a.C.). Nella stanza in fondo era presente un

acciottolato che girava intorno alle pareti. E questa

caratteristica la ritroviamo a San Giovenale e capiamo

che l’acciottolame è il vano dove si svolgeva il banchetto

perché è stato ipotizzato dovesse essere il piano

d’appoggio delle clinex per la predisposizione al

banchetto che non doveva essere più solo legato alla

famiglia ma con più postazioni e quindi doveva svolgersi

con la partecipazione di più membri della famiglia e

viene utilizzato dal ceto principesco come cerimonia che

sancisce le parentele.

Questi cambiamenti si devono ai principi. Sappiamo che

queste trasformazioni sono opera di architetti e maestri

provenienti da altre regioni del Mediterraneo, per

esempio i tumuli sono opera di maestranze provenienti

dall’Oriente e uno dei documenti che ce lo testimoniano

è una tomba a camera in prossimità di Cerveteri a Ceri,

nella prima camera sono presenti sculture realizzate in

tufo, scavate direttamente nella roccia, poste hai lati del

vestibolo e rappresentano gli antenati, cioè i primi

proprietari della tomba e il modo in cui sono realizzati,

cioè come altorilievi, si ricollega alle esperienze del

medio oriente, soprattutto la Mesopotamia. ( Si datano

intorno ai primi decenni del VI secolo a.C.)

Vediamo che questi rapporti ricompaiono nella zona di

Cecina dove è stata scavata una necropoli di casale

marittimo che ha portato alla luce due sculture a tutto

tondo che dovevano trovarsi su una tomba a tumulo che

poi fu smontata per fare una tomba a camera da un altro

. E sono le più antiche sculture a tutto tondo e risentono

anch’esse di maestranze medio - orientali. Un tipo di

cinturone a losanghe e proprio tipico del vicino oriente.

L’atteggiamento è quello del compianto funebre con le

mani al petto e forse figure maschili.

Questa scultura avrà un seguito nelle figure di defunti di

antenati a Vetulonia che però sono già più evolute e si

datano intorno al 650 a.C. (orientalizzante medio). La

presenza di maestranze provenienti dal vicino oriente è

ancor più manifesta in Etruria padana dove si lascia

libero sfogo della fantasia degli artisti, vediamo una stele

Malvasia ( prima metà del VII secolo)che rappresenta

due montoni rampanti di fronte all’albero della vita che è

il classico schema iconografica usata in area vicino

orientale. Tra i vari corredi principeschi

dell’orientalizzante antico (670-650 a.C.) è il tumulo

Regolini-Galassi alla necropoli del Sorbo a Cerveteri che è

stata una scoperta eccezionale, scavato nel 1636

riportava la camera funeraria intatta e inviolata perché

era stato inglobato in un tumulo ancora più

monumentale dove erano state fatte delle tombe a

camera e quindi era invisibile la struttura più antica

anche ai tombaroli. È importante come tomba chiave dal

passaggio alla tipologia villanoviana a quella delle tombe

a camera dell’orientalizzante. Il lungo corridoio era lo

sviluppo della tomba a fossa, infatti lo stesso modo di

costruire è quello di scavare una fossa nel tufo per una

certa profondità e viene chiusa con delle pietre poste a

creare una volta e successivamente viene realizzato il

tumulo. L’idea è sempre quella della tomba a fossa ma

posta sotto ad un grande tumulo sovrastante.

PERIODO ORIENTALIZZANTE (725-580 a.C.)

. Nella sintassi decorativa non interessava rispettare la

simmetria ma disporre lo spazio.

Di questa tomba è stata fatta una ricostruzione dal CNR.

.

ed è un maestro del medio oriente che inizia a lavorare

a Cerveteri . I motivi sono soprattutto di tipo zoomorfo,

come leoni alati, sfingi, grifi ecc. importati dall’area

orientale che iniziano a popolare il mondo delle

produzioni etrusche. L’oreficeria è molto numerosa in

questo periodo

In corrispondenza dell’affermazione dei principi inizia

anche l’uso, unico, della scrittura che è realizzata tramite

l’utilizzo dell’alfabeto euboico, probabilmente importato

dalla zona dell’Etruria campana.

Una tavoletta scrittoria proviene dal circolo degli avori

marsiliana ed è un alfabetario, oggetto di grande valore

simbolico cioè significava che la famiglia è capace di

scrivere ed ha il potere di insegnare a scrivere. Veniva

stesa della cera o dell’argilla e venivano realizzate le

lettere e con raschiatoi si ascriveva.

Le prime iscrizioni le troviamo su oggetti provenienti da

corredi principeschi , o sono iscrizioni di dono o di

possesso.

28/11/12

L’ARCAISMO

Le manifestazioni di età etrusca classificate come arcaiche

sono comprese tra gli inizi del VI e la prima metà del V

secolo a.C. (580 - 480 a.C.)

La ceramica etrusco-corinzia continua fin verso il 540 a.C.

con i cicli delle Olpai, dei Rosoni: le botteghe sono

localizzate, oltre che a Vulci, a Pontecagnano, a Tarquinia e

a Caere.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia e tutela dei beni archeologici, artistici e librari
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher storia92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etruscologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Cappuccini Luca.

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