Le popolazioni pre-italiche
Con l'età del ferro (IX secolo), l'unità culturale che aveva caratterizzato l'Italia dalla media età del bronzo al bronzo finale si frantuma in una grande varietà di culture corrispondenti ai raggruppamenti etnico-linguistici attestati più tardi e recepite nella suddivisione territoriale operata da Augusto.
Popolazioni italiche preromane
Dall'VIII al I secolo assistiamo all'emergere delle popolazioni italiche preromane, di cui conosciamo solo ciò che ci tramandano i romani (alterazione delle conoscenze), ad eccezione degli etruschi. La formazione di queste popolazioni è dovuta anche all'avvento delle genti colonizzatrici, creando un mosaico nella penisola, che persiste fino alla conquista romana unificante. Le autonomie locali non scompariranno ma riemergeranno quando l'unità romana entrerà in crisi.
Il processo di colonizzazione delle genti che raggiungono la penisola per via marittima segna il passaggio dalla preistoria alla storia poiché queste genti portano con sé l'alfabeto. Quest'ultimo venne portato in Italia dai fenici e dai greci che lo elaborarono (VIII secolo). I fenici sono saldamente impiantati nelle grandi isole: in Sicilia e in Sardegna, poi succeduti dai cartaginesi. I greci colonizzano la Puglia e il Tirreno fino a che ebbero la meglio sui fenici che si limitarono alla Sicilia e alla Sardegna, eliminando i presidi lungo la penisola. Avvenne anche una colonizzazione via terra dei celti e dei galli da nord verso sud (V-III secolo).
Divisione territoriale
- Sicilia: Gli antichi storici ci parlano dei Siculi in Oriente, dei Sicani in Occidente e degli Elimi, ritenuti di origine asiatica, attestati nella Sicilia occidentale.
- Sardegna: Civiltà profondamente autonoma con fondo etnico omogeneo, con la quale si confrontano le varie dominazioni straniere senza mai sopraffarla. Regna il mondo nuragico, cultura fiorita tra il II e il I millennio a.C., caratterizzata dai nuraghi, i bronzetti e la statuaria.
- Calabria: Vi nasce il nome stesso d'Italia. Itali erano chiamati, prima della conquista romana, gli abitanti della estrema punta calabra. Il nome sale poi progressivamente da sud verso nord con l'avanzare della conquista romana. Al tempo di Augusto, Italia è il nome della penisola mentre al tempo di Diocleziano viene esteso anche alle grandi isole. Territorio abitato dai Bruzi, solo dal medioevo assume la denominazione attuale.
- Lucania: Abitata dai Lucani, produttori di oggetti in bronzo di carattere bellico e domestico, ambre finemente lavorate e terracotta.
- Puglia: La via primaria di accesso al nostro paese da Oriente e fondamentale luogo di insediamenti greci dall'VIII secolo. La cultura materiale risente dei floridi rapporti con la costa adriatica e con gli insediamenti greci.
- Campania: Denominazione che compare dal V-IV secolo per indicare l’ager campanus e che progressivamente si amplia. Fondamentale è la sua funzione di terra di incontro tra le genti più diverse: greci, etruschi, osci e romani.
- Abruzzo e Molise: I territori dell'antico Sannio. I sanniti erano la gente bellicosa che costituì uno dei maggiori ostacoli alla conquista romana. Civiltà autonoma che prediligeva insediamenti montani fortificati.
- Lazio: Regione eterogenea il cui nome venne realizzato soltanto dopo l'unità d'Italia. In origine il Lazio era solamente il territorio al sud del Tevere.
- Toscana: Il nome deriva dall'antica regione della Tuscia che ha confini differenti dall'antica Etruria che si estendeva dall’Arno al Tevere. Vi è una differenza sostanziale tra il nord e il sud dell’Etruria.
- Umbria: Definita il cuore dell'Italia per la sua funzione di centralità e di raccordo e interscambio. Il nome deriva dagli Umbri che abitarono l'Italia centrale con caratteri di omogeneità e coerenza.
- Marche: Il territorio corrisponde approssimativamente al Piceno della ripartizione augustea, abitato dai piceni. La cultura materiale si caratterizza per statue e stele figurate in pietra, bronzi, scudi eleganti, avori e ambre che giungono dalla lunga via del Mare del Nord e trovano nel Piceno la maggiore area di lavorazione in Italia.
- Emilia: Plinio la definisce delimitata dal Rimini, dal Po e dall’Appennino.
- Romagna: Anch'essa terra abitata da differenti culture: quella etrusca ma anche presenza celtica.
- Veneto: Territorio abitato dai Veneti, allevatori di cavalli e cultura di figurine bronzee e delle situle bronzee. La cultura si irradia fortemente anche a nord verso il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia.
- Trentino-Alto Adige: Territori abitati dai Reti ma anche regione di raccordo tra la valle dell’Adige, i Celti provenienti dal nord e gli etruschi provenienti da sud.
- Friuli-Venezia Giulia: Tra il II e il I millennio troviamo la civiltà dei castellieri, insediamenti montani fortificati con cinte murarie.
- Lombardia: Il nome è di derivazione medievale, dei Longobardi. Gli scavi di Milano riportano come questo territorio era il centro di vie in mezzo alla valle padana. I Camuni sono sicuramente il popolo protagonista nell’Italia settentrionale in questo periodo.
- Liguria: Il nome deriva dai Liguri più la popolazione che abitò in quest'area almeno dal I secolo. Anche qua notiamo i tipici castellieri, fortezze interne scaglionate sui monti.
- Piemonte: La denominazione deriva dalla posizione geografica alle pendici dell'arco alpino. La conoscenza delle genti antiche è meno approfondita ma le fonti parlano di Salassi e dei Leponzi.
- Valle d'Aosta: Civiltà di stele e di monumenti megalitici che risalgono al II millennio. Anche qui si stabiliscono i Salassi, esperti nello sfruttamento dell'oro e dei metalli e controllori dei traffici alpini.
Le lingue
Troviamo un'area latina, un'area messapica, un'area italica con l'umbro, il sabino nel centro nord e l’osco nel centro sud e un’area non indoeuropea in cui si parla e scrive l’etrusco (facies villanoviana e facies etrusca).
L'arte
L'arte italica della scultura si caratterizza per la tendenza alla schematicità e all'espressività con stilizzazioni e deformazioni. In particolar modo i lineamenti del viso, nella statuaria, stanno su un piano bidimensionale. Questa caratteristica definisce tutte le popolazioni Italiche tra il VII e il VI secolo. Si tratta di un modo di rappresentare le fattezze umane, un modo tutto italico, in cui anche a distanze considerevoli si arriva alla stessa concezione della testa. Assai diffusa è la plastica in terracotta, legata alle pratiche votive e alle necropoli. Una vera e propria costante italica sono i bronzetti figurati e in generale la bronzistica. Nell'ambito dei gioielli, dei piccoli oggetti di pregio, l’orientalizzante percorre l'intera penisola.
La scrittura
La scrittura arriva alla fine del VIII secolo. Per tutto il VII secolo la scrittura è appannaggio delle genti aristocratiche che sanno leggere e scrivere e trasmettono l'insegnamento. Questo cambia quando si passa da una società di tipo aristocratico a una società di tipo oligarchico, con ceti differenti, quando nascono le città, alla fine del VII secolo.
Greci e indigeni nella Magna Grecia
Contatti tra indigeni e micenei, in cerca di materie prime, avvengono già nel II millennio. Qui gli indigeni avevano occupato soprattutto le coste per la pesca, la transumanza e gli scali commerciali. Probabilmente la richiesta di prodotti da parte micenea ha provocato un'accelerazione dello sviluppo della civiltà, l'emergenza sociale di alcuni individui e l’arrivo di tecniche, come la lavorazione del ferro. Questo processo si enfatizza nel corso dell’VIII secolo, in cui gli individui emergenti possono essere sia maschi (si occupavano dello scambio) che femmine (si occupavano dell’agricoltura). L'improvvisa fine dei regni micenei segnò un forte affievolimento dei rapporti, generalmente pacifici (vi furono anche episodi di asservimento necessario per la manodopera nelle colonie).
Non conosciamo la storia degli indigeni, anche se le fonti greche riportano genealogie, nomi di tribù e di re; seppure con tante contraddizioni (ex: non sembra che gli indigeni abbiano sviluppato monarchie ma le fonti greche parlano di un unico re con genealogie). Non sappiamo come gli indigeni chiamassero sé stessi ma è possibile ricostruire la distribuzione geografica: Enotri da Metaponto fino a Velia, sul Tirreno. I Choni occupavano la regione di Siris e una città chiamata Chone. I Morgeti e i Siculi vivevano a Reggio.
Non esiste alcuna corrispondenza tra la tradizione letteraria greca, le avventure mitologiche narrate e l'evidenza archeologica recuperata in Italia: i miti e le leggende hanno riempito le lacune di conoscenza dei greci.
Genti adriatiche dalla Puglia all’estremità
- Puglia: La via primaria di accesso al nostro paese da Oriente e fondamentale luogo di insediamenti greci dall'VIII secolo.
- Marche/Abruzzo: Nord delle Marche, Iapigi.
- Sabellico: 2 gruppi etnici distinti culturalmente e linguisticamente: Messapi, Frentani, Peucezi, Marrucini, Dauni, Vestini, Pretuzi, lingua messapica, dialetti proto-sabellici, Piceni.
La prima età del ferro
Entrambi i gruppi etnici derivano da precedenti culturali comuni: cultura appenninico sub-appenninica, correnti protovillanoviana e transadriatica. Una caratteristica comune dei popoli del versante Adriatico è l'abitato in villaggi di capanne: queste popolazioni resteranno estranee al modello urbano. È intensa la presenza di manufatti metallici su tutta la fascia adriatica: koinè circumadriatica che dura dal IX al VI secolo.
Il periodo orientalizzante
Dalla metà del VII alla metà del VI secolo si assiste a una differenziazione culturale tra la Puglia centro meridionale (Messapi, Peucezi: impulsi ellenici) e la Daunia con l'area medio adriatica (si sviluppano i principes e la cultura orientalizzante).
Età arcaica e subarcaica
Fase compresa tra la metà del VI e gli ultimi del V secolo, in cui persiste la differenziazione culturale. Nella Puglia centromeridionale si arriva all'adozione di un alfabeto Laconico-tarantino arcaico. L’influsso magnogreco si arresta momentaneamente con la guerra degli indigeni contro Taranto.
In area daunia cominciano gli influssi delle città magnogreche, traffici con l’Etruria e con la Campania. Nel V invece affrontiamo un ristagno culturale: termina la produzione di stele, s'impoverisce la ceramica e cessano le importazioni. Causa: consolidamento dei rapporti commerciali tra Atene e Spina, dell'avanzata delle genti sannitiche.
Nell'area medio adriatica invece si continua ad avere una grande floridezza: ai principi monarchi si sostituiscono i principes con entità statali di tipo repubblicano, dette toutas. Si producono stele ad erme, a lastrone grezzo e statue-stele (guerriero di Capestrano). La koinè culturale sabellica scompare intorno al V, quando si costituiscono vere e proprie ethne. Prima del V, le popolazioni tra le Marche, Abruzzo, Umbria, Molise sono definite “protosabelliche”.
La crisi e la conquista romana
Dall'ultimo quarto del V ai primi decenni del III secolo questi popoli perdono gran parte delle loro tradizioni culturali: si raggiunge un generale impoverimento (ad eccezione della Puglia, che vive uno dei momenti più floridi grazie agli influssi ellenici) derivato anche dal ridimensionamento del ruolo dei piceni, causata anche dalla conquista di quest'area da parte dei galli. Per ultima si aggiunge la conquista romana.
I Piceni (sabelli)
Genti sabelliche stanziate nell’area che dall'Appennino scende verso l'Adriatico (zona compresa tra Urbino e Penna S. Andrea). Si differenziano linguisticamente in Piceni del nord (non indoeuropea) e del sud (indoeuropea). L'animale totemico è il picchio. Secondo la leggenda tutte le genti sabelliche (Sabini, Equi, Marsi, Vestini, Pretuzi, Marruccini, Peligni, Carecini, Pentri, Frentani) vivevano insieme (verosimile), poi ognuno, in occasioni di eventi avversi, hanno deciso di emigrare seguendo un animale che li portò nella zona in cui si stanziarono. I piceni sono dei grandi commercianti in periodo orientalizzante ma anche in epoca arcaica e classica.
I contatti tra Piceni ed Etruschi avvengono attraverso il territorio Umbro, attraverso tre vie:
- La valle del Marecchia
- Una via centrale che da Chiusi, Perugia risaliva verso i passi Appenninici e arrivava nella zona di Fabriano, di Matellica
- Una via meridionale: tramite la zona del Reatino verso Fossa, Capestrano (già territorio Sabino)
Per tutto il IX e l’VIII secolo emerge una società fortemente egualitaria. Soltanto a partire dalla seconda metà dell'VIII secolo risultano i corredi principeschi nelle necropoli e quindi l'esistenza di gruppi aristocratici che si organizzavano intorno a capi guerrieri soventi sepolti con il carro.
Nel periodo orientalizzante, notiamo grosse somiglianze con la cultura materiale etrusca per quanto riguarda i temi, i soggetti, i materiali utilizzati:
- Fibule ad occhiali, fibbie che servivano per fermare le vesti. Sono due spirali in filo di bronzo il cui artiglione (ago) si trova sotto. Si tratta di un oggetto caratteristico.
- Come in Etruria, troviamo elmi a cresta simmetrica (tipico elmo del guerriero villanoviano). Sono composti da una sorta di semisfera con apici che sporgono lungo la testa.
- Spade ad antenne, chiamate così perché presentano un’elsa con due spirali dette antenne. Le troviamo anche in Etruria ma sono di derivazione europea, discendono dal nord. In Etruria vengono abbandonate col passare del tempo, tra i Piceni diventano un oggetto tradizionale.
- Urne funerarie, confrontandole con urne etrusche notiamo che alcuni oggetti dall'Etruria arrivano ai principi Piceni. Il rito tipico dei Piceni è l'inumazione, realizzata in fosse profonde che ospitano anche il corredo. La caratteristica dei Piceni è quella di disporre il cadavere in maniera rannicchiata, fetale. A volte si trova anche l’incinerazione in quanto in questo periodo assume una connotazione di auto-rappresentazione del defunto: nei poemi omerici veniva riservata agli eroi, si associa quindi ai corredi guerrieri.
- Oggetti femminili: pettorali con grandi ventagli a quacca, spesso con più placche tenuti da catenelle. Decorate a cesello con dei motivi geometrici a meandro. La placca non è altro che la sagoma molto geometrica della nave che in questo periodo presentano delle protomi ai lati.
- Oinochoe polimateriche, brocche realizzate in diversi materiali: il corpo è in uovo di struzzo, lavorato o a incisione o a excisione (asportazione del negativo della superficie). Il collo era di metallo o di legno e il bocchetto e l'ansa sono di avorio. Alcune sono stati rinvenuti anche in area etrusca e non si comprende se sia una lavorazione etrusca o di ambito Piceno importato.
- Un altro oggetto tipico sono le pissidi, contenitori in cui si ponevano delle polveri, dotati di coperchio. Sono realizzate in avorio, delle sezioni di zanne di elefante. Vengono realizzate esternamente a incisione.
Tra la cultura etrusca e picena ci sono state delle contaminazioni, anche grazie alle maestranze itineranti che avrebbero installato delle botteghe in area picena. In quelle picene lo studio delle figure è più tozzo e meno raffinato rispetto a quelle etrusche. Anche il rilievo è più profondo rispetto a quelle etrusche. L'oggetto è decorato con delle fasce orizzontali che comprendono dei motivi vari: scene con dei personaggi, scene zoomorfe intervallate da cornici con motivi fitomorfi. In quella proveniente da Chiusi, Tumulo della Pania, si vede Odisseo che scappa dall'antro di Polifemo. Quindi si segnala un maggior impegno rispetto a quelle picene in cui prevale il motivo zoomorfo con animali in combattimento o processione e qualche figura umana, come nella pisside di Numana in cui si nota una figura umana che tiene con le mani le teste di due cavalli. È una figura che ritorna nell'iconografia orientalizzante sia italica che etrusca ed è il cosiddetto signore dei cavalli.
- Grande olla da passo Gabella che poggia su un sostegno che ha un rigonfiamento sferico a circa metà della sua altezza: è un sostituito del cratere. Servivano per contenere delle bevande, probabilmente vino, che dovevano essere consumate secondo dei rituali conviviali come provano gli attingitoi che si trovano attaccati a questa olla e gli askoidi configurati a volatile che sono attaccati alla base del sostegno. Gli askoidi servivano per prelevare la bevanda dalla olla e versarla negli attingitoi.
- Coperchio in lamina di bronzo di un grande cenerario (San Severino Marche) che riporta sulla sommità una scena: dei guerrieri piceni, che si riconoscono per l'elmo con la cresta o elmo da parata, con degli scudi rotondi girano intorno ad un totem costituito da un cilindro con tre protomi di cane o di lupo, in questa sorta di danza armata. Probabilmente si tratta di una danza rituale riferita a un monumento che doveva rappresentare forse una divinità connessa alla natura. Ne conosciamo uno appartenente all'Etruria in periodo orientalizzante in cui la scena è molto simile.
- Kardiophylax: disco in lamina di bronzo che può essere lavorato, decorato a sbalzo o a cesello che doveva essere collegata a delle fasce in pelle o pelle rivestita di bronzo e che costituiscono una sorta di armatura primitiva dei guerrieri piceni: questo disco veniva posto sul petto per proteggere il torace. È una soluzione utilizzata dai piceni e da tutte le genti adriatiche. Lo notiamo nel guerriero di Capestrano e nella stele di Guardiagrele, sculture appartenenti a quella koinè centro-italica delle genti sabelliche. Le statue testimoniano come questo strumento veniva indossato: erano due dischi, uno sul davanti e uno sul dietro, posti a protezione del torace.
- Cippo di confine ritrovato a Penna sant'Andrea che presenta una lunga iscrizione in Sud Piceno. Dal confronto con la testa di Numana, guerriero piceno con un elmo a vista asimmetrica, notiamo come quest'ultima si presenti con una testa piuttosto geometrica nella rappresentazione dei tratti fisionomici del volto. Proprio come in quella del cippo di confine.
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