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scelta de gruppi di Eracle vittorioso su animali feroci dovrebbe rientrare in un preciso programma

autocelebrativo dello stesso signore.

L’arte etrusca non può essere considerata in blocco, prescindendo dalle situazioni locali: basterà

ricordare la grande affermazione della pittura tombale a Tarquinia e l’assenza o quasi di questo

genere figurativo a Vulci, un centro non meno ricco di Tarquinia nella problematica artistica.

Analogamente i cosiddetti canopi, cinerari antropomorfizzati (coperchio a testa umana, anse a

forma di braccia, indicazione dei capezzoli), sono diffusi solo a Chiusi nei secoli VII e VI a.C.

Inoltre, la scultura arcaica in pietra di Chiusi dipende stilisticamente da quella di Vulci: i tratti

dedalici — testa piatta, fronte bassa e orizzontale, occhi orlati, zigomi e mento robusti, labbra

rigonfie e serrate, lineamenti sul piano facciale, tettonica del corpo a parti giustapposte —, propri

della scultura vulcente dei primi decenni del VI secolo si attardano nelle statue chiusine degli anni

intorno alla metà del VI secolo e si combinano a tratti greco-orientali — cranio bombato, fronte

curvilinea, profilo obliquo, labbra «sorridenti», lineamenti sui piani laterali, superfici sfumate —.

Sono, questi, elementi da considerare nel giudizio sull’arte etrusca.

Dopo la nascita del Regno d’Italia (1860), si è cominciato a fare attenzione ai dati topografici e

contestuali dei rinvenimenti. La polemica sorta sull’ordinamento tipologico o topografico da dare ai

reperti destinati al museo archeologico di Firenze, subito dopo la sua istituzione nel 1870 è il segno

di un nuovo approccio all’arte antica in generale ed etrusca in particolare, con cui si valorizzano,

Le nostre conoscenze sull’arte e

oltre che l’oggetto in sé, le circostanze di ritrovamento.

sull’artigianato artistico dell’Etruria sono settoriali: la documentazione proviene in massima

parte da tombe e da aree sacre. Poco si sa della produzione destinata all’arredo domestico: nei pochi

scavi di abitati i materiali rinvenuti, oggetti destinati alla cucina o alla mensa o alle pratiche della

vita quotidiana, sono frammenti lasciati dagli antichi proprio perché ridotti in questo stato al

momento dell’abbandono volontario o forzato dell’abitazione. Inoltre diversi manufatti di

provenienza tombale presentano riparazioni eseguite in antico, che fanno pensare a un uso

Informazioni

prolungato nella vita di tutti i giorni prima di far parte di un corredo funebre.

indirette ma eloquenti per l’arredo domestico possono venire da alcune tombe, che

le tombe ceretane delle Sedie

riproducono in pietra o in stucco i mobili di una casa: ad esempio

e degli Scudi o delle Cinque Sedie o dei Rilievi

(VII secolo a.C.) (IV secolo a.C.). Un’ulteriore

limitazione al nostro patrimonio conoscitivo è data dal fatto che molti manufatti, erano fabbricati in

materiale deperibile: stoffa, legno. Se ne può avere un’idea nei pochissimi casi felici in cui sono

i troni o gli utensili lignei delle tombe di

stati ritrovati manufatti del genere, ad esempio

Verucchio di facies orientalizzante decorati con motivi ornamentali o realistici (matrone

impegnate nella filatura e tessitura). Talvolta l’ideologia che sottende a grandi opere di

nelle due statue

destinazione funeraria o domestica è la stessa: — una maschile e l’altra forse

ricavate nella roccia della tomba di Ceri e nelle statue fittili che

femminile — (VII secolo aC.)

fungono da acroteri nel palazzo magnatizio di Murlo (primo quarto del VI secolo a.C.) sono

state riconosciute immagini di antenati, che fanno ipotizzare un culto di questi. Diverso è il caso

statue acroteriali del tempio del Portonaccio a Veio,

delle che rappresentano miti di Apollo, le

quali, data la natura dell’edificio, devono rientrare in un programma civico-politico della città di

Un’ultima osservazione riguarda il risvolto sociale della produzione artistica e/o

Veio.

artigianale. In genere le tombe che hanno restituito i documenti archeologici appartengono ai ceti

alto o medio-alto, che avevano la disponibilità di costruire una tomba e di deporre un corredo più o

meno ricco. I ceti meno abbienti dovevano pur disporre di manufatti, magari di impegno modesto,

che purtroppo non conosciamo perché le loro sepolture sono poco note.

LA FASE FORMATIVA

La civiltà dell’età del Bronzo si definisce “appenninica” nella sua fase di apogeo (secc. XV-XIII) e

nei suoi esiti finali, “subappenninica” e “protovillanoviana” (secc. XII-X); l’età del Ferro, invece, è

caratterizzata per ricchezza economica, per estensione territoriale e per articolazione sociale, dalla

cosiddetta cultura “villanoviana” (secc. IX-VIII), i cui tratti fondamentali sono quelli di una cultura

protourbana. L’articolazione di base dell’insediamento resta il villaggio con la tipologia abitativa

della capanna, mentre l’attività artigianale resta confinata alla sfera domestica, dalla quale sarà

espulsa man mano che emergeranno le strutture urbane: solo la metallurgia è esterna fin dall’inizio

dal nucleo domestico e costituisce uno degli elementi fondamentali dello sviluppo economico-

sociale. Il metallurgo, infatti, che opera con procedure coplesse dotate di elevato contenuto

tecnologico, è quasi ovunque una figura di notevole prestigio: ne è la prova il grado di “libertà” di

cui gode il bronziere nella struttura palatina dei regni micenei, al pari del leggendario alone di

“marginalità” e di apprezzamento sociale di cui sono circonadti i bronzieri della tradizione mitica

greca, i Dattili Idei e i Telchini, gli uni i “buoni”, gli altri i “cattivi”, tutti comunque protetti dagli

dei e attivi sui monti con procedure magiche meravigliose.

All’interno della casa si svolgono le attività artigianali per la produzione dei beni destinati a

soddisfare i bisogni primari delle famiglie e l’attività femminile dominante è la tessitura e la filatura

della lana. Sempre in ambito familiare si colloca la manifattura della ceramica di impasto, quella

cioè confezionata con l’argilla non depurata e senza tornio.

LA CERAMICA

Le ceramiche di impasto a noi note in questo periodo (IX sec – inizi VIII sec) sono per lo più di

provenienza funeraria e molto curate, sia nell’elaborazione di forme speciali, come i vasi biconici

usati per raccogliere le ceneri dei defunti, sia nella loro decorazione eseguita ad incisione e ad

impressione. I motivi sono relativamente semplici, di tradizione geometrica (meandri semplici e

spezzati, riquadri e metope, motivi angolari e svastiche), ma disposti sapientemente sulla superficie

vascolare in modo da sottolineare le articolazioni della forma del vaso.

↓↓↓

Ne è un esempio il cinerario fittile biconico villanoviano (IX sec) conservato al Museo dell’Opera

del Duomo di Orvieto: esso mostra una forma abbastanza tozza , un forte slancio dell’imboccatura,

una decorazione geometrica con meandro semplice sulla pancia e fasce e denti di lupo pendenti sul

collo.

Nel corso dell’VIII secolo, le forme si moltiplicano: aumentano i vasi nelle tombe per sottolineare il

consolidarsi delle differenze sociali; le forme vascolari più variate (vasi per contenere liquidi, piatti

per cibi solidi) evidenziano il diffondersi di particolari cerimoniali di banchetto. Le appendici

plastiche si fanno più numerose: compaiono ad esempio figurine seduta sull’ansa del vaso e scene

di banchetto a tutto tondo sul coperchio; mentre alcuni vasi sono configurati con cavalli, cavalieri

sormontanti il contenitore o forme interamente plastiche a forma di animale, anatre o tori.

La decorazione geometrica perde invece la monumentalità, il rigore e la coerenza del passato,

mentre si introducono la decorazione a “falsa cordicella” (cioè a stampo con pettini e rotelle),

cerchietti concentrici e figure zoomorfe schematiche.

Questi nuovi repertori decorativi della ceramica di impasto sembrano derivare dalla contemporanea

produzione in metallo, con la quale emerge in maniera preponderante l’aristocrazia. Il metallo più

lavorato di questo periodo è il bronzo laminato e fuso, mentre il ferro è ancora poco diffuso e solo

nel corso dell’VIII secolo viene destinato a impieghi più consistenti (armi – strumenti di lavoro);

raro permane invece, l’uso di metalli preziosi (oro-argento-elettro) per fibule e piccoli oggetti di

ornamento.

Il bronzo laminato è impiegato per oggetti personali (bracciali-cinturoni), per vasellame (coppe-

tripodi-carrelli), per oggetti di prestigio (“palette”-cinerari biconici o a capanna) e per le armi:

↓↓↓

ne è un chiaro indicatore l’elmo villanoviano di bronzo (prima metà VIII sec) proveniente da Veio e

conservato al Museo di Villa Giulia a Roma. L’oggetto , lavorato appunto, con la tecnica del bronzo

laminato, possiede una decorazione “a sbalzo”, eseguita cioè a puntini e borchiette e

l’ornamentazione è stata realizzata mediante punzoni.

Il bronzo fuso è anch’esso impiegato per armi, oggetti personali, strumenti di lavoro, oltre che per

parti, quali anse o decorazioni applicate di oggetti in bronzo laminato.

IL GEOMETRICO

La documentazione è concentrata il due Classi di prodotti:

- vasi di impasto

- manufatti di bronzo (rasoi, elmi, spade, lance, fibule, spilloni ecc.), provenienti in genere da

tombe. cinerari biconici sferoidali capanna,

I primi sono i o o a fabbricati, per essere deposti in una

contenitori da cucina o da mensa o da dispensa,

tomba, e che potrebbero essere stati usati in

ambito domestico e nella cerimonia funebre. La fabbricazione è a mano. Alcuni potrebbero essere

stati fabbricati in casa dalle donne, ma altri, in particolare i cinerari, probabilmente in botteghe

artigianali.

Certamente opere di artigiani sono i manufatti di bronzo, che richiedono conoscenze tecniche

La decorazione

specifiche. consta di motivi geometrici elementari: punti, tratti, cerchi, angoli,

triangoli, quadrati, croci uncinate, meandri ecc., eseguiti nei fittili con uno strumento a più punte o

con stampini prima della cottura e nei bronzi con un cesello o con stampini. Meno comune nei fittili

è la tecnica delle lamelle metalliche applicate. Di norma la distribuzione della decorazione sulle

varie superfici è studiata in modo da armonizzarsi con la forma; nei vasi biconici i motivi

ornamentali si trovano sul collo subito sotto il labbro e sulla pancia, in modo che vengono

sottolineati i passaggi tra una parte e l’altra del corpo del vaso; nei rasoi lunati una fascia a denti di

lupo o a meandro corre lungo il margine mettendo in risalto lo stesso margine; nei foderi di spada

alcuni riquadri sono allineati nel senso della lunghezza in sintonia con lo sviluppo longitudinale

dell’oggetto.

Originario dell’area carpatico-danubiana è il motivo della «barca solare», formato da due

protomi di anatrelle distanziate e contrapposte impiegato a decorare elmi bronzei e quasi certamente

introdotto in Etruria da bronzisti di quell’area.

Decisamente rare sono le scene narrative, che sono una forma di rottura nel repertorio

geometrico astratto. Sui cinerari biconici spesso sono rappresentate due figurine sedute l’una di

fronte all’altra in conversazione: infatti non è escluso che si alluda all’estremo saluto tra il defunto e

il congiunto più caro.

Su qualche rasoio e su qualche fodero di spada è graffita una rappresentazione di caccia, al

virtus

cinghiale o al cervo , in cui il cacciatore è sempre vincitore: è piuttosto chiara l’allusione alla

del destinatario, certamente ricco e potente, dato il carattere prestigioso dell’oggetto decorato; sul

piano del significante le rappresentazioni di caccia hanno il medesimo valore delle iscrizioni di

proprietà con l’indicazione del nome del proprietario su un oggetto di prestigio del VII secolo a.C.

Queste prime scene narrative hanno radici nella cultura locale, non a caso sono di origine realistica.

Anche dal punto di vista grafico affiora la vena locale: i corpi, umani o animali, sono realizzati

secondo uno schema rettangolare e non triangolare.

Già nella prima e molto di più nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. arrivano in Etruria

dall’Eubea e dagli insediamenti euboici della Campania (Pithecussa, Cuma) vasi dipinti in

stile geometrico e ceramisti, che fabbricano e dipingono localmente vasi secondo lo stile

coppe, crateri, grandi olle, brocchette, anfore, idrie, sostegni,

geometrico euboico: tutti vasi

connessi con il consumo del vino. La prima conseguenza sarà l’introduzione di tecniche e repertori

nuovi fra i prodotti locali: perfezionamento della cottura, decorazione ottenuta a pittura, lavorazione

al tornio, distribuzione dei motivi ornamentali sull’ intera superficie disponibile, tettonica della

airone Fra

figura umana a triangolo, diffusione del volatile dalla lunga coda — il cosiddetto —.

queste innovazioni, l’uso del tornio è stata quella che è durata più a lungo nei secoli e che ha

qualificato il mestiere di ceramista dai tempi antichi ai moderni. Ormai la produzione ceramica è

Le

sottratta all’attività familiare, i nuovi vasi diventano uno status symbol nei corredi funerari.

scene narrative — cacce, danze —, sempre di origine realistica, restano comunque una rarità.

Probabilmente dal Vicino Oriente (Fenicia) sono arrivate le perle di pasta vitrea, che si rinvengono

in corredi funerari dell’VIII secolo a.C. (Veio, agro falisco, Vetulonia, Bologna, Verucchio), ma

non è escluso che siano arrivati anche artigiani vetrai, impegnati nella produzione di manufatti

sicuramente locali, come il rivestimento dell’ arco di fibule con pasta vitrea, manufatti che, proprio

per l’avanzata tecnica che mostrano, presuppongono la presenza di maestri arrivati dalla Fenicia,

L’arrivo di manufatti e artigiani stranieri

dove appunto è nata la lavorazione della pasta vitrea .

in Etruria si spiega con la presenza di un ceto ricco, quello dei gestori delle attività produttiva e

commerciale delle materie derivate dalle risorse naturali, dai cereali al sale e ai minerali e metalli,

materie che avevano un ottimo piazzamento di mercato.

Notevole è nell’VIII secolo l’incremento dei manufatti di bronzo: cinerari, attingitoi, ciotole,

La decorazione ora occupa

fiaschette, cinturoni, grandi scudi, pettorali, elementi di bardatura.

l’intera superficie disponibile, è distribuita in una serie di fasce concentriche e all’interno di ogni

fascia possono alternarsi metope e triglifi. Gli effetti della ceramica e dei ceramisti euboici si

avvertono sulla produzione etrusca non solo ceramica, ma anche bronzistica.

Poco si può dire della produzione di ferro, che è stata senza dubbio copiosa e

parallela a quella di bronzo per certe classi di manufatti (armi, bardature equine,

attrezzi agricoli), per le scarse possibilità di conservazione di quel metallo.

Degne di menzione sono le prime realizzazioni plastiche.

In genere si tratta di aggiunte ad oggetti fittili o bronzei, le quali hanno una funzione decorativa e

spesso anche rievocativa. Testine di animali, per lo più di ariete, a volte fungono da ornamento delle

anse di vasi di impasto. Alcuni vasi dello stesso materiale assumono forme animalesche, anche

askos

ibride: corpo di volatile e testa di toro. Comincia a trovarsi la figura umana: in un di impasto

Bologna Vulci

da l’ansa di presa è un cavaliere; ai lati dell’impugnatura di una spada bronzea da

sono aggiunte una figurina femminile e una maschile. Figurine umane e animali a tutto tondo

ricorrono in scene narrative: in una danza armata sul coperchio e sulla spalla di un vaso bronzeo da

Bisenzio; nelle cacce al cervo e al cinghiale, nell’aratore, nel gruppo familiare gentilizio

Bisenzio.

rappresentati nei riquadri di un carrello-bruciaprofumi da Le forme sono tozze e prive di

eleganza, mentre sono accentuati particolari che individuano la figura: ad esempio le corna negli

arieti o nei tori, il sesso nelle figurine umane, le armi o il copricapo in figurine maschili socialmente

qualificate.

Alla seconda metà dell’VIII secolo a.C. risalgono i primi esempi di un motivo figurativo che avrà

signore degli animali. Narce

Sull’orlo di tazze di impasto da è

fortuna nei secoli successivi, il

realizzato a tutto tondo un gruppo con una figura maschile in atto di domare due (o anche più)

cavalli disposti simmetricamente ai suoi lati. Quello del signore degli animali è un mito, largamente

noto nelle regioni mediterranee, che simboleggia l’affermazione dell’uomo, in quanto essere

intelligente e civile, sulle forze brute della natura. L’iconografia ricorrente prevede sempre la figura

umana, femminile o maschile, fra animali, per lo più feroci, domati. Gli esempi di Narce si

attengono a questa iconografia, ma sostituiscono gli animali feroci con i cavalli, i quali costituivano

una nota distintiva del territorio falisco-capenate in cui si trova Narce. Qui il cavallo è una forma di

ricchezza e il motivo del signore dei cavalli è un segno della ricchezza dei destinatari dei vasi che

presentano il motivo suddetto e, pertanto, un’indicazione di status.

Alla fine dell’VIII secolo è già definita la linea cui si atterranno gli artisti etruschi nei secoli futuri:

da una parte una forza endogena che comporta una disposizione al fatto d’arte, dall’altra modelli

allotri, essenzialmente manufatti e maestri di diversa origine, che propongono stimoli e aperture per

innovazioni iconografiche e stilistiche.

L’ORIENTALIZZANTE

Orientalizzanti vengono definite le manifestazioni artistiche, comprese tra la fine dell’VIII e i primi

del VI secolo a.C., di varie regioni che si affacciano sul Mediterraneo, dalla Grecia peninsulare e

insulare alla penisola iberica, manifestazioni che hanno come fonte di ispirazione principale l’arte

del Vicino Oriente.

In queste regioni la produzione artistica è una conseguenza di un intenso movimento commerciale e

coloniale, che impegna in primo piano i navigatori fenici e vede lo spostamento di uomini e cose

verso il bacino occidentale del Mediterraneo. Dagli

L’Etruria, già nell’VIII secolo, era stata una meta di navigatori (e mercanti) fenici e euboici.

inizi del VII secolo il movimento si allarga notevolmente e vi arrivano manufatti, per lo più

vasi da simposio o balsamari o cofanetti di materiale prezioso (oro, argento, avorio, bronzo) o

di ceramica dipinta, del più raffinato artigianato di varie regioni vicino-orientali (Egitto

Assiria Fenicia Siria Cipro) e greche (Corinto, Grecia orientale, Attica) (vedi sopra, pp. 81

ss.). Quasi certamente dalle stesse regioni di produzione dei manufatti sono arrivati in Etruria dei

maestri, che hanno introdotto nuove tecniche e hanno contribuito alla formazione e

all’affermazione di un gusto.

metallotecnica,

Nel campo della accanto alla consolidata industria bronzistica si afferma quella dei

metalli preziosi. I primi manufatti, rari, risalgono alla facies villanoviana: fili o laminette per

rivestire oggetti di metallo meno nobile, piccole placchette per ornare vesti , qualche pendente a

forma di bulla. L’exploit di questa produzione si registra nel VII secolo con una notevole quantità di

gioielli di ottima fattura: anelli, orecchini, spilloni, armille, pettorali, fibule pendagli, ecc…

Le tecniche decorative sono diverse: l’incisione, lo sbalzo, la filigrana, la granulazione, il

pulviscolo. filigrana o la granulazione,

Alcune di queste come la hanno i precedenti nei prodotti

di oreficeria di regioni del bacino dell’Egeo o del Mediterraneo orientale e potrebbero essere state

introdotte in Etruria da orafi di queste regioni, attratti dalle buone possibilità di guadagno che

offriva la ricca clientela etrusca.

Lo stesso discorso si può fare con l’avorio, una materia sicuramente arrivata in Etruria dal Vicino

Oriente e lavorata localmente dal VII secolo in poi.

Anche nella produzione del vasellame fittile si conseguono progressi tecnici, che comportano un

affinamento della qualità del prodotto. L’impasto grezzo, viene gradualmente sostituito nei vasi da

dispensa o da cerimonia dalla figulina, ottenuta attraverso un processo di depurazione dell’argilla e

di cottura perfezionata. La decorazione è, oltre che incisa, dipinta e perciò di maggior effetto. Non


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione alla Etruscologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Pizzirani Chiara.

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