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Introduzione alla cultura etrusca

Come è noto, il grande pubblico normalmente si interessa molto più di culture sconosciute, poco studiate e “misteriose” come gli Etruschi, gli Sciti e gli Egiziani che di culture meglio conosciute e documentate dalle fonti letterarie come quella greca e romana. La ricerca moderna, cioè l’Etruscologia sotto la guida di Massimo Pallottino (fondatore dell’Etruscologia moderna) e della sua scuola, si oppone ormai da decenni a questa mistificazione degli Etruschi, impegnandosi con decisione per una maggiore razionalità e oggettività nella valutazione della cultura etrusca. Questo impegno ha avuto indubbiamente dei risultati positivi anche se numerose pubblicazioni di carattere divulgativo o pseudoscientifico, particolarmente in occasione del cosiddetto “Anno degli Etruschi” (1985), hanno mostrato e mostrano ancora quanti vecchi pregiudizi e quanti “misteri” (in realtà svelati da tempo) continuano a sopravvivere.

In questo contesto, il problema della lingua etrusca ha un ruolo particolare. In ogni caso, comunque, è il compito dell’Etruscologia attuale di rendere chiaro anche a un pubblico più vasto quali aspetti della cultura etrusca sono ormai ben chiariti e conosciuti e quali invece hanno bisogno ancora di ricerche più approfondite.

Origini e sviluppo della cultura etrusca

Nel caso degli Etruschi (come anche nel caso di molti altri popoli) non si tratta di un popolo completamente omogeneo residente da sempre in Italia centrale o immigrato interamente da fuori in un momento preciso. Bisogna partire invece da un processo di formazione, di “Volkswerdungsprozess”, che ha avuto luogo già in Italia e che fu compiuto all’inizio del I millennio a.C., cioè nella prima età del ferro. Oggi possiamo constatare che gli Etruschi si presentavano sin dal IX sec a.C. come portatori della cosiddetta cultura villanoviana e già come unità etnica omogenea nel loro futuro territorio storico fra Mare Tirreno, Arno, Appennino e Tevere, cioè nella Toscana e nel Lazio settentrionale di oggi.

Durante il periodo villanoviano di carattere protostorico e protourbano del IX e VIII sec. a.C., non erano ancora capaci di leggere e scrivere, però possiamo constatare già un notevole incremento demografico, la crescita di vari piccoli centri protourbani agli stessi siti delle future città etrusche storiche, un aumento della produzione, una specializzazione dell’artigianato, l’inizio dello sfruttamento delle ricche risorse minerarie e di una navigazione mercantile nel Mare Tirreno. Questo discorso vale specialmente per il Villanoviano più recente, cioè per l’VIII sec. a.C., quando arrivarono le prime importazioni dal Vicino Oriente e dal mondo greco in Etruria.

Già nel Villanoviano iniziarono pure i primi movimenti espansivi documentati soprattutto dai ritrovamenti villanoviani in Emilia, intorno a Bologna, e in Campania meridionale, intorno a Pontecagnano, cioè in zone che poi anche in periodo storico sono diventate le mete preferite dell’espansionismo etrusco. Premessa per una politica così espansiva a terra e in parte anche in mare erano una forte differenziazione sociale e la creazione di un ceto emergente che controllava il commercio, l’esercizio delle miniere e lo sfruttamento agrario delle terre parzialmente fertili.

Alfabeto e lingua etrusca

Con la svolta dal VIII al VII sec. a.C., gli Etruschi entrarono nell’età storica adottando l’alfabeto greco occidentale dagli Euboici che si erano stabiliti sin dalla prima metà del VIII sec. nel Golfo di Napoli fondando l’emporion d’Ischia-Pithecussa e la colonia di Cumae, ovviamente attirati anche dalle ricche risorse minerarie (soprattutto metalli) dell’Etruria. Le colonie greche dell’Italia meridionale e della Sicilia sono diventate concorrenti per gli Etruschi.

Sin dall’inizio del VII sec. a.C. conosciamo iscrizioni etrusche. La lingua risultante da queste iscrizioni si presenta come prodotto di un processo di formazione ormai compiuto a cui facevano parte prevalentemente elementi non indoeuropei di un vecchio sostrato linguistico mediterraneo orientale, ma anche elementi di carattere indoeuropeo/indogermanico. Possiamo oggi leggere senza difficoltà circa 11.000 iscrizioni etrusche finora conosciute, databili al periodo dal VII al I sec. a.C., e scritte normalmente da destra a sinistra in un alfabeto greco occidentale leggermente adattato al sistema fonetico etrusco; siamo pure in grado di tradurre in gran parte questi testi anche se dobbiamo ammettere varie difficoltà di interpretazione.

Il problema principale consiste nella mancanza totale di una letteratura etrusca (andata probabilmente perduta) e nella brevità della grande maggioranza delle iscrizioni di carattere funerario, votivo o possessivo. Dal materiale epigrafico a nostra disposizione risulta comunque che nel caso dell’Etrusco si tratta prevalentemente di una lingua non indo-germanica, tranne quella presente su una stele del VI sec. a.C. dell’isola egea di Lemnos che risale forse allo stesso vecchio sostrato linguistico mediterraneo orientale come l’Etrusco.

Storia e società etrusca

Per quanto riguarda il decorso della storia etrusca in epoca storica dal VII al I sec. a.C., abbiamo a disposizione varie fonti letterarie sia greche sia romane (in parte comunque di carattere tendenzioso antietrusco) e soprattutto le ricchissime testimonianze archeologiche. Il periodo orientalizzante dalla fine del VIII all’inizio del VI sec. a.C. fu caratterizzato da un ulteriore incremento economico, un forte processo di urbanizzazione, molte importazioni di veri prodotti di lusso dai Vicino Oriente e dal mondo greco e dal culmine della thalassokratia etrusca (“pirati tirrenici”), cioè dal predominio etrusco del mare Tirreno e anche oltre.

Specialmente i centri urbani costieri come Cerveteri, Tarquinia, Vulci e Vetulonia hanno vissuto un periodo di notevole fioritura che si manifesta particolarmente nelle tombe monumentali a tumulo con ricchi corredi del ceto aristocratico dominante. La fioritura politica ed economica, specialmente nell’Etruria costiera, perdurava anche nel periodo arcaico del VI sec. a.C. Adesso, comunque, ceti sociali più vasti beneficiavano del marcato benessere.

Gli Etruschi erano diventati un fattore di potere importantissimo nel Mediterraneo centrale e questo fatto viene documentato da vari avvenimenti e anche dalla loro espansione verso l’Italia Nord-est e verso la Campania e dal loro influsso a Roma e nel Lazio meridionale. I grandi centri urbani continuavano a crescere, in parte a spese degli insediamenti più piccoli nei loro territori. Cerveteri era ovviamente una delle città più grandi del Mediterraneo in quel periodo.

Poi, con la svolta dal VI al V sec. a.C., la costellazione politica ed economica iniziò a cambiare fondamentalmente, ed il risultato di questo processo fu un chiaro declino dei centri costieri etruschi che non erano più collegati come prima con il commercio internazionale marittimo. Questo sviluppo si riflette chiaramente anche nei ritrovamenti archeologici che risultano decisamente più poveri. L’Etruria si rivolgeva adesso più verso le sue zone interne e come risultato possiamo constatare l’ascesa di vari centri dell’Etruria interna come soprattutto di Chiusi e di Volsinii/Orvieto (che fu sede del santuario federale della dodecapoli etrusca) e sin dal IV sec. anche di Volterra, Arezzo, Cortona e Perugia.

La prosperità di queste città si basava prevalentemente sull’agricoltura e sul commercio interno. Durante il IV sec. a.C., Roma diventò un centro del potere sempre più rilevante e riuscì a sottomettere in poco più di un secolo tutta l’Etruria attraverso varie guerre ma anche a causa della sua abilità diplomatica, approfittando della discordia fra le poleis/città etrusche. Con la conquista dell’ultimo centro etrusco importante, cioè di Volsinii Veteres/Orvieto nel 265/64 a.C., il destino politico dell’Etruria era ormai segnato.

Questo evento comunque non significava ancora la fine della nazione etrusca. Le varie poleis etrusche ormai non potevano più svolgere una loro politica estera e militare indipendente ed erano legate a Roma attraverso un sistema di foedus; d’altronde disponevano ancora di una notevole autonomia interna e culturale e perciò specialmente i centri dell’Etruria settentrionale interna vivevano ancora, durante gli ultimi secoli a.C., una considerevole fioritura economica e culturale. Solo dopo la guerra sociale (90—88 a.C.) quando tutti gli abitanti della penisola italiana avevano ricevuto ormai il diritto di cittadinanza romana, il processo definitivo di romanizzazione (in senso politico) e di latinizzazione (in senso linguistico) fu compiuto anche in Etruria.

Elementi etruschi continuavano a vivere comunque nella cultura, nell’arte e soprattutto nella religione romana. Di grande rilevanza era la religiosità degli Etruschi che ha contribuito indubbiamente parecchio alla mistificazione di questo popolo. “Etruria est genetrix et mater superstitionum” diceva già il famoso filosofo ed autore romano Seneca. Da una parte gli Etruschi sono venuti in contatto sin dal VII a.C. con le divinità e con i miti dei Greci rappresentandoli spesso nella loro arte (soprattutto sui vasi) ed assimilandoli specialmente sin dal periodo tardo-arcaico con le loro divinità.

D’altra parte la loro religione fino al periodo tardo-etrusco rimaneva caratterizzata da superstizione, magia e pratiche molto particolari di profezie essendo molto meno razionale della religione dei Greci o dei Romani. I sacerdoti occupavano in Etruria una posizione molto elevata in senso sociale e culturale ed erano uno dei portatori principali della cultura etrusca. Fra le loro pratiche religiose si distinguono soprattutto l’ars auguratoria (profezia dal volo degli uccelli), l’ars fulguratoria (profezia dai fulmini) e l’aruspicina (profezia dal fegato e dalle viscere di animali sacrificati) che servivano tutte per le profezie e che furono adottate anche dalla religione romana.

La sottomissione degli Etruschi a un destino irrevocabile e prestabilito dagli dei si riflette anche nella loro dottrina 10 saecula, secondo la quale la vita della nazione etrusca doveva compiersi in dieci secoli. Particolarmente sfarzoso e marcato era il culto funerario e il culto in onore degli antenati in Etruria documentati nella singolare architettura e pittura funeraria e nei ricchi corredi tombali.

Certamente gli Etruschi nel loro modo di agire non si facevano guidare solo da influssi irrazionali. Come sappiamo dalle fonti antiche essi furono considerati come bravi ingegneri idraulici e delle miniere, come commercianti abili negli affari e coraggiosi navigatori (i cosiddetti “pirati tirrenici”) e crearono delle opere eccellenti nell’ambito dell’arte e dell’artigianato. Il loro agire e anche la loro politica furono comunque determinati da regolamenti religiosi più che da molti altri popoli.

Ordine politico e sociale etrusco

L’ordine politico e sociale etrusco fu caratterizzato fino all’epoca tarda da elementi prevalentemente conservatori. Durante il VII e VI sec. a.C. prevaleva la monarchia come forma di governo nelle varie città-stato etrusche, dal V sec. in poi l’oligarchia. Come in Grecia nel periodo di transizione fra questi due sistemi possiamo trovare in alcuni casi dei regimi tirannici. E in ogni caso l’aristocrazia rappresentava il portatore principale del sistema politico, della religione, dell’economia e del commercio.

Sin dal IV sec. a.C. aumentarono le agitazioni sociali che hanno avuto come conseguenza nel periodo tardo-etrusco l’ascesa di ceti sociali inferiori soprattutto nelle città dell’Etruria settentrionale. Le 12 città etrusche più importanti furono unite in una federazione di carattere più religioso che politico. I loro rappresentanti si riunirono una volta all’anno nel santuario federale a o vicino a Volsinii/Orvieto cioè nel cosiddetto “Fanum Voltumnae”.

Nonostante un certo fatalismo, gli Etruschi possono essere considerati come un popolo gaio con talento per la musica e per l’arte: “Italy’s lovers of life”. Questo fatto viene sottolineato anche nelle tante raffigurazioni artistiche, specialmente dei banchetti. Sulla donna etrusca e sulla sua posizione sociale...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/06 Etruscologia e antichità italiche

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